Forwarded from All'Elefante Nero (Désaliénation)
Essere una cosa sola con tutto ciò che vive, far ritorno, beatamente dimentichi di se stessi, nel seno universale della natura, ecco il vertice di ogni pensiero e di ogni gioia.
- Friedrich Hölderlin
- Friedrich Hölderlin
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Saturno si stabili ai piedi del Campidoglio, detto per questo motivo (Festo, p. 430) Saturnius mons; ivi sorgeva difatti il suo tempio, uno dei più antichi di Roma. Il primo modesto santuario gli era stato ivi dedicato da Tullo Ostilio, nell'occasione dell'istituzione dei «Saturnalia»; Tarquinio concepì il progetto di sostituirlo con un tempio, e la repubblica due o quattro anni dopo la caduta del tiranno lo costruì in effetti nel posto prescelto dedicandolo a Saturno. Fu restaurato ai tempi di Augusto e ne rimangono tuttora otto imponenti colonne ioniche. La leggenda diceva che tale ara sul colle capitolino gli era stata dedicata prima della guerra troiana (Festo, p. 430); e che sulla collina sabina del Campidoglio si elevava una città di Saturno (Dionigi di Alic., I, 34; VI, I, 4)"
A. Reghini, "Sulla tradizione occidentale"
*nell'immagine: Saturno, in compagnia del Capricorno, tiene in mano l'Uroboro, simbolo di Chronos (il Tempo).
A. Reghini, "Sulla tradizione occidentale"
*nell'immagine: Saturno, in compagnia del Capricorno, tiene in mano l'Uroboro, simbolo di Chronos (il Tempo).
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TRADIZIONE GENTILE, LA LEGGENDA DI SATURNO.
Secondo la Tradizione, Saturno discese nel territorio italico dissimulando il suo incantevole aspetto esteriore, e incamminandosi, come un viandante lungo le strade, alla ricerca di qualcuno che lo ospitasse per una notte.
L’aspetto esteriore che Saturno assunse durante il suo pellegrinaggio era mutevole e dipendeva dall’ indole delle persone che egli stesso incontrava. La forma nella quale egli si trasformò con maggiore frequenza, e che poi divenne la sua rappresentazione più popolare, era quello di un uomo avanti con l’età, avvolto da un mantello consumato che gli copriva il capo e con una falce impugnata nella mano destra.
Il cammino di Saturno durò nove giorni. All’imbrunire del nono giorno il Dio venne accolto da Giano, un anziano signore proprietario di alcune terre che, in seguito, sarebbero diventate il cuore di Roma.
Giano, inizialmente ignaro della natura divina del gentile ospite, lo accolse con cordialità e gli offri come rifugio il colle di fronte al quale egli stesso risiedeva. Passarono così i giorni e nel momento in cui Giano comprese la reale natura del suo illustre ospite, decise di dedicargli il colle nel quale il Dio risiedeva e lo rinominò in suo onore: Mons Saturnius, ossia -Monte di Saturno-. In seguito, il Mons Saturnius assunse il nome di Capitolium (odierno Campidoglio).
Secondo la Tradizione, Saturno discese nel territorio italico dissimulando il suo incantevole aspetto esteriore, e incamminandosi, come un viandante lungo le strade, alla ricerca di qualcuno che lo ospitasse per una notte.
L’aspetto esteriore che Saturno assunse durante il suo pellegrinaggio era mutevole e dipendeva dall’ indole delle persone che egli stesso incontrava. La forma nella quale egli si trasformò con maggiore frequenza, e che poi divenne la sua rappresentazione più popolare, era quello di un uomo avanti con l’età, avvolto da un mantello consumato che gli copriva il capo e con una falce impugnata nella mano destra.
Il cammino di Saturno durò nove giorni. All’imbrunire del nono giorno il Dio venne accolto da Giano, un anziano signore proprietario di alcune terre che, in seguito, sarebbero diventate il cuore di Roma.
Giano, inizialmente ignaro della natura divina del gentile ospite, lo accolse con cordialità e gli offri come rifugio il colle di fronte al quale egli stesso risiedeva. Passarono così i giorni e nel momento in cui Giano comprese la reale natura del suo illustre ospite, decise di dedicargli il colle nel quale il Dio risiedeva e lo rinominò in suo onore: Mons Saturnius, ossia -Monte di Saturno-. In seguito, il Mons Saturnius assunse il nome di Capitolium (odierno Campidoglio).
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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
TRADIZIONE GENTILE, LA LEGGENDA DI SATURNO. Secondo la Tradizione, Saturno discese nel territorio italico dissimulando il suo incantevole aspetto esteriore, e incamminandosi, come un viandante lungo le strade, alla ricerca di qualcuno che lo ospitasse per…
Balder Rising, from God Through the Ages
— Ludwig Fahrenkrog (1922)
— Ludwig Fahrenkrog (1922)
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“Di maniera che non è un sol mondo, una sola terra, un solo sole; ma tanti son mondi quante veggiamo circa di noi lampade luminose, le quali non sono più né meno in un cielo ed un loco ed un comprendente, che questo mondo, in cui siamo noi, è in un comprendente, luogo e cielo”.
Giordano Bruno - De l’infinito, universo et mondi - 1583
Art: Miyamoto Musashi (Vagabond)
Giordano Bruno - De l’infinito, universo et mondi - 1583
Art: Miyamoto Musashi (Vagabond)
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Supponiamo che tu sia in grado, ogni notte, di fare qualsiasi sogno tu voglia; naturalmente, immergendoti in quest'avventura di sogni, cominceresti ad esaudire ogni tuo desiderio. Sperimenteresti ogni tipo di piacere durante il sonno, e dopo parecchie notti penseresti che è stato incredibile.
Ma ora, supponiamo che ci sia una sorpresa, un sogno che non sia sotto il tuo controllo: qualcosa che sta per accaderti, ma non sai di cosa si tratti.
Faresti molte congetture su quel che sei in procinto di sognare, per poi infine sognare te stesso in questo momento.
Se ti svegli da questa illusione e comprendi che il nero implica il bianco, il sé implica l'altro, la vita implica la morte, potrai sentire te stesso non come un estraneo nel mondo, non come un qualcuno in libertà vigilata, non come un qualcosa che è arrivato qui per caso, ma potrai cominciare a percepire la tua esistenza come assolutamente fondamentale.
Quel che tu sei in sostanza, in fondo in fondo, molto, molto all'interno, è semplicemente il tessuto e la struttura dell'esistenza stessa.
Alan W. Watts
Ma ora, supponiamo che ci sia una sorpresa, un sogno che non sia sotto il tuo controllo: qualcosa che sta per accaderti, ma non sai di cosa si tratti.
Faresti molte congetture su quel che sei in procinto di sognare, per poi infine sognare te stesso in questo momento.
Se ti svegli da questa illusione e comprendi che il nero implica il bianco, il sé implica l'altro, la vita implica la morte, potrai sentire te stesso non come un estraneo nel mondo, non come un qualcuno in libertà vigilata, non come un qualcosa che è arrivato qui per caso, ma potrai cominciare a percepire la tua esistenza come assolutamente fondamentale.
Quel che tu sei in sostanza, in fondo in fondo, molto, molto all'interno, è semplicemente il tessuto e la struttura dell'esistenza stessa.
Alan W. Watts
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Non distogliere lo sguardo dalla morte e dal suo inganno; seguila senza farti domande, così come accetti il profumo di un fiore o l'albeggiare di un fertile mattino. Non cambiare il mondo: diventa morte, e potrai raggiungere la tua parte immortale.
(da Attraversando il Bardo di Franco Battiato, Karma Nur May)
(da Attraversando il Bardo di Franco Battiato, Karma Nur May)
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Presentazione del terzo albo annuale di "Axis Mundi", dedicato alle tematiche del sogno, dell’incubo e dell’Altrove analizzate da una prospettiva sacrale, folklorica e meta-letteraria.
Il sacro potere dell’Immaginazione da Blake a Yeats, la visione in sogno del Kubla Khan di Coleridge, i sogni dell’etere nella Parigi fin-de-siècle, le ossessioni oniriche di H.P. Lovecraft, la Māyā dell’induismo e la caverna platonica, il Dreamtime degli aborigeni australiani, la paralisi nel sonno secondo il folklore, il Laùro salentino, le drôleries di Bosch, Asclepio e il sogno che guarisce, usi rituali e medicinali del Papaver Somniferum, il raggio verde.
Con articoli di Marco Maculotti, Mike Jay, Antonio Bonifacio, Gianfranco Mele, Claudio Capo, Lorenzo Pennacchi, Salvatore Di Domenico, Giovanni Rapazzini, Alessandro Gabetta e Anna Maria Baiamonte.
https://youtu.be/135JEOpX4Rk
Il sacro potere dell’Immaginazione da Blake a Yeats, la visione in sogno del Kubla Khan di Coleridge, i sogni dell’etere nella Parigi fin-de-siècle, le ossessioni oniriche di H.P. Lovecraft, la Māyā dell’induismo e la caverna platonica, il Dreamtime degli aborigeni australiani, la paralisi nel sonno secondo il folklore, il Laùro salentino, le drôleries di Bosch, Asclepio e il sogno che guarisce, usi rituali e medicinali del Papaver Somniferum, il raggio verde.
Con articoli di Marco Maculotti, Mike Jay, Antonio Bonifacio, Gianfranco Mele, Claudio Capo, Lorenzo Pennacchi, Salvatore Di Domenico, Giovanni Rapazzini, Alessandro Gabetta e Anna Maria Baiamonte.
https://youtu.be/135JEOpX4Rk
YouTube
ONIRICON: il Sogno, l'Incubo, l'Altrove (AXIS MUNDI n.3) - Apocalisse in Salotto con Marco Maculotti
Intervista a cura di Anna Bellon originariamente trasmessa sui canali di "Apocalisse in Salotto", "Libreria Esoterica Il Sigillo" e "Libreria L'Alchimista" il 29 gennaio 2024.
ABSTRACT
Presentazione del terzo albo annuale di "Axis Mundi", dedicato alle…
ABSTRACT
Presentazione del terzo albo annuale di "Axis Mundi", dedicato alle…
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I magici inganni dello yogi cosmico sono gli yuga, le età del mondo. Questo spettacolo, il miraggio del processo fenomenico dell’universo, è opera del mio aspetto creativo; allo stesso tempo però sono il gorgo, il vortice distruttivo che risucchia tutto quello che è stato manifestato e pone fine alla processione degli yuga. Io pongo fine a tutto ciò che esiste. Il mio nome è Morte dell’universo.
- Visnù
- Visnù
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"... nello spazio smisurato del sovrasensibile per noi avvolto da tenebre profonde"
I. Kant, Critica della ragion pura
Art: @Timesea
I. Kant, Critica della ragion pura
Art: @Timesea
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Visnu lo lascia sfogare e poi gli rivela la sua identità, d’improvviso calmo Markandeya tace, è sommerso dall’emozione.
I suoi occhi come bicchieri si riempiono di lacrime, traboccano gioia, ma quale immenso onore gli è concesso! A lui così vecchio! Chiede: “Ti prego, o supremo tra tutti gli Dèi supremi, ti prego, concedimi di conoscere il segreto della tua maya”. Visnu, risponde: “Io sono l’origine, l’origine e il termine che non ha origine né termine, il sacrificio con cui si sacrifica al sacrificio, sono ogni essere, ogni epoca.
La mia maya sono i quattro yuga (cicli cosmici) e il mondo che conoscevi non è che un sogno, tu stesso un sogno dentro a un sogno, nello spazio del mio riposo da cui nasceranno altri quattro yuga”
I suoi occhi come bicchieri si riempiono di lacrime, traboccano gioia, ma quale immenso onore gli è concesso! A lui così vecchio! Chiede: “Ti prego, o supremo tra tutti gli Dèi supremi, ti prego, concedimi di conoscere il segreto della tua maya”. Visnu, risponde: “Io sono l’origine, l’origine e il termine che non ha origine né termine, il sacrificio con cui si sacrifica al sacrificio, sono ogni essere, ogni epoca.
La mia maya sono i quattro yuga (cicli cosmici) e il mondo che conoscevi non è che un sogno, tu stesso un sogno dentro a un sogno, nello spazio del mio riposo da cui nasceranno altri quattro yuga”
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