antonoia
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Inizio questo mese-buconero con la tosse e il moccio e un altro sogno con realtà parallele e la luna piena e un'opinione su Barbie perché vorrei unirmi al coro della saccenza. E mai avrei pensato nella vita di trovarmi a vedere un film su Barbie con un gruppo di lesbiche.

Varie fasi, tutte con della tosse.
Inizio bomba, immagino i cinefili un po' presi male perché Kubrick non si tocca, ma siamo abituate alle parodie multilivello, alla sovrapposizione delle forme, ai metadiscorsi. Poi ho iniziato a confondermi perché c'era troppo rosa, e troppi layer.
Anche se il giochino stranieri-nel-mondo-di-noi è vecchio come il cucco mi piace sempre e se proprio volevano farla giusta barbie avrbbe dovuto incontrare totò e peppino a milano. Barbie è una specie di Jessica Rabbit, quanto pare diventata un'icona aspec, che entra nel mondo reale o anche quel film con Kim Basinger che diventa un cartone o anche il pupazzo papero alieno (non c'entra ma è quel periodo lì), però poi Barbie diventa una donna vera e ha una vagina. Vagina, maternità, pinocchia, creazione, CEO-madre (grazie Federica).
Poi verso la fine mi sono annoiata, molto annoiata, con la vecchina-dio (ho un vago ricordo di altre raffigurazioni di dio come vecchina, forse Spawn?) che fa discorsi motivazionali sulla vita.

E insomma, poteva rimanere una fantasia lisergica di una dodicenne e invece hanno voluto metterci il postmoderno, la critica, la metariflessione, gli easter egg. Forse è per questo che è stata creata la disfida tra oppenheimer e barbie, tra (credo, dato che mortacci loro in italia esce a fine mese) Storia e Merce, tra Morte e Godimento.

Tutto il film è costruito sulla sovrapposizione di layer più o meno ironici.
La costruzione verticale dei layer (verticale come le casette, ma meno trasparenti) permette a chiunque di vederci quello che vuole. Chi vuole vedere del femminismo troppo pazzesco ci vedrà del femminismo troppo pazzesco, chi vuole vedere una critica al femminismo bianco neolib vedrà quello, chi vuole vedere solo del product placement vedrà solo merce ovunque, chi vuole vedere gli incel e una critica alla maschilità gracilina vedrà quella e così via. Barbie è tutto questo.

È product placement e critica al product placement allo stesso tempo. È merce e critica della merce, perché i soldi vengono da Mattel e gli strumenti finanziari di Mattel non possono distruggere la casa di Mattel (uso ironico di frase iconica del femminismo nero ma usato da noi bianche per farci belle), checché Mattel si ponga in una posizione di farsi spolverare di ridicolo mentre in realtà caccia i soldi e controlla tutto.

Eppure una riflessione mediatica su Barbie ci stava (ho visto che un tizio ha fatto un videoessay marxista su Barbie)
Usare barbie come strumento di autocoscienza.
Usare sasha come strumento di identificazione per le nuove generazioni woke che dicono cose woke e hanno un po' il broncetto.
Usare Will Ferrel perché fa ridere.
Usare Margot Robbie e Ryan Gosling perché sono oggettivamente fregnx.
Usare la sigla finale come catalogo.
Usare un po' di cultura queer per richiamare le diverse frocezze, ma comunque rimane molto etero (e l'ha scritto la coppia etero Gerwig/Baumbach).

Momento top: la maschia danza anni 80.
Quanto me ne frega che l'attrice trans Hari Nef sia una delle barbie: 0
Fastidio perché i cavalli sono associati alla maschilità incel: molto.
Fastidio e confusione per la presenza massiccia del brand mattel: GIGA.

A questo punto aspetto un film su Malibu Stacy.
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finalmente online l'intervista che ho fatto a Torrey Peters, l'autrice di Detransition baby (con molteplici zampini di Chiara Reali e l'aiuto di Shendi Veli)

È un'intervista molto bella e non per le mie domande ma per le sue risposte, che in tempi di loveislove e carrierealias, riportano una complessità senza risposte facili
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Istat e Unar stanno facendo un'indagine sulle persone lgbtqia+ aperta parentesi trans e non binarie chiusa parentesi

https://survey.istat.it/ist02740
articolo piuttosto inutile che dice poco su Bologna ma che mi ha fatto scoprire la mostra di Muna Mussie su quella cosa ora piuttosto particolare, per il colonialismo italiano e l'internazionalismo comunista, del festival eritreo che c'è stato per decenni qui in città
https://www.iltascabile.com/linguaggi/che-cose-bologna/
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[trovato da @marinacanina]
TW: VERONA
Forwarded from musick to play in the dark (Higor)
Diamanda Galás (1999) by Annie Leibovitz
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Forwarded from Fumettologica
Il mondo delle fanfiction porno sudamericane su Zerocalcare.
Una storia vera: https://t.co/A3QZ4SIdkL
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Forwarded from musick to play in the dark (Higor)
'Total Art Match-Box' (1966) by Ben Vautier
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Forwarded from Curiouser and Curiouser!
Miglior progetto artistico 2023?

L’account Twitter del gatto Pépito che ogni giorno pubblica solo quando Pépito esce di casa e quando Pépito rientra a casa. I’m in love. 🥹
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