Riceviamo e diffondiamo:
È uscito il terzo numero di “disfare – per la lotta contro il mondo guerra”, dell’autunno 2025.
Per richiedere copie: disfare@autistici.org
56 pagine, 4 euro a copia, 3 euro per i distributori (dalle 3 copie in su)
Qui il PDF dell'editoriale: Interrompere il flusso, ritrovare il mondo
Se l'umano è da tempo "senza mondo", disfare il mondo-guerra – l'orrore che è semplicemente "dato" – significa precisamente (ri)trovare il mondo come intenzione e significato per quella parte di umanità tagliata-fuori o mai ammessa alla Storia della classe dominante. Nel momento in cui, tramite le armi di distruzione totale, si dischiude lo scenario di un mondo-senza-umani, le brecce aperte a settembre e ottobre che si intrecciano all'imprevisto del 7 ottobre ci dicono che è possibile riattivare le storie dei dominati interrompendo il continuum storico del dominio.
È uscito il terzo numero di “disfare – per la lotta contro il mondo guerra”, dell’autunno 2025.
Per richiedere copie: disfare@autistici.org
56 pagine, 4 euro a copia, 3 euro per i distributori (dalle 3 copie in su)
Qui il PDF dell'editoriale: Interrompere il flusso, ritrovare il mondo
Se l'umano è da tempo "senza mondo", disfare il mondo-guerra – l'orrore che è semplicemente "dato" – significa precisamente (ri)trovare il mondo come intenzione e significato per quella parte di umanità tagliata-fuori o mai ammessa alla Storia della classe dominante. Nel momento in cui, tramite le armi di distruzione totale, si dischiude lo scenario di un mondo-senza-umani, le brecce aperte a settembre e ottobre che si intrecciano all'imprevisto del 7 ottobre ci dicono che è possibile riattivare le storie dei dominati interrompendo il continuum storico del dominio.
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Il governo USA inserisce gruppi anarchici e antifa europei nella lista di "terroristi globali" - Fai/Fri, Antifa Ost, Giustizia Armata Proletaria, Autodifesa di Classe Rivoluzionaria.
Alfredo Cospito è tumulato nel carcere di Bancali al 41-bis, regime cui si trova sottoposto dal '22 tramite l'ombrello penale del terrorismo, usato anche contro Nadia Lioce, Marco Mezzasalma e Roberto Morandi. Il 14 novembre Anan Yaeesh si è ferito nel carcere di Melfi, in protesta contro la detenzione in AS (da gennaio '24) per "associazione con finalità di terrorismo". Il 21 si terrà una nuova udienza del processo dove è imputato con Alì Irar e Mansour Dogmosh per il sostegno alla resistenza palestinese. Ahmad Salem è rinchiuso da sei mesi in AS nel carcere di Rossano Calabro con accusa di "autoaddestramento con finalità di terrorismo", per aver chiamato alla solidarietà con la popolazione palestinese.
Sul rovesciamento del concetto di terrorismo, arma del Terrore di Stato, val sempre la lettura di Terrorizzare e reprimere.
Alfredo Cospito è tumulato nel carcere di Bancali al 41-bis, regime cui si trova sottoposto dal '22 tramite l'ombrello penale del terrorismo, usato anche contro Nadia Lioce, Marco Mezzasalma e Roberto Morandi. Il 14 novembre Anan Yaeesh si è ferito nel carcere di Melfi, in protesta contro la detenzione in AS (da gennaio '24) per "associazione con finalità di terrorismo". Il 21 si terrà una nuova udienza del processo dove è imputato con Alì Irar e Mansour Dogmosh per il sostegno alla resistenza palestinese. Ahmad Salem è rinchiuso da sei mesi in AS nel carcere di Rossano Calabro con accusa di "autoaddestramento con finalità di terrorismo", per aver chiamato alla solidarietà con la popolazione palestinese.
Sul rovesciamento del concetto di terrorismo, arma del Terrore di Stato, val sempre la lettura di Terrorizzare e reprimere.
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17 NOVEMBRE, (POLONIA).
Sabotaggi ferroviari per bloccare la macchina della guerra. L'ultimo episodio, in Polonia, ha preso di mira la linea Varsavia-Rzeszów, nel sud-est del paese. È proprio a Rzeszów che arrivano da Ovest le armi per l'Ucraina, magazzino di guerra per gli "aiuti" occidentali.
In un conflitto dove i servizi da ambo i lati del fronte non lesinano attacchi "sporchi" a infrastrutture strategiche, da Nordstream agli attentati a navi in porti civili ed extraterritoriali (vedi Savona), l'artigianalità dei metodi utilizzati questa volta riecheggia il movimento Stop the Wagon (Ostanovi Vagony), nato in Russia nel 2022. L'obiettivo era interrompere le linee ferroviarie per ostacolare il trasporto di truppe e materiale bellico verso il fronte. Sul proprio canale Telegram venivano pubblicati consigli per compiere sabotaggi senza colpire treni passeggeri. Il sito web è stato bloccato da Roskomnadzor e Telegram multato a 7 mln di rubli per essersi rifiutata di rimuovere il canale.
Sabotaggi ferroviari per bloccare la macchina della guerra. L'ultimo episodio, in Polonia, ha preso di mira la linea Varsavia-Rzeszów, nel sud-est del paese. È proprio a Rzeszów che arrivano da Ovest le armi per l'Ucraina, magazzino di guerra per gli "aiuti" occidentali.
In un conflitto dove i servizi da ambo i lati del fronte non lesinano attacchi "sporchi" a infrastrutture strategiche, da Nordstream agli attentati a navi in porti civili ed extraterritoriali (vedi Savona), l'artigianalità dei metodi utilizzati questa volta riecheggia il movimento Stop the Wagon (Ostanovi Vagony), nato in Russia nel 2022. L'obiettivo era interrompere le linee ferroviarie per ostacolare il trasporto di truppe e materiale bellico verso il fronte. Sul proprio canale Telegram venivano pubblicati consigli per compiere sabotaggi senza colpire treni passeggeri. Il sito web è stato bloccato da Roskomnadzor e Telegram multato a 7 mln di rubli per essersi rifiutata di rimuovere il canale.
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27 NOVEMBRE, TORINO
Proiezione e dibattito intorno al processo per "terrorismo" contro la resistenza palestinese, contro Alì, Mansour e Anan, che si è recemente ferito in protesta contro le condizioni detentive in AS dentro il carcere di Melfi.
Il 21 novembre si terrà la prossima udienza al tribunale de L'Aquila, chiamato a testimoniare un rappresentante dello Stato israeliano, del cui progetto genocidario lo Stato italiano è complice diretto.
Proiezione e dibattito intorno al processo per "terrorismo" contro la resistenza palestinese, contro Alì, Mansour e Anan, che si è recemente ferito in protesta contro le condizioni detentive in AS dentro il carcere di Melfi.
Il 21 novembre si terrà la prossima udienza al tribunale de L'Aquila, chiamato a testimoniare un rappresentante dello Stato israeliano, del cui progetto genocidario lo Stato italiano è complice diretto.
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Forwarded from Materiale Piroclastico
20 novembre
Stamattina all'alba l'operazione Ipogeo sfonda le case di alcunx compagnx a Catania, Messina, Palermo, Bari
Almeno 16 perquise, due arresti -uno dei quali è un'esecuzione di custodia cautelare per unx compagnx che aveva misure cautelari alternative-. Per una terza persona è stato spiccato un mandato di cattura Europeo.
seguiranno aggiornamenti per solidarietà e sostegno ad ogni compagnx colpitx dalla macchina infame
Ora e sempre
LIBERTÀ
Stamattina all'alba l'operazione Ipogeo sfonda le case di alcunx compagnx a Catania, Messina, Palermo, Bari
Almeno 16 perquise, due arresti -uno dei quali è un'esecuzione di custodia cautelare per unx compagnx che aveva misure cautelari alternative-. Per una terza persona è stato spiccato un mandato di cattura Europeo.
seguiranno aggiornamenti per solidarietà e sostegno ad ogni compagnx colpitx dalla macchina infame
Ora e sempre
LIBERTÀ
ENI colonialista, ENI genocida
Eni, colosso dell’energia sotto il controllo del ministero dell’Economia, compie rapine coloniali in mezzo mondo. L’Ente nazionale idrocarburi, che addrestra reparti di Carabinieri per scopi di spionaggio, detta la politica estera dello Stato italiano, che difende gli insediamenti Eni con missioni militari, chiamate di pace.
Il 29 ottobre 2023, a tre settimane dall’inizio del primo genocidio in diretta streaming, a Gaza, il Ministero dell’Energia dello Stato di Israele ha concesso ad Eni una licenza per saccheggiare i giacimenti di gas naturale al largo della Striscia.
Mentre i droni massacrano la popolazione prigioniera, poco più in là le trivelle scavano protette dall’esercito per rubare il nuovo oro.
Nell’ottobre 2024, Eni sigla un accordo con l’inglese Ithaca Energy, di cui azionista di maggioranza è l’israeliana Delek, colosso dell’energia sionista. Delek sostiene attivamente la colonizzazione e il saccheggio della Cisgiordania e fornisce benzina e gasolio all’esercito israeliano.
Oggi Eni si prepara a spartirsi miliardi con la ricostruzione delle macerie di Gaza. L’Italia è pronta a fare la sua parte, dice il governo, che insieme ad Eni mandera’ anche i Carabinieri per costruire la pace eterna. E’ un requiem quello che stanno componendo.
Questa notte a Torino, al riparo dagli occhi indiscreti delle telecamere, abbiamo colpito alcune macchine Fiat 500 di Enjoy, il car sharing di Eni.
La loro pace e’ la nostra morte.
Ma siamo ancora vivi e se non ci sono i tunnel, troviamo gli angoli bui.
21 novembre 2025
Eni, colosso dell’energia sotto il controllo del ministero dell’Economia, compie rapine coloniali in mezzo mondo. L’Ente nazionale idrocarburi, che addrestra reparti di Carabinieri per scopi di spionaggio, detta la politica estera dello Stato italiano, che difende gli insediamenti Eni con missioni militari, chiamate di pace.
Il 29 ottobre 2023, a tre settimane dall’inizio del primo genocidio in diretta streaming, a Gaza, il Ministero dell’Energia dello Stato di Israele ha concesso ad Eni una licenza per saccheggiare i giacimenti di gas naturale al largo della Striscia.
Mentre i droni massacrano la popolazione prigioniera, poco più in là le trivelle scavano protette dall’esercito per rubare il nuovo oro.
Nell’ottobre 2024, Eni sigla un accordo con l’inglese Ithaca Energy, di cui azionista di maggioranza è l’israeliana Delek, colosso dell’energia sionista. Delek sostiene attivamente la colonizzazione e il saccheggio della Cisgiordania e fornisce benzina e gasolio all’esercito israeliano.
Oggi Eni si prepara a spartirsi miliardi con la ricostruzione delle macerie di Gaza. L’Italia è pronta a fare la sua parte, dice il governo, che insieme ad Eni mandera’ anche i Carabinieri per costruire la pace eterna. E’ un requiem quello che stanno componendo.
Questa notte a Torino, al riparo dagli occhi indiscreti delle telecamere, abbiamo colpito alcune macchine Fiat 500 di Enjoy, il car sharing di Eni.
La loro pace e’ la nostra morte.
Ma siamo ancora vivi e se non ci sono i tunnel, troviamo gli angoli bui.
21 novembre 2025
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28 NOVEMBRE, L'AQUILA.
La PM ha parlato per 4 ore, udienza finita alle 15.
Richieste dell'accusa:
7 anni per Mansour
9 anni per Ali
12 anni per Anan, oltre il triplo della condanna comminatagli da Israele per aver partecipato alla seconda intifada.
La PM ha parlato per 4 ore, udienza finita alle 15.
Richieste dell'accusa:
7 anni per Mansour
9 anni per Ali
12 anni per Anan, oltre il triplo della condanna comminatagli da Israele per aver partecipato alla seconda intifada.
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Forwarded from HAPPY_HOUR
«Chinga la migra». Note dalla guerra civile statunitense. (2.3)
ℍ𝔸ℙℙ𝕐 ℍ𝕆𝕌ℝ / ℝ𝕒𝕕𝕚𝕠 ℕ𝕖𝕒𝕟𝕕𝕖𝕣𝕥𝕙𝕒𝕝
Con due compagne da El Paso (Texas) e Denver (Colorado) tracciamo un breve resoconto delle lotte contro la migra nel ventre della bestia. E’ la guerra civile mondiale a riflettersi nella guerra civile interna agli Stati Uniti (...).
Il contesto statunitense ci parla anche di quanto accade qui, dove pure la detenzione amministrativa è arma di guerra ormai spogliata di qualunque orpello, e dove la “guerra ai migranti” si intreccia con quella al “terrore”, dal 7 ottobre in modo sfacciato, come dimostrano il caso di Seif a Roma, di Mansour a L’Aquila, di Ahmad a Campobasso e dell’imam Mohamed a Torino. Questa guerra è europea, è globale, come dimostra anche il caso di Abdulrahman al-Khalidi, dissidente saudita oggi da 1500 giorni in detenzione amministrativa a Sofia (Bulgaria).
ℍ𝔸ℙℙ𝕐 ℍ𝕆𝕌ℝ / ℝ𝕒𝕕𝕚𝕠 ℕ𝕖𝕒𝕟𝕕𝕖𝕣𝕥𝕙𝕒𝕝
Con due compagne da El Paso (Texas) e Denver (Colorado) tracciamo un breve resoconto delle lotte contro la migra nel ventre della bestia. E’ la guerra civile mondiale a riflettersi nella guerra civile interna agli Stati Uniti (...).
Il contesto statunitense ci parla anche di quanto accade qui, dove pure la detenzione amministrativa è arma di guerra ormai spogliata di qualunque orpello, e dove la “guerra ai migranti” si intreccia con quella al “terrore”, dal 7 ottobre in modo sfacciato, come dimostrano il caso di Seif a Roma, di Mansour a L’Aquila, di Ahmad a Campobasso e dell’imam Mohamed a Torino. Questa guerra è europea, è globale, come dimostra anche il caso di Abdulrahman al-Khalidi, dissidente saudita oggi da 1500 giorni in detenzione amministrativa a Sofia (Bulgaria).
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5 DICEMBRE, (GERMANIA).
«Non vogliamo diventare carne da cannone». Gli studenti tedeschi si preparano allo Schulstreik (sciopero dalla scuola, sostenuto anche da diversi partiti della sinistra in chiave elettorale) contro il ritorno del servizio militare "volontario" voluto dal governo Merz. La proposta di legge vuole introdurre un registro completo di tutti i maschi nati nel 2008 (coloro che compiranno 18 anni nel 2026) e sottoporli a visite mediche obbligatorie per testare la loro idoneità alle armi. Per le donne il medesimo processo, ma volontario. Una volta finalizzata la registrazione, si prospetta un servizio militare "volontario" della durata minima di sei mesi, rinnovabili fino a 23. In realtà si parla di arruolamento volontario solo se venisse raggiunto il tetto di 20.000 reclute. In caso contrario, secondo le prime bozze di legge circolate, ci sarebbe un’estrazione, una "lotteria" della leva.
«Non vogliamo diventare carne da cannone». Gli studenti tedeschi si preparano allo Schulstreik (sciopero dalla scuola, sostenuto anche da diversi partiti della sinistra in chiave elettorale) contro il ritorno del servizio militare "volontario" voluto dal governo Merz. La proposta di legge vuole introdurre un registro completo di tutti i maschi nati nel 2008 (coloro che compiranno 18 anni nel 2026) e sottoporli a visite mediche obbligatorie per testare la loro idoneità alle armi. Per le donne il medesimo processo, ma volontario. Una volta finalizzata la registrazione, si prospetta un servizio militare "volontario" della durata minima di sei mesi, rinnovabili fino a 23. In realtà si parla di arruolamento volontario solo se venisse raggiunto il tetto di 20.000 reclute. In caso contrario, secondo le prime bozze di legge circolate, ci sarebbe un’estrazione, una "lotteria" della leva.
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2 DICEMBRE, ODESSA (UCRAINA).
Mentre i sostenitori della guerra vorrebbero continuare a convincerci che la popolazione ucraina è pronta a morire fino all'ultimo uomo in una guerra insensata, per gli interessi della borghesia interna e straniera e per le corporazioni degli armamenti e delle tecnologie, la popolazione ucraina ha capito che la possibilità disfattista è nelle mani di ciascuno: "questa non è la nostra guerra e non vogliamo morire per questo".
A Odessa la gente del posto si è battuta per un uomo che i militari volevano reclutare forzatamente e lo ha liberato dalle loro grinfie.
Mentre i sostenitori della guerra vorrebbero continuare a convincerci che la popolazione ucraina è pronta a morire fino all'ultimo uomo in una guerra insensata, per gli interessi della borghesia interna e straniera e per le corporazioni degli armamenti e delle tecnologie, la popolazione ucraina ha capito che la possibilità disfattista è nelle mani di ciascuno: "questa non è la nostra guerra e non vogliamo morire per questo".
A Odessa la gente del posto si è battuta per un uomo che i militari volevano reclutare forzatamente e lo ha liberato dalle loro grinfie.
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10 DICEMBRE, TRENTO.
Presentazione del progetto editoriale e discussione intorno a disfare, per la lotta contro il mondo-guerra.
Qui l'editoriale del n.3 - Interrompere il flusso, ritrovare il mondo - anche in inglese e portoghese.
Ore 20, spazio anarchico "El Tavan".
"La guerra. Un «fatto sociale totale» che racchiude tutto il nostro presente: dalla Palestina, all’Ucraina, passando per i fronti interni dell’occidente, e per l’apparato tecnologico che, con le sue reti logistiche e i suoi flussi digitali, sostiene e organizza lo sforzo bellico. Mentre anche in Italia si parla di reintroduzione della leva militare, quali sono i “compiti dell’ora presente” di cui dovrebbe farsi carico un movimento contro la guerra?"
Presentazione del progetto editoriale e discussione intorno a disfare, per la lotta contro il mondo-guerra.
Qui l'editoriale del n.3 - Interrompere il flusso, ritrovare il mondo - anche in inglese e portoghese.
Ore 20, spazio anarchico "El Tavan".
"La guerra. Un «fatto sociale totale» che racchiude tutto il nostro presente: dalla Palestina, all’Ucraina, passando per i fronti interni dell’occidente, e per l’apparato tecnologico che, con le sue reti logistiche e i suoi flussi digitali, sostiene e organizza lo sforzo bellico. Mentre anche in Italia si parla di reintroduzione della leva militare, quali sono i “compiti dell’ora presente” di cui dovrebbe farsi carico un movimento contro la guerra?"
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3 DICEMBRE, TORINO.
Ennesimo sgombero di casa popolare, in questo caso nelle ATC di via Aosta. Gli abitanti tenuti per ore in Questura, a cui è seguita denuncia di occupazione.
Nel video i fabbri al soldo di ATC e Comune saldano una lastra per blindare l'accesso.
(continua)
Ennesimo sgombero di casa popolare, in questo caso nelle ATC di via Aosta. Gli abitanti tenuti per ore in Questura, a cui è seguita denuncia di occupazione.
Nel video i fabbri al soldo di ATC e Comune saldano una lastra per blindare l'accesso.
(continua)
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Riceviamo e diffondiamo.
"ANCORA UNA VOLTA E' SGOMBERO
E’ una guerra senza quartiere quella condotta da Comune, Polizia municipale e ATC ogni giorno, e ora anche di notte, contro chi deve essere sfrattato o sgomberato.
La scena che si presentava ieri sera 3 dicembre in via Aosta, all’altezza delle case ATC, aveva dell’incredibile e al contempo tutto è stato fatto nell’indifferenza generale.
Uno dei ragazzi buttati in strada insieme alle sua famiglia ha detto: “Ci ignorano da sempre, non parlano con noi, ci sgomberano e basta”.
Si tratta di una famiglia che viveva da anni in una casa ATC ed è stata sgomberata senza alcun preavviso e senza alcuna alternativa abitativa. Agenti della Polizia municipale si sono presentati verso l’ora di cena e hanno intimato a tutti di uscire. Alle dieci i fabbri stavano sigillando la porta con una enorme lastra d’acciaio. Le persone sono rimaste fuori sul marciapiede sotto la pioggia, altre trattenute in commissariato per ore.
Ogni giorno le pratiche razziste e violente messe in campo da Regione, Comune, ATC e Polizia municipale (in particolare dal RISE - Reparto Informativo Sicurezza Integrazione), a suon di sfratti e sgomberi, colpiscono persone e nuclei poveri che cercano di vivere nelle zone più precarie e marginali della città.
Violare le vite di chi è fragile o in difficoltà, sradicare famiglie con bambini molto piccoli e in età scolare, cacciare persone anziane o malate, persone con disabilità, vengono presentate come azioni di “liberazione” di spazi e di “immunizzazione” di strade e quartieri.
A questo si aggiunge l’utile ruolo della stampa locale (tutta la stampa locale) che riporta in modo imbarazzante ogni velina della prefettura o questura e celebra la violenza come trionfo della “civiltà”.
Cacciare e sfollare gli indesiderabili, i poveri, eliminare - almeno dalla vista - tutta una vasta umanità in eccesso, è un valore da rivendicare ad ogni latitudine.
Ricordiamo che a Torino, negli ultimi 15 anni, molte persone e famiglie, dopo essere state sfrattate e sgomberate, hanno occupato per necessità case e edifici non utilizzati per poter avere un tetto sopra la testa. Molte di loro sono entrate in case ATC vuote, abbandonate e non assegnate da anni, e qui hanno vissuto pagando tra l’altro tutte le spese e utenze collegate.
Buona parte di questi abitanti sono stati per decenni concentrati e segregati in ghetti, i cosiddetti “campi nomadi”, legali e illegali, creati per legge e gestiti dalla Città di Torino.
A partire dal 2012 una serie di progetti “umanitari” e di sgomberi violenti - gestiti manu militari da amministrazioni comunali di diverso colore - hanno determinato la distruzione della maggior parte di campi e baraccopoli nella parte nord della città lasciando migliaia di persone sradicate, senza casa e senza alcuna alternativa abitativa.
Lo sgombero di ieri sera è parte di questa grande storia fatta di persone, di radicamento e di memoria, molto spesso anche di forme di resistenza invisibile. Al contempo è parte di una guerra interna contro le persone più povere e precarie che vivono nelle città. Una guerra mossa prima di tutto dalle istituzioni e dai poteri ad esse collegati che vogliono negare e cancellare con ogni mezzo possibile le vite ineguali, le vite di chi è sempre sacrificabile mentre nessuno è in strada, mentre nessuno vede, anche di notte.
P.S. "La stampa / le stampe", tutte le testate locali e nazionali presenti a Torino, si guardano bene da scrivere qualcosa sulla genealogia dei campi, sui processi continui di sgombero ed espulsione, sul perché è fondamentale oggi e domani continuare ad occupare case, ATC e non, per chi è senza un tetto."
"ANCORA UNA VOLTA E' SGOMBERO
E’ una guerra senza quartiere quella condotta da Comune, Polizia municipale e ATC ogni giorno, e ora anche di notte, contro chi deve essere sfrattato o sgomberato.
La scena che si presentava ieri sera 3 dicembre in via Aosta, all’altezza delle case ATC, aveva dell’incredibile e al contempo tutto è stato fatto nell’indifferenza generale.
Uno dei ragazzi buttati in strada insieme alle sua famiglia ha detto: “Ci ignorano da sempre, non parlano con noi, ci sgomberano e basta”.
Si tratta di una famiglia che viveva da anni in una casa ATC ed è stata sgomberata senza alcun preavviso e senza alcuna alternativa abitativa. Agenti della Polizia municipale si sono presentati verso l’ora di cena e hanno intimato a tutti di uscire. Alle dieci i fabbri stavano sigillando la porta con una enorme lastra d’acciaio. Le persone sono rimaste fuori sul marciapiede sotto la pioggia, altre trattenute in commissariato per ore.
Ogni giorno le pratiche razziste e violente messe in campo da Regione, Comune, ATC e Polizia municipale (in particolare dal RISE - Reparto Informativo Sicurezza Integrazione), a suon di sfratti e sgomberi, colpiscono persone e nuclei poveri che cercano di vivere nelle zone più precarie e marginali della città.
Violare le vite di chi è fragile o in difficoltà, sradicare famiglie con bambini molto piccoli e in età scolare, cacciare persone anziane o malate, persone con disabilità, vengono presentate come azioni di “liberazione” di spazi e di “immunizzazione” di strade e quartieri.
A questo si aggiunge l’utile ruolo della stampa locale (tutta la stampa locale) che riporta in modo imbarazzante ogni velina della prefettura o questura e celebra la violenza come trionfo della “civiltà”.
Cacciare e sfollare gli indesiderabili, i poveri, eliminare - almeno dalla vista - tutta una vasta umanità in eccesso, è un valore da rivendicare ad ogni latitudine.
Ricordiamo che a Torino, negli ultimi 15 anni, molte persone e famiglie, dopo essere state sfrattate e sgomberate, hanno occupato per necessità case e edifici non utilizzati per poter avere un tetto sopra la testa. Molte di loro sono entrate in case ATC vuote, abbandonate e non assegnate da anni, e qui hanno vissuto pagando tra l’altro tutte le spese e utenze collegate.
Buona parte di questi abitanti sono stati per decenni concentrati e segregati in ghetti, i cosiddetti “campi nomadi”, legali e illegali, creati per legge e gestiti dalla Città di Torino.
A partire dal 2012 una serie di progetti “umanitari” e di sgomberi violenti - gestiti manu militari da amministrazioni comunali di diverso colore - hanno determinato la distruzione della maggior parte di campi e baraccopoli nella parte nord della città lasciando migliaia di persone sradicate, senza casa e senza alcuna alternativa abitativa.
Lo sgombero di ieri sera è parte di questa grande storia fatta di persone, di radicamento e di memoria, molto spesso anche di forme di resistenza invisibile. Al contempo è parte di una guerra interna contro le persone più povere e precarie che vivono nelle città. Una guerra mossa prima di tutto dalle istituzioni e dai poteri ad esse collegati che vogliono negare e cancellare con ogni mezzo possibile le vite ineguali, le vite di chi è sempre sacrificabile mentre nessuno è in strada, mentre nessuno vede, anche di notte.
P.S. "La stampa / le stampe", tutte le testate locali e nazionali presenti a Torino, si guardano bene da scrivere qualcosa sulla genealogia dei campi, sui processi continui di sgombero ed espulsione, sul perché è fondamentale oggi e domani continuare ad occupare case, ATC e non, per chi è senza un tetto."
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9 DICEMBRE, CITTÀ DEL MESSICO.
Riceviamo e diffondiamo.
È Jorge Esquivel “El Yorch”, prigioniero politico anarchico, vittima di un complotto, false accuse e negligenza medica: è stato lo Stato.
È stato lo Stato a togliere la vita a Yorch, lo stesso Stato che, con un complotto ordito dalle autorità dell'UNAM e dai governi della città, lo ha incarcerato. Lo stesso Stato che strappa la vita ai prigionieri politici con le sue carceri e il suo sistema carcerario e giudiziario.
È stato ucciso dalla negligenza dello Stato, è stato sequestrato per diversi anni da un governo corrotto sulla base di menzogne. È stato perseguitato e attaccato dalle autorità universitarie. E dopo averlo accusato due volte per lo stesso caso, dopo aver falsificato le prove del suo arresto, è stato torturato, gli veniva negata l'assistenza medica di cui aveva bisogno in questo sequestro da parte dello Stato messicano.
È lo Stato che ha ucciso Jorge.
I suoi accusatori e carnefici sono Sheinbaun e Harfuch quando governavano la città di Città del Messico e la nefasta e mafiosa casta universitaria. È lo Stato che usa la sua violenza per vendicarsi di un'occupazione (auditorium okupa che dentro la Unam ) che non è riuscito a sottomettere, che è stato uno spazio libero che Yorch ha contribuito a costruire e difendere con la sua attività. È stato lo Stato a distruggere l'auditorium Che Guevara, ed è stato lo Stato ad attaccare continuamente coloro che hanno salvato Che dall'oblio, lo hanno trasformato in un okupa e hanno costruito uno spazio libero lontano dall'autoritarismo. Jorge non è morto, Yorch è stato assassinato dallo Stato e i suoi carnefici sono i politici e i funzionari che lo hanno rapito.
Il caso di Jorge Esquivel Yorch.
Jorge “Yorch” Esquivel, anarchico e attivista dell'Okupa Che a Città del Messico, è stato condannato a 7 anni e 6 mesi di prigione nel giugno 2024 con false accuse di spaccio di droga e parte di un complotto del governo messicano e dell'UNAM per reprimere il suo lavoro autonomo. Jorge è stato arrestato per la prima volta nel 2016 dopo un fermo arbitrario nei pressi della Ciudad Universitaria, accusato falsamente di traffico di droga, e dopo essere stato torturato è stato trasferito in un carcere federale. Nel 2022 è stato nuovamente arrestato da agenti in borghese nello stesso luogo, con le stesse accuse, e portato al Reclusorio Oriente. Il suo processo è stato caratterizzato da ritardi e cancellazioni, compresa la necessità di ripetere una fase di presentazione delle prove nel novembre 2023.
Il 9 dicembre 2025 Jorge muore a causa delle cattive condizioni di salute causate dalla prigione. Jorge è stato ucciso dallo Stato.
Riceviamo e diffondiamo.
È Jorge Esquivel “El Yorch”, prigioniero politico anarchico, vittima di un complotto, false accuse e negligenza medica: è stato lo Stato.
È stato lo Stato a togliere la vita a Yorch, lo stesso Stato che, con un complotto ordito dalle autorità dell'UNAM e dai governi della città, lo ha incarcerato. Lo stesso Stato che strappa la vita ai prigionieri politici con le sue carceri e il suo sistema carcerario e giudiziario.
È stato ucciso dalla negligenza dello Stato, è stato sequestrato per diversi anni da un governo corrotto sulla base di menzogne. È stato perseguitato e attaccato dalle autorità universitarie. E dopo averlo accusato due volte per lo stesso caso, dopo aver falsificato le prove del suo arresto, è stato torturato, gli veniva negata l'assistenza medica di cui aveva bisogno in questo sequestro da parte dello Stato messicano.
È lo Stato che ha ucciso Jorge.
I suoi accusatori e carnefici sono Sheinbaun e Harfuch quando governavano la città di Città del Messico e la nefasta e mafiosa casta universitaria. È lo Stato che usa la sua violenza per vendicarsi di un'occupazione (auditorium okupa che dentro la Unam ) che non è riuscito a sottomettere, che è stato uno spazio libero che Yorch ha contribuito a costruire e difendere con la sua attività. È stato lo Stato a distruggere l'auditorium Che Guevara, ed è stato lo Stato ad attaccare continuamente coloro che hanno salvato Che dall'oblio, lo hanno trasformato in un okupa e hanno costruito uno spazio libero lontano dall'autoritarismo. Jorge non è morto, Yorch è stato assassinato dallo Stato e i suoi carnefici sono i politici e i funzionari che lo hanno rapito.
Il caso di Jorge Esquivel Yorch.
Jorge “Yorch” Esquivel, anarchico e attivista dell'Okupa Che a Città del Messico, è stato condannato a 7 anni e 6 mesi di prigione nel giugno 2024 con false accuse di spaccio di droga e parte di un complotto del governo messicano e dell'UNAM per reprimere il suo lavoro autonomo. Jorge è stato arrestato per la prima volta nel 2016 dopo un fermo arbitrario nei pressi della Ciudad Universitaria, accusato falsamente di traffico di droga, e dopo essere stato torturato è stato trasferito in un carcere federale. Nel 2022 è stato nuovamente arrestato da agenti in borghese nello stesso luogo, con le stesse accuse, e portato al Reclusorio Oriente. Il suo processo è stato caratterizzato da ritardi e cancellazioni, compresa la necessità di ripetere una fase di presentazione delle prove nel novembre 2023.
Il 9 dicembre 2025 Jorge muore a causa delle cattive condizioni di salute causate dalla prigione. Jorge è stato ucciso dallo Stato.
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14 DICEMBRE, TORINO.
Dalla War on Terror alla repressione delle mobilitazioni per la palestina
ne parleremo anche con Mansour Adayfi, imprigionato e torturato per 14 anni a Guantanamo, oggi attivista di Cage International e autore del libro "Don't forget us here".
Proiezione del documentario "Colpevoli di Palestina" e aggiornamenti dal processo contro Anan, Alì e Mansour.
a seguire aperitivo benefit spese legali e concerto di digiuno
H 18 - CSOA GABRIO
Dalla War on Terror alla repressione delle mobilitazioni per la palestina
ne parleremo anche con Mansour Adayfi, imprigionato e torturato per 14 anni a Guantanamo, oggi attivista di Cage International e autore del libro "Don't forget us here".
Proiezione del documentario "Colpevoli di Palestina" e aggiornamenti dal processo contro Anan, Alì e Mansour.
a seguire aperitivo benefit spese legali e concerto di digiuno
H 18 - CSOA GABRIO
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Da Israele a Torino passando per Castel d'Azzano.
Armi e appalti: l’Italia mantiene aperto il canale con l’industria militare israeliana (Antonio Mazzeo, Pagine Esteri)
(...) La rivista IsraelDefense ha riportato che “la società israeliana Marom Dolphin consegnerà 500 elmetti balistici alle forze di pronto intervento della Polizia italiana”. Il 26 marzo 2025 la Direzione Centrale dei Servizi tecnico logistici della Polizia di Stato ha infatti aggiudicato l’acquisizione di “500 caschi antiproiettilecompleti di visiera per U.O.P.I.". Si tratta delle Unità Operative di Primo Intervento, le squadre speciali della Polizia addestrate per intervenire in situazioni definite "ad alto rischio" [sempre più spesso operative anche in caso di sgomberi, come nel caso di Castel d'Azzano].
La commessa è stata affidata alla Prima Armi Srl in qualità di “ausiliaria” della società israeliana Marom Dolphin Ltd.
La Prima Armi Srl ha sede a Pinasca (Torino) e ha registrato un fatturato nel 2024 di 3.660.000 euro. La società è “distributrice unica” in Italia della israeliana Marom Dolphin. Con sede e stabilimenti nella zona industriale di Alon Tavor di Afula (distretto settentrionale di Israele, nella piana di Esdraleon, al confine con la West Bank), la società è stata fondata nel 1993 da un gruppo di esperti con l’obiettivo di sviluppare soluzioni avanzate per il settore della sicurezza e della difesa, in “stretta collaborazione con le forze armate e di polizia israeliane, utilizzando il loro feedback per migliorare continuamente i propri prodotti”.
Armi e appalti: l’Italia mantiene aperto il canale con l’industria militare israeliana (Antonio Mazzeo, Pagine Esteri)
(...) La rivista IsraelDefense ha riportato che “la società israeliana Marom Dolphin consegnerà 500 elmetti balistici alle forze di pronto intervento della Polizia italiana”. Il 26 marzo 2025 la Direzione Centrale dei Servizi tecnico logistici della Polizia di Stato ha infatti aggiudicato l’acquisizione di “500 caschi antiproiettilecompleti di visiera per U.O.P.I.". Si tratta delle Unità Operative di Primo Intervento, le squadre speciali della Polizia addestrate per intervenire in situazioni definite "ad alto rischio" [sempre più spesso operative anche in caso di sgomberi, come nel caso di Castel d'Azzano].
La commessa è stata affidata alla Prima Armi Srl in qualità di “ausiliaria” della società israeliana Marom Dolphin Ltd.
La Prima Armi Srl ha sede a Pinasca (Torino) e ha registrato un fatturato nel 2024 di 3.660.000 euro. La società è “distributrice unica” in Italia della israeliana Marom Dolphin. Con sede e stabilimenti nella zona industriale di Alon Tavor di Afula (distretto settentrionale di Israele, nella piana di Esdraleon, al confine con la West Bank), la società è stata fondata nel 1993 da un gruppo di esperti con l’obiettivo di sviluppare soluzioni avanzate per il settore della sicurezza e della difesa, in “stretta collaborazione con le forze armate e di polizia israeliane, utilizzando il loro feedback per migliorare continuamente i propri prodotti”.
Pagine Esteri
Armi e appalti: l’Italia mantiene aperto il canale con l’industria militare israeliana
Nuove forniture da SOURCE e Marom Dolphin segnano l’ennesimo ampliamento dei contratti italiani con l’industria militare israeliana.
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