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Guerra Usa–Iran: perché VIX e SKEW non stanno lanciando un vero segnale di panico

La reazione relativamente contenuta di VIX e SKEW index nonostante l’escalation tra Stati Uniti e Iran può sembrare sorprendente, ma in realtà è coerente con il modo in cui i mercati finanziari interpretano il rischio geopolitico.

Non tutti gli eventi bellici producono automaticamente un’impennata della volatilità: perché questo accada è necessario che gli investitori percepiscano un impatto diretto e duraturo su crescita economica, utili aziendali o stabilità del sistema finanziario globale.

Il VIX misura la volatilità implicita attesa sull’S&P 500 nei prossimi 30 giorni, quindi riflette il prezzo che gli operatori sono disposti a pagare per proteggersi da oscillazioni di mercato nel breve periodo.
Lo SKEW index, invece, misura la domanda di protezione contro eventi estremi, cioè la paura di movimenti improvvisi e molto violenti.

In altre parole:

il VIX misura la paura “normale”
lo SKEW misura la paura del crash

Il fatto che entrambi non siano saliti in modo significativo suggerisce che il mercato, almeno per ora, non considera il conflitto come uno shock sistemico.

La geopolitica genera incertezza, ma per provocare un vero aumento della volatilità deve tradursi in conseguenze concrete su:

prezzi dell’energia
inflazione
politiche delle banche centrali
crescita globale
utili societari

Finché questi fattori non vengono messi seriamente a rischio, la volatilità tende a restare relativamente contenuta.

Va inoltre considerato che il rischio Medio Oriente era già presente nello scenario da tempo e che molti investitori istituzionali mantengono coperture strutturali, riducendo la necessità di acquistare protezione in modo improvviso.

Osservando i livelli attuali:

SKEW in area 140–150 indica percezione contenuta di rischio estremo
VIX tra 18 e 25 segnala incertezza, ma non stress finanziario

Tipicamente il mercato entra in vera modalità difensiva quando:

VIX supera area 30–35
SKEW si avvicina a 160

Il messaggio che arriva dai mercati è quindi piuttosto chiaro:
il conflitto viene monitorato attentamente, ma al momento è percepito come gestibile e non come un evento capace di compromettere il trend di fondo.

Questo non significa che il rischio sia assente.
Spesso le fasi di volatilità contenuta precedono movimenti più ampi, soprattutto se emergono nuovi fattori di tensione su petrolio, inflazione o politica monetaria.

Per ora però il driver principale resta la macroeconomia, più che la geopolitica.

La vera domanda per le prossime settimane sarà quindi:
il conflitto resterà un fattore di rumore oppure inizierà ad avere effetti concreti su energia, inflazione e crescita?

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Newsletter settimanale Megatrader
Analisi approfondita dell’indice Ftse Mib e del titolo Prysmian
Scopri anche quali sono gli altri 4 titoli più interessanti in questa delicata fase di mercato

In una fase di mercato caratterizzata da forte selettività e da continui cambiamenti del contesto macro e geopolitico, diventa fondamentale individuare i titoli che mostrano una struttura tecnica solida e un rapporto rischio/rendimento favorevole.

Nella Newsletter settimanale Megatrader analizziamo nel dettaglio il quadro tecnico dell’indice Ftse Mib, alle prese con il test dei massimi di febbraio, e del titolo Prysmian, protagonista di un movimento rialzista che potrebbe aprire spazio verso nuovi obiettivi nel medio periodo.

L’analisi non si limita a descrivere lo scenario, ma individua livelli operativi chiave, supporti e resistenze da monitorare, e possibili sviluppi del trend nelle prossime settimane.

Completa il report la selezione di altri 4 titoli particolarmente interessanti in questa fase di mercato, scelti sulla base di:

forza relativa
struttura grafica
presenza di pattern tecnici significativi
posizionamento rispetto a supporti e resistenze strategiche

Uno strumento pensato per chi desidera avere una lettura chiara, ragionata e operativa dei mercati, con particolare attenzione alle opportunità che emergono anche nei momenti di maggiore incertezza.

La newsletter rappresenta un appuntamento settimanale utile per mantenere una visione aggiornata del mercato e individuare i titoli che mostrano le migliori caratteristiche tecniche nel contesto attuale. https://www.dropbox.com/scl/fi/71rpjnrftqebj7mf6rwii/Newsletter-settimanale-Megatrader-13-04.pdf?rlkey=fshhn7q61xnlcg1wa1640t4aw&st=etobre91&dl=0
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Bitcoin respinto dalla resistenza chiave del rimbalzo

Il Bitcoin si è avvicinato alla parte alta del movimento di recupero partito dai minimi di fine marzo, fermandosi in prossimità del 78,6% di ritracciamento del ribasso precedente, area tipicamente associata a prese di profitto durante un rimbalzo tecnico.

Poiché i livelli di Fibonacci sono tracciati sul precedente movimento ribassista, essi rappresentano resistenze lungo la fase di recupero.

La reazione negativa registrata nelle ultime ore conferma la rilevanza di quest’area tecnica, da cui sono emerse vendite che hanno riportato le quotazioni verso la zona del 50% di ritracciamento, primo livello di equilibrio del movimento rialzista partito dai minimi recenti.

Dal punto di vista tecnico, il mancato superamento della parte alta del canale ascendente di breve periodo segnala una temporanea perdita di momentum.

Finché i prezzi resteranno sotto l’area compresa tra 73.000 e 74.000 dollari, il movimento in atto potrà essere interpretato come un rimbalzo all’interno di una struttura ancora laterale. Solo una rottura decisa di questa resistenza riaprirebbe spazio verso il test dei massimi precedenti.
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Lo Stretto di Hormuz torna a minacciare i mercati: Bitcoin e dollaro in tensione, borse a rischio volatilità. Il test delle resistenze sui ritracciamenti di Fibonacci frena il rimbalzo di Bitcoin ed EUR/USD, segnale che il mercato sta già iniziando a prezzare il rischio energetico https://www.ftaonline.com/stretto-hormuz-bitcoin-dollaro.html
Sul mercato valutario il cambio EUR/USD sta reagendo dopo il test dei minimi in area 1,14, ma il recupero si confronta ora con una serie di resistenze derivate dai ritracciamenti del ribasso partito dai massimi di fine gennaio.
Il test dell’area corrispondente al 50% di ritracciamento del ribasso dal top di fine gennaio sta rallentando il recupero del cambio, evidenziando come il dollaro continui a beneficiare della domanda di valuta rifugio nelle fasi di incertezza geopolitica.
Il quadro resta quindi di equilibrio fragile: il recupero dell’euro appare più come una reazione tecnica che l’inizio di un trend strutturato, almeno finché le quotazioni resteranno sotto le principali resistenze dinamiche e statiche di breve periodo.
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Sul canale Telegram Econotrade Insights vengono pubblicati ogni giorno aggiornamenti operativi sui principali titoli del FTSE MIB, con indicazioni di ingresso, direzione del trade e monitoraggio della performance. Non fai lo short? Ricordati che il momento migliore per comprare un titolo non è quando è sui massimi ma quando passa da SHORT a LONG, quindi devi seguire sempre il mercato per non perdere le migliori opportunità! Richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com
Il future Eurostoxx 50 avvia la settimana in territorio negativo, cedendo l’1,11% a 5811 punti, con un range intraday già compreso tra 5789 e 5818.

Il contesto resta dominato dall’aumento delle tensioni geopolitiche, dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump relativo a un possibile blocco navale nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi strategici per il trasporto globale di petrolio.

Venerdì il future Eurostoxx 50 aveva disegnato una candela shooting star con massimo in area 5900, livello che coincide con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di fine febbraio.

Si tratta di una configurazione tecnica tipicamente associata a perdita di momentum dopo un tentativo di recupero.

Il minimo della shooting star a 5836 è stato violato nella seduta odierna, confermando l’attivazione del segnale ribassista e segnalando il ritorno di pressione in vendita dopo il rimbalzo delle ultime sedute.

Leggi qui l'analisi completa https://www.ftaonline.com/eurostoxx50-analisi-tecnica-correzione.html
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Salve, inviato aggiornamento mensile Portafoglio del Cassettista
Il settore tecnologico statunitense si trova oggi in una situazione particolarmente interessante: le valutazioni si sono ridimensionate negli ultimi mesi, mentre le aspettative di crescita degli utili restano molto elevate.

Sul canale Telegram Econotrade Insights troverai gli aggiornamenti sull'andamento dei mercati, segnali operativi e commenti esclusivi per gestire i prossimi movimenti, richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com

L’analisi congiunta del Technology Select Sector SPDR Fund (XLK) e dell’indice S\&P 500 Information Technology Index evidenzia una fase di consolidamento che si inserisce all’interno di una struttura di fondo ancora costruttiva.

L’ETF XLK, che rappresenta uno dei principali benchmark del settore tecnologico USA e concentra oltre il 60% del portafoglio nei primi dieci titoli (tra cui Nvidia, Apple e Microsoft), ha sviluppato una correzione ordinata dopo aver aggiornato i massimi nel corso del 2025.

La discesa ha trovato un primo punto di stabilizzazione in prossimità del 38,2% di ritracciamento del rialzo precedente, livello che storicamente rappresenta una soglia di controllo tipica nei trend primari rialzisti.

Il movimento correttivo ha consentito un riassorbimento parziale degli eccessi di valutazione accumulati durante la fase di forte espansione legata al tema dell’intelligenza artificiale, senza tuttavia compromettere la struttura tecnica di lungo periodo, che resta caratterizzata da una sequenza di massimi e minimi crescenti su orizzonte pluriennale.

Anche l’indice S\&P 500 Information Technology mostra una configurazione analoga: dopo il massimo registrato a ottobre 2025, i prezzi si sono inseriti in un canale correttivo moderatamente inclinato verso il basso, movimento che presenta diverse caratteristiche tipiche di una fase di pausa all’interno di un trend rialzista primario.

Il ritracciamento si è sviluppato senza violazioni strutturali dei principali livelli tecnici di lungo periodo, con il comparto che continua a muoversi sopra le principali medie mobili di riferimento su base plurimensile.

Questo elemento suggerisce che la fase di debolezza osservata negli ultimi mesi potrebbe rappresentare più un processo di normalizzazione delle valutazioni che l’inizio di un vero ciclo ribassista.

Dal punto di vista dell’analisi intermarket, la tenuta relativa del comparto tecnologico rispetto ad altri settori più ciclici evidenzia come gli investitori continuino a riconoscere alle grandi aziende del settore una elevata capacità di generare crescita degli utili anche in un contesto macroeconomico meno favorevole.

In questo contesto, eventuali segnali di rafforzamento del momentum — in particolare il ritorno sopra le principali resistenze dinamiche che delimitano la fase correttiva — potrebbero favorire una nuova fase di estensione del trend rialzista di lungo periodo, coerente con il miglioramento delle aspettative sugli utili evidenziato dalle stime più recenti.
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Debito globale sotto pressione: tassi più alti e guerra energetica riaccendono i timori sui conti pubblici. L’Italia mostra una stabilità relativa dello spread rispetto al passato, ma il rialzo del costo del denaro rischia di ridurre i margini di manovra fiscale e di frenare la crescita nel medio periodo https://www.ftaonline.com/debito-guerra-energetica-conti-pubblici.html
BTP decennale: rendimenti in equilibrio precario tra inflazione energetica e rischio nuovo rialzo

L’andamento del rendimento del BTP a 10 anni continua a fornire indicazioni importanti sul quadro macro-finanziario italiano. Il recente movimento ha infatti confermato la rilevanza del supporto in area 3,25%, livello corrispondente al 38,2% di ritracciamento del rialzo avviato dal minimo del 2021. La mancata discesa sotto questa soglia mantiene ancora intatto il trend rialzista di lungo periodo dei rendimenti, coerente con uno scenario di inflazione persistente e costo del denaro strutturalmente più elevato rispetto al decennio precedente.

Dal minimo di dicembre 2024 i rendimenti stanno sviluppando un movimento laterale compreso approssimativamente tra 3,25% e 4,10%, una fase di consolidamento che riflette l’incertezza degli investitori sull’evoluzione dell’inflazione e della politica monetaria.

Il livello chiave da monitorare si colloca ora in area 4,10%-4,15%, corrispondente al lato superiore del canale laterale in atto da fine 2024. Una rottura decisa di questa resistenza potrebbe favorire un’accelerazione verso area 5%, trasformando la fase laterale in una struttura di accumulazione e confermando il permanere di pressioni rialziste sui tassi di lungo periodo.

Al contrario, fintanto che i rendimenti resteranno al di sotto di 4,10%, sarà ancora possibile ipotizzare che l’impulso rialzista legato allo shock energetico provocato dalla guerra in Iran possa gradualmente attenuarsi, con possibili ritorni verso area 3,30%-3,40%, livello coerente con una stabilizzazione delle aspettative di inflazione.

Solo una discesa stabile sotto 3,30% aprirebbe tuttavia la strada a una nuova fase strutturale di calo dei rendimenti, scenario che al momento appare meno probabile considerando il rischio che l’aumento dei prezzi dell’energia continui a esercitare pressioni sull’inflazione europea.

Il comportamento dei rendimenti italiani nelle prossime settimane sarà quindi particolarmente importante non solo per il mercato obbligazionario, ma anche per l’equilibrio complessivo dei mercati finanziari europei, data la forte sensibilità dell’economia italiana al costo del debito pubblico.

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