Forwarded from ∴ Sogni nel deserto del tempo ∴ (∴ 𒀭 macs ∆ Ω)
Nel libro XII del Mahâbhârata Viśnu si manifesta sotto forma di una luce paragonabile a quella di
«mille soli» e viene detto che «penetrando in questa luce, i mortali istruiti nella Yoga [cioè negli «esercizî spirituali» simili a quelli svolti alacremente dagli iatromanti apollinei;] raggiungono la liberazione finale»
Nel medesimo libro si può leggere la storia di tre saggi che hanno praticato l’ascesi per mille anni (cioè la stessa età che la tradizione greca assegna agli Iperborei, simbolo numerico di pienezza e perfezione) in un paese localizzato a Settentrione del Monte Meru, con l’anelito di riuscire a vedere Nârâyâna, cioè Viśnu, nella sua forma reale: una voce proveniente dal cielo ingiunse loro di andare a Nord dell’Oceano di Latte, nell’Isola
Bianca chiamata Çveta-dvîpa. Una volta giunti in loco, essi fanno la conoscenza di «uomini bianchi come la luna» — in tutto e per tutto analoghi agli Iperborei dell’isola di Apollo e agli abitanti sovrumani del sovramenzionato «ottavo clima» della tradizione Sufi —, dei quali si dice: «Lo splendore di ciascuno di questi uomini assomigliava a quello proprio del Sole quando si avvicina il momento della dissoluzione dell’universo» .
Mircea Eliade stesso, riportando questa tradizione induista, ne sottolinea i parallelismi con quella apollinea dell’Isola Bianca posizionata all’estremo Settentrione, che si voglia chiamare Çveta-dvîpa o Iperborea, o ancora Leuké o Avalon
«mille soli» e viene detto che «penetrando in questa luce, i mortali istruiti nella Yoga [cioè negli «esercizî spirituali» simili a quelli svolti alacremente dagli iatromanti apollinei;] raggiungono la liberazione finale»
Nel medesimo libro si può leggere la storia di tre saggi che hanno praticato l’ascesi per mille anni (cioè la stessa età che la tradizione greca assegna agli Iperborei, simbolo numerico di pienezza e perfezione) in un paese localizzato a Settentrione del Monte Meru, con l’anelito di riuscire a vedere Nârâyâna, cioè Viśnu, nella sua forma reale: una voce proveniente dal cielo ingiunse loro di andare a Nord dell’Oceano di Latte, nell’Isola
Bianca chiamata Çveta-dvîpa. Una volta giunti in loco, essi fanno la conoscenza di «uomini bianchi come la luna» — in tutto e per tutto analoghi agli Iperborei dell’isola di Apollo e agli abitanti sovrumani del sovramenzionato «ottavo clima» della tradizione Sufi —, dei quali si dice: «Lo splendore di ciascuno di questi uomini assomigliava a quello proprio del Sole quando si avvicina il momento della dissoluzione dell’universo» .
Mircea Eliade stesso, riportando questa tradizione induista, ne sottolinea i parallelismi con quella apollinea dell’Isola Bianca posizionata all’estremo Settentrione, che si voglia chiamare Çveta-dvîpa o Iperborea, o ancora Leuké o Avalon
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"La nostra stella è unica, eppure è doppia.
Sappiate distinguere la sua impronta reale dalla sua immagine, e noterete ch'essa brilla con più intensità alla luce del giorno che nelle tenebre della notte."
(Eugene Canseliet - Prefazione alla Seconda Edizione del Mistero delle Cattedrali)
'The Dreamer of Dreams' by Edmund Dulac, 1915
Sappiate distinguere la sua impronta reale dalla sua immagine, e noterete ch'essa brilla con più intensità alla luce del giorno che nelle tenebre della notte."
(Eugene Canseliet - Prefazione alla Seconda Edizione del Mistero delle Cattedrali)
'The Dreamer of Dreams' by Edmund Dulac, 1915
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"Al contrario del polo dell’eclittica, che non muta mai, il polo celeste è influenzato dalla precessione, seppure in misura minore rispetto alle altre regioni della sfera celeste: la stella polare, nel corso di 26.000 anni è mutata numerose volte, come rileviamo, ad un ideale punto zero, nel sito di Çatal Hüyük. Nella sua analisi astro-linguistica, Giuseppe Sermonti fa derivare, assai coerentemente, dalla costellazione di Cefeo (che è un quadrato sormontato da un triangolo) la lettera fenicia qof, tracciata come un tondo tagliato da un segmento verticale. In greco, la qof diventa la lettera arcaica Ϙ = qoppa. Lo stesso Guénon, al cap. 15 di Simboli della scienza sacra, dà conto del fatto che in antichi documenti massonici la pietra cubica a punta è sovente sormontata da un’ascia, che l’esoterista francese non esita a identificare con la lettera qof (seppure nella sua variante ebraica), così da farne un “simbolo del polo”. Ai nostri occhi, tale conclusione riveste un significato molto più preciso rispetto a quanto non intenda Guénon, in quanto, come evidenziato da Sermonti, “Kepheus giace prossimo al Polo Nord, e 26.000 anni fa ospitò l’asse del mondo nel suo grande palazzo dei cinque imperatori”. Del resto, il significato della lettera fenicia qof sarebbe quello di “testa” (di fronte o di dietro); significato che si mantiene perfino nell’arabo, dove la lettera ق = qaf (nome che designa peraltro anche la Montagna Polare) varrebbe “nuca”.
Nell’epopea astronomica, Cefeo è il re sconfitto, decapitato. Per millenni aveva tenuto nel suo palazzo lo scettro del mondo, cioè l’asse della Terra, finché, per la precessione dei Poli, questo si era spostato verso il regno femminile dellefigure alate: cigno, lira-avvoltoio e aquila. A Çatal Hüyük, il re è raffigurato, la testa tagliata, di fronte a un avvoltoio che si accinge a divorarlo.
La stessa raffigurazione è presente anche a Göbekli Tepe, sulla famosa Stele dell’Avvoltoio (fig. 11). In tal caso si può osservare un uccello con il becco posato su una sorta di palla o cerchio, che è l’antica polare, la testa di Cefeo. Le costellazioni “femminili” dei volatili circumpolari, come il Cigno (in origine noto semplicemente come Avis, “Uccello” ) e la Lira/Aquila sostituirono Cefeo e si avvicendarono quali antichissimi guardiani del polo celeste rotante. Cefeo è un re detronizzato, al pari di Kronos, parallelismo che Sermonti non manca di sottolineare. Della valenza delle teste mozzate, come simbolo di astri devitalizzati (è in primis il Sole a cui si taglia la testa, al plenilunio e al solstizio estivo), daremo conto quando si parlerà del rapporto tra la testa, la pedina da gioco e l’oracolo."
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica"
Nell’epopea astronomica, Cefeo è il re sconfitto, decapitato. Per millenni aveva tenuto nel suo palazzo lo scettro del mondo, cioè l’asse della Terra, finché, per la precessione dei Poli, questo si era spostato verso il regno femminile dellefigure alate: cigno, lira-avvoltoio e aquila. A Çatal Hüyük, il re è raffigurato, la testa tagliata, di fronte a un avvoltoio che si accinge a divorarlo.
La stessa raffigurazione è presente anche a Göbekli Tepe, sulla famosa Stele dell’Avvoltoio (fig. 11). In tal caso si può osservare un uccello con il becco posato su una sorta di palla o cerchio, che è l’antica polare, la testa di Cefeo. Le costellazioni “femminili” dei volatili circumpolari, come il Cigno (in origine noto semplicemente come Avis, “Uccello” ) e la Lira/Aquila sostituirono Cefeo e si avvicendarono quali antichissimi guardiani del polo celeste rotante. Cefeo è un re detronizzato, al pari di Kronos, parallelismo che Sermonti non manca di sottolineare. Della valenza delle teste mozzate, come simbolo di astri devitalizzati (è in primis il Sole a cui si taglia la testa, al plenilunio e al solstizio estivo), daremo conto quando si parlerà del rapporto tra la testa, la pedina da gioco e l’oracolo."
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica"
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