Stai camminando nel labirinto della vita. Sì, dovresti andare avanti, ma quasi mai in linea retta. Sì, c’è un elemento di realizzazione, di inizio e fine, ma questi sono minori rispetto all’elemento di essere qui adesso. Nei momenti in cui smetterai di cercare di conquistare il labirinto della vita e semplicemente lo abiterai, ti renderai conto che è stato progettato per tenerti al sicuro mentre esplori ciò che sembra pericoloso. Vedrai che sei esattamente dove dovresti essere, serpeggiando lungo un sentiero tortuoso che è destinato a condurti non avanti, ma verso l'interno.
– Martha Beck
[ Arte • “Passeggiate solitarie” di morysetta ]
– Martha Beck
[ Arte • “Passeggiate solitarie” di morysetta ]
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"La sorte di Osiride/Orione, condivisa da Sirio, invece, è quella di tramontare al sorgere del Serpente e dello Scorpione: nel giorno 17 del mese di Athyr (12 novembre) Set uccide Osiride. Da questo giorno e per i sei successivi, fino al giorno 23 del mese di Athyr (18 novembre), si celebrava la festa del pianto di Iside. Negli stessi giorni in Grecia si celebravano le Tesmoforie per il lutto di Demetra. Successivamente, tra il giorno 12 del mese di Khoyak (8 dicembre) e il 19 di Tybi (14 gennaio) si celebrava la festa dell’aratura. Era un periodo di circa 36 giorni, di cui 18 consacrati a Osiride, il sole che se ne va, e 18 consacrati a Iside e a Horus/Arpocrates, il sole veniente, che nasce in grembo alla propria madre, come Iacco/Dioniso in grembo a Demetra. Imbalsamato il giorno 24 dicembre, Osiride veniva simbolicamente inumato il 26, il giorno dopo il solstizio d’inverno. Osiride condivide con Ptah l’iconografia in veste di mummia, e anche la statua di Saturno aveva le gambe avvolte nelle bende. Il giorno 11 di Tybi (6 gennaio) si celebrava l’Epifania di Horus/Arpocrates, dalle gambe rachitiche, come il suo antenato Horus il Vecchio: è il nuovo sole, ancora malfermo, che la Vergine di Sais, Iside, partorisce al solstizio d’inverno."
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica
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Fin dalla preistoria l’uomo si è incaricato di leggere il tempo, anima del mondo. Ma non esiste cognizione del tempo senza visione del cielo. La visione del cielo, e in particolare del cielo notturno, l’Urano stellato dell’orfismo, pose dinnanzi all’uomo il limitato orizzonte della propria caducità. Eppure, la vita umana veniva come ad essere iscritta in un coerente disegno di ordine superiore, pur restando null’altro che un frammento dell’apparente “sofferenza” dell’essere. Quelle immagini terrestri che i miti ci hanno tramandato hanno avuto la loro origine nel cielo. C’è un filo rosso che unisce la sommersione di Atlantide, la caduta di Fetonte, la descrizione del Tartaro e le ripartizioni territoriali della pòlis raccomandate da Platone. Luoghi di riposo paradisiaco, voli di colombe, vagabondaggi in labirinti sono per noi immagini mute, o al più degne di essere relegate nel mondo del fantastico, ma il fatto è che esse costituiscono la traduzione sul piano figurativo del ritmo, della grande musiké dell’universo, che in quanto tale solo l’anima disincarnata può ricevere. Ma non c’è metafisica, non ancora. Prima della frattura drammatica tra cosmo e mondo extracosmico, prima che il pianeta Saturno si trasformasse nel Dio trascendente, anche l’anima dell’uomo dovette comportarsi secondo la grande anima del mondo. Il fato inesorabile dell’anima era quello di ritornare, per ordine di Ananke, sulle note dei giri celesti. Perché, dice Platone, le anime che si reincarnano ricadono sulla terra sotto forma di stelle.
- La macchina del tempo, saggio sulla Cosmoteologia arcaica (di Andrea Casella)
- La macchina del tempo, saggio sulla Cosmoteologia arcaica (di Andrea Casella)
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