L’uomo è sospeso; l’uomo è indeterminato. Non appartiene propriamente al regno animale, in quanto in lui vi è qualcosa che lo induce a non trovare appagamento nella ciclicità delle movenze della natura. In ogni stagione della propria effimera esistenza rimpiangerà il tempo trascorso, le occasioni mancante e spererà in un futuro migliore così come riuscirà a non vivere l’adesso e a relegarsi nel mondo delle ombre e delle suggestioni.
Al contempo, a differenza degli animali, non ripone la propria determinazione nell’istinto. Gli animali sono governati dall’azione immediata, dove ogni bisogno è basico, evidente e netto e dove ogni risposta ad esso è basica, evidente e netta; l’animale ha fame, e quindi cerca di procurarsi il nutrimento più congeniale, ha necessità di un rifugio, e quindi immediatamente lo cerca. L’azione governa il regno animale.
L’uomo ha sì l’istinto, ma questo si è affievolito nel corso della sua vacua socializzazione. Sentimenti, passioni, desideri, istinto e ragione sono in perenne conciliabolo, e il prevalere dell’uno o degli altri ne determina le composite, e sovente disastrose, risposte alle istanze della vita. E’ però l’uomo soggetto alle leggi del mondo animale: nasce nel sangue, si alimenta e muore. Malgrado cerchi disperatamente di governare la natura, egli immancabilmente sarà vittima della sua ruota. La putrefazione della sua forma carnale, sarà il basamento per la vita di altre creature. Così è il ciclo delle cose tutte.
Parimenti l’uomo non appartiene neppure al regno del pieno intelletto, della logica pura e della verità cristallina anche se si crogiola in sicumere pseudo-scientifiche, in filastrocche intellettualoidi ed è sempre ricco di spiegazioni e verità a posteriori di ogni accadimento.
Ecco quindi come l’uomo è in definitiva un perenne fuori posto e incapace di offrire la risposta adeguata alle istanze e alle contingenze della vita.
Tratto da "UOMO ENTE MAGICO E LA PRATICA INTEGRALE"
Al contempo, a differenza degli animali, non ripone la propria determinazione nell’istinto. Gli animali sono governati dall’azione immediata, dove ogni bisogno è basico, evidente e netto e dove ogni risposta ad esso è basica, evidente e netta; l’animale ha fame, e quindi cerca di procurarsi il nutrimento più congeniale, ha necessità di un rifugio, e quindi immediatamente lo cerca. L’azione governa il regno animale.
L’uomo ha sì l’istinto, ma questo si è affievolito nel corso della sua vacua socializzazione. Sentimenti, passioni, desideri, istinto e ragione sono in perenne conciliabolo, e il prevalere dell’uno o degli altri ne determina le composite, e sovente disastrose, risposte alle istanze della vita. E’ però l’uomo soggetto alle leggi del mondo animale: nasce nel sangue, si alimenta e muore. Malgrado cerchi disperatamente di governare la natura, egli immancabilmente sarà vittima della sua ruota. La putrefazione della sua forma carnale, sarà il basamento per la vita di altre creature. Così è il ciclo delle cose tutte.
Parimenti l’uomo non appartiene neppure al regno del pieno intelletto, della logica pura e della verità cristallina anche se si crogiola in sicumere pseudo-scientifiche, in filastrocche intellettualoidi ed è sempre ricco di spiegazioni e verità a posteriori di ogni accadimento.
Ecco quindi come l’uomo è in definitiva un perenne fuori posto e incapace di offrire la risposta adeguata alle istanze e alle contingenze della vita.
Tratto da "UOMO ENTE MAGICO E LA PRATICA INTEGRALE"
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Forwarded from 🌞Sacer Ignis🔥 (❖M∆dd√❖)
C'era una volta un uomo che voleva trascendere la sofferenza, così andò in un tempio buddista per cercare un maestro che lo aiutasse. Appena lo trovò gli chiese: “Maestro, se medito quattro ore al giorno, quanto tempo impiegherò a trascendere le mie sofferenze?”. Il maestro lo guardò e disse: “Se mediti quattro ore al giorno, forse ci metterai dieci anni”. Pensando che poteva fare di meglio, l'uomo allora disse: “Maestro e se medito otto ore al giorno, quanto tempo impiegherò a trascendere?”. Il maestro lo guardò e disse: “Se mediti otto ore al giorno, forse ti ci vorranno vent'anni”. “Ma come mai, se medito di più ci metterò più tempo?”, chiese l'uomo. Il maestro rispose: “Non sei qui per sacrificare la tua gioia o la tua vita. Sei qui per vivere, per essere felice e amare. Se il meglio che puoi fare sono due ore di meditazione e invece ti sforzi di meditare otto ore, ti stancherai, non capirai il senso di ciò che stai facendo, non ti godrai la vita. Fai del tuo meglio e forse scoprirai che indipendentemente da quanto mediti, puoi vivere, amare ed essere felice”.
I quattro accordi
I quattro accordi
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