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Stamattina: Immagini del lancio di missili yemeniti in direzione dell'Arabia Saudita.
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Dall'aeroporto di Aqaba, in Giordania, dove numerosi aerei da trasporto militari statunitensi atterrano continuamente.
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Le tariffe imposte da Trump stanno diventando una caratteristica permanente della politica commerciale statunitense.
Dopo che la Corte Suprema ha annullato le sue tariffe di emergenza, l'amministrazione le sta ricostruendo utilizzando leggi commerciali più solide, e si prevede l'introduzione di ulteriori tariffe su settori e paesi nei prossimi mesi.
Le aziende si aspettano ora una tariffa di base permanente del 10-15%, mentre i critici avvertono che costi più elevati e nuove imposte imprevedibili continueranno a destabilizzare il commercio globale.
Fonte: Reuters
Dopo che la Corte Suprema ha annullato le sue tariffe di emergenza, l'amministrazione le sta ricostruendo utilizzando leggi commerciali più solide, e si prevede l'introduzione di ulteriori tariffe su settori e paesi nei prossimi mesi.
Le aziende si aspettano ora una tariffa di base permanente del 10-15%, mentre i critici avvertono che costi più elevati e nuove imposte imprevedibili continueranno a destabilizzare il commercio globale.
Fonte: Reuters
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IN 20MILA MARCIANO CONTRO I CANTIERI DELL' ALTA VELOCITÀ.
LA VALSUSA RESISTE
Qui di seguito il comunicato dei comitati organizzatori
LA VALSUSA RESISTE
Qui di seguito il comunicato dei comitati organizzatori
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"20.000 persone hanno sfilato per le strade e i sentieri della Val di Susa, trasformando la mappa dei lavori in un percorso da attraversare con spirito ed entusiasmo: per opporsi concretamente al progetto, per alzare la testa contro chi ci vorrebbe silenti, per difendere questa nostra terra condannata dall’alto ad essere una zona di sacrificio.
Quella di oggi, e lo diciamo con emozione, è stata una giornata piena di significato. Una marea umana è riuscita a dividersi dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti.
Crediamo sia superfluo dire che nulla di tutto quello che tentano di fare qui sia accettato, ben di meno normalizzato. Ogni colata di cemento, ogni albero sradicato, ogni Jersey che impedisce il passaggio, ogni centimetro di filo spinato, sono per noi una provocazione inaccettabile, un’offesa a queste montagne che abbiamo promesso di proteggere oramai 30 anni fa.
La mattinata è partita con una carovana di macchine che ha raggiunto il cantiere di Salbertrand, ove dovrebbe sorgere l’area di fabbricazione dei conci, qui i/le No Tav hanno intrapreso una battitura e poi sono riusciti a entrare al suo interno srotolando uno striscione che citava Siamo la natura che si ribella. No Tav, No alla guerra!
Nel frattempo la marcia, partita da Venaus raggiungeva da una parte il cantiere di San Didero, mentre la gran parte del corteo si incamminava tra i sentieri della Val Clarea. A San Didero diverse centinaia di No Tav hanno raggiunto il cantiere in diversi punti per infastidire le truppe di occupazione con battiture e cori.
Mentre i fuochi d’artificio illuminavano il cielo, i No Tav sono riusciti a raggiungere le recinzioni del cantiere e così diversi metri di concertina sono crollati.
La risposta delle forze dell’ordine non è tardata ad arrivare e sotto il lancio di numerosi lacrimogeni hanno tentato una manovra a tenaglia uscendo dalle camionette e attraversando i campi che però non è andata a buon fine.
Al momento del rientro della manifestazione la polizia, coadiuvata dalla digos, ha accerchiato le persone presenti entrando sui binari della stazione di Bruzolo identificando i presenti che sono stati lasciati andare poco dopo.
Una reazione che non lascia spazio a tante interpretazioni: da una parte la vendetta per essere stati presi in fallo da più punti della valle, e dall’altra la necessità, già intravista nei giorni prima del festival con massicci posti di blocco e identificazioni, di dare un’immagine di rinnovata solerzia alla polizia di stato soprattutto dopo l’ultimo fatto che ha visto la morte di Fakir per mano di alcuni agenti di polizia.
In questa giornata non c’è spazio per una memoria storica dal sapore nostalgico: ogni passo è un passo concreto per riconquistare un pezzo di ciò che viene tolto ogni giorno. Ci viene in mente il 3 luglio del 2011 oggi. Una di quelle date della storia del Movimento No Tav ma oggi, come e forse ancor più di allora, migliaia di persone hanno accerchiato quelle stesse reti e attraversato quegli stessi sentieri che contornano il cantiere di Chiomonte.
Con determinazione e gioia si sono dirette senza esitazioni verso il simbolo della devastazione della Val Susa, nonostante le barriere poste a sua difesa dopo aver tirato giù i tre jersey sul sentiero gallo romano, i/le No Tav, grazie alla conoscenza del territorio, sono riusciti a raggiungere le reti il cantiere da più punti: chi guardava dall’alto, chi batteva le mani, chi intonava cori, chi entrava in massa all’interno del cantiere e chi da altri angoli contribuiva a colpire un simbolo concreto del modello previsto per noi.
E così, i No Tav sono riusciti a riprendersi il cantiere e entrarci a migliaia. La control room brucia, diverse camionette di carabinieri e finanza con lei
Quella di oggi, e lo diciamo con emozione, è stata una giornata piena di significato. Una marea umana è riuscita a dividersi dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti.
Crediamo sia superfluo dire che nulla di tutto quello che tentano di fare qui sia accettato, ben di meno normalizzato. Ogni colata di cemento, ogni albero sradicato, ogni Jersey che impedisce il passaggio, ogni centimetro di filo spinato, sono per noi una provocazione inaccettabile, un’offesa a queste montagne che abbiamo promesso di proteggere oramai 30 anni fa.
La mattinata è partita con una carovana di macchine che ha raggiunto il cantiere di Salbertrand, ove dovrebbe sorgere l’area di fabbricazione dei conci, qui i/le No Tav hanno intrapreso una battitura e poi sono riusciti a entrare al suo interno srotolando uno striscione che citava Siamo la natura che si ribella. No Tav, No alla guerra!
Nel frattempo la marcia, partita da Venaus raggiungeva da una parte il cantiere di San Didero, mentre la gran parte del corteo si incamminava tra i sentieri della Val Clarea. A San Didero diverse centinaia di No Tav hanno raggiunto il cantiere in diversi punti per infastidire le truppe di occupazione con battiture e cori.
Mentre i fuochi d’artificio illuminavano il cielo, i No Tav sono riusciti a raggiungere le recinzioni del cantiere e così diversi metri di concertina sono crollati.
La risposta delle forze dell’ordine non è tardata ad arrivare e sotto il lancio di numerosi lacrimogeni hanno tentato una manovra a tenaglia uscendo dalle camionette e attraversando i campi che però non è andata a buon fine.
Al momento del rientro della manifestazione la polizia, coadiuvata dalla digos, ha accerchiato le persone presenti entrando sui binari della stazione di Bruzolo identificando i presenti che sono stati lasciati andare poco dopo.
Una reazione che non lascia spazio a tante interpretazioni: da una parte la vendetta per essere stati presi in fallo da più punti della valle, e dall’altra la necessità, già intravista nei giorni prima del festival con massicci posti di blocco e identificazioni, di dare un’immagine di rinnovata solerzia alla polizia di stato soprattutto dopo l’ultimo fatto che ha visto la morte di Fakir per mano di alcuni agenti di polizia.
In questa giornata non c’è spazio per una memoria storica dal sapore nostalgico: ogni passo è un passo concreto per riconquistare un pezzo di ciò che viene tolto ogni giorno. Ci viene in mente il 3 luglio del 2011 oggi. Una di quelle date della storia del Movimento No Tav ma oggi, come e forse ancor più di allora, migliaia di persone hanno accerchiato quelle stesse reti e attraversato quegli stessi sentieri che contornano il cantiere di Chiomonte.
Con determinazione e gioia si sono dirette senza esitazioni verso il simbolo della devastazione della Val Susa, nonostante le barriere poste a sua difesa dopo aver tirato giù i tre jersey sul sentiero gallo romano, i/le No Tav, grazie alla conoscenza del territorio, sono riusciti a raggiungere le reti il cantiere da più punti: chi guardava dall’alto, chi batteva le mani, chi intonava cori, chi entrava in massa all’interno del cantiere e chi da altri angoli contribuiva a colpire un simbolo concreto del modello previsto per noi.
E così, i No Tav sono riusciti a riprendersi il cantiere e entrarci a migliaia. La control room brucia, diverse camionette di carabinieri e finanza con lei
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Dall’alto dei sentieri si vedono colonne di fumo, quello che si respira nell’aria però non è l’odore acre di ferraglia e neanche quello bruciante dei lacrimogeni, ma l’entusiasmo di migliaia di persone che sono riuscite a raggiungere quello che sembrava essere uno dei fortini più inespugnabili della storia, dimostrando che la val di Susa e tutt’altro che pacificata.
Da Mattarella a Salvini l’arco istituzionale si è espresso nelle ore successive. Solidarietà alle forze dell’ordine e narrazioni che dipingono i No Tav come “il frutto marcio della sinistra” rappresentano la pochezza che incarnano le opzioni politiche oggi.
La differenza sostanziale con chi spreca parole per dare dei facinorosi e degli incappucciati a chi partecipa attivamente alla costruzione di un mondo migliore è che questi politicanti tentano in maniera abbozzata e a tratti autoritaria di affrontare volenti o nolenti i frutti marci della loro crisi, noi costruiamo passo dopo passo la possibilità di porre fine a ingiustizia e sfruttamento.
I politicanti di ogni risma devono mettersi il cuore in pace, il Tav è tornato ad essere centrale nelle loro preoccupazioni. Il villaggio di Asterix che pensavano di aver sconfitto è più vivo e combattivo che mai e oggi li ha decisamente battuti."
Da Mattarella a Salvini l’arco istituzionale si è espresso nelle ore successive. Solidarietà alle forze dell’ordine e narrazioni che dipingono i No Tav come “il frutto marcio della sinistra” rappresentano la pochezza che incarnano le opzioni politiche oggi.
La differenza sostanziale con chi spreca parole per dare dei facinorosi e degli incappucciati a chi partecipa attivamente alla costruzione di un mondo migliore è che questi politicanti tentano in maniera abbozzata e a tratti autoritaria di affrontare volenti o nolenti i frutti marci della loro crisi, noi costruiamo passo dopo passo la possibilità di porre fine a ingiustizia e sfruttamento.
I politicanti di ogni risma devono mettersi il cuore in pace, il Tav è tornato ad essere centrale nelle loro preoccupazioni. Il villaggio di Asterix che pensavano di aver sconfitto è più vivo e combattivo che mai e oggi li ha decisamente battuti."
Le principali compagnie di assicurazione marittima specializzate in rischi bellici di Lloyd's di Londra hanno comunicato ai broker che interromperanno la vendita di polizze assicurative contro i rischi bellici per le merci legate all'Arabia Saudita nel Mar Rosso, a seguito degli attacchi degli Houthi a due petroliere saudite, e alcune stanno valutando la cancellazione di polizze esistenti.
L'esclusione copre qualsiasi nave con "legami con l'Arabia Saudita", comprese le navi di bandiera straniera che in precedenza hanno attraccato in porti sauditi.
L'Arabia Saudita è ora considerata, insieme agli Stati Uniti, al Regno Unito e a Israele, un'area ad alto rischio, il che rappresenta un duro colpo, considerando la crescente dipendenza di Riad dalle esportazioni attraverso il Mar Rosso via Yanbu (fino a 5 milioni di barili al giorno), mentre lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte chiuso.
Diverse spedizioni saudite stanno già invertendo la rotta intorno al Capo di Buona Speranza
L'esclusione copre qualsiasi nave con "legami con l'Arabia Saudita", comprese le navi di bandiera straniera che in precedenza hanno attraccato in porti sauditi.
L'Arabia Saudita è ora considerata, insieme agli Stati Uniti, al Regno Unito e a Israele, un'area ad alto rischio, il che rappresenta un duro colpo, considerando la crescente dipendenza di Riad dalle esportazioni attraverso il Mar Rosso via Yanbu (fino a 5 milioni di barili al giorno), mentre lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte chiuso.
Diverse spedizioni saudite stanno già invertendo la rotta intorno al Capo di Buona Speranza
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L'Ucraina ha attaccato una nave cargo iraniana nel Mar Caspio.
Teheran condanna con forza l'attacco ucraino a una nave cargo iraniana nel Mar Caspio, che ha causato la morte di un membro dell'equipaggio, ha dichiarato il Ministero degli Affari Esteri del paese. È stato inoltre aggiunto che l'Iran si riserva il diritto di rispondere.
Teheran condanna con forza l'attacco ucraino a una nave cargo iraniana nel Mar Caspio, che ha causato la morte di un membro dell'equipaggio, ha dichiarato il Ministero degli Affari Esteri del paese. È stato inoltre aggiunto che l'Iran si riserva il diritto di rispondere.
Il primo vicepresidente dell'Assemblea iraniana, Ali Nikzad, ha avvertito che "l'atto sconsiderato del governo ucraino non rimarrà impunito".
Ha dichiarato che qualsiasi sito di lancio utilizzato contro l'Iran costituirà un obiettivo legittimo, dopo che Kiev ha confermato attacchi con droni a lungo raggio contro navi nel Mar Caspio.
L'Iran afferma che una nave mercantile è stata colpita, causando la morte di un marinaio e il ferimento di un altro, e ha convocato il capo della missione diplomatica ucraina.
Ha dichiarato che qualsiasi sito di lancio utilizzato contro l'Iran costituirà un obiettivo legittimo, dopo che Kiev ha confermato attacchi con droni a lungo raggio contro navi nel Mar Caspio.
L'Iran afferma che una nave mercantile è stata colpita, causando la morte di un marinaio e il ferimento di un altro, e ha convocato il capo della missione diplomatica ucraina.
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Libano: Stamane attacco israeliano nella città di Hadatha.
L'ambasciatore ucraino in Israele, Yevhen Korniychuk, ha confermato l'attacco contro una nave iraniana nel Mar Caspio, affermando: "La nave che abbiamo attaccato nel Mar Caspio trasportava componenti per droni e missili che erano diretti verso l'Iran, e non un carico civile come ha affermato l'Iran. Non è la prima volta che prendiamo di mira obiettivi militari di questo tipo, e ovviamente ci aspettiamo di farlo di nuovo. Questo è un obiettivo militare legittimo dal nostro punto di vista.
L'Iran ha annunciato la sospensione degli attacchi alle basi statunitensi e agli obiettivi alleati nel Golfo Persico, in risposta alla sospensione degli attacchi americani.
Il portavoce militare iraniano Mohammad Akraminia ha fatto l'annuncio, come riportato da Al Jazeera.
"La nostra strategia era essenzialmente di natura reattiva, e abbiamo anche interrotto le nostre operazioni reattive", ha dichiarato Akraminia.
Al Jazeera sottolinea che, dopo due settimane di nuovi combattimenti, entrambe le parti hanno nuovamente sospeso le operazioni.
Il blocco imposto dall'Iran allo Stretto di Hormuz e il blocco navale imposto dagli Stati Uniti all'Iran rimangono in vigore.
Il portavoce militare iraniano Mohammad Akraminia ha fatto l'annuncio, come riportato da Al Jazeera.
"La nostra strategia era essenzialmente di natura reattiva, e abbiamo anche interrotto le nostre operazioni reattive", ha dichiarato Akraminia.
Al Jazeera sottolinea che, dopo due settimane di nuovi combattimenti, entrambe le parti hanno nuovamente sospeso le operazioni.
Il blocco imposto dall'Iran allo Stretto di Hormuz e il blocco navale imposto dagli Stati Uniti all'Iran rimangono in vigore.
Secondo il New York Times, il presidente Trump ha posticipato una grave escalation nei confronti dell' Iran a causa di una carenza di missili Patriot.
Secondo quanto riferito, il Pentagono ha utilizzato più di 1.200 intercettori Patriot, ciascuno dei quali costa oltre 4 milioni di dollari, riducendo le scorte a livelli critici. Un attacco su larga scala avrebbe potuto innescare una risposta più dura da parte dell'Iran, indebolendo ulteriormente le difese aeree statunitensi.
Dopo aver consultato i suoi consiglieri, Trump ha optato per una strada meno rischiosa: continuare i negoziati e mantenere la pressione economica
Secondo quanto riferito, il Pentagono ha utilizzato più di 1.200 intercettori Patriot, ciascuno dei quali costa oltre 4 milioni di dollari, riducendo le scorte a livelli critici. Un attacco su larga scala avrebbe potuto innescare una risposta più dura da parte dell'Iran, indebolendo ulteriormente le difese aeree statunitensi.
Dopo aver consultato i suoi consiglieri, Trump ha optato per una strada meno rischiosa: continuare i negoziati e mantenere la pressione economica
Arabia Saudita: Secondo alcune fonti, gli Stati Uniti hanno dispiegato un ulteriore aereo E-3 Sentry a Jeddah
Alcune fonti mediorientali affermano che gli Stati Uniti hanno trasferito un altro aereo AWACS E-3 Sentry a Jeddah. Il primo, e finora unico, aereo americano E-3 Sentry è stato colpito il 27 marzo 2026 alla base aerea del principe Sultan in Arabia Saudita, a circa 80 km a sud di Riyadh. Le informazioni sul nuovo dispiegamento dell'aereo AWACS non sono ancora state confermate dal comando statunitense e difficilmente lo saranno a breve.
Alcune fonti mediorientali affermano che gli Stati Uniti hanno trasferito un altro aereo AWACS E-3 Sentry a Jeddah. Il primo, e finora unico, aereo americano E-3 Sentry è stato colpito il 27 marzo 2026 alla base aerea del principe Sultan in Arabia Saudita, a circa 80 km a sud di Riyadh. Le informazioni sul nuovo dispiegamento dell'aereo AWACS non sono ancora state confermate dal comando statunitense e difficilmente lo saranno a breve.