SICUT DIXIT
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Varando la riforma liturgica si ammise che la medesima avrebbe fatto piazza pulita di tanti tesori tradizionali, di valore inestimabile, e via dicendo [2] … si disse invece che di fronte al fine cui mirava la riforma liturgica, a conti fatti, era d’uopo sacrificarle detti tesori. Qual’era detto fine? Venne dichiarato e proclamato: affinché il popolo capisse! Finalmente grazie alla riforma liturgica il popolo avrebbe capito la liturgia; poiché fino allora la liturgia era rimasta incomprensibile, dietro a un diaframma impenetrabile, e la Santa Chiesa di Dio fino allora era rimasta una maestra incapace di farsi capire, e incapace di capire che non riusciva a farsi capire. Sembrò addirittura che detta liturgia, prereformation, per dirla all’anglicana, celebrata al di là di quel diaframma, fosse stata fino allora per lo meno inutile, se non proprio dannosa.

Finalmente, con la riforma, si cominciava a capire, recedevano le tenebre, e sorgeva la luce: non era illuminismo romantico, ma storia ecclesiastica! Posto il dialogo postconciliare con il Popolo di Dio; posto il principio che l’autorità è servizio, e si deve porre in ascolto del Popolo di Dio, per imparare dal medesimo quanto lo Spirito ispira ai fedeli, per intuirne i desideri, per assecondarli; ebbene, posto tutto ciò, si fece la riforma senza interpellare il Popolo di Dio, contro ogni sua aspettativa, e gli si volle far intendere che era stata fatta affinché capisse: mentre era stata fatta ad uso e consumo dei protestanti, con il concorso dei medesimi, sottoposta al nihil obstat degli stessi.

L’aria per l’anima del cattolico è la sua liturgia. Toglietegli quest’aria, e morirà asfissiato. Ci si poteva attendere una rifioritura del Cattolicesimo, annaffiando le diocesi, le parrocchie, le missioni, gli istituti religiosi anche contemplativi, con i rivoli di una liturgia riformata in senso protestantico? …

Eppure si parla di pluralismo anche nel campo liturgico, pluralismo in forza del quale si fanno danzare gli aborigeni dell’Australia, liturgicamente nudi, davanti al delegato pontificio, e si fanno partecipare pare alla Messa, detta nella loro bella lingua, secondo i riti che servirono loro fino a poco prima per onorare il demonio: pluralismo in forza del quale non si permette però a un sacerdote cattolico di celebrare la Messa della sua ordinazione sacerdotale, quella di sempre, quella di tutti i Santi finora canonizzati né al cattolico di assistervi, se non nelle Catacombe. Evviva gli iconoclasti, che per lo meno, distruggendo le immagini sacre, non dicevano: “Le stiamo restaurando!” e tagliando la testa agli iconoduli, non dicevano: “Pensate come volete, siamo in tempi di pluralismo” …

Si confrontino le Messe del Missale Romanum con quello del neo-Messale Romano, e se non furono abolite, perché inepurabili si vedrà come sono state epurate inesorabilmente in senso protestantico e modernistico-teilhardiano, il che è ancor peggio.

Si veda nel neo-Messale le Messe di Cristo Re e quella dell’Evangelizzazione dei Popoli. Questa ricalca l’antica Missa pro fidei propagatione, ma con la colletta epurata della frase et omnes cognoscant te solum Deum verum, et quem misisti, Jesum Christum Dominum Nostrum. Ora ai popoli si deve evangelizzare il progresso! E’ giusto che la nuova lex orandi si adegui alla nuova lex credendi. L’altra, la Messa di Cristo Re, elimina dalla colletta la frase ut cunctae familiae gentium, peccati vulnere disgregatae, eius suavissimo subdantur imperio; sostituendola con la frase ut tota creatura, a servitute liberata, tuae maiestati deserviat, ac te sine fine collaudet: prima c’era un peccato da redimere, ora c’è da donare la liberté ai proletari …

Si presentò la riforma liturgica come una rivoluzione imposta dal Concilio, e inconciliabile con i principi liturgici preconciliari.
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Poi gli stessi apologeti e fabbricatori della riforma, la presentarono più moderatamente come opera di restauro, cominciata timidamente, su di un qualche particolare, senza sapere bene che cosa si sarebbe trovato sotto le prime incrostazioni; e poi via via, togliendo un’incrostazione dopo l’altra, ha avuto il risultato che tutti sanno. Tutto ciò è menzogna e contraddizione!

La neo-mini-Messa, non più specificamente cattolica, ma ecumenica, più esattamente semiecumenica, poiché tollerabile per i protestanti, ma scandalosa per gli ortodossi, venne concepita in partenza, e si fissarono i tempi di marcia per farla avanzare totalmente in tutto l’orbe cattolico, sia pure senza avere esaminato in partenza tutte le implicanze di detta operazione, trasportati da un ça ira romanticamente ottimistico; predisponendo tuttavia tutti i mezzi possibili di pressione psicologica e di lavatura del
cervello, ben noti agli esperti in umanità, e così raffinati dall’esperienza marxista …

Si ebbe però vergogna di dire che la riforma della Messa, con annessi e connessi, aveva come scopo di toglierle quel carattere specificamente cattolico, che la rendeva tanto detestabile agli occhi di Lutero; e si disse che la si voleva semplicemente rendere comprensibile al popolo d’oggi giorno, rendendola quale era compresa dal popolo di tanti secoli fa; e tutto ciò fu chiamato ritorno alle origini e aggiornamento: proprio la stessa cosa! Non la si capiva? Bastava spiegarla, bastava tradurla! No, non poteva bastare tradurla, perché la si voleva tradire.

Si dice che il meglio del Concilio Vaticano II sia la sua dottrina sulla Chiesa e la riforma liturgica. Effettivamente e l’una e l’altra sono strettamente connesse: quella indica la meta, l’Ecumenismo; questa ne determina il mezzo principale, la neoliturgia, non più specificamente cattolica …

Bisogna opporsi ad esse, come fecero quei venti e quel torrente straripante di cui parla Nostro Signore Gesù Cristo nella conclusione del discorso della Montagna.

[1] Cfr. Breve esame critico del Novus Ordo Missae.
[2] Il riferimento è al discorso tenuto da Paolo VI il 26 novembre 1969
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Cari amici, vorrei porre alla vostra attenzione l’iniziativa di Mons. Suetta “La campana dei bimbi non nati”. Al di là delle differenti sensibilità ecclesiali e visioni della pur evidente crisi nella Chiesa, ritengo che sia condivisibile da tutti, e direi anche che rappresenti un’occasione da non perdere per mostrare al mondo che la Chiesa, nonostante le sue ferite, è viva e lotta contro uno dei più grandi abomini della storia umana, l’aborto.

A voi piacerebbe che dalla vostra parrocchia, anche se per motivi di visione ecclesiale non frequentate, risuonino le campane per ribadire che ogni vita umana è sacra fin la concepimento? A me si, e mi adopererò per farlo. E voi, che ne pensate?
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Don Alberto Ravagnani lascia il sacerdozio, è un male o un bene?

Alcune riflessioni sulla sospensione di Don Alberto Ravagnani. Valutando il suo apostolato, possiamo dire che sia un male o un bene? soprattutto in riferimento alla salvezza delle anime.

https://youtu.be/l4T2XKCd36g
Eresie: il caso Epstein. Iannaccone, Mora

Il mondo “che conta”, il mondo “dei potenti” sta tremando dinanzi alle ultime rivelazioni sul caso del pedofilo Jeffrey Epstein. Ne parliamo con gli amici Mario Iannaccone e Martino Mora


YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=GvibkFEceaY
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Santo Rosario Notturno Pro FSSPX, SAB 07-02-26 H.03:00

Nell’ora dove le tenebre sembrano avere la meglio, ci raccogliamo in preghiera accogliendo l’esortazione del Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Don Davide Pagliarani, a fronte dell’imminente incontro con il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, previsto per giovedì 12 c.m.

La FSSPX, per continuare la propria opera di apostolato a vantaggio dell’unica Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo, e delle salvezza delle anime, ha bisogno di ordinare nuovi vescovi, affidiamo questa intenzione all’intercessione di San Pietro, San Paolo, San Pio X e di Maria Ss.ma Corredentrice

YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=ozXsdtmtylI
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A riguardo del Santo Rosario Notturno, volevo ringraziare di cuore le buone anime che questa notte hanno sacrificato un po' del loro riposo per una giusta causa. 🙏🏻🙏🏻🙏🏻
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La FSSPX e la consacrazione dei nuovi vescovi

Il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha comunicato la volontà di ordinare nuovi vescovi per la data del 1° luglio 2026, questo ha causato tutta una seria di reazioni nel mondo cattolico.

Offriamo alcuni spunti di riflessione, per orientare bene le proprie scelte a servizio della sana dottrina, dei sacramenti degnamente amministrati e del Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa Apostolica Romana.

YouTube:
https://youtu.be/yQi812OzTb4
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