"Questo mandala raffigura gli opposti del microcosmo all’interno del mondo macrocosmico e delle sue antinomie.
Alla sommità sta la figura del fanciullo nell’uovo alato, chiamato Erikapaios o Fanes, che in tal modo rimanda, come figura spirituale, agli dèi orfici.
Il suo oscuro antagonista nel profondo viene qui indicato come Abraxas. Egli rappresenta il dominus mundi, il signore di questo mondo fisico, ed è un creatore di natura contraddittoria. Da lui scaturisce l’albero della vita, con la scritta vita, mentre la sua controparte in alto è un albero di luce a forma di candelabro a sette bracci, con le scritte ignis (fuoco) ed Eros (amore). La sua luce mira al mondo spirituale del fanciullo divino. Di questo mondo spirituale fanno parte anche l’arte e la scienza: la prima rappresentata come serpente alato, la seconda come topo alato (in quanto attività dello scavare buche!).
Il candelabro si basa sul principio del numero spirituale tre (due volte tre fiamme, con l’unica fiamma grande al centro), mentre il mondo inferiore di Abraxas è caratterizzato dal cinque, il
numero dell’uomo naturale (due volte le cinque punte della sua stella). Gli animali che lo accompagnano nel mondo naturale sono un mostro diabolico e una larva. Quest’ultima rimanda alla morte e alla rinascita.
Un’altra suddivisione del mandala è quella orizzontale: un cerchio interno che simboleggia il corpo oppure il sangue; da esso esce (a sinistra) il serpente, che si avvolge intorno al fallo, principio generativo. Il serpente è chiaro e oscuro, mira al mondo oscuro della terra, della luna e del vuoto (perciò è indicato come Satana).
Il regno luminoso della pienezza si trova a destra, dove dal cerchio chiaro "frigus sive amor dei" [freddo o amore di Dio] si libra la colomba dello Spirito Santo, e dove la saggezza (Sophia) si riversa a destra e a sinistra da un calice a due coppe. Questa sfera femminile è quella del cielo.
Il cerchio maggiore, contraddistinto dalle punte o dai raggi, rappresenta un sole interiore; all’interno di questa sfera è ripetuto il macrocosmo, ma con il sopra e il sotto scambiati specularmente. Occorre immaginare che queste ripetizioni siano innumerevoli e che via via si rimpiccioliscano fino a raggiungere il centro più interno, il microcosmo vero e proprio."
-C.G.Jung
Art: "Systema Munditotius" è stato prodotto dallo stesso Jung.
Alla sommità sta la figura del fanciullo nell’uovo alato, chiamato Erikapaios o Fanes, che in tal modo rimanda, come figura spirituale, agli dèi orfici.
Il suo oscuro antagonista nel profondo viene qui indicato come Abraxas. Egli rappresenta il dominus mundi, il signore di questo mondo fisico, ed è un creatore di natura contraddittoria. Da lui scaturisce l’albero della vita, con la scritta vita, mentre la sua controparte in alto è un albero di luce a forma di candelabro a sette bracci, con le scritte ignis (fuoco) ed Eros (amore). La sua luce mira al mondo spirituale del fanciullo divino. Di questo mondo spirituale fanno parte anche l’arte e la scienza: la prima rappresentata come serpente alato, la seconda come topo alato (in quanto attività dello scavare buche!).
Il candelabro si basa sul principio del numero spirituale tre (due volte tre fiamme, con l’unica fiamma grande al centro), mentre il mondo inferiore di Abraxas è caratterizzato dal cinque, il
numero dell’uomo naturale (due volte le cinque punte della sua stella). Gli animali che lo accompagnano nel mondo naturale sono un mostro diabolico e una larva. Quest’ultima rimanda alla morte e alla rinascita.
Un’altra suddivisione del mandala è quella orizzontale: un cerchio interno che simboleggia il corpo oppure il sangue; da esso esce (a sinistra) il serpente, che si avvolge intorno al fallo, principio generativo. Il serpente è chiaro e oscuro, mira al mondo oscuro della terra, della luna e del vuoto (perciò è indicato come Satana).
Il regno luminoso della pienezza si trova a destra, dove dal cerchio chiaro "frigus sive amor dei" [freddo o amore di Dio] si libra la colomba dello Spirito Santo, e dove la saggezza (Sophia) si riversa a destra e a sinistra da un calice a due coppe. Questa sfera femminile è quella del cielo.
Il cerchio maggiore, contraddistinto dalle punte o dai raggi, rappresenta un sole interiore; all’interno di questa sfera è ripetuto il macrocosmo, ma con il sopra e il sotto scambiati specularmente. Occorre immaginare che queste ripetizioni siano innumerevoli e che via via si rimpiccioliscano fino a raggiungere il centro più interno, il microcosmo vero e proprio."
-C.G.Jung
Art: "Systema Munditotius" è stato prodotto dallo stesso Jung.
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"la mente è ingannata con promesse di 'coscienza cosmica', e i sensi sono acquietati o ammaliati dalla costante reiterazione che se noi apriamo le nostre ali e voliamo possiamo raggiungere i rami più alti. Ma coloro che parlano così loquacemente di illuminazione, e chi respinge con facilità apparente le parti contrarie delle zone con le quali essi vantano famigliarità, immaginano realmente che esiste solamente una parte ?. È futile e falso immaginare una moneta soltanto con una faccia. Se i Sephiroth erano visti come globi, piuttosto che come ruote o dischi, i sentieri diventano di conseguenza più profondi ed apparentemente non come piatte aridità tra le zone ma come tunnel che perforavano profondamente lo spazio, perché l'Albero come un insieme è radicato nei vuoti interni e mistici della coscienza multidimensionale che non può essere rappresentata adeguatamente da un diagramma bidimensionale"
K. Grant, "Il lato notturno dell' Eden"(1977)
K. Grant, "Il lato notturno dell' Eden"(1977)
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"Appena fuori, sentì sul viso l'aria della notte e si accorse di trovarsi su uno stretto sentiero in mezzo a due abissi. A sinistra e a destra, per quanto riusciva a vedere, le mura della fortezza si perdevano in un precipizio profondo, benché il tetto si allargasse ancora sopra le sua testa; e davanti aveva gli abissi colmi di stelle, perché attraversavano l'intera terra e mostravano il cielo sottostante; e tra i due baratri s'insinuava lo stretto passaggio, e saliva in forte pendenza e i lati scendevano a strapiombo. E al di là degli abissi, dove il sentiero portava alle stanze più alte della fortezza, Leothric sentì i musicisti che suonavano le loro note magiche. E su e giù negli abissi frusciavano le ali dei vampiri che passavano avanti e indietro, e lodavano Satana in volo. Poco dopo avvistò il drago Thok steso attraverso il sentiero, che fingeva di dormire con la coda a penzoloni nel vuoto..."
Lord Dunsany, "La fortezza inespugnabile se non da Sacnoth" (1908)
Lord Dunsany, "La fortezza inespugnabile se non da Sacnoth" (1908)
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“Nessuno si ricorderà di noi quando il fiume del tempo avrà spazzato via ogni traccia di ciò che fummo.
Non vi saranno leggende, crolleranno i palazzi, i dati dei nostri computer scompariranno con loro.
I nostri fogli subiranno la furia del tempo, delle tempeste.
Nessuno rammenterà questo tempo perduto nell’etere quando non vi saranno più fili.
Così, ancora una volta, dimenticheremo."
(Anna Bellon, L'ultimo giorno, ed. Tipheret)
Non vi saranno leggende, crolleranno i palazzi, i dati dei nostri computer scompariranno con loro.
I nostri fogli subiranno la furia del tempo, delle tempeste.
Nessuno rammenterà questo tempo perduto nell’etere quando non vi saranno più fili.
Così, ancora una volta, dimenticheremo."
(Anna Bellon, L'ultimo giorno, ed. Tipheret)
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"La terra orbita attorno ad una stella locale insignificante: il sole, che a sua volta si trova ai margini oscuri di una galassia ordinaria, la via lattea, e contiene circa 400 miliardi di altre stelle. E questa galassia è solo una tra le 100 miliardi di altre galassie che contengono questo universo. Ora comincia ad emerge l'ipotesi che questo universo possa essere uno tra un numero enorme, forse persino infinito, di altri universi isolati e chiusi. Quindi l'idea che noi siamo centrali o la ragione stessa per cui esiste l'universo è semplicemente patetica"
Carl Sagan
Carl Sagan
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"La liberazione sta nella negazione di sé stessi in quanto esseri psichici e nella negazione del cosmo al contempo, che porta al ritrovamento della scintilla nascosta di spirito appartenente al dio sconosciuto. Con Plotino, il mondo ellenico quale espressione della 'razionalità del tutto', il cui ultimo grande sostenitore sarà Hegel, si contrappone ad una concezione completamente nuova: la concezione gnostica, che parla dell'acosmismo del sé isolato".
Non si tratta soltanto della consustanzialità pneumatica tra l'uomo e la sua origine acosmica. Questa consustanzialità lo eleva al di sopra dei suoi creatori, cioè dell' intelligenza ecosistemica, superiorità rispetto all'ecosistema di cui fa parte, che comprende per altro anche gli esseri condannati, il gregge del demiurgo"
I.P. Culianu
Non si tratta soltanto della consustanzialità pneumatica tra l'uomo e la sua origine acosmica. Questa consustanzialità lo eleva al di sopra dei suoi creatori, cioè dell' intelligenza ecosistemica, superiorità rispetto all'ecosistema di cui fa parte, che comprende per altro anche gli esseri condannati, il gregge del demiurgo"
I.P. Culianu
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"Cosa è mai l'uomo?. Sia che egli voli nella gioia o precipiti nel dolore, non viene ugualmente trattenuto, ricondotto al cupo, freddo sentimento quando andava a smarrirsi nelle grandezze dell'infinito ?... Mi sembra che un sipario sia stato tirato dinnanzi alla mia anima: ecco che lo scenario della vita sconfinata mi si è mutata davanti in quella dell'abisso della tomba eternamente scoperchiata"
J. W. Goethe, " I dolori del giovane Werther"
J. W. Goethe, " I dolori del giovane Werther"
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“Apoleio disse, descrivendo la sua iniziazione (vide ante): 'A mezzanotte vidi il sole splendere di una luce splendida'. Il sole di mezzanotte faceva anche parte del mistero dell'alchimia. Simboleggia lo spirito dell'uomo che risplende attraverso l'oscurità dei suoi organismi umani. Si riferiva anche al sole spirituale del sistema solare, che il mistico poteva vedere tanto a mezzanotte quanto a mezzogiorno, poiché la terra materiale non poteva ostacolare i raggi dell'astro divino. Le luci misteriose che illuminavano i templi dei Misteri egizi durante le ore notturne erano considerate da alcuni riflessi del sole spirituale, raccolto dai poteri magici dei sacerdoti.”
Dall'iniziazione di Manly P. Hall
Dall'iniziazione di Manly P. Hall
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Ma c'erano stelle sotto la maschera.
Sorrideva una storia misteriosa,
scorreva sommessa la notte.
E la coscienza pensosa,
fluttuando sul baratro,
rapiva il tempo.
Fra le mani una volta severe
era un boccale di vitree rugiade.
La notte discendeva su palazzi,
rallentando il passo
E tintinnando gli attimi,
e tinniva nel cuore la rugiada
ed un verde barbaglio stuzzicava
nel cristallo ormai spento
A. Blok, "Sotto le maschere" (1907)
Sorrideva una storia misteriosa,
scorreva sommessa la notte.
E la coscienza pensosa,
fluttuando sul baratro,
rapiva il tempo.
Fra le mani una volta severe
era un boccale di vitree rugiade.
La notte discendeva su palazzi,
rallentando il passo
E tintinnando gli attimi,
e tinniva nel cuore la rugiada
ed un verde barbaglio stuzzicava
nel cristallo ormai spento
A. Blok, "Sotto le maschere" (1907)
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"In poche parole, l'assunto dal quale partivo consisteva nell' intimo convincimento che si potesse simulare, mercé l' impiego di apparati specifici, il flusso vibratorio degli oggetti dislocati nella quarta dimensione, in modo tale che le cose e persone immerse in tale flusso artificiale venissero integralmente proiettate in quel reame invisibile"
C.A. Smith, "Assassinio nella quarta dimensione" (1930)
C.A. Smith, "Assassinio nella quarta dimensione" (1930)
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O tu, mia amata notte nuvolosa,
O tu, canto del tormento, canto della pena,
dei brividi e dei pensieri di morte
Conosco bene lo stimolo furtivamente feroce
Delle tue melodie notturne di nostalgia ammalate!
Come allora nella mia fanciullezza
Riempi di pena oscura il mio cuore.
E il vecchio ben noto dolore
Di allora, è la vecchia pena
Soltanto più triste e senza dolcezza.
H. Hesse, "Notte nuvolosa"
O tu, canto del tormento, canto della pena,
dei brividi e dei pensieri di morte
Conosco bene lo stimolo furtivamente feroce
Delle tue melodie notturne di nostalgia ammalate!
Come allora nella mia fanciullezza
Riempi di pena oscura il mio cuore.
E il vecchio ben noto dolore
Di allora, è la vecchia pena
Soltanto più triste e senza dolcezza.
H. Hesse, "Notte nuvolosa"
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Il simbolo diventa il mio signore e sovrano infallibile. Rafforzerà il suo regno e si trasmuterà in un' immagine rigida ed enigmatica. Nella mia misura in cui io mi sprofondo nel simbolo, il simbolo mi trasforma dal mio Uno nel mio Altro, il mio diverso, quello che mi tormenta e che è tormentato e che tale deve essere.
C.G. Jung, Libro rosso
C.G. Jung, Libro rosso
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Se il sonno fosse (c’è chi dice) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t’han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto?
L’ora ci deruba d’un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell’ombra,
d’un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell’oscuro
sonno, dall’altra parte del tuo muro?
L. Borges, "Il sonno"
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t’han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto?
L’ora ci deruba d’un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell’ombra,
d’un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell’oscuro
sonno, dall’altra parte del tuo muro?
L. Borges, "Il sonno"
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"Anche tra gli uomini alcuni sono più, altri meno propensi alla percezione, sia sensibile sia razionale, e questo deriva dalla qualità propria di ciascuno che ve lo dispone in maggior o minor misura. Per cui avviene che alcuni diventino più sapienti di altri. Ma è e si dice più sapiente chi coglie gli aspetti meno percepibili dei fenomeni e le loro condizioni. Ne segue che coloro che sono formati dal desiderio della sapienza lavorano molto alla comprensione della condizione occulta della realtà"
Y. Al- Kindi, De radiis
Y. Al- Kindi, De radiis
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"In me tutto ondeggia e precipita in completo subbuglio. La faccenda si fa seria, il caos avanza. Ho proprio toccato il fondo dei fondi? il caos è anche un fondamento?. Se solo non ci fosse questo ondeggiamento terribile... come nere ondate tutto si rovescia e si scompiglia. Sì, ora vedo e capisco: è l'oceano, la possente marea notturna... credo di essere impazzito, il pavimento ondeggia, tutto si muove. Io aspetto, in preda a una segreta angoscia. Vedo un albero sorgere dal mare, la sua chioma arriva fino al cielo, e le radici si spingono sino all'inferno. Sono completamente solo e sconsolato, e guardo da lontano. E' come se la vita se ne fosse fuggita via da me, del tutto abbandonata ad eventi incomprensibili e spaventevoli. Mi sento debolissimo e inetto. Una voce sconosciuta dice: 'qui non c'è salvezza, ma lei deve stare calmo, altrimenti disturba gli altri. E' notte, e gli altri vogliono dormire'. Questa è la notte in cui si ruppero tutte le dighe, in cui si mosse ciò che prima era solido, in cui le pietre si trasformano in serpenti e tutto ciò che era vivo si congelò. Si tratta di una ragnatela di parole? Se è così, allora la ragnatela di parole è l'inferno per chi vi resta impigliato"
C.G. Jung, "Libro Rosso"
C.G. Jung, "Libro Rosso"
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