Comitato Contro La Guerra Milano
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L’Italia ripudia la guerra: non un soldo per la guerra, la guerra è contro i lavoratori.

Web: comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com
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Email: comitatocontrolaguerramilano@gmail.com
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Ieri, sabato 27 maggio 2023, abbiamo partecipato al corteo organizzato dal Coordinamento per la Pace - Milano, in cui si è chiesto di fermare l'invio delle armi in Ucraina e di promuovere i negoziati di pace. Ottima la partecipazione al corteo che da largo Cairoli si è diretto in piazza della Scala, dove si sono tenuti gli interventi delle organizzazioni che hanno aderito alla manifestazione.

Qui il video degli interventi: https://fb.watch/kPeJGfHMrh
AVEVAMO FRAINTESO
Marco Travaglio, 25 maggio 2023

Quando, esattamente 15 mesi fa, la Russia attaccò l’Ucraina, qualche certezza l’avevamo tutti.

Pensavamo che Kiev non c’entrasse nulla con la Nato, fuorché nella propaganda di Putin; poi la Nato intervenne cobelligerando e armando Kiev fino ai denti.

Pensavamo che il governo ucraino non c’entrasse nulla coi nazisti, fuorché nella propaganda di Putin. Poi Zelensky si portò un nazi del battaglione Azov (inquadrato nelle forze armate di Kiev) nel collegamento col Parlamento greco. E altre centinaia ne vedemmo uscire dall’acciaieria di Mariupol con i loro simpatici simboli nazisti e le loro svastiche tatuate.

Pensavamo che le nostre armi servissero per la resistenza dell’Ucraina contro gli attacchi della Russia; ora scopriamo che l’Ucraina le usa per attaccare la Russia con milizie di estrema destra che i giornaloni chiamano “partigiani russi”, ma senza spiegare perché partono dall’Ucraina e quando mai i nostri governi han dichiarato guerra alla Russia.

Pensavamo che, fra Ucraina e Russia, lo Stato terrorista fosse la Russia, come da black list della Nato e dunque dell’Ue. Poi gli ucraini hanno assassinato a Mosca Darya Dugina, figlia del filosofo Aleksandr. Poi il capo dei Servizi militari ucraini Budanov s’è vantato di “uccidere” i propagandisti russi “ovunque sulla faccia della terra fino alla vittoria”. Confermando che l’Ucraina è uno Stato terrorista che fa attentati con le nostre armi. Cosa peraltro già nota dal 2014, quando le sue forze armate assassinarono il giornalista italiano Andrea Rocchelli e il collega russo Andrej Mironov in Donbass, coperte dai depistaggi dei regimi Poroshenko-Zelensky.

Pensavamo che l’obiettivo fosse un cessate il fuoco e un negoziato per risparmiare altri morti e distruzioni; oggi basta dire “cessate il fuoco” per essere putiniani.

Pensavamo che Bakhmut fosse la Maginot degli ucraini, tant’è che in sei mesi ci han bruciato decine di migliaia di uomini e un’infinità di proiettili e armi; ora che l’esercito più potente d’Europa, armato dai 40 Stati della temibile “Nato allargata”, l’ha persa, nessuno ne parla più, come se fosse un paesucolo qualunque.

Avevamo capito che la controffensiva ucraina di primavera per riconquistare gli oblast di Lugansk, Donetsk, Kherson, Zhaporizhzhia e ovviamente la Crimea e poi trattare la resa di Putin sarebbe scattata in primavera; e ci auguriamo che arrivi in fretta, perché fra 26 giorni ci toccherà attendere la controffensiva d’estate.

Avevamo capito che la Russia sarebbe andata in default nella primavera 2022; ora leggiamo che il default lo rischiano gli Stati Uniti nella primavera 2023.

Avevamo capito che la prima vittima delle guerre è la verità. Ma forse stavolta si esagera.

Fonte:
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/05/25/avevamo-frainteso/7172498/
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L'intervento di Marcello, in rappresentanza del Coordinamento per la Pace - Milano, durante la manifestazione dello scorso 27 maggio, tenuta a Milano per chiedere la cessazione dell'invio di armi in Ucraina e per promuovere i negoziati di pace.

Qui il video integrale con gli interventi delle organizzazioni che hanno aderito all'iniziativa: https://youtu.be/CJvAIGdigJI
PERCHÉ L’UCRAINA NON PUÒ VINCERE
Pino Arlacchi (ex vicesegretario generale dell'ONU), 31 maggio 2023

Il conflitto in Ucraina viene spesso definito come una guerra di posizione, di trincea, più simile alla Prima che alla Seconda guerra mondiale. La guerra di posizione si distingue per la sua brutalità, dove a pesare sul risultato sono il numero di morti nel campo di battaglia causati soprattutto dalla potenza del re delle stragi, l’artiglieria.

I fattori che contano nelle guerre di posizione non sono gli armamenti disponibili all’inizio dello scontro, ma quelle che vengono chiamate le capabilities dei contendenti: la popolazione, il territorio, l’apparato industriale, le fonti di energia, le risorse naturali. Cioè l’hardware che consente di finalizzare verso lo sforzo bellico le risorse di un Paese.

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https://www.facebook.com/comitato.milano.5/photos/a.773452456008814/6521755354511800/
UCRAINA TRA GUERRA, NEONAZISTI E NATO: UN POPOLO SACRIFICATO. L'ALTERNATIVA DEL MONDO MULTILATERALE

SABATO 17 GIUGNO 2023 ALLE ORE 18.00 IN CASA ROSSA, VIA PRIVATA MONTE LUNGO 2, MILANO (MM1 TURRO) E IN DIRETTA STREAMING

Un metro di ghiaccio non si forma in una sola notte di gelo: ciò a cui stiamo assistendo è l’esito di un processo che è in atto da anni. Il racconto della Storia non sempre è uniforme e soprattutto in periodo di guerra assume le caratteristiche della propaganda.

Ci sono profonde ragioni dietro a questo conflitto che vede la NATO confrontarsi con la Russia attraverso l’Ucraina: tra queste non sfuggono agli analisti seri ed esperti di politica internazionale, di qualsiasi colore politico essi siano, l’impetuosa crescita economico-finanziaria della Cina e la crescente influenza politica sul resto del mondo da parte dei Paesi appartenenti ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in associazione con Pechino.

Ne parleremo alle ore 18.00 con SARA REGINELLA (autrice e documentarista), ANDREA LUICIDI (reporter in Donbass) e FRANCESCO MARINGIÒ (presidente dell’Associazione italo-cinese per la promozione della Nuova Via della Seta e studioso della Cina contemporanea).

Con i nostri ospiti proveremo inoltre ad approfondire i ruoli svolti dalle bande neonaziste nell’indirizzare il colpo di Stato di Euromaidan del 2014 a favore delle potenze occidentali, nel contribuire ad accendere la miccia di questa guerra fratricida e nello stroncare qualsiasi forma di dissenso all’interno del Paese.

Infine ci sarà un aggiornamento delle notizie dal fronte ucraino e rifletteremo sui possibili esiti di questa guerra a livello internazionale e per il nostro Paese.

Nel corso dell’iniziativa si potrà firmare per i referendum contro l’invio di armi in Ucraina.

Alle ore 20.00 circa, cena popolare di autofinanziamento, per la quale chiediamo di prenotare entro le ore 20.00 di giovedì 15 giugno al numero 353-4351278 oppure alla mail comitatocontrolaguerramilano@gmail.com o lacasarossamilano@gmail.com

Ci ritroviamo sabato 17 giugno alle ore 18.00 in Casa Rossa, via Privata Monte Lungo 2, Milano (MM1 Turro).

Comitato Contro La Guerra Milano

Qui l'evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/561199026200903/
Comitato Contro La Guerra Milano pinned «UCRAINA TRA GUERRA, NEONAZISTI E NATO: UN POPOLO SACRIFICATO. L'ALTERNATIVA DEL MONDO MULTILATERALE SABATO 17 GIUGNO 2023 ALLE ORE 18.00 IN CASA ROSSA, VIA PRIVATA MONTE LUNGO 2, MILANO (MM1 TURRO) E IN DIRETTA STREAMING Un metro di ghiaccio non si forma…»
IRAN: RAISI PRESTO IN VENEZUELA, NICARAGUA E CUBA
Pars Today, 7 giugno 2023

La prossima settimana il presidente della Repubblica Islamica dell'Iran partirà per un tour nei Paesi latinoamericani.

Ebrahim Raisi, con l'obiettivo di proseguire la politica di rafforzamento delle relazioni con i Paesi amici e di rafforzare la cooperazione economica, politica e scientifica con i paesi latinoamericani la prossima domenica inizierà un tour in Venezuela, Nicaragua e Cuba.

Il presidente iraniano incontrerà anche gli imprenditori e attivisti economici locali e iraniani in questi tre Paesi.

Fonte:
https://parstoday.ir/it/news/iran-i333652-iran_raisi_presto_in_venezuela_nicaragua_e_cuba
CUBA: MINISTERO DEGLI ESTERI SMENTISCE LA PUBBLICAZIONE DEL WALL STREET JOURNAL SULLA CREAZIONE DI UNA BASE MILITARE CINESE A CUBA
Cubadebate, 8 giugno 2023

Il viceministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío ha smentito la pubblicazione, da parte del quotidiano statunitense The Wall Street Journal (WSJ), di un presunto accordo tra i governi di Cina e Cuba per la creazione di una base militare cinese in territorio cubano con lo scopo di intercettare le comunicazioni negli Stati Uniti.

L'alto funzionario del Ministero degli Esteri cubano ha respinto con forza la calunnia pubblicata dal WSJ, il quale ipotizza, senza alcuna prova, che una base di spionaggio stabilita a Cuba, a meno di 150 chilometri dalla Florida, sarebbe utile per conoscere i dettagli del traffico marittimo in una regione con un gran numero di basi militari e per monitorare tutte le comunicazioni elettroniche nel sud-est degli Stati Uniti.

Cuba rifiuta la presenza militare straniera nella regione dell'America Latina e dei Caraibi ed è firmataria di accordi internazionali in materia.

L'intenzione della pubblicazione è quella di fuorviare l'opinione pubblica sulla realtà di Cuba; l'articolo pubblicato dal WSJ è infondato, ha sottolineato.

Ha sottolineato che "a prescindere dai diritti sovrani di Cuba in materia di difesa, il nostro Paese è firmatario della Dichiarazione dell'America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, firmata all'Avana nel gennaio 2014".

In virtù della Dichiarazione, ha affermato, "rifiutiamo ogni presenza militare straniera in America Latina e nei Caraibi, compresa quella di numerose basi e truppe militari statunitensi, soprattutto nella base militare che occupa illegalmente una porzione del territorio nazionale nella provincia di Guantánamo".

Allo stesso modo, il viceministro degli Esteri cubano ha sottolineato che "calunnie di questo tipo sono state spesso fabbricate da funzionari statunitensi, apparentemente a conoscenza di informazioni di intelligence, come quelle che si riferiscono a presunti attacchi sonici contro il personale diplomatico statunitense, la falsità su un'inesistente presenza militare cubana in Venezuela e la menzogna sull'esistenza immaginaria di laboratori di armi biologiche".

"Sono tutte falsità promosse con il perfido intento di giustificare l'inasprimento senza precedenti del blocco, la destabilizzazione e l'aggressione contro Cuba e di ingannare l'opinione pubblica negli Stati Uniti e nel mondo", ha sostenuto il viceministro degli Esteri.

Ha concluso dicendo che "l'ostilità degli Stati Uniti contro Cuba e le misure estreme e crudeli che causano danni umanitari e puniscono il popolo cubano non possono essere giustificate in alcun modo".

Fonte:
http://www.cubadebate.cu/noticias/2023/06/08/minrex-desmiente-publicacion-de-wsj-sobre-establecimiento-de-base-militar-china-en-cuba/

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano
KOSOVO: CAPPIO AL COLLO PER LA SERBIA?
Enrico Vigna, 7 giugno 2023

Come avevo scritto mesi fa negli ultimi due articoli sulla situazione, il nodo Kosovo sta avanzando a tappe forzate verso l’ultima stazione, come da progetto USA/NATO, con le pressioni, provocazioni, minacce al governo serbo, intensificatesi negli ultimi mesi con il diktat: o con la Russia o con l’occidente. Ora con il fronte ucraino aperto, quanto sta accadendo non è casuale, è un messaggio chiaro, possente, se la Serbia non sceglie “la parte giusta”, andrà verso la sua destabilizzazione e il conflitto.

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UCRAINA, LA “CONTROFFENSIVA” È UN FUMETTO DI SANGUE
70mila uomini, caos e “vittoria” impossibile. Solo 4 brigate di soldati, un fronte di 300 km. Non potrà mai essere un’offensiva su larga scala: zero obiettivi strategici raggiungibili

Fabio Mini, 10 giugno 2023

Sulla mappa dell’Ucraina finalmente ritornano le freccette (simbolo di direzione di movimento), i cerchietti (simbolo di aree di combattimento) e la designazione degli obiettivi strategici ovvero quelli da conquistare e mantenere per dichiarare la vittoria. Mancano ancora i soldatini e i carrarmatini così cari ai nostri narratori di guerra, ma è questione di poco, arriveranno anche loro.

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Il menù della cena che si terrà questo sabato in Casa Rossa, subito dopo l'iniziativa delle ore 18.00 "Ucraina tra guerra, neonazisti e NATO: un popolo sacrificato. L'alternativa del mondo multilaterale". Prenotatevi ora!

Qui l'evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/561199026200903/
LA NATO IN GUERRA. DA DRAGHI A MELONI SI CORRE A COMPIACERE IL BELLICISTA BIDEN
Alessandro Orsini, 13 giugno 2023

L’Italia deve prepararsi a inviare i soldati in Ucraina. Ma è un processo complicato che richiede sei condizioni. In primo luogo, è necessario uno scenario complessivo, o condizione strutturale, che prenderebbe corpo ove la controffensiva ucraina defunga. Zelensky si troverebbe tragicamente indebolito e la Russia potrebbe puntare a Odessa o altrove. Il trambusto nel Pd è legato a questo scenario che conduce a Bonaccini, la seconda condizione per l’ingresso dell’Italia in guerra. Quando richiesto dalla Casa Bianca, Bonaccini dovrà spingere il Pd a votare per l’invio dei soldati. Una prova? È iniziata in Germania e durerà fino al 23 giugno la più grande esercitazione aerea della storia della Nato, la “Air Defender 23”. L’obiettivo dell’esercitazione è la guerra con la Russia.

In sintesi, mentre la Nato si organizza per sparare sui russi, Bonaccini fa il suo lavoro per conto di Stoltenberg nel Pd. La terza condizione per l’invio dei soldati italiani è la fornitura ininterrotta di armi avviata da Draghi in base alla strategia dell’ingresso in guerra un passo alla volta. La quarta è l’uso del Pnrr per le munizioni che pone le condizioni necessarie per la trasformazione dell’economia italiana in economia di guerra. La quinta condizione è il giornalismo compiacente. Ai giornalisti è proibito rivolgere a Meloni e Bonaccini l’unica domanda che avrebbe senso fare: “Se richiesto da Biden, lei direbbe sì all’invio dei soldati italiani?”. I giornalisti mainstream fanno le domande importanti a cose fatte per evitare che i cittadini diventino consapevoli dei pericoli.

La sesta condizione è la disponibilità di un finto tecnico che sostituisca Meloni nel caso in cui la richiesta dei soldati italiani determini una crisi di governo. Il che conduce al discorso da candidato premier che Draghi ha pronunciato a Boston. In quel discorso di propaganda bellica, Draghi, il tecnico più politico del mondo, ha ripetuto le parole di John Kirby e Biden. La Nato e l’Unione europea – ha spiegato Draghi – devono battersi per la sconfitta della Russia sul campo, senza peraltro spiegare come sconfiggere una super-potenza nucleare. Draghi si è detto contrario a un’attenuazione del conflitto, persino al cessate il fuoco e a ogni soluzione diplomatica.

Il discorso di Draghi svolge due funzioni nel processo di costruzione dell’invio dei soldati italiani. La prima è garantire alla Casa Bianca che, se Meloni traballasse, il banchiere sarebbe pronto a prendere il suo posto. Così facendo, Draghi incentiva Giorgia a radicalizzarsi per dare a Biden più certezze, un fenomeno che prende il nome di “outbidding”. Draghi si estremizza e Meloni rilancia. La seconda funzione del discorso di Draghi è spaventare Salvini affinché sappia che, caduta Meloni, perderebbe la sua posizione preminente nel governo. È noto, per bocca di Massimiliano Romeo, capogruppo Lega al Senato, che Salvini è iper-critico verso la linea iper-estremista di Draghi. La morte di Berlusconi, colomba contro i falchi, favorisce la corsa verso la distruzione dell’Ucraina.

Schlein, che proviene dal movimento pacifista, è al centro di questa contesa geopolitica e deve dimostrare di essere una leader. Meloni ha già superato la prova. Quella di Schlein è resa ardua dalla presenza dietro le quinte di Gentiloni, super-falco della Commissione europea, al punto che si parla di lui come presidente del Pd al posto di Bonaccini per rafforzare la componente guerrafondaia contro quella pacifista. Gentiloni non ha smentito la notizia. Vorrebbe diventare presidente della Repubblica. Per accreditarsi, deve dimostrare di essere pronto a calpestare gli interessi nazionali dell’Italia per curare quelli di Biden.

Fonte:
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/06/13/la-nato-in-guerrada-draghi-a-meloni-si-corre-a-compiacere-il-bellicista-biden/7192091/
Alcune immagini dell'iniziativa "UCRAINA TRA GUERRA, NEONAZISTI E NATO: UN POPOLO SACRIFICATO. L'ALTERNATIVA DEL MONDO MULTILATERALE", tenuta in Casa Rossa a Milano il 17 giugno 2023 e a cui hanno partecipato SARA REGINELLA (autrice e documentarista), ANDREA LUICIDI (reporter in Donbass) e FRANCESCO MARINGIÒ (presidente dell’Associazione italo-cinese per la promozione della Nuova Via della Seta e studioso della Cina contemporanea).

Questo il video dell'iniziativa:
https://fb.watch/lhBejFrM8r/
UNA VISITA CHE RAFFORZA LA CONVINZIONE DI CUBA DI AVERE NELL'IRAN UNA NAZIONE AMICA
Granma Cuba, 15 giugno 2023

Díaz-Canel ha avuto colloqui ufficiali con il Presidente dell'Iran. Nel contesto del ricevimento sono stati firmati sei strumenti bilaterali.

"È un onore e un'enorme soddisfazione riceverla oggi a Cuba", ha dichiarato il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, durante i colloqui ufficiali che ha avuto giovedì con Sua Eccellenza Dr. Ayatollah Seyed Ebrahim Raisi, Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran.

Allo "stimato amico", il Capo di Stato cubano ha portato i saluti a nome del Generale dell'Esercito Raúl Castro Ruz e ha chiesto di portare "affettuosi saluti" alla Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, il Grande Ayatollah Ali Khamenei.

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https://www.facebook.com/photo/?fbid=648527500648232&set=a.640431738124475
KOSOVO: SITUAZIONE E PROSPETTIVE
Enrico Vigna, 26 giugno 2023

Intervista esclusiva di Enrico Vigna a Zivadin Jovanovic, presidente del Forum Belgrado per un Mondo di Eguali, ex Ministro esteri RFJ ed ex ambasciatore della RFJugoslava.

D: La situazione in Kosovo Metohija è considerata forse la più difficile dall'aggressione Nato del 1999. Qual è la sua opinione/valutazione su quali passi concreti e realistici si potrebbero fare per trovare una “giusta” via d'uscita?

R: È passato un mese dall'escalation della situazione in Kosovo e Metohija. È stato innescato dal sequestro forzato delle cariche di sindaco municipale in quattro Comuni a maggioranza serba, da parte di nuovi sindaci, di origine albanese, recentemente eletti alle elezioni comunali locali. Le elezioni si sono svolte sulla scia dell'abbandono generale dei serbi dalle istituzioni, comprese quelle municipali, sotto le istituzioni gestite da albanesi a Pristina, che affermavano di appartenere al cosiddetto Kosovo.

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