Fridays For Future • Italia
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Cosa fu il G8 di Genova?

🚨 Un'escalation di violenza, falsificazione e violazioni da parte delle forze dell'ordine verso il cosiddetto movimento dei movimenti, che portò critiche radicali alla globalizzazione, al sistema di produzione e consumo, al debito, proponendo alternative ecologiste e femministe.

Cangiante come la società civile che gli corrispondeva, fu conosciuto soprattutto come movimento No global, avendo compreso come il processo di liberalizzazione e circolazione delle merci sarebbe stato lesivo della giustizia climatica, sociale e lavorativa.

Dopo una pandemia con le stesse origini ripercorriamo gli eventi che andarono dalle proteste in Chiapas del 1994 ai moti di Seattle del 1997, dai social forum di Genova 2001 alle manifestazioni contro la guerra del 2003 fino al forum di Bombay del 2004.

Ci accomunano il metodo, le pratiche dal basso, l’idea di spazi da auto-organizzare legati al territorio, che così diviene il luogo principale della politica e del confronto, il metodo del consenso nelle assemblee, l’inclusività realizzata in un’orizzontalità; sono un sistema non solo interno ma che si propone di ridefinire i rapporti sociali.

Comune è il compito di innescare una dinamica sociale senza farsi soggetto politico e credere che questa differenza sia fondamentale per la democrazia.

🕊 Allora l'immaginario che riavvicinò tant_ fu quello della pace universale realizzato nella non violenza e nel pieno raggiungimento del benessere di tutt_, soprattutto al sud del mondo.

Il nostro sforzo per portare le voci dei MAPA (most affected people and areas) deriva dal riconoscimento delle responsabilità storiche dell'occidente, così come dell'obbligo di mettersi in ascolto verso quei paesi per cui non abbiamo mai favorito una reale autonomia.

Chiediamo soluzioni condivise, il ritorno delle alternative.

Voi g8, noi la cura!

📍 Il 21 luglio aggiungiamo un tassello agli eventi previsti per il ventennale, alle 21:00 saremo ai Giardini Luzzati di Genova, nella data in cui le forze dell'ordine irruppero nella scuola Diaz e all'indomani dell'uccisione di Carlo Giuliani, colpito da un proiettile della polizia, per cui ancora chiediamo giustizia. Raggiungeteci!


Per saperne di più leggi questo articolo: http://bit.ly/3dVShj9
«Costruiamo l'Ecosocial Forum Internazionale»: A NAPOLI ATTIVIST_ IN PIAZZA PER CHIEDERE AL G20 DI AGIRE.

Tra pochi giorni a Napoli si terrà il G20 clima e ambiente, appuntamento che riunirà i ministri dei 20 paesi più ricchi al mondo (comprese dittature di fatto come Turchia e Arabia Saudita) per discutere sulle sorti del nostro Pianeta.

📣Ma il G20 non può essere la soluzione della crisi climatica: non se non c’è coscienza della necessità di attivarsi a partire dai piani alti; non se prima non si ascolta la scienza.

E tutto questo sembra assente: infatti, la scelta di Napoli e della Campania come sede del summit sembra una provocazione, data la devastazione ambientale e il diritto alla salute di cui il territorio è simbolo.

Noi non ci stiamo!
“Bees against G20” è una piattaforma che riunisce reti, comitati e movimenti non-violenti per la difesa della salute e dell’ambiente.
Crediamo nell’importanza di agire insieme e che, come le api, vogliamo che le nostre azioni siano incisive per la sopravvivenza del Pianeta.


📆Ci diamo appuntamento per il:
21 luglio, con gli incontri dell’Eco-Social Forum, che vedrà attivist_, docenti ed espert_ da tutto il mondo, ma anche le esperienze che in Italia hanno animato la resistenza ambientale (dai NoTav ai comitati di Taranto).
22 luglio con «EcoParade», manifestazione che coinvolgerà attivist_ e giovani da tutta Italia.

🌎Questa piattaforma nasce dalla convinzione che il G20 sia un’occasione irripetibile per ribadire quanto questo modello di sviluppo metta in pericolo la nostra sopravvivenza sulla Terra.

Oggi più che mai serve intervenire in maniera massiccia contro la crisi climatica.

⚡️Siamo stanch_ delle false promesse!
CRIPTOMONETE E NFT QUANTO INQUINANO DAVVERO?

In questo periodo sentiamo tanto parlare di #bitcoin, #criptovalute e #NFT, ma che impatto hanno sull'ambiente e sul clima? Ci sono tecnologie più sostenibili di altre? E soprattutto c'è un modo per sfruttarle nella lotta climatica?

Che impatto ha il nostro attuale sistema bancario? A tutte queste domande OpenForFuture ha provato a dare una risposta!

👉 Per saperne di più leggi l'articolo
📢 Segui e diffondi @OpenForFuture
«Dobbiamo cambiare il modo in cui trattiamo la natura, il modo in cui la sfruttiamo, dobbiamo cambiare l’intero sistema. Noi stessi siamo motori del cambiamento, perché noi siamo parte della natura.»

La connessione tra noi, la nostra salute, la natura di cui facciamo parte è un legame che non riusciamo a vedere ma che abbiamo bisogno di ripristinare.

Tre nuove malattie su quattro provengono da altri animali, sono causate dal nostro modo di allevare e crescere ciò che mangiamo, che favorisce l’effetto spillover, il salto di specie, dei patogeni. L’83% dei terreni dedicati all’agricoltura sono infatti sfruttati solo per nutrire gli animali che mangiamo, che contribuiscono in minima parte al nostro fabbisogno nutritivo.

Continuiamo ad aumentare la quantità di terreni da dedicare al foraggio degli animali e di questo passo non solo non ci sarà più terra a disposizione, ma nemmeno cibo per noi. Questo non ha alcun senso.

👉Guarda il video completo su Youtube
👉O su Peertube
Tra due mesi faremo la Storia.

Il momento di scendere in piazza per pretendere azione climatica dai governi è ORA. Alla COP26 si riuniranno i leader mondiali e dalle decisioni che prenderanno dipenderà il prossimo secolo. In autunno ci giochiamo il futuro.

Ma noi possiamo avere voce in merito. Possiamo cambiare le sorti della COP e far sentire le nostre richieste di giustizia climatica per tutte e tutti. Scendiamo in piazza il #24Settembre!

#GlobalClimateStrike
#UprootTheSystem
#ConnectTheDots
#SystemChangeNotClimateChange
#CrisiClimatica
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Scendi in piazza il 24 settembre per chiedere giustizia climatica.

#ConnectTheDots #MindTheGap
🔥SARDEGNA IN CRISI CLIMATICA🔥

Canada, Filippine, Germania, Madagascar, Uganda, Cina,... oggi la Sardegna. Da 60 ore l’isola brucia, e le fiamme hanno lasciato dietro di loro 20.000 ettari persi e quasi 2000 sfollati. Un incendio senza precedenti.

La crisi climatica è qui: prende qualcosa che già esiste - come un incendio - e lo moltiplica in forza e frequenza. Per dieci, per cento. E se a questo si aggiungono poca prevenzione, piromani e incuria le cose non possono che peggiorare.

Ma le soluzioni sappiamo che ci sono.

Intanto adattamento: assumere personale, comprare canadair, fare sorveglianza, avere cura delle aree naturali, creare barriere verdi. Metterci attenzione e soldi.

Ma questo da solo non basta, perché l’aumento incontrollato delle temperature rischia di rendere inutile qualunque strategia di contenimento delle fiamme.

Oggi siamo a +1.2°C di riscaldamento globale. Con un aumento di +3°C le aree distrutte dagli incendi nella zona del Mediterraneo raddoppieranno secondo uno studio di Carbon Brief. Con ciò che ne deriva in termini di morti, sfollati, danni economici incalcolabili.

Abbiamo bisogno di investire massicciamente sulle rinnovabili, fermare immediatamente i combustibili fossili, rivoluzionare i trasporti e il modo in cui ci nutriamo, ridurre i consumi.

Il Ministro per la Transizione Ecologica ha promesso in una recente intervista di rendere la Sardegna 100% rinnovabile, un'oasi verde nel cuore del Mediterraneo. Ma promettere non basta. Non quando si prosegue con la folle metanizzazione dell’isola. Non quando i leader del G20 non riescono a trovare un accordo né per uscire dal carbone entro il 2025 né per contenere l'aumento delle temperature medie globali entro +1,5°C entro il 2030. È il momento di agire, ma sul serio.
Se superiamo +1,5ºC di aumento della temperatura media, le regioni tropicali saranno quasi invivibili.

La temperatura del pianeta è già aumentata di +1,2°C a causa dell’attività umana e, nonostante i governi si siano impegnati, con gli #AccordidiParigi, a tenere l’aumento della temperatura entro +1,5°C, i climatologi temono che questa soglia limite possa venir infranta già entro i prossimi dieci anni.

Ciò avrebbe conseguenze drammatiche per buona parte della popolazione umana. Circa il 40% della popolazione mondiale, infatti, vive attualmente in zone tropicali, ed è previsto che questa percentuale cresca interessando la metà della popolazione mondiale entro il 2050.

Cosa comporterà?
Milioni di persone che si sposteranno in cerca di zone più vivibili.

🗣Unisciti a noi il 24 settembre e fai sentire la tua voce per un mondo vivibile, giusto e sicuro🗣

👉Per approfondire👈
Oggi finiamo tutte le risorse che la Terra poteva rigenerare nel 2021.

Ma non tutt_ hanno le stesse responsabilità, che non si misurano dal numero di persone che abitano un certo paese, ma dal tipo di società o sistema produttivo che ospita.

Ad esempio: l'Australia, tra i paesi con la densità demografica più bassa, è anche tra i primi ad esaurire le sue risorse (Marzo); accade invece l'esatto contrario con l'India, che L'Overshoot Day non lo raggiunge nemmeno.

Per quanto ancora il 20% più ricco dell'umanità potrà spartirsi l'80% delle risorse consumate, sottraendole non solo a gran parte della popolazione, ma anche alle generazioni future?

🌏 Il 24 settembre scendi in piazza per la giustizia climatica in tutta Italia e in tutto il mondo!
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🌡 Le temperature stanno aumentando in ogni parte del mondo, le vittime della crisi climatica sono innumerevoli, da anni siamo in una condizione di emergenza planetaria, eppure le azioni per affrontarla non sono ancora in vista.

Gli eventi catastrofici stanno aumentando e sempre più persone perdono la propria casa o devono lasciare i propri territori perché diventati inospitali, o - nei casi peggiori - perdono la vita.

Non possiamo continuare a tenere gli occhi chiusi, è il caso di aprirli!
La violenta grandinata con chicchi giganti avvenuta ieri in Friuli, nel pordenonese, ha causato danni enormi nei centri abitati e soprattutto nelle campagne, dove interi campi di angurie sono stati devastati.

La crisi climatica è qui.
L'inazione dei responsabili politici non fa che aumentare questi disastri, perciò continuiamo a fare pressione con ogni mezzo che abbiamo.

Il 24 settembre ci faremo sentire nelle piazze di tutta Italia e nel mondo.

#NonChiamateloMaltempo
Perché cambiare la costituzione quando questa già prevede la tutela dell’ambiente? Vale la pena incidere a tal fine sui principi fondamentali? Quando la tentazione del superfluo invade il parlamento.

Della “epocale” e “ambientalista” modifica della costituzione, approvata in prima lettura il 9 giugno scorso al Senato, ne ha parlato il nostro Giorgio De Girolamo sul Corriere della Sera.

👉🏼 Leggi l'articolo completo
Il 2021 è stato un annus horribilis per la Sicilia, dilaniata da migliaia di incendi. Soltanto nella giornata del 31 luglio, nella regione sono scoppiati 162 incendi, 124 boschivi e 38 nelle aree urbane. Tranne uno, tutti sono di origine dolosa.

In pochi giorni 800 ettari sono andati in fumo e più di 200.000 piante sono andate perdute. Anche la vita della fauna locale è fortemente compromessa e specie autoctone, come il suino nero dei Nebrodi, sono in grave pericolo.

L’eccezionale situazione meteoclimatica che interessa l'Isola, con il susseguirsi di allerte rosse per rischio incendi e ondate di calore, aumenta esponenzialmente il rischio di una veloce e violenta propagazione dei roghi.