Nel cuore della notte, dove i pozzi neri chiamano,
un eco profondo, un canto di mistero,
le stelle brillano su un vuoto infinito,
spazi interstellari, dove il tempo si perde.
L'abisso sussurra segreti antichi,
di mondi sepolti e desideri smarriti,
come ombre che danzano sulla tela del cosmo,
un viaggio senza fine, in cerca del vero.
La gravità trattiene, ma l'anima vola,
oltre i confini di ciò che si conosce,
dove il buio e la luce si fondono in uno,
nell'infinito abbraccio del tutto e del nulla.
un eco profondo, un canto di mistero,
le stelle brillano su un vuoto infinito,
spazi interstellari, dove il tempo si perde.
L'abisso sussurra segreti antichi,
di mondi sepolti e desideri smarriti,
come ombre che danzano sulla tela del cosmo,
un viaggio senza fine, in cerca del vero.
La gravità trattiene, ma l'anima vola,
oltre i confini di ciò che si conosce,
dove il buio e la luce si fondono in uno,
nell'infinito abbraccio del tutto e del nulla.
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"Il Tutto in Uno, Ecce homo, è il Simbolo di tutti i simboli. L'uomo non è un'immagine, un concentrato dell'Universo. L'uomo è l'Universo. Cosa potrei conoscere, cioè provare e vivere, della pietra, della luce, dell'animale, di te, se queste forme non fossero in me? Tu ed io non siamo due. Per l'identità della forma, per l'origine e la fine siamo Uno. Sono responsabile del tuo male e del tuo bene, della tua verità e del tuo errore. Non posso fare nulla per modificarti immediatamente, ma posso migliorarti migliorandomi."
R. A. Schwaller de Lubicz, "Il Tempio dell'Uomo"
R. A. Schwaller de Lubicz, "Il Tempio dell'Uomo"
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"Come un corpo, contraendosi e raffreddandosi, propaga attorno a sé immediatamente un calore sensibile, così, con una necessità perfettamente uguale, quella negazione originaria diventa il fondamento immediato, la potenza generatrice dell'essere vero e proprio, e lo pone fuori di sé, indipendente da sé, come un essere deposto ed anzi opposto, come l'eterno essente in se stesso.
Non c'è un io senza non-io, e il non-io è, pertanto, anteriore all'io"
F.W. Schelling- Le età del mondo
Non c'è un io senza non-io, e il non-io è, pertanto, anteriore all'io"
F.W. Schelling- Le età del mondo
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Dì un po’: com’è che tu misuri il cosmo e i limiti della terra, tu che porti un piccolo corpo formato da poca terra?
Misura prima te stesso e conosci te stesso, e poi calcolerai l’infinita estensione della terra.
Se non riesci a calcolare il poco fango del tuo corpo, come puoi conoscere la misura dell’incommensurabile?
(Antologia Palatina, XI 349)
Misura prima te stesso e conosci te stesso, e poi calcolerai l’infinita estensione della terra.
Se non riesci a calcolare il poco fango del tuo corpo, come puoi conoscere la misura dell’incommensurabile?
(Antologia Palatina, XI 349)
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Sono giunto alla spaventosa conclusione che sono io l’elemento decisivo.
È il mio atteggiamento che crea l’atmosfera. È il mio umore quotidiano che crea il clima.
Possiedo il tremendo potere di rendere la vita miserabile o gioiosa.
Posso essere uno strumento di tortura o di ispirazione, posso umiliare o divertire, ferire o guarire.
In tutte le situazioni, è la mia risposta che decide se una crisi si inasprirà o ridurrà, e se una persona viene resa più umana o de-umanizzata.
(Johann Wolfgang von Goethe)
Immagine: Opera di Maki Horanai - "Night March"
È il mio atteggiamento che crea l’atmosfera. È il mio umore quotidiano che crea il clima.
Possiedo il tremendo potere di rendere la vita miserabile o gioiosa.
Posso essere uno strumento di tortura o di ispirazione, posso umiliare o divertire, ferire o guarire.
In tutte le situazioni, è la mia risposta che decide se una crisi si inasprirà o ridurrà, e se una persona viene resa più umana o de-umanizzata.
(Johann Wolfgang von Goethe)
Immagine: Opera di Maki Horanai - "Night March"
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"Perché l’esistenza dell’universo fosse prova di quella di un essere infinito, creatore di esso, bisognerebbe provare che l’universo fosse infinito, dal che risultasse che solo una potenza infinita l’avesse potuto creare. La quale infinità dell’universo, nessuna cosa ce la può né provare, né darcela a congetturare probabilmente. E quando poi l’universo fosse infinito, la infinità sarebbe già nell’universo, non sarebbe piú propria esclusivamente del creatore, di quell’essere unico e perfettissimo; allora bisognerebbe provare che l’universo non fosse quello che lo credono i panteisti e gli spinosisti, cioè dio esso medesimo; ovvero, che l’universo, essendo infinito di estensione, non potesse ancora essere infinito di tempo, cioè eterno, stato sempre, e sempre futuro. Nel qual caso non avremmo piú bisogno di un altro ente infinito. Il quale sarebbe sempre ignoto e nascosto: dove che l’universo è palese"
Leopardi
Leopardi
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“La Via del samurai va cercata nella morte. Si mediti quotidianamente sulla sua ineluttabilità. Ogni giorno, quando nulla turba la nostra mente e il nostro corpo, dobbiamo immaginare con tranquillità la nostra fine: trafitti da frecce, proiettili e lance, toccati dalla spada, inghiottiti da onde impetuose, divorati dalle fiamme in un incendio immenso, folgorati dal fulmine, travolti dal terremoto, precipitati in un abisso senza fine, vittime della malattia o di una morte improvvisa. Dobbiamo iniziare la giornata pensando alla morte”.
Yamamoto Tsunetomo, Hagakure
Art: Vagabond
Yamamoto Tsunetomo, Hagakure
Art: Vagabond
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"La morfologia di tali favolosi reami è estremamente ricca e complessa e nessuno studioso può pretendere di conoscere tutti i paradisi, tutti gli inferni, i mondi sotterranei, i contromondi o gli antimondi della morte. Né può asserire di conoscere tutte le strade che lì conducono; tuttavia può essere certo che ci sarà un fiume e un ponte, un mare e una barca, un albero, una caverna o un precipizio; un cane o uno psicopompo, un portiere demoniaco o angelico, tanto per nominare le caratteristiche più frequenti della strada che conduce al Paese da cui non si torna"
M. Eliade, Occultismo, stregoneria e mode culturali, cap. 3, Mitologie della morte: un' introduzione
M. Eliade, Occultismo, stregoneria e mode culturali, cap. 3, Mitologie della morte: un' introduzione
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Nella mitologia etrusca Mantus (in etrusco Manth) e sua moglie Mania erano dei dell'oltretomba. Mantus era associato alla città di Mantua (in etrusco Manthva) l'odierna Mantova come ricordato anche da Servio nel commentare l'Eneide di Virgilio.
L'origine etrusca era supportata dal mito che voleva la città fondata da Tarconte, fratello di Tirreno, eroi della mitologia etrusca. In questo caso l'eponimo era appunto Mantus, il dio degli inferi.
Da un'iscrizione ritrovata a Pontecagnano si può ipotizzare che uno degli appellativi di Mantus fosse anche quello che viene ricondotto al dio Suri ("il nero").
https://it.wikipedia.org/wiki/Mantus
L'origine etrusca era supportata dal mito che voleva la città fondata da Tarconte, fratello di Tirreno, eroi della mitologia etrusca. In questo caso l'eponimo era appunto Mantus, il dio degli inferi.
Da un'iscrizione ritrovata a Pontecagnano si può ipotizzare che uno degli appellativi di Mantus fosse anche quello che viene ricondotto al dio Suri ("il nero").
https://it.wikipedia.org/wiki/Mantus
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"Epperò v'è in sostanza negli uomini la medesima incoscienza della morte che v'è negli animali. Solo così può avvenire che il pensiero della morte imminente e immancabile, non dissipi definitivamente, come pur parrebbe dover immediatamente fare, ogni tentativo di giustificazione razionale dell'asservimento della vita umana al lavoro, agli affari, alle carriere. Gli uomini sottraggono i brevi istanti della vita per destinarli ad un obbietto di cui, se lo si considera sotto la luce della riflessione che la morte sopravviene tra breve, si scorge tosto tutta la futilità"
G. Rensi
G. Rensi
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"Un destino stellare è assicurato agli uomini illustri dopo la morte: si tratta della ben nota catasterizzazione, ossia l’assunzione nel consesso del firmamento. Nell’uso quotidiano è rimasto ancora oggi l’augurio per il defunto di “diventare una stella”, e in forma di stelle cadenti Platone immagina le anime che si precipitano a reincarnarsi, in conclusione del racconto di Er, l’armeno che in condizione di premorte aveva soggiornato nella Via Lattea meridionale. Per le tribù australiane del sud-ovest, Baiame abita il cielo accanto a un grande fiume (la Via Lattea) e vi riceve le anime dei buoni, mentre gli indiani Pawnee, collocando l’aldilà di fianco alla Galassia, nel “cuore” dello Scorpione, suggestivamente tramandano: “La nostra gente fu creata dalle stelle. Quando verrà il tempo della fine di tutte le cose, la nostra gente si trasformerà in piccole stelle e volerà fino alla Stella del Sud [Antares], al luogo cui essa appartiene”
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica"
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica"
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"Chi sa quante volte, destandomi al mio vero essere dal sogno corporeo ed estraniandomi a ogni altra cosa, nell'intimo di me stesso, ho la visione di una stupenda bellezza e credo, allora come non mai, di appartenere a un più alto retaggio; attuando una più alta forma di vita e immedesimato con la divinità e basato sul suo fondamento, esercito, allora, un'attività che mi innalza al di sopra di ogni altro essere dello Spirito: dopo questa quiete in seno al divino, disceso dallo Spirito alla riflessione, cado nella perplessità: come mai è possibile, ora, questa discesa? In qual modo l'anima mi è entrata dentro, nel corpo, pur essendo di tanto valore, quale apparve di per se stessa, pur dallo spiraglio corporeo?"
Plotino, Enneade (IV, 8 [6])
Plotino, Enneade (IV, 8 [6])
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