∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
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Spazio 🚀, la NASA completa con successo il primo “test di difesa planetario”: la sonda Dart ha colpito l'asteroide Dimorphos per deviarne la traiettoria.

📰 @ultimora
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Illusion
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Beyond Beliefs
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Art by Gerald Brom
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Lost
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"Krishna and Arjuna"
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Alchemy Room
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Light From Darkness
Philippe Druillet for heavy metal january 1983
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Amazing split view of Milky Way and a pristine German river

photo by: Johannes Holzer
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Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
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Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
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Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
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Sepolta nelle viscere di questi corpi grossolani, carnali, emotivi e psichici vi è l’anima spirituale o particola spirituale o Sé che anela - interrompendo il movimento oscillatorio del pendolo manifestativo - all’emersione definitiva; il Sé desidera ricongiungersi all’Eone del Pleroma corrispondente e ricomporre così la primitiva e perfetta sigizia.
Tale anelito, tale desidero spirituale ed intimo, di un ritorno al Pleroma è osteggiato tramite varie forze, fra cui quella di opposizione e quella inerziale, dalle potenze che traggono utilità e diletto dalla nostra condizione di servi inconsapevoli.
Solamente attraverso il titanismo interiore e la rivoluzione psicologica sarà possibile rompere tale servitù e liberarci in tal modo dal parassitismo energetico, che da ere infinite infesta l’uomo in ogni sua particola naturale e psichica.

Tratto da: "Uomo Ente Magico e la Pratica Integrale"
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Forwarded from ⫷ Bouillon ⫸
Carl Spitzweg
Der Rabe (The Raven)
1845
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<< […] i giorni consacrati all’Arcangelo Michele erano l’8 maggio e il 29 settembre, gli stessi della levata delle Pleiadi sullo sfondo della Via Lattea, che nei Paesi celtici veniva chiamata il «castello di Lugh», una denominazione da connettersi, come vedremo oltre, ai «castelli ruotanti» della tradizione mitica gaelica, posti «alla confluenza dei fiumi cosmici», oltreluogo acronico e isolato dall’oceano del divenire dove il dio polare dimora. La prima data viene segnalata come prevalente nella tradizione garganica, mentre la seconda deriva dal calendario liturgico romano: nondimeno entrambe appaiono strettamente connesse ai periodi della transumanza. I pastori che, alla fine di settembre, scendevano dagli Abruzzi con le rispettive greggi nel Tavoliere pugliese per trascorrerci la stagione invernale erano soliti fare una tappa al santuario micaelico di Monte Sant’Angelo al fine di invocare la protezione dell’Arcangelo, e allo stesso modo ci ritornavano a inizio maggio, quando risalivano nell’Italia centrale per quella estiva. Ci sembra quindi di poter inquadrare cronologicamente questo culto in un periodo assai arcaico, forse persino prima dell’avvento — non solo del cristianesimo, il che è pleonastico, ma anche — dell’agricoltura, quando le antiche popolazioni italiche si dedicavano unicamente alla pastorizia e all’allevamento del bestiame; e a tal riguardo non è certo fuori luogo andare con la mente ai bukoloi siciliani, ai loro carmina dedicati alla triade divina Apollo, Artemide e Dafne e all’ancestrale mondo bucolico su cui dominavano divinità «aurorali» quali Fauno, Silvano e le immancabili Muse e Ninfe.

Il luogo in cui nel V secolo sorse il santuario di San Michele nel Gargano era già sede di culti precristiani risalenti alla colonizzazione ellenica: «i più noti, attestati da Licofronte e Strabone, erano quelli del veggente omerico Calcante e del medico Podalirio, figlio di Esculapio, dio greco della medicina» e figlio di Apollo: diventa allora praticamente impossibile non notare come l’Arcangelo Michele si sovrappose, nelle sue funzioni sacrali e guaritive, all’antico dio iperboreo. Lo stretto legame tra culto micaelico da una parte con le vette e dall’altro con le grotte è ricorrente in tutta l’Europa occidentale, nell’Asia Minore e nel Medio-Oriente, dove antichissimi santuarî dedicati all’Arcangelo sono attestati soprattutto in Frigia, nell’area di Colosse e Laodicea. Anche nel sito pugliese posizionato sulla Linea Sacra, e cioè il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo sul Gargano, ritorna la commistione dell’elemento assiale e di quello abissale: il santuario fu fondato sulla cima di un’alta montagna, scavato «nel corpo della stessa roccia, proprio come una spelonca». Più che un santo cristiano queste peculiarità ricorrenti del culto micaelico avvicinano idealmente l’Arcangelo a un tipo ben definito di divinità sciamanica: come gli Apu (lett. «Signori») andini, i quali sono i più potenti tra tutti gli spiriti della natura, descritti alla stregua di «esseri di luce» che abitano le montagne sacre possono intercedere per l’umanità soprattutto in materia di guarigioni; o ancora come quel Rynybardwag a cui sacrificano gli Osseti, che dimora sulle vette e il cui nome si può tradurre letteralmente come «l’angelo (dawœg) che ha il potere (bar) su tutte le malattie» (ryn). >>

— Marco Maculotti, L'Angelo dell'Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l'Apocalisse, cap. II §7

[ SX: Lucano da Imola, “Il monte Gargano e la città di Siponto”, 1550, Bergamo, San Michele al Pozzo Bianco; DX: Statua dell’Arcangelo nella grotta sacra di Monte Sant’Angelo nel Gargano ]
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