Now what, Ānanda, is the recognition of selflessness? Here, Ānanda, a monk, gone to the wilderness, to the root of a tree, or to an empty place, discriminates thus: ‘The eye is not-self, forms are not-self; the ear is not-self, sounds are not-self; the nose is not-self, odors are not-self; the tongue is not-self, flavors are not-self; the body is not-self, tactual objects are not-self; the mind is not-self, phenomena are not-self.’ Thus he abides contemplating selflessness with regard to the six internal and external sensory spheres. This, Ānanda, is called the recognition of selflessness.
Buddha, Girimānanda Sutta
Buddha, Girimānanda Sutta
L’uomo è sospeso; l’uomo è indeterminato. Non appartiene propriamente al regno animale, in quanto in lui vi è qualcosa che lo induce a non trovare appagamento nella ciclicità delle movenze della natura. In ogni stagione della propria effimera esistenza rimpiangerà il tempo trascorso, le occasioni mancante e spererà in un futuro migliore così come riuscirà a non vivere l’adesso e a relegarsi nel mondo delle ombre e delle suggestioni.
Al contempo, a differenza degli animali, non ripone la propria determinazione nell’istinto. Gli animali sono governati dall’azione immediata, dove ogni bisogno è basico, evidente e netto e dove ogni risposta ad esso è basica, evidente e netta; l’animale ha fame, e quindi cerca di procurarsi il nutrimento più congeniale, ha necessità di un rifugio, e quindi immediatamente lo cerca. L’azione governa il regno animale.
L’uomo ha sì l’istinto, ma questo si è affievolito nel corso della sua vacua socializzazione. Sentimenti, passioni, desideri, istinto e ragione sono in perenne conciliabolo, e il prevalere dell’uno o degli altri ne determina le composite, e sovente disastrose, risposte alle istanze della vita. E’ però l’uomo soggetto alle leggi del mondo animale: nasce nel sangue, si alimenta e muore. Malgrado cerchi disperatamente di governare la natura, egli immancabilmente sarà vittima della sua ruota. La putrefazione della sua forma carnale, sarà il basamento per la vita di altre creature. Così è il ciclo delle cose tutte.
Parimenti l’uomo non appartiene neppure al regno del pieno intelletto, della logica pura e della verità cristallina anche se si crogiola in sicumere pseudo-scientifiche, in filastrocche intellettualoidi ed è sempre ricco di spiegazioni e verità a posteriori di ogni accadimento.
Ecco quindi come l’uomo è in definitiva un perenne fuori posto e incapace di offrire la risposta adeguata alle istanze e alle contingenze della vita.
Tratto da "UOMO ENTE MAGICO E LA PRATICA INTEGRALE"
Al contempo, a differenza degli animali, non ripone la propria determinazione nell’istinto. Gli animali sono governati dall’azione immediata, dove ogni bisogno è basico, evidente e netto e dove ogni risposta ad esso è basica, evidente e netta; l’animale ha fame, e quindi cerca di procurarsi il nutrimento più congeniale, ha necessità di un rifugio, e quindi immediatamente lo cerca. L’azione governa il regno animale.
L’uomo ha sì l’istinto, ma questo si è affievolito nel corso della sua vacua socializzazione. Sentimenti, passioni, desideri, istinto e ragione sono in perenne conciliabolo, e il prevalere dell’uno o degli altri ne determina le composite, e sovente disastrose, risposte alle istanze della vita. E’ però l’uomo soggetto alle leggi del mondo animale: nasce nel sangue, si alimenta e muore. Malgrado cerchi disperatamente di governare la natura, egli immancabilmente sarà vittima della sua ruota. La putrefazione della sua forma carnale, sarà il basamento per la vita di altre creature. Così è il ciclo delle cose tutte.
Parimenti l’uomo non appartiene neppure al regno del pieno intelletto, della logica pura e della verità cristallina anche se si crogiola in sicumere pseudo-scientifiche, in filastrocche intellettualoidi ed è sempre ricco di spiegazioni e verità a posteriori di ogni accadimento.
Ecco quindi come l’uomo è in definitiva un perenne fuori posto e incapace di offrire la risposta adeguata alle istanze e alle contingenze della vita.
Tratto da "UOMO ENTE MAGICO E LA PRATICA INTEGRALE"
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