TREGUA DOPO TREGUA VERSO LE GUERRE DEL FUTURO
L' Iran ha vinto questo scambio , iniziato , -nei desiderata dell' attuale amministrazione statunitense- come una riproposizione delle operazioni protrattesi per dodici giorni nel giugno del 2025.
Quello che però accadde un anno fa non era più possibile replicarlo nel 2026 , a fronte di un Iran più consapevole e pronto , nonché in allerta dopo il tentativo di rivoluzione colorata del dicembre e gennaio scorsi , oltreché per una situazione internazionale che nel suo complesso , non vede una vittoria schiacciante del blocco imperialista , che sta continuando a cercare soluzioni strutturali per il futuro e proprio per questo è disposto ad ogni nefandezza , come la Palestina continua tragicamente a testimoniare.
D' altronde , quello che successe un anno fa e durante questo periodo di tempo nella regione e non solo (Venezuela), ha messo in allerta anche Pechino , che di certo non poteva rimanere vigile ma silente di fronte a continui tentativi di scardinare quei corridoi e rapporti diplomatici che con così tanta cura aveva messo in piedi fra oriente profondo e levante attraverso un lavorio diplomatico / economico che dura ormai da mezzo secolo.
Il Pakistan, pur diviso all' interno su chi debba effettivamente seguire , se le volontà politiche dei popoli del sud del mondo o l' imperialismo che consente alla stragrande maggioranza della sua classe politica di mantenere il suo dominio interno , è stato chiamato ad un bagno di realismo anche per l' atteggiamento di Nuova Delhi, che sulla questione regionale specifica non avrebbe avuto molto da ridire in merito alla disintegrazione della sovranità iraniana , soprattutto riguardo la regione del Balochistan.
Le contraddizioni aperte dalla repubblica islamica all' interno dell' alleanza imperialista regionale (e delle divisioni tattiche anche all' interno del fronte sionista) d'altronde acuiscono ulteriormente la crisi occidentale sia in termini strutturali che , quindi , in termini di consenso e di appeal.
I partner storici non molleranno da un giorno all'altro chi ancora (Stati uniti ed Israele) ha in mano le redini del gioco militare.
Ma senz'ombra di dubbio, dopo questo azzardo del peggior millenarismo sionista , il mordente di Washington e Tel Aviv ha perso un po' della sua incisività.
E questo , nel computo di ciò che ci aspetta , è, come tutte le cose , un quadro dialettico allo stesso stesso tempo interessante e pericoloso.
È interessante poiché, al di là di ciò che l' ignoranza nella scienza di classe fa dire ad eterni bambini della politica ( la stragradissima maggioranza dei quali sono occidentali ) o a pusillanimi opportunisti , la vittoria della Repubblica islamica di Iran è anche la vittoria degli interessi del proletariato occidentale (e orientale)*, nella misura in cui il nemico principale di casa nostra , unico impero attualmente presente nello scacchiere internazionale , prende "legnate sui denti".
È pericoloso perché a condizioni date , la risposta padronale , per questioni di necessità storiche che vengono ben prima della pazzia dei singoli attori, e che sono ancora più evidenziate da queste scoppole , l' ultima delle quali è appunto quella sferrata da una Teheran vittoriosa in questa guerra difensiva , non potrà che essere la guerra.
La guerra all' Iran è stata fatta per riuscire ad accaparrarsi le risorse energetico minerarie della repubblica islamica (1) , colpire i corridoi commerciali messi in piedi grazie alla repubblica popolare cinese (2) , disintegrare politicamente il fronte delle resistenze che lo sciismo è riuscito a mettere in piedi come garanzia della difesa delle varie sovranità nazionali (3), assumere il controllo pieno ed indiscusso di questi corridoi (4) che avrebbero così decretato un egemonia non solamente regionale , se teniamo conto di ciò che questa zona di allaccio geografico significa in termini quantitativi e qualitativi rispetto il computo energetico minerario globale.
L' Iran ha vinto questo scambio , iniziato , -nei desiderata dell' attuale amministrazione statunitense- come una riproposizione delle operazioni protrattesi per dodici giorni nel giugno del 2025.
Quello che però accadde un anno fa non era più possibile replicarlo nel 2026 , a fronte di un Iran più consapevole e pronto , nonché in allerta dopo il tentativo di rivoluzione colorata del dicembre e gennaio scorsi , oltreché per una situazione internazionale che nel suo complesso , non vede una vittoria schiacciante del blocco imperialista , che sta continuando a cercare soluzioni strutturali per il futuro e proprio per questo è disposto ad ogni nefandezza , come la Palestina continua tragicamente a testimoniare.
D' altronde , quello che successe un anno fa e durante questo periodo di tempo nella regione e non solo (Venezuela), ha messo in allerta anche Pechino , che di certo non poteva rimanere vigile ma silente di fronte a continui tentativi di scardinare quei corridoi e rapporti diplomatici che con così tanta cura aveva messo in piedi fra oriente profondo e levante attraverso un lavorio diplomatico / economico che dura ormai da mezzo secolo.
Il Pakistan, pur diviso all' interno su chi debba effettivamente seguire , se le volontà politiche dei popoli del sud del mondo o l' imperialismo che consente alla stragrande maggioranza della sua classe politica di mantenere il suo dominio interno , è stato chiamato ad un bagno di realismo anche per l' atteggiamento di Nuova Delhi, che sulla questione regionale specifica non avrebbe avuto molto da ridire in merito alla disintegrazione della sovranità iraniana , soprattutto riguardo la regione del Balochistan.
Le contraddizioni aperte dalla repubblica islamica all' interno dell' alleanza imperialista regionale (e delle divisioni tattiche anche all' interno del fronte sionista) d'altronde acuiscono ulteriormente la crisi occidentale sia in termini strutturali che , quindi , in termini di consenso e di appeal.
I partner storici non molleranno da un giorno all'altro chi ancora (Stati uniti ed Israele) ha in mano le redini del gioco militare.
Ma senz'ombra di dubbio, dopo questo azzardo del peggior millenarismo sionista , il mordente di Washington e Tel Aviv ha perso un po' della sua incisività.
E questo , nel computo di ciò che ci aspetta , è, come tutte le cose , un quadro dialettico allo stesso stesso tempo interessante e pericoloso.
È interessante poiché, al di là di ciò che l' ignoranza nella scienza di classe fa dire ad eterni bambini della politica ( la stragradissima maggioranza dei quali sono occidentali ) o a pusillanimi opportunisti , la vittoria della Repubblica islamica di Iran è anche la vittoria degli interessi del proletariato occidentale (e orientale)*, nella misura in cui il nemico principale di casa nostra , unico impero attualmente presente nello scacchiere internazionale , prende "legnate sui denti".
È pericoloso perché a condizioni date , la risposta padronale , per questioni di necessità storiche che vengono ben prima della pazzia dei singoli attori, e che sono ancora più evidenziate da queste scoppole , l' ultima delle quali è appunto quella sferrata da una Teheran vittoriosa in questa guerra difensiva , non potrà che essere la guerra.
La guerra all' Iran è stata fatta per riuscire ad accaparrarsi le risorse energetico minerarie della repubblica islamica (1) , colpire i corridoi commerciali messi in piedi grazie alla repubblica popolare cinese (2) , disintegrare politicamente il fronte delle resistenze che lo sciismo è riuscito a mettere in piedi come garanzia della difesa delle varie sovranità nazionali (3), assumere il controllo pieno ed indiscusso di questi corridoi (4) che avrebbero così decretato un egemonia non solamente regionale , se teniamo conto di ciò che questa zona di allaccio geografico significa in termini quantitativi e qualitativi rispetto il computo energetico minerario globale.
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Il fatto di non esserci riusciti, di aver subito una battuta d'arresto , che evidenzia da un lato il pressappochismo bellico di un amministrazione statunitense con pose da John Wayne e dall' altro il fondamentalismo terrorista dello schieramento di estrema destra del sionismo, pone il cammino per la formazione dell' IMEC (cioè il nome del progetto che caratterizza nel concreto la necessità imperiale dell' occidente nella regione) in salita molto più di quanto a Washington e Tel Aviv si aspettassero .
Per questa ragione il Libano rimane centrale nelle considerazioni relative alla pace del futuro prossimo , senza contare che lo sguardo di sistemi che non possono vivere senza il sangue versato dei popoli soggiogati tramite guerre di aggressione (siano esse cinetiche o proxy) *1 non si fermerà di certo di fronte a queste battute d'arresto.
Una cronaca internazionale fatta di tregue , uno storico sempre più consistente fatto di accordi ad orologeria , sono l' assicurazione più nitida che da qui in avanti l' occidente collettivo avrà un solo obbiettivo : la guerra appunto.
Possiamo anche sperare o pregare che i punti del memorandum of understanting vengano effettivamente rispettati dalle avanguardie dell' imperialismo occidentale , cosa a cui buona parte della classe politica e delle opposizioni anche extra parlamentari dell' Iran non crede fra ' altro , possiamo anche sperare e pregare che nostri sistemi di potere implodano come un cigno nero nella storia.
Ma è una eventualità davvero molto improbabile.
È molto più probabile invece che si riorganizzino (tutte le opposizioni di Stati Uniti ed Israele soprattutto non vedono l' ora di questa occasione) e cambino tattica per vincere guerre che sono necessarie per la sopravvivenza di un egemonia che ha sempre avuto come carburante fondamentale lo sfruttamento e il sangue dei popoli.
*Proviamo a pensare a quelle che avrebbero potuto essere le conseguenze di una vittoria dell' occidente imperialista nel quadrante medio-orientale :
-Disintegrazione territoriale su basi etnico confessionali di Libano , Iraq e Iran.
-Definitivo annientamento e deportazione della popolazione palestinese.
Questo rispetto alle popolazioni in generale.
Nel particolare delle varie divisioni di classe:
- inasprimento delle condizioni lavorative e di sfruttamento in tutta la regione , che a quel punto sarebbe diventato un intero resort/terminal estrattivo dove il proletariato medio orientale avrebbe dovuto servire gli occidentali e le monarchie e borghesie compradore a loro alleate , che in patria avrebbero stretto ancora più il cappio al proprio proletariato interno e fuori dai propri confini avrebbero goduto di una nuova ondata di schiavi da sfruttare sempre migliori condizioni di estrazione di plus valore arricchite dal definitivo annientamento di ogni resistenza.
*1 la possibilità che possa accadere qualcosa di "interno" per minare la tenuta della Repubblica islamica non è decaduto del tutto , anche di fronte a questa vittoria tattica.
Rimangono importanti strumenti economici e propagandistici in mano all' occidente , in grado di mettere in difficoltà un sistema di potere come quello iraniano che pur è stato in grado di tenere anche a fronte delle operazioni avviate dal tesoro statunitense nel marzo del 2025 come ammesso dallo stesso Scott Bessent nell' ultimo economic forum di Davos.
Detto questo , per chi ha seguito il conflitto è più che indicativo che , in ogni occasione a disposizione , anche quando , dopo la "tregua" i casini veri erano in altri quadranti specifici , la Repubblica islamica non abbia mai smesso di bombardare le postazioni dei "partiti di opposizione " filostatunitensi (principalmente curdi) posizionati nell' Iraq nord orientale , che sono in una sezione geografica particolarmente delicata per l' Iran , e ciò il confine Iraq-Iran , la cui porosità consente ormai storicamente agli agenti del Mossad di entrare in territorio iraniano per abbozzare o portare a termine numerose operazioni , ultime in ordine di tempo quelle relative ai disordini avvenuti fra dicembre 2025 e
Per questa ragione il Libano rimane centrale nelle considerazioni relative alla pace del futuro prossimo , senza contare che lo sguardo di sistemi che non possono vivere senza il sangue versato dei popoli soggiogati tramite guerre di aggressione (siano esse cinetiche o proxy) *1 non si fermerà di certo di fronte a queste battute d'arresto.
Una cronaca internazionale fatta di tregue , uno storico sempre più consistente fatto di accordi ad orologeria , sono l' assicurazione più nitida che da qui in avanti l' occidente collettivo avrà un solo obbiettivo : la guerra appunto.
Possiamo anche sperare o pregare che i punti del memorandum of understanting vengano effettivamente rispettati dalle avanguardie dell' imperialismo occidentale , cosa a cui buona parte della classe politica e delle opposizioni anche extra parlamentari dell' Iran non crede fra ' altro , possiamo anche sperare e pregare che nostri sistemi di potere implodano come un cigno nero nella storia.
Ma è una eventualità davvero molto improbabile.
È molto più probabile invece che si riorganizzino (tutte le opposizioni di Stati Uniti ed Israele soprattutto non vedono l' ora di questa occasione) e cambino tattica per vincere guerre che sono necessarie per la sopravvivenza di un egemonia che ha sempre avuto come carburante fondamentale lo sfruttamento e il sangue dei popoli.
*Proviamo a pensare a quelle che avrebbero potuto essere le conseguenze di una vittoria dell' occidente imperialista nel quadrante medio-orientale :
-Disintegrazione territoriale su basi etnico confessionali di Libano , Iraq e Iran.
-Definitivo annientamento e deportazione della popolazione palestinese.
Questo rispetto alle popolazioni in generale.
Nel particolare delle varie divisioni di classe:
- inasprimento delle condizioni lavorative e di sfruttamento in tutta la regione , che a quel punto sarebbe diventato un intero resort/terminal estrattivo dove il proletariato medio orientale avrebbe dovuto servire gli occidentali e le monarchie e borghesie compradore a loro alleate , che in patria avrebbero stretto ancora più il cappio al proprio proletariato interno e fuori dai propri confini avrebbero goduto di una nuova ondata di schiavi da sfruttare sempre migliori condizioni di estrazione di plus valore arricchite dal definitivo annientamento di ogni resistenza.
*1 la possibilità che possa accadere qualcosa di "interno" per minare la tenuta della Repubblica islamica non è decaduto del tutto , anche di fronte a questa vittoria tattica.
Rimangono importanti strumenti economici e propagandistici in mano all' occidente , in grado di mettere in difficoltà un sistema di potere come quello iraniano che pur è stato in grado di tenere anche a fronte delle operazioni avviate dal tesoro statunitense nel marzo del 2025 come ammesso dallo stesso Scott Bessent nell' ultimo economic forum di Davos.
Detto questo , per chi ha seguito il conflitto è più che indicativo che , in ogni occasione a disposizione , anche quando , dopo la "tregua" i casini veri erano in altri quadranti specifici , la Repubblica islamica non abbia mai smesso di bombardare le postazioni dei "partiti di opposizione " filostatunitensi (principalmente curdi) posizionati nell' Iraq nord orientale , che sono in una sezione geografica particolarmente delicata per l' Iran , e ciò il confine Iraq-Iran , la cui porosità consente ormai storicamente agli agenti del Mossad di entrare in territorio iraniano per abbozzare o portare a termine numerose operazioni , ultime in ordine di tempo quelle relative ai disordini avvenuti fra dicembre 2025 e
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Elicotteri di salvataggio dell' esercito di occupazione sono ancora intenti a trasportare i feriti dagli scontri con la resistenza libanese nel sud del libano
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Il numero dei morti e dei feriti nella strage di Qana, nel sud del Libano, è salito a 27 morti e feriti, tutti civili, in un bilancio non definitivo.
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Il leader dell'opposizione israeliana Yair Lapid sull'Iran:
Netanyahu non è riuscito a convincere gli americani a colpire le installazioni petrolifere e energetiche dell'Iran, specialmente sull'isola di Kharg. Ne sto parlando da ottobre 2024.
Se non colpisci l'infrastruttura energetica, allora cosa fai? Come crei punti di pressione economica contro il regime iraniano?
Non è riuscito a offrire un'alternativa.
Netanyahu non è riuscito a convincere gli americani a colpire le installazioni petrolifere e energetiche dell'Iran, specialmente sull'isola di Kharg. Ne sto parlando da ottobre 2024.
Se non colpisci l'infrastruttura energetica, allora cosa fai? Come crei punti di pressione economica contro il regime iraniano?
Non è riuscito a offrire un'alternativa.
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La scorsa notte un altro soldato israeliano è stato ucciso in seguito agli attacchi della Resistenza libanese di Hezbollah. Il bilancio complessivo delle ultime 48 ore per l'Idf in Libano è di 5 morti e 13 feriti di cui alcuni gravi e attualmente in pericolo di vita. Per l'invasore sionista è tutt'altro che una passeggiata.
Al momento sembra che in seguito all'annuncio iraniano di una nuova chiusura dello stretto di Hormuz, Netanyahu abbia ordinato all'Idf di rispettare il cessate il fuoco. Ma quello che succederà effettivamente sul campo lo vedremo nelle prossime ore.
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Al momento sembra che in seguito all'annuncio iraniano di una nuova chiusura dello stretto di Hormuz, Netanyahu abbia ordinato all'Idf di rispettare il cessate il fuoco. Ma quello che succederà effettivamente sul campo lo vedremo nelle prossime ore.
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Le forze di occupazione israeliane hanno aperto il fuoco su una squadra di difesa civile dell'Organizzazione Islamica per la Salute e su un certo numero di cittadini mentre stavano lavorando per recuperare i martiri dalle macerie nella città di Nabatiyeh Al-Fouqa.
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Le forze di occupazione israeliane hanno aperto il fuoco su una squadra di difesa civile dell'Organizzazione Islamica per la Salute e su un certo numero di cittadini mentre stavano lavorando per recuperare i martiri dalle macerie nella città di Nabatiyeh Al…
Hezbollah: La Resistenza islamica avverte che ciò che il nemico ha fatto è una flagrante violazione del cessate il fuoco a cui la Resistenza ha aderito finora.
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Putin:
L'Occidente sta apertamente parlando di prepararsi alla guerra contro di noi, aumentando i budget per l'offensiva militare.
Allo stesso tempo, per giustificare tali costi e la radicale militarizzazione dei loro stati, i leader della NATO e dell'Unione Europea, come prima, usano false dichiarazioni riguardo a una presunta minaccia militare russa.
Lo schema d'azione del cosiddetto Occidente democratico è molto semplice: prima, creano minacce al nostro paese, ci costringono a prendere le misure necessarie per l'autodifesa e l'autoprotezione, e poi ci accusano immediatamente di tutti i peccati mortali per giustificare la continuazione della loro politica aggressiva e delle loro azioni aggressive contro la Russia.
Tutti noi conosciamo molto bene questo. Anche dopo l'attacco infido all'Unione Sovietica il 22 giugno 1941, precisamente un attacco infido, la Germania di Hitler cercò di accusare l'URSS e Stalin di aggressione contro, come diciamo oggi, l'Occidente collettivo.
Da clashreport
L'Occidente sta apertamente parlando di prepararsi alla guerra contro di noi, aumentando i budget per l'offensiva militare.
Allo stesso tempo, per giustificare tali costi e la radicale militarizzazione dei loro stati, i leader della NATO e dell'Unione Europea, come prima, usano false dichiarazioni riguardo a una presunta minaccia militare russa.
Lo schema d'azione del cosiddetto Occidente democratico è molto semplice: prima, creano minacce al nostro paese, ci costringono a prendere le misure necessarie per l'autodifesa e l'autoprotezione, e poi ci accusano immediatamente di tutti i peccati mortali per giustificare la continuazione della loro politica aggressiva e delle loro azioni aggressive contro la Russia.
Tutti noi conosciamo molto bene questo. Anche dopo l'attacco infido all'Unione Sovietica il 22 giugno 1941, precisamente un attacco infido, la Germania di Hitler cercò di accusare l'URSS e Stalin di aggressione contro, come diciamo oggi, l'Occidente collettivo.
Da clashreport
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Forwarded from GPI - Giovani Palestinesi d'Italia
RESISTERE ALLA FRAMMENTAZIONE
Come la causa palestinese unisce i fronti di lotta contro l’imperialismo
L’imperialismo non opera solo attraverso la forza militare diretta. Quando il fronte avversario non si può sconfiggere frontalmente, la sua strategia diventa la disarticolazione: separare i fronti, isolare le resistenze, spezzare le connessioni politiche, militari e geografiche. È questa la logica che attraversa la fase attuale, a livello internazionale come sul piano interno.
In questi ultimi anni la lotta dei lavoratori ha aperto uno dei fronti più avanzati nella battaglia contro l’imperialismo sul territorio italiano, quello in cui la solidarietà con la resistenza palestinese si è tradotta in azione concreta.
Il punto strategico è questo: la logistica è l’arteria dell’intera economia di guerra. Colpirla, anche parzialmente, produce effetti a catena che nessuna petizione e nessun corteo può produrre. Grazie ai lavoratori portuali, degli hub e degli interporti, la logistica è diventata quindi il campo di battaglia primario contro le infrastrutture dell’imperialismo sul territorio italiano.
Leggere quindi la repressione come prova della nostra debolezza è un errore. Il sistema non spreca risorse su chi non gli costa niente. I licenziamenti, la 146/90, la pressione sulle realtà e organizzazioni sono la risposta a una mobilitazione che ha fatto male nei punti giusti, che ha trasformato la solidarietà con la Palestina da fatto morale a fatto materiale, che ha cominciato a incrinare concretamente la rete della complicità imperialista in Italia.
Leggi il comunicato completo su Instagram
Come la causa palestinese unisce i fronti di lotta contro l’imperialismo
L’imperialismo non opera solo attraverso la forza militare diretta. Quando il fronte avversario non si può sconfiggere frontalmente, la sua strategia diventa la disarticolazione: separare i fronti, isolare le resistenze, spezzare le connessioni politiche, militari e geografiche. È questa la logica che attraversa la fase attuale, a livello internazionale come sul piano interno.
In questi ultimi anni la lotta dei lavoratori ha aperto uno dei fronti più avanzati nella battaglia contro l’imperialismo sul territorio italiano, quello in cui la solidarietà con la resistenza palestinese si è tradotta in azione concreta.
Il punto strategico è questo: la logistica è l’arteria dell’intera economia di guerra. Colpirla, anche parzialmente, produce effetti a catena che nessuna petizione e nessun corteo può produrre. Grazie ai lavoratori portuali, degli hub e degli interporti, la logistica è diventata quindi il campo di battaglia primario contro le infrastrutture dell’imperialismo sul territorio italiano.
Leggere quindi la repressione come prova della nostra debolezza è un errore. Il sistema non spreca risorse su chi non gli costa niente. I licenziamenti, la 146/90, la pressione sulle realtà e organizzazioni sono la risposta a una mobilitazione che ha fatto male nei punti giusti, che ha trasformato la solidarietà con la Palestina da fatto morale a fatto materiale, che ha cominciato a incrinare concretamente la rete della complicità imperialista in Italia.
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Un attacco aereo delle forze di occupazione contro le tende dei profughi nel quartiere di Sheikh Ejlin, a sud-ovest della città di Gaza, ha causato ingenti danni.
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Masoud Pezeshkian
"Non ci fidiamo dell'America perché ci ha attaccato due volte durante i negoziati, ma siamo ancora pronti al dialogo e alla pace.
Il dossier sui missili non faceva parte del memorandum d'intesa e non lo sarà mai, e non discuteremo mai delle nostre capacità difensive."
"Non ci fidiamo dell'America perché ci ha attaccato due volte durante i negoziati, ma siamo ancora pronti al dialogo e alla pace.
Il dossier sui missili non faceva parte del memorandum d'intesa e non lo sarà mai, e non discuteremo mai delle nostre capacità difensive."
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IL SENATO APPROVA LA RISOLUZIONE SUI POTERI DI GUERRA
Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una Risoluzione sui Poteri di Guerra con 50 voti a favore e 48 contrari, che ordina al Presidente Trump di rimuovere le forze militari dalle ostilità con l'Iran a meno che il Congresso non dichiari guerra o autorizzi l'uso della forza militare.
Quattro repubblicani, i senatori Susan Collins del Maine, Bill Cassidy della Louisiana, Lisa Murkowski dell'Alaska e Rand Paul del Kentucky, si sono uniti a quasi tutti i senatori democratici nel sostegno. Un democratico, il senatore John Fetterman della Pennsylvania, si è opposto.
Questa è una risoluzione concomitante, che non ha forza di legge e non richiede la firma del presidente, quindi è in gran parte simbolica.
La risoluzione ordina al presidente di "rimuovere le forze armate statunitensi dalle ostilità contro la Repubblica islamica dell'Iran", a meno che il Congresso non dichiari guerra o autorizzi l'uso della forza militare.
Da ddgeopolitics
Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una Risoluzione sui Poteri di Guerra con 50 voti a favore e 48 contrari, che ordina al Presidente Trump di rimuovere le forze militari dalle ostilità con l'Iran a meno che il Congresso non dichiari guerra o autorizzi l'uso della forza militare.
Quattro repubblicani, i senatori Susan Collins del Maine, Bill Cassidy della Louisiana, Lisa Murkowski dell'Alaska e Rand Paul del Kentucky, si sono uniti a quasi tutti i senatori democratici nel sostegno. Un democratico, il senatore John Fetterman della Pennsylvania, si è opposto.
Questa è una risoluzione concomitante, che non ha forza di legge e non richiede la firma del presidente, quindi è in gran parte simbolica.
La risoluzione ordina al presidente di "rimuovere le forze armate statunitensi dalle ostilità contro la Repubblica islamica dell'Iran", a meno che il Congresso non dichiari guerra o autorizzi l'uso della forza militare.
Da ddgeopolitics
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Il Primo Ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif:
Alcuni paesi sono infelici e delusi da questo accordo.
Stanno cercando di sabotarlo creando confusione, dubbio e incertezza.
Ma le nostre nazioni sono unite, e saremo come un muro di ferro contro chiunque cerchi di minare questo risultato.
Alcuni paesi sono infelici e delusi da questo accordo.
Stanno cercando di sabotarlo creando confusione, dubbio e incertezza.
Ma le nostre nazioni sono unite, e saremo come un muro di ferro contro chiunque cerchi di minare questo risultato.
Agenzia di stampa omanita:
La Sultanato dell'Oman si coordina con l'Organizzazione marittima internazionale per fornire un corridoio marittimo temporaneo per tutte le navi nello Stretto di Hormuz.
Il corridoio marittimo temporaneo di Hormuz è disponibile per tutte le navi in coordinamento con l'Organizzazione marittima internazionale.
La Sultanato dell'Oman si coordina con l'Organizzazione marittima internazionale per fornire un corridoio marittimo temporaneo per tutte le navi nello Stretto di Hormuz.
Il corridoio marittimo temporaneo di Hormuz è disponibile per tutte le navi in coordinamento con l'Organizzazione marittima internazionale.
Andy Burnham è stato notevolmente riluttante a parlare di politica estera nelle ultime settimane. Lui e il suo team ritenevano che farlo non lo avrebbe aiutato a vincere le elezioni suppletive a Makerfield, un seggio prevalentemente bianco della classe operaia, secondo fonti laburiste.
Nella rara occasione in cui gli è stato chiesto dell'argomento, ha rifiutato di affermare che Israele abbia commesso un genocidio, spiegando: "Non posso giudicare cose di tale enormità da dove mi trovo come sindaco della Grande Manchester."
Ha detto che "ho preoccupazioni riguardo alla natura sproporzionata di ciò che è accaduto in termini di distruzione, e deve esserci un processo completo di indagine e responsabilità."
Nella rara occasione in cui gli è stato chiesto dell'argomento, ha rifiutato di affermare che Israele abbia commesso un genocidio, spiegando: "Non posso giudicare cose di tale enormità da dove mi trovo come sindaco della Grande Manchester."
Ha detto che "ho preoccupazioni riguardo alla natura sproporzionata di ciò che è accaduto in termini di distruzione, e deve esserci un processo completo di indagine e responsabilità."
Il Primo Ministro polacco Tusk sull'Ucraina:
"So dalle conversazioni con persone comuni che i sentimenti anti-ucraini hanno trovato una risonanza molto chiara.
So quale è l'umore, e capisco molto spesso l'irritazione giustificata delle persone. Ci sono incidenti e atteggiamenti che possono giustificare questo tipo di tensione e questi tipi di sentimenti.
Non contribuirò in alcun modo ad alimentare questa tensione. Che questo sia popolare o no, lo dirò onestamente: questo non mi interessa al momento.
Sono convinto che l'interesse a lungo termine della Polonia risieda nel costruire le migliori relazioni possibili, basate su una visione del futuro piuttosto che su un trauma del passato.
Anche se quel trauma è del tutto giustificato, soprattutto dal punto di vista polacco.
Pertanto, non prenderò parte a nessuna azione che aumenti queste tensioni."
Questioni storiche accantonate fino a qualche anno fa ora sono al centro dei battibecchi fra i nazionalisti che hanno deciso a suo tempo , sotto regia USA , di aggredire la sovranità della federazione russa.
Ora gli equilibrismi su certe questioni diventano sempre più difficili.
A guerra persa i "bravi" litigano...
"So dalle conversazioni con persone comuni che i sentimenti anti-ucraini hanno trovato una risonanza molto chiara.
So quale è l'umore, e capisco molto spesso l'irritazione giustificata delle persone. Ci sono incidenti e atteggiamenti che possono giustificare questo tipo di tensione e questi tipi di sentimenti.
Non contribuirò in alcun modo ad alimentare questa tensione. Che questo sia popolare o no, lo dirò onestamente: questo non mi interessa al momento.
Sono convinto che l'interesse a lungo termine della Polonia risieda nel costruire le migliori relazioni possibili, basate su una visione del futuro piuttosto che su un trauma del passato.
Anche se quel trauma è del tutto giustificato, soprattutto dal punto di vista polacco.
Pertanto, non prenderò parte a nessuna azione che aumenti queste tensioni."
Questioni storiche accantonate fino a qualche anno fa ora sono al centro dei battibecchi fra i nazionalisti che hanno deciso a suo tempo , sotto regia USA , di aggredire la sovranità della federazione russa.
Ora gli equilibrismi su certe questioni diventano sempre più difficili.
A guerra persa i "bravi" litigano...