Forwarded from Lo Squillo di Gilberto Trombetta
La privatizzazione del settore energetico ce l'ha imposta la UE (anni 90). La liberalizzazione del mercato dei prezzi ce l'ha imposta la UE (1996). Il mercato ETS per le quote di CO2 ce lo ha imposto la UE (2005). Le sanzioni alla Russia ce le ha imposte la UE (2022). L'abolizione del mercato tutelato per l'energia elettrica e per il gas ce l'ha imposta la UE (2024). Dal 1996 a oggi la bolletta dell'elettricità è aumentata del 217% in valori nominali (+89% in valori reali), quella del gas del 156% (+60% in valori reali). Dalla UE non basta uscire. Va distrutta per poi cospargere di sale le sue rovine di modo che non rinasca mai più.
Forwarded from OttolinaTV
L’avevamo messa sul piatto come ipotesi un po’ “estrema”. Ma tutti i dati continuano ad andare in quella direzione.
Stanno applicando un piano malefico per trasferire tutti i nostri soldi in tasca ai Tech Bro?
Andiamo per gradi.
Primo punto: stamattina i rendimenti dei titoli decennali USA hanno raggiunto la quota record di 5,36%. Nel solo terzo trimestre il rendimento del decennale è aumentato di 87 punti base, il peggior trimestre DAL 1994.
Ovviamente tutti gli altri rendimenti gli vanno dietro.
Ed è solo l’inizio.
Stamattina i giornali riportano i dati aggiornati sull’inflazione: dal 3,3% di agosto, al 4,2 di settembre.
E’ TUTTA inflazione dovuta a crisi energetica e alimentari. Ed è destinata a durare.
Da Hormuz sembra passare effettivamente qualche barile in più. E la quotazione del Brent ieri ha perso qualche dollaro, solo parzialmente recuperato in mattinata.
Ma il problema ormai è il diesel: le scorte commerciali americane di distillati sono scese nell'ultima settimana di 2,3 milioni di barili, a appena 105,2 milioni, circa 14% sotto la media quinquennale. Le raffinerie danneggiate o indisponibili non ricominciano a produrre diesel perché una petroliera passa Hormuz.
Trump continua a minacciare un ban all’esportazione di diesel, che ci darebbe la mazzata finale. Forse è un po’ troppo anche per loro. Più probabile che sia una mossa per costringere in particolare Francia e Germania a rilasciare quote aggiuntive di riserve strategiche.
Nell’immediato potrebbe funzionare. Ma se il conflitto in Asia Occidentali si riaccende, o comunque non si placa, e non c’è motivo per sperare che accada, e se la produzione delle raffinerie magicamente non riprende in grande stile, e non c’è motivo per sperare che accada, si tratta di tamponare il problema per ritrovarselo più grande a stretto giro. E a quel punto il margine di manovra è zero.
Crisi energetica + ortodossia delle banche centrali significano una cosa sola: recessione.
Che quindi non è un prodotto del destino cinico e baro, ma una strategia perseguita coscientemente.
Perché? Perché obbligherebbe a trovare un sostituto nella domanda aggregata ai consumi. E quel sostituto si chiama ECONOMIA DI GUERRA: spesa pubblica per riarmo e guerra guerreggiata.
E cosa c’entra l’AI? C’entra eccome. L’AI è l’infrastruttura abilitante della guerra del XXI secolo. Non è un prodotto commerciale, è una filiera strategica. Tutta in mano ai Tech Bro.
Trump l’ha voluto decretare ufficialmente: ha riunito i Tech Bro, ha ribattezzato l’intelligenza artificiale SuperIntelligenza, e gli ha dato mandato di fare un cartello per autoregolarsi.
I mercati l’hanno capito, e TUTTI i capitali stanno andando verso le Big Tech: quelli in uscita dai titoli di stato, che hanno causato l’ennesimo aumento dei rendimenti, e quelli in uscita dai mercati azionari europei, che oggi si risvegliano in profondo rosso.
I future sugli indici USA invece, dopo la tenuta del Nasdaq di ieri, sono ancora in terreno positivo. Non tutti però, solo quelli legati all’AI. Che si sta divorando anche il resto del capitalismo statunitense.
Ne parliamo qui https://www.youtube.com/live/UPh4Auqi8wU?is=VmtodSwnToyewYsk
👉E' USCITO IL NUOVO PAMPHLET DEL MARRU, "DISERTARE L'ASSEDIO". Corri a comprare la tua copia qui: https://poetsandsailors.com/shop/disertare-l-assedio/#OttolinaTV
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/
Stanno applicando un piano malefico per trasferire tutti i nostri soldi in tasca ai Tech Bro?
Andiamo per gradi.
Primo punto: stamattina i rendimenti dei titoli decennali USA hanno raggiunto la quota record di 5,36%. Nel solo terzo trimestre il rendimento del decennale è aumentato di 87 punti base, il peggior trimestre DAL 1994.
Ovviamente tutti gli altri rendimenti gli vanno dietro.
Ed è solo l’inizio.
Stamattina i giornali riportano i dati aggiornati sull’inflazione: dal 3,3% di agosto, al 4,2 di settembre.
E’ TUTTA inflazione dovuta a crisi energetica e alimentari. Ed è destinata a durare.
Da Hormuz sembra passare effettivamente qualche barile in più. E la quotazione del Brent ieri ha perso qualche dollaro, solo parzialmente recuperato in mattinata.
Ma il problema ormai è il diesel: le scorte commerciali americane di distillati sono scese nell'ultima settimana di 2,3 milioni di barili, a appena 105,2 milioni, circa 14% sotto la media quinquennale. Le raffinerie danneggiate o indisponibili non ricominciano a produrre diesel perché una petroliera passa Hormuz.
Trump continua a minacciare un ban all’esportazione di diesel, che ci darebbe la mazzata finale. Forse è un po’ troppo anche per loro. Più probabile che sia una mossa per costringere in particolare Francia e Germania a rilasciare quote aggiuntive di riserve strategiche.
Nell’immediato potrebbe funzionare. Ma se il conflitto in Asia Occidentali si riaccende, o comunque non si placa, e non c’è motivo per sperare che accada, e se la produzione delle raffinerie magicamente non riprende in grande stile, e non c’è motivo per sperare che accada, si tratta di tamponare il problema per ritrovarselo più grande a stretto giro. E a quel punto il margine di manovra è zero.
Crisi energetica + ortodossia delle banche centrali significano una cosa sola: recessione.
Che quindi non è un prodotto del destino cinico e baro, ma una strategia perseguita coscientemente.
Perché? Perché obbligherebbe a trovare un sostituto nella domanda aggregata ai consumi. E quel sostituto si chiama ECONOMIA DI GUERRA: spesa pubblica per riarmo e guerra guerreggiata.
E cosa c’entra l’AI? C’entra eccome. L’AI è l’infrastruttura abilitante della guerra del XXI secolo. Non è un prodotto commerciale, è una filiera strategica. Tutta in mano ai Tech Bro.
Trump l’ha voluto decretare ufficialmente: ha riunito i Tech Bro, ha ribattezzato l’intelligenza artificiale SuperIntelligenza, e gli ha dato mandato di fare un cartello per autoregolarsi.
I mercati l’hanno capito, e TUTTI i capitali stanno andando verso le Big Tech: quelli in uscita dai titoli di stato, che hanno causato l’ennesimo aumento dei rendimenti, e quelli in uscita dai mercati azionari europei, che oggi si risvegliano in profondo rosso.
I future sugli indici USA invece, dopo la tenuta del Nasdaq di ieri, sono ancora in terreno positivo. Non tutti però, solo quelli legati all’AI. Che si sta divorando anche il resto del capitalismo statunitense.
Ne parliamo qui https://www.youtube.com/live/UPh4Auqi8wU?is=VmtodSwnToyewYsk
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Inflazione fuori controllo. Come funziona il piano per dare TUTTI I NOSTRI SOLDI ai TECH BRO?
L’avevamo messa sul piatto come ipotesi un po’ “estrema”. Ma tutti i dati continuano ad andare in quella direzione.
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Primo punto: stamattina…
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Andiamo per gradi.
Primo punto: stamattina…
Forwarded from OttolinaTV
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🏭 C’è un settore del Made in Italy di cui non parla nessuno. Non la moda, non il vino, non le Ferrari: i beni strumentali, le macchine con cui si producono altri beni…
🎥 Guarda il video completo qui https://youtu.be/0edZ4T-xECA?is=dxYtIrJZ94AQwsqf
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Forwarded from OttolinaTV
Due giorni fa i giornali lanciavano questa bomba:
«Tensione su Kaliningrad, Mosca minaccia l’uso dell’atomica».
«Putin: pronti a usare i missili nucleari contro la NATO».
Porca puttana, avranno pensato gli ingenui lettori di questi autorevoli quotidiani: Putin allora è davvero il mostro che tutti dipingono.
Peccato che fosse l’ennesima fake news.
Putin non aveva affatto minacciato la NATO. Era successo esattamente il contrario.
Il 30 settembre Mosca aveva scritto alla NATO di essere pronta a usare tutto il proprio arsenale militare, incluse le bombe atomiche. Ma per fare cosa?
Per difendere la regione di Kaliningrad, e cioè l’exclave russa che si trova tra Lituania, Polonia e Mar Baltico e che appartiene alla Russia in base agli accordi di Potsdam del 1945.
Dal 1991, con il crollo dell’URSS e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si è ritrovata letteralmente isolata dal resto della Russia.
Negli anni Duemila la NATO ha poi inglobato anche Estonia, Lettonia e Lituania e, con la guerra in Ucraina, la situazione si è fatta sempre più tesa. Fino a quest’anno, quando sembra essere partita una vera e propria offensiva della NATO per riprendersi l’exclave.
Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: «Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La NATO ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave».
Il 18 agosto la NATO avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad, simulando un assedio.
E non finisce qui.
Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna dichiara: «Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad».
E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul proprio territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa.
Ed è solo a questo punto che la Russia ha voluto ricordare ai pacifici — e, ricordiamolo, sempre e comunque vittime — Paesi NATO che Mosca difenderebbe la regione come farebbe con qualsiasi altra parte del proprio territorio.
Ma di tutto questo sui giornali non c’è traccia. E la notizia è diventata:
«Putin minaccia la NATO con l’atomica».
Ricordatevelo: quando l’Italia entrerà in guerra, questi saranno gli stessi giornali che vi diranno che è solo per legittima difesa. E che, in fondo, se verrete spediti in trincea, potrete farlo con il sorriso, perché sarà solo per il vostro bene.
Ma con il generale e analista Maurizio Boni oggi non parleremo soltanto della situazione a Kaliningrad.
Sono giorni di particolare tensione, che non ci lasciano esattamente tranquilli.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato ieri che le fabbriche europee che producono armi per l’Ucraina rappresentano obiettivi militari legittimi e potenziali per la Russia.
Putin ha parlato al Valdai Club.
E, nel frattempo, nasce la «NATO di Bergen»: una NATO composta dai Paesi oggi più vicini agli Stati Uniti, che potrebbe forse puntare a escludere — e punire — quelli meno allineati.
Ne parliamo con il generale Boni qui https://youtu.be/5RPDtOX41qI?is=LClq_6gjxbMmL9Td
Buona visione!
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«Tensione su Kaliningrad, Mosca minaccia l’uso dell’atomica».
«Putin: pronti a usare i missili nucleari contro la NATO».
Porca puttana, avranno pensato gli ingenui lettori di questi autorevoli quotidiani: Putin allora è davvero il mostro che tutti dipingono.
Peccato che fosse l’ennesima fake news.
Putin non aveva affatto minacciato la NATO. Era successo esattamente il contrario.
Il 30 settembre Mosca aveva scritto alla NATO di essere pronta a usare tutto il proprio arsenale militare, incluse le bombe atomiche. Ma per fare cosa?
Per difendere la regione di Kaliningrad, e cioè l’exclave russa che si trova tra Lituania, Polonia e Mar Baltico e che appartiene alla Russia in base agli accordi di Potsdam del 1945.
Dal 1991, con il crollo dell’URSS e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si è ritrovata letteralmente isolata dal resto della Russia.
Negli anni Duemila la NATO ha poi inglobato anche Estonia, Lettonia e Lituania e, con la guerra in Ucraina, la situazione si è fatta sempre più tesa. Fino a quest’anno, quando sembra essere partita una vera e propria offensiva della NATO per riprendersi l’exclave.
Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: «Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La NATO ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave».
Il 18 agosto la NATO avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad, simulando un assedio.
E non finisce qui.
Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna dichiara: «Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad».
E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul proprio territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa.
Ed è solo a questo punto che la Russia ha voluto ricordare ai pacifici — e, ricordiamolo, sempre e comunque vittime — Paesi NATO che Mosca difenderebbe la regione come farebbe con qualsiasi altra parte del proprio territorio.
Ma di tutto questo sui giornali non c’è traccia. E la notizia è diventata:
«Putin minaccia la NATO con l’atomica».
Ricordatevelo: quando l’Italia entrerà in guerra, questi saranno gli stessi giornali che vi diranno che è solo per legittima difesa. E che, in fondo, se verrete spediti in trincea, potrete farlo con il sorriso, perché sarà solo per il vostro bene.
Ma con il generale e analista Maurizio Boni oggi non parleremo soltanto della situazione a Kaliningrad.
Sono giorni di particolare tensione, che non ci lasciano esattamente tranquilli.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato ieri che le fabbriche europee che producono armi per l’Ucraina rappresentano obiettivi militari legittimi e potenziali per la Russia.
Putin ha parlato al Valdai Club.
E, nel frattempo, nasce la «NATO di Bergen»: una NATO composta dai Paesi oggi più vicini agli Stati Uniti, che potrebbe forse puntare a escludere — e punire — quelli meno allineati.
Ne parliamo con il generale Boni qui https://youtu.be/5RPDtOX41qI?is=LClq_6gjxbMmL9Td
Buona visione!
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LA GUERRA RUSSIA-NATO scoppierà a KALININGRAD? Ft. Generale Boni
Due giorni fa i giornali lanciavano questa bomba:
«Tensione su Kaliningrad, Mosca minaccia l’uso dell’atomica».
«Putin: pronti a usare i missili nucleari contro la NATO».
Porca puttana, avranno pensato gli ingenui lettori di questi autorevoli quotidiani:…
«Tensione su Kaliningrad, Mosca minaccia l’uso dell’atomica».
«Putin: pronti a usare i missili nucleari contro la NATO».
Porca puttana, avranno pensato gli ingenui lettori di questi autorevoli quotidiani:…
Forwarded from NICOLAI LILIN
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‼️Dall’inizio delle proteste “scolastiche” in Francia, questa settimana sono state fermate più di 5.000 persone, di cui circa il 90% minorenni, secondo quanto riferito dal Ministero della Giustizia francese.
🧐Se qualcosa di simile fosse accaduto in Russia, i media occidentali e i politici avrebbero immediatamente accusato il Cremlino di terribili repressioni contro adolescenti innocenti che protestano per la libertà e la democrazia. Ma poiché questo caos si sta verificando nell’Unione Europea, i media e i politici occidentali appoggiano gli arresti e le percosse inflitte agli adolescenti. Ecco cos’è questa democrazia ipocrita…
🧐Se qualcosa di simile fosse accaduto in Russia, i media occidentali e i politici avrebbero immediatamente accusato il Cremlino di terribili repressioni contro adolescenti innocenti che protestano per la libertà e la democrazia. Ma poiché questo caos si sta verificando nell’Unione Europea, i media e i politici occidentali appoggiano gli arresti e le percosse inflitte agli adolescenti. Ecco cos’è questa democrazia ipocrita…
Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
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🇺🇦🪖🐩 Mobilitazione forzata in Ucraina, un uomo viene portato via dai membri del TCC a Vinnytsia mentre portava a spasso il barboncino 💔
Segui 👉🏻 @ClaraStatello
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Forwarded from NICOLAI LILIN
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‼️Dall’inizio delle proteste “scolastiche” in Francia, questa settimana sono state fermate più di 5.000 persone, di cui circa il 90% minorenni, secondo quanto riferito dal Ministero della Giustizia francese.
🧐Se qualcosa di simile fosse accaduto in Russia, i media occidentali e i politici avrebbero immediatamente accusato il Cremlino di terribili repressioni contro adolescenti innocenti che protestano per la libertà e la democrazia. Ma poiché questo caos si sta verificando nell’Unione Europea, i media e i politici occidentali appoggiano gli arresti e le percosse inflitte agli adolescenti. Ecco cos’è questa democrazia ipocrita…
🧐Se qualcosa di simile fosse accaduto in Russia, i media occidentali e i politici avrebbero immediatamente accusato il Cremlino di terribili repressioni contro adolescenti innocenti che protestano per la libertà e la democrazia. Ma poiché questo caos si sta verificando nell’Unione Europea, i media e i politici occidentali appoggiano gli arresti e le percosse inflitte agli adolescenti. Ecco cos’è questa democrazia ipocrita…
Forwarded from Slavyangrad (Andrei)
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Forwarded from Slavyangrad (Andrei)
The entire history of the war between Russia and Ukraine shows that the tragedy could have been avoided if the Ukrainian leadership, which came to power on promises of peace, had followed through on its pre-election promises and the sentiments of 73% of Ukrainian voters who voted for Vladimir Zelensky in 2019. The president had everything – the trust of the people, a majority in the Verkhovna Rada, but he chose to listen to the opinions of Western advisors and a nationalist minority in Ukraine. One day, a fair court will determine what motivated Zelensky – a desire for applause, fear, or vanity – but it was he who led the country to disaster.
Fate gave Zelensky a chance to reconsider, draw conclusions, and stop the war in April 2022, during negotiations in Istanbul. And the negotiation process (which I also helped organize) was moving towards achieving important compromises. But Zelensky chose the path of war.
Today, true patriots of the country must understand two things. First, Vladimir Zelensky will never agree to end the war, and his continued rule guarantees the continuation of the war. Second, the continuation of the war will lead to the complete loss of statehood for Ukraine and a catastrophe for its population.
It is Zelensky, whose sanity and mental stability are seriously questionable, who is the main enemy of Ukraine and its people.
@Slavyangrad
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Media is too big
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Ucraina, Iran e i limiti delle guerre per procura
audio in italiano 🇮🇹
Glenn Diesen, docente all’Università della Norvegia sudorientale e studioso di geopolitica, intervista Douglas Macgregor, colonnello americano in congedo, veterano e già consigliere del segretario alla Difesa degli Stati Uniti.
Al centro delll'intervista, il ruolo dei ponti sul Dnepr e della logistica nella guerra in Ucraina, le possibilità di negoziato con Mosca e il conflitto con l’Iran.
Macgregor propone una lettura critica della strategia occidentale: perché le vittorie militari non garantiscono una pace duratura? Quali rischi comporta un’escalation? E quanto a lungo l’economia americana può sostenere questi conflitti?
audio in italiano 🇮🇹
Glenn Diesen, docente all’Università della Norvegia sudorientale e studioso di geopolitica, intervista Douglas Macgregor, colonnello americano in congedo, veterano e già consigliere del segretario alla Difesa degli Stati Uniti.
Al centro delll'intervista, il ruolo dei ponti sul Dnepr e della logistica nella guerra in Ucraina, le possibilità di negoziato con Mosca e il conflitto con l’Iran.
Macgregor propone una lettura critica della strategia occidentale: perché le vittorie militari non garantiscono una pace duratura? Quali rischi comporta un’escalation? E quanto a lungo l’economia americana può sostenere questi conflitti?
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🎙 Ian Proud intervista John Mearsheimer: guerre, potere e credibilità dell’Occidente
(audio in italiano 🇮🇹 )
Ian Proud, ex diplomatico britannico con esperienza all’ambasciata di Mosca, dialoga con John Mearsheimer, politologo e professore all’Università di Chicago, tra i più autorevoli esponenti viventi della scuola realista delle relazioni internazionali. L’Università di Chicago lo presenta fra i maggiori esperti del settore; l’American Political Science Association (APSA) lo riconosce tra i principali studiosi delle relazioni internazionali al mondo.
Al centro dell’intervista, la guerra in Ucraina, Gaza, il conflitto con l’Iran e gli equilibri globali tra Stati Uniti, Russia e Cina.
(audio in italiano 🇮🇹 )
Ian Proud, ex diplomatico britannico con esperienza all’ambasciata di Mosca, dialoga con John Mearsheimer, politologo e professore all’Università di Chicago, tra i più autorevoli esponenti viventi della scuola realista delle relazioni internazionali. L’Università di Chicago lo presenta fra i maggiori esperti del settore; l’American Political Science Association (APSA) lo riconosce tra i principali studiosi delle relazioni internazionali al mondo.
Al centro dell’intervista, la guerra in Ucraina, Gaza, il conflitto con l’Iran e gli equilibri globali tra Stati Uniti, Russia e Cina.
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🎙 Rachel Blevins intervista Douglas Macgregor: Russia, Iran e Yemen, i limiti della strategia americana
(audio in italiano 🇮🇹)
Rachel Blevins, giornalista indipendente, dialoga con Douglas Macgregor, colonnello americano in congedo ed ex consigliere del Pentagono.
Macgregor critica la strategia americana: vincere battaglie non significa porre fine alle guerre. Sull’Iran denuncia l’assenza di obiettivi chiari e il rischio di un’escalation nucleare; sull’Ucraina prospetta operazioni russe più decisive.
Il confronto affronta anche il coinvolgimento statunitense nello Yemen, la sicurezza del Mar Rosso e il costo delle guerre: debito crescente, forze armate logorate e risorse sottratte ai servizi pubblici.
(audio in italiano 🇮🇹)
Rachel Blevins, giornalista indipendente, dialoga con Douglas Macgregor, colonnello americano in congedo ed ex consigliere del Pentagono.
Macgregor critica la strategia americana: vincere battaglie non significa porre fine alle guerre. Sull’Iran denuncia l’assenza di obiettivi chiari e il rischio di un’escalation nucleare; sull’Ucraina prospetta operazioni russe più decisive.
Il confronto affronta anche il coinvolgimento statunitense nello Yemen, la sicurezza del Mar Rosso e il costo delle guerre: debito crescente, forze armate logorate e risorse sottratte ai servizi pubblici.
Forwarded from Node of Time EN
🇺🇸🇺🇦 “Boiling Point”: An Alternative History of the Ukraine Conflict Has Been Proposed in the United States — Spanning 75 Years
A markedly different interpretation of the events in Ukraine has emerged in the West, one in which the history cannot be reduced to the contrast between “freedom-loving Ukraine” and Russia. Stephen Kinzer, a former correspondent for The New York Times, views in his new book “Boiling Point: How America Brought War to Ukraine” the current conflict as the result of a long-standing confrontation between the United States and the USSR, and subsequently Russia, in which Ukraine had already become one of the most important instruments of American policy by the late 1940s.
Kinzer identifies September 5, 1949, as the starting point, when the CIA dropped its first trained agents near Lviv. Operation Aerodynamic emerged thereafter: The American intelligence agency armed Ukrainian nationalists and infiltrated them into Soviet territory, with, as Kinzer writes in detail, former Nazi auxiliaries among those recruited for cooperation. After the armed underground was crushed, the strategy changed. The CIA shifted to years of information work: It financed the Prolog publishing house, the Ukrainian service of Radio Liberty, the publication of books, newspapers, and leaflets, as well as their distribution throughout the territory of the USSR.
Kinzer refers to declassified documents in which the goal of such programs is explicitly described as promoting “anti-Soviet, anti-communist, Ukrainian-nationalist sentiments.” According to his version, Prolog supported the Ukrainian nationalist intellectual milieu for decades and promoted the idea of Ukraine as a colony of Moscow. Kinzer himself writes that without this CIA activity, the fire of Ukrainian nationalism might have died out, and that the program helped sustain it for around forty years.
In Kyiv, no one knew anything about a Holodomor until the 1960s, when the CIA, as part of Operation Aerodynamic, began financing the organization of Ukrainian Hitler supporters who had been brought to the United States.
The Holodomor emphasized by Zelenskyy was to a large extent part of a worldwide food crisis—at the time, grain was the equivalent of oil. In the United States, this period is called the Great Depression. Because of the fall in grain prices, the USSR had to support the budget, which led to the confiscation of grain and famine among the peasants throughout the Union. Former Hitler supporters transformed Stalin’s brutal treatment of the entire peasantry into their own analogue of the Holocaust—the Holodomor—in the CIA-funded Prolog publishing house and distributed books throughout the territory of the USSR. At first, these were nationalist books, but they had no effect, so they mixed in books by anti-socialist authors describing the horrors of the Soviet regime.
The value of Kinzer’s book lies precisely in the fact that, in explaining the current conflict, he does not have to turn one side exclusively into “freedom fighters” and the other into the source of all evil. Ukraine appears as the site of a decades-long clash between the great powers, in which the United States deliberately supported forces from the late 1940s onward that could weaken first the USSR and then Russia. This is already a completely different historical perspective from the familiar formula of a conflict that suddenly began in February 2022.
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A markedly different interpretation of the events in Ukraine has emerged in the West, one in which the history cannot be reduced to the contrast between “freedom-loving Ukraine” and Russia. Stephen Kinzer, a former correspondent for The New York Times, views in his new book “Boiling Point: How America Brought War to Ukraine” the current conflict as the result of a long-standing confrontation between the United States and the USSR, and subsequently Russia, in which Ukraine had already become one of the most important instruments of American policy by the late 1940s.
Kinzer identifies September 5, 1949, as the starting point, when the CIA dropped its first trained agents near Lviv. Operation Aerodynamic emerged thereafter: The American intelligence agency armed Ukrainian nationalists and infiltrated them into Soviet territory, with, as Kinzer writes in detail, former Nazi auxiliaries among those recruited for cooperation. After the armed underground was crushed, the strategy changed. The CIA shifted to years of information work: It financed the Prolog publishing house, the Ukrainian service of Radio Liberty, the publication of books, newspapers, and leaflets, as well as their distribution throughout the territory of the USSR.
Kinzer refers to declassified documents in which the goal of such programs is explicitly described as promoting “anti-Soviet, anti-communist, Ukrainian-nationalist sentiments.” According to his version, Prolog supported the Ukrainian nationalist intellectual milieu for decades and promoted the idea of Ukraine as a colony of Moscow. Kinzer himself writes that without this CIA activity, the fire of Ukrainian nationalism might have died out, and that the program helped sustain it for around forty years.
In Kyiv, no one knew anything about a Holodomor until the 1960s, when the CIA, as part of Operation Aerodynamic, began financing the organization of Ukrainian Hitler supporters who had been brought to the United States.
The Holodomor emphasized by Zelenskyy was to a large extent part of a worldwide food crisis—at the time, grain was the equivalent of oil. In the United States, this period is called the Great Depression. Because of the fall in grain prices, the USSR had to support the budget, which led to the confiscation of grain and famine among the peasants throughout the Union. Former Hitler supporters transformed Stalin’s brutal treatment of the entire peasantry into their own analogue of the Holocaust—the Holodomor—in the CIA-funded Prolog publishing house and distributed books throughout the territory of the USSR. At first, these were nationalist books, but they had no effect, so they mixed in books by anti-socialist authors describing the horrors of the Soviet regime.
The value of Kinzer’s book lies precisely in the fact that, in explaining the current conflict, he does not have to turn one side exclusively into “freedom fighters” and the other into the source of all evil. Ukraine appears as the site of a decades-long clash between the great powers, in which the United States deliberately supported forces from the late 1940s onward that could weaken first the USSR and then Russia. This is already a completely different historical perspective from the familiar formula of a conflict that suddenly began in February 2022.
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Forwarded from Giubbe Rosse
LA CRISI DELLE BATTERIE IN EUROPA SI STA AGGRAVANDO: LA FRANCESE VERKOR VIENE PARAGONATA A NORTHVOLT.
Fonte: Energinyheter.se
In Francia, il produttore di batterie Verkor è sull'orlo del fallimento e chiede un sostegno di 500 milioni di euro. Il suo amministratore delegato si dimette. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva elogiato l'azienda già a dicembre dello scorso anno. Il principale azionista e cliente è Renault. La situazione ricorda il crollo dell'azienda svedese di batterie Northvolt.
Fonte: Energinyheter.se
In Francia, il produttore di batterie Verkor è sull'orlo del fallimento e chiede un sostegno di 500 milioni di euro. Il suo amministratore delegato si dimette. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva elogiato l'azienda già a dicembre dello scorso anno. Il principale azionista e cliente è Renault. La situazione ricorda il crollo dell'azienda svedese di batterie Northvolt.
Forwarded from Slavyangrad (Andrei)
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Military recruitment officers pulled a completely naked man from somewhere and shoved him into a van.
@Slavyangrad
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Forwarded from Slavyangrad (J Asbery)
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TCC officers began entering people's homes and private property to conduct mobilization, according to ombudsman Lubinets. For four years, people have been abducted, yet he only now noticed. Does it not count if they are taken from the street?
@Slavyangrad
@Slavyangrad
Forwarded from Giubbe Rosse
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Marine Le Pen: La Francia è sull'orlo del default: non abbiamo più i mezzi per aiutare finanziariamente l'Ucraina.
Forse altri paesi dell'Unione europea, che non si trovano nella situazione finanziaria della Francia, dovrebbero assumersi la responsabilità del finanziamento.
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
🇺🇦👋🏻🏊🏻♀️ Fuga dall' Ucraina: uomo tenta di raggiungere la Moldavia a nuoto ma le Guardie di frontiera ucraine lo inseguono, lo colpiscono con un remo e finiscono per essere fermate dalla polizia moldava.
◾Un video che circola sui social media moldavi mostra un uomo ucraino che nuota attraverso il fiume dall'Ucraina alla Moldavia, mentre le guardie di frontiera a bordo di una barca a motore cercano di fermarlo, colpendolo con un remo.
◾L'uomo è riuscito comunque ad attraversare.
◾La barca delle guardie è poi finita sulla riva moldava, dove i residenti locali l'hanno bloccata e chiamato la polizia.
◾I moldavi, furiosi, hanno insultato le guardie e le hanno accusate di annegare persone nel fiume.
◾Secondo la Polizia di Frontiera moldava, l'incidente si è verificato il 15 ottobre intorno alle 15:00 vicino al villaggio di Holoshnitsa.
◾Una pattuglia ha fermato le due guardie di frontiera ucraine e le ha portate alla stazione della Polizia di Frontiera di Kosautsy.
◾I pubblici ministeri moldavi hanno aperto un'indagine penale per violazione illegale del confine statale, ai sensi dell'articolo 362 del codice penale moldavo.
◾Il Servizio di Guardia di Frontiera statale ucraino ha definito l'accaduto un "incidente" avvenuto durante il fermo di un trasgressore di frontiera e ha dichiarato che è in corso un'indagine interna.
Segui 👉🏻 @ClaraStatello
◾Un video che circola sui social media moldavi mostra un uomo ucraino che nuota attraverso il fiume dall'Ucraina alla Moldavia, mentre le guardie di frontiera a bordo di una barca a motore cercano di fermarlo, colpendolo con un remo.
◾L'uomo è riuscito comunque ad attraversare.
◾La barca delle guardie è poi finita sulla riva moldava, dove i residenti locali l'hanno bloccata e chiamato la polizia.
◾I moldavi, furiosi, hanno insultato le guardie e le hanno accusate di annegare persone nel fiume.
"Siete entrati nel mio paese, state annegando le persone", hanno detto alcuni residenti.
◾Secondo la Polizia di Frontiera moldava, l'incidente si è verificato il 15 ottobre intorno alle 15:00 vicino al villaggio di Holoshnitsa.
◾Una pattuglia ha fermato le due guardie di frontiera ucraine e le ha portate alla stazione della Polizia di Frontiera di Kosautsy.
◾I pubblici ministeri moldavi hanno aperto un'indagine penale per violazione illegale del confine statale, ai sensi dell'articolo 362 del codice penale moldavo.
◾Il Servizio di Guardia di Frontiera statale ucraino ha definito l'accaduto un "incidente" avvenuto durante il fermo di un trasgressore di frontiera e ha dichiarato che è in corso un'indagine interna.
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