Messa dello Spadone
Dal Medioevo a oggi, una tradizione che perdura da oltre 600 anni. La messa dello spadone è una celebrazione liturgica rituale che si svolge ogni anno il 6 gennaio nel duomo di Cividale del Friuli, (duomo di Santa Maria Assunta) di cui non si ha ancora una precisa documentazione che ne indichi l'origine e il significato, ma che certamente è uno dei riti liturgici più singolari e suggestivi che la Chiesa ha conservato fino ad oggi. Questo rito, unico nel suo genere, sembra aver origine nel 1366, ai tempi del patriarca Marquardo di Randeck (1296 - 1381) ed era probabilmente volto ad affermare il potere spirituale, militare e civile conferito dall'imperatore al patriarca sulla “Patria del Friuli”. E' il decano (diacono) del capitolo di Cividale, che per l'occasione porta un elmo piumato (una riproduzione, l'originale è andato perso nel settecento), a celebrare ogni anno questa messa nel giorno dell'epifania: l'elmo ha come cimiero un dragone e, sulla fronte, tra due campi rossi ed in mezzo ad una foglia d'acanto, reca l'immagine di Santa Maria Assunta, ed è' reso ancor più appariscente da piume di colore rosso, bianco, giallo e azzurro. Oltre all'elmo il decano regge una spada con la quale saluta il popolo vibrando tre colpi in aria, per poi riporla nel fodero. La spada, lunga 109 cm, fu donata dai cividalesi al patriarca Marquardo von Randeck, al suo ingresso in città e il suo nome è inciso sulla guardia dell'elsa, di ottone argentato e finemente lavorato, che riporta anche la data della sua investitura a Patriarca di Aquileia: 6 luglio 1366 "AN° MCCCLXVI DIE VI IVL - TEMP. RE MARQVARDI PATR." Dopo la cerimonia la spada viene riposta in una guaina di cuoio rivestita di seta bianca. La messa viene celebrata in latino ed è accompagnata da antichi canti aquileiesi. La messa è seguita poi da un corteo storico medievale, al quale prendono parte i figuranti del Palio di San Donato, rievocazione storica medievale estiva che si tiene a Cividale del Friuli ogni anno. Al termine della Messa, Cividale del Friuli sarà teatro, come accade sin dal 1984, della rievocazione storica dell’entrata nella cittadina ducale del patriarca Marquardo von Randeck, avvenuta nel 1366. Centinaia di figuranti animeranno le vie del centro al termine del rito liturgico: la Comunità di Cividale si appresterà ad accogliere il Patriarca sfilando da Borgo di Ponte, mentre accompagnato dai Ministeriali Maggiori Marquardo von Randeck entrerà da Porta San Pietro e raggiungerà in corteo piazza del Duomo. Qui, con una suggestiva cerimonia, i nobili liberi e i castellani di Cividale omaggeranno il Patriarca con preziosi doni, il popolo agricoltore consegnerà la canipa in segno di fedeltà, il Principe della Patria decreterà la reinvestitura di alcuni feudi, il maestro d’arme condurrà una tenzon cortese ed, infine, Marquardo von Randeck riceverà la spada in segno del potere temporale mentre la Comunità tutta giurerà solennemente la fedeltà al Patriarca. Oltre 150 i figuranti che solitamente danno vita a una sfilata di grande impatto e coinvolgimento, anche grazie alle musiche, sempre più aderenti alla tradizione originale dell’epoca.
La Messa dello Spadone è originaria del mondo germanico del tardo medioevo, ove questa celebrazione religiosa era nata con il nome di Schwertmesse – Messa della Spada.
L'appellativo "dello spadone" deriva proprio dal fatto che, durante la cerimonia liturgica, fa la sua comparsa questa antica spada, che il Diacono usa, in diversi momenti, sollevandola e fendendo l'aria in segno di saluto o benedizione, quando si rivolge al clero disposto nel coro e ai fedeli. La tesi più accreditata è quella che vuole dare alla cerimonia il doppio significato liturgico e politico, in quanto celebrata dal Patriarca all'atto del suo insediamento. Il Patriarca, infatti, era anche uomo d'arme in quanto deteneva il potere "temporale" di un vasto territorio: il Patriarcato d'Aquileia.
Dal Medioevo a oggi, una tradizione che perdura da oltre 600 anni. La messa dello spadone è una celebrazione liturgica rituale che si svolge ogni anno il 6 gennaio nel duomo di Cividale del Friuli, (duomo di Santa Maria Assunta) di cui non si ha ancora una precisa documentazione che ne indichi l'origine e il significato, ma che certamente è uno dei riti liturgici più singolari e suggestivi che la Chiesa ha conservato fino ad oggi. Questo rito, unico nel suo genere, sembra aver origine nel 1366, ai tempi del patriarca Marquardo di Randeck (1296 - 1381) ed era probabilmente volto ad affermare il potere spirituale, militare e civile conferito dall'imperatore al patriarca sulla “Patria del Friuli”. E' il decano (diacono) del capitolo di Cividale, che per l'occasione porta un elmo piumato (una riproduzione, l'originale è andato perso nel settecento), a celebrare ogni anno questa messa nel giorno dell'epifania: l'elmo ha come cimiero un dragone e, sulla fronte, tra due campi rossi ed in mezzo ad una foglia d'acanto, reca l'immagine di Santa Maria Assunta, ed è' reso ancor più appariscente da piume di colore rosso, bianco, giallo e azzurro. Oltre all'elmo il decano regge una spada con la quale saluta il popolo vibrando tre colpi in aria, per poi riporla nel fodero. La spada, lunga 109 cm, fu donata dai cividalesi al patriarca Marquardo von Randeck, al suo ingresso in città e il suo nome è inciso sulla guardia dell'elsa, di ottone argentato e finemente lavorato, che riporta anche la data della sua investitura a Patriarca di Aquileia: 6 luglio 1366 "AN° MCCCLXVI DIE VI IVL - TEMP. RE MARQVARDI PATR." Dopo la cerimonia la spada viene riposta in una guaina di cuoio rivestita di seta bianca. La messa viene celebrata in latino ed è accompagnata da antichi canti aquileiesi. La messa è seguita poi da un corteo storico medievale, al quale prendono parte i figuranti del Palio di San Donato, rievocazione storica medievale estiva che si tiene a Cividale del Friuli ogni anno. Al termine della Messa, Cividale del Friuli sarà teatro, come accade sin dal 1984, della rievocazione storica dell’entrata nella cittadina ducale del patriarca Marquardo von Randeck, avvenuta nel 1366. Centinaia di figuranti animeranno le vie del centro al termine del rito liturgico: la Comunità di Cividale si appresterà ad accogliere il Patriarca sfilando da Borgo di Ponte, mentre accompagnato dai Ministeriali Maggiori Marquardo von Randeck entrerà da Porta San Pietro e raggiungerà in corteo piazza del Duomo. Qui, con una suggestiva cerimonia, i nobili liberi e i castellani di Cividale omaggeranno il Patriarca con preziosi doni, il popolo agricoltore consegnerà la canipa in segno di fedeltà, il Principe della Patria decreterà la reinvestitura di alcuni feudi, il maestro d’arme condurrà una tenzon cortese ed, infine, Marquardo von Randeck riceverà la spada in segno del potere temporale mentre la Comunità tutta giurerà solennemente la fedeltà al Patriarca. Oltre 150 i figuranti che solitamente danno vita a una sfilata di grande impatto e coinvolgimento, anche grazie alle musiche, sempre più aderenti alla tradizione originale dell’epoca.
La Messa dello Spadone è originaria del mondo germanico del tardo medioevo, ove questa celebrazione religiosa era nata con il nome di Schwertmesse – Messa della Spada.
L'appellativo "dello spadone" deriva proprio dal fatto che, durante la cerimonia liturgica, fa la sua comparsa questa antica spada, che il Diacono usa, in diversi momenti, sollevandola e fendendo l'aria in segno di saluto o benedizione, quando si rivolge al clero disposto nel coro e ai fedeli. La tesi più accreditata è quella che vuole dare alla cerimonia il doppio significato liturgico e politico, in quanto celebrata dal Patriarca all'atto del suo insediamento. Il Patriarca, infatti, era anche uomo d'arme in quanto deteneva il potere "temporale" di un vasto territorio: il Patriarcato d'Aquileia.
Questa tesi può essere ulteriormente avvalorata dal fatto che il Diacono, con in testa un elmo piumato, durante alcuni momenti del rito impugna con la mano destra la spada e con la sinistra l'Evangeliario. La messa ha inizio con la processione del clero che esce dalla sacrestia secondo un preciso protocollo: il primo ad uscire è un chierichetto con una croce astile in argento, ai suoi lati due ceroferari con i loro candelieri; seguono i canonici ( un tempo una quarantina) con la cappa magna e le insegne di conti di Tolmino; il Suddiacono e il Diacono con in testa l'elmo piumato, la spada impugnata con la destra e l'Evangeliario appoggiato al petto sorretto con la sinistra; il celebrante con a fianco il maestro delle cerimonie seguiti da altri chierici che chiudono la processione. Salita la gradinata che porta al presbiterio, tutti si arrestano davanti all'altare (sormontato dalla famosa Pala d'argento dorato del Patriarca Pellegrino I), si voltano verso l'assemblea e il Diacono si fa avanti sino al limite della gradinata e con la spada vibra tre colpi in aria in segno di saluto o benedizione. Il celebrante si avvia all'altare e i canonici dell'insigne Collegiata di Cividale prendono posto nel coro. Il Diacono consegna la spada e l'elmo a due chierici mentre il libro dei Vangeli viene deposto sul leggio. La Messa sino all'Epistola si svolge in rito Romano. L'Epistola è cantata dal Suddiacono in antica melodia aquileiense. Prima della lettura del Vangelo il celebrante incensa il Diacono che si rimette l'elmo, prende la spada e L'Evangeliario e, accompagnato dai chierici e dai ceroferari, si porta nuovamente al sommo della scalinata per ripetere i tre fendenti di spada in aria. Successivamente il Diacono si toglie l'elmo e consegna la spada per poter incensare il libro del Vangelo e cantare il Vangelo epifanico secondo le modulazioni del rito patriarchino aquileiense, in cui trovano unione solennità di tono e melodia gregoriana. Al termine del canto, il Diacono ritorna sulla cima della scalinata per ripetere il saluto con la spada e cantare, sempre con intonazione aquileiense, l'annuncio delle festività liturgiche che culmineranno nella Pasqua. La parte rimanente del rito non ha variazioni rispetto alle comuni liturgie. Alla fine il Diacono, sempre con elmo e spada, al canto dell' Ite Missa est, saluta i fedeli con tre poderosi colpi di spada. Il corteo si ricompone e discende la scalinata per tornare in sacrestia. Tutta la cerimonia è accompagnata dai canti e dalle musiche della Cappella Musicale del Duomo. L'Evangeliario, che viene adoperato esclusivamente per la Messa dell'Epifania, è un codice del XV secolo. Oltre al Vangelo epifanico contiene anche quelli letti durante le maggiori solennità della Chiesa. La sua copertura (cm. 27x19) è in lamina d'argento sbalzata con tracce di doratura ed è applicata su una tavola di legno rivestita di velluto rosso scuro,. La parte anteriore racchiude, entro una cornice ornata di fogliami disposti entro girali a forma di esse, la scena della "Crocifissione". Il Cristo, con i piedi distaccati e inchiodati su un largo supporto, ha il corpo leggermente incurvato sulla destra, le braccia sollevate ed il capo nimbato reclinato sulla spalla. Gesù è affiancato da Maria e Giovanni i atteggiamento di profondo dolore. Al di sopra, due angeli completano l'iconografia della sacra rappresentazione. Sopra la croce, entro una tabula, in lettere greche vi è abbreviato il nome di Cristo: IC XC. Sette borchie ad elice fissano la placca al legno. Sulla tavola posteriore è posta una cornice, deteriorata dal tempo, simile a quella della parte anteriore, con due borchie poste al centro. La copertura sembra però anteriore al manoscritto che racchiude e gli storici dell'arte l'assegnano al XIII secolo. Questa venne probabilmente applicata al nostro codice dopo averla tolta da un altro testo sacro non più utilizzabile per la sua vetustà.
L'Evangeliario fu ricopiato da un testo più antico dal presbitero Valerio d'Alba nel 1433, quando era vicario curato della Chiesa di Santa Maria di Corte, sita non lungi dal Duomo. Alla fine del codice, infatti, si legge: "Completum est hoc opus Evangeliorum per me Presbjterum Valerium de Alba clericus Cracoviensis diocesis vicarius ecclesiae Santa Marie de Curia. Anno ab incarnatione Domini millesimo quadrigentesimo ticesimo tertio."
Auf dem ausgewählten Klingenbereich sind historische Schmiedemarken (Kreuz- und Kronensymbole) zu sehen, die typisch für europäische Klingen des 17. und 18. Jahrhunderts sind.