"Dignità infinita"
Prima dell’avvento delle eresie moderniste antropocentriche, il concetto di “dignità infinita”, nella chiesa cattolica, era attribuito solo ed esclusivamente alla Madonna in quanto Madre di Dio (San Tommaso docet). Giovanni Paolo II prima, Bergoglio poi, Tucho Fernandez e l’attuale pontefice durante le omelie natalizie, ci ripropongono questo errore teologico, prima ancora che antropologico, elevando l’uomo ad attributi e categorie che non gli appartengono, in particolare in seguito al peccato originale.
Gli attuali tentativi di sminuire la figura di Maria Ss.ma da parte delle attuali gerarchie: “non la si può definire corredentrice e mediatrice di tutte le grazie”, non è altro, per contrappasso, che la volontà di innalzare l’uomo oltre la sua misura.
Prima dell’avvento delle eresie moderniste antropocentriche, il concetto di “dignità infinita”, nella chiesa cattolica, era attribuito solo ed esclusivamente alla Madonna in quanto Madre di Dio (San Tommaso docet). Giovanni Paolo II prima, Bergoglio poi, Tucho Fernandez e l’attuale pontefice durante le omelie natalizie, ci ripropongono questo errore teologico, prima ancora che antropologico, elevando l’uomo ad attributi e categorie che non gli appartengono, in particolare in seguito al peccato originale.
Gli attuali tentativi di sminuire la figura di Maria Ss.ma da parte delle attuali gerarchie: “non la si può definire corredentrice e mediatrice di tutte le grazie”, non è altro, per contrappasso, che la volontà di innalzare l’uomo oltre la sua misura.
❤6
Il valore del martirio. Antonio Bianco
La Chiesa madre e maestra educa i propri figli anche attraverso la divina liturgia. Nell’ottava di Natale, esattamente il giorno successivo alla nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, la liturgia ci propone la meditazione del martirio di Santo Stefano.
https://youtu.be/cmiSReF1ln0
La Chiesa madre e maestra educa i propri figli anche attraverso la divina liturgia. Nell’ottava di Natale, esattamente il giorno successivo alla nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, la liturgia ci propone la meditazione del martirio di Santo Stefano.
https://youtu.be/cmiSReF1ln0
YouTube
Il valore del martirio. Antonio Bianco
La Chiesa madre e maestra educa i propri figli anche attraverso la divina liturgia. Nell’ottava di Natale, esattamente il giorno successivo alla nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, la liturgia ci propone la meditazione del martirio di Santo Stefano
Iscriviti…
Iscriviti…
OGGI ALLE 17:30
Eresie: per chi suona la campana? Roberto Pecchioli, Antonio Bianco
Sta diventando un caso nazionale la pregevole e coraggiosa iniziativa del Vescovo della Diocesi Sanremo-Ventimiglia, Mons. Antonio Suetta, di far suonare ogni giorno alle 20:00 la “campana dei bimbi non nati”. Mille sono le voci innalzatesi contro l’iniziativa, animate dal più bieco autodeterminismo.
YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=McXtmRCcX1A
Eresie: per chi suona la campana? Roberto Pecchioli, Antonio Bianco
Sta diventando un caso nazionale la pregevole e coraggiosa iniziativa del Vescovo della Diocesi Sanremo-Ventimiglia, Mons. Antonio Suetta, di far suonare ogni giorno alle 20:00 la “campana dei bimbi non nati”. Mille sono le voci innalzatesi contro l’iniziativa, animate dal più bieco autodeterminismo.
YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=McXtmRCcX1A
YouTube
Eresie: per chi suona la campana? Roberto Pecchioli, Antonio Bianco
Sta diventando un caso nazionale la pregevole e coraggiosa iniziativa del Vescovo della Diocesi Sanremo-Ventimiglia, Mons. Antonio Suetta, di far suonare ogni giorno alle 20:00 la “campana dei bimbi non nati”. Mille sono le voci innalzatesi contro l’iniziativa…
👍4❤1
Cari amici, da queste parti non si è molto facili a festeggiamenti irrazionali e sentimentalisti, il mondo bussa continuamente alle nostre porte ed è difficile a volte resistergli. L’anno che è appena iniziato, come la logica della rivoluzione e soprattutto della Contro Rivoluzione vuole, sarà foriero di antiche e nuove battaglie. L’augurio che sentiamo nel cuore di fare a noi stessi e ad ognuno di voi è quello di farci trovare pronti come l’apostolo insegna: indossando la cintura della Verità, la corazza della giustizia, i calzari della conoscenza vera e lo scudo della fede autentica, tutto sotto il manto della Madre di Dio e Madre nostra.
Auguri, quindi, per un 2026 ricco di buone battaglie combattute e vinte per i meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, a vantaggio della Chiesa, nostro e delle nostre famiglie.
Auguri, quindi, per un 2026 ricco di buone battaglie combattute e vinte per i meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, a vantaggio della Chiesa, nostro e delle nostre famiglie.
❤19👍4🙏3
"La tradizione per i tradizionali non è tanto ciò che il passato porge al presente, quanto ciò che l’eterno porge al temporale”
Il 10 gennaio 1977 moriva Cristina Campo.
Figura decisamente complessa (tra esoterismo e tradizionalismo) contribuì tuttavia alla difesa del rito cattolico della Messa minacciato dalla riforma liturgica.
Nella stessa Roma di Paolo VI seppe riunire e coordinare un coraggioso gruppo di teologi e di liturgisti: il risultato più importante fu il “Breve esame critico del Novus Ordo Missæ” (aprile-maggio 1969), redatto principalmente da padre Guérard des Laurieres, o.p.
Il testo fu sottoscritto dai cardinali Ottaviani e Bacci (settembre 1969) e presentato a Paolo VI. Il documento esprime il rifiuto cattolico di celebrare o di assistere al nuovo rito.
A proposito della difesa della Messa Romana, di seguito riporto alcuni brani del suo articolo “Il vaso di Pandora” pubblicato su Vigilia Romana il 6 giugno 1974 con la pseudonimo di Michael, tratte dal sito di Radio Spada.
👇
Detta riforma liturgica è infatti la causa agente principale dell’ “autodemolizione della Chiesa”, cioè, per dirla con frasi sinonimiche postconciliari, di questa “primavera pentecostale”, o “irruzione di satana nella Chiesa di Dio”; riforma liturgica imposta in nome del Concilio; mentre di fatto i Padri conciliari non furono chiamati a esaminarla, e i Padri sinodali bocciarono, bocciando la neo-mini-Messa, presentata loro sotto forma di Missa normativa. Ma la causa agente non viene messa all’opera se non in vista di un fine. A che fine fu costruita pezzo per pezzo la macchina della riforma liturgica, e fu poi messa in movimento? … [1]
Il Signore aveva indicato la via arcta, e la porta angusta, unica vera per arrivare a detta unità di tutto il gregge: quella della conversione di tutti i non-cattolici alla Chiesa cattolica, apostolica e romana mediante il ripudio di ogni errore, e l’accettazione di tutti i dogmi teologici e morali di detta unica vera Chiesa del Signore. Visto e considerato però che erano pochini quelli che si mettevano per la via indicata dal Signore, si vollero accelerare i tempi, per realizzare trionfalisticamente un’unione di tutti i
cristiani nel giro magari di un solo pontificato, bruciando le tappe lungo la via spatiosa e verso la porta lata dell’Ecumenismo; proprio come se il Signore, invece di dire: “Ite et docete…”, avesse detto: “Andate pure, ma non insegnate nulla, rispettate tutte le fedi, ché in tutte c’è del buono; e riunite tutti nell’attività sociale e nella liturgia ecumenica”. Invece di esigere la conversione degli erranti con la predicazione della dottrina cattolica, unica vera, completa, perfetta, e l’abiura dei loro errori, si cominciò a blandirli, a elogiarli, e a dirli in possesso di verità mancanti alla Chiesa cattolica; si affidò ai loro esperti il compito di epurare la liturgia cattolica; di quanto offendeva le loro eresie, al fine di renderla loro accettabile, cioè ecumenica. Fatta così l’union pratica, mistica, nella liturgia comune, confortata dall’unione, il più stretta possibile, anche nelle attività ordinate al progresso, terra-terra, dei popoli, tutti si sarebbero dimenticati delle proprie differenti fedi, del tutto superflue e solo fonte di divisioni, ed ecco fatto in pieno l’unico ovile sotto un unico Pastore, di genti ormai senza più Credo alcuno, e senza nostalgia di non averne.
Ecco perché si insinuarono nei documenti ecclesiologici e liturgici del concilio Vaticano II quegli incisi, dall’apparenza studiatamente anodina, grazie ai quali si sarebbe messa in cantiere la nave ecumenica, da sostituire alla troppo lenta e incomoda barchetta di San Pietro; e poi vararla, per mezzo della liturgia ecumenica, sostituita a quella costruita lungo i secoli, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, da tutti i Pontefici precedenti l’attuale …
Il 10 gennaio 1977 moriva Cristina Campo.
Figura decisamente complessa (tra esoterismo e tradizionalismo) contribuì tuttavia alla difesa del rito cattolico della Messa minacciato dalla riforma liturgica.
Nella stessa Roma di Paolo VI seppe riunire e coordinare un coraggioso gruppo di teologi e di liturgisti: il risultato più importante fu il “Breve esame critico del Novus Ordo Missæ” (aprile-maggio 1969), redatto principalmente da padre Guérard des Laurieres, o.p.
Il testo fu sottoscritto dai cardinali Ottaviani e Bacci (settembre 1969) e presentato a Paolo VI. Il documento esprime il rifiuto cattolico di celebrare o di assistere al nuovo rito.
A proposito della difesa della Messa Romana, di seguito riporto alcuni brani del suo articolo “Il vaso di Pandora” pubblicato su Vigilia Romana il 6 giugno 1974 con la pseudonimo di Michael, tratte dal sito di Radio Spada.
👇
Detta riforma liturgica è infatti la causa agente principale dell’ “autodemolizione della Chiesa”, cioè, per dirla con frasi sinonimiche postconciliari, di questa “primavera pentecostale”, o “irruzione di satana nella Chiesa di Dio”; riforma liturgica imposta in nome del Concilio; mentre di fatto i Padri conciliari non furono chiamati a esaminarla, e i Padri sinodali bocciarono, bocciando la neo-mini-Messa, presentata loro sotto forma di Missa normativa. Ma la causa agente non viene messa all’opera se non in vista di un fine. A che fine fu costruita pezzo per pezzo la macchina della riforma liturgica, e fu poi messa in movimento? … [1]
Il Signore aveva indicato la via arcta, e la porta angusta, unica vera per arrivare a detta unità di tutto il gregge: quella della conversione di tutti i non-cattolici alla Chiesa cattolica, apostolica e romana mediante il ripudio di ogni errore, e l’accettazione di tutti i dogmi teologici e morali di detta unica vera Chiesa del Signore. Visto e considerato però che erano pochini quelli che si mettevano per la via indicata dal Signore, si vollero accelerare i tempi, per realizzare trionfalisticamente un’unione di tutti i
cristiani nel giro magari di un solo pontificato, bruciando le tappe lungo la via spatiosa e verso la porta lata dell’Ecumenismo; proprio come se il Signore, invece di dire: “Ite et docete…”, avesse detto: “Andate pure, ma non insegnate nulla, rispettate tutte le fedi, ché in tutte c’è del buono; e riunite tutti nell’attività sociale e nella liturgia ecumenica”. Invece di esigere la conversione degli erranti con la predicazione della dottrina cattolica, unica vera, completa, perfetta, e l’abiura dei loro errori, si cominciò a blandirli, a elogiarli, e a dirli in possesso di verità mancanti alla Chiesa cattolica; si affidò ai loro esperti il compito di epurare la liturgia cattolica; di quanto offendeva le loro eresie, al fine di renderla loro accettabile, cioè ecumenica. Fatta così l’union pratica, mistica, nella liturgia comune, confortata dall’unione, il più stretta possibile, anche nelle attività ordinate al progresso, terra-terra, dei popoli, tutti si sarebbero dimenticati delle proprie differenti fedi, del tutto superflue e solo fonte di divisioni, ed ecco fatto in pieno l’unico ovile sotto un unico Pastore, di genti ormai senza più Credo alcuno, e senza nostalgia di non averne.
Ecco perché si insinuarono nei documenti ecclesiologici e liturgici del concilio Vaticano II quegli incisi, dall’apparenza studiatamente anodina, grazie ai quali si sarebbe messa in cantiere la nave ecumenica, da sostituire alla troppo lenta e incomoda barchetta di San Pietro; e poi vararla, per mezzo della liturgia ecumenica, sostituita a quella costruita lungo i secoli, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, da tutti i Pontefici precedenti l’attuale …
❤2👏1
Varando la riforma liturgica si ammise che la medesima avrebbe fatto piazza pulita di tanti tesori tradizionali, di valore inestimabile, e via dicendo [2] … si disse invece che di fronte al fine cui mirava la riforma liturgica, a conti fatti, era d’uopo sacrificarle detti tesori. Qual’era detto fine? Venne dichiarato e proclamato: affinché il popolo capisse! Finalmente grazie alla riforma liturgica il popolo avrebbe capito la liturgia; poiché fino allora la liturgia era rimasta incomprensibile, dietro a un diaframma impenetrabile, e la Santa Chiesa di Dio fino allora era rimasta una maestra incapace di farsi capire, e incapace di capire che non riusciva a farsi capire. Sembrò addirittura che detta liturgia, prereformation, per dirla all’anglicana, celebrata al di là di quel diaframma, fosse stata fino allora per lo meno inutile, se non proprio dannosa.
Finalmente, con la riforma, si cominciava a capire, recedevano le tenebre, e sorgeva la luce: non era illuminismo romantico, ma storia ecclesiastica! Posto il dialogo postconciliare con il Popolo di Dio; posto il principio che l’autorità è servizio, e si deve porre in ascolto del Popolo di Dio, per imparare dal medesimo quanto lo Spirito ispira ai fedeli, per intuirne i desideri, per assecondarli; ebbene, posto tutto ciò, si fece la riforma senza interpellare il Popolo di Dio, contro ogni sua aspettativa, e gli si volle far intendere che era stata fatta affinché capisse: mentre era stata fatta ad uso e consumo dei protestanti, con il concorso dei medesimi, sottoposta al nihil obstat degli stessi.
L’aria per l’anima del cattolico è la sua liturgia. Toglietegli quest’aria, e morirà asfissiato. Ci si poteva attendere una rifioritura del Cattolicesimo, annaffiando le diocesi, le parrocchie, le missioni, gli istituti religiosi anche contemplativi, con i rivoli di una liturgia riformata in senso protestantico? …
Eppure si parla di pluralismo anche nel campo liturgico, pluralismo in forza del quale si fanno danzare gli aborigeni dell’Australia, liturgicamente nudi, davanti al delegato pontificio, e si fanno partecipare pare alla Messa, detta nella loro bella lingua, secondo i riti che servirono loro fino a poco prima per onorare il demonio: pluralismo in forza del quale non si permette però a un sacerdote cattolico di celebrare la Messa della sua ordinazione sacerdotale, quella di sempre, quella di tutti i Santi finora canonizzati né al cattolico di assistervi, se non nelle Catacombe. Evviva gli iconoclasti, che per lo meno, distruggendo le immagini sacre, non dicevano: “Le stiamo restaurando!” e tagliando la testa agli iconoduli, non dicevano: “Pensate come volete, siamo in tempi di pluralismo” …
Si confrontino le Messe del Missale Romanum con quello del neo-Messale Romano, e se non furono abolite, perché inepurabili si vedrà come sono state epurate inesorabilmente in senso protestantico e modernistico-teilhardiano, il che è ancor peggio.
Si veda nel neo-Messale le Messe di Cristo Re e quella dell’Evangelizzazione dei Popoli. Questa ricalca l’antica Missa pro fidei propagatione, ma con la colletta epurata della frase et omnes cognoscant te solum Deum verum, et quem misisti, Jesum Christum Dominum Nostrum. Ora ai popoli si deve evangelizzare il progresso! E’ giusto che la nuova lex orandi si adegui alla nuova lex credendi. L’altra, la Messa di Cristo Re, elimina dalla colletta la frase ut cunctae familiae gentium, peccati vulnere disgregatae, eius suavissimo subdantur imperio; sostituendola con la frase ut tota creatura, a servitute liberata, tuae maiestati deserviat, ac te sine fine collaudet: prima c’era un peccato da redimere, ora c’è da donare la liberté ai proletari …
Si presentò la riforma liturgica come una rivoluzione imposta dal Concilio, e inconciliabile con i principi liturgici preconciliari.
Finalmente, con la riforma, si cominciava a capire, recedevano le tenebre, e sorgeva la luce: non era illuminismo romantico, ma storia ecclesiastica! Posto il dialogo postconciliare con il Popolo di Dio; posto il principio che l’autorità è servizio, e si deve porre in ascolto del Popolo di Dio, per imparare dal medesimo quanto lo Spirito ispira ai fedeli, per intuirne i desideri, per assecondarli; ebbene, posto tutto ciò, si fece la riforma senza interpellare il Popolo di Dio, contro ogni sua aspettativa, e gli si volle far intendere che era stata fatta affinché capisse: mentre era stata fatta ad uso e consumo dei protestanti, con il concorso dei medesimi, sottoposta al nihil obstat degli stessi.
L’aria per l’anima del cattolico è la sua liturgia. Toglietegli quest’aria, e morirà asfissiato. Ci si poteva attendere una rifioritura del Cattolicesimo, annaffiando le diocesi, le parrocchie, le missioni, gli istituti religiosi anche contemplativi, con i rivoli di una liturgia riformata in senso protestantico? …
Eppure si parla di pluralismo anche nel campo liturgico, pluralismo in forza del quale si fanno danzare gli aborigeni dell’Australia, liturgicamente nudi, davanti al delegato pontificio, e si fanno partecipare pare alla Messa, detta nella loro bella lingua, secondo i riti che servirono loro fino a poco prima per onorare il demonio: pluralismo in forza del quale non si permette però a un sacerdote cattolico di celebrare la Messa della sua ordinazione sacerdotale, quella di sempre, quella di tutti i Santi finora canonizzati né al cattolico di assistervi, se non nelle Catacombe. Evviva gli iconoclasti, che per lo meno, distruggendo le immagini sacre, non dicevano: “Le stiamo restaurando!” e tagliando la testa agli iconoduli, non dicevano: “Pensate come volete, siamo in tempi di pluralismo” …
Si confrontino le Messe del Missale Romanum con quello del neo-Messale Romano, e se non furono abolite, perché inepurabili si vedrà come sono state epurate inesorabilmente in senso protestantico e modernistico-teilhardiano, il che è ancor peggio.
Si veda nel neo-Messale le Messe di Cristo Re e quella dell’Evangelizzazione dei Popoli. Questa ricalca l’antica Missa pro fidei propagatione, ma con la colletta epurata della frase et omnes cognoscant te solum Deum verum, et quem misisti, Jesum Christum Dominum Nostrum. Ora ai popoli si deve evangelizzare il progresso! E’ giusto che la nuova lex orandi si adegui alla nuova lex credendi. L’altra, la Messa di Cristo Re, elimina dalla colletta la frase ut cunctae familiae gentium, peccati vulnere disgregatae, eius suavissimo subdantur imperio; sostituendola con la frase ut tota creatura, a servitute liberata, tuae maiestati deserviat, ac te sine fine collaudet: prima c’era un peccato da redimere, ora c’è da donare la liberté ai proletari …
Si presentò la riforma liturgica come una rivoluzione imposta dal Concilio, e inconciliabile con i principi liturgici preconciliari.
❤2👏1
Poi gli stessi apologeti e fabbricatori della riforma, la presentarono più moderatamente come opera di restauro, cominciata timidamente, su di un qualche particolare, senza sapere bene che cosa si sarebbe trovato sotto le prime incrostazioni; e poi via via, togliendo un’incrostazione dopo l’altra, ha avuto il risultato che tutti sanno. Tutto ciò è menzogna e contraddizione!
La neo-mini-Messa, non più specificamente cattolica, ma ecumenica, più esattamente semiecumenica, poiché tollerabile per i protestanti, ma scandalosa per gli ortodossi, venne concepita in partenza, e si fissarono i tempi di marcia per farla avanzare totalmente in tutto l’orbe cattolico, sia pure senza avere esaminato in partenza tutte le implicanze di detta operazione, trasportati da un ça ira romanticamente ottimistico; predisponendo tuttavia tutti i mezzi possibili di pressione psicologica e di lavatura del
cervello, ben noti agli esperti in umanità, e così raffinati dall’esperienza marxista …
Si ebbe però vergogna di dire che la riforma della Messa, con annessi e connessi, aveva come scopo di toglierle quel carattere specificamente cattolico, che la rendeva tanto detestabile agli occhi di Lutero; e si disse che la si voleva semplicemente rendere comprensibile al popolo d’oggi giorno, rendendola quale era compresa dal popolo di tanti secoli fa; e tutto ciò fu chiamato ritorno alle origini e aggiornamento: proprio la stessa cosa! Non la si capiva? Bastava spiegarla, bastava tradurla! No, non poteva bastare tradurla, perché la si voleva tradire.
Si dice che il meglio del Concilio Vaticano II sia la sua dottrina sulla Chiesa e la riforma liturgica. Effettivamente e l’una e l’altra sono strettamente connesse: quella indica la meta, l’Ecumenismo; questa ne determina il mezzo principale, la neoliturgia, non più specificamente cattolica …
Bisogna opporsi ad esse, come fecero quei venti e quel torrente straripante di cui parla Nostro Signore Gesù Cristo nella conclusione del discorso della Montagna.
[1] Cfr. Breve esame critico del Novus Ordo Missae.
[2] Il riferimento è al discorso tenuto da Paolo VI il 26 novembre 1969
La neo-mini-Messa, non più specificamente cattolica, ma ecumenica, più esattamente semiecumenica, poiché tollerabile per i protestanti, ma scandalosa per gli ortodossi, venne concepita in partenza, e si fissarono i tempi di marcia per farla avanzare totalmente in tutto l’orbe cattolico, sia pure senza avere esaminato in partenza tutte le implicanze di detta operazione, trasportati da un ça ira romanticamente ottimistico; predisponendo tuttavia tutti i mezzi possibili di pressione psicologica e di lavatura del
cervello, ben noti agli esperti in umanità, e così raffinati dall’esperienza marxista …
Si ebbe però vergogna di dire che la riforma della Messa, con annessi e connessi, aveva come scopo di toglierle quel carattere specificamente cattolico, che la rendeva tanto detestabile agli occhi di Lutero; e si disse che la si voleva semplicemente rendere comprensibile al popolo d’oggi giorno, rendendola quale era compresa dal popolo di tanti secoli fa; e tutto ciò fu chiamato ritorno alle origini e aggiornamento: proprio la stessa cosa! Non la si capiva? Bastava spiegarla, bastava tradurla! No, non poteva bastare tradurla, perché la si voleva tradire.
Si dice che il meglio del Concilio Vaticano II sia la sua dottrina sulla Chiesa e la riforma liturgica. Effettivamente e l’una e l’altra sono strettamente connesse: quella indica la meta, l’Ecumenismo; questa ne determina il mezzo principale, la neoliturgia, non più specificamente cattolica …
Bisogna opporsi ad esse, come fecero quei venti e quel torrente straripante di cui parla Nostro Signore Gesù Cristo nella conclusione del discorso della Montagna.
[1] Cfr. Breve esame critico del Novus Ordo Missae.
[2] Il riferimento è al discorso tenuto da Paolo VI il 26 novembre 1969
👏7❤2
Cari amici, vorrei porre alla vostra attenzione l’iniziativa di Mons. Suetta “La campana dei bimbi non nati”. Al di là delle differenti sensibilità ecclesiali e visioni della pur evidente crisi nella Chiesa, ritengo che sia condivisibile da tutti, e direi anche che rappresenti un’occasione da non perdere per mostrare al mondo che la Chiesa, nonostante le sue ferite, è viva e lotta contro uno dei più grandi abomini della storia umana, l’aborto.
A voi piacerebbe che dalla vostra parrocchia, anche se per motivi di visione ecclesiale non frequentate, risuonino le campane per ribadire che ogni vita umana è sacra fin la concepimento? A me si, e mi adopererò per farlo. E voi, che ne pensate?
A voi piacerebbe che dalla vostra parrocchia, anche se per motivi di visione ecclesiale non frequentate, risuonino le campane per ribadire che ogni vita umana è sacra fin la concepimento? A me si, e mi adopererò per farlo. E voi, che ne pensate?
👍22❤1
Sono stato intervistato dall'Avv. Longo di Pro life Insieme, in merito all'iniziativa di Mons. Suetta "La campana dei bimbi non nati": https://prolifeinsieme.it/mons-suetta-gli-inviti-alla-sequela-della-campana-della-vita/
Prolife Insieme
Mons. Suetta, gli inviti alla sequela della Campana della Vita Prolife Insieme
A fronte di proteste di alcune organizzazioni “abortiste”,monta una ventata di solidarietà di parrocchie e di fedeli in tutto il paese.
❤13
Eresie: quo Davos? Dopo il recente incontro di Davos, sembrano cambiare gli scenari che nella storia recente hanno determinato lo scacchiere mondiale, ne parliamo con i Dott.ri Andrea Giacobazzi e Roberto Pecchioli
https://www.youtube.com/watch?v=Yv-B_bXc-sI
https://www.youtube.com/watch?v=Yv-B_bXc-sI
YouTube
Eresie: quo Davos? I destini del mondo dopo l'ultimo vertice di Davos. A. Giacobazzi, R. Pecchioli
Dopo il recente incontro di Davos, sembrano cambiare gli scenari che nella storia recente hanno determinato lo scacchiere mondiale, ne parliamo con i Dott.ri Andrea Giacobazzi e Roberto Pecchioli
Iscriviti al canale Telegram: t.me/SICUT_DIXIT
Per sostenere…
Iscriviti al canale Telegram: t.me/SICUT_DIXIT
Per sostenere…
❤1