∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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Non posso dimenticare Carcosa dal cie­lo cosparso di stelle nere, dove nel pome­riggio si stende l’ombra dei pensieri degli uomini, dove i soli gemelli affondano nel lago di Hali, e il mio spirito sarà sempre ossessionato dal ricordo della Maschera Pallida.
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Dio dorme nella roccia, sogna nella pianta, si agita nell'animale e si risveglia nell'uomo.

Ibn Arabi

arte di Shinya Suzuki
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Le casse erano di uno strano legno dorato, con la parte anteriore di un vetro raffinato, e contenevano le forme mummificate di creature che superavano in bizzarria i sogni più caotici degli uomini. Comunicare un' idea di quelle mostruosità è impossibile. Erano della famiglia dei rettili: le linee del corpo facevano pensare a volte al coccodrillo, a volte alla foca, ma più spesso a nulla di cui avessero mai sentito parlare il naturalista e lo zoologo. Nelle dimensioni si avvicinavano ad un uomo di bassa statura, le zampe anteriori terminavano con dei piedi delicati e ben formati, stranamente simili a mani e dita umani. Quando pensai alle creature striscianti, le cui orrende forme mummificate mi erano così vicine, provai una nuova ondata di paura. Le associazioni mentali sono strane, e rifuggii dall'idea che, tranne per il povero primitivo dilaniato nell'ultimo dipinto, la mia era l'unica forma umana tra i molti resti e simboli di una vita antichissima.

H.P. Lovecraft, La città senza nome(1921)
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"La migliore via d'uscita è sempre passare attraverso."

- Robert Frost
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Per tutta la sua lunga vita, Ernst Jünger intrattenne un dialogo silenzioso con il mondo vegetale, intravedendo nella forma e nell’evoluzione delle piante il vertice del sacro mistero dell’esistenza. “Sulle scogliere di marmo”, noto per essere il romanzo visionario che intravide ascesa e caduta del nazismo, è prima di tutto un profondo trattato di botanica simbolica, in cui le piante assistono silenti all’avvicendarsi delle vicende umane.

https://www.youtube.com/watch?v=XnrrGTOhPT8
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Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
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“𝘐𝘮𝘮𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭𝘪 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭𝘪, 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭𝘪 𝘪𝘮𝘮𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭𝘪
𝘝𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘯𝘪 𝘭𝘢 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘪
𝘔𝘰𝘳𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪 𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘪.”

(𝐄𝐫𝐚𝐜𝐥𝐢𝐭𝐨, 𝐟𝐫. 𝟔𝟐)

*

<< Gli immortali si fanno mortali nel prendere i mortali nella loro vita, nel dare vita ai mortali, mentre – nella vicenda – i mortali che sfuggono o si oppongono sono morti nella loro vita. L’immortale che dà vita al mortale è lo stesso del vivo che nella notte benevola, accendendosi una luce, accende il morto (B 26, 12). Una vittoria sul sonno. […]

Nel rapporto di opposizione nessuno dei contrari assorbe e annulla il suo; bisogna cercare in quale sintetica tensione immortali siano con mortali. Immortali e mortali non sfumano nell’unirsi e non hanno realtà indipendente, essi restano diversi in contrasto connessi in una synapsi o harmonie. Certo, è un sovvertimento dell’opinione comune che, non essendo reali a sé, non si fronteggino su piani ontologicamente distinti e che il mortale sia implicato nell’immortale e l’immortale nel mortale.

Gli immortali «vivono la morte di quelli» in quanto danno un senso alla vita (ethos ἦθος) dei mortali e li serbano risolti e integrati nella loro vivente guardia (φύλακας, B 63) – con le buone e con le cattive, con le maniere che competono alla classe dei custodi; e per converso i mortali che si oppongono sono «morti nella vita di quelli». I primi si qualificano nel qualificare gli altri, i secondi sono l’inciampo che spiega e impone il loro impegno.

L’immortale dà senso alla mortalità, il mortale disperde il pregio di questa immortalità. Gli uni portano il loro logos, o il logos tout court, alla condizione mortale, gli altri svuotano la vita valida di senso di coloro che ne hanno.

Comunque che le due spinte siano inscindibili e nulla sia scontato ci fa restare attenti al mistero. Gli immortali si adoperano a vivere la morte in lotta con chi ha l’istinto del morire la vita. Eppure già nel cuore di ciascuno dei due si agita una doppia inclinazione. Se nessun opposto è a sé, il mortale è essenziale all’immortale e l’immortale al mortale.

Ne risulta che la formula «viventi la morte» dev’essere ambivalente: si può imporre un’inversione alla condizione mortale oppure sprofondare consumati dalla sua pesantezza. Della stessa formula «morenti la vita» potranno leggersi due facce: si muore la vita accettandone e valorizzandone la limitatezza o, al contrario, si muore la vita con il dissiparla o subirla impotenti. >>

— Giuseppe Lampis, “I nemici dell’uomo. Il frammento 62 di Eraclito”, Mythos edizioni 2021

Art: Sadao Hasegawa, "Spiral Life", 1986
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La Running Chicken Nebula comprende diverse nubi, che possiamo vedere tutte in questa vasta immagine ottenuta dal VLT Survey Telescope ( VST ), ospitato presso il sito dell'ESO al Paranal. Questa immagine da 1,5 miliardi di pixel copre un'area nel cielo di circa 25 Lune piene. Le nuvole mostrate in sottili pennacchi rosa sono piene di gas e polvere, illuminate dalle stelle giovani e calde al loro interno.

Credit: ESO/VPHAS+ team.
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“In quella che è notte per tutti gli esseri,
veglia colui che è padrone di sé;
ed è notte per il saggio veggente
ciò che per gli altri è tempo di veglia.”


𝑩𝒉𝒂𝒈𝒂𝒗𝒂𝒅-𝑮𝒊𝒕𝒂 𝐈𝐈, 𝟔𝟗
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" È piacevolissima e sentimentalissima la stessa luce veduta nelle città, dov’ella è frastagliata dalle ombre, dove lo scuro contrasta in molti luoghi col chiaro, dove la luce in molte parti degrada appoco appoco, come sui tetti, dove alcuni luoghi riposti nascondono la vista dell’astro luminoso ec. ec. A questo piacere contribuisce la varietà, l’incertezza, il non veder tutto, e il potersi perciò spaziare coll’immaginazione, riguardo a ciò che non si vede. Nel qual proposito osservo che il piacere della varietà e dell’incertezza prevale a quello dell’apparente infinità, e dell’immensa uniformità. E quindi un cielo variamente sparso di nuvoletti, è forse più piacevole di un cielo affatto puro;
È piacevole un luogo echeggiante, perocchè l’eco non si vede ec. E tanto più quanto il luogo e l’eco è più vasto, quanto più l’eco vien da lontano, quanto più si diffonde; e molto più ancora se vi si aggiunge l’oscurità del luogo che non lasci determinare la vastità del suono, nè i punti da cui esso parte ec. ec.
Le parole lontano, antico, e simili sono poeticissime e piacevoli, perchè destano idee vaste, e indefinite, e non determinabili e confuse. Così in quella divina stanza dell’Ariosto
Il pin che di lontan veder soleva;
Dove l’effetto delle parole di lontano si unisce a quello del soleva, parola di significato egualmente vasto per la copia delle rimembranze che contiene. Togliete queste due parole ed idee; l’effetto di quel verso si perde, e si scema se togliete l’una delle due. Le parole notte notturno ec. le descrizioni della notte ec. sono poeticissime, perchè la notte confondendo gli oggetti, l’animo non ne concepisce che un’immagine vaga, indistinta, incompleta, sì di essa, che quanto ella contiene. Così oscurità, profondo.
ec. ec "

G. Leopardi
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L’uomo accende a sé stesso una luce nella notte,
quando essa è spenta nei suoi occhi:
vivo è a contatto col morto quando dorme,
desto è a contatto col dormiente.


𝐄𝐫𝐚𝐜𝐥𝐢𝐭𝐨 𝐟𝐫. 𝟐𝟔
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"Il Caos vi era e la Notte e il tenebroso. Erebo al principio, e il vasto Tartaro... non c'erano invece la Terra né l'Aria né il Cielo, nelle infinite cavità ..."

(Aristofane, Le Rane, riguardo le cosmogonie orfiche)

Art: Maksymilian Novák-Zempliński - "Untitled" (circa 2017)
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"Ma gli aiutanti di El, che è Kronos, furono chiamati Eloeim, cioè gli alleati di Kronos, così chiamati da Kronos. E Kronos, che aveva un figlio chiamato Sadidos, lo uccise con la propria spada, avendolo preso in sospetto; con le sue stesse mani lo privò della vita. E in simile maniera decapitò la sua stessa figlia, così che tutti gli dei furono atterriti dalle azioni di Kronos."

Sanconiatone, Cosmogonia fenicia
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"Tempo, spazio e legge naturale possiedono per me allusioni di intollerabile schiavitù, e io non posso disegnarmi un'immagine di soddisfazione emotiva che non implichi la loro sconfitta"

H.P. Lovecraft
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Il numero delle vibrazioni del suono percepibile dall' orecchio umano va da 20 a 20 000 circa, e le lunghezze d' onda della luce visibile si estendono da 7709 a 3900 ångström. In base a questa analogia sembra pensabile che esista, per i processi psichici, non solo una soglia inferiore ma anche una soglia superiore e che di conseguenza la coscienza, che è il sistema di percezione per eccellenza, possa essere paragonata alla scala percepibile del suono o della luce, il che spinge a supporre, analogamente a quanto accade col suono e con la luce, l' esistenza non solo di un limite inferiore ma anche di un limite superiore. Forse sarebbe possibile estendere questo paragone alla psiche in generale, se esistessero dei processi 'psicoidi' a entrambe le estremità della scala psichica.

C. G. Jung, Riflessioni teoriche sull' essenza della psiche( 1946)
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Nel cuore della notte, dove i pozzi neri chiamano,
un eco profondo, un canto di mistero,
le stelle brillano su un vuoto infinito,
spazi interstellari, dove il tempo si perde.
L'abisso sussurra segreti antichi,
di mondi sepolti e desideri smarriti,
come ombre che danzano sulla tela del cosmo,
un viaggio senza fine, in cerca del vero.
La gravità trattiene, ma l'anima vola,
oltre i confini di ciò che si conosce,
dove il buio e la luce si fondono in uno,
nell'infinito abbraccio del tutto e del nulla.
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Nel vespertino azzurro opaco brilla un primo fulgore stellato. Sale l'ombra che s'assopiva, non si vede dove vada il bosco, né dove la valle, né dove il colle; Sembra che la notte porti via ogni sogno che si muove nella sua luce.

La cieca notte di Giuseppe Rensi.
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"Il Tutto in Uno, Ecce homo, è il Simbolo di tutti i simboli. L'uomo non è un'immagine, un concentrato dell'Universo. L'uomo è l'Universo. Cosa potrei conoscere, cioè provare e vivere, della pietra, della luce, dell'animale, di te, se queste forme non fossero in me? Tu ed io non siamo due. Per l'identità della forma, per l'origine e la fine siamo Uno. Sono responsabile del tuo male e del tuo bene, della tua verità e del tuo errore. Non posso fare nulla per modificarti immediatamente, ma posso migliorarti migliorandomi."

R. A. Schwaller de Lubicz, "Il Tempio dell'Uomo"
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