Al vertice dell’universo si trova un Dio ineffabile, infinito, inaccessibile, dalla cui luce deriva ogni cosa. Questi è immerso in tre spazi, nei quali risiedono i più grandi misteri a cui l’uomo può accedere:
il I spazio o spazio dell’ineffabile;
il II spazio o primo spazio del Primo Mistero;
il III spazio o secondo spazio del Primo Mistero.
Tutte le emanazioni furono originate dal Primo Mistero. Esso, immagine perfetta del Dio ineffabile, governa l’universo. Fu per suo comando che iniziarono le vicissitudini di Sophia ed è lui che protegge l’umanità dal potere degli arconti e che diede i natali a Gesù. Esso, in quanto mistero che guarda dentro (verso l’assoluto), si contrappone a Gesù inteso come mistero che guarda fuori (verso il contingente).
From interpretation of Pistis Sophia
Art: Detail from “Pistis Sophia” by Johfra Bosschart
il I spazio o spazio dell’ineffabile;
il II spazio o primo spazio del Primo Mistero;
il III spazio o secondo spazio del Primo Mistero.
Tutte le emanazioni furono originate dal Primo Mistero. Esso, immagine perfetta del Dio ineffabile, governa l’universo. Fu per suo comando che iniziarono le vicissitudini di Sophia ed è lui che protegge l’umanità dal potere degli arconti e che diede i natali a Gesù. Esso, in quanto mistero che guarda dentro (verso l’assoluto), si contrappone a Gesù inteso come mistero che guarda fuori (verso il contingente).
From interpretation of Pistis Sophia
Art: Detail from “Pistis Sophia” by Johfra Bosschart
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https://www.youtube.com/watch?v=KICw9YinhC8
Per millenni, l'immaginazione umana ha creato e venerato una dea creatrice, di cui icone soprannaturali come le "Sheela na gig" sono una delle più antiche e durature rappresentazioni. Queste potenti immagini di donna anziana che mostra senza paura la sua vulva sono presenti in Irlanda, Inghilterra, Galles e Scozia su chiese, castelli, ponti, pozzi sacri, tombe e pietre erette. Incarnano il potere della Dea Oscura, soglia della vita, della morte e della rinascita. Attraverso 140 fotografie, l'autrice racconta come siano sopravvissute allo sradicamento durante l'ascesa del cristianesimo, che ha cercato di trasformarle in terrorizzanti immagini del peccato di lussuria e abbiano mantenuto le loro posizioni preminenti sorvegliando l'entrata dei luoghi sacri o di presidio del territorio. Oggi la Sheela ritorna nell'immaginario artistico come un necessario antidoto a secoli di soppressione del potere primordiale delle donne, della natura e dell'immaginazione.
(Venexia editrice, 2023)
Per millenni, l'immaginazione umana ha creato e venerato una dea creatrice, di cui icone soprannaturali come le "Sheela na gig" sono una delle più antiche e durature rappresentazioni. Queste potenti immagini di donna anziana che mostra senza paura la sua vulva sono presenti in Irlanda, Inghilterra, Galles e Scozia su chiese, castelli, ponti, pozzi sacri, tombe e pietre erette. Incarnano il potere della Dea Oscura, soglia della vita, della morte e della rinascita. Attraverso 140 fotografie, l'autrice racconta come siano sopravvissute allo sradicamento durante l'ascesa del cristianesimo, che ha cercato di trasformarle in terrorizzanti immagini del peccato di lussuria e abbiano mantenuto le loro posizioni preminenti sorvegliando l'entrata dei luoghi sacri o di presidio del territorio. Oggi la Sheela ritorna nell'immaginario artistico come un necessario antidoto a secoli di soppressione del potere primordiale delle donne, della natura e dell'immaginazione.
(Venexia editrice, 2023)
YouTube
SHEELA NA GIG - il potere sacro della dea oscura, con STARR GOODE
Per millenni, l'immaginazione umana ha creato e venerato una dea creatrice, di cui icone soprannaturali come le "Sheela na gig" sono una delle più antiche e durature rappresentazioni. Queste potenti immagini di donna anziana che mostra senza paura la sua…
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Forwarded from Wouivre🌀
"Il futuro deve restare incerto, poiché è la tela sulla quale noi dipingiamo i nostri desideri.
Così, la condizione umana si troverà sempre davanti a una tela splendidamente vuota. Noi possediamo soltanto questo istante, l'adesso, l'ora, da dedicare continuamente alla sacra presenza umana, creandola e condividendola."
- Frank Herbert _ I figli di Dune
Illustrazione di Wojtek Siudmak
Così, la condizione umana si troverà sempre davanti a una tela splendidamente vuota. Noi possediamo soltanto questo istante, l'adesso, l'ora, da dedicare continuamente alla sacra presenza umana, creandola e condividendola."
- Frank Herbert _ I figli di Dune
Illustrazione di Wojtek Siudmak
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E quando ci vedremo o ci sentiremo nel mondo delle quattro dimensioni, vedremo che il mondo delle tre dimensioni non esiste e non è mai esistito; vedremo che era una nostra creazione, una moltitudine spettrale, un'illusione ottica, un inganno: tutto fuorché una realtà
P.D. Ouspensky, Tertium Organum(1912)
P.D. Ouspensky, Tertium Organum(1912)
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Se per noi contemporanei il mito rimanda alla Grecia antica, per la “culla della civiltà europea” questo era – in primo luogo – il canto del nobile e antichissimo popolo degli Iperborei, sacro ad Apollo ed Artemide. I guerrieri greci, per entrare nell’immortalità, dovevano compiere il viaggio più pericoloso: quello verso un estremo nord visto come un Eden senza tempo, nel solco di quelle terre eroiche vicine al cielo e agli Dei. Giacomo Maria Prati rilegge tutto il mito greco alla luce degli Iperborei, ai quali si deve la fondazione del santuario di Delfi e l’istituzione dei Giochi d’Olimpia. Per la prima volta, tutte le fonti greche e latine sono indagate e riassunte in un saggio ampio e approfondito, che sa anche assumere i toni dell’inno, del canto e della celebrazione epica. L’autore – il cui lavoro è arricchito da un saggio di Alessandro Coscia sullo sciamanesimo iperboreo e da un dialogo platonico con il figlio Raimondo – ci restituisce una spiritualità ancestrale vivissima, con al centro un Apollo totale e sciamanico. Prefazione di Gabriella Cinti. Introduzione di Beatrice Harrach.
(Passaggio al Bosco, 2024)
https://www.youtube.com/watch?v=Le812rgV7BY
(Passaggio al Bosco, 2024)
https://www.youtube.com/watch?v=Le812rgV7BY
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IPERBOREI - il primo mito, con GIACOMO MARIA PRATI
Se per noi contemporanei il mito rimanda alla Grecia antica, per la “culla della civiltà europea” questo era – in primo luogo – il canto del nobile e antichissimo popolo degli Iperborei, sacro ad Apollo ed Artemide. I guerrieri greci, per entrare nell’immortalità…
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È impossibile farsi un'idea dell'intensità dei sentimenti durante quelle visioni. Furono la cosa più tremenda che io abbia mai provato. E quale contrasto con il giorno! Ero tormentato e con i nervi a fior di pelle, tutto m'irritava, tutto era troppo materiale, crudo, rozzo, limitato, sia nello spazio sia nello spirito. Era una sorta di prigione, fatta per scopi ignoti, che aveva una specie di potere ipnotico, che costringeva a credere che fosse la realtà, nonostante se ne fosse conosciuta la nullità. Pure dall'ora in poi non mi sono mai liberato completamente dall'impressione che questa vita sia solo un frammento dell'esistenza, che si svolge in un universo tridimensionale, disposto a tale scopo"
C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni(1958)
C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni(1958)
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Dolce amica, non credo alle tue
parole, ai tuoi sensi, ai tuoi occhi
e neppure a me stesso, soltanto credo alle stelle che splendono in alto.
Per un sentiero latteo le stelle
mi mandano sogni infallibili
e nel deserto sconfinato allevano
per me fiori celesti.
E in quell’eterna estate, tra quei fiori,
intrisa di argento azzurrino,
come leggiadra tu sei, e nella luce stellare com’è libero e puro l’amore.
(Vladimir Sergeevič Solov’ëv)
parole, ai tuoi sensi, ai tuoi occhi
e neppure a me stesso, soltanto credo alle stelle che splendono in alto.
Per un sentiero latteo le stelle
mi mandano sogni infallibili
e nel deserto sconfinato allevano
per me fiori celesti.
E in quell’eterna estate, tra quei fiori,
intrisa di argento azzurrino,
come leggiadra tu sei, e nella luce stellare com’è libero e puro l’amore.
(Vladimir Sergeevič Solov’ëv)
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Sul morto villaggio sotto la luna
mai ha brillato il sole al tramonto:
è emerso dal buio di ere perdute,
là dove scorrono fiumi di follia lungo abissi di sogno senza fondo.
Un vento gelido striscia fra i covoni
sui campi splendenti di pallida luce
e s’aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero
dove i ghoul ricercano l’orrida preda per la loro fame.
Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento
giunti al passato a reclamare ciò che gli appartenne
può rendere quest’ora meno immota: una forza spettrale copre tutto,
diffonde il sonno dal suo seggio antico e libera l’ignoto senza fine.
Si estendono di nuovo la valle e la pianura
che videro lune scordate ormai da tempo,
ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,
sorgendo dalle fauci del sepolcro per scuotere il mondo col terrore.
Le cose che il mattino aspro rivela,
l’orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi
si aggiungeranno un giorno a tutto il resto
tramando con le ombre maledette.
S’alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,
guglie rose di lebbra giungan fino al cielo…non cambia nulla:
che l’antico e il nuovo insieme son ravvolti nelle pieghe del comune destino, morte e orrore.
I Segugi del Tempo sono pronti le carni d’entrambi a dilaniare...
“Halloween in a Suburb”, H. P. Lovecraft
mai ha brillato il sole al tramonto:
è emerso dal buio di ere perdute,
là dove scorrono fiumi di follia lungo abissi di sogno senza fondo.
Un vento gelido striscia fra i covoni
sui campi splendenti di pallida luce
e s’aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero
dove i ghoul ricercano l’orrida preda per la loro fame.
Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento
giunti al passato a reclamare ciò che gli appartenne
può rendere quest’ora meno immota: una forza spettrale copre tutto,
diffonde il sonno dal suo seggio antico e libera l’ignoto senza fine.
Si estendono di nuovo la valle e la pianura
che videro lune scordate ormai da tempo,
ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,
sorgendo dalle fauci del sepolcro per scuotere il mondo col terrore.
Le cose che il mattino aspro rivela,
l’orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi
si aggiungeranno un giorno a tutto il resto
tramando con le ombre maledette.
S’alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,
guglie rose di lebbra giungan fino al cielo…non cambia nulla:
che l’antico e il nuovo insieme son ravvolti nelle pieghe del comune destino, morte e orrore.
I Segugi del Tempo sono pronti le carni d’entrambi a dilaniare...
“Halloween in a Suburb”, H. P. Lovecraft
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Forwarded from ἄσκησις • áskēsis (Emanuele)
[...] la visione del Tempo infinito, del ciclo senza fine delle creazioni e delle distruzioni degli Universi, in ultima istanza il mito dell'eterno ritorno, elevato a « strumento di conoscenza » e mezzo di liberazione. Nella prospettiva del Gran Tempo, ogni esistenza è precaria, evanescente, illusoria. Se le si considera sul piano dei ritmi cosmici superiori, cioè sul piano dei mahāyuga, dei kalpa, dei manvantāra, non solo l'esistenza umana e la storia stessa - con tutti i suoi imperi, le sue dinastie, le sue rivoluzioni e controrivoluzioni - si riveleranno effimere, in qualche sorta irreali, ma lo stesso universo è svuotato di realtà, ché, come abbiamo visto nel Brahmavaivarta Purāna, gli Universi nascono in continuazione dagli innumerevoli pori del corpo di Viṣṇu e scompaiono con la rapidità di una bolla d'aria che scoppia una volta raggiunta la superficie dell'acqua. L'esistenza nel Tempo è, dal punto di vista ontologico, una non esistenza, un'irrealtà.
Mircea Eliade, Immagini e simboli
Mircea Eliade, Immagini e simboli
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L'uomo che si è confrontato con successo con la propria Ombra cambia profondamente e solo dopo tale confronto nasce veramente il problema etico. Un uomo del genere, dice Jung, che abbia ritirato le proprie proiezioni di Ombra dagli altri:
«si carica però di problemi e di conflitti nuovi. Egli diviene un grave compito per sé stesso, perché non può più dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore, che contro di loro bisogna lottare. Chi sia giunto a tanto vive nel raccoglimento interiore; sa che i difetti del mondo sono anche difetti suoi; e pur che impari a dominare la sua Ombra, ha fatto qualcosa di reale per il mondo. È riuscito a risolvere almeno una minima parte dei giganteschi problemi irrisolti dei nostri giorni»
(C.G. Jung, Psicologia e religione, 1938/1940).
«si carica però di problemi e di conflitti nuovi. Egli diviene un grave compito per sé stesso, perché non può più dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore, che contro di loro bisogna lottare. Chi sia giunto a tanto vive nel raccoglimento interiore; sa che i difetti del mondo sono anche difetti suoi; e pur che impari a dominare la sua Ombra, ha fatto qualcosa di reale per il mondo. È riuscito a risolvere almeno una minima parte dei giganteschi problemi irrisolti dei nostri giorni»
(C.G. Jung, Psicologia e religione, 1938/1940).
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"I giapponesi dei tempi più remoti non possedevano un nome per la loro religione nazionale, ma quando, nel VI secolo dell'era volgare, il buddismo venne ufficialmente introdotto nel continente, venne utilizzata la parola Shintō("la via dei kami"), per distinguere la religione tradizionale dal buddismo( Budsudō, "la via del Buddha"). Nella definizione classica di Mootori Norinanga(1730-1801), kami significa "qualunque cosa fuori dall'ordinario, che ha un potere superiore e che ispira un timore reverenziale". Un kami, in altri termini, è un essere misterioso capace di incutere timore agli uomini. L'essenza dei kami trascende la possibilità di spiegarli a parole: si tratta di un'esistenza ineffabile, che oltrepassa ogni comprensione umana..."
Dizionario delle Religioni dell' Estremo Oriente(a cura di M. Eliade), questa voce sullo shintoismo è di H. Naofusa
Dizionario delle Religioni dell' Estremo Oriente(a cura di M. Eliade), questa voce sullo shintoismo è di H. Naofusa
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