Forwarded from OttolinaTV
Informare, e descrivere il mondo, non basta. Non più.
Contribuire a cambiarlo non è più un’opzione. E’una necessità.
E per cambiarlo, bisogna prima capirlo.
Viviamo nell’epoca dell’informazione infinita.
Ogni giorno siamo sommersi da notizie, video, commenti, opinioni.
Eppure, più informazioni abbiamo, più diventa difficile distinguere ciò che conta davvero dal rumore di fondo.
Perché conoscere un fatto non significa averlo capito. E chi non riesce a capire il mondo finisce inevitabilmente per subirlo.
Ecco perchè è necessario ricostruire i contesti storici, gli interessi materiali, i rapporti di forza. Solo così un fatto smette di essere rumore e diventa conoscenza.
Ed è per questo che esiste OttolinaTV.
Non per aggiungere altre notizie alle notizie, ma per costruire strumenti che ci aiutino a comprendere le trasformazioni profonde del nostro tempo e a immaginare un’alternativa concreta.
L’ordine economico e politico costruito negli ultimi decenni è sull’orlo del collasso. Le grandi oligarchie finanziarie occidentali sono sotto attacco, e la reazione è di una violenza senza precedenti.
E sono gli stessi che controllano la totalità dei mezzi attraverso cui si forma il consenso: giornali, televisioni, piattaforme, algoritmi.
Non saranno loro a fornirci i mezzi per costruire un media che vuole contribuire concretamente al cambiamento.
Ce lo dobbiamo costruire da soli. E possiamo farlo solo insieme.
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Perché anche capire il mondo non basta.
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31/01/2023 Il conflitto in Ucraina: un'introduzione AUDIO 🇮🇹
Gonzalo Lira, giornalista, regista, blogger e commentatore cileno-americano, è morto l'11 gennaio 2024 in un ospedale carcerario di Kharkov, in Ucraina, all'età di 55 anni.
Gonzalo Lira, giornalista, regista, blogger e commentatore cileno-americano, è morto l'11 gennaio 2024 in un ospedale carcerario di Kharkov, in Ucraina, all'età di 55 anni.
Gonzalo Lira era detenuto dalle autorità ucraine con l'accusa di giustificare l'aggressione russa.
Incarcerato dunque per un delitto di opinione.
La morte è avvenuta per cause mediche – polmonite e altre complicanze di salute – durante la detenzione.
Il padre ha denunciato le torture fisiche e psicologiche a cui fu sottoposto, che secondo lui ne avrebbero causato il decesso in concomitanza alle cattive condizioni detentive e a causa della volontaria decisione delle autoritá di fagli mancare e di ritardare cure adeguate.
Lira viveva da anni a Kharkov con la moglie ucraina, dalla quale ha avuto due figli. In questo video spiega la sua visione del conflitto in Ucraina; fu proprio a seguito di queste dichiarazioni che i servizi segreti ucraini (SBU) lo attenzionarono, portando al suo arresto e alla sua morte in carcere. Per lui, naturalmente, nessun onore di Stato né canti di commemorazione, come invece sono stati riservati a Navalny o a Politkovskaja.
Incarcerato dunque per un delitto di opinione.
La morte è avvenuta per cause mediche – polmonite e altre complicanze di salute – durante la detenzione.
Il padre ha denunciato le torture fisiche e psicologiche a cui fu sottoposto, che secondo lui ne avrebbero causato il decesso in concomitanza alle cattive condizioni detentive e a causa della volontaria decisione delle autoritá di fagli mancare e di ritardare cure adeguate.
Lira viveva da anni a Kharkov con la moglie ucraina, dalla quale ha avuto due figli. In questo video spiega la sua visione del conflitto in Ucraina; fu proprio a seguito di queste dichiarazioni che i servizi segreti ucraini (SBU) lo attenzionarono, portando al suo arresto e alla sua morte in carcere. Per lui, naturalmente, nessun onore di Stato né canti di commemorazione, come invece sono stati riservati a Navalny o a Politkovskaja.
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Prof. Richard Wolff: L'impero americano è FINITO – Il crollo del capitalismo e perché l'Europa è condannata AUDIO 🇮🇹
Il professor Richard Wolff si unisce a Ian Proud per un'approfondita analisi delle radici storiche delle crisi odierne. Dall'espansione del capitalismo e del colonialismo europeo attraverso due guerre mondiali, al singolare impero americano durato 75 anni che ne seguì.
Wolff spiega perché quell'epoca è ormai finita e perché Stati Uniti, Europa e Gran Bretagna continuano a scegliere politiche estere economicamente autodistruttive in Ucraina e in Iran.
Il professor Richard Wolff si unisce a Ian Proud per un'approfondita analisi delle radici storiche delle crisi odierne. Dall'espansione del capitalismo e del colonialismo europeo attraverso due guerre mondiali, al singolare impero americano durato 75 anni che ne seguì.
Wolff spiega perché quell'epoca è ormai finita e perché Stati Uniti, Europa e Gran Bretagna continuano a scegliere politiche estere economicamente autodistruttive in Ucraina e in Iran.
Richard Wolff è un economista statunitense, professore emerito presso la University of Massachusetts Amherst . È noto per le sue critiche al capitalismo e per la promozione di modelli economici alternativi basati sulla democrazia nei luoghi di lavoro . È autore di numerosi libri, conduttore del programma radiofonico "Economic Update" e viene spesso definito "il più importante economista marxista d'America" .
Ian Proud (The Pacemonger, da tradursi come Il Pacefondaio, in opposizione alla parola warmonger che significa guerrafondaio) è un ex diplomatico britannico, in servizio presso il Ministero degli Esteri dal 1999 al 2023 . È noto per il suo ruolo come alto funzionario presso l'Ambasciata britannica a Mosca dal 2014 al 2019, dove si è occupato di sanzioni economiche contro la Russia . Ha pubblicato un libro di memorie, "A Misfit in Moscow", sulla sua esperienza durante un periodo critico delle relazioni tra Regno Unito e Russia.
Ian Proud (The Pacemonger, da tradursi come Il Pacefondaio, in opposizione alla parola warmonger che significa guerrafondaio) è un ex diplomatico britannico, in servizio presso il Ministero degli Esteri dal 1999 al 2023 . È noto per il suo ruolo come alto funzionario presso l'Ambasciata britannica a Mosca dal 2014 al 2019, dove si è occupato di sanzioni economiche contro la Russia . Ha pubblicato un libro di memorie, "A Misfit in Moscow", sulla sua esperienza durante un periodo critico delle relazioni tra Regno Unito e Russia.
Forwarded from Russian Tour
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Da più di 15 anni sulle nostre pagine social smentiamo sistematicamente le balle che vengono raccontate dai professionisti della disinformazione.
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Forwarded from 🇮🇪 Chay Bowes, The Irishman in Russia 🇷🇺
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When Kaja Kallas showed the West’s hand
"Russia's defeat is not a bad thing; then we can break it up into smaller nations.”
She is threatened by Russia's unity.
Follow me Irish Man In Russia and Bowes Chay on X, Chay Bowes
"Russia's defeat is not a bad thing; then we can break it up into smaller nations.”
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Forwarded from Giubbe Rosse
Zelensky si è presentato all’incontro con Trump sotto l’influenza di sostanze narcotiche. Questo patetico tossico non riesce più a controllarsi nemmeno in pubblico. Eppure, questa nullità è considerata dall'Occidente Collettivo come un difensore della democrazia.
Mel Gibson, X
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
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🇺🇦🪖💥 Immagini di mobilitazione forzata provenienti da Novovolynsk, in Ucraina, dove un uomo armato di pistola che aiuta un residente locale a fuggire dalle bande del TCC (centro di mobilitazione e consegna) di Zelensky.
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Forwarded from Il Contesto
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Chi rema a favore della distruzione totale dell’Ucraina | Gianandrea Gaiani
Pochi giorni dopo le elezioni per la composizione della Duma di Stato, risoltesi in un rafforzamento del partito Russia Unita, il quotidiano «El Mundo» ha riferito che la Cia avrebbe trasmesso alle agenzie di intelligence europee un dossier in cui si afferma…
Forwarded from Slavyangrad (J Asbery)
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Former Singaporean Ambassador to the UN, Kishore Mahbubani, dispels the propagandistic narrative of Western journalists.
@Slavyangrad
@Slavyangrad
Forwarded from Giubbe Rosse
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IL NIGER AVVERTE L’ONU DI UN IMMINENTE ATTACCO AL PAESE CONDOTTO DA UCRAINA E FRANCIA
Parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Primo Ministro nigerino Ali Mahaman Lamine Zeine ha accusato la Francia, con il sostegno dell’Ucraina e di altri due paesi non nominati, di dirigere proxy armati posizionati al confine nord-orientale del Niger. “Quei proxy sono armati, gestiti e guidati, e stanno per attaccare le nostre posizioni militari e le nostre installazioni petrolifere.” Zeine ha dichiarato che la campagna contro il Sahel è in definitiva legata alla sua enorme ricchezza naturale, tra cui l’uranio del Niger, l’oro del Mali e del Burkina Faso, nonché litio, gas e petrolio.
Parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Primo Ministro nigerino Ali Mahaman Lamine Zeine ha accusato la Francia, con il sostegno dell’Ucraina e di altri due paesi non nominati, di dirigere proxy armati posizionati al confine nord-orientale del Niger. “Quei proxy sono armati, gestiti e guidati, e stanno per attaccare le nostre posizioni militari e le nostre installazioni petrolifere.” Zeine ha dichiarato che la campagna contro il Sahel è in definitiva legata alla sua enorme ricchezza naturale, tra cui l’uranio del Niger, l’oro del Mali e del Burkina Faso, nonché litio, gas e petrolio.
“Signore e signori, mentre vi parlo, ai nostri confini nord-orientali si trovano i proxy guidati dalla Francia, sostenuti dall’Ucraina e da altri 2 paesi. E sapete benissimo di quali paesi sto parlando
Questi proxy sono armati, guidati, diretti, pronti ad attaccare le nostre posizioni militari e i nostri impianti petroliferi. Ma riceveranno ciò che meritano, Inshallah.
Il nostro Sahel è in guerra. Una guerra di liberazione contro una cospirazione mirata alla sua ricolonizzazione. Quello che alcuni chiamano terrorismo nella nostra regione è un cinico piano di ricolonizzazione vestito con stracci estremisti. L’uranio del Niger, l’oro del Mali e del Burkina, il litio, il gas, il petrolio e tante altre ricchezze fanno ancora sbavare le vecchie potenze.
Questa perfida destabilizzazione del Sahel centrale, guidata dalla Francia con la attiva complicità dell’Ucraina è documentata, molto documentata. L’uranio del Niger ha illuminato le città d’Europa mentre le nostre restavano al buio. Questa ingiustizia è ora finita. È finita. Un popolo che ha deciso di essere libero non può essere ricolonizzato, né dalla paura, né dall’astuzia, né persino dalla violenza selvaggia.”
Forwarded from DD Geopolitics
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🇺🇦 This Lvov man had trouble getting out of his car so courteous TCC employees helped him to do that and to get to the front
🔴 @DDGeopolitics
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Forwarded from Lo Squillo di Gilberto Trombetta
La privatizzazione del settore energetico ce l'ha imposta la UE (anni 90). La liberalizzazione del mercato dei prezzi ce l'ha imposta la UE (1996). Il mercato ETS per le quote di CO2 ce lo ha imposto la UE (2005). Le sanzioni alla Russia ce le ha imposte la UE (2022). L'abolizione del mercato tutelato per l'energia elettrica e per il gas ce l'ha imposta la UE (2024). Dal 1996 a oggi la bolletta dell'elettricità è aumentata del 217% in valori nominali (+89% in valori reali), quella del gas del 156% (+60% in valori reali). Dalla UE non basta uscire. Va distrutta per poi cospargere di sale le sue rovine di modo che non rinasca mai più.
Forwarded from OttolinaTV
L’avevamo messa sul piatto come ipotesi un po’ “estrema”. Ma tutti i dati continuano ad andare in quella direzione.
Stanno applicando un piano malefico per trasferire tutti i nostri soldi in tasca ai Tech Bro?
Andiamo per gradi.
Primo punto: stamattina i rendimenti dei titoli decennali USA hanno raggiunto la quota record di 5,36%. Nel solo terzo trimestre il rendimento del decennale è aumentato di 87 punti base, il peggior trimestre DAL 1994.
Ovviamente tutti gli altri rendimenti gli vanno dietro.
Ed è solo l’inizio.
Stamattina i giornali riportano i dati aggiornati sull’inflazione: dal 3,3% di agosto, al 4,2 di settembre.
E’ TUTTA inflazione dovuta a crisi energetica e alimentari. Ed è destinata a durare.
Da Hormuz sembra passare effettivamente qualche barile in più. E la quotazione del Brent ieri ha perso qualche dollaro, solo parzialmente recuperato in mattinata.
Ma il problema ormai è il diesel: le scorte commerciali americane di distillati sono scese nell'ultima settimana di 2,3 milioni di barili, a appena 105,2 milioni, circa 14% sotto la media quinquennale. Le raffinerie danneggiate o indisponibili non ricominciano a produrre diesel perché una petroliera passa Hormuz.
Trump continua a minacciare un ban all’esportazione di diesel, che ci darebbe la mazzata finale. Forse è un po’ troppo anche per loro. Più probabile che sia una mossa per costringere in particolare Francia e Germania a rilasciare quote aggiuntive di riserve strategiche.
Nell’immediato potrebbe funzionare. Ma se il conflitto in Asia Occidentali si riaccende, o comunque non si placa, e non c’è motivo per sperare che accada, e se la produzione delle raffinerie magicamente non riprende in grande stile, e non c’è motivo per sperare che accada, si tratta di tamponare il problema per ritrovarselo più grande a stretto giro. E a quel punto il margine di manovra è zero.
Crisi energetica + ortodossia delle banche centrali significano una cosa sola: recessione.
Che quindi non è un prodotto del destino cinico e baro, ma una strategia perseguita coscientemente.
Perché? Perché obbligherebbe a trovare un sostituto nella domanda aggregata ai consumi. E quel sostituto si chiama ECONOMIA DI GUERRA: spesa pubblica per riarmo e guerra guerreggiata.
E cosa c’entra l’AI? C’entra eccome. L’AI è l’infrastruttura abilitante della guerra del XXI secolo. Non è un prodotto commerciale, è una filiera strategica. Tutta in mano ai Tech Bro.
Trump l’ha voluto decretare ufficialmente: ha riunito i Tech Bro, ha ribattezzato l’intelligenza artificiale SuperIntelligenza, e gli ha dato mandato di fare un cartello per autoregolarsi.
I mercati l’hanno capito, e TUTTI i capitali stanno andando verso le Big Tech: quelli in uscita dai titoli di stato, che hanno causato l’ennesimo aumento dei rendimenti, e quelli in uscita dai mercati azionari europei, che oggi si risvegliano in profondo rosso.
I future sugli indici USA invece, dopo la tenuta del Nasdaq di ieri, sono ancora in terreno positivo. Non tutti però, solo quelli legati all’AI. Che si sta divorando anche il resto del capitalismo statunitense.
Ne parliamo qui https://www.youtube.com/live/UPh4Auqi8wU?is=VmtodSwnToyewYsk
👉E' USCITO IL NUOVO PAMPHLET DEL MARRU, "DISERTARE L'ASSEDIO". Corri a comprare la tua copia qui: https://poetsandsailors.com/shop/disertare-l-assedio/#OttolinaTV
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/
Stanno applicando un piano malefico per trasferire tutti i nostri soldi in tasca ai Tech Bro?
Andiamo per gradi.
Primo punto: stamattina i rendimenti dei titoli decennali USA hanno raggiunto la quota record di 5,36%. Nel solo terzo trimestre il rendimento del decennale è aumentato di 87 punti base, il peggior trimestre DAL 1994.
Ovviamente tutti gli altri rendimenti gli vanno dietro.
Ed è solo l’inizio.
Stamattina i giornali riportano i dati aggiornati sull’inflazione: dal 3,3% di agosto, al 4,2 di settembre.
E’ TUTTA inflazione dovuta a crisi energetica e alimentari. Ed è destinata a durare.
Da Hormuz sembra passare effettivamente qualche barile in più. E la quotazione del Brent ieri ha perso qualche dollaro, solo parzialmente recuperato in mattinata.
Ma il problema ormai è il diesel: le scorte commerciali americane di distillati sono scese nell'ultima settimana di 2,3 milioni di barili, a appena 105,2 milioni, circa 14% sotto la media quinquennale. Le raffinerie danneggiate o indisponibili non ricominciano a produrre diesel perché una petroliera passa Hormuz.
Trump continua a minacciare un ban all’esportazione di diesel, che ci darebbe la mazzata finale. Forse è un po’ troppo anche per loro. Più probabile che sia una mossa per costringere in particolare Francia e Germania a rilasciare quote aggiuntive di riserve strategiche.
Nell’immediato potrebbe funzionare. Ma se il conflitto in Asia Occidentali si riaccende, o comunque non si placa, e non c’è motivo per sperare che accada, e se la produzione delle raffinerie magicamente non riprende in grande stile, e non c’è motivo per sperare che accada, si tratta di tamponare il problema per ritrovarselo più grande a stretto giro. E a quel punto il margine di manovra è zero.
Crisi energetica + ortodossia delle banche centrali significano una cosa sola: recessione.
Che quindi non è un prodotto del destino cinico e baro, ma una strategia perseguita coscientemente.
Perché? Perché obbligherebbe a trovare un sostituto nella domanda aggregata ai consumi. E quel sostituto si chiama ECONOMIA DI GUERRA: spesa pubblica per riarmo e guerra guerreggiata.
E cosa c’entra l’AI? C’entra eccome. L’AI è l’infrastruttura abilitante della guerra del XXI secolo. Non è un prodotto commerciale, è una filiera strategica. Tutta in mano ai Tech Bro.
Trump l’ha voluto decretare ufficialmente: ha riunito i Tech Bro, ha ribattezzato l’intelligenza artificiale SuperIntelligenza, e gli ha dato mandato di fare un cartello per autoregolarsi.
I mercati l’hanno capito, e TUTTI i capitali stanno andando verso le Big Tech: quelli in uscita dai titoli di stato, che hanno causato l’ennesimo aumento dei rendimenti, e quelli in uscita dai mercati azionari europei, che oggi si risvegliano in profondo rosso.
I future sugli indici USA invece, dopo la tenuta del Nasdaq di ieri, sono ancora in terreno positivo. Non tutti però, solo quelli legati all’AI. Che si sta divorando anche il resto del capitalismo statunitense.
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Inflazione fuori controllo. Come funziona il piano per dare TUTTI I NOSTRI SOLDI ai TECH BRO?
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🏭 C’è un settore del Made in Italy di cui non parla nessuno. Non la moda, non il vino, non le Ferrari: i beni strumentali, le macchine con cui si producono altri beni…
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Forwarded from OttolinaTV
Due giorni fa i giornali lanciavano questa bomba:
«Tensione su Kaliningrad, Mosca minaccia l’uso dell’atomica».
«Putin: pronti a usare i missili nucleari contro la NATO».
Porca puttana, avranno pensato gli ingenui lettori di questi autorevoli quotidiani: Putin allora è davvero il mostro che tutti dipingono.
Peccato che fosse l’ennesima fake news.
Putin non aveva affatto minacciato la NATO. Era successo esattamente il contrario.
Il 30 settembre Mosca aveva scritto alla NATO di essere pronta a usare tutto il proprio arsenale militare, incluse le bombe atomiche. Ma per fare cosa?
Per difendere la regione di Kaliningrad, e cioè l’exclave russa che si trova tra Lituania, Polonia e Mar Baltico e che appartiene alla Russia in base agli accordi di Potsdam del 1945.
Dal 1991, con il crollo dell’URSS e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si è ritrovata letteralmente isolata dal resto della Russia.
Negli anni Duemila la NATO ha poi inglobato anche Estonia, Lettonia e Lituania e, con la guerra in Ucraina, la situazione si è fatta sempre più tesa. Fino a quest’anno, quando sembra essere partita una vera e propria offensiva della NATO per riprendersi l’exclave.
Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: «Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La NATO ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave».
Il 18 agosto la NATO avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad, simulando un assedio.
E non finisce qui.
Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna dichiara: «Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad».
E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul proprio territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa.
Ed è solo a questo punto che la Russia ha voluto ricordare ai pacifici — e, ricordiamolo, sempre e comunque vittime — Paesi NATO che Mosca difenderebbe la regione come farebbe con qualsiasi altra parte del proprio territorio.
Ma di tutto questo sui giornali non c’è traccia. E la notizia è diventata:
«Putin minaccia la NATO con l’atomica».
Ricordatevelo: quando l’Italia entrerà in guerra, questi saranno gli stessi giornali che vi diranno che è solo per legittima difesa. E che, in fondo, se verrete spediti in trincea, potrete farlo con il sorriso, perché sarà solo per il vostro bene.
Ma con il generale e analista Maurizio Boni oggi non parleremo soltanto della situazione a Kaliningrad.
Sono giorni di particolare tensione, che non ci lasciano esattamente tranquilli.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato ieri che le fabbriche europee che producono armi per l’Ucraina rappresentano obiettivi militari legittimi e potenziali per la Russia.
Putin ha parlato al Valdai Club.
E, nel frattempo, nasce la «NATO di Bergen»: una NATO composta dai Paesi oggi più vicini agli Stati Uniti, che potrebbe forse puntare a escludere — e punire — quelli meno allineati.
Ne parliamo con il generale Boni qui https://youtu.be/5RPDtOX41qI?is=LClq_6gjxbMmL9Td
Buona visione!
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«Tensione su Kaliningrad, Mosca minaccia l’uso dell’atomica».
«Putin: pronti a usare i missili nucleari contro la NATO».
Porca puttana, avranno pensato gli ingenui lettori di questi autorevoli quotidiani: Putin allora è davvero il mostro che tutti dipingono.
Peccato che fosse l’ennesima fake news.
Putin non aveva affatto minacciato la NATO. Era successo esattamente il contrario.
Il 30 settembre Mosca aveva scritto alla NATO di essere pronta a usare tutto il proprio arsenale militare, incluse le bombe atomiche. Ma per fare cosa?
Per difendere la regione di Kaliningrad, e cioè l’exclave russa che si trova tra Lituania, Polonia e Mar Baltico e che appartiene alla Russia in base agli accordi di Potsdam del 1945.
Dal 1991, con il crollo dell’URSS e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si è ritrovata letteralmente isolata dal resto della Russia.
Negli anni Duemila la NATO ha poi inglobato anche Estonia, Lettonia e Lituania e, con la guerra in Ucraina, la situazione si è fatta sempre più tesa. Fino a quest’anno, quando sembra essere partita una vera e propria offensiva della NATO per riprendersi l’exclave.
Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: «Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La NATO ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave».
Il 18 agosto la NATO avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad, simulando un assedio.
E non finisce qui.
Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna dichiara: «Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad».
E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul proprio territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa.
Ed è solo a questo punto che la Russia ha voluto ricordare ai pacifici — e, ricordiamolo, sempre e comunque vittime — Paesi NATO che Mosca difenderebbe la regione come farebbe con qualsiasi altra parte del proprio territorio.
Ma di tutto questo sui giornali non c’è traccia. E la notizia è diventata:
«Putin minaccia la NATO con l’atomica».
Ricordatevelo: quando l’Italia entrerà in guerra, questi saranno gli stessi giornali che vi diranno che è solo per legittima difesa. E che, in fondo, se verrete spediti in trincea, potrete farlo con il sorriso, perché sarà solo per il vostro bene.
Ma con il generale e analista Maurizio Boni oggi non parleremo soltanto della situazione a Kaliningrad.
Sono giorni di particolare tensione, che non ci lasciano esattamente tranquilli.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato ieri che le fabbriche europee che producono armi per l’Ucraina rappresentano obiettivi militari legittimi e potenziali per la Russia.
Putin ha parlato al Valdai Club.
E, nel frattempo, nasce la «NATO di Bergen»: una NATO composta dai Paesi oggi più vicini agli Stati Uniti, che potrebbe forse puntare a escludere — e punire — quelli meno allineati.
Ne parliamo con il generale Boni qui https://youtu.be/5RPDtOX41qI?is=LClq_6gjxbMmL9Td
Buona visione!
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LA GUERRA RUSSIA-NATO scoppierà a KALININGRAD? Ft. Generale Boni
Due giorni fa i giornali lanciavano questa bomba:
«Tensione su Kaliningrad, Mosca minaccia l’uso dell’atomica».
«Putin: pronti a usare i missili nucleari contro la NATO».
Porca puttana, avranno pensato gli ingenui lettori di questi autorevoli quotidiani:…
«Tensione su Kaliningrad, Mosca minaccia l’uso dell’atomica».
«Putin: pronti a usare i missili nucleari contro la NATO».
Porca puttana, avranno pensato gli ingenui lettori di questi autorevoli quotidiani:…