Interessante scritto di questo neurologo, che prende in esame, in modo serio, dal punto di vista delle neuroscienze, il fenomeno visionario di alcuni suoi pazienti al risveglio da uno stato di encefalite letargica. L'analisi clinica non smentisce il valore dell'esperienza "mistica" e viceversa: "Oliver Sacks, colui che sa farsi strada all’interno delle esperienze più remote e inaccessibili dei suoi pazienti. Ciascuna delle persone di cui Sacks qui racconta è un mondo a parte, ma tutte sono unite da una caratteristica: quella di aver passato la maggior parte della loro vita in una zona inesplorata e muta, vicino «al cuore oscuro dell’essere», e di essere stati sbalzati dalla «notte encefalitica» verso le «tribolazioni» e le meraviglie del risveglio. Sconvolgente è la varietà e la qualità delle esperienze che queste persone tentano disperatamente di comunicarci. E stupefacente è la capacità che qui Sacks dimostra nel capire e ricostruire il tessuto drammatico di tali esperienze. Sacks rivendica la definizione della malattia che leggiamo in Novalis: «Ogni malattia è un problema musicale.». Appunto questo presupposto gli ha permesso di accedere ai mondi murati di persone che vivevano nell’oscillazione fra una terribile presenza e una terribile assenza. Dietro le cartelle cliniche, qui si apre uno sconfinato paesaggio, «un paesaggio molto variato, in parte familiare, in parte inquietante, con altopiani battuti dal sole, abissi senza fondo, vulcani, geyser, praterie, paludi; qualcosa come il parco di Yellowstone: arcaico, preumano, quasi preistorico, con una sensazione di potenti forze sobbollenti tutt’intorno»."
https://www.adelphi.it/libro/9788845908026
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Adelphi Editore
Risvegli - Oliver Sacks
Per dieci anni, fra il 1917 e il 1927, una grave epidemia di encefalite letargica (malattia del sonno) invase il mondo. Quasi cinque milioni di persone furono colpite dal male. Poi l’epidemia scomparve, improvvisamente e misteriosamente come era sopraggiunta.…
Dice Vico che all'origine della comunicazione umana c'è non il linguaggio, ma l'immagine, non il concetto, ma il Mito. Immagine e Mito che ogni popolo, in virtù della sua propria ed esclusiva virtù, plasma per vie diverse e molteplici. Il Mito è la lingua divina ed eroica. Chi procede per concetti ha una diversa e più bassa levatura di chi avanza per folgorazioni d'immagini: «Gli uomini non sono membri di un universale generico, che li uguaglia tutti indistintamente sotto un unico concetto, ma sono la progenie reale di un capostipite divino: non sono uomini, ma eroi, diversi per natura da coloro che non risalgono a un simile progenitore[...] Alla contrapposizione delle lingue corrisponde la contrapposizione delle nature che in quelle lingue si manifestano: l'umanità è scissa in una natura 'nobile' e in una natura 'volgare'».
Essere uomo, dunque, non basta. Occorre essere uomo divino, eroe, per accedere alla sfera di una conoscenza e di una comunicazione superiore.
(Luca Leonello Rimbotti)
Essere uomo, dunque, non basta. Occorre essere uomo divino, eroe, per accedere alla sfera di una conoscenza e di una comunicazione superiore.
(Luca Leonello Rimbotti)