∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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"E quando tutto sembrerà perduto, ricordati del Sole Nero, che illumina solo chi sa cercare oltre l'oscurità."
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"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va"

Eraclito
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Secondo antiche leggende gli “Hirpi Sorani”, i sacerdoti che in un tempio sul Soratte veneravano Apollo in forma di lupo, pare fossero capaci di trasformarsi essi stessi in lupi e che il dio, durante le cerimonie in suo onore, si presentasse in forma di grande lupo bianco.
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Si dice che chi vede la natura di una cosa veda la natura di ogni cosa. Poiché il vuoto di una cosa è il vuoto di ogni cosa.

Aryadeva
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"Un destino stellare è assicurato agli uomini illustri dopo la morte: si tratta della ben nota catasterizzazione, ossia l’assunzione nel consesso del firmamento. Nell’uso quotidiano è rimasto ancora oggi l’augurio per il defunto di “diventare una stella”, e in forma di stelle cadenti Platone immagina le anime che si precipitano a reincarnarsi, in conclusione del racconto di Er, l’armeno che in condizione di premorte aveva soggiornato nella Via Lattea meridionale. Per le tribù australiane del sud-ovest, Baiame abita il cielo accanto a un grande fiume (la Via Lattea) e vi riceve le anime dei buoni, mentre gli indiani Pawnee, collocando l’aldilà di fianco alla Galassia, nel “cuore” dello Scorpione, suggestivamente tramandano: “La nostra gente fu creata dalle stelle. Quando verrà il tempo della fine di tutte le cose, la nostra gente si trasformerà in piccole stelle e volerà fino alla Stella del Sud [Antares], al luogo cui essa appartiene”

A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica"
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"Il Saturno romano fu fin da epoca molto antica una divinità estremamente inquietante, e già in età arcaica il suo era un volto terribile e angoscioso."

G. Pucci, "Saturno: il lato oscuro", in Lares, Vol. 58, No. 1 (Gennaio-Marzo 1992), p. 6
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"Chi sa quante volte, destandomi al mio vero essere dal sogno corporeo ed estraniandomi a ogni altra cosa, nell'intimo di me stesso, ho la visione di una stupenda bellezza e credo, allora come non mai, di appartenere a un più alto retaggio; attuando una più alta forma di vita e immedesimato con la divinità e basato sul suo fondamento, esercito, allora, un'attività che mi innalza al di sopra di ogni altro essere dello Spirito: dopo questa quiete in seno al divino, disceso dallo Spirito alla riflessione, cado nella perplessità: come mai è possibile, ora, questa discesa? In qual modo l'anima mi è entrata dentro, nel corpo, pur essendo di tanto valore, quale apparve di per se stessa, pur dallo spiraglio corporeo?"

Plotino, Enneade (IV, 8 [6])
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Thasaidon, signore dei sette inferi
Ove abita l'unico Serpente
Di cui si affacciano le spire dell'un l'altro abisso
Attraversando il fuoco e l'oscurità infinita
Thasaidon, sole dei cieli inferi
Il tuo male antico non muore mai
Perché il tuo oscuro fulgore fiammeggia
Su mondi scomparsi che non hanno nome
E il cuore dell'uomo ti incoronerà supremo
Anche quando i falsi stregoni pronunceranno solo blasfemie

C. A. Smith- Il canto di Xeethra in "L'idolo oscuro" (1935)
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Non posso parlare di infinito senza provare una doppia vertigine: dentro e fuori di me. Come se da un'esistenza regolata da leggi e forme mi lanciassi in un turbine, muovendomi confusamente nell'immensità della velocità del pensiero. Questo andamento sinuoso tende verso un punto inaccessibile, più quest'ultimo si sposta verso un' irraggiungibile lontananza, più la vertigine sembra aumentare. I suoi meandri, così lontani dalla leggerezza della grazia, descrivono traiettorie complicate come fiamme cosmiche. Una trepidazione smuove tutto come un inferno. Non vi è sentimento profondo dell'infinito senza questa strana sensazione del vertiginoso avvicinarsi della fine cosmica, universale. L'infinito dà paradossalmente la sensazione di una fine imminente e al tempo stesso la certezza di esserne distanti. Il senso è concepibile solo in un mondo finito, in cui si può arrivare a qualcosa, in cui vi sono limiti alla nostra regressione e punti di riferimento sicuri e precisi. Nello spazio, l'infinito fa si che tutte le direzioni si equivalgano. Esso inficia ogni tentativo di risolvere felicemente la questione del senso del mondo. Provo un piacere demoniaco appena penso a questa impossibilità. Del reso, a cosa servirebbe un senso?. L'ebbrezza dell'irrazionale, un dionisismo totale non possono supplire a questo nonsenso universale? Gettiamoci senza riserve nella terribile vertigine dell'infinito, seguiamo il suo fluttuare nello spazio, consumiamoci nel vivo delle sue fiamme, amiamola, per la sua follia cosmica e per la sua totale anarchia. Non esiste esperienza dell'infinito che non provochi un'anarchia organica irrimediabile. Non si può comprendere l'infinito- che evoca l'immagine di un' anarchia cosmica- se non si hanno in sé, in embrione, tendenze anarchiche. L'intensità della sua esperienza non fa che creare una corrispondenza tra la vertigine interna e quella esterna. Se l'infinito disorganizza l'individuo, lo tormenta e contamina le radici del suo essere, gli fa anche dimenticare il gesto meschino, tutto ciò che è insignificante e contingente... scaraventarsi nell'illimitato, partecipare dell'anarchia universale, percorrere, trasportati dalle sue estenuanti evoluzioni, tutta la demenza di un movimento, consumati nello slancio più drammatico, pensando meno alla morte che alla propria infinita follia. realizzare, portandolo al suo parossismo, un sogno di barbarie cosmica e di esaltazione sconfinata. Che al termine di questa vertigine la nostra caduta non abbia niente di un'estinzione progressiva, affinché noi possiamo continuare questa agonia nel caos del gorgo iniziale. Nella stupenda complessità dell'infinito si ritrova, come elemento costitutivo, la negazione categorica della forma, di un progetto chiuso e determinato. Progressione assoluta, l'infinito annulla fatalmente tutto ciò che è consistente, cristallizzato, compiuto. Non è un caso se l'arte che esprime meglio l'infinto, la musica, dissolve le forme in una fluidità dal fascino strano e ineffabile. La forma tende sempre a dare un carattere assoluto al frammento, a isolarlo in una autonomia e, individualizzandone i contenuti, a eliminare la prospettiva dell'universale e dell'infinito. Le forme esistono solo per sottrarre i contenuti dell'esistenza al caos e all'anarchia della vertigine dell'infinito. Che le forme abbiano una consistenza illusoria rispetto a questa vertigine, lo prova ogni visione più approfondita, poiché, al di là delle cristallizzazioni effimere, la realtà appare come un'intensa pulsazione. Il gusto delle forme deriva da un compiacimento finito, delle seduzioni inconsistenti della limitazione che mai potranno condurre a rivelazioni metafisiche. Se nel mondo vi fosse una coerenza immanente e fatale, i grandi compositori, al vertice della loro arte, dovrebbero suicidarsi o perdere la ragione. Non sono già incamminati verso la follia tutti coloro che si sono avventurati nell'infinto?. Cosa ci importa della normalità e dell'anormalità? Viviamo nell'estasi dell'infinito, distruggiamo le forme ed edifichiamo il solo cielo che ne sia privo: quello dell'infinito
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A Poseidonis sepolta dalle onde
Fui come il nero dio dell'abisso:
Tre corni di similoro
Spuntarono sul mio doppio diadema;
E un occhio solo, di luna l'emblema,
Pareva uscito da un'orrenda meteora.
Ma ora, fra quelle pareti mie sommerse,
Il lento cieco serpe di mare striscia,
E i miei ministri son la razza della biscia
E passano i pesci vaganti,
Premono sulla mia fronte senz'occhi
Come una volta le folle adoranti...
Tuttavia, lasciando il pensier muto,
Uomini mi adorano che non mi hanno mai veduto.
Fanno la mia volontà e mi vedran resuscitare
In quell'ultimo mattino dell'alba nucleare,
E alzato sulla pira planetare
La mia ombra ai cieli proiettare

C.A. Smith, Tolometh(1958)
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https://youtu.be/z4RAGDLzO4s

Mercuria è uno scrigno che viene dal futuro, un forziere colmo dei viaggi e sogni, speranze e cadute, di quanti hanno voluto percorrere con noi i corridoi del “metatempo”, per condividerle con chi vorrà seguirci nel regno del possibile. Siamo gente che ancora guarda le stelle, che ancora sogna viaggi intergalattici, che ancora attende un incontro ravvicinato con altri vagabondi dello spazio.
Mauro Palazzi vi farà atterrare sul pianeta Erdani Secundus, ove affronterete le sue mille insidie assieme allo sparuto gruppo di coloni prescelti. Anche Paolo Sista vi sbarcherà su Erdani Secundus, ma sarà un altro luogo, un altro tempo, un altro domani. Natan Sergio vi precipiterà nella fuga da una città retta da una teocrazia fanatica. Davide Russo vi presenterà una specie felina in grado di saltare per le dimensioni. Barbara Guarnieri vi porterà ai limiti del cosmo, in compagnia di un'esperta pilota e dell’intelligenza artificiale che dovrebbe assisterla nella navigazione. Sergio Scognamiglio infonde nuova linfa al culto cyberpunk e Francesco Basso ci regala un'invasione lampo che non lascia scampo.
Avanti, allora, ci sono mille mondi da raggiungere e saremmo felici di scoprirvi accanto a noi in questa prima spedizione.

Con racconti di Francesco Basso, Barbara Guarnieri, Mauro Palazzi, Davide Russo, Sergio Scognamiglio, Paolo Sista.
Copertina di Elena Baila


MERCURIA - PER TEMPUS AD FATUM
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Video:
© Gruppo Telegram Lovecraft Italia
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O tu, che a tutto rispondi – Anemone –
ora, mentre i tuoi petali i soli attorno a noi consumano, sostieni – o Tu, il cui splendore mi eredita – Atlantide, colui che a lungo ti canta sulle acque!
Così, alla tua eterna Presenza, oltre il tempo, simili a lance sanguinanti da una stella, che squilla e sgorga infinito, le orfiche corde, falangi siderali, balzano e convergono: un Canto, un Ponte di Fuoco! È il Catai, ora che la pietà impregna l’erba e arcobaleni accerchiano il serpente nascosto con l’aquila in mezzo alle foglie...?
Nell’azzurro, bisbigli d’antifona oscillano.

H. Crane, "Leggenda"


Art: Ultra Heaven (Manga)
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"Maledetto il momento in cui, sogno o non sogno, si palesò ai miei occhi l'orrore supremo: l'Oscuro Dio dei Morti che ingurgita i suoi enormi bocconi negli sterminati abissi, macabramente saziato con empi cibi da mostruosità senz'anima che non esistono "

H.P.Lovecraft, Sotto le piramidi (1924)
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"Il nostro 'universo' è soltanto uno degli innumerevoli universi, tutti “Figli della Necessità”, poiché tutti sono anelli della grande catena cosmica degli Universi...Lo Spazio è il Mondo reale, mentre il nostro è un mondo artificiale. È l’Unità Unica in tutta la sua infinità, nei suoi abissi senza fondo come sulla sua superficie illusoria, una superficie tempestata di innumerevoli universi fenomenici, di sistemi e di mondi simili a miraggi. Ciò nondimeno, per l’occultista orientale, che in fondo è un idealista oggettivo, nel mondo reale, che è un’unità di forze, c’è “connessione di tutta la Materia nel Plenum”, come avrebbe detto Leibnitz. Questo è simboleggiato nel Triangolo Pitagorico. Esso consiste in Dieci Punti iscritti in forma di piramide (dall’uno al quattro) entro i suoi tre lati, e simbolizza l’Universo nella famosa Decade Pitagorica. II Punto che sta da solo in alto è una Monade, e rappresenta un Punto-Unità, che è l’Uno da cui tutto procede. Tutto è della stessa sua essenza. Mentre i Dieci Punti dentro il Triangolo equilatero rappresentano il mondo fenomenico, i tre lati che racchiudono la piramide di punti sono le barriere della Materia o della Sostanza noumenica, che la separano dal mondo del pensiero"

H.P. Blavatsky, La Dottrina segreta, Cosmogenesi
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Le tenebre si proporranno alla luce, la morte sarà giudicata più utile che la vita, nessuno alzarà l’occhi al cielo, il religioso sarà considerato insano, l’empio giudicato prudente, il furioso forte, il maligno buono. E credetemi che ancora sarà data pena capitale a colui che s’applicarà alla religione della mente; perché si trovaranno nove giustizie, nove leggi, nulla si trovarà di santo, nulla di religioso, non si udirà cosa degna di cielo e di celesti.
Soli angeli perniciosi restaranno, li quali meschiati con gli uomini forzaranno gli miseri all’audacia di ogni male, come fusse giustizia donando materia a guerre, rapine, frodi, e tutte altre cose contrarie alla anima e giustizia naturale: e questa sarà la vecchiaia et il disordine e la irreligione del mondo.

Giordano Bruno (1548- 1600), in Spaccio de la bestia trionfante, 1584


Art: Beksinski
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"La fenomenologia del sogno e quella della schizofrenia sono quasi identiche, naturalmente con una certa differenza; perché l' una si verifica solitamente durante il sonno, l' altra invece sconvolge lo stato vigile o cosciente. Anche il sonno è un "abaissement di niveau mental", che porta a una più o meno completa dimenticanza dell' Io. Nella schizofrenia sembra che la funzione venga messa in moto per provocare uno stato simile al sonno, in cui la coscienza è ridotta al livello dei sogni, o in cui i sogni acquistano un grado di intensità che eguaglia quello della coscienza"

C. G. Jung, psicogenesi della schizofrenia (1939)
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È la verità! Sono nervoso, sono stato e sono molto, molto, terribilmente nervoso; ma perché volete dire che sono un pazzo? Il male ha affinato i miei sensi, non distrutti, non annientati. Più di chiunque altro avevo avuto acuto il senso dell'udito. Ho ascoltato tutte le voci del cielo e della terra. Molte ne ho intese dall'inferno. Per questo sono pazzo? Uditemi! e osservate con che precisione, con che calma io posso narrarvi tutta la storia.

E. A. Poe
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"Era inutile invocare Crom, perché era un dio tenebroso e selvaggio, e odiava i deboli. Ma dava agli uomini, quando nascevano, il coraggio, la volontà e la forza di uccidere i nemici: questo, nella mente del cimmero, era quanto ci si poteva aspettare da una divinità."

-Robert E. Howard, "La Torre dell'Elefante" (The Tower of the Elephant, 1933)
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"Le dimensioni di ciò che si cela dietro il nostro universo sono spaventose, e chi ha avuto anche solo una vaga intuizione delle distanze cosmiche, della fragilità dell’uomo e della sua minuscola dimora chiamata Terra, non può che provare un terrore inesprimibile. Gli antichi esseri venuti dalle stelle, vaganti nello spazio, attraversano dimensioni che l’uomo non può concepire, mentre noi, ciechi e impotenti, rimaniamo nelle nostre illusioni di controllo."

H.P Lovecraft
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«Sono Osimandia, il re dei re. Se qualcuno vuole sapere quanto grande io sia e dove giaccio, superi qualcuna delle mie imprese».
(Percy Bysshe Shelley)


Photo: La statua di Ramesse II, chiamato Ozymandias, che si pensa ispirò la composizione.
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"Gli uomini vogliono volare, ma hanno paura del vuoto. Non possono vivere senza certezze. Per questo cambiano il volo in gabbie. Le gabbie sono il luogo dove vivono le certezze".

Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo
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