Don Francesco d'Erasmo
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Sacerdote Cattolico
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Dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 4, 1-16
*Facciamoci imitatori dell'Apostolo
come egli lo è di Cristo*
Fratelli, ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me, però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.
Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perché impariate nelle nostre persone a stare a ciò che è scritto e non vi gonfiate d'orgoglio a favore di uno contro un altro. Chi dunque ti ha dato questo privilegio? Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?
Già siete sazi, già siete diventati ricchi; senza di noi già siete diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all'ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!

Parola di Dio
Rendiamo grazie a Dio
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Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa
(Om, 26, 7-9; PL 76, 1201-1202)
Signore mio e Dio mio
«Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù» (Gv 20, 24). Questo solo discepolo era assente. Quando ritornò udì il racconto dei fatti accaduti, ma rifiutò di credere a quello che aveva sentito. Venne ancora il Signore e al discepolo incredulo offrì il costato da toccare, mostrò le mani e, indicando la cicatrice delle sue ferite, guarì quella della sua incredulità.
Che cosa, fratelli, intravvedete in tutto questo? Attribuite forse a un puro caso che quel discepolo scelto dal Signore sia stato assente, e venendo poi abbia udito il fatto, e udendo abbia dubitato, e dubitando abbia toccato, e toccando abbia creduto?
No, questo non avvenne a caso, ma per divina disposizione. La clemenza del Signore ha agito in modo meraviglioso, poiché quel discepolo, con i suoi dubbi, mentre nel suo maestro toccava le ferite del corpo, guariva in noi le ferite dell'incredulità. L'incredulità di Tommaso ha giovato a noi molto più, riguardo alla fede, che non la fede degli altri discepoli. Mentre infatti quello viene ricondotto alla fede col toccare, la nostra mente viene consolidata nella fede con il superamento di ogni dubbio. Così il discepolo, che ha dubitato e toccato, è divenuto testimone della verità della risurrezione.
Toccò ed esclamò: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto» (Gv 20, 28-29). Siccome l'apostolo Paolo dice: «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono», è chiaro che la fede è prova di quelle cose che non si possono vedere. Le cose che si vedono non richiedono più la fede, ma sono oggetto di conoscenza. Ma se Tommaso vide e toccò, come mai gli vien detto: «Perché mi hai veduto, hai creduto»? Altro però fu ciò che vide e altro ciò in cui credette. La divinità infatti non può essere vista da uomo mortale. Vide dunque un uomo e riconobbe Dio, dicendo: «Mio Signore e mio Dio!». Credette pertanto vedendo. Vide un vero uomo e disse che era quel Dio che non poteva vedere.
Ci reca grande gioia quello che segue: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» (Gv 20, 28). Con queste parole senza dubbio veniamo indicati specialmente noi, che crediamo in colui che non abbiamo veduto con i nostri sensi. Siamo stati designati noi, se però alla nostra fede facciamo seguire le opere. Crede infatti davvero colui che mette in pratica con la vita la verità in cui crede. Dice invece san Paolo di coloro che hanno la fede soltanto a parole: «Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti» (Tt 1, 16). E Giacomo scrive: «La fede senza le opere è morta» (Gc 2, 26).


RESPONSORIO Cfr. 1 Gv 1, 2. 1
R. La vita si è fatta visibile, e noi l'abbiamo veduta; * vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre.
V. Abbiamo veduto con i nostri occhi, e le nostre mani hanno toccato il Verbo della vita:
R. Vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre.
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Edificati sopra il fondamento degli apostoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 2,19-22

Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù.
In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

Parola di Dio
Rendiamo grazie a Dio
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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,24-29

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Parola del Signore
Lode a te o Cristo
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☝️
☝️
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Molto importante!
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☝️ purtroppo la verità è triste
Che il castigo venga presto!☝️
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🙏
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Su questa pietra edificherò la mia chiesaUpon This Rock I Will Build My Church
... e le porte dell'Inferno non prevarranno contro di essa!...and the gates of Hell shall not prevail against it!
Vescovo Joseph StricklandBishop Joseph Strickland
Luglio 01, 2024Jul 01, 2024
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"E avverrà in quel giorno che io chiamerò il mio servo Eliacim, figlio di Helcias, e lo rivestirò con il tuo mantello, e lo rafforzerò con la tua cintura, e gli darò in mano il tuo potere, ed egli sarà come un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per la casa di Giuda. Gli metterò in spalla la chiave della casa di Davide, ed egli aprirà, e nessuno chiuderà, ed egli chiuderà, e nessuno aprirà. E lo fisserò come un piolo in un luogo sicuro, ed egli sarà come trono di gloria per la casa di suo padre. E su di lui penderà tutta la gloria della casa di suo padre, vasi diversi, ogni piccolo vaso, dai vasi di coppe fino a tutti gli strumenti musicali. In quel giorno, dice l'Eterno degli eserciti, sarà tolto il piolo che era stato fissato in un luogo sicuro, si spezzerà e cadrà, e ciò che vi era appeso perirà, perché l'Eterno ha parlato". (Isaia 22:20-25).

"Simon Pietro rispose e disse: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E Gesù, rispondendo, gli disse: Benedetto sei tu, Simone Bar-Jona, perché non la carne e il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro; e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa. E io ti darò le chiavi del regno dei cieli. E tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato anche nei cieli; e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto anche nei cieli. Poi comandò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era Gesù il Cristo". (Matteo 16:16-20).

man statue beside concrete building during daytime


"E all'angelo della chiesa di Filadelfia, scrivi: Queste cose dice il Santo e il Vero, colui che ha la chiave di Davide; chi apre, e nessuno chiude; chiude, e nessuno apre". (Apocalisse 3:7).

Il Signore non intromette nel mondo le cose che sono necessarie per la nostra salvezza in modo improvviso e senza preavviso. Costruisce una struttura su cui poggiare, e poi comincia a insegnarci, passo dopo passo, come entrare e partecipare a questa realtà salvifica. E ciò che è necessario per accettare questa realtà è qualcosa di cui ho scritto in una lettera precedente: la fede soprannaturale. La fede soprannaturale è della massima importanza perché le realtà salvifiche sono ben al di là della comprensione umana e, quindi, la fede soprannaturale è necessaria per accettarle. Il "mistero" della Chiesa è una di queste realtà salvifiche che richiede una fede soprannaturale per essere compresa e accettata, perché la Chiesa è nata dal disegno salvifico del Signore ed è il "sacramento universale di salvezza".

Chiamando la Chiesa "sacramento universale di salvezza", non si intende dire che essa sia l'ottavo sacramento. Al contrario, è il fondamento di tutti i sacramenti, poiché è attraverso la Chiesa che si ricevono gli altri sette sacramenti. Perciò è la Chiesa che porta avanti la missione salvifica di Cristo nel mondo. La Chiesa è insieme segno e strumento che produce la grazia di Dio. Come Cristo si è fatto carne come immagine visibile di Dio sulla terra, così anche la Chiesa è stata generata come immagine visibile di Dio sulla terra, perché in realtà nella sua Chiesa, sua sposa, Egli è presente in mezzo a noi.

Poiché questo è un grande mistero, e poiché questo non è sempre in linea con ciò che gli altri pensano che dovrebbe essere la struttura e la funzione della Chiesa di Cristo, questo significa che dovremmo tentare di togliere il "mistero" dalla struttura divina della Chiesa in modo che possa essere meglio compreso dagli uomini? Dovremmo cercare di ridurlo a ciò che è in accordo con ciò in cui credono coloro che sono al di fuori della vera fede? E dovremmo cercare di rendere la Chiesa più "sinodale" attraverso una collaborazione fraterna, cioè ascoltando gli uomini e tentando di modificare le definizioni immutabili della