🚨 Europol smantella “First VPN”: offline il servizio usato da ransomware gang e cybercriminali
Un’operazione internazionale coordinata da Europol, Francia e Paesi Bassi ha portato al takedown di First VPN, servizio VPN utilizzato da gruppi ransomware e attori cybercriminali per nascondere infrastrutture e attività malevole. Durante l’operazione sono stati sequestrati 33 server, diversi domini e identificati migliaia di utenti collegati ad attività illecite.
Secondo le autorità, la piattaforma veniva promossa nei forum underground come soluzione “bulletproof”, con promesse di anonimato totale, zero log e mancata cooperazione con le forze dell’ordine. L’FBI ha dichiarato che almeno 25 gruppi ransomware avrebbero sfruttato il servizio per attacchi, frodi e campagne di data theft.
Gli investigatori hanno inoltre ottenuto accesso ai database del servizio, generando nuove piste investigative su operazioni ransomware e cybercrime internazionali. Il caso conferma come le infrastrutture di anonimizzazione illegali siano ormai un obiettivo prioritario nelle operazioni contro il cybercrime globale.
🔗 Fonte: Europol
#cybersecurity #Europol #ransomware #VPN #cybercrime #infosec #darkweb #hacking
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Un’operazione internazionale coordinata da Europol, Francia e Paesi Bassi ha portato al takedown di First VPN, servizio VPN utilizzato da gruppi ransomware e attori cybercriminali per nascondere infrastrutture e attività malevole. Durante l’operazione sono stati sequestrati 33 server, diversi domini e identificati migliaia di utenti collegati ad attività illecite.
Secondo le autorità, la piattaforma veniva promossa nei forum underground come soluzione “bulletproof”, con promesse di anonimato totale, zero log e mancata cooperazione con le forze dell’ordine. L’FBI ha dichiarato che almeno 25 gruppi ransomware avrebbero sfruttato il servizio per attacchi, frodi e campagne di data theft.
Gli investigatori hanno inoltre ottenuto accesso ai database del servizio, generando nuove piste investigative su operazioni ransomware e cybercrime internazionali. Il caso conferma come le infrastrutture di anonimizzazione illegali siano ormai un obiettivo prioritario nelle operazioni contro il cybercrime globale.
🔗 Fonte: Europol
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🚨 CISA lancia l’allarme: vulnerabilità Microsoft e Adobe sfruttate attivamente negli attacchi
La CISA ha aggiornato il catalogo delle Known Exploited Vulnerabilities (KEV) aggiungendo nuove falle di sicurezza che colpiscono prodotti Microsoft e Adobe, già sfruttate in attacchi reali. Tra le vulnerabilità segnalate figurano bug che permettono escalation di privilegi, bypass delle protezioni di sicurezza ed esecuzione di codice remoto.
Secondo gli esperti, alcune delle falle riguardano componenti legacy ancora presenti in molte infrastrutture enterprise, mentre altre interessano sistemi più recenti come Windows Defender e Microsoft Exchange. La presenza nel catalogo KEV indica che gli exploit sono già utilizzati da gruppi cybercriminali e operatori ransomware, aumentando il rischio per aziende e PA.
CISA raccomanda l’applicazione immediata delle patch e una revisione delle policy di vulnerability management, soprattutto per ambienti esposti su Internet o con sistemi non aggiornati.
🔗 Fonte: CISA
#cybersecurity #CISA #Microsoft #Adobe #KEV #vulnerability #infosec #patchmanagement #ransomware
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La CISA ha aggiornato il catalogo delle Known Exploited Vulnerabilities (KEV) aggiungendo nuove falle di sicurezza che colpiscono prodotti Microsoft e Adobe, già sfruttate in attacchi reali. Tra le vulnerabilità segnalate figurano bug che permettono escalation di privilegi, bypass delle protezioni di sicurezza ed esecuzione di codice remoto.
Secondo gli esperti, alcune delle falle riguardano componenti legacy ancora presenti in molte infrastrutture enterprise, mentre altre interessano sistemi più recenti come Windows Defender e Microsoft Exchange. La presenza nel catalogo KEV indica che gli exploit sono già utilizzati da gruppi cybercriminali e operatori ransomware, aumentando il rischio per aziende e PA.
CISA raccomanda l’applicazione immediata delle patch e una revisione delle policy di vulnerability management, soprattutto per ambienti esposti su Internet o con sistemi non aggiornati.
🔗 Fonte: CISA
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📱 Nuova ondata di smishing INPS: nel mirino carte di pagamento e dati personali
Il CERT-AGID ha segnalato una nuova campagna di smishing che sfrutta il nome dell’INPS e falsi “bonus carburante” per convincere le vittime a cliccare su link malevoli. Una volta aperta la pagina fake, ottimizzata per smartphone, gli utenti vengono guidati verso il furto di dati personali e soprattutto delle carte di credito.
Le analisi tecniche hanno individuato elementi riconducibili a Darcula, piattaforma di Phishing-as-a-Service nota per kit mobile-first e tecniche avanzate di offuscamento JavaScript. I dati rubati vengono inoltre cifrati e codificati prima dell’invio ai server degli attaccanti, rendendo più difficile il rilevamento delle campagne.
L’INPS ricorda che non invia SMS con link per richiedere dati bancari o documenti personali e invita gli utenti a verificare sempre dominio e autenticità delle comunicazioni ricevute.
🔗 Fonte: CyberSec Italia
#cybersecurity #smishing #phishing #INPS #Darcula #infosec #cybercrime #dataprotection
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Il CERT-AGID ha segnalato una nuova campagna di smishing che sfrutta il nome dell’INPS e falsi “bonus carburante” per convincere le vittime a cliccare su link malevoli. Una volta aperta la pagina fake, ottimizzata per smartphone, gli utenti vengono guidati verso il furto di dati personali e soprattutto delle carte di credito.
Le analisi tecniche hanno individuato elementi riconducibili a Darcula, piattaforma di Phishing-as-a-Service nota per kit mobile-first e tecniche avanzate di offuscamento JavaScript. I dati rubati vengono inoltre cifrati e codificati prima dell’invio ai server degli attaccanti, rendendo più difficile il rilevamento delle campagne.
L’INPS ricorda che non invia SMS con link per richiedere dati bancari o documenti personali e invita gli utenti a verificare sempre dominio e autenticità delle comunicazioni ricevute.
🔗 Fonte: CyberSec Italia
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📱 Nuovo attacco zero-click su WhatsApp: nel mirino gli iPhone con iOS 16
Ricercatori di sicurezza hanno identificato una nuova campagna zero-click che colpisce utenti WhatsApp su iPhone con iOS 16, permettendo il takeover dell’account senza clic, QR code o notifiche visibili. Le vittime hanno segnalato messaggi inviati automaticamente ai contatti, mentre nella sezione “Dispositivi collegati” non compariva alcuna sessione sospetta.
Secondo le analisi forensi, l’attacco potrebbe sfruttare una catena di vulnerabilità tra il framework Apple ImageIO e il sistema di sincronizzazione multi-device di WhatsApp, consentendo agli attaccanti di creare sessioni parallele invisibili all’utente. Gli esperti parlano di una minaccia particolarmente insidiosa perché non richiede alcuna interazione da parte della vittima.
La mitigazione principale resta l’aggiornamento immediato di iOS e dell’app WhatsApp, oltre al controllo delle attività anomale sui propri account.
🔗 Fonte: SC Media
#cybersecurity #WhatsApp #iPhone #iOS16 #zeroclick #infosec #mobilesecurity #hacking
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Ricercatori di sicurezza hanno identificato una nuova campagna zero-click che colpisce utenti WhatsApp su iPhone con iOS 16, permettendo il takeover dell’account senza clic, QR code o notifiche visibili. Le vittime hanno segnalato messaggi inviati automaticamente ai contatti, mentre nella sezione “Dispositivi collegati” non compariva alcuna sessione sospetta.
Secondo le analisi forensi, l’attacco potrebbe sfruttare una catena di vulnerabilità tra il framework Apple ImageIO e il sistema di sincronizzazione multi-device di WhatsApp, consentendo agli attaccanti di creare sessioni parallele invisibili all’utente. Gli esperti parlano di una minaccia particolarmente insidiosa perché non richiede alcuna interazione da parte della vittima.
La mitigazione principale resta l’aggiornamento immediato di iOS e dell’app WhatsApp, oltre al controllo delle attività anomale sui propri account.
🔗 Fonte: SC Media
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🧠 Meta AI in crisi: una falla nel sistema di recupero account espone oltre 20.000 profili Instagram
Una vulnerabilità nel sistema di recupero account di Meta, basato su AI High Touch Support (HTS), ha permesso a cybercriminali di compromettere oltre 20.225 account Instagram. Il bug consentiva di attivare richieste di password reset senza verificare correttamente che l’email utilizzata appartenesse davvero all’account target, aprendo di fatto la porta a takeover completi in alcuni casi.
Secondo le analisi di sicurezza, il problema non risiedeva nell’intelligenza artificiale in sé, ma nella logica di verifica dell’identità integrata nel flusso di recovery: il sistema poteva inviare link di reset a indirizzi non associati all’account, sfruttabili dagli attaccanti per prendere il controllo dei profili. In diversi casi, questo ha permesso bypass di protezioni come la 2FA, soprattutto se non attivata dagli utenti.
Meta ha confermato l’incidente e dichiarato di aver disattivato temporaneamente il sistema HTS, corretto il bug e forzato il reset delle credenziali per gli account coinvolti. Le autorità di sicurezza evidenziano come questo episodio rappresenti un esempio critico di rischio emergente: l’uso di AI nei processi di account recovery, se non rigidamente controllato, può diventare un nuovo vettore di attacco ad alta automazione.
Il caso riaccende il dibattito sulla sicurezza delle piattaforme social, dove l’integrazione tra AI e funzioni sensibili come il recupero credenziali sta diventando sempre più profonda.
🔗 Fonte: Security Affairs
#cybersecurity #Meta #Instagram #AI #accounttakeover #infosec #databreach #authentication
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Una vulnerabilità nel sistema di recupero account di Meta, basato su AI High Touch Support (HTS), ha permesso a cybercriminali di compromettere oltre 20.225 account Instagram. Il bug consentiva di attivare richieste di password reset senza verificare correttamente che l’email utilizzata appartenesse davvero all’account target, aprendo di fatto la porta a takeover completi in alcuni casi.
Secondo le analisi di sicurezza, il problema non risiedeva nell’intelligenza artificiale in sé, ma nella logica di verifica dell’identità integrata nel flusso di recovery: il sistema poteva inviare link di reset a indirizzi non associati all’account, sfruttabili dagli attaccanti per prendere il controllo dei profili. In diversi casi, questo ha permesso bypass di protezioni come la 2FA, soprattutto se non attivata dagli utenti.
Meta ha confermato l’incidente e dichiarato di aver disattivato temporaneamente il sistema HTS, corretto il bug e forzato il reset delle credenziali per gli account coinvolti. Le autorità di sicurezza evidenziano come questo episodio rappresenti un esempio critico di rischio emergente: l’uso di AI nei processi di account recovery, se non rigidamente controllato, può diventare un nuovo vettore di attacco ad alta automazione.
Il caso riaccende il dibattito sulla sicurezza delle piattaforme social, dove l’integrazione tra AI e funzioni sensibili come il recupero credenziali sta diventando sempre più profonda.
🔗 Fonte: Security Affairs
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🚔 Deepfake pornografici: oscurati due dei principali siti internazionali grazie a un’indagine partita dall’Italia
Un’operazione coordinata tra Polizia Postale italiana, autorità statunitensi e francesi ha portato al sequestro di due grandi piattaforme dedicate alla diffusione di deepfake pornografici non consensuali. L’indagine, avviata dopo una segnalazione della Polizia di Stato, ha permesso di individuare siti che ospitavano migliaia di immagini e video generati con l’AI ai danni di politiche, giornaliste, sportive e personaggi pubblici.
Le piattaforme contavano centinaia di migliaia di utenti e milioni di visualizzazioni mensili, confermando la crescita del fenomeno dei deepfake sessualmente espliciti come nuova forma di abuso digitale. Gli esperti sottolineano che questi contenuti rappresentano una seria minaccia per privacy, reputazione e sicurezza online, soprattutto perché sempre più facili da realizzare con strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa.
L’operazione segna un importante precedente nella cooperazione internazionale contro i crimini digitali e rafforza il dibattito sulla necessità di norme più severe per contrastare la diffusione di contenuti AI non consensuali.
🔗 Fonte: CyberScoop
#cybersecurity #deepfake #AI #PoliziaPostale #privacy #infosec #digitalforensics #cybercrime
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Un’operazione coordinata tra Polizia Postale italiana, autorità statunitensi e francesi ha portato al sequestro di due grandi piattaforme dedicate alla diffusione di deepfake pornografici non consensuali. L’indagine, avviata dopo una segnalazione della Polizia di Stato, ha permesso di individuare siti che ospitavano migliaia di immagini e video generati con l’AI ai danni di politiche, giornaliste, sportive e personaggi pubblici.
Le piattaforme contavano centinaia di migliaia di utenti e milioni di visualizzazioni mensili, confermando la crescita del fenomeno dei deepfake sessualmente espliciti come nuova forma di abuso digitale. Gli esperti sottolineano che questi contenuti rappresentano una seria minaccia per privacy, reputazione e sicurezza online, soprattutto perché sempre più facili da realizzare con strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa.
L’operazione segna un importante precedente nella cooperazione internazionale contro i crimini digitali e rafforza il dibattito sulla necessità di norme più severe per contrastare la diffusione di contenuti AI non consensuali.
🔗 Fonte: CyberScoop
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🚗 L’attacco a Jaguar Land Rover diventa un caso nazionale: danni per 1,9 miliardi di sterline
Il cyberattacco che ha colpito Jaguar Land Rover (JLR) è stato stimato dal Cyber Monitoring Centre come il più costoso nella storia del Regno Unito, con un impatto economico di circa 1,9 miliardi di sterline e oltre 5.000 organizzazioni coinvolte nella filiera automotive.
L'incidente ha costretto JLR a fermare la produzione per settimane, causando pesanti ripercussioni su fornitori, logistica e concessionari. Secondo la Bank of England, il blocco delle attività ha contribuito anche al rallentamento del PIL britannico nel terzo trimestre del 2025.
Il caso dimostra come un singolo attacco informatico possa avere effetti ben oltre l'azienda colpita, mettendo a rischio intere supply chain e influenzando persino gli indicatori economici di un Paese.
🔗 Fonte: Reuters
#cybersecurity #JaguarLandRover #cyberattack #ransomware #supplychain #infosec #databreach #UK
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Il cyberattacco che ha colpito Jaguar Land Rover (JLR) è stato stimato dal Cyber Monitoring Centre come il più costoso nella storia del Regno Unito, con un impatto economico di circa 1,9 miliardi di sterline e oltre 5.000 organizzazioni coinvolte nella filiera automotive.
L'incidente ha costretto JLR a fermare la produzione per settimane, causando pesanti ripercussioni su fornitori, logistica e concessionari. Secondo la Bank of England, il blocco delle attività ha contribuito anche al rallentamento del PIL britannico nel terzo trimestre del 2025.
Il caso dimostra come un singolo attacco informatico possa avere effetti ben oltre l'azienda colpita, mettendo a rischio intere supply chain e influenzando persino gli indicatori economici di un Paese.
🔗 Fonte: Reuters
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🧠🔐 GuardFall: vulnerabilità nei sistemi AI agent open-source bypassa i controlli di sicurezza
Una nuova ricerca di Adversa AI ha identificato una falla denominata GuardFall che colpisce la maggior parte degli AI coding agent open-source, permettendo di aggirare i meccanismi di sicurezza usati per bloccare comandi pericolosi. Il problema riguarda in particolare agenti che eseguono comandi di sistema tramite shell/terminal access con validazioni basate su filtri testuali.
Secondo i test condotti, la vulnerabilità riesce a bypassare le protezioni in 10 su 11 agenti analizzati, sfruttando tecniche di shell injection e vecchi “trucchi” di interpretazione dei comandi Bash. Questo permette a input apparentemente innocui di trasformarsi in istruzioni malevole eseguite dal sistema, con possibili conseguenze come data exfiltration, furto di credenziali o esecuzione di comandi distruttivi.
Il punto critico non è un singolo bug, ma un problema strutturale: molti agenti controllano i comandi prima dell’esecuzione come semplice testo, mentre la shell li interpreta in modo più complesso, creando una discrepanza che gli attaccanti possono sfruttare.
Gli esperti sottolineano che solo uno dei sistemi testati ha dimostrato difese realmente robuste, mentre gli altri richiedono miglioramenti su sandboxing, parsing sicuro dei comandi e zero-trust execution layer. Il caso si inserisce in una serie crescente di allarmi sulla sicurezza degli AI agent autonomi, sempre più utilizzati in contesti reali con accesso a file system e credenziali sensibili.
🔗 Fonte: Security Affairs
#cybersecurity #AI #GuardFall #infosec #shellinjection #aiagents #vulnerability #securityresearch
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Una nuova ricerca di Adversa AI ha identificato una falla denominata GuardFall che colpisce la maggior parte degli AI coding agent open-source, permettendo di aggirare i meccanismi di sicurezza usati per bloccare comandi pericolosi. Il problema riguarda in particolare agenti che eseguono comandi di sistema tramite shell/terminal access con validazioni basate su filtri testuali.
Secondo i test condotti, la vulnerabilità riesce a bypassare le protezioni in 10 su 11 agenti analizzati, sfruttando tecniche di shell injection e vecchi “trucchi” di interpretazione dei comandi Bash. Questo permette a input apparentemente innocui di trasformarsi in istruzioni malevole eseguite dal sistema, con possibili conseguenze come data exfiltration, furto di credenziali o esecuzione di comandi distruttivi.
Il punto critico non è un singolo bug, ma un problema strutturale: molti agenti controllano i comandi prima dell’esecuzione come semplice testo, mentre la shell li interpreta in modo più complesso, creando una discrepanza che gli attaccanti possono sfruttare.
Gli esperti sottolineano che solo uno dei sistemi testati ha dimostrato difese realmente robuste, mentre gli altri richiedono miglioramenti su sandboxing, parsing sicuro dei comandi e zero-trust execution layer. Il caso si inserisce in una serie crescente di allarmi sulla sicurezza degli AI agent autonomi, sempre più utilizzati in contesti reali con accesso a file system e credenziali sensibili.
🔗 Fonte: Security Affairs
#cybersecurity #AI #GuardFall #infosec #shellinjection #aiagents #vulnerability #securityresearch
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🌍 Europa verso l’autonomia digitale: chip, cloud e AI al centro della strategia UE
L’Unione Europea accelera sulla sovranità tecnologica con un piano che punta a ridurre la dipendenza da fornitori statunitensi e asiatici nei settori più strategici. Tra le priorità figurano lo sviluppo di semiconduttori europei, il potenziamento delle infrastrutture cloud e l’espansione delle capacità dedicate all’intelligenza artificiale.
Bruxelles prevede nuove iniziative come il Chips Act 2.0 e investimenti per aumentare significativamente la capacità dei data center europei, con l’obiettivo di rafforzare resilienza, sicurezza e controllo sui dati critici. La spinta nasce anche dalle crescenti preoccupazioni geopolitiche e dalla forte concentrazione del mercato tecnologico nelle mani di pochi attori globali.
La sfida non riguarda solo la competitività economica: per l’UE, il controllo di tecnologie chiave come AI, cloud e chip è ormai una questione di sicurezza strategica e indipendenza digitale.
🔗 Fonte: Euronews
#cybersecurity #AI #Cloud #Semiconduttori #TechSovereignty #DigitalSovereignty #Europa #Infosec #TechnologyNews
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L’Unione Europea accelera sulla sovranità tecnologica con un piano che punta a ridurre la dipendenza da fornitori statunitensi e asiatici nei settori più strategici. Tra le priorità figurano lo sviluppo di semiconduttori europei, il potenziamento delle infrastrutture cloud e l’espansione delle capacità dedicate all’intelligenza artificiale.
Bruxelles prevede nuove iniziative come il Chips Act 2.0 e investimenti per aumentare significativamente la capacità dei data center europei, con l’obiettivo di rafforzare resilienza, sicurezza e controllo sui dati critici. La spinta nasce anche dalle crescenti preoccupazioni geopolitiche e dalla forte concentrazione del mercato tecnologico nelle mani di pochi attori globali.
La sfida non riguarda solo la competitività economica: per l’UE, il controllo di tecnologie chiave come AI, cloud e chip è ormai una questione di sicurezza strategica e indipendenza digitale.
🔗 Fonte: Euronews
#cybersecurity #AI #Cloud #Semiconduttori #TechSovereignty #DigitalSovereignty #Europa #Infosec #TechnologyNews
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🤖 L’AI entra nel cybercrime: scoperto malware PowerShell creato con l’aiuto di un LLM
I ricercatori di Huntress hanno documentato un caso reale in cui un attaccante ha utilizzato un script PowerShell generato dall’intelligenza artificiale per effettuare attività di ricognizione su un ambiente Active Directory compromesso. Dopo aver ottenuto l’accesso tramite credenziali RDP rubate, il threat actor ha impiegato uno strumento personalizzato per mappare utenti, gruppi, computer e domini prima di procedere all’esfiltrazione dei dati.
Secondo gli analisti, il codice presentava chiari indizi di generazione tramite LLM, inclusi nomi tipici da prompt AI, logiche ridondanti e commenti automatici. L’aspetto più rilevante non è la sofisticazione del malware, ma la capacità dell’AI di consentire la creazione rapida di strumenti custom e difficili da rilevare tramite signature tradizionali.
Il caso conferma una tendenza già osservata negli ultimi mesi: l’intelligenza artificiale non sta rivoluzionando le tecniche di attacco, ma sta rendendo più veloce e accessibile lo sviluppo di malware e tool offensivi per cybercriminali di ogni livello.
🔗 Fonte: The Hacker News
#cybersecurity #AI #PowerShell #malware #ActiveDirectory #threatintelligence #infosec #cybercrime #LLM #hacking
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I ricercatori di Huntress hanno documentato un caso reale in cui un attaccante ha utilizzato un script PowerShell generato dall’intelligenza artificiale per effettuare attività di ricognizione su un ambiente Active Directory compromesso. Dopo aver ottenuto l’accesso tramite credenziali RDP rubate, il threat actor ha impiegato uno strumento personalizzato per mappare utenti, gruppi, computer e domini prima di procedere all’esfiltrazione dei dati.
Secondo gli analisti, il codice presentava chiari indizi di generazione tramite LLM, inclusi nomi tipici da prompt AI, logiche ridondanti e commenti automatici. L’aspetto più rilevante non è la sofisticazione del malware, ma la capacità dell’AI di consentire la creazione rapida di strumenti custom e difficili da rilevare tramite signature tradizionali.
Il caso conferma una tendenza già osservata negli ultimi mesi: l’intelligenza artificiale non sta rivoluzionando le tecniche di attacco, ma sta rendendo più veloce e accessibile lo sviluppo di malware e tool offensivi per cybercriminali di ogni livello.
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🛒 Lidl conferma un data breach: esposti i dati dei clienti dell’e-commerce in Europa
Lidl ha notificato una violazione dei dati che ha coinvolto clienti degli store online in Germania, Belgio e Paesi Bassi. L’incidente non ha colpito direttamente i sistemi dell’e-commerce, ma un fornitore IT esterno, compromesso da attaccanti che hanno ottenuto accesso a un archivio contenente informazioni personali dei clienti.
Tra i dati sottratti figurano nome, email, numero di telefono, data di nascita e numero cliente. Lidl ha precisato che password, dati bancari, indirizzi di consegna e informazioni di pagamento non risultano compromessi e che gli account clienti non sono stati violati.
L’azienda ha avvisato gli utenti del rischio di phishing mirato e furti d’identità, raccomandando particolare attenzione a email e messaggi sospetti che potrebbero sfruttare le informazioni sottratte. Le autorità per la protezione dei dati sono state informate e sono in corso indagini forensi per chiarire l’origine e la portata dell’attacco.
🔗 Fonte: BleepingComputer
#cybersecurity #databreach #Lidl #privacy #infosec #phishing #cybercrime #dataprotection #retailsecurity
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Lidl ha notificato una violazione dei dati che ha coinvolto clienti degli store online in Germania, Belgio e Paesi Bassi. L’incidente non ha colpito direttamente i sistemi dell’e-commerce, ma un fornitore IT esterno, compromesso da attaccanti che hanno ottenuto accesso a un archivio contenente informazioni personali dei clienti.
Tra i dati sottratti figurano nome, email, numero di telefono, data di nascita e numero cliente. Lidl ha precisato che password, dati bancari, indirizzi di consegna e informazioni di pagamento non risultano compromessi e che gli account clienti non sono stati violati.
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