Forwarded from Liberi e forti news (Daniele Trabucco)
Con sentenza n. 3817/2022 pubblicata il 01 aprile 2022 il T.a.r per Lazio, sezione prima ter, ha annullato il provvedimento del Questore di Roma che aveva ordinato il rimpatrio del ricorrente con foglio di via obbligatorio nel Comune di Trieste, con divieto di tornare nel Comune di Roma senza autorizzazione per la durata di un anno. Ricorda il Tar del Lazio che il provvedimento impugnato si fonda ai sugli articoli 1 e 2 del D.Lgs. nr. 159/2011.
L'articolo 1 di detto Decreto legislativo dispone che il foglio di via obbligatorio può essere
disposto nei confronti di:
"a) coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dediti a traffici delittuosi;
b) coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attivita' delittuose;
c) coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di
fatto, comprese le reiterate violazioni del foglio di via obbligatorio di cui all'articolo 2, nonche' dei divieti di frequentazione di determinati luoghi previsti dalla vigente normativa, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrita' fisica o morale dei minorenni, la sanita', la sicurezza o la tranquillita' pubblica".
Nel caso di specie, dice il Tar per il Lazio, ricorrerebbe la previsione della lettera c) del summenzionato articolo 1, avendo l’Amministrazione ritenuto il ricorrente pericoloso per la sicurezza pubblica.Al riguardo il Tar, citando copiosa giurisprudenza, ricorda che "il rimpatrio con foglio di via obbligatorio - costituendo
una misura di polizia diretta a prevenire reati, piuttosto che a reprimerli presuppone un giudizio di pericolosità per la sicurezza pubblica, il quale - pur non richiedendo prove compiute della commissione di reati - deve necessariamente essere fondato su concreti comportamenti attuali dell'interessato, ossia su episodi di vita che, secondo il prudente apprezzamento dell'Autorità di Polizia, rivelino oggettivamente un'apprezzabile probabilità che il soggetto possa commettere reati". Il Tar per il Lazio evidenzia nella sentenza come la giurisprudenza amministrativa rimarchi come tali provvedimenti incidendo su libertà costituzionalmente tutelate debbano essere sorretti da rigorosi presupposti e da un'adeguata motivazione. In sostanza afferma il Tar il foglio di via obbligatorio deve fondarsi su circostanze concrete che, oltre ad essere provate, devono altresì potersi, se considerate nel complesso, ritenere significative e concludenti ai fini del giudizio di pericolosità sociale del destinatario del provvedimento (Consiglio di Stato sez. VI, n.4648/2020). Nel caso oggetto del ricorso a giudizio del Tar Lazio risultano "carenti reali e concreti elementi di fatto cui ancorare la valutazione di pericolosità per la sicurezza pubblica effettuata dall’Amministrazione" in quanto si legge in sentenza dalle produzioni documentali del ricorrente ( dichiarazioni testimoniali e filmati relativi ai fatti avvenuti nelle circostanze di tempo e di luogo indicate dall'Amministrazione) è infatti emerso che l’episodio avvenuto in data 02.11.2021 in Roma non ha concretamente prodotto disordini, ovvero situazioni di pericolo per la sicurezza pubblica, emergendo, al contrario, condotte sostanzialmente pacifiche ed inidonee a turbare la sicurezza pubblica. Da ultimo il Tar del Lazio rileva che anche "la durata della misura risulta sprovvista di una valida giustificazione causale, non risultando ancorata ad una oggettiva e percepibile esigenza di prevenzione della sicurezza urbana, e risultando pertanto insuscettibile di una reale valutazione in termini di congruità e proporzionalità della limitazione della libertà di circolazione sul territorio nazionale". Diceva il poeta Khalil Gibran "Difendere i diritti degli altri e' il fine più alto e nobile di un essere umano".
L'articolo 1 di detto Decreto legislativo dispone che il foglio di via obbligatorio può essere
disposto nei confronti di:
"a) coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dediti a traffici delittuosi;
b) coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attivita' delittuose;
c) coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di
fatto, comprese le reiterate violazioni del foglio di via obbligatorio di cui all'articolo 2, nonche' dei divieti di frequentazione di determinati luoghi previsti dalla vigente normativa, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrita' fisica o morale dei minorenni, la sanita', la sicurezza o la tranquillita' pubblica".
Nel caso di specie, dice il Tar per il Lazio, ricorrerebbe la previsione della lettera c) del summenzionato articolo 1, avendo l’Amministrazione ritenuto il ricorrente pericoloso per la sicurezza pubblica.Al riguardo il Tar, citando copiosa giurisprudenza, ricorda che "il rimpatrio con foglio di via obbligatorio - costituendo
una misura di polizia diretta a prevenire reati, piuttosto che a reprimerli presuppone un giudizio di pericolosità per la sicurezza pubblica, il quale - pur non richiedendo prove compiute della commissione di reati - deve necessariamente essere fondato su concreti comportamenti attuali dell'interessato, ossia su episodi di vita che, secondo il prudente apprezzamento dell'Autorità di Polizia, rivelino oggettivamente un'apprezzabile probabilità che il soggetto possa commettere reati". Il Tar per il Lazio evidenzia nella sentenza come la giurisprudenza amministrativa rimarchi come tali provvedimenti incidendo su libertà costituzionalmente tutelate debbano essere sorretti da rigorosi presupposti e da un'adeguata motivazione. In sostanza afferma il Tar il foglio di via obbligatorio deve fondarsi su circostanze concrete che, oltre ad essere provate, devono altresì potersi, se considerate nel complesso, ritenere significative e concludenti ai fini del giudizio di pericolosità sociale del destinatario del provvedimento (Consiglio di Stato sez. VI, n.4648/2020). Nel caso oggetto del ricorso a giudizio del Tar Lazio risultano "carenti reali e concreti elementi di fatto cui ancorare la valutazione di pericolosità per la sicurezza pubblica effettuata dall’Amministrazione" in quanto si legge in sentenza dalle produzioni documentali del ricorrente ( dichiarazioni testimoniali e filmati relativi ai fatti avvenuti nelle circostanze di tempo e di luogo indicate dall'Amministrazione) è infatti emerso che l’episodio avvenuto in data 02.11.2021 in Roma non ha concretamente prodotto disordini, ovvero situazioni di pericolo per la sicurezza pubblica, emergendo, al contrario, condotte sostanzialmente pacifiche ed inidonee a turbare la sicurezza pubblica. Da ultimo il Tar del Lazio rileva che anche "la durata della misura risulta sprovvista di una valida giustificazione causale, non risultando ancorata ad una oggettiva e percepibile esigenza di prevenzione della sicurezza urbana, e risultando pertanto insuscettibile di una reale valutazione in termini di congruità e proporzionalità della limitazione della libertà di circolazione sul territorio nazionale". Diceva il poeta Khalil Gibran "Difendere i diritti degli altri e' il fine più alto e nobile di un essere umano".
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Ascoltate... Serve distruzione della domanda... È da sei mesi che i mercati ce lo stanno chiedendo...
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Questo video è uno straordinario scoop
https://www.youtube.com/watch?v=pj5ElB3Fnp0
Prendete il caso dell’ospedale della città ucraina di Mariupol. La stampa occidentale unanime il 9 marzo 2022 descrive un bombardamento aereo e spara in prima pagina la foto di una donna incinta che fugge discendendo una scala piena di detriti, con una faccia insanguinata e impaurita. Si scopre poi che si tratta della blogger e modella Mariana Vishegirskaya.
Centinaia di milioni di persone assistono all’orrore, portate a vedere gli orchi di Mosca che - come i soldati immaginari di Saddam Hussein - attaccano il luogo della massima vulnerabilità della vita umana: dove essa viene alla luce, al reparto ostetricia. Tutti credono di sapere cosa è accaduto perché tutti i giornali e tutte le TV raccontano la stessa storia.
Pochi giorni dopo sappiamo che Mariana ha partorito. Poi ancora, riappare in un’intervista rilasciata in Donbass a dei media in lingua russa. E lì, la sorpresa. Nega recisamente che ci sia stato un bombardamento dal cielo.
[...] Ne parla anche il quotidiano italiano degli Elkann, ‘la Repubblica’:
https://www.repubblica.it/esteri/2022/04/02/news/mariupol_rapita_russi_ospedale_ucraina-343851330/
Nell’articolo, tutto - fin dal titolo - porta a dipingere la sua fresca testimonianza, così tanto drammaticamente diversa dall’«imprinting» iniziale della narrazione, come il frutto di una prigionia, di una nuova costrizione. Come viene descritta? «Rapita dai russi». «Trasformata in attrice della propaganda, obbligata a fornire una versione che ai russi fa comodo». «Mariana non appare affatto tranquilla mentre racconta». Tutto l’articolo, come tanti articoli fotocopia di centinaia di testate dei paesi NATO, non ha ritenuto di doversi fare altre domande. L’enorme apparato di pubbliche relazioni occidentale ci vuole vendere a tutti i costi la necessità della guerra, perciò non può accettare intoppi e sconfessioni.
Tuttavia, per somma sfiga di questo apparato di venditori di armamenti, la giovane donna è originaria del Donbass, un luogo che le ha fatto conoscere la guerra ormai da anni, lasciandole totale scetticismo verso i paroloni e le manipolazioni della propaganda. Il Donbass è un territorio che il giornalista e fotografo italiano Giorgio Bianchi conosce come le sue tasche. Bianchi documenta coraggiosamente la crisi ucraina da molto tempo cercando notizie, testimonianze, immagini autentiche. Ha fatto una cosa semplice, stavolta per Visione TV: Bianchi ha cercato Mariana e l’ha intervistata. La donna conferma pienamente la radicale smentita delle versioni della prima ora, quelle difese con le unghie e con i denti dai giornaloni del Draghistan e dintorni. Una persona lucida, dalla mente limpida, autenticamente libera, altro che rapita! Se avete un minimo discernimento, sappiate riconoscere la semplicità di certe verità dagli occhi, dalle posture e dalle parole ferme di questa donna. I propagandisti si vergognino.
Noi tutti dobbiamo ringraziare Giorgio Bianchi per aver cercato fra le macerie un prezioso barlume di autenticità. È una piccola grande lezione che dobbiamo saper collegare al quadro generale, sempre più cupo e incarognito contro chi smonta l’industria dei buonissimi contro i cattivissimi.
Non un solo pezzo della guerra raccontata dai grandi media dev’essere preso per oro colato, niente.
Sappiamo che forze potenti vogliono bruciare ogni via per la pace e ci stanno conducendo direttamente a una guerra di più vaste proporzioni, preceduta da un inesauribile maremoto di propaganda e da un ridisegno della società e dell’economia in funzione di una lunga stagione di penuria. Un’ondata di impoverimento drammatico che però ingrasserà i fabbricanti d’armi, le loro grancasse nelle redazioni asservite, nonché legioni di politici che useranno molte parole patriottiche mentre svenderanno la patria.
Non arrendiamoci all’idea dell’inevitabilità della guerra mondiale e fermiamo questa follia.
On Pino Cabras.
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
https://www.youtube.com/watch?v=pj5ElB3Fnp0
Prendete il caso dell’ospedale della città ucraina di Mariupol. La stampa occidentale unanime il 9 marzo 2022 descrive un bombardamento aereo e spara in prima pagina la foto di una donna incinta che fugge discendendo una scala piena di detriti, con una faccia insanguinata e impaurita. Si scopre poi che si tratta della blogger e modella Mariana Vishegirskaya.
Centinaia di milioni di persone assistono all’orrore, portate a vedere gli orchi di Mosca che - come i soldati immaginari di Saddam Hussein - attaccano il luogo della massima vulnerabilità della vita umana: dove essa viene alla luce, al reparto ostetricia. Tutti credono di sapere cosa è accaduto perché tutti i giornali e tutte le TV raccontano la stessa storia.
Pochi giorni dopo sappiamo che Mariana ha partorito. Poi ancora, riappare in un’intervista rilasciata in Donbass a dei media in lingua russa. E lì, la sorpresa. Nega recisamente che ci sia stato un bombardamento dal cielo.
[...] Ne parla anche il quotidiano italiano degli Elkann, ‘la Repubblica’:
https://www.repubblica.it/esteri/2022/04/02/news/mariupol_rapita_russi_ospedale_ucraina-343851330/
Nell’articolo, tutto - fin dal titolo - porta a dipingere la sua fresca testimonianza, così tanto drammaticamente diversa dall’«imprinting» iniziale della narrazione, come il frutto di una prigionia, di una nuova costrizione. Come viene descritta? «Rapita dai russi». «Trasformata in attrice della propaganda, obbligata a fornire una versione che ai russi fa comodo». «Mariana non appare affatto tranquilla mentre racconta». Tutto l’articolo, come tanti articoli fotocopia di centinaia di testate dei paesi NATO, non ha ritenuto di doversi fare altre domande. L’enorme apparato di pubbliche relazioni occidentale ci vuole vendere a tutti i costi la necessità della guerra, perciò non può accettare intoppi e sconfessioni.
Tuttavia, per somma sfiga di questo apparato di venditori di armamenti, la giovane donna è originaria del Donbass, un luogo che le ha fatto conoscere la guerra ormai da anni, lasciandole totale scetticismo verso i paroloni e le manipolazioni della propaganda. Il Donbass è un territorio che il giornalista e fotografo italiano Giorgio Bianchi conosce come le sue tasche. Bianchi documenta coraggiosamente la crisi ucraina da molto tempo cercando notizie, testimonianze, immagini autentiche. Ha fatto una cosa semplice, stavolta per Visione TV: Bianchi ha cercato Mariana e l’ha intervistata. La donna conferma pienamente la radicale smentita delle versioni della prima ora, quelle difese con le unghie e con i denti dai giornaloni del Draghistan e dintorni. Una persona lucida, dalla mente limpida, autenticamente libera, altro che rapita! Se avete un minimo discernimento, sappiate riconoscere la semplicità di certe verità dagli occhi, dalle posture e dalle parole ferme di questa donna. I propagandisti si vergognino.
Noi tutti dobbiamo ringraziare Giorgio Bianchi per aver cercato fra le macerie un prezioso barlume di autenticità. È una piccola grande lezione che dobbiamo saper collegare al quadro generale, sempre più cupo e incarognito contro chi smonta l’industria dei buonissimi contro i cattivissimi.
Non un solo pezzo della guerra raccontata dai grandi media dev’essere preso per oro colato, niente.
Sappiamo che forze potenti vogliono bruciare ogni via per la pace e ci stanno conducendo direttamente a una guerra di più vaste proporzioni, preceduta da un inesauribile maremoto di propaganda e da un ridisegno della società e dell’economia in funzione di una lunga stagione di penuria. Un’ondata di impoverimento drammatico che però ingrasserà i fabbricanti d’armi, le loro grancasse nelle redazioni asservite, nonché legioni di politici che useranno molte parole patriottiche mentre svenderanno la patria.
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On Pino Cabras.
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La versione di Mariana
In esclusiva per #VisioneTV, Mariana, la ragazza simbolo della tragedia dell'ospedale di Mariupol, spiega come mai in poco tempo, sia passata dall'essere un'icona della resistenza ucraina ad una rinnegata.
Per gettare ombre sulla sua versione dei fatti,…
Per gettare ombre sulla sua versione dei fatti,…
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Forwarded from Marco Mori (Marco Mori)
L’ultimo sconvolgente articolo apparso su Nature sugli effetti dei trattamenti mrna: https://www.nature.com/articles/s41421-021-00329-3.pdf
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È già il video dell'anno! Genio assoluto.
Grazie a L'AntiDiplomatico per questo contributo.
https://t.me/lantidiplomatico
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Forwarded from Luogocomune2
UNA SIMMETRIA TERRIFICANTE
Ieri sera ho provato a guardare la trasmissione di Giletti “Non è l’arena”. Dico “provato” perchè ne ho guardato 5 minuti, poi non ce l’ho fatta e ho dovuto spegnere il televisore.
Ma in quei 5 minuti iniziali ho fatto in tempo a capire l’impostazione del programma, e questo mi è bastato. Giletti infatti, parlando dei fatti di Bucha, si domandava, con tono serioso e preoccupato (Giletti è un grande attore mancato), “come mai possano esistere delle persone che mettono in dubbio quello che è successo”.
“I reporter sono stati là e hanno visto i morti con i loro occhi – diceva Giletti recitando la parte dello stupito - come è possibile che ci sia gente che non gli crede?”
A quel punto ho urlato “Non è che non credano ai morti, idiota che non sei altro. Non credono che ad uccidere quella gente siano stati i russi, che è una cosa molto diversa!!!”
Dopodichè ho chiuso il televisore, perchè ho capito il perfido gioco, e l’ipocrisia di Gilletti mi dava troppo fastidio. Mi urtava nel profondo.
Poi, riflettendoci, ho capito: sta succedendo con la guerra esattamente quello che è successo con il covid. Ovvero, di fronte ad una verità troppo scomoda da accettare, si cambia la premessa del ragionamento, per riuscire comunque a farlo quadrare nella nostra piccola testa di benpensanti.
Mi spiego meglio: con il covid c’era molta gente che non si voleva vaccinare, per sani motivi di precauzione. Ora, siccome sarebbe stato troppo scomodo ammettere che questa gente aveva dei dubbi più che legittimi, si andava a prendere quello che dicevano le frange più estreme dei cosiddetti “no-vax”, e si criticava quello. Nello specifico, si andava a prendere quei quattro sciamannati che dicevano “il covid non esiste”, lo si generalizzava, e lo si usava per criticare l’intera categoria “no-vax”, giocando a fare gli scandalizzati: “Come si può negare che il covid esista! – dicevano scandalizzati i mille giletti della situazione – basta andare a farsi un giro nelle terapie intensive per capirlo!”
In altre parole, pur di evitare il vero argomento scomodo, si generalizzava quello che dicono alcuni “estremisti”, e ci si concentrava nel contestare quello. E' molto più facile (lì vinci di sicuro), e nel contempo ti tieni alla larga dai veri problemi che andrebbero affrontati.
Ora con la guerra sta succedendo la stessa cosa: sarebbe decisamente scomodo doversi mettere a discutere seriamente a chi facciano più comodo le stragi come quella di Bucha, o quella della stazione ferroviaria, perchè la logica porterebbe immediatamente ad accusare gli stessi ucraini falangisti. E accusare loro equivarrebbe ad ammettere che stiamo aiutando dei criminali, che non esitano a massacrare i propri concittadini pur di portare avanti la loro agenda nazi-fascista. E allora si prende quello che hanno detto alcuni stupidotti del web (quelli che dicevano, nel caso di Bucha: “guarda, il braccio si muove, quei cadaveri sono tutti finti!”) e si usa quello per criticare l’intera categoria dei dubbiosi sulle origini degli eccidi. “Come si fa a dire che i morti siano finti – si recita scandalizzati – quando i nostri reporter li hanno visti da vicino”.
Eccolo qui, lo stesso trucco del covid applicato ai fatti di Bucha: è molto più facile criticare lo stupido che ha detto “il braccio si muove”, piuttosto che affrontare seriamente la questione del cui prodest.
L’ipocrisia dei benpensanti è qualcosa di orribile, perchè impedisce di arrivare alla verità usando dei piccoli trucchetti semantici, come quelli che ho illustrato.
E siccome qusta ipocrisia viene praticata ormai costantemente, in televisione, dai “padroni del discorso”, a noi non resta che tenercene lontani, smettere di guardare la televisione, e tenerci ben stretta la cosa più preziosa che ancora abbiamo: un cervello sano e pienamente funzionale.
Potranno mentire all’infinito, ma quello non ce lo potrà mai togliere nessuno.
Massimo Mazzucco
Ieri sera ho provato a guardare la trasmissione di Giletti “Non è l’arena”. Dico “provato” perchè ne ho guardato 5 minuti, poi non ce l’ho fatta e ho dovuto spegnere il televisore.
Ma in quei 5 minuti iniziali ho fatto in tempo a capire l’impostazione del programma, e questo mi è bastato. Giletti infatti, parlando dei fatti di Bucha, si domandava, con tono serioso e preoccupato (Giletti è un grande attore mancato), “come mai possano esistere delle persone che mettono in dubbio quello che è successo”.
“I reporter sono stati là e hanno visto i morti con i loro occhi – diceva Giletti recitando la parte dello stupito - come è possibile che ci sia gente che non gli crede?”
A quel punto ho urlato “Non è che non credano ai morti, idiota che non sei altro. Non credono che ad uccidere quella gente siano stati i russi, che è una cosa molto diversa!!!”
Dopodichè ho chiuso il televisore, perchè ho capito il perfido gioco, e l’ipocrisia di Gilletti mi dava troppo fastidio. Mi urtava nel profondo.
Poi, riflettendoci, ho capito: sta succedendo con la guerra esattamente quello che è successo con il covid. Ovvero, di fronte ad una verità troppo scomoda da accettare, si cambia la premessa del ragionamento, per riuscire comunque a farlo quadrare nella nostra piccola testa di benpensanti.
Mi spiego meglio: con il covid c’era molta gente che non si voleva vaccinare, per sani motivi di precauzione. Ora, siccome sarebbe stato troppo scomodo ammettere che questa gente aveva dei dubbi più che legittimi, si andava a prendere quello che dicevano le frange più estreme dei cosiddetti “no-vax”, e si criticava quello. Nello specifico, si andava a prendere quei quattro sciamannati che dicevano “il covid non esiste”, lo si generalizzava, e lo si usava per criticare l’intera categoria “no-vax”, giocando a fare gli scandalizzati: “Come si può negare che il covid esista! – dicevano scandalizzati i mille giletti della situazione – basta andare a farsi un giro nelle terapie intensive per capirlo!”
In altre parole, pur di evitare il vero argomento scomodo, si generalizzava quello che dicono alcuni “estremisti”, e ci si concentrava nel contestare quello. E' molto più facile (lì vinci di sicuro), e nel contempo ti tieni alla larga dai veri problemi che andrebbero affrontati.
Ora con la guerra sta succedendo la stessa cosa: sarebbe decisamente scomodo doversi mettere a discutere seriamente a chi facciano più comodo le stragi come quella di Bucha, o quella della stazione ferroviaria, perchè la logica porterebbe immediatamente ad accusare gli stessi ucraini falangisti. E accusare loro equivarrebbe ad ammettere che stiamo aiutando dei criminali, che non esitano a massacrare i propri concittadini pur di portare avanti la loro agenda nazi-fascista. E allora si prende quello che hanno detto alcuni stupidotti del web (quelli che dicevano, nel caso di Bucha: “guarda, il braccio si muove, quei cadaveri sono tutti finti!”) e si usa quello per criticare l’intera categoria dei dubbiosi sulle origini degli eccidi. “Come si fa a dire che i morti siano finti – si recita scandalizzati – quando i nostri reporter li hanno visti da vicino”.
Eccolo qui, lo stesso trucco del covid applicato ai fatti di Bucha: è molto più facile criticare lo stupido che ha detto “il braccio si muove”, piuttosto che affrontare seriamente la questione del cui prodest.
L’ipocrisia dei benpensanti è qualcosa di orribile, perchè impedisce di arrivare alla verità usando dei piccoli trucchetti semantici, come quelli che ho illustrato.
E siccome qusta ipocrisia viene praticata ormai costantemente, in televisione, dai “padroni del discorso”, a noi non resta che tenercene lontani, smettere di guardare la televisione, e tenerci ben stretta la cosa più preziosa che ancora abbiamo: un cervello sano e pienamente funzionale.
Potranno mentire all’infinito, ma quello non ce lo potrà mai togliere nessuno.
Massimo Mazzucco
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