Poiché Apollo stabilisce la giusta misura, vigila sui confini e ama ciò che ha una forma la sua ira esplode funesta e terribile contro chi ha in spregio la misura. Non conosce clemenza e le sue frecce sono infallibili. Ciò che agli animi delicati, indecisi e arrendevoli appare duro e intollerabile in Apollo è qualcosa di fermo e inscalfibile. Questo carattere tetragono della forma e dello spirito, questa asprezza della conoscenza e della luce a picco ha, tuttavia, qualcosa di doloroso che, però, sana anche tramite il dolore. Questa pienezza di luce fa anche sì che l'occhio cieco e debole non lo riconosca perché la fulgida luce è abbagliante. Egli è detto, perciò, il Lossia [«l’Oscuro», «l’Obliquo»] non perché voglia confondere, ingannare e rendere torto ciò che è diritto, ma perché la confusione e l'ingannarsi sorgono necessariamente ovunque vi sia carenza di conoscenza. La sua forza che risana e manda in rovina è un tutt'uno; egli uccide e dà vita. […] La paura suscitata da Apollo si deve al fatto che egli annienta senza riguardo chi viola il suo ordine. Si avverte sempre timore nei confronti di Apollo e nell'uomo apollineo esso cresce fino a divenire un senso profondo di terrore quando questi vede profilarsi il conflitto col dio.
Che cosa, dunque, contraddistingue i Greci? Riassumendo, possiamo dire: ciò che vi è di più eccelso nel Greco non è la filosofia ellenica, questo pensiero che procede dalla lingua delle immagini verso l'astrazione, non è la scienza ellenica, fondamento di ogni scienza, ma lo spirito onnipresente di Apollo che solo rende possibile l'audacia del libero pensiero e senza il quale non ci sarebbero stati né filosofi naturalisti né pitagorici, accademie e discipline scientifiche. […] Chi altri se non Apollo pronuncia la sentenza «conosci te stesso», intendendo con ciò: non ingannarti, sii accorto e vedrai chi sei e a cosa sei destinato, diverrai chiaro a te stesso e ciò ti è possibile perché stai sotto la mia protezione. lo ricolmo di luce colui che mi onora e tale chiarore gli sarà salutare anche se gli fa male e sembra bruciarIo come fuoco. Perché la conoscenza di sé è inconcepibile senza il dolore quanto la consapevolezza."
Junger
Che cosa, dunque, contraddistingue i Greci? Riassumendo, possiamo dire: ciò che vi è di più eccelso nel Greco non è la filosofia ellenica, questo pensiero che procede dalla lingua delle immagini verso l'astrazione, non è la scienza ellenica, fondamento di ogni scienza, ma lo spirito onnipresente di Apollo che solo rende possibile l'audacia del libero pensiero e senza il quale non ci sarebbero stati né filosofi naturalisti né pitagorici, accademie e discipline scientifiche. […] Chi altri se non Apollo pronuncia la sentenza «conosci te stesso», intendendo con ciò: non ingannarti, sii accorto e vedrai chi sei e a cosa sei destinato, diverrai chiaro a te stesso e ciò ti è possibile perché stai sotto la mia protezione. lo ricolmo di luce colui che mi onora e tale chiarore gli sarà salutare anche se gli fa male e sembra bruciarIo come fuoco. Perché la conoscenza di sé è inconcepibile senza il dolore quanto la consapevolezza."
Junger
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Stai camminando nel labirinto della vita. Sì, dovresti andare avanti, ma quasi mai in linea retta. Sì, c’è un elemento di realizzazione, di inizio e fine, ma questi sono minori rispetto all’elemento di essere qui adesso. Nei momenti in cui smetterai di cercare di conquistare il labirinto della vita e semplicemente lo abiterai, ti renderai conto che è stato progettato per tenerti al sicuro mentre esplori ciò che sembra pericoloso. Vedrai che sei esattamente dove dovresti essere, serpeggiando lungo un sentiero tortuoso che è destinato a condurti non avanti, ma verso l'interno.
– Martha Beck
[ Arte • “Passeggiate solitarie” di morysetta ]
– Martha Beck
[ Arte • “Passeggiate solitarie” di morysetta ]
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"La sorte di Osiride/Orione, condivisa da Sirio, invece, è quella di tramontare al sorgere del Serpente e dello Scorpione: nel giorno 17 del mese di Athyr (12 novembre) Set uccide Osiride. Da questo giorno e per i sei successivi, fino al giorno 23 del mese di Athyr (18 novembre), si celebrava la festa del pianto di Iside. Negli stessi giorni in Grecia si celebravano le Tesmoforie per il lutto di Demetra. Successivamente, tra il giorno 12 del mese di Khoyak (8 dicembre) e il 19 di Tybi (14 gennaio) si celebrava la festa dell’aratura. Era un periodo di circa 36 giorni, di cui 18 consacrati a Osiride, il sole che se ne va, e 18 consacrati a Iside e a Horus/Arpocrates, il sole veniente, che nasce in grembo alla propria madre, come Iacco/Dioniso in grembo a Demetra. Imbalsamato il giorno 24 dicembre, Osiride veniva simbolicamente inumato il 26, il giorno dopo il solstizio d’inverno. Osiride condivide con Ptah l’iconografia in veste di mummia, e anche la statua di Saturno aveva le gambe avvolte nelle bende. Il giorno 11 di Tybi (6 gennaio) si celebrava l’Epifania di Horus/Arpocrates, dalle gambe rachitiche, come il suo antenato Horus il Vecchio: è il nuovo sole, ancora malfermo, che la Vergine di Sais, Iside, partorisce al solstizio d’inverno."
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica
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Fin dalla preistoria l’uomo si è incaricato di leggere il tempo, anima del mondo. Ma non esiste cognizione del tempo senza visione del cielo. La visione del cielo, e in particolare del cielo notturno, l’Urano stellato dell’orfismo, pose dinnanzi all’uomo il limitato orizzonte della propria caducità. Eppure, la vita umana veniva come ad essere iscritta in un coerente disegno di ordine superiore, pur restando null’altro che un frammento dell’apparente “sofferenza” dell’essere. Quelle immagini terrestri che i miti ci hanno tramandato hanno avuto la loro origine nel cielo. C’è un filo rosso che unisce la sommersione di Atlantide, la caduta di Fetonte, la descrizione del Tartaro e le ripartizioni territoriali della pòlis raccomandate da Platone. Luoghi di riposo paradisiaco, voli di colombe, vagabondaggi in labirinti sono per noi immagini mute, o al più degne di essere relegate nel mondo del fantastico, ma il fatto è che esse costituiscono la traduzione sul piano figurativo del ritmo, della grande musiké dell’universo, che in quanto tale solo l’anima disincarnata può ricevere. Ma non c’è metafisica, non ancora. Prima della frattura drammatica tra cosmo e mondo extracosmico, prima che il pianeta Saturno si trasformasse nel Dio trascendente, anche l’anima dell’uomo dovette comportarsi secondo la grande anima del mondo. Il fato inesorabile dell’anima era quello di ritornare, per ordine di Ananke, sulle note dei giri celesti. Perché, dice Platone, le anime che si reincarnano ricadono sulla terra sotto forma di stelle.
- La macchina del tempo, saggio sulla Cosmoteologia arcaica (di Andrea Casella)
- La macchina del tempo, saggio sulla Cosmoteologia arcaica (di Andrea Casella)
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