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Non solo tachipirina e vigilante attesa. In caso di infezione da Covid il medico deve decidere in scienza e coscienza quale sia la cura migliore. Senza perdere tempo, perché il tempo è prezioso. A ristabilire il principio che ogni medico esercita la propria professione in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento è stato il Tar Lazio il 4 marzo scorso, con una decisione per certi versi storica, che ha sospeso le Linee guida per le cure domiciliari decise a dicembre scorso dall'Aifa, l'Agenzia italiana per il farmaco, e dal ministero della Salute. «Una decisione di buon senso», commenta, raggiunto da ItaliaOggi, Luigi Cavanna, primario di oncoematologia dell'ospedale di Piacenza e pioniere delle cure domiciliari contro il Covid durante la prima ondata.
Nei giorni in cui l'Italia arriva a contare, a un anno dall'inizio dell'epidemia, 100mila morti, e i reparti di terapia intensiva sono di nuovo saturi, Cavanna ricorda l'intuizione che ebbe quando decise che i pazienti Covid andavano curati a casa, senza farli arrivare in ospedale. «I malati di Covid ai primi sintomi non presentavano una malattia acuta, che richiedeva il ricovero in ospedale», spiega Cavanna, «diventava acuta, con crisi respiratoria, quando non era curata per tempo.

Avevamo all'ospedale malati attaccati al respiratore pure nei ripostigli, in quelle prime settimane. Allora ho deciso di andare casa per casa e di iniziare a somministrare i farmaci sin dai primi sintomi, anche prima che arrivasse l'esito del tampone. Per le ecografie polmonari bastava uno strumento da trasporto, così come per misurare l'ossigenazione. Ed era possibile monitorare un paziente tutti i giorni a distanza». Cavanna ha usato anche la contestata idrossoclorochina, un farmaco usato per le malattie reumatiche, che poi alla fine della prima ondata il ministero della Salute avrebbe escluso per la cura Covid.
Dei pazienti curati di Cavanna nessuno è morto, pochissimi hanno avuto necessità di ricovero in ospedale. E la regione Emilia Romagna ha istituzionalizzato quella pratica delle visite domiciliari con la nascita delle Usca, le unità speciali di continuità assistenziale, poi diffuse anche in altre regioni come la Toscana, ma non ancora divenute lo strumento principale di cura sul territorio, «eppure curare a casa e presto è fondamentale, ormai l'esperienza ce lo insegna. Va cambiata la strategia: non deve essere il paziente Covid ad andare in ospedale, ma il medico che deve andare da lui», spiega Cavanna.

A dare un'indicazione univoca sul come curare a casa i pazienti è arrivata a dicembre scorso la nota Aifa che prescrive nella fase iniziale della malattia la «vigile attesa» con la somministrazione di paracetamolo o fans a secondo del bisogno. L'uso di corticosteroidi è prevista in caso di peggioramento dei parametri di ossigenazione, l'uso di eparine solo per i soggetti allettati. Linee guida contestate da 4 medici, che le hanno portate in tribunale.

La decisione del Tar Lazio è stata espressa su ricorso d'urgenza in via cautelare, la sentenza di merito è stata rinviata a fine luglio. Ecco il dispositivo: «Il tribunale amministrativo regionale ha pronunciato la presente ordinanza per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia della nota dell'Aifa del 9 dicembre scorso. Nella parte in cui nei primi giorni di malattia da Sars-Covid prevede unicamente una 'vigilante attesa' e somministrazione di fans e paracetamolo, nella parte in cui pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci generalmente utilizzati dai medici di medicina generale». Il ricorso appare fondato, argomentano i giudici, «in relazione alla circostanza che i ricorrenti fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza e che non può essere compromesso (tale diritto/dovere, ndr) nell'ottica di un'attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene, sotto profili diversi, per i medici stessi».
Secondo decesso dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca nella Sicilia orientale. Oltre al Maresciallo della Marina Stefano Paterno’ in servizio in provincia di Siracusa, è morto Davide Villa dell’Anticrimine di Catania.
La sua è una storia terribile: il poliziotto, fratello del noto fotografo di fama internazionale Fabrizio Villa, è deceduto il 7 marzo, 12 giorni dopo la somministrazione del vaccino, ma aveva iniziato a stare molto male dal giorno successivo all’inoculazione della dose, peggiorando drammaticamente di giorno in giorno fino al decesso. Proprio il fratello Fabrizio l’ha accompagnato al pronto soccorso quando la situazione stava degenerando, i medici hanno diagnosticato una trombosi venosa profonda, poi sfociata in emorragia celebrale.

https://www.google.it/amp/www.strettoweb.com/2021/03/sicilia-morti-agenti-forze-dellordine-catania-vaccino-astrazeneca/1143127/amp/
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Dr Vernon Coleman
AGGIORNATO - Quante persone stanno uccidendo i vaccini?
5 MARZO 2021
https://vernoncoleman.org/articles/how-many-people-are-vaccines-killing
L’Autorità nazionale danese per la salute ha sospeso in via precauzionale la somministrazione del vaccino AstraZeneca dopo la segnalazione di alcuni gravi casi di coaguli di sangue. È la stessa Autorità ad annunciarlo in un comunicato.

Domenica scorsa l’ufficio federale austriaco per la sicurezza sanitaria ha reso noto di avere sospeso la somministrazione di un lotto di vaccini AstraZeneca (il numero ABV5300) in seguito al decesso di un’infermiera e al ricovero di un’altra per un’embolia polmonare dopo la somministrazione di due dosi del vaccino.

In seguito alla sospensione del vaccino in Austria anche l’Estonia, la Lituania, il Lussemburgo e la Lettonia hanno sospeso in via precauzionale l’uso dei vaccini provenienti dallo stesso lotto.

https://www.google.it/amp/s/m.huffingtonpost.it/amp/entry/problemi-coagulazione-nei-vaccinati-danimarca-sospende-astrazeneca_it_6049eb63c5b60e0725f529db/
La Danimarca ha sospeso l'uso del vaccino AstraZeneca, citando il rischio di coaguli di sangue.

@covid19
Il tweet del ministro della sanità danese
@covid19
Purtroppo un altro decesso per complicanze trombotiche dopo vaccino Pfizer. Il figlio spiega l'accaduto:
https://t.co/zmjzTlg74C
Anche Norvegia e Islanda sospendono il vaccino AstraZeneca
@covid19
RICHIESTA SOSPENSIONE VACCINO ASTRAZENECA

Come Comitato Libertà di Scelta abbiamo inviato poco fa una mail indirizzata al Premier Draghi, ad AIFA, al ministro Speranza, ad ISS, chiedendo date le odierne notizie, di sospendere del tutto la somministrazione del vaccino Astrazeneca in Italia, così come già fatto da molti altri Paesi europei, sino a che non verrà fatta chiarezza, stante le due morti consecutive in correlazione temporale avvenute in Sicilia.

Dato che lotti diversi hanno portato alla sospensione in altre Nazioni, ci sembra il minimo per rispettare il principio di precauzione, almeno di fronte ad eventi di questo genere.

https://t.me/comitatoLdS