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FURTO CONSUMATO
Deve rispondere di furto consumato, e non semplicemente tentato, colui che abbia nascosto sulla sua persona la cosa sottratta, anche se non si sia allontanato dal luogo della sottrazione ed abbia esercitato un potere del tutto temporaneo sulla refurtiva, essendo poi stato costretto ad abbandonarla subito dopo il fatto, in conseguenza dell'altrui pronto intervento.Sez. 5, Sentenza n. 17045 del 20/02/2001 Ud. (dep. 27/04/2001 ) Rv. 219030. Penale Sent. Sez. 5 Num. 11937 Anno 2018 Presidente: LAPALORCIA GRAZIA Relatore: DE GREGORIO EDUARDO Data Udienza: 09/11/2017
FURTO ENERGIA ELETTRICA CONCORSO AGGRAVANTI VIOLENZA SULLE COSE E MEZZO FRAUDOLENTO
Secondo la giurisprudenza di legittimità, la sottrazione di energia elettrica, attuata mediante l'allaccio abusivo di un cavo ad una cassetta di derivazione dell'Enel, integra il reato di furto aggravato dall'uso del mezzo fraudolento e non quello di truffa, in quanto l'alterazione del sistema di misurazione dei consumi, conseguente a tale condotta determina l'erogazione dell'energia elettrica contro la volontà dell'ente erogatore. (Sez. 4, n. 3339 del 22/12/2016 - dep. 23/01/2017, Rifici, Rv. 2690130). Parimenti, secondo le eleborazioni giurisprudenziali, in tema di furto gli energia elettrica, è evv, configurabile l'aggravante di cui all'art. 625, comma primo, n. 2 cod. pen.V quando la sottrazione dell'energia avviene mediante l'allacciamento diretto alla rete di distribuzione, in quanto tale attività comporta il necessario danneggiamento, seppure marginale, per distacco dei fili conduttori. (Sez. 4, n. 23660 del 23/11/2012 - dep. 31/05/2013, Camerino, Rv. 25619003 ) Nella sostanza, la giurisprudenza ritiene la ricorrenza di entrambe le circostanze aggravanti, di cui trattasi, in considerazione, per un verso, dell'uso di un mezzo indiretto, costituente una modalità frodatoria, onde acquisire l'erogazione da parte dell'ente dell'energia elettrica, e, sotto altro profilo, dell'immutazione materiale, comunque conseguente all'allaccio diretto con cavo volante, dello stato della realtà. Proprio tali asserzioni, oltre ad una doverosa considerazione della ratio, sottesa alle disposizioni di legge, sopra richiamate, precludono qualsiasi prospettazione, incentrata sul dedotto assorbimento delle circostanze in oggetto,. nella condotta materiale del reato, connotata dalla sottrazione dell'energia elettrica. Penale Sent. Sez. 5 Num. 11943 Anno 2018 Presidente: LAPALORCIA GRAZIA Relatore: MAZZITELLI CATERINA Data Udienza: 22/11/2017
474 RICAMBI DI AUTO CONTRAFFATTI
"Integra il delitto di commercio di prodotti con marchio contraffatto colui che pone in vendita accessori e ricambi per auto sui quali sia stato riprodotto il marchio dell'impresa produttrice dei componenti originali, senza che al riguardo assuma rilievo il disposto dell'art. 241 del D.Lgs. n. 30 del 2005, in virtù del quale non può vietarsi la fabbricazione e la messa in commercio di parti di ricambio di un prodotto complesso coperto da privativa, in quanto resta comunque vietata, ai sensi degli artt. 473 e 474 cod. pen., la contraffazione del marchio apposto dal titolare di esso sui componenti originali" (Sez.2,Sentenzan.28847 de118/06/2015).3.1. In tal senso si è attestata la più recente giurisprudenza di questa Corte che, superando l'orientamento espresso da una precedente sentenza, citata,dal ricorrente, con due successive pronunce di segno contrariaA ha chiarito che l'art.474 c.p.p. tutela non già la libera determinazione dell'acquirente, bensì la fede pubblica, a nulla rilevando che le condizioni di vendita del prodotto siano tali da escludere la possibilità per gli acquirenti di esser tratti in inganno, e che non sussiste la denunciata violazione dell'art. 241 del D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, (codice della proprietà industriale) - che ha transitoriamente liberalizzato la produzione e la vendita dei componenti di un prodotto complesso, ancorché coperto da diritto di privativa, in vista dell'utilizzo di essi quali ricambi per ripristinare l'aspetto originario del prodotto - poiché detta liberalizzazione non consente automaticamente di riprodurre su tali componenti il marchio dell'impresa produttrice dei componenti originali. Il marchio è, infatti, il segno distintivo che indica univocamente l'origine dei prodotto, garantendone l'autenticità, la provenienza e la qualità; con la registrazione, il titolare acquista il diritto di farne uso esclusivo nell'attività economica e di vietare ai terzi analogo uso (D.Lgs. n. 30 del 2005, art. 20). Le caratteristiche formali del prodotto, invece, sono tutelate attraverso la registrazione del disegno o del modello, dalla quale deriva il relativo diritto di utilizzo in via esclusiva (art. 41 del D.Lgs. citato). Solo di quest'ultimo diritto, e non anche di quello inerente all'uso esclusivo del marchio, l'art. 241 del citato decreto legislativo ha sospeso l'esercizio fino alla modifica della direttiva 98/71/CE, relativamente ai componenti di un prodotto complesso destinati alla sua riparazione. Alla stregua della norma transitoria invocata dal ricorrente, non può, pertanto, vietarsi la fabbricazione e la messa in commercio di parti di ricambio di un prodotto complesso coperto da privativa, ma può invece inibirsi - con la forza cogente delle norme incriminatrici di cui agli artt. 473 e 474 c.p., - la contraffazione del marchio apposto dal titolare di esso sui componenti originali. (Sez. 5, n. 37451 del 13/05/2014, Rv. 262202; conf. Sez. 2, n. 28847 del 18/06/2015 , Rv. 264149). 3.2. E' stato, altresì, chiarito, che neppure è utilmente invocabile il disposto di cui all'art. 6, n. 1, lett.
c) della direttiva europea 89/104/CEE, nel quale si afferma la liceità dell'uso del marchio altrui soltanto "se esso è necessario per contraddistinguere la destinazione di un prodotto o servizio, in particolare come accessori o pezzi di ricambio", interpretando tale inciso nel senso che - avuto particolare riguardo all'uso del termine "destinazione" - il marchio può essere apposto alla confezione, mentre non può lecitamente contrassegnare il componente, poiché la sua presenza su di esso dopo il montaggio più non varrebbe a individuare la - già raggiunta - destinazione, ma piuttosto l'origine del componente stesso; il che sarebbe, oltretutto, in contrasto con l'obbligo di varrebbe a indi9ul are la - già raggiunta - destinaz_iorg piuttosto l'origine de -I-\ („componente"—slesso; il che sarebbe, oltretuttó,- in contrasto con l'obbligo di osservanza degli "usi consueti di lealtà in campo industriale e commerciale", immediatamente richiamati dalla disposizione comunitaria in questione. (Sez. 5, n. 37451 del 13/05/2014, Rv. 262202). Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.31836 del 12/11/2020 (ECLI:IT:CASS:2020:31836PEN), udienza del 20/07/2020, Presidente CATENA ROSSELLA Relatore BELMONTE MARIA TERESA
474 INTERESSE GIURIDICO TUTELATO DALLA NORMA
Va qui ribadito che l'interesse giuridico tutelato dagli artt. 473 e 474 c.p., è la pubblica fede in senso oggettivo, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi o segni distintivi che individuano le opere dell'ingegno o i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione, e non l'affidamento del singolo, sicché, ai fini dell'integrazione dei reati non è necessaria la realizzazione di una situazione tale da indurre il cliente in errore sulla genuinità del prodotto; al contrario, in presenza di una contraffazione, i reati sono configurabili anche se il compratore sia stato messo a conoscenza dallo stesso venditore della non autenticità del marchio. In considerazione della speciale tutela al marchio registrato accordata dalla legge, essa non può essere aggirata attraverso diciture artatamente "attestative" circa l'indebito uso del marchio, quali "prodotto non originale" o simili, giacché la contraffazione è, in sè, sufficiente e decisiva per la violazione del bene tutelato. Infatti, questa Corte ha affermato, in una vicenda afferente a una problematica simile (Cass. Sez. 2, sent. n. 24516/15, ud. del 22/05/2015, dep. 9/6/2015), che "la confusione che la norma vuole scongiurare è tra i marchi e non tra prodotti, cioè tra quello registrato e quello illecitamente commercializzato in forma dichiaratamente decettiva, dal momento che ciò che la legge punisce è la riproduzione - senza averne titolo - del marchio registrato su di un prodotto industriale; il prodotto è quindi il veicolo attraverso il quale si manifestano i marchi e la legge impone che non vengano riprodotti (in modo pedissequo o con modifiche che non ne alterino i caratteri principali che lo connotano) illecitamente, su prodotti industriali." Dunque, risulta ininfluente il raffronto tra i prodotti e i connotati di emulazione degli stessi, avendo riguardo la tutela penale solo ai marchi e alla confondibilità di quello registrato con quello illecitamente riprodotto sul bene sequestrato. "In tale quadro di riferimento, la dicitura "prodotto non originale" non svuota pertanto di valenza penale la contraffazione, restando la fattispecie integrata dalla (ontologicamente ingannevole) riproduzione illecita del marchio registrato, senza che l'impiego improprio della dicitura "prodotto non originale" (ovviamente riportata sul prodotto in una posizione non immediatamente percepibile agli osservatori terzi diversi dall'acquirente), eccentrica rispetto alla tutela giuridica del marchio, assuma una qualche portata legittimante, posto che - come si è detto - la mera riproduzione è da sola sufficiente ad integrare l'ipotesi delittuosa. Del resto, il D.Igs. n. 30 del 2005, art. 21, comma 2, espressamente prevede che "Non è consentito usare il marchio in modo contrario alla legge, ne', in specie, in modo da ingenerare un rischio di confusione sul mercato con altri segni conosciuti come distintivi di imprese, prodotti o servizi altrui, o da indurre comunque in inganno il pubblico, in particolare circa la natura, qualità o provenienza dei prodotti o servizi, a causa del modo e del contesto in cui viene utilizzato, o da ledere un altrui diritto di autore, di proprietà industriale, o altro diritto esclusivo di terzi" (Sez. 2, n. 28847 del 18/06/2015 , Rv. 264149). Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.31836 del 12/11/2020 (ECLI:IT:CASS:2020:31836PEN), udienza del 20/07/2020, Presidente CATENA ROSSELLA Relatore BELMONTE MARIA TERESA
354 SEQUESTRO PROBATORIO
Va ulteriormente precisato che il sequestro probatorio, in quanto mezzo di ricerca della prova dei fatti costituenti reato, non può per ciò stesso essere fondato sulla prova del carattere di pertinenza ovvero di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo patrimoniale, ma solo sul fumus di esso, cioè sulla mera possibilità del rapporto di esse con il reato. Qualora, quindi, dal complesso delle prime indagini tale fumus emerga, il sequestro si appalesa non solo legittimo ma opportuno, in quanto volto a stabilire, di per sé o attraverso le successive indagini che da esso scaturiscono, se esiste il collegamento pertinenziale tra l'illecito e la res (ex multis, Sez. 6, n. 33229 del 02/04/2014, Visca, Rv. 260339; Sez. 6, n. 1683 del 27/11/2013, dep. 2014, Cisse, Rv. 258416). Ai fini della legittimità del sequestro probatorio, pertanto, non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità, purché non astratta ed avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, della configurabilità di un rapporto di queste con il reato. Il sequestro probatorio, infatti, non è una misura cautelare, ma un mezzo di ricerca della prova, che, in quanto tale, presuppone non l'accertamento dell'esistenza di un reato, ma la semplice indicazione degli estremi di un reato astrattamente configurabile. Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.30865 del 05/11/2020 (ECLI:IT:CASS:2020:30865PEN), udienza del 29/09/2020, Presidente PICCIALLI PATRIZIA Relatore DAWAN DANIELA
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341 bis OLTRAGGIO A PU
ai fini della configurabilità del reato di oltraggio di cui all'art. 341. bis cod. pen. è sufficiente che le espressioni offensive rivolte al pubblico ufficiale possano essere udite dai presenti, poiché già questa potenzialità costituisce un aggravio psicologico che può compromettere la sua prestazione, disturbandolo mentre compie un atto del suo ufficio, facendogli avvertire condizioni avverse, per lui e per la pubblica amministrazione di cui fa parte, e ulteriori rispetto a quelle ordinarie (Sez. 6, n. 19010 del 28/03/2017, Trombetta, Rv. 269828; Sez. 6, n. 15440 del 17/03/2016, Saad, Rv. 26654).
707 cp
In particolare la decisione impugnata ha impeccabilmente osservato che: - l'espressione "strumenti atti ad aprire o forzare le serrature" è comprensiva di tutti i congegni idonei ad operare sulle medesime e tali vanno sicuramente considerati i materiali rinvenuti nello zaino dell'imputato, essendo indubitabile l'idoneità all'apertura e allo scasso della pinza, della chiave aperta della misura di 12-13 cm., del cavatappi in acciaio multiuso, della chiave inglese, della forbice della lunghezza di cm. 13, mentre la torcia, il paio di guanti, il rotolo di sacchi neri, aventi la dimensione di un metro ciascuno, confermano la destinazione degli oggetti prima menzionati, trattandosi di materiale solitamente utilizzato per i furti; - l'ora del controllo, eseguito in orario antimeridiano, è francamente irrilevante, non essendo gli illeciti contro il patrimonio normalmente eseguiti in fasce orarie particolari; - le circostanze e le modalità del fatto danno conto dell'ingiustificato porto del coltello, del cui possesso l'imputato non ha offerto nessuna giustificazione. Penale Ord. Sez. 7 Num. 12457 Anno 2018 Presidente: NOVIK ADET TONI Relatore: SARACENO ROSA ANNA
Data Udienza: 12/05/2017
STUPEFACENTI DESTINAZIONE A TERZI
La destinazione della droga al fine di spaccio può essere dimostrata in base ad elementi oggettivi univoci e significativi, quali il notevole quantitativo della droga, il rinvenimento dello strumentario che lo spacciatore tipicamente utilizzava per il confezionamento delle dosi e le modalità di detenzione della droga (Sez. 4, n. 36755 del 04/06/2004 - dep. 17/09/2004, Vidonis, Rv. 229686).
Penale Sent. Sez. 4 Num. 12224 Anno 2018 Presidente: FUMU GIACOMO Relatore: DOVERE SALVATORE Data Udienza: 11/01/2018
186 FACOLTÀ DI FARSI ASSISTERE DA UN DIFENSORE
Al riguardo il Collegio condivide il principio di recente affermato da questa Sezione in base al quale, in tema di guida in stato di ebbrezza, l'avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore, ex art. 114 disp. att. cod. proc. pen., deve essere rivolto al conducente del veicolo nel momento in cui viene avviata la procedura di accertamento strumentale dell'alcolemia con la richiesta di sottoporsi al relativo test, anche nel caso in cui l'interessato si rifiuti di sottoporsi all'accertamento (Sez. 4, n. 34383 del 06/06/2017, Emanuele, Rv. 27052601).
Sulla scorta di tali principi, quindi, si è di recente affermato, con riferimento all'ipotesi di cui all'art. 186, comma 7, cod. strada (cfr. in motivazione Sez. 4, n. 49236 del 2016, non massimata), che il sistema delle garanzie, delineato dal combinato disposto degli artt. 114 disp. att. cod. proc. pen. e 354 cod. proc. pen., scatta nel momento in cui la polizia giudiziaria procede all'accertamento, per via strumentale - che ha natura indifferibile ed urgente - del tasso alcolemico, invitando il conducente a sottoporsi alle due prove spirometriche, secondo le modalità indicate dall'art. 379, reg. es . cod. strada. Tale sistema introduce, in sostanza, una verifica tecnica che prende avvio con la richiesta di sottoporsi al test strumentale e, in tale scansione, l'avvertimento del diritto all'assistenza del difensore costituisce presupposto necessario della relativa procedura, indipendentemente dall'esito della stessa e dalle modalità con le quali il test venga concretamente effettuato. snpen2018412229S Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.1222912229 del 16/03/2018 (ECLI:IT:CASS:2018:12229PEN)2018, udienza del 17/01/2018, Presidente PICCIALLI PATRIZIA Relatore RANALDI ALESSANDRO
FURTO TEMPO DI NOTTE SEMPRE AGGRAVANTE MINORATA DIFESA
A tal fine, secondo un orientamento giurisprudenziale, la commissione del furto in ora notturna integra di per sé gli estremi dell'aggravante di minorata difesa (Sez. 5, n. 32244 del 26/1/2015, Halilovic, Rv. 265300 relativa ad una fattispecie di furto all'interno di un capannone industriale, in ora notturna; Sez. 5, n. 7433 del 13/1/2011, Santamaria ed altro, Rv. 249603 che ha ritenuto sussistente l'aggravante nel caso di un tentato furto commesso all'interno di un'azienda agrituristica ove, di notte, non viveva alcuno; Sez. 5, n. 35616 del 27/5/2010, Di Mella, Rv. 248883 che ha posto l'accento sul fatto che il tentativo di furto era stato commesso in tempo di notte e ha ritenuto che ciò bastasse ad integrare l'aggravante, in quanto, in tal caso, nelle vie pubbliche viene esercitata una minore vigilanza e manca, altresì, l'ordinaria vigilanza del proprietario; Sez. 4, n. 34354 del 8/7/2009, Perica, Rv. 244988). Penale Sent. Sez. 4 Num. 12239 Anno 2018 Presidente: PICCIALLI PATRIZIA Relatore: CAPPELLO GABRIELLA Data Udienza: 13/02/2018
186 cds CONCETTO DI APPARTENEZA DI VEICOLO
La nozione di "appartenenza" del veicolo a persona estranea al reato non va intesa in senso tecnico, come proprietà od intestazione nei pubblici registri, ma quale effettivo e concreto dominio sulla cosa, che può assumere la forma del possesso o della detenzione, purché non occasionali (Sez. 4, n. 36425 del 29/3/2013, Bernacca, Rv, 256762; sez. 4. n. 20610 del 26/2/2010, Messina, Rv. 247326).
Penale Sent. Sez. 4 Num. 12270 Anno 2018 Presidente: PICCIALLI PATRIZIA Relatore: PEZZELLA VINCENZO Data Udienza: 13/02/2018
FAVOREGGIAMENTO DELLA PERMANENZA NEL TERRITORIO DELLO STATO DI STRANIERI
È sufficiente ribadire che, per la configurazione del reato di favoreggiamento della permanenza, nel territorio dello Stato, di stranieri, previsto dall'art. 12, comma quinto, D.Lgs. n. 286 del 1998 (testo unico delle norme in tema di immigrazione), al fine di trarre ingiusto profitto dalla loro condizione di illegalità, è irrilevante che si attivi la procedura di regolarizzazione della loro posizione e che essa pervenga ad un esito positivo mediante il rilascio del permesso di soggiorno, non essendo tanto richiesto dalla norma incriminatrice, che contempla qualsiasi attività con cui si favorisca comunque la permanenza degli stranieri nel territorio dello Stato (Sez. 1, n. 40320 del 09/10/2008, Rv. 241434) Penale Sent. Sez. 1 Num. 12290 Anno 2018 Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA Relatore: MINCHELLA ANTONIO Data Udienza: 26/10/2017
12, comma quinto, D.Lgs. n. 286 del 1998
In tema di reato di favoreggiamento dell'illegale permanenza dello straniero nel territorio dello stato, di cui all'art. 12, comma quinto D.Lgs. n. 286 del 1998, la condotta di presentazione di false dichiarazioni di emersione di lavoro irregolare, sorretta dal fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità del cittadino extracomunitario, è di per sé sufficiente ad integrare la fattispecie delittuosa, in quanto impedisce l'attivazione della procedura di espulsione. Penale Sent. Sez. 1 Num. 12290 Anno 2018 Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA Relatore: MINCHELLA ANTONIO Data Udienza: 26/10/2017
651 cp RIFIUTO DI INDICAZIONI SULLA PROPRIA IDENTITÀ PERSONALE
I rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato o su altre qualità personali, che integra la condotta dell'omonima contravvenzione, non presuppone che il soggetto richiesto sia responsabile di un reato o di un illecito amministrativo (in tal senso Sez. I n. 18952 del 29.4.2011, rv 250269). Penale Ord. Sez. 7 Num. 11680 Anno 2018 Presidente: NOVIK ADET TONI Relatore: MAGI RAFFAELLO Data Udienza: 06/04/2017
Art 10 bis D. Lgs. n. 10 del 1998
Va premesso che l'art. 10 bis D. Lgs. n. 10 del 1998 oltre allo straniero che «fa ingresso nel territorio dello Stato» punisce anche lo straniero che vi «si trattiene» in violazione delle disposizioni in tema di presenza degli extracomunitari in Italia. Tra le condotte punibili ai sensi dell'art. 10 bis cit., va compresa quella posta in essere dall’imputato, che aveva fatto scadere il permesso di soggiorno a tempo determinato. La circostanza della mera presentazione di istanza di rinnovo prospettata in ricorso è del tutto ininfluente ai fini della configurabilità del reato. Penale Ord. Sez. 7 Num. 11724 Anno 2018 Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO Relatore: ESPOSITO ALDO Data Udienza: 24/11/2017
CANNABIS LIGHT
E’ noto che le Sezioni Unite, con la nota sentenza Castignani (Sez. U, Sentenza n. 30475 del 30/05/2019, Rv. 275956), hanno affermato il principio secondo il quale, in tema di stupefacenti, la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio e resina, integrano il reato di cui all'art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dall'art. 4, commi 5 e 7, legge 2 dicembre 2016, n. 242, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.28149 del 09/10/2020 (ECLI:IT:CASS:2020:28149PEN), udienza del 23/09/2020, Presidente PICCIALLI PATRIZIA Relatore PAVICH GIUSEPPE
Art 4 MAZZA BASEBALL
Il porto di una mazza da baseball va considerato idoneo a costituire reato se, indipendentemente dalla concreta possibilità di prospettare una sua utilizzazione per l'offesa alla persona, non abbia un giustificato motivo (Sez. 1, n. 32269 del 03/07/2003, dep. 31/07/2003, P.G. in proc. Porcu, Rv. 225116). Tali principi sono stati ribaditi recentemente dalla giurisprudenza di legittimità, secondo la quale "il porto senza giustificato motivo, fuori dalla propria abitazione, di una mazza da baseball (da ritenersi arma impropria ai sensi dell'art. 4, comma secondo, L. 18 aprile 1975 n. 110) costituisce reato anche qualora non emergano circostanze di tempo e di luogo indicative della sua chiara utilizzabilità per l'offesa alla persona, in quanto tale ulteriore condizione è prevista, dal citato secondo comma dell'art. 4, solo per il porto degli altri strumenti atti ad offendere, non indicati nel dettaglio" (Cass. sez. 7, n. 34774 del 15/01/2015, Cimpoesu, Rv. 264771). Sez. SETTIMA PENALE, Ordinanza n.28192 del 09/10/2020 (ECLI:IT:CASS:2020:28192PEN), udienza del 09/01/2020, Presidente SARACENO ROSA ANNA Relatore MANCUSO LUIGI FABRIZIO
494 ATTRIBUZIONE DI UNA QUALITÀ PROFESSIONALE INESISTENTE
Questa Corte (Sez. 2, n. 674 del 25 settembre 1986, dep. 22 gennaio 1987, Rv. 174910; Sez. 5, n. 3645 del 21 gennaio 1999, Rv. 212950; Sez. 2, n. 21705 del 17/04/2019, Rv. 276447) ha già chiarito che l'attività professionale va considerata qualità personale, cui la legge attribuisce effetti giuridici, in quanto individua un soggetto nella-collettività sociale. Naturalmente a tale qualità personale si devono poter annettere effetti giuridici, non potendo in mancanza ritenersi efficace il proposto inganno (Sez. 5, n. 16673 del 21/10/2015, Rv. 266721;). E stato, ancora, affermato che la falsa attribuzione della qualità di esercente una professione integra il reato di sostituzione di persona, atteso che la legge ricollega a detta qualità gli effetti giuridici tipici della corrispondente attività, mentre non è necessario che il fatto tenda all'illegale esercizio della professione o che miri piuttosto alla mera soddisfazione di una vanità personale, essendo sufficiente che venga coscientemente voluto e sia idoneo a trarre in inganno la fede pubblica (Sez. 2, n. 30229 del 05/06/2014, Martini, Rv. 260034; oltre alla n. 21705/2019 poco sopra già richiamata).
Sez. SECONDA PENALE, Sentenza n.28501 del 14/10/2020 (ECLI:IT:CASS:2020:28501PEN), udienza del 18/09/2020, Presidente RAGO GEPPINO Relatore PERROTTI MASSIMO