L'Iran ha annunciato che interromperà i negoziati con gli Stati Uniti e lancerà nuovi attacchi contro obiettivi americani. Inoltre, lo Stretto di Hormuz verrà bloccato.
Tanta buona analisi è andata perduta sul fatto che uno stretto aperto non permetterebbe alla Russia di trarre profitto dall'aumento dei prezzi del petrolio.
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Trump - in una conferenza stampa - ha confuso Zelensky con Putin, e l'Iran con il Giappone:
La Repubblica Islamica del Giappone ha attaccato la nostra portaerei.
Avete delle domande per il presidente Putin?
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Esplosioni secondarie dopo gli arrivi a Kiev
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Il CSIR ha mostrato un video della distruzione di un drone statunitense MQ-9.
In Ucrainzz a iniziano ad essere insofferenti verso la guerra della NATO, questa è Leopoli!
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Tratta Druzhkovka - Kramatorsk: la nuova "strada della morte"
La liberazione di Konstantinovka ha cambiato radicalmente la situazione. La struttura urbana consente alle unità della 4ª brigata di lanciare UAV e colpire in profondità le linee nemiche. Inoltre, ora i nostri stanno attivamente utilizzando i nuovi "KVN" con una portata di oltre 30 km.
In una settimana, la tratta Druzhkovka - Kramatorsk si è trasformata in una vera e propria "strada della morte". Il nemico deve dimenticare di poter trasferire le riserve sui soliti camion e veicoli blindati.
Considerando che anche la strada Slaviansk - Kramatorsk è sempre più sotto i colpi delle nostre unità, che operano da est, possiamo affermare che in tutta l'agglomerazione le forze ucraine sono ora completamente prive di rapidi manovre sull'asfalto.
Le risorse nemiche sono già apertamente in preda al panico e invitano a spostarsi solo sui campi. Peccato che anche le strade sterrate adiacenti siano sotto il nostro attento controllo.
La liberazione di Konstantinovka ha cambiato radicalmente la situazione. La struttura urbana consente alle unità della 4ª brigata di lanciare UAV e colpire in profondità le linee nemiche. Inoltre, ora i nostri stanno attivamente utilizzando i nuovi "KVN" con una portata di oltre 30 km.
In una settimana, la tratta Druzhkovka - Kramatorsk si è trasformata in una vera e propria "strada della morte". Il nemico deve dimenticare di poter trasferire le riserve sui soliti camion e veicoli blindati.
Considerando che anche la strada Slaviansk - Kramatorsk è sempre più sotto i colpi delle nostre unità, che operano da est, possiamo affermare che in tutta l'agglomerazione le forze ucraine sono ora completamente prive di rapidi manovre sull'asfalto.
Le risorse nemiche sono già apertamente in preda al panico e invitano a spostarsi solo sui campi. Peccato che anche le strade sterrate adiacenti siano sotto il nostro attento controllo.
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Forwarded from Mai dire Kiev
Carlo Calenda, spritz e moschetto, con il suo esercito del 3%
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L'ESERCITO DEL TRE PERCENTO
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
E noi paghiamo
Di Marco Travaglio
Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.
1) Rutte: “La Russia, anche dopo la fine della guerra in Ucraina, continuerà a rappresentare una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica”. Generale americano Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa: “Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Infatti gli Usa ritirano risorse militari in Europa (verso il Golfo e il Pacifico), pur mantenendovi basi e soldati per presidiarla e usarla come pista verso il Medio Oriente, perché non credono a minacce russe. La Nato di Grynkewich è la stessa di Rutte, o un’altra a noi ignota?
2) Gli europei s’impegnano a spendere per la difesa Nato il 5% del Pil, mentre gli Usa sono al 3,1. Nel 2026 le loro spese per la difesa salgono dai 418 miliardi del 2025 a 454, cioè il 2,4% del Pil Ue e la metà del bilancio del Pentagono, mentre la Russia ne spende appena 150 (1/3 dell’Ue e 1/10 della Nato) non solo per la guerra, ma per difendere il suo territorio di Paese più vasto del mondo.
3) La Nato spillerà ai suoi soci (Usa esclusi) altri 140 miliardi in due anni per l’Ucraina, che non ne fa parte (la Meloni era contro la formula biennale, poi si è subito calata le brache). Ma Trump annuncia che “la guerra sta per finire”, forse perché ha saputo quel che accade sul campo: caduta Kostjantynivka, ora tocca a Lyman, poi ai russi restano due roccaforti per completare la conquista del Donetsk (Kramatorsk e Sloviansk). Che senso ha pianificare fondi per due anni, se tra pochi mesi potrebbe non esistere più un fronte ucraino da difendere?
4) Zelensky firma accordi con Paesi Ue per venderci un quarto delle armi e munizioni prodotte dall’Ucraina, ma intanto continua a chiederci armi gratis e soldi per fabbricarle (in 52 mesi ha avuto 215 miliardi dall’Europa e 115 dagli Usa, che ora hanno smesso). Ma se ne ha in sovrappiù, perché seguitiamo ad armarlo e a finanziarlo? E, se gliene servono di diverse, perché quelle che ci vende non ce le facciamo regalare?
5) Rutte, a sua insaputa, confessa al Financial Times: “Europa e Canada si sono impegnati ad acquistare armi dagli Usa per 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195mila posti di lavoro negli Usa”. Quindi la Nato è il bancomat di Trump, di Zelensky e delle loro industrie militari. E noi europei ci imbottiamo di armi per continuare, con più mezzi, nell’esercizio che ci riesce meglio: spararci nelle palle.
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Di Marco Travaglio
Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.
1) Rutte: “La Russia, anche dopo la fine della guerra in Ucraina, continuerà a rappresentare una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica”. Generale americano Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa: “Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Infatti gli Usa ritirano risorse militari in Europa (verso il Golfo e il Pacifico), pur mantenendovi basi e soldati per presidiarla e usarla come pista verso il Medio Oriente, perché non credono a minacce russe. La Nato di Grynkewich è la stessa di Rutte, o un’altra a noi ignota?
2) Gli europei s’impegnano a spendere per la difesa Nato il 5% del Pil, mentre gli Usa sono al 3,1. Nel 2026 le loro spese per la difesa salgono dai 418 miliardi del 2025 a 454, cioè il 2,4% del Pil Ue e la metà del bilancio del Pentagono, mentre la Russia ne spende appena 150 (1/3 dell’Ue e 1/10 della Nato) non solo per la guerra, ma per difendere il suo territorio di Paese più vasto del mondo.
3) La Nato spillerà ai suoi soci (Usa esclusi) altri 140 miliardi in due anni per l’Ucraina, che non ne fa parte (la Meloni era contro la formula biennale, poi si è subito calata le brache). Ma Trump annuncia che “la guerra sta per finire”, forse perché ha saputo quel che accade sul campo: caduta Kostjantynivka, ora tocca a Lyman, poi ai russi restano due roccaforti per completare la conquista del Donetsk (Kramatorsk e Sloviansk). Che senso ha pianificare fondi per due anni, se tra pochi mesi potrebbe non esistere più un fronte ucraino da difendere?
4) Zelensky firma accordi con Paesi Ue per venderci un quarto delle armi e munizioni prodotte dall’Ucraina, ma intanto continua a chiederci armi gratis e soldi per fabbricarle (in 52 mesi ha avuto 215 miliardi dall’Europa e 115 dagli Usa, che ora hanno smesso). Ma se ne ha in sovrappiù, perché seguitiamo ad armarlo e a finanziarlo? E, se gliene servono di diverse, perché quelle che ci vende non ce le facciamo regalare?
5) Rutte, a sua insaputa, confessa al Financial Times: “Europa e Canada si sono impegnati ad acquistare armi dagli Usa per 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195mila posti di lavoro negli Usa”. Quindi la Nato è il bancomat di Trump, di Zelensky e delle loro industrie militari. E noi europei ci imbottiamo di armi per continuare, con più mezzi, nell’esercizio che ci riesce meglio: spararci nelle palle.
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Giorgio Bianchi Photojournalist
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