∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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«"Né per terra né per mare troverai la strada che conduce agli iperborei"
- Nietzsche, Friedrich - L'Anticristo»

L'unica strada che può condurvi agli iperborei è il vostro animo, che nella vita si rispecchia nel cielo notturno, nel oscuro abisso ricoperto da milioni, miliardi di gemme brillanti che danzano un ballo silenzioso.

Il cielo è la via per gli Iperborei, la vostra anima.
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The tomb of Amyntas son of Hermagios, at the ancient Greek city of Telmessos, 350 BC.

Credit: tzoumio
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Cosmic revelation
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Forwarded from Cratera
Diana - Renato Torres
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Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
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La stella ISHTAR
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ISH-STAR 🌟
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The Ancient Rex
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"Vedete, voi non siete stati educati a stare da soli. Andate mai a fare una camminata per conto vostro? È molto importante uscire da soli, sedersi sotto un albero, da soli, senza nessun libro, senza nessuna compagnia e osservare una foglia che cade, ascoltare lo scorrere dell’acqua, il canto dei pescatori, osservare il volo di un uccello e i vostri stessi pensieri che si rincorrono nello spazio della mente. Se siete capaci di stare da soli e osservare queste cose, allora scoprite ricchezze che nessun governo può tassare, che nessuna entità umana può corrompere, e che non potranno mai essere distrutte".
(Jiddu Krishnamurti – This Matter of Culture, p. 89)
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L'esperienza del nulla cosmico, del vuoto, dell'ignoto è la porta d'accesso verso una comprensione più elevata della realtà stessa, in quanto ci permette di trascendere gli aspetti effimeri della vita materiale.
Credere che la vita legata ai sensi fisici sia l'unica realtà esistente è come dire che il mare sia solamente come appare in superficie, o che un iceberg sia solamente la punta che galleggia.
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In principio era una forza unificata. Si separò in quattro interazioni fondamentali: gravità, elettromagnetismo, nucleare forte e nucleare debole. La prima particella a nascere fu il quark, quando l’universo aveva un millesimo di miliardesimo di secondo. Come l’acqua diventa ghiaccio sotto una certa temperatura, i quark condensarono in protoni – e qualche neutrone – dopo un milionesimo di secondo. Comparvero anche gli elettroni. Trecentottantamila anni dopo protoni ed elettroni si sposarono, mettendo al mondo i primi atomi. L’universo divenne così trasparente, e fu fatta la luce.

Gli atomi, non più disturbati dalle altre forze, seguirono la gravità e si unirono in grandi agglomerati (gli ammassi di galassie) con dentro agglomerati più piccoli (le galassie) con dentro agglomerati ancora più piccoli (le stelle). Uno di questi piccoli agglomerati luminosi viene chiamato “Sole” da una bizzarra specie di primati straordinariamente poco pelosi. Ospita un piccolo stuolo di pianeti, tra cui uno verde e azzurro su cui questi primati vivono da quando sono nati. Per qualche motivo hanno chiamato con il nome di un dio tutti gli altri pianeti ma non il loro. Lo hanno chiamato invece “Terra”, anche se è coperto al 70% di acqua. Non sono mai stati bravi a dare i nomi alle cose.

Tra questi primati ci sei tu che leggi questo post. La massa del tuo corpo è data al 55% dai protoni di cui sei fatto. Protoni che prima di far parte di te hanno fatto parte di chissà quanti altri esseri umani, animali e vegetali. Prima ancora erano parte del pianeta e prima ancora della nube di gas da cui 4,6 miliardi di anni fa si formò il sistema solare. Prima ancora erano in altre stelle, morte prima che nascesse il Sole. Se prendi un protone del tuo mignolo sinistro e un protone del tuo mignolo destro, è probabile che provengano da due stelle diverse. Stelle che non hanno nemmeno un nome, perché non esistono più. E prima ancora erano in altre stelle, e prima che nascessero le galassie vivevano solitari in un universo completamente buio.

Molti dei protoni di cui sei fatto sono in giro dal primo milionesimo di secondo dopo il Big Bang. Hanno visto dipanarsi, nei miliardi di anni, l’intera trama del grande film cosmico. Sono stati nebulose, stelle, supernovae, pianeti, alberi, persone, e ora sono te.

Forse là fuori c’è una persona che ti piace più di tutte le altre. Forse un protone della tua pelle si trovava accanto a un protone della sua pelle quando l’universo era grande come un chicco di riso. Forse sono stati separati per 13,8 miliardi di anni, e si sono ritrovati proprio ora che vi state abbracciando.

Credits: NASA
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Pilastri della creazione
- James Webb Telescope
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Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
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Giove
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super human
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"Dinnanzi a me, sotto un sole enorme e spietato, Yondo si estendeva senza fine, sullo sfondo di un cielo nero, allucinante come le visioni da incubo prodotte dall'hashish. Procedevo a fatica, fra grosse buche prodotte dalla caduta di meteoriti e pietre splendenti di diverso colore... cipressi contorti che avevano messo radici fra mausolei in rovina, sui marmi dei quali, invasi dai licheni, grossi camaleonti passavano strisciando, con splendide perle in bocca"
"Fu allora che udii una specie di riso demoniaco..." "mi voltai e scorsi l'ingresso di una buia caverna, nell'oscurità poi emerse una Cosa mostruosa. Aveva un corpo pallido, senza pelame, a forma d'uovo, grosso come quello di una capra gravida, dotato di nove zampe, lunghe e vacillanti, con molte flange, simili a quelle di un ragno gigante... la sua testa, curiosamente inclinata, era priva di occhi ma possedeva orecchie a forma di coltello e naso sottile e rugoso che pendeva davanti alla bocca con labbra flosce, dischiuse in quell'interminabile cachinno che metteva in mostra i denti da pipistrello..."
"... Ancora più allucinante di quel diabolico riso, dalla sabbia impregnata di sale, a poca distanza da me, si levò il grido di una donna che sembrava essere in preda ad atroci dolori o forse in balia al demonio. Voltandomi a guardare scorsi un'autentica venere, con il corpo nudo ed ebruneo di una perfezione che non temeva confronto, immersa nella sabbia fino all'ombelico. Aveva gli occhi spalancati per il terrore e le mani che sembravano fiori di loto protese in supplice implorazione. Mi precipitai verso di lei... toccai una statua di marmo. Le palpebre scolpite si erano abbassate, come per fissare nelle pupille il ricordo di un sogno misterioso, forse di secoli prima. Ripresi a fuggire traumatizzato da quel nuovo terrore senza nome e, per quanto il grido straziante della donna si facesse riudire, continuai a correre senza voltarmi indietro, convinto nel subconscio che l'avrei riveduta con gli occhi e le mani imploranti..."
"indietro, attraverso eoni di follia e di incubi, indietro, nel crepuscolo spettrale, verso le rovine senza nome, il lago infernale, la foresta di cactus da malebolge e i crudeli cinici e inquisitori di Ong, in attesa del mio ritorno"
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