Duegradi
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QUANDO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO ENTRA NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Il cambiamento climatico si combatte sempre di più nelle aule di giustizia. La crescente consapevolezza dei rischi connessi alla crisi climatica sta infatti alimentando lo sviluppo di contenziosi climatici. Nel gennaio 2020, se ne contavano 1.441 a livello globale, di cui 1.143 solo negli Stati Uniti.



Ma cos’è un contenzioso climatico? Si tratta di azioni legali che riguardano il cambiamento climatico e il suo impatto sui diritti dei cittadini. Il loro scopo può essere accertare la violazione di norme climatiche, ottenere un risarcimento per aver sostenuto costi di mitigazione, contestare leggi o politiche climatiche ritenute inadeguate, prevenire emissioni future, o ancora esercitare pressione su governi e imprese private perchè adottino politiche di mitigazione più ambiziose.

📢 In Italia, la campagna Giudizio Universale è stata la prima a portare in giudizio lo Stato per inadempienza rispetto alle politiche di mitigazione del cambiamento climatico e per la conseguente violazione del diritto alla salute, nonchè dei diritti di partecipazione, informazione e di accesso alla giustizia ambientale dei cittadini.

👇 In Francia, qualche settimana fa, il Tribunale Amministrativo di Parigi ha ha emesso la sentenza sulla campagna "L'affaire du Siecle", supportata da oltre 2 milioni di cittadini francesi, condannando lo Stato francese per le su inadempienze nel non aver mantenuto gli impegni presi sul cambiamento climatico.

🌤Il futuro del clima si deciderà dunque nelle aule dei tribunali? Non esattamente. Nonostante la loro crescente popolarità, le cause legali climatiche sono strumenti complessi, costosi e dall’esito incerto, e non possono certo sostituire l’adozione di politiche di mitigazione adeguate. D’altra parte, i contenziosi possono influenzare l’azione di governi e società private, costituire importanti precedenti legali, e soprattutt contribuire a creare consapevolezza, diventando così, indirettamente, uno strumento potente per contribuire a salvare il clima.
QUAL È L'IMPRONTA SUL CLIMA DI UN'INTERA VITA UMANA?

🧍‍♀️ Su Duegradi abbiamo parlato dell'impronta climatica di tanti prodotti e attività...ma, nel complesso, quanto emette in media una vita umana?


🧮 Calcolare l’impronta di carbonio della nostra intera esistenza non è affatto semplice, perchè la quantità di variabili da includere è enorme. Possiamo però fare una stima di quanto vivere qui ed ora (in Italia nel XXI secolo) comporti in termini di emissioni di gas serra.

👣 Secondo l’OCSE, un italiano emette in media circa 7 tonnellate di gas serra all’anno. Ciò vuol dire che, vivendo in media 80 anni e mantenendo le nostre attuali abitudini fino al 2100, ognuno di noi finirebbe per emettere più di mezzo milione di gas serra durante l’arco della vita. Ovviamente si tratta di una media, che viene fortemente influenzata dal consumo e dalla ricchezza personale. Così, un italiano benestante potrebbe arrivare ad emettere il doppio di uno meno abbiente. Per fare un paragone, pensate che, in media, un cittadino italiano emette almeno quanto 6 cittadini ugandesi.

Cosa possiamo fare, allora, nel nostro piccolo?

Innanzitutto possiamo iniziare col calcolare il nostro impatto sul pianeta. Il sito migliore per farlo è di sicuro questo: https://www.footprintcalculator.org/, disponibile anche in italiano.

Una volta calcolato il nostro impatto, vanno cercate le soluzioni per ridurlo! Di base è sempre bene ricordare che, per una cosa a cui non siamo pronti a rinunciare, ne esiste un’altra simile con cui poter fare la differenza.

🗣 Tuttavia, per quanto i cambiamenti individuali siano fondamentali per migliorare il pianeta, è solo quando questi diventano esempio e pungolo per gli altri (che siano amici, rappresentanti politici o aziende multinazionali) che realizzano il proprio potenziale di trasformazione. Questo può avvenire in vari modi: ispirando e guidando altri nel cambiamento, votando le persone che possano rappresentare adeguatamente le necessità di una sfida globale come quella del clima, spronando chi ha un’impresa a migliorare i propri aspetti meno sostenibili; insomma, facendosi sentire.

🌏 Solo così quell’impronta che lasciamo sul pianeta può diventare un segno effettivamente positivo del nostro passaggio.

Buon weekend a tutti!
SERVIZI ECOSISTEMICI: COSA SONO E PERCHÉ CI RIGUARDANO?

🌳 I servizi ecosistemici sono quelle funzioni derivanti dagli ecosistemi che garantiscono, direttamente o indirettamente, alla societá umana e a tutte le specie di soddisfare il proprio benessere.

🐝 Generalmente, i servizi ecosistemici vengono divisi in 4 categorie: servizi di supporto alla vita, servizi di regolazione, servizi di approvvigionamento, e servizi culturali. Ma cosa significa? Per esempio, gran parte degli ecosistemi producono nutrimento per molte specie (un servizio di approvvigionamento); altri, come le foreste pluviali, aiutano a regolare il clima e il ciclo dell'acqua (entrambi servizi di regolazione); altri ancora, fanno sì che intere tradizioni e culture locali siano mantenute nel tempo (ricoprendo quindi un ruolo di importanza culturale).

📢 Nonostante il loro fondamentale supporto alla vita, il valore dei servizi offerti dagli ecosistemi terrestri è difficile da contabilizzare nel sistema economico delle nostre società. Si stima che quasi due terzi dei servizi ecosistemici siano in declino e che negli ultimi 50 anni l'uomo abbia modificato gli ecosistemi a una velocità mai osservata precedentemente.
STIAMO DAVVERO ASSISTENDO ALLA MORTE DELL'ARTICO?

📢 Negli ultimi 40 anni abbiamo assistito all’inesorabile scomparsa del ghiaccio marino del Mar Artico, ormai diventato navigabile nei mesi estivi.

Ma quali sono gli impatti di questi cambiamenti su di noi e sull'intero pianeta? Ne parliamo nell'articolo qui sotto 👇
🔴 BREAKING NEWS: RAGGIUNTO L'ACCORDO PER LA LEGGE EUROPEA SUL CLIMA 🔴


Ad un anno dalla proposta della Commissione europea, ieri notte il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE hanno raggiunto un accordo informale sul testo della Legge europea sul clima. Una volta adottata formalmente, la legge entrerà in vigore per tutti gli Stati Membri dell’Unione.

👩Ma cosa comporta questa legge? In pratica, quelli che erano “solo” degli obiettivi non vincolanti ora diventano veri e propri obblighi giuridici. Parliamo di due obiettivi fondamentali per la lotta al cambiamento climatico:
🔅 la riduzione netta delle emissioni di gas serra di almeno 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990)
🔅il raggiungimento della neutralità climatica in Europa entro il 2050.

📈L’accordo è stato raggiunto in mattinata dopo 14 ore di negoziati. Il nodo cruciale riguardava proprio l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 55%, che il Parlamento avrebbe voluto alzare a 60%. Infatti, nonostante si tratti di un miglioramento sostanziale nelle ambizioni climatiche dell’UE, una riduzione del 55% non è sufficiente per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

🔬La Legge europea sul clima presenterà inoltre altre due importanti novità. La prima è l’istituzione dello “European Scientific Advisory Board on Climate Change”, un comitato scientifico indipendente sul cambiamento climatico formato da 15 esperti, che monitorerà l’allineamento di tutte le politiche UE e degli Stati Membri con l’obiettivo della neutralità climatica. La seconda è che verrà stabilito un tetto massimo alla quantità di gas serra che possiamo ancora emettere rimanendo entro i limiti dell'Accordo di Parigi. L'obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2040 verrà fissato sulla base dei risultati di questo calcolo.
BUONA GIORNATA DELLA TERRA A TUTTI!

🌎 In questa Giornata della Terra, noi di Duegradi ci siamo chiesti: come stanno i mari e gli oceani del nostro pianeta?

🌊 Per rispondere abbiamo letto il rapporto dell’IPCC, che si concentra sugli oceani e sulla criosfera (l’insieme delle terre ghiacciate nel mondo), che nel complesso rappresentano più del 97% delle acque della Terra. E ve lo raccontiamo qui 👇
L'ARABIA SAUDITA SI SCHIERA CONTRO LA CRISI CLIMATICA?

🇸🇦Il principe saudita Mohammed Bin Salman ha da poco presentato la “Saudi Arabia Green Initiative” e la “Middle East Green Initiative” - due iniziative per contrastare il cambiamento climatico.

⚡️Il piano prevede un massiccio aumento della produzione e dell’uso di energia rinnovabile in Arabia Saudita, in modo da coprire metà del consumo nazionale di elettricità entro il 2030. Si tratta di un aumento significativo per il Paese: nel 2018, solo lo 0,02% dell’energia finale consumata in Arabia Saudita proveniva da fonti rinnovabili. L’Arabia Saudita infatti è il secondo produttore al mondo di petrolio dopo gli Stati Uniti ed è quasi del tutto dipendente dai combustibili fossili.

🌳Altro obiettivo della strategia saudita è quello di convertire in aree protette il 30% del territorio nazionale e di piantare 50 miliardi di alberi in Medio Oriente nei prossimi 30 anni: 10 miliardi nel Regno saudita e altri 40 nei Paesi vicini aderenti all’iniziativa. Anche questa impresa è molto ambiziosa, considerando che l'Arabia Saudita è uno dei 3 Paesi più aridi al mondo.

Ma allora qual è il motivo di questa spinta? Sicuramente, il Paese ha bisogno di diversificare la propria economia e di ridurre la dipendenza dal petrolio, settore fortemente colpito dalla crisi causata dalla pandemia di COVID-19. Allo stesso tempo, il principe ha ammesso la responsabilità dell'Arabia Saudita, in quanto leader nella produzione dell’oro nero, nella lotta ai cambiamenti climatici. Una responsabilità data anche dal fatto che la crisi climatica, attraverso la desertificazione, minaccia fortemente l’economia e la salute dei cittadini sauditi.

🟢 Secondo Bin Salman, il piano porterà a una riduzione delle emissioni di gas serra nella regione del 60% nel giro di qualche decennio. Sebbene l'intenzione sembri positiva, il governo non si è espresso sull'eventualità di ridurre la produzione di petrolio, né ha presentato una strategia climatica (NDC) come richiesto dall’Accordo di Parigi.

🧐 Staremo quindi a vedere. Una mossa del genere dal primo Paese al mondo per emissioni di gas serra pro capite è piuttosto rilevante, ma il rischio di greenwashing è dietro l'angolo. Ne sapremo di più dopo il Summit sul clima organizzato dal Presidente Biden il prossimo 22 aprile, al quale parteciperà anche il principe saudita.
QUAL È L'IMPATTO CLIMATICO DEL CIBO CHE BUTTIAMO VIA?

🍌Lo spreco alimentare andrebbe evitato, e questo lo sappiamo bene. Ma qual è il legame tra il cibo che buttiamo via e il cambiamento climatico? E cosa possiamo fare per ridurlo nel nostro piccolo?

👇Scopritelo con il nostro nuovo video!
QUALE LEGAME TRA UOMO, CLIMA E BIODIVERSITÀ?

Come sono connessi biodiversità e cambiamenti climatici? Perché dobbiamo preservare la biodiversità? E cosa stiamo facendo per proteggerla?

Non perdetevi il nostro ultimo articolo con le sue meravigliose illustrazioni 👇
COME MISURARE L'IMPATTO DELL'UOMO SUL CLIMA?

👣 Utile a misurare il contributo delle attività umane al cambiamento climatico, l’impronta di carbonio stima la quantità totale di emissioni (dirette ed indirette) di gas ad effetto serra associate a un individuo, a un prodotto, a un servizio, a un evento, alle attività di un’organizzazione o di un’intera nazione.


♻️ Nel caso di un prodotto, perché l’impronta di carbonio rifletta correttamente le sue emissioni, è essenziale prenderne in considerazione tutte le fasi del suo ciclo di vita, come produzione, trasporto, consumo e smaltimento. Anche se spesso non lo sappiamo, le cose che compriamo hanno un’impronta di carbonio molto alta, e possono contribuire al cambiamento climatico molto più di quanto pensiamo.
CINA A EMISSIONI ZERO ENTRO IL 2060?

📢 La Cina promette che raggiungerà zero emissioni nette di CO2 entro 40 anni.

Nell'articolo qui sotto trovate qualche dettaglio in più sul progetto cinese, tra speranze e perplessità👇
🌲La crescente urbanizzazione ha portato alla progressiva perdita degli habitat esistenti prima delle costruzioni antropiche, frammentando il territorio per le specie che li abitavano.
Per esempio, la FAO ha stimato che dal 1990 al 2020 sono stati distrutti circa 186 milioni di ettari di foreste e boschi (su un totale di 4.06 miliardi di ettari, circa il 31% della superficie terrestre), a causa della costruzione di strade ed edifici.

🏙La frammentazione delle aree naturali a causa della crescente urbanizzazione non ha conseguenze infauste solo in termini di emissioni di gas serra. Per alcune specie abituate a spostarsi in precisi momenti dell’anno alla ricerca di cibo o di luoghi adatti alla riproduzione, la frammentazione dell’habitat causata dalle attività umane ha avuto un impatto fortemente negativo. Come uscire da questa situazione?

🌳Una soluzione sono i «corridoi ecologici», cioè sistemi interconnessi di aree volte a salvaguardare la biodiversità connettendo tra loro zone divise da elementi antropologici.

🗺 Ogni rete ecologica nasce da un’area centrale, o core area, zona naturale già soggetta a un regime di protezione, come possono essere i parchi naturali o le riserve. Le aree centrali sono delimitate da fasce di protezione, o buffer zones, che garantiscono la lieve progressione da habitat naturale ad habitat artificiale e che sono connesse tra loro tramite i corridoi ecologici, elementi fondamentali che definiscono gli spostamenti degli animali da un’area centrale a un’altra.

🦌I corridoi, oltre a consentire il passaggio tra core areas, favoriscono il transito delle specie anche in altre aree di superfici ridotte, dette anche stepping zones, come stagni o laghetti, che possono essere fondamentali per la sopravvivenza di alcune specie. In questo modo, i corridoi determinano la salvaguardia della biodiversità in aree in cui l’uomo ha costruito e diviso degli ecosistemi. Leggete l'articolo completo per saperne di più!

https://www.duegradi.eu/news/corridoi-ecologici/
MITIGAZIONE E ADATTAMENTO: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA?

Come si risponde ad una minaccia complessa come il cambiamento climatico? Quali sono le azioni da intraprendere per ridurre i rischi e diventare più resilienti?

👇Ne parliamo qui