Forwarded from Wouivre🌀
"Il futuro deve restare incerto, poiché è la tela sulla quale noi dipingiamo i nostri desideri.
Così, la condizione umana si troverà sempre davanti a una tela splendidamente vuota. Noi possediamo soltanto questo istante, l'adesso, l'ora, da dedicare continuamente alla sacra presenza umana, creandola e condividendola."
- Frank Herbert _ I figli di Dune
Illustrazione di Wojtek Siudmak
Così, la condizione umana si troverà sempre davanti a una tela splendidamente vuota. Noi possediamo soltanto questo istante, l'adesso, l'ora, da dedicare continuamente alla sacra presenza umana, creandola e condividendola."
- Frank Herbert _ I figli di Dune
Illustrazione di Wojtek Siudmak
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E quando ci vedremo o ci sentiremo nel mondo delle quattro dimensioni, vedremo che il mondo delle tre dimensioni non esiste e non è mai esistito; vedremo che era una nostra creazione, una moltitudine spettrale, un'illusione ottica, un inganno: tutto fuorché una realtà
P.D. Ouspensky, Tertium Organum(1912)
P.D. Ouspensky, Tertium Organum(1912)
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Se per noi contemporanei il mito rimanda alla Grecia antica, per la “culla della civiltà europea” questo era – in primo luogo – il canto del nobile e antichissimo popolo degli Iperborei, sacro ad Apollo ed Artemide. I guerrieri greci, per entrare nell’immortalità, dovevano compiere il viaggio più pericoloso: quello verso un estremo nord visto come un Eden senza tempo, nel solco di quelle terre eroiche vicine al cielo e agli Dei. Giacomo Maria Prati rilegge tutto il mito greco alla luce degli Iperborei, ai quali si deve la fondazione del santuario di Delfi e l’istituzione dei Giochi d’Olimpia. Per la prima volta, tutte le fonti greche e latine sono indagate e riassunte in un saggio ampio e approfondito, che sa anche assumere i toni dell’inno, del canto e della celebrazione epica. L’autore – il cui lavoro è arricchito da un saggio di Alessandro Coscia sullo sciamanesimo iperboreo e da un dialogo platonico con il figlio Raimondo – ci restituisce una spiritualità ancestrale vivissima, con al centro un Apollo totale e sciamanico. Prefazione di Gabriella Cinti. Introduzione di Beatrice Harrach.
(Passaggio al Bosco, 2024)
https://www.youtube.com/watch?v=Le812rgV7BY
(Passaggio al Bosco, 2024)
https://www.youtube.com/watch?v=Le812rgV7BY
YouTube
IPERBOREI - il primo mito, con GIACOMO MARIA PRATI
Se per noi contemporanei il mito rimanda alla Grecia antica, per la “culla della civiltà europea” questo era – in primo luogo – il canto del nobile e antichissimo popolo degli Iperborei, sacro ad Apollo ed Artemide. I guerrieri greci, per entrare nell’immortalità…
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È impossibile farsi un'idea dell'intensità dei sentimenti durante quelle visioni. Furono la cosa più tremenda che io abbia mai provato. E quale contrasto con il giorno! Ero tormentato e con i nervi a fior di pelle, tutto m'irritava, tutto era troppo materiale, crudo, rozzo, limitato, sia nello spazio sia nello spirito. Era una sorta di prigione, fatta per scopi ignoti, che aveva una specie di potere ipnotico, che costringeva a credere che fosse la realtà, nonostante se ne fosse conosciuta la nullità. Pure dall'ora in poi non mi sono mai liberato completamente dall'impressione che questa vita sia solo un frammento dell'esistenza, che si svolge in un universo tridimensionale, disposto a tale scopo"
C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni(1958)
C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni(1958)
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Dolce amica, non credo alle tue
parole, ai tuoi sensi, ai tuoi occhi
e neppure a me stesso, soltanto credo alle stelle che splendono in alto.
Per un sentiero latteo le stelle
mi mandano sogni infallibili
e nel deserto sconfinato allevano
per me fiori celesti.
E in quell’eterna estate, tra quei fiori,
intrisa di argento azzurrino,
come leggiadra tu sei, e nella luce stellare com’è libero e puro l’amore.
(Vladimir Sergeevič Solov’ëv)
parole, ai tuoi sensi, ai tuoi occhi
e neppure a me stesso, soltanto credo alle stelle che splendono in alto.
Per un sentiero latteo le stelle
mi mandano sogni infallibili
e nel deserto sconfinato allevano
per me fiori celesti.
E in quell’eterna estate, tra quei fiori,
intrisa di argento azzurrino,
come leggiadra tu sei, e nella luce stellare com’è libero e puro l’amore.
(Vladimir Sergeevič Solov’ëv)
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Sul morto villaggio sotto la luna
mai ha brillato il sole al tramonto:
è emerso dal buio di ere perdute,
là dove scorrono fiumi di follia lungo abissi di sogno senza fondo.
Un vento gelido striscia fra i covoni
sui campi splendenti di pallida luce
e s’aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero
dove i ghoul ricercano l’orrida preda per la loro fame.
Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento
giunti al passato a reclamare ciò che gli appartenne
può rendere quest’ora meno immota: una forza spettrale copre tutto,
diffonde il sonno dal suo seggio antico e libera l’ignoto senza fine.
Si estendono di nuovo la valle e la pianura
che videro lune scordate ormai da tempo,
ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,
sorgendo dalle fauci del sepolcro per scuotere il mondo col terrore.
Le cose che il mattino aspro rivela,
l’orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi
si aggiungeranno un giorno a tutto il resto
tramando con le ombre maledette.
S’alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,
guglie rose di lebbra giungan fino al cielo…non cambia nulla:
che l’antico e il nuovo insieme son ravvolti nelle pieghe del comune destino, morte e orrore.
I Segugi del Tempo sono pronti le carni d’entrambi a dilaniare...
“Halloween in a Suburb”, H. P. Lovecraft
mai ha brillato il sole al tramonto:
è emerso dal buio di ere perdute,
là dove scorrono fiumi di follia lungo abissi di sogno senza fondo.
Un vento gelido striscia fra i covoni
sui campi splendenti di pallida luce
e s’aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero
dove i ghoul ricercano l’orrida preda per la loro fame.
Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento
giunti al passato a reclamare ciò che gli appartenne
può rendere quest’ora meno immota: una forza spettrale copre tutto,
diffonde il sonno dal suo seggio antico e libera l’ignoto senza fine.
Si estendono di nuovo la valle e la pianura
che videro lune scordate ormai da tempo,
ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,
sorgendo dalle fauci del sepolcro per scuotere il mondo col terrore.
Le cose che il mattino aspro rivela,
l’orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi
si aggiungeranno un giorno a tutto il resto
tramando con le ombre maledette.
S’alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,
guglie rose di lebbra giungan fino al cielo…non cambia nulla:
che l’antico e il nuovo insieme son ravvolti nelle pieghe del comune destino, morte e orrore.
I Segugi del Tempo sono pronti le carni d’entrambi a dilaniare...
“Halloween in a Suburb”, H. P. Lovecraft
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Forwarded from ἄσκησις • áskēsis (Emanuele)
[...] la visione del Tempo infinito, del ciclo senza fine delle creazioni e delle distruzioni degli Universi, in ultima istanza il mito dell'eterno ritorno, elevato a « strumento di conoscenza » e mezzo di liberazione. Nella prospettiva del Gran Tempo, ogni esistenza è precaria, evanescente, illusoria. Se le si considera sul piano dei ritmi cosmici superiori, cioè sul piano dei mahāyuga, dei kalpa, dei manvantāra, non solo l'esistenza umana e la storia stessa - con tutti i suoi imperi, le sue dinastie, le sue rivoluzioni e controrivoluzioni - si riveleranno effimere, in qualche sorta irreali, ma lo stesso universo è svuotato di realtà, ché, come abbiamo visto nel Brahmavaivarta Purāna, gli Universi nascono in continuazione dagli innumerevoli pori del corpo di Viṣṇu e scompaiono con la rapidità di una bolla d'aria che scoppia una volta raggiunta la superficie dell'acqua. L'esistenza nel Tempo è, dal punto di vista ontologico, una non esistenza, un'irrealtà.
Mircea Eliade, Immagini e simboli
Mircea Eliade, Immagini e simboli
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L'uomo che si è confrontato con successo con la propria Ombra cambia profondamente e solo dopo tale confronto nasce veramente il problema etico. Un uomo del genere, dice Jung, che abbia ritirato le proprie proiezioni di Ombra dagli altri:
«si carica però di problemi e di conflitti nuovi. Egli diviene un grave compito per sé stesso, perché non può più dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore, che contro di loro bisogna lottare. Chi sia giunto a tanto vive nel raccoglimento interiore; sa che i difetti del mondo sono anche difetti suoi; e pur che impari a dominare la sua Ombra, ha fatto qualcosa di reale per il mondo. È riuscito a risolvere almeno una minima parte dei giganteschi problemi irrisolti dei nostri giorni»
(C.G. Jung, Psicologia e religione, 1938/1940).
«si carica però di problemi e di conflitti nuovi. Egli diviene un grave compito per sé stesso, perché non può più dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore, che contro di loro bisogna lottare. Chi sia giunto a tanto vive nel raccoglimento interiore; sa che i difetti del mondo sono anche difetti suoi; e pur che impari a dominare la sua Ombra, ha fatto qualcosa di reale per il mondo. È riuscito a risolvere almeno una minima parte dei giganteschi problemi irrisolti dei nostri giorni»
(C.G. Jung, Psicologia e religione, 1938/1940).
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"I giapponesi dei tempi più remoti non possedevano un nome per la loro religione nazionale, ma quando, nel VI secolo dell'era volgare, il buddismo venne ufficialmente introdotto nel continente, venne utilizzata la parola Shintō("la via dei kami"), per distinguere la religione tradizionale dal buddismo( Budsudō, "la via del Buddha"). Nella definizione classica di Mootori Norinanga(1730-1801), kami significa "qualunque cosa fuori dall'ordinario, che ha un potere superiore e che ispira un timore reverenziale". Un kami, in altri termini, è un essere misterioso capace di incutere timore agli uomini. L'essenza dei kami trascende la possibilità di spiegarli a parole: si tratta di un'esistenza ineffabile, che oltrepassa ogni comprensione umana..."
Dizionario delle Religioni dell' Estremo Oriente(a cura di M. Eliade), questa voce sullo shintoismo è di H. Naofusa
Dizionario delle Religioni dell' Estremo Oriente(a cura di M. Eliade), questa voce sullo shintoismo è di H. Naofusa
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Da sempre il patrimonio delle memorie collettive si ripropone inconsciamente per orientare l’umanità, soprattutto nelle crisi epocali. In una fase liminale, in cui la dimensione virtuale sta prendendo progressivamente il posto della realtà e la corsa al futuro implica, per la “legge degli opposti”, l’attrazione verso un passato ancestrale, come confermano le mode “primitivistiche” dei piercing e dei tatuaggi, l’irruzione del Drago – quell’ambiguo, atavico emblema delle forze inconsce, l’Uroboro ben noto alla psicoanalisi – può risultare incontrollabile se non se ne comprendono le originarie motivazioni e le ambivalenze simboliche, se, soprattutto, non si interviene concretamente per evitare che la violenza e il senso di morte prevalgano sulla vita, unico, autentico “valore” antropologico.
Un’educazione priva di modelli coerenti favorisce inevitabilmente il caos emotivo. La crisi epocale che stiamo attraversando dopo il transito del III Millennio, per le situazioni paradossali dovute alla coesistenza di riferimenti conflittuali e addirittura opposti, che favoriscono un apprendimento “a doppio vincolo”, sembra riproporre il dramma delle origini, allorché, nel Giardino dell’Eden, il drago guardiano che avrebbe dovuto tutelare i pomi del Melo Cosmico, contrappose al divino divieto – “se ne mangerete morrete” – l’esortazione a trasgredire l’ordine per “diventare come dèi”.
Ma l’avvenuta caduta che attiverà il divenire insieme al dualismo tipico della logica e delle Origini della Coscienza, si rivelerà altrettanto drammatica per l’Umanità. Divenuto consapevole della propria egoicità, l’individuo recepirà come unica certezza l’inevitabilità della morte. Sarà questo terrore incombente – definito “terrificante interno” dagli psicoanalisti – ad attivare, nell’instabilità della crisi odierna, la violenza verso quei “capri espiatori” su cui, nel gioco mistificatorio delle dinamiche inconsce, viene proiettata la colpa del proprio disagio insieme allo stesso senso di morte invece che rintracciarne le motivazioni nella propria interiorità.
L’irrompere inconsapevole dei riferimenti arcaici si palesa in certi comportamenti giovanili apparentemente inspiegabili. I gesti di violenza immotivata, le aggressioni di gruppo verso i più deboli ricordano, ad esempio, i “riti di inversione” e le trasgressioni rituali celebrate nelle fasi critiche come sortilegi magico-analogici finalizzati a riportare l’ordine tramite il “rovesciamento” delle norme consuete. Ma gli atti di violenza riferiti alla sacralità che caratterizzava le fasi di crescita sotto il controllo socio-religioso non possono che risultare, oggi, drammaticamente insulsi ed effimeri perché, smarritasene la sacralità e il senso profondamente significativo, finiscono per ripetersi in un folle crescendo tragicamente distruttivo.
https://www.youtube.com/live/f-z-18FRbMI
Un’educazione priva di modelli coerenti favorisce inevitabilmente il caos emotivo. La crisi epocale che stiamo attraversando dopo il transito del III Millennio, per le situazioni paradossali dovute alla coesistenza di riferimenti conflittuali e addirittura opposti, che favoriscono un apprendimento “a doppio vincolo”, sembra riproporre il dramma delle origini, allorché, nel Giardino dell’Eden, il drago guardiano che avrebbe dovuto tutelare i pomi del Melo Cosmico, contrappose al divino divieto – “se ne mangerete morrete” – l’esortazione a trasgredire l’ordine per “diventare come dèi”.
Ma l’avvenuta caduta che attiverà il divenire insieme al dualismo tipico della logica e delle Origini della Coscienza, si rivelerà altrettanto drammatica per l’Umanità. Divenuto consapevole della propria egoicità, l’individuo recepirà come unica certezza l’inevitabilità della morte. Sarà questo terrore incombente – definito “terrificante interno” dagli psicoanalisti – ad attivare, nell’instabilità della crisi odierna, la violenza verso quei “capri espiatori” su cui, nel gioco mistificatorio delle dinamiche inconsce, viene proiettata la colpa del proprio disagio insieme allo stesso senso di morte invece che rintracciarne le motivazioni nella propria interiorità.
L’irrompere inconsapevole dei riferimenti arcaici si palesa in certi comportamenti giovanili apparentemente inspiegabili. I gesti di violenza immotivata, le aggressioni di gruppo verso i più deboli ricordano, ad esempio, i “riti di inversione” e le trasgressioni rituali celebrate nelle fasi critiche come sortilegi magico-analogici finalizzati a riportare l’ordine tramite il “rovesciamento” delle norme consuete. Ma gli atti di violenza riferiti alla sacralità che caratterizzava le fasi di crescita sotto il controllo socio-religioso non possono che risultare, oggi, drammaticamente insulsi ed effimeri perché, smarritasene la sacralità e il senso profondamente significativo, finiscono per ripetersi in un folle crescendo tragicamente distruttivo.
https://www.youtube.com/live/f-z-18FRbMI
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LA PRINCIPESSA E IL DRAGO: dinamiche dell'immaginario e violenza moderna, con EMANUELA CHIAVARELLI
Da sempre il patrimonio delle memorie collettive si ripropone inconsciamente per orientare l’umanità, soprattutto nelle crisi epocali. In una fase liminale, in cui la dimensione virtuale sta prendendo progressivamente il posto della realtà e la corsa al futuro…
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"... Ma l' orrore al quale penso io sta al di là di qualunque regola del gioco, perché è più grande e non è trattenuto da nessun vincolo. È accompagnato sempre da una certa dose di meraviglia e non si conforma a nessuna teologia elaborata dall' uomo, non si inchina a nessuno incantesimo o rituale difensivo, s' aggira senza essere visto e colpisce all' improvviso senza alcun avvertimento... È l' orrore per proteggerci dal quale abbiamo fabbricato il tessuto della civiltà, il cui compito è farcene dimenticare la presenza.
Perché non dovrebbe esistere un diverso tipo di spazio da quello che conosciamo? Perché non dovrebbero esistere altre caverne nel gran tunnel dell' universo?... La coscienza esiste, è l' elemento base nel quale tutti viviamo, è il punto di partenza della scienza, sia essa in grado di tornarvi o no. Stando così le cose, chi mi vieta di immaginare uno spazio arcaico, primevo, che funge da ponte tra i pensieri e la materia? E che quelle creature esistano in un tale spazio?"
F. Leiber, " Un frammento del alba delle tenebre", 1964
Perché non dovrebbe esistere un diverso tipo di spazio da quello che conosciamo? Perché non dovrebbero esistere altre caverne nel gran tunnel dell' universo?... La coscienza esiste, è l' elemento base nel quale tutti viviamo, è il punto di partenza della scienza, sia essa in grado di tornarvi o no. Stando così le cose, chi mi vieta di immaginare uno spazio arcaico, primevo, che funge da ponte tra i pensieri e la materia? E che quelle creature esistano in un tale spazio?"
F. Leiber, " Un frammento del alba delle tenebre", 1964
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