Mt 8,5-17
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli ven- ne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo segui- vano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.
Il dolore più grande non è quando si soffre, ma quando a soffrire è qualcuno che si ama. È lì che si sperimenta la più cruda impotenza. L'amore vuole l'amato felice ed è disposto a rimetterci del proprio pur di vedere chi gli è caro stare meglio.
Oggi questo centurione ne fa esperienza. Quanto gli doveva essere caro quel servo! Ammira come l'amore e il dolore riescono a strappargli uno dei più profondi atti fede di tutto il Vangelo.
Anche tu puoi fare dell'amore e del dolore di ogni giorno un grande atto di fede a Dio. Parlane a Gesù, Lui unisce Cielo e terra, porta Dio all’uomo, porta Dio nell’uomo.
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli ven- ne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo segui- vano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.
Il dolore più grande non è quando si soffre, ma quando a soffrire è qualcuno che si ama. È lì che si sperimenta la più cruda impotenza. L'amore vuole l'amato felice ed è disposto a rimetterci del proprio pur di vedere chi gli è caro stare meglio.
Oggi questo centurione ne fa esperienza. Quanto gli doveva essere caro quel servo! Ammira come l'amore e il dolore riescono a strappargli uno dei più profondi atti fede di tutto il Vangelo.
Anche tu puoi fare dell'amore e del dolore di ogni giorno un grande atto di fede a Dio. Parlane a Gesù, Lui unisce Cielo e terra, porta Dio all’uomo, porta Dio nell’uomo.
Mt 16,13-19
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
In questa bella solennità dei santi Pietro e Paolo, Gesù vuol ricordarci Chi è il principio di tutto, ed è la frase detta da Pietro: "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente".
C'è però anche una reciprocità straordinaria: Pietro riconosce Cristo, ma anche Cristo fa conoscere a Pietro chi è e sarà! Riconoscere Cristo significa conoscere sé stessi, la propria identità. Anche noi incontriamo Gesù nella Parola e nell'Eucarestia e lo riconosciamo come Figlio del Dio vivente; dovremmo, alla Sua Luce, capire chi siamo veramente.
Come Pietro ha capito di essere il fondamento della Chiesa, noi cosa comprendiamo di noi stessi? Pietro ha ricevuto la sua propria identità, io che identità ricevo davanti a Gesù?
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
In questa bella solennità dei santi Pietro e Paolo, Gesù vuol ricordarci Chi è il principio di tutto, ed è la frase detta da Pietro: "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente".
C'è però anche una reciprocità straordinaria: Pietro riconosce Cristo, ma anche Cristo fa conoscere a Pietro chi è e sarà! Riconoscere Cristo significa conoscere sé stessi, la propria identità. Anche noi incontriamo Gesù nella Parola e nell'Eucarestia e lo riconosciamo come Figlio del Dio vivente; dovremmo, alla Sua Luce, capire chi siamo veramente.
Come Pietro ha capito di essere il fondamento della Chiesa, noi cosa comprendiamo di noi stessi? Pietro ha ricevuto la sua propria identità, io che identità ricevo davanti a Gesù?
Mt 8,23-27
In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
I venti e il mare obbediscono. E l'obbedienza porta ad una "grande bonaccia". Come mai per noi uomini è così difficile vivere questa cieca obbedienza?
Forse l'ostacolo, come per i discepoli, è la nostra poca fede, la paura di rimanere soli e di essere perduti. Lo sconvolgimento del mare sembra un’immagine del nostro cuore e dei suoi turbamenti interiori... Se far tacere la paura è impossibile, possiamo tuttavia non darle uno spazio eccessivo. È la fede che ci deve guidare, non la paura. La paura ci fa calcolare, la fede invece libera le energie più nascoste. La paura fa misurare tutto con le proprie forze, la fede permette di affrontare ogni cosa con la forza di Dio!
In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
I venti e il mare obbediscono. E l'obbedienza porta ad una "grande bonaccia". Come mai per noi uomini è così difficile vivere questa cieca obbedienza?
Forse l'ostacolo, come per i discepoli, è la nostra poca fede, la paura di rimanere soli e di essere perduti. Lo sconvolgimento del mare sembra un’immagine del nostro cuore e dei suoi turbamenti interiori... Se far tacere la paura è impossibile, possiamo tuttavia non darle uno spazio eccessivo. È la fede che ci deve guidare, non la paura. La paura ci fa calcolare, la fede invece libera le energie più nascoste. La paura fa misurare tutto con le proprie forze, la fede permette di affrontare ogni cosa con la forza di Dio!
Mt 8,28-34
In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.
Il sepolcro è il luogo in cui il male conduce le nostre vite in schiavitù. Ma le tenebre non possono nulla dinnanzi alla luce di Cristo!
Il demonio, furioso, riconosce il Figlio di Dio. Grida e si ribella perché sa che non potrà prevalere dinnanzi a Colui che ha vinto la morte, riscattandoci da ogni peccato.
La mandria, come l’esercito del faraone nel cantico di Mosè, è la colpa che è precipitata nel mare e sempre sconfitta!
Eppure l’intera città si fa incontro a Gesù pregandolo di allontanarsi!
Così tante volte noi, liberati, redenti e risorti, continuiamo a “difendere il nostro territorio”, non riconosciamo il Figlio di Dio e allontaniamo la Sua promessa di salvezza!
In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.
Il sepolcro è il luogo in cui il male conduce le nostre vite in schiavitù. Ma le tenebre non possono nulla dinnanzi alla luce di Cristo!
Il demonio, furioso, riconosce il Figlio di Dio. Grida e si ribella perché sa che non potrà prevalere dinnanzi a Colui che ha vinto la morte, riscattandoci da ogni peccato.
La mandria, come l’esercito del faraone nel cantico di Mosè, è la colpa che è precipitata nel mare e sempre sconfitta!
Eppure l’intera città si fa incontro a Gesù pregandolo di allontanarsi!
Così tante volte noi, liberati, redenti e risorti, continuiamo a “difendere il nostro territorio”, non riconosciamo il Figlio di Dio e allontaniamo la Sua promessa di salvezza!
Mt 9,1-8
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire: "Àlzati e cammina"? Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati - disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va' a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Delle volte sembra che Gesù non risponda alle nostre attese. Come nel Vangelo di oggi, invece di guarire il corpo malato del paralitico, gli annuncia che i suoi peccati sono perdonati. Sembra un inganno, un modo intelligente per aggirare l’ostacolo. Eppure, proprio questa è una Parola da custodire, perché indica qual è la missione della Chiesa. Siamo tutti attenti e fin troppo preoccupati a curare la salute fisica, ma la Chiesa ha come missione di essere attenta ai bisogni spirituali prima che a quelli materiali. Il racconto del paralitico ci ricorda che nella vita c'è un essenziale: la salvezza.
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire: "Àlzati e cammina"? Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati - disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va' a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Delle volte sembra che Gesù non risponda alle nostre attese. Come nel Vangelo di oggi, invece di guarire il corpo malato del paralitico, gli annuncia che i suoi peccati sono perdonati. Sembra un inganno, un modo intelligente per aggirare l’ostacolo. Eppure, proprio questa è una Parola da custodire, perché indica qual è la missione della Chiesa. Siamo tutti attenti e fin troppo preoccupati a curare la salute fisica, ma la Chiesa ha come missione di essere attenta ai bisogni spirituali prima che a quelli materiali. Il racconto del paralitico ci ricorda che nella vita c'è un essenziale: la salvezza.
Gv 20,24-29
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Tommaso pensa che vedere e toccare gli permetterà di riconoscere Gesù. Ma tra chi, lungo la Sua Vita, lo hanno toccato, ci sono anche quelli che lo hanno Crocifisso. Il corpo, il tocco, senza lo Spirito non può rivelare nulla. Chi è morto dentro non può cogliere la Resurrezione. Nella misura in cui accogliamo lo Spirito di Cristo Risorto, riusciamo allora ad accogliere la Resurrezione e il Risorto. Il nostro corpo, i nostri sensi, saranno davvero funzionanti, in grado di portarci alla Verità, solo se sono abitati dallo Spirito di Dio. Allora possiamo toccare Cristo nel fratello, nella Parola, nell’Eucarestia. E come Tommaso esclamare: mio Signore e mio Dio!
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Tommaso pensa che vedere e toccare gli permetterà di riconoscere Gesù. Ma tra chi, lungo la Sua Vita, lo hanno toccato, ci sono anche quelli che lo hanno Crocifisso. Il corpo, il tocco, senza lo Spirito non può rivelare nulla. Chi è morto dentro non può cogliere la Resurrezione. Nella misura in cui accogliamo lo Spirito di Cristo Risorto, riusciamo allora ad accogliere la Resurrezione e il Risorto. Il nostro corpo, i nostri sensi, saranno davvero funzionanti, in grado di portarci alla Verità, solo se sono abitati dallo Spirito di Dio. Allora possiamo toccare Cristo nel fratello, nella Parola, nell’Eucarestia. E come Tommaso esclamare: mio Signore e mio Dio!
Mt 9,14-17
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.
Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano».
Leggendo questo brano solitamente ci si riferisce più all'assenza che alla presenza, ricordiamo cioè che lo Sposo ci verrà tolto. Eppure dalla Resurrezione Lui è vivo in mezzo a noi!
Questo dovrebbe far scattare in noi un'altra modalità di vivere in questa presenza/assenza, perchè ci obbliga alla ricerca, come in un gioco d'amore, alla rincorsa. Gesù vuole che Lo cerchiamo, che Lo vediamo lì dove si manifesta: nella Parola, nella liturgia, nel fratello; vuole essere cercato perché quando sarà compiuto il tempo possiamo goderLo per sempre.
Vuole essere cercato ogni giorno perché al Banchetto Eucaristico, che è un Banchetto di Nozze, Lui non manca mai. Fai di tutto per non mancare nemmeno tu!
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.
Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano».
Leggendo questo brano solitamente ci si riferisce più all'assenza che alla presenza, ricordiamo cioè che lo Sposo ci verrà tolto. Eppure dalla Resurrezione Lui è vivo in mezzo a noi!
Questo dovrebbe far scattare in noi un'altra modalità di vivere in questa presenza/assenza, perchè ci obbliga alla ricerca, come in un gioco d'amore, alla rincorsa. Gesù vuole che Lo cerchiamo, che Lo vediamo lì dove si manifesta: nella Parola, nella liturgia, nel fratello; vuole essere cercato perché quando sarà compiuto il tempo possiamo goderLo per sempre.
Vuole essere cercato ogni giorno perché al Banchetto Eucaristico, che è un Banchetto di Nozze, Lui non manca mai. Fai di tutto per non mancare nemmeno tu!
Mt 9,18-26
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Può la fede commuovere Dio? Il Vangelo di oggi ci dice di sì. Un padre disperato e una donna umiliata e sofferente sono simbolo di un'umanità che soffre e lotta ogni giorno senza rassegnarsi, un'umanità che rischia di essere travolta dal male perché non sa come affrontarlo.
Ma come si giunge a commuovere Dio? “Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà”. Dinanzi alla morte tutti si fermano, ammutoliti dal dolore. Quest’uomo, invece, crede fermamente che Gesù è capace di ridare la vita alla sua bambina. Questa è la fede che tocca il cuore di Dio e lo costringe ad intervenire. Bisogna credere nella Risurrezione!
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Può la fede commuovere Dio? Il Vangelo di oggi ci dice di sì. Un padre disperato e una donna umiliata e sofferente sono simbolo di un'umanità che soffre e lotta ogni giorno senza rassegnarsi, un'umanità che rischia di essere travolta dal male perché non sa come affrontarlo.
Ma come si giunge a commuovere Dio? “Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà”. Dinanzi alla morte tutti si fermano, ammutoliti dal dolore. Quest’uomo, invece, crede fermamente che Gesù è capace di ridare la vita alla sua bambina. Questa è la fede che tocca il cuore di Dio e lo costringe ad intervenire. Bisogna credere nella Risurrezione!
Mt 9,32-38
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Folle stanche e sfinite. Erano come pecore senza pastore. Oggi il Pastore c'è, Gesù è vivo in mezzo a noi, nei Sacramenti, nella Parola, nei battezzati, negli sposi e nelle famiglie, nei sacerdoti, dove due o più sono riuniti nel Suo Nome. Eppure stanchezza e sfinitezza sono ancora qui, forse più di prima. Cosa è andato storto? È la scarsità di operai che lavorano nella messe? Il Vangelo ci suggerisce alcuni spunti: manca lo stupore da cui si facevano prendere le folle, manca il sentire su di sé la compassione di Dio, manca la preghiera che tutto affida e tutto spera. Così sarebbe più facile lasciarsi curare dal Buon Pastore.
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Folle stanche e sfinite. Erano come pecore senza pastore. Oggi il Pastore c'è, Gesù è vivo in mezzo a noi, nei Sacramenti, nella Parola, nei battezzati, negli sposi e nelle famiglie, nei sacerdoti, dove due o più sono riuniti nel Suo Nome. Eppure stanchezza e sfinitezza sono ancora qui, forse più di prima. Cosa è andato storto? È la scarsità di operai che lavorano nella messe? Il Vangelo ci suggerisce alcuni spunti: manca lo stupore da cui si facevano prendere le folle, manca il sentire su di sé la compassione di Dio, manca la preghiera che tutto affida e tutto spera. Così sarebbe più facile lasciarsi curare dal Buon Pastore.
Mt 10,1-7
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
Giuda fu chiamato come gli altri, ma non ha saputo custodire la grazia. Quel giorno anche lui è partito insieme agli altri, per vivere una bella esperienza missionaria. Ma ad un certo punto, invece di seguire Gesù ha iniziato a inseguire i suoi pensieri. Non si è più fidato del Maestro. Per questo si è perso. Chi segue se stesso, prima o poi si trova in un vicolo cieco, dinanzi ad un muro invalicabile. Chi segue Gesù cammina per una strada luminosa, la certezza di stare in compagnia di Dio permette di superare difficoltà e pericoli. Oggi chiediamo la grazia della fedeltà, in modo particolare per coloro che nella Chiesa hanno ricevuto compiti di responsabilità.
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
Giuda fu chiamato come gli altri, ma non ha saputo custodire la grazia. Quel giorno anche lui è partito insieme agli altri, per vivere una bella esperienza missionaria. Ma ad un certo punto, invece di seguire Gesù ha iniziato a inseguire i suoi pensieri. Non si è più fidato del Maestro. Per questo si è perso. Chi segue se stesso, prima o poi si trova in un vicolo cieco, dinanzi ad un muro invalicabile. Chi segue Gesù cammina per una strada luminosa, la certezza di stare in compagnia di Dio permette di superare difficoltà e pericoli. Oggi chiediamo la grazia della fedeltà, in modo particolare per coloro che nella Chiesa hanno ricevuto compiti di responsabilità.
Mt 10,7-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Andate ed annunciate: Il Regno dei cieli è vicino; ecco la novità che Gesù ci porta. Per gli altri giudei la venuta del Regno dipendeva dal loro sforzo. Per i farisei, ad esempio, il Regno sarebbe giunto solo dopo l’osservanza perfetta della Legge. Per gli esseni, quando il paese si fosse purificato. Ma Gesù ha un modo diverso di leggere i fatti della vita. Dice che è già giunta l’ora. Quando lui dice che il Regno è vicino non vuol dire che stava giungendo solo in quel momento, ma che era già lì, indipendentemente dallo sforzo fatto dalla gente. Era qualcosa di gratuito! E così anche oggi. Riusciamo a riconsocerlo e ad accoglierlo?
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Andate ed annunciate: Il Regno dei cieli è vicino; ecco la novità che Gesù ci porta. Per gli altri giudei la venuta del Regno dipendeva dal loro sforzo. Per i farisei, ad esempio, il Regno sarebbe giunto solo dopo l’osservanza perfetta della Legge. Per gli esseni, quando il paese si fosse purificato. Ma Gesù ha un modo diverso di leggere i fatti della vita. Dice che è già giunta l’ora. Quando lui dice che il Regno è vicino non vuol dire che stava giungendo solo in quel momento, ma che era già lì, indipendentemente dallo sforzo fatto dalla gente. Era qualcosa di gratuito! E così anche oggi. Riusciamo a riconsocerlo e ad accoglierlo?
Mt 10,16-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».
Potrebbe sembrare una pagina oscura quella di oggi, in realtà è una pagina che infonde grande gioia e sicurezza, perché Gesù ci vuol far capire quale forza Egli ha posto dentro di noi: è la capacità di amare come ama Dio, la capacità di vincere il male con il bene, di amare chi odia, quindi non più un amore selettivo ma un amore dato gratuitamente perché gratuitamente l’abbiamo ricevuto. Certo Gesù è consapevole che viviamo come in mezzo ai lupi, in un mare di fatiche (compresa a volte la stessa vita di famiglia), ma la garanzia che Gesù ci dà è questa: siamo abilitati ad amare oltre le nostre capacità!
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».
Potrebbe sembrare una pagina oscura quella di oggi, in realtà è una pagina che infonde grande gioia e sicurezza, perché Gesù ci vuol far capire quale forza Egli ha posto dentro di noi: è la capacità di amare come ama Dio, la capacità di vincere il male con il bene, di amare chi odia, quindi non più un amore selettivo ma un amore dato gratuitamente perché gratuitamente l’abbiamo ricevuto. Certo Gesù è consapevole che viviamo come in mezzo ai lupi, in un mare di fatiche (compresa a volte la stessa vita di famiglia), ma la garanzia che Gesù ci dà è questa: siamo abilitati ad amare oltre le nostre capacità!
Mt 19,27-29
In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Quante volte ci manca la pazienza di attendere con fiducia il dono di Dio? Oppure quante volte siamo impazienti di vedere il compimento delle Sue promesse?
La verità è che esiste un futuro che nemmeno l'uomo è capace di misurare; un tempo che solo Dio conosce. Si fanno previsioni metereologiche, si cerca di prevedere l'andamento dei titoli in borsa, ma è solo con Dio che si possono avere certezze. E queste certezze non riguardano le cose o gli avvenimenti ma la certezza è semplicemente una sola: la Sua fedeltà.
Il dono sarà molto più grande di quello che si è potuto mai desiderare. Liberiamoci dagli interessi umani, e saremo più sereni nel fare gli interessi di Dio!
In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Quante volte ci manca la pazienza di attendere con fiducia il dono di Dio? Oppure quante volte siamo impazienti di vedere il compimento delle Sue promesse?
La verità è che esiste un futuro che nemmeno l'uomo è capace di misurare; un tempo che solo Dio conosce. Si fanno previsioni metereologiche, si cerca di prevedere l'andamento dei titoli in borsa, ma è solo con Dio che si possono avere certezze. E queste certezze non riguardano le cose o gli avvenimenti ma la certezza è semplicemente una sola: la Sua fedeltà.
Il dono sarà molto più grande di quello che si è potuto mai desiderare. Liberiamoci dagli interessi umani, e saremo più sereni nel fare gli interessi di Dio!
Mt 10,34-11,1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Sembrano parole dure quelle del Vangelo di oggi. Eppure è Gesù che ci prende per mano per fare scelte più profonde perché l’amore di moglie, marito, padre, madre, figlio… è un amore povero quando non è amato in Dio. È un amore che è dettato dal “mi sento, mi piace, sono contento, mi fa piacere” e altre cose che noi facciamo per la nostra natura umana. Ma quando amiamo in Dio è un amore moltiplicato. Chi ci ama di più al mondo? È il Signore Gesù. Perché? Perché vede in noi l’immagine del Padre. Che il Signore Gesù ci aiuti sempre ad amare con il suo cuore.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Sembrano parole dure quelle del Vangelo di oggi. Eppure è Gesù che ci prende per mano per fare scelte più profonde perché l’amore di moglie, marito, padre, madre, figlio… è un amore povero quando non è amato in Dio. È un amore che è dettato dal “mi sento, mi piace, sono contento, mi fa piacere” e altre cose che noi facciamo per la nostra natura umana. Ma quando amiamo in Dio è un amore moltiplicato. Chi ci ama di più al mondo? È il Signore Gesù. Perché? Perché vede in noi l’immagine del Padre. Che il Signore Gesù ci aiuti sempre ad amare con il suo cuore.
Mt 11,20-24
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodòma sarà trattata meno duramente di te!».
Gli abitanti di Cafarnao pensavano di stare al sicuro, ma Gesù ricorda loro che l’unica salvezza è quella che viene da Dio.
Senza mezze misure abbiamo bisogno di sapere che, senza Cristo, la nostra vita non sussiste, è un dono destinato a morire. Sant'Ambrogio scriveva: "In Cristo abbiamo tutto... ogni cosa è in potere del Signore. Se vuoi curare una ferita, egli è medico; se sei riarso da febbre, è fontana; se sei oppresso dall'iniquità, è giustizia; se hai bisogno di aiuto, è forza; se temi la morte, è vita; se desideri il cielo, è via; se fuggi le tenebre, è luce; se cerchi cibo, è alimento".
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodòma sarà trattata meno duramente di te!».
Gli abitanti di Cafarnao pensavano di stare al sicuro, ma Gesù ricorda loro che l’unica salvezza è quella che viene da Dio.
Senza mezze misure abbiamo bisogno di sapere che, senza Cristo, la nostra vita non sussiste, è un dono destinato a morire. Sant'Ambrogio scriveva: "In Cristo abbiamo tutto... ogni cosa è in potere del Signore. Se vuoi curare una ferita, egli è medico; se sei riarso da febbre, è fontana; se sei oppresso dall'iniquità, è giustizia; se hai bisogno di aiuto, è forza; se temi la morte, è vita; se desideri il cielo, è via; se fuggi le tenebre, è luce; se cerchi cibo, è alimento".
Mt 11,25-27
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
Il Signore vuole farci prendere coscienza del Dono che abbiamo ricevuto: l'immenso onore di conoscere il Padre!
Possiamo oggi comprendere perché Gesù dice che queste cose vengono rivelate ai piccoli, ai poveri, a chi è umile. Solo chi ha fatto il vuoto dentro di sé, chi si è svuotato, chi sente la propria povertà, avrà il desiderio di ricevere questo Dono: Dio che dona tutto di sé, dona chi è e ciò che ha.
È quello che avviene nell'Eucarestia. Se ti senti piccolo, fragile sappi che è la condizione privilegiata per scoprire ciò che è contenuto in quel Pane Consacrato. È indispensabile essere vuoti per avvertire il bisogno di questo Dono.
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
Il Signore vuole farci prendere coscienza del Dono che abbiamo ricevuto: l'immenso onore di conoscere il Padre!
Possiamo oggi comprendere perché Gesù dice che queste cose vengono rivelate ai piccoli, ai poveri, a chi è umile. Solo chi ha fatto il vuoto dentro di sé, chi si è svuotato, chi sente la propria povertà, avrà il desiderio di ricevere questo Dono: Dio che dona tutto di sé, dona chi è e ciò che ha.
È quello che avviene nell'Eucarestia. Se ti senti piccolo, fragile sappi che è la condizione privilegiata per scoprire ciò che è contenuto in quel Pane Consacrato. È indispensabile essere vuoti per avvertire il bisogno di questo Dono.
Mt 11,28-30
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi”. È come una nuova chiamata, l’iniziale “venite dietro di me” (Mt 4,19) diventa: “venite presso di me”. Il primo passo è quello di seguire come discepoli, il secondo è quello di entrare nella casa dell’amicizia. La sequela si traduce nell’intimità e nella condivisione. Gesù conosce il nostro cuore e sa quanto siamo fragili e quante volte la fatica diventa un peso che impedisce il cammino. Il suo invito ricorda che non possiamo farcela da soli, non abbiamo la forza di portare il peso della vita! Andiamo da Lui, anzi corriamo da Lui. “E io vi darò ristoro”. L’incontro con Lui è sempre riposante!
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi”. È come una nuova chiamata, l’iniziale “venite dietro di me” (Mt 4,19) diventa: “venite presso di me”. Il primo passo è quello di seguire come discepoli, il secondo è quello di entrare nella casa dell’amicizia. La sequela si traduce nell’intimità e nella condivisione. Gesù conosce il nostro cuore e sa quanto siamo fragili e quante volte la fatica diventa un peso che impedisce il cammino. Il suo invito ricorda che non possiamo farcela da soli, non abbiamo la forza di portare il peso della vita! Andiamo da Lui, anzi corriamo da Lui. “E io vi darò ristoro”. L’incontro con Lui è sempre riposante!
Mt 12,1-8
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
Nell'enciclica "Redemptor hominis", san Giovanni Paolo II ci ricordava che “l'uomo è la prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso”, cioè per Dio l’uomo è al centro. La missione di Gesù è stata proprio questa: liberare l’uomo da ciò che non lo lasciava libero di accogliere l'infinito amore di Dio.
È bello vedere la compassione di Gesù verso i suoi discepoli, che avevano fame. La Provvidenza è venuta loro incontro, ma qualcuno ne ha approfittato per accusare. Gesù allora risponde che Lui è venuto per dare compimento alla legge con l’amore, e l’amore sa accogliere le povertà, i limiti, le necessità.
Quanto vale un uomo se Dio lo ha voluto salvare a così caro prezzo?
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
Nell'enciclica "Redemptor hominis", san Giovanni Paolo II ci ricordava che “l'uomo è la prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso”, cioè per Dio l’uomo è al centro. La missione di Gesù è stata proprio questa: liberare l’uomo da ciò che non lo lasciava libero di accogliere l'infinito amore di Dio.
È bello vedere la compassione di Gesù verso i suoi discepoli, che avevano fame. La Provvidenza è venuta loro incontro, ma qualcuno ne ha approfittato per accusare. Gesù allora risponde che Lui è venuto per dare compimento alla legge con l’amore, e l’amore sa accogliere le povertà, i limiti, le necessità.
Quanto vale un uomo se Dio lo ha voluto salvare a così caro prezzo?
Mt 12,38-42
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Come scribi e farisei, anche noi siamo soggetti ad una particolare tentazione: o non vediamo i segni dell’amore di Dio, perché forse ne aspettiamo altri, o non li ricordiamo e così perdiamo l’orientamento della vita.
A Dio piace dare segni piccoli per manifestare un Amore grande, talmente grande che non riusciamo nemmeno a riconoscerlo nel fatto che esistiamo. Se esistiamo qualcuno ci ha voluti, e non sono stati solo i nostri genitori: io sono nato perché voluto da Dio!
Se non riconosco questo segno dell'Amore come potrò riconoscere gli altri segni? Chi non sa leggere le lettere dell'alfabeto non può nemmeno leggere il libro dell'Amore!
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Come scribi e farisei, anche noi siamo soggetti ad una particolare tentazione: o non vediamo i segni dell’amore di Dio, perché forse ne aspettiamo altri, o non li ricordiamo e così perdiamo l’orientamento della vita.
A Dio piace dare segni piccoli per manifestare un Amore grande, talmente grande che non riusciamo nemmeno a riconoscerlo nel fatto che esistiamo. Se esistiamo qualcuno ci ha voluti, e non sono stati solo i nostri genitori: io sono nato perché voluto da Dio!
Se non riconosco questo segno dell'Amore come potrò riconoscere gli altri segni? Chi non sa leggere le lettere dell'alfabeto non può nemmeno leggere il libro dell'Amore!
Mt 12,46-50
In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».
La Chiesa è una famiglia nella quale i legami vengono dallo Spirito. Gesù è nato per opera dello Spirito Santo e così, coloro che nascono nello Spirito perché ascoltano e fanno la volontà del Padre, formano la Sua famiglia. I primi cristiani questo l’avevano ben capito, poi piano piano questo mistero si è un po' perso, e in tante situazioni "l’istituzione" ha preso il sopravvento.
“Sarà per me fratello, sorella e madre”... Che cosa vuol dire, oggi, essere madre di Gesù? Vuol dire dare vita. Possiamo generare la presenza di Gesù in mezzo a noi, come una madre genera suo figlio. Che Gesù ci aiuti, attraverso l’Eucaristia, a realizzare la Sua grande famiglia.
In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».
La Chiesa è una famiglia nella quale i legami vengono dallo Spirito. Gesù è nato per opera dello Spirito Santo e così, coloro che nascono nello Spirito perché ascoltano e fanno la volontà del Padre, formano la Sua famiglia. I primi cristiani questo l’avevano ben capito, poi piano piano questo mistero si è un po' perso, e in tante situazioni "l’istituzione" ha preso il sopravvento.
“Sarà per me fratello, sorella e madre”... Che cosa vuol dire, oggi, essere madre di Gesù? Vuol dire dare vita. Possiamo generare la presenza di Gesù in mezzo a noi, come una madre genera suo figlio. Che Gesù ci aiuti, attraverso l’Eucaristia, a realizzare la Sua grande famiglia.