Da sempre il patrimonio delle memorie collettive si ripropone inconsciamente per orientare l’umanità, soprattutto nelle crisi epocali. In una fase liminale, in cui la dimensione virtuale sta prendendo progressivamente il posto della realtà e la corsa al futuro implica, per la “legge degli opposti”, l’attrazione verso un passato ancestrale, come confermano le mode “primitivistiche” dei piercing e dei tatuaggi, l’irruzione del Drago – quell’ambiguo, atavico emblema delle forze inconsce, l’Uroboro ben noto alla psicoanalisi – può risultare incontrollabile se non se ne comprendono le originarie motivazioni e le ambivalenze simboliche, se, soprattutto, non si interviene concretamente per evitare che la violenza e il senso di morte prevalgano sulla vita, unico, autentico “valore” antropologico.
Un’educazione priva di modelli coerenti favorisce inevitabilmente il caos emotivo. La crisi epocale che stiamo attraversando dopo il transito del III Millennio, per le situazioni paradossali dovute alla coesistenza di riferimenti conflittuali e addirittura opposti, che favoriscono un apprendimento “a doppio vincolo”, sembra riproporre il dramma delle origini, allorché, nel Giardino dell’Eden, il drago guardiano che avrebbe dovuto tutelare i pomi del Melo Cosmico, contrappose al divino divieto – “se ne mangerete morrete” – l’esortazione a trasgredire l’ordine per “diventare come dèi”.
Ma l’avvenuta caduta che attiverà il divenire insieme al dualismo tipico della logica e delle Origini della Coscienza, si rivelerà altrettanto drammatica per l’Umanità. Divenuto consapevole della propria egoicità, l’individuo recepirà come unica certezza l’inevitabilità della morte. Sarà questo terrore incombente – definito “terrificante interno” dagli psicoanalisti – ad attivare, nell’instabilità della crisi odierna, la violenza verso quei “capri espiatori” su cui, nel gioco mistificatorio delle dinamiche inconsce, viene proiettata la colpa del proprio disagio insieme allo stesso senso di morte invece che rintracciarne le motivazioni nella propria interiorità.
L’irrompere inconsapevole dei riferimenti arcaici si palesa in certi comportamenti giovanili apparentemente inspiegabili. I gesti di violenza immotivata, le aggressioni di gruppo verso i più deboli ricordano, ad esempio, i “riti di inversione” e le trasgressioni rituali celebrate nelle fasi critiche come sortilegi magico-analogici finalizzati a riportare l’ordine tramite il “rovesciamento” delle norme consuete. Ma gli atti di violenza riferiti alla sacralità che caratterizzava le fasi di crescita sotto il controllo socio-religioso non possono che risultare, oggi, drammaticamente insulsi ed effimeri perché, smarritasene la sacralità e il senso profondamente significativo, finiscono per ripetersi in un folle crescendo tragicamente distruttivo.
https://www.youtube.com/live/f-z-18FRbMI
Un’educazione priva di modelli coerenti favorisce inevitabilmente il caos emotivo. La crisi epocale che stiamo attraversando dopo il transito del III Millennio, per le situazioni paradossali dovute alla coesistenza di riferimenti conflittuali e addirittura opposti, che favoriscono un apprendimento “a doppio vincolo”, sembra riproporre il dramma delle origini, allorché, nel Giardino dell’Eden, il drago guardiano che avrebbe dovuto tutelare i pomi del Melo Cosmico, contrappose al divino divieto – “se ne mangerete morrete” – l’esortazione a trasgredire l’ordine per “diventare come dèi”.
Ma l’avvenuta caduta che attiverà il divenire insieme al dualismo tipico della logica e delle Origini della Coscienza, si rivelerà altrettanto drammatica per l’Umanità. Divenuto consapevole della propria egoicità, l’individuo recepirà come unica certezza l’inevitabilità della morte. Sarà questo terrore incombente – definito “terrificante interno” dagli psicoanalisti – ad attivare, nell’instabilità della crisi odierna, la violenza verso quei “capri espiatori” su cui, nel gioco mistificatorio delle dinamiche inconsce, viene proiettata la colpa del proprio disagio insieme allo stesso senso di morte invece che rintracciarne le motivazioni nella propria interiorità.
L’irrompere inconsapevole dei riferimenti arcaici si palesa in certi comportamenti giovanili apparentemente inspiegabili. I gesti di violenza immotivata, le aggressioni di gruppo verso i più deboli ricordano, ad esempio, i “riti di inversione” e le trasgressioni rituali celebrate nelle fasi critiche come sortilegi magico-analogici finalizzati a riportare l’ordine tramite il “rovesciamento” delle norme consuete. Ma gli atti di violenza riferiti alla sacralità che caratterizzava le fasi di crescita sotto il controllo socio-religioso non possono che risultare, oggi, drammaticamente insulsi ed effimeri perché, smarritasene la sacralità e il senso profondamente significativo, finiscono per ripetersi in un folle crescendo tragicamente distruttivo.
https://www.youtube.com/live/f-z-18FRbMI
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LA PRINCIPESSA E IL DRAGO: dinamiche dell'immaginario e violenza moderna, con EMANUELA CHIAVARELLI
Da sempre il patrimonio delle memorie collettive si ripropone inconsciamente per orientare l’umanità, soprattutto nelle crisi epocali. In una fase liminale, in cui la dimensione virtuale sta prendendo progressivamente il posto della realtà e la corsa al futuro…
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"... Ma l' orrore al quale penso io sta al di là di qualunque regola del gioco, perché è più grande e non è trattenuto da nessun vincolo. È accompagnato sempre da una certa dose di meraviglia e non si conforma a nessuna teologia elaborata dall' uomo, non si inchina a nessuno incantesimo o rituale difensivo, s' aggira senza essere visto e colpisce all' improvviso senza alcun avvertimento... È l' orrore per proteggerci dal quale abbiamo fabbricato il tessuto della civiltà, il cui compito è farcene dimenticare la presenza.
Perché non dovrebbe esistere un diverso tipo di spazio da quello che conosciamo? Perché non dovrebbero esistere altre caverne nel gran tunnel dell' universo?... La coscienza esiste, è l' elemento base nel quale tutti viviamo, è il punto di partenza della scienza, sia essa in grado di tornarvi o no. Stando così le cose, chi mi vieta di immaginare uno spazio arcaico, primevo, che funge da ponte tra i pensieri e la materia? E che quelle creature esistano in un tale spazio?"
F. Leiber, " Un frammento del alba delle tenebre", 1964
Perché non dovrebbe esistere un diverso tipo di spazio da quello che conosciamo? Perché non dovrebbero esistere altre caverne nel gran tunnel dell' universo?... La coscienza esiste, è l' elemento base nel quale tutti viviamo, è il punto di partenza della scienza, sia essa in grado di tornarvi o no. Stando così le cose, chi mi vieta di immaginare uno spazio arcaico, primevo, che funge da ponte tra i pensieri e la materia? E che quelle creature esistano in un tale spazio?"
F. Leiber, " Un frammento del alba delle tenebre", 1964
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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
"... Ma l' orrore al quale penso io sta al di là di qualunque regola del gioco, perché è più grande e non è trattenuto da nessun vincolo. È accompagnato sempre da una certa dose di meraviglia e non si conforma a nessuna teologia elaborata dall' uomo, non si…
Art: Age of Exploration, FASA game box cover for the sequel to the Parlainth game series.
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"Di solito non ci si rende affatto conto che una comprensione totale è assolutamente impossibile. Neppure un concetto posto come totale è totale, poiché è ancora quell' entità particolare dalle caratteristiche incalcolabili. Questa autoillusione favorisce la pace e la tranquillità dell' anima: l' ignoto ha ricevuto un nome, ciò che era remoto è ora prossimo, lo si può toccare con mano. Se n' è preso possesso, ed è diventato una proprietà inalienabile, come una preda uccisa, che non fuggirà più. Non siamo più in balia dell' ignoto, perché non sospettiamo che proprio la comprensione concettuale dell'oggetto offre a questo la migliore occasione per sviluppare tutte quelle proprietà che non sarebbero mai comparse se non lo si fosse circoscritto mediante una definizione concettuale.
Nessuno trasse la conclusione che, se effettivamente il soggetto del conoscere, cioè la psiche, possiede anche una forma di esistenza oscura, non immediatamente accessibile alla coscienza, ogni nostra conoscenza dev'essere essere, in misura non determinabile, incompleta. La validità della conoscenza cosciente era posta forse in modo completamente diverso e più minaccioso di quanto non potessero fare le riflessioni critiche della teoria gnoseologica"
C. G. Jung, Ricerche teoriche sull' essenza della psiche( 1947)
Nessuno trasse la conclusione che, se effettivamente il soggetto del conoscere, cioè la psiche, possiede anche una forma di esistenza oscura, non immediatamente accessibile alla coscienza, ogni nostra conoscenza dev'essere essere, in misura non determinabile, incompleta. La validità della conoscenza cosciente era posta forse in modo completamente diverso e più minaccioso di quanto non potessero fare le riflessioni critiche della teoria gnoseologica"
C. G. Jung, Ricerche teoriche sull' essenza della psiche( 1947)
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"Gli uomini demoniaci non sanno ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare. In loro non c'è purezza, né giusta condotta, né veridicità.
Partendo da tali conclusioni, i demoniaci, smarriti e privi di intelligenza, si dedicano a opere dannose e infami, che mirano a distruggere il mondo.
Gli uomini demoniaci si rifugiano nell'arroganza, nell'orgoglio e nella lussuria insaziabile, diventando così preda dell'illusione. Affascinati dall'effimero, dedicano la loro vita ad attività malsane.
Gli invidiosi e i malvagi, i più degradati tra gli uomini, Io li getto nell'oceano dell'esistenza materiale nelle svariate forme di vita demoniaca.
Rinascendo vita dopo vita nelle specie demoniache, queste persone non riescono mai ad avvicinarmi. A poco a poco affondano nelle condizioni di esistenza più abominevoli."
Bhagavadgita (Il Canto del Beato)
Partendo da tali conclusioni, i demoniaci, smarriti e privi di intelligenza, si dedicano a opere dannose e infami, che mirano a distruggere il mondo.
Gli uomini demoniaci si rifugiano nell'arroganza, nell'orgoglio e nella lussuria insaziabile, diventando così preda dell'illusione. Affascinati dall'effimero, dedicano la loro vita ad attività malsane.
Gli invidiosi e i malvagi, i più degradati tra gli uomini, Io li getto nell'oceano dell'esistenza materiale nelle svariate forme di vita demoniaca.
Rinascendo vita dopo vita nelle specie demoniache, queste persone non riescono mai ad avvicinarmi. A poco a poco affondano nelle condizioni di esistenza più abominevoli."
Bhagavadgita (Il Canto del Beato)
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"Quando nel buco nero cadono altra materia o radiazione (se la relatività generale è corretta e la densità di energia è positiva), l'area dell'orizzonte degli eventi verrà a crescere; inoltre, l'area dell'orizzonte degli eventi di un buco nero generatosi dallo scontro e successiva fusione di due buchi neri sarà maggiore della somma delle aree degli orizzonti dei due iniziali"
S. Hawking
S. Hawking
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Mago Merlino disse:
Arriverà un giorno,
in cui capirai che
Tutto l’universo vive dentro di te.
Allora sarai un mago.
Come mago non vivi nel mondo,
il mondo vive dentro di te…
Quando questo accadrà inizierai
a manifestare invece di attrarre.
E capirai che non ti manca nulla,
solo non hai ancora visto
dentro di te
ciò che stai cercando tanto…
Tratto da L’antica saggezza dell’Anima
di Deepak Chopra
Arriverà un giorno,
in cui capirai che
Tutto l’universo vive dentro di te.
Allora sarai un mago.
Come mago non vivi nel mondo,
il mondo vive dentro di te…
Quando questo accadrà inizierai
a manifestare invece di attrarre.
E capirai che non ti manca nulla,
solo non hai ancora visto
dentro di te
ciò che stai cercando tanto…
Tratto da L’antica saggezza dell’Anima
di Deepak Chopra
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Prima che ci fosse un Dio, un cielo o una terra, c'era solo il Dio Alieno, la mente infinita ed eterna che sogna tutte le realtà:
"C'è un perfetto eone preesistente, che dimora nelle elevazioni invisibili e innominabili ... nella quiete e nella profonda solitudine per infiniti eoni."
Estendendosi per sempre in ogni direzione, il Dio Alieno è l'unico essere che può percepire se stesso nella sua totalità - perché il Dio Alieno è la coscienza stessa:
“Guarda da ogni parte e vede se stesso da se stesso. Poiché è infinito, è sempre incomprensibile. È imperituro e non ha somiglianza (a nulla) ... Anche se non è noto, conosce se stesso.
"C'è un perfetto eone preesistente, che dimora nelle elevazioni invisibili e innominabili ... nella quiete e nella profonda solitudine per infiniti eoni."
Estendendosi per sempre in ogni direzione, il Dio Alieno è l'unico essere che può percepire se stesso nella sua totalità - perché il Dio Alieno è la coscienza stessa:
“Guarda da ogni parte e vede se stesso da se stesso. Poiché è infinito, è sempre incomprensibile. È imperituro e non ha somiglianza (a nulla) ... Anche se non è noto, conosce se stesso.
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«Ci sono anime, che io chiamo anime erranti perché qui, in questo mondo non troveranno mai niente che le appaghi, ma non per superbia, ma forse, e dico forse, perché è talmente grande il loro vuoto che non c’è niente di così immenso
che possa colmarlo.
Esse nascono per un altrove,
fosse anche lo spazio siderale più profondo ma non in questa realtà che altro non è che un mero passaggio.»
(Charles Baudelaire - Anime erranti)
Art: Don Maitz - Cover illustration for The Book of the New Sun: Part of the Solar Cycle by Gene Wolfe, 1998
che possa colmarlo.
Esse nascono per un altrove,
fosse anche lo spazio siderale più profondo ma non in questa realtà che altro non è che un mero passaggio.»
(Charles Baudelaire - Anime erranti)
Art: Don Maitz - Cover illustration for The Book of the New Sun: Part of the Solar Cycle by Gene Wolfe, 1998
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"Stando ad alcune teorie, l'universo di cui facciamo parte è solo una superficie 4-dimensionale in uno spazio con dieci o undici dimensioni. Noi non vedremmo queste ulteriori dimensioni perché la luce non si propagherebbe attraverso di esse ma solo attraverso le quattro dimensioni ordinarie del nostro universo"
S. Hawking
S. Hawking
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Abitatori di inferi interstellari; e cose
la cui fosca magnitudine può solo misurarsi
in orbite lunari - cose sorte dai crateri
d'un sole estinto levansi allo zenith, dagli abissi
sottostanti l'orizzonte emergendo a mezzo: piovre
come Lune sfolgoranti dagli innumerevoli tentacoli
di fuoco da perenni, ardenti mari affiorano
che mugghian, che ruggiscono su pianeti appena nati, frangendosi su scogli di metallo ignoto; fiere
che in fitte mandrie popolan di Alioth i mondi...
C.A. Smith, "Upon the Seas in Saturn" (1919)
Art: Portal by GaryRCollins
la cui fosca magnitudine può solo misurarsi
in orbite lunari - cose sorte dai crateri
d'un sole estinto levansi allo zenith, dagli abissi
sottostanti l'orizzonte emergendo a mezzo: piovre
come Lune sfolgoranti dagli innumerevoli tentacoli
di fuoco da perenni, ardenti mari affiorano
che mugghian, che ruggiscono su pianeti appena nati, frangendosi su scogli di metallo ignoto; fiere
che in fitte mandrie popolan di Alioth i mondi...
C.A. Smith, "Upon the Seas in Saturn" (1919)
Art: Portal by GaryRCollins
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La depersonalizzazione consiste in “uno stato in cui il senso di sé e la qualità dell’esperienza soggettiva in prima persona sono stranamente alterati” (Medford, 2012, p.3). Nello specifico, il DSM 5 (American Psychiatric Association, 2013) descrive la depersonalizzazione come un insieme di esperienze di distacco, irrealtà e la percezione di essere un osservatore esterno al proprio corpo, ai propri sentimenti, sensazioni, pensieri ed azioni, presentando di conseguenza alterazioni percettive, una sensazione di un sé irreale o addirittura assente, un senso distorto del tempo e intorpidimento fisico/emotivo.
Sempre secondo il DSM 5, la derealizzazione, invece, è caratterizzata da esperienze di irrealtà o di distacco da un determinato ambiente, che portano il soggetto a vivere gli oggetti o le persone come irreali, senza vita, onirici o visibilmente distorti (American Psychiatric Association, 2013).
Il disturbo di depersonalizzazione – derealizzazione si riconosce per una persistente o ricorrente sensazione di distacco dal proprio corpo o dai propri processi mentali, come se si stesse osservando la propria vita dall’esterno (depersonalizzazione) e/o dalla sensazione di essere dissociato dall’ambiente circostante (derealizzazione)
Sempre secondo il DSM 5, la derealizzazione, invece, è caratterizzata da esperienze di irrealtà o di distacco da un determinato ambiente, che portano il soggetto a vivere gli oggetti o le persone come irreali, senza vita, onirici o visibilmente distorti (American Psychiatric Association, 2013).
Il disturbo di depersonalizzazione – derealizzazione si riconosce per una persistente o ricorrente sensazione di distacco dal proprio corpo o dai propri processi mentali, come se si stesse osservando la propria vita dall’esterno (depersonalizzazione) e/o dalla sensazione di essere dissociato dall’ambiente circostante (derealizzazione)
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"I Mondi dello Sciamano" è un testo sull'autentica tradizione dello sciamanesimo peruviano. L'autore rivela il suo percorso per diventare un curandero esperto sotto la guida delle piante sacre. Attraverso straordinari resoconti di esperienze personali con i suoi maestri, Hachumak descrive cosa aspettarsi sia fisicamente che psicologicamente dalle cerimonie sacre e soprattutto dall'uso dell'ayahuasca, la pianta medicinale misteriosa e potente dagli straordinari poteri curativi che viene bevuta durante le cerimonie sacre e che è nota per cambiare radicalmente la vita delle persone. Hachumak si addentra nelle pratiche dei curanderi amazzonici, spiegando a noi occidentali come distinguere tra quelli autentici e i personaggi di dubbia reputazione che hanno iniziato a popolare il mondo delle piante sacre negli ultimi cinquant'anni. "I Mondi dello Sciamano" condivide il potere di guarigione delle piante sacre e descrive i protocolli correnti per l'utilizzo delle piante medicina, in particolare: come funzionano gli effetti delle piante sacre; come vivere al meglio l'esperienza; i codici del linguaggio invisibile; la specificità di quest'arte della cura.
https://www.youtube.com/watch?v=2pNeJHJ40Wo
https://www.youtube.com/watch?v=2pNeJHJ40Wo
YouTube
PIANTE SACRE e SPIRITI nel CURANDERISMO PERUVIANO, con MICHELE MAINO
"I Mondi dello Sciamano" è un testo sull'autentica tradizione dello sciamanesimo peruviano. L'autore rivela il suo percorso per diventare un curandero esperto sotto la guida delle piante sacre. Attraverso straordinari resoconti di esperienze personali con…
❤🔥2❤1
"La tua vera patria è l'Universo.
La tua vera meta è essere te stesso.
Il tuo vero potere è poter aiutare.
La tua vera felicità è godere della vita.
Il tuo vero lavoro è creare bellezza.
La tua vera azione sociale è creare consapevolezza.
La tua vera disciplina è dominare il tuo ego.
La tua vera generosità è dare a te ciò che dai agli altri.
La tua vera avventura è lasciare il sicuro per l'incerto.
Il tuo vero amore è l'amore per la vita."
Alejandro Jodorowsky
La tua vera meta è essere te stesso.
Il tuo vero potere è poter aiutare.
La tua vera felicità è godere della vita.
Il tuo vero lavoro è creare bellezza.
La tua vera azione sociale è creare consapevolezza.
La tua vera disciplina è dominare il tuo ego.
La tua vera generosità è dare a te ciò che dai agli altri.
La tua vera avventura è lasciare il sicuro per l'incerto.
Il tuo vero amore è l'amore per la vita."
Alejandro Jodorowsky
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"Un mito raccontava eventi che hanno avuto luogo in principio, in un istante primordiale e atemporale, in un arco di tempo sacro. Questo tempo mitico o sacro è qualitativamente diverso dal tempo profano, dalla durata continua e irreversibile, in cui si inserisce al nostra esistenza quotidiana e desacralizzata. In una parola si ritiene che il mito si rivolga in un tempo- ci si passi l'espressione- intemporale, in un istante senza durata, che è il modo in cui certi mistici e filosofi si rappresentano l'eternità. Per il semplice fatto di narrare un mito il tempo profano è- almeno simbolicamente- abolito: il narratore e il suo pubblico sono proiettati in un tempo sacro e mitico... un mito strappa l'uomo al tempo che gli è proprio, al suo tempo individuale, cronologico, «storico», e lo proietta, almeno simbolicamente, nel Gran Tempo, in un istante paradossale che non può essere misurato in quanto non costituito da una durata. È come dire che il mito implica una rottura del tempo e del mondo circostante: realizza un'apertura verso il Gran Tempo, il Tempo Sacro. In virtù del semplice fatto di ascoltare un mito l'uomo dimentica la sua condizione profana, la sua «situazione storica». Orbene, tanto un australiano che un individuo appartenente a una civiltà molto più elevata, ascoltando un mito, dimenticano in certo modo la loro situazione specifica e vengono proiettati in un altro mondo, in un universo che non è più il loro misero, ristretto universo di ogni giorno"
Mircea Eliade "Immagini e Simboli"
Mircea Eliade "Immagini e Simboli"
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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
"Un mito raccontava eventi che hanno avuto luogo in principio, in un istante primordiale e atemporale, in un arco di tempo sacro. Questo tempo mitico o sacro è qualitativamente diverso dal tempo profano, dalla durata continua e irreversibile, in cui si inserisce…
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