Centrum Report
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Collettivo giornalistico che dal 2018 racconta l'Europa centrale. Ci occupiamo di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.



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Ci siamo rimessi in moto.

Dopo il primo Václav dell’anno, è arrivato ieri nelle caselle di posta degli iscritti il primo numero di Magda, la nostra newsletter.

Per chi non la conoscesse, Magda è il posto in cui raccogliamo i nostri interventi e i nostri lavori sui media, e dove diamo spazio a notizie di taglio più culturale.

Questo mese potete trovare notizie sul Trieste Film Festival e sui premi Paszport del settimanale polacco Polityka; la lettera di Paolo Rumiz a Donald Tusk; un approfondimento di Politico sulle prossime elezioni ungheresi; due libri che abbiamo deciso di suggerire e…che ci fa il sindaco di Varsavia con in mano una copia di M. Il figlio del secolo?

Beh venite a leggerlo!

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Una cappa di gelo come non si vedeva da almeno dieci ha caratterizzato il mese di gennaio nell'Europa centro - orientale. A dispetto del freddo sono però successe diverse cose, che vi riportiamo nel nuovo episodio di Václav podcast, che potete ascoltare al link che trovate in calce.

Di seguito qualche anticipazione:

🇭🇺 In Ungheria cominciano a delinearsi all'orizzonte le elezioni politiche del 12 aprile e la campagna elettorale entra nel vivo. I sondaggi assegnano buone probabilità di farcela al Tisza Part, il partito di Péter Magyar. Allo stesso tempo gli attacchi di Fidesz e di Orbán, che potrebbe perdere la guida politica del Paese dopo 16 anni, si fanno sempre più intensi.

🇵🇱 In Polonia governo e presidente continuano a sfidarsi sulle competenze. Le linee politiche di Karol Nawrocki e di Donald Tusk divergono soprattutto per quanto riguarda la politica estera e i rapporti con gli Stati Uniti. Nawrocki spinge per accettare l'invito di Trump a partecipare al Board of Peace (previo pagamento di un miliardo di dollari), ma la maggioranza parlamentare non è intenzionata a ratificare la richiesta.

🇨🇿 Un altro scontro istituzionale è in corso in Repubblica Ceca, in questo caso tra il presidente Petr Pavel e il ministro degli Esteri Petr Macinka. Nelle scorse settimane Pavel ha denunciato come Macinka abbia inviato dei messaggi dai toni ricattatori a uno dei suoi consiglieri per far tornare il presidente sui suoi passi sulla decisione di non accettare la nomina di Filip Turek a ministro dell'Ambiente. Turek è il leader del partito di Macinka e nei mesi scorsi sono emersi dei suoi vecchi post social a carattere razzista, filonazista e misogino.

🇸🇰 Dalla Slovacchia giunge invece il retroscena più incredibile, o meglio da "Politico" che ha rivelato come il premier Fico si sarebbe detto spaventato dalle condizioni mentali di Donald Trump dopo averlo incontrato a Mar-a-Lago. E un'altra notizia lega la Slovacchia agli Stati Uniti. Uno dei collaboratori più fidati di Fico, Miroslav Lajčák, è stato costretto alla dimissioni dopo che il suo nome era uscito tra gli Epstein files.

https://www.spreaker.com/episode/28-prove-tecniche-di-governo-per-l-opposizione-ungherese-e-altre-storie-dall-europa-centrale--69884654
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Le elezioni ungheresi si avvicinano e la campagna elettorale si fa feroce. Viktor Orbán si gioca la carta Ucraina per cercare a risollevarsi nei sondaggi che lo vedono alle spalle del suo principale avversario, Péter Magyar.

A tenere banco nelle ultime settimane è stata la vicenda dell'oleodotto Druzhba (dell'Amicizia), che attraverso il territorio ucraino trasporta il greggio russo verso i Paesi dell'Europa Centrale. Il flusso si è interrotto il 27 gennaio dopo un attacco russo. Orbán e il premier slovacco Fico accusano Zelensky di bloccare volontariamente il flusso. Dal punto di vista di ungherese si tratterebbe di un modo in cui Kyiv vorrebbe influire sulle elezioni del 12 aprile e favorire Magyar.

Di questo e di altro parliamo nel nuovo episodio di Václav Podcast, il podcast di Centrum Report che vi racconta quello che succede nell'Europa centro-orientale.

Ovviamente non ci siamo dimenticati di Polonia e Repubblica Ceca, dove le cose al momento sembrano più tranquille. Ma come abbiamo ben imparato il fuoco cova sempre sotto la cenere, quindi antenne dritte e correte ad ascoltare il nuovo episodio che potete trovare al seguente link:

https://www.spreaker.com/episode/29-l-ungheria-tra-allerte-terrorismo-e-strategie-elettorali-e-alltre-storie-dall-europa-centrale--70478841
Forwarded from Polonia e dintorni
Nel weekend è uscito un mio pezzo per Valigia Blu in cui faccio il punto sulle elezioni ungheresi che sono ormai dietro l'angolo (il 12 aprile). Per la prima volta Viktor Orbán rischia grosso, ma può contare su una rete di alleanze che in maniera più o meno oscura lo sostengono. Insomma riflettori puntati a Budapest e dintorni per una tornata elettorale destinata a lasciare il solco nel futuro prossimo dell'Europa.

https://www.valigiablu.it/elezioni-ungheria-orban-magyar-russia-usa-europa/
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Cari lettori e lettrici di Centrum Report, oggi doppio appuntamento.

Come probabilmente sapete domani si terranno le importantissime elezioni ungheresi. Abbiamo preparato per voi uno speciale per capire qual è il contesto, chi sono i protagonisti e come potrebbero andare (spoiler: difficilissimo a dirsi):

https://www.centrumreport.com/longform/2026/4/8/speciale-parlamentari-ungheresi-2026

Inoltre oggi è anche giorno di Václav il nostro podcast, che apriamo ovviamente con l'Ungheria, ma in cui vi raccontiamo cos'è successo nell'ultimo mese in Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Perché di cose ne succedono, eh se ne succedono.

L'episodio è qui:

https://www.spreaker.com/episode/30-il-popolo-ungherese-al-voto-e-altre-storie-dall-europa-centrale--71252321


Buona lettura e buon ascolto!
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Forwarded from Meridiano 13
🗳🇭🇺 Elezioni in Ungheria

E per respirare l’atmosfera che si vive nel paese a poche ore dal voto, in esclusiva per voi alcuni scatti da Budapest.

📸 Meridiano 13
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Seggi aperti dalle 6 di questa mattina in Ungheria lo saranno fino alle 19. Il dato di affluenza delle 9 è stato molto alto: 16,9%. Alla stessa ora quattro anni fa si era recato alle urne il 10,3% degli aventi diritto.

Secondo Balázs Orbán, responsabile della campagna di Fidesz, l'alta affluenza ha sempre favorito il partito al governo. Tuttavia il fatto che a Budapest si sia registrato un aumento dei due terzi dei partecipanti, lascia pensare che stavolta la storia possa essere diversa.
Forwarded from Meridiano 13
🗳🇭🇺 L’Ungheria al voto e la sfida di Orbán

Oggi, 12 aprile, otto milioni di ungheresi sono chiamati alle urne per quelle che vengono considerate le elezioni più importanti della storia recente del paese.

Per la prima volta dopo sedici anni, Viktor Orbán rischia di non essere rieletto, sfidato dal suo oppositore Péter Magyar, ex uomo di Fidesz e oggi leader del partito di centrodestra Tisza. I sondaggi danno Magyar in vantaggio sul premier uscente.

Non sarà, però, solo il voto di Budapest a decidere il risultato di questa tornata elettorale: la diaspora ungherese e le minoranze magiare nei paesi del sud-est europeo avranno il proprio peso sugli equilibri politici interni.

Leggi i nostri approfondimenti per saperne di più.

📸 Meridiano 13
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Si marcia spediti verso il record di affluenza in queste elezioni. Alle 11 si sono recati alle urne il 38% dei votanti. Per dare un'idea alla stessa ora quattro anni fa era stato il 25,5%. Una partecipazione molto alta era stata messa in preventivo. Il record appartiene alle elezioni del 2002. In quell'occasione andò a votare il 70,5%.
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Alle 13 l'affluenza è salita al 54,1% circa il 14% in piú rispetto a quattro anni fa. In ogni caso quella di oggi sarà una giornata storica per l'Ungheria
Dalla diretta di HVG.hu un estratto delle dichiarazioni di Péter Magyar rilasciate in un videomessaggio.

"Stasera finirà l'incubo in cui abbiamo vissuto negli ultimi anni. Questo giorno è la festa della democrazia, e sono orgoglioso di essere ungherese – oggi in modo particolare".

Il leader dell'opposizione ha sottolineato le lunghe code davanti ai seggi elettorali. Magyar chiede a tutti di partecipare a "questo dignitoso cambio di regime", di votare come ungheresi orgogliosi, a testa alta, affinché "possiamo costruire un'Ungheria pacifica, sicura, funzionante, umana ed europea".

Secondo Péter Magyar, questo è un voto decisivo che riguarda il "riprenderci la nostra patria" – ha affermato il presidente del partito Tisza.

"Sia il 12 aprile la festa della moderna democrazia ungherese, che entrerà nei libri di storia; portiamo a termine insieme il cambio di regime e apriamo un nuovo capitolo umano nella storia ungherese".
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Questo invece il messaggio di Orbán su Facebook.

"Tantissime persone stanno votando. Questo significa una cosa sola: se vogliamo difendere la sicurezza dell'Ungheria, nessun patriota può restare a casa!
Solo Fidesz!
Avanti, verso la vittoria!"
Alle 15 l'affluenza era del 66%. Mancano ancora 4 ore alla chiusura dei seggi. Sembra certo che si va verso il record di affluenza, che ricordiamo appartiene alle elezioni del 2002 quando a votare andò il 70,5% delle persone.
Vignetta del fumettista satirico Andrzej Rysuje (Andrzej Milewski) per Gazeta Wyborcza.
Węgry in polacco significa Ungheria.
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