D.lgs. 47/2026 di attuazione della delega prevista dalla legge capitali. Di particolare interesse le norme modificate sugli amministratori di società (per azioni), anche non quotate, e di opa.
Rete giudiziaria in tilt in tutt'Italia. Colpito anche il ministero
Nella mattinata di martedì 6 maggio la rete giudiziaria italiana ha subito un’interruzione generalizzata che ha colpito indiscriminatamente tutti gli uffici giudiziari del territorio nazionale e gli stessi uffici del ministero centrale, con gravissime ripercussioni sull’attività istituzionale. Secondo le comunicazioni ufficiali, visionate dal Foglio, il disservizio – risolto soltanto verso l’ora di pranzo – sarebbe riconducibile a “problematiche relative al fornitore di rete”. Non è chiaro se l’interruzione sia stata causa da attacchi hacker.
Subito dopo l’interruzione della rete giudiziaria, il sindacato Dirigenti Giustizia CIDA Funzioni Centrali ha inviato una comunicazione al capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Antonio Mura, e al capo dipartimento per l’Innovazione tecnologica, Antonella Ciriello, per esprimere le proprie preoccupazioni e richiedere risposte concrete e urgenti su più fronti.
“Un’interruzione di tale portata – che ha paralizzato simultaneamente tutti i nodi della rete, compresi gli uffici centrali del ministero – non può essere liquidata come un ordinario ‘calo di corrente’. La natura sistemica e l’estensione geografica dell’evento configurano un incidente critico di infrastruttura che impone un’analisi approfondita”, si legge nella comunicazione inviata dal sindacato presieduto da Dario Quintavalle.
“Riteniamo necessario chiarire con urgenza: se l’evento sia ascrivibile a un attacco informatico (ransomware, DDoS o altra forma di intrusione), ovvero a un guasto tecnico del fornitore; se siano state effettuate le notifiche prescritte all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), ai sensi del Decreto di recepimento della Direttiva NIS 2 (D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138) e dei relativi obblighi di segnalazione degli incidenti significativi da parte di soggetti essenziali; quali misure di contenimento e di ripristino siano state immediatamente attivate e con quali tempi di risposta; quali siano le misure di Disaster Recovery e Business Continuity che il Ministero ha elaborato per la prevenzione di disservizi di entità simile a quella in oggetto o superiore”.
“L’evento – prosegue la lettera del sindacato nazionale Dirigenti Giustizia – ha dimostrato plasticamente ciò che questa organizzazione sindacale ha più volte segnalato: l’architettura attuale della Rete Giustizia non prevede adeguati compartimenti stagni. Il cedimento di un singolo punto – che sia il fornitore di rete, un nodo cloud o un servizio esterno – provoca il collasso dell’intera infrastruttura. Rileviamo altresì che la scelta di affidare la totalità dell’infrastruttura Cloud a un’unica soluzione proprietaria (Microsoft) espone il sistema della Giustizia a un rischio di dipendenza tecnologica inaccettabile, in controtendenza rispetto alle scelte di sovranità digitale adottate da altri governi europei, che stanno progressivamente migrando verso soluzioni cloud continentali e interoperabili. Ribadiamo inoltre la nostra posizione critica riguardo all’utilizzo dei dispositivi personali dei dipendenti per l’accesso alla rete – pratica che oltre a rappresentare un’ingiustificata usurpazione della proprietà privata, introduce variabili di sicurezza non controllabili dall’Amministrazione”.
Ermes Antonucci, 6 maggio, Il Foglio it
Nella mattinata di martedì 6 maggio la rete giudiziaria italiana ha subito un’interruzione generalizzata che ha colpito indiscriminatamente tutti gli uffici giudiziari del territorio nazionale e gli stessi uffici del ministero centrale, con gravissime ripercussioni sull’attività istituzionale. Secondo le comunicazioni ufficiali, visionate dal Foglio, il disservizio – risolto soltanto verso l’ora di pranzo – sarebbe riconducibile a “problematiche relative al fornitore di rete”. Non è chiaro se l’interruzione sia stata causa da attacchi hacker.
Subito dopo l’interruzione della rete giudiziaria, il sindacato Dirigenti Giustizia CIDA Funzioni Centrali ha inviato una comunicazione al capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Antonio Mura, e al capo dipartimento per l’Innovazione tecnologica, Antonella Ciriello, per esprimere le proprie preoccupazioni e richiedere risposte concrete e urgenti su più fronti.
“Un’interruzione di tale portata – che ha paralizzato simultaneamente tutti i nodi della rete, compresi gli uffici centrali del ministero – non può essere liquidata come un ordinario ‘calo di corrente’. La natura sistemica e l’estensione geografica dell’evento configurano un incidente critico di infrastruttura che impone un’analisi approfondita”, si legge nella comunicazione inviata dal sindacato presieduto da Dario Quintavalle.
“Riteniamo necessario chiarire con urgenza: se l’evento sia ascrivibile a un attacco informatico (ransomware, DDoS o altra forma di intrusione), ovvero a un guasto tecnico del fornitore; se siano state effettuate le notifiche prescritte all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), ai sensi del Decreto di recepimento della Direttiva NIS 2 (D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138) e dei relativi obblighi di segnalazione degli incidenti significativi da parte di soggetti essenziali; quali misure di contenimento e di ripristino siano state immediatamente attivate e con quali tempi di risposta; quali siano le misure di Disaster Recovery e Business Continuity che il Ministero ha elaborato per la prevenzione di disservizi di entità simile a quella in oggetto o superiore”.
“L’evento – prosegue la lettera del sindacato nazionale Dirigenti Giustizia – ha dimostrato plasticamente ciò che questa organizzazione sindacale ha più volte segnalato: l’architettura attuale della Rete Giustizia non prevede adeguati compartimenti stagni. Il cedimento di un singolo punto – che sia il fornitore di rete, un nodo cloud o un servizio esterno – provoca il collasso dell’intera infrastruttura. Rileviamo altresì che la scelta di affidare la totalità dell’infrastruttura Cloud a un’unica soluzione proprietaria (Microsoft) espone il sistema della Giustizia a un rischio di dipendenza tecnologica inaccettabile, in controtendenza rispetto alle scelte di sovranità digitale adottate da altri governi europei, che stanno progressivamente migrando verso soluzioni cloud continentali e interoperabili. Ribadiamo inoltre la nostra posizione critica riguardo all’utilizzo dei dispositivi personali dei dipendenti per l’accesso alla rete – pratica che oltre a rappresentare un’ingiustificata usurpazione della proprietà privata, introduce variabili di sicurezza non controllabili dall’Amministrazione”.
Ermes Antonucci, 6 maggio, Il Foglio it
RISOLUZIONE PROBLEMA FIRME ELLITTICHE (VISURA/INFOCERT) CON SLpct.
Per prima cosa è indispensabile procedere con l'aggiornamento di SLpct alla versione 1.37.1 https://www.slpct.it/slpct-redattore-atti/download
Successivamente sarà necessario installare i driver aggiornati:
Windows https://www.visura.it/downl/bit4id_xpki_Win_1.4.11.863.zip
Mac https://www.visura.it/downl/bit4id_Mac_1.4.11.863.zip
https://faq.visura.it/driver-per-installazione/
Per prima cosa è indispensabile procedere con l'aggiornamento di SLpct alla versione 1.37.1 https://www.slpct.it/slpct-redattore-atti/download
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Redattore atti open source
Album fotografico PDF
Strumento per la creazione di un album fotografico in formato PDF, pronto per il deposito telematico nel PCT. Partendo dalle fotografie selezionate dall'utente, genera un unico documento impaginato con tre livelli di dettaglio: minimo (solo il numero progressivo della foto), didascalia (numero e testo libero personalizzabile per ogni foto), forense (nome del file, dimensioni in pixel, peso, impronta SHA-256 calcolata sul file originale prima della compressione, metadati EXIF inclusi data di scatto, dispositivo e coordinate GPS).
Nel PCT ogni deposito non può superare i 60 MB; tenendo conto del "peso aggiunto" in fase di creazione della busta telematica, il documento prodotto non dovrebbe mai eccedere la soglia prudenziale di 50 MB. L'applicazione fornisce una stima preventiva e segnala in arancione o in rosso l'avvicinarsi o il superamento di tale soglia.
L'elaborazione avviene esclusivamente nel browser, in locale: le fotografie non vengono mai trasmesse né memorizzate sul server. Formati supportati: JPEG (con estrazione EXIF completa), PNG, WebP. Il formato HEIC/HEIF (iPhone) è gestibile nativamente su Safari/iOS; su Chrome e Firefox occorre prima convertire le immagini in JPEG.
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