AFFARI DI CUORE 🌺🌺🌺
Oggi Repubblica decide di commentare lo studio di JAMA sulle mio/pericarditi postvaccinali di cui qui parlammo diversi giorni fa. Esordio dell'articolo: "Si aggiunge un nuovo, importante tassello alle conoscenze sui rischi di comparsa di miocardite e pericardite neille persone sottoposte a vaccinazione per Sars-CoV-2. Ed è una conferma del beneficio del vaccino a Rna-messaggero" e sua conclusione: "Per questo abbiamo oggi un ulteriore importante studio di popolazione che aggiunge importanti evidenze al profilo favorevole di rischio/beneficio dei vaccini ad mRNA."
Nel mezzo, varie affermazioni discutibili:
* le mio/pericarditi postvaccino hanno decorso benigno - commento: già ci si disse che una mio/pericardite è fattore di rischio serissimo per soffrire in futuro di insufficienza cardiaca, aritmie, morte improvvisa, ecc.;
* la frequenza nei vaccinati è molto più bassa della popolazione generale - commento: la frequenza secondo lo studio è circa 3 x 100.000, sei volte la frequenza stimata dai CDC, mentre la frequenza nella popolazione generale non è nota. Le evidenze disponibili sono da casistiche autoptiche (qui ad esempio 0,11% ovvero 110 su 100.000 su oltre 300.000 autopsie fatte per i motivi più disparati, e che dunque raggruppano casi sintomatici e asintomatici. soprattutto cumulati su lunghi periodi di tempo).
Ricordiamo che i CDC lanciarono un pur moderato allarme osservando nei loro dati di vigilanza una frequenza di 0,4 x 100.000. Poil può essere che il problema sia gestibile, ad esempio identificando soggetti a rischio. Ma solo per dire che non è con articoli del genere di quello odierno di Repubblica che si promuove una comunicazione trasparente e una informazione equilibrata.
Oggi Repubblica decide di commentare lo studio di JAMA sulle mio/pericarditi postvaccinali di cui qui parlammo diversi giorni fa. Esordio dell'articolo: "Si aggiunge un nuovo, importante tassello alle conoscenze sui rischi di comparsa di miocardite e pericardite neille persone sottoposte a vaccinazione per Sars-CoV-2. Ed è una conferma del beneficio del vaccino a Rna-messaggero" e sua conclusione: "Per questo abbiamo oggi un ulteriore importante studio di popolazione che aggiunge importanti evidenze al profilo favorevole di rischio/beneficio dei vaccini ad mRNA."
Nel mezzo, varie affermazioni discutibili:
* le mio/pericarditi postvaccino hanno decorso benigno - commento: già ci si disse che una mio/pericardite è fattore di rischio serissimo per soffrire in futuro di insufficienza cardiaca, aritmie, morte improvvisa, ecc.;
* la frequenza nei vaccinati è molto più bassa della popolazione generale - commento: la frequenza secondo lo studio è circa 3 x 100.000, sei volte la frequenza stimata dai CDC, mentre la frequenza nella popolazione generale non è nota. Le evidenze disponibili sono da casistiche autoptiche (qui ad esempio 0,11% ovvero 110 su 100.000 su oltre 300.000 autopsie fatte per i motivi più disparati, e che dunque raggruppano casi sintomatici e asintomatici. soprattutto cumulati su lunghi periodi di tempo).
Ricordiamo che i CDC lanciarono un pur moderato allarme osservando nei loro dati di vigilanza una frequenza di 0,4 x 100.000. Poil può essere che il problema sia gestibile, ad esempio identificando soggetti a rischio. Ma solo per dire che non è con articoli del genere di quello odierno di Repubblica che si promuove una comunicazione trasparente e una informazione equilibrata.
MARKETING VACCINALE 🌺🌺🌺
Nel gennaio scorso, poco dopo l'autorizzazione emergenziale dei vaccini e al principio delle campagne di immunizzazione di massa, la Harvard Business School pubblicava un articolo nel quale, in analogia alle campagne di promozione commerciale di un qualsiasi nuovo prodotto, si proponeva una strategia per convincere le masse alla vaccinazione in tre passaggi successivi:
1) mostrare le immagini di leader politici e mediatici che si vaccinano, e che vaccinandosi descrivano l'importanza della loro decisione e l'orgoglio per essersi vaccinati. Anche medici e personale sanitario possono svolgere questo ruolo di "influencer" innovatori;
2) ispirare quindi fiducia nella vaccinazione comunicando con chiarezza come e dove vaccinarsi. rendendo semplice la trafila e fugando i timori su effetti avversi e eccessiva rapidità di sviluppo dei prodotti. Personaggi dello spettacolo e "passa parola" individuali sono in questa fase gli strumenti migliori;
3) infine, convincere gli esitanti e i ritardatari sottolineando i rischi di ammalarsi nonchè, per il solo fatto di non essere vaccinati, di rimanere tagliati fuori della vita sociale ed economica (FOMO - fear of missing out) anche promuovendo il senso di colpa e il rimorso.
Rileggere oggi quel documento fornisce davvero molteplici spunti di riflessione.
Nel gennaio scorso, poco dopo l'autorizzazione emergenziale dei vaccini e al principio delle campagne di immunizzazione di massa, la Harvard Business School pubblicava un articolo nel quale, in analogia alle campagne di promozione commerciale di un qualsiasi nuovo prodotto, si proponeva una strategia per convincere le masse alla vaccinazione in tre passaggi successivi:
1) mostrare le immagini di leader politici e mediatici che si vaccinano, e che vaccinandosi descrivano l'importanza della loro decisione e l'orgoglio per essersi vaccinati. Anche medici e personale sanitario possono svolgere questo ruolo di "influencer" innovatori;
2) ispirare quindi fiducia nella vaccinazione comunicando con chiarezza come e dove vaccinarsi. rendendo semplice la trafila e fugando i timori su effetti avversi e eccessiva rapidità di sviluppo dei prodotti. Personaggi dello spettacolo e "passa parola" individuali sono in questa fase gli strumenti migliori;
3) infine, convincere gli esitanti e i ritardatari sottolineando i rischi di ammalarsi nonchè, per il solo fatto di non essere vaccinati, di rimanere tagliati fuori della vita sociale ed economica (FOMO - fear of missing out) anche promuovendo il senso di colpa e il rimorso.
Rileggere oggi quel documento fornisce davvero molteplici spunti di riflessione.
DUM ROMAE CONSULITUR 🌺🌺🌺
Addirittura in anticipo sulla tabella di marcia, FDA oggi approva in via definitiva il prodotto Pfizer, mentre analogo provvedimento è atteso a breve per Moderna.
Di particolare rilievo, a differenza dell'autorizzazione in emergenza (EUA) accordata lo scorso dicembre, questa approvazione oggi giunge almeno per il momento senza alcun documento tecnico utile a comprenderne le basi mediche e scientifiche.
L'agenzia statunitense ha deciso in una riunione a porte chiuse e si limita per ora a comunicare che "il prodotto è efficace al 91% nel prevenire la malattia ... i partecipanti allo studio clinico sono stati seguiti per almeno quattro mesi dopo la seconda dose ... 12.000 persone sono state seguite per sei mesi". Di fatto, ben pochi dati in più rispetto all'EUA.
Come prevedibile, non c'è traccia degli effetti avversi più controversi oggi in discussione: con numeri così bassi è ovvio che non se ne possano osservare.
Il comunicato FDA aggiunge che il prodotto è efficace anche nel prevenire ospedalizzazioni e decessi, affermazione curiosa, dato che lo studio non era progettato per dare questo tipo di risultati. A maggior ragione, sarebbe indispensabile leggere i numeri sulla base dei quali FDA ha deciso. La questione è tanto più cruciale se si considera che certamente questa decisione sarà presa a riferimento da parte di chi sostiene la necessità di rendere la vaccinazione obbligatoria.
La trasparenza, vera o presunta, è stata la cifra distintiva di tuttta la narrazione dell'epidemia fin dal suo inizio. Se l'episodio odierno dovesse essere interpretato nel senso che qualcuno non ritiene più essenziale garanirla (ripeto: vera o presunta che sia), saremmo di fronte a un salto di qualità significativo e preoccupante.
Addirittura in anticipo sulla tabella di marcia, FDA oggi approva in via definitiva il prodotto Pfizer, mentre analogo provvedimento è atteso a breve per Moderna.
Di particolare rilievo, a differenza dell'autorizzazione in emergenza (EUA) accordata lo scorso dicembre, questa approvazione oggi giunge almeno per il momento senza alcun documento tecnico utile a comprenderne le basi mediche e scientifiche.
L'agenzia statunitense ha deciso in una riunione a porte chiuse e si limita per ora a comunicare che "il prodotto è efficace al 91% nel prevenire la malattia ... i partecipanti allo studio clinico sono stati seguiti per almeno quattro mesi dopo la seconda dose ... 12.000 persone sono state seguite per sei mesi". Di fatto, ben pochi dati in più rispetto all'EUA.
Come prevedibile, non c'è traccia degli effetti avversi più controversi oggi in discussione: con numeri così bassi è ovvio che non se ne possano osservare.
Il comunicato FDA aggiunge che il prodotto è efficace anche nel prevenire ospedalizzazioni e decessi, affermazione curiosa, dato che lo studio non era progettato per dare questo tipo di risultati. A maggior ragione, sarebbe indispensabile leggere i numeri sulla base dei quali FDA ha deciso. La questione è tanto più cruciale se si considera che certamente questa decisione sarà presa a riferimento da parte di chi sostiene la necessità di rendere la vaccinazione obbligatoria.
La trasparenza, vera o presunta, è stata la cifra distintiva di tuttta la narrazione dell'epidemia fin dal suo inizio. Se l'episodio odierno dovesse essere interpretato nel senso che qualcuno non ritiene più essenziale garanirla (ripeto: vera o presunta che sia), saremmo di fronte a un salto di qualità significativo e preoccupante.
DUM ROMAE CONSULITUR 🌺🌺🌺
https://www.fda.gov/news-events/press-announcements/fda-approves-first-covid-19-vaccine
https://www.fda.gov/news-events/press-announcements/fda-approves-first-covid-19-vaccine
I DATI CHE NON TI HO DATO 🌺🌺🌺
Con i consueti rigore e precisione, Peter Doshi spiega perchè i risultati del vaccino Pfizer non giustificano l'approvazione accordata da FDA:
(i) osservazione dei vaccinati su soli quattro-sei mesi, poco più di quanto avvenne per l'autorizzazione in emergenza (EUA);
(ii) nessun dato su riduzione di efficacia nel tempo (ad esempio in Israele solo 39% a sei mesi);
(iii) nessuna informazione su varianti e loro effetto sullo studio;
(iv) meno del 10% degli originari partecipanti ancora "in cieco" a sei mesi. Davvero un decimo basta a trarre conclusioni?
(v) dati insufficienti per covid grave, ricoveri e decessi;
(vi) approvazione accordata senza trasparenza e senza sentire un comitato di esperti indipendenti, come sarebbe prassi.
Questi i principali motivi per cui l'approvazione non dice nulla oltre quanto sapevamo, e ci induce a interrogarci su ragioni non mediche e nemmeno scientifiche d'ostacolo a trasparenza e condivisione necessari per passaggio di tale importanza.
Con i consueti rigore e precisione, Peter Doshi spiega perchè i risultati del vaccino Pfizer non giustificano l'approvazione accordata da FDA:
(i) osservazione dei vaccinati su soli quattro-sei mesi, poco più di quanto avvenne per l'autorizzazione in emergenza (EUA);
(ii) nessun dato su riduzione di efficacia nel tempo (ad esempio in Israele solo 39% a sei mesi);
(iii) nessuna informazione su varianti e loro effetto sullo studio;
(iv) meno del 10% degli originari partecipanti ancora "in cieco" a sei mesi. Davvero un decimo basta a trarre conclusioni?
(v) dati insufficienti per covid grave, ricoveri e decessi;
(vi) approvazione accordata senza trasparenza e senza sentire un comitato di esperti indipendenti, come sarebbe prassi.
Questi i principali motivi per cui l'approvazione non dice nulla oltre quanto sapevamo, e ci induce a interrogarci su ragioni non mediche e nemmeno scientifiche d'ostacolo a trasparenza e condivisione necessari per passaggio di tale importanza.
BORN IN THE U.S.A. 🌺🌺🌺
Vaccino Pfizer approvato da FDA: cosa cambia ora? Nulla. Non cambia nulla. La FDA è l'agenzia regolatoria statunitense e ha giurisdizione solo negli USA. In più, per arrivare all'approvazione, peraltro controversa per mancanza di trasparenza, FDA ha seguito un percorso specificamente previsto per i prodotti biologici in USA e senza corrispondenti in UE.
In UE rimane in vigore l'autorizzazione condizionata di EMA, che impone tra l'altro alle aziende il completamento degli studi biennali (scadenza: fine 2022-inizio 2023).
Se la decisione di FDA può costituire un precedente, lo farò nel senso di offrire una stampella alle aziende che, avendo di fatto sovvertito i loro studi autorizzzativi, saranno al massimo in grado di presentare una relazione osservazionale sugli effetti avversi (di nessun significato, se su numeri così piccoli ci fossero problemi di sicurezzza sarebbe un disastro).
Nel frattempo, chi in modo malinteso ritenga i vaccini "la" soluzione probabilmente sarà ulteriormente fuorviato nelle proprie opinioni. Ma dovrebbe nel caso essere ancora più chiara l'improvvisazione di certe proposte, visto che la decisione FDA appare sotto ogni punto di vista squisitamente politica, non avendo a suo supporto sostanzialmente nulla dal punto di vista medico e scientifico.
Vaccino Pfizer approvato da FDA: cosa cambia ora? Nulla. Non cambia nulla. La FDA è l'agenzia regolatoria statunitense e ha giurisdizione solo negli USA. In più, per arrivare all'approvazione, peraltro controversa per mancanza di trasparenza, FDA ha seguito un percorso specificamente previsto per i prodotti biologici in USA e senza corrispondenti in UE.
In UE rimane in vigore l'autorizzazione condizionata di EMA, che impone tra l'altro alle aziende il completamento degli studi biennali (scadenza: fine 2022-inizio 2023).
Se la decisione di FDA può costituire un precedente, lo farò nel senso di offrire una stampella alle aziende che, avendo di fatto sovvertito i loro studi autorizzzativi, saranno al massimo in grado di presentare una relazione osservazionale sugli effetti avversi (di nessun significato, se su numeri così piccoli ci fossero problemi di sicurezzza sarebbe un disastro).
Nel frattempo, chi in modo malinteso ritenga i vaccini "la" soluzione probabilmente sarà ulteriormente fuorviato nelle proprie opinioni. Ma dovrebbe nel caso essere ancora più chiara l'improvvisazione di certe proposte, visto che la decisione FDA appare sotto ogni punto di vista squisitamente politica, non avendo a suo supporto sostanzialmente nulla dal punto di vista medico e scientifico.
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PERCHE' IL GREEN PASS NON TUTELA SALUTE E SICUREZZA 🌺🌺🌺
Il decreto legge che introduce la certificazione verde covid-19 (cd green pass) per trasporti, scuola e università, giustifica l’imposizione “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione in presenza del servizio essenziale di istruzione”.
Si tratta in realtà di un malinteso non privo di rischi per la salute pubblica: cerco di spiegarlo in dettaglio in questa breve nota, dove in sintesi osservo che vaccinati, guariti e non vaccinati condividono tutti un rischio significativo di contagiarsi e contagiare altri, il che rende una qualsiasi distinzione sulla base di una pregressa immunizzazione (vaccinale o naturale) irrilevante per la sicurezza e la salute pubblica o addirittura pericolosa, ove coloro che fossero considerati "indenni" perciò stesso trascurassero le regole prudenziali di distanziamento.
La soluzione per il momento dovrebbe consistere nel favorire l'uso dei tamponi rapidi, che a scopo di screening si prestano al meglio per documentare la negatività e dunque la non contagiosità.
Mentre scrivevo queste note ancora non avevo presente studi come questo oppure questo, che si aggiungono ai tanti altri che confermano la concreta possibilità che dopo il vaccino ci si possa ancora contagiare e contagiare altri.
Ricordo d'altra parte che già nel marzo scorso discutevamo un primo caso di contagio da un vaccinato asintomatico, a sottolineare come i vaccini abbiano da sempre limiti documentati sul fronte dell'efficacia. Questi limiti vanno necessariamente incorporati nella pubblica discussione, a prezzo altrimenti di proseguire sull'ipotesi monocorde della prevenzione come unico approccio alla crisi, ipotesi che non potrà che rivelarsi inconcludente se non pure deleteria, dato che induce le persone a equivocare sul significato di "vaccinato".
La nota pubblicata sul blog Giubbe Rosse: http://giubberosse.blog/2021/08/24/perche-il-green-pass-non-tutela-salute-e-sicurezza/
Il decreto legge che introduce la certificazione verde covid-19 (cd green pass) per trasporti, scuola e università, giustifica l’imposizione “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione in presenza del servizio essenziale di istruzione”.
Si tratta in realtà di un malinteso non privo di rischi per la salute pubblica: cerco di spiegarlo in dettaglio in questa breve nota, dove in sintesi osservo che vaccinati, guariti e non vaccinati condividono tutti un rischio significativo di contagiarsi e contagiare altri, il che rende una qualsiasi distinzione sulla base di una pregressa immunizzazione (vaccinale o naturale) irrilevante per la sicurezza e la salute pubblica o addirittura pericolosa, ove coloro che fossero considerati "indenni" perciò stesso trascurassero le regole prudenziali di distanziamento.
La soluzione per il momento dovrebbe consistere nel favorire l'uso dei tamponi rapidi, che a scopo di screening si prestano al meglio per documentare la negatività e dunque la non contagiosità.
Mentre scrivevo queste note ancora non avevo presente studi come questo oppure questo, che si aggiungono ai tanti altri che confermano la concreta possibilità che dopo il vaccino ci si possa ancora contagiare e contagiare altri.
Ricordo d'altra parte che già nel marzo scorso discutevamo un primo caso di contagio da un vaccinato asintomatico, a sottolineare come i vaccini abbiano da sempre limiti documentati sul fronte dell'efficacia. Questi limiti vanno necessariamente incorporati nella pubblica discussione, a prezzo altrimenti di proseguire sull'ipotesi monocorde della prevenzione come unico approccio alla crisi, ipotesi che non potrà che rivelarsi inconcludente se non pure deleteria, dato che induce le persone a equivocare sul significato di "vaccinato".
La nota pubblicata sul blog Giubbe Rosse: http://giubberosse.blog/2021/08/24/perche-il-green-pass-non-tutela-salute-e-sicurezza/
TI VACCINI, TI CONTAGI E CONTAGI 🌺🌺🌺
In questo studio pubblicato sulla piattaforma di The Lancet come preprint (non ancora sottoposto quindi a revisione tra pari), sono state studiate le infezioni sopraggiunte dopo il completamento del ciclo vaccinale tra gli operatori sanitari di un importante ospedale per malattie infettive in Vietnam .
Tra l'11 e il 25 giugno 2021 (7-8 settimane dopo la dose 2), 69 operatori sanitari sono risultati positivi per SARS-CoV-2 e 62 hanno partecipato allo studio. 49 erano (pre)sintomatici e uno ha avuto necessità di ossigenoterapia. Tutti sono infine guariti senza sequele.
Le 23 sequenze genomiche virali ottenute appartenevano tutte alla variante Delta ed erano filogeneticamente distinte dalle sequenze della variante Delta ottenute da casi di trasmissione in comunità, il che suggerisce un contagio intraospedaliero tra operatori sanitari.
I carichi virali negli operatori sanitari erano 251 volte superiori a quelli dei casi dovuti a vecchi ceppi rilevati tra marzo-aprile 2020. Il tempo dalla diagnosi alla negativizzazione della PCR è stato di 8-33 giorni (mediana: 21). I livelli di anticorpi neutralizzanti dopo la vaccinazione e alla diagnosi dei casi erano inferiori a quelli dei controlli non infetti abbinati. Non c'era alcuna correlazione tra i livelli di anticorpi neutralizzanti indotti dal vaccino e le cariche virali o lo sviluppo dei sintomi.
I ricercatori concludono che le infezioni da variante Delta nei vaccinati sono associate a cariche virali elevate, positività prolungata alla PCR e bassi livelli di anticorpi neutralizzanti indotti dal vaccino, il che spiegherebbe la trasmissione tra le persone vaccinate. Le misure di distanziamento fisico rimangono fondamentali per ridurre la trasmissione della variante Delta SARS-CoV-2.
Si tratta dello studio che a oggi meglio documenta la possibilità di contagio e trasmissione da e tra vaccinati, e che rafforza evidenze sporadiche ottenute in passato (ad esempio qui e questo report del marzo scorso di un contagio domestico da vaccinato portatore asintomatico).
Per sottolineare come qualsiasi misura che discrimini i non vaccinati dai vaccinati in nome della salute e della sicurezza pubblica è fondata su un enorme malinteso - che dopo la vaccinazione non ci si possa contagiare e contagiare altri - che rende non solo inutile bensì pericoloso il lasciapassare verde covid-19, specie se i vaccinati dovessero lasciarsi influenzare dai messaggi pubblicitari che presentano il vaccino come una garanzia assoluta - che non è - e di conseguenza allentassero le misure di sicurezza e distanziamento.
La soluzione per il momento dovrebbe consistere nel favorire l'uso dei tamponi rapidi da parte di vaccinati, non vaccinati e anche guariti. I tamponi sono a oggi l'unico strumento che - a scopo di screening - si presti a documentare al meglio e dunque la non contagiosità.
In questo studio pubblicato sulla piattaforma di The Lancet come preprint (non ancora sottoposto quindi a revisione tra pari), sono state studiate le infezioni sopraggiunte dopo il completamento del ciclo vaccinale tra gli operatori sanitari di un importante ospedale per malattie infettive in Vietnam .
Tra l'11 e il 25 giugno 2021 (7-8 settimane dopo la dose 2), 69 operatori sanitari sono risultati positivi per SARS-CoV-2 e 62 hanno partecipato allo studio. 49 erano (pre)sintomatici e uno ha avuto necessità di ossigenoterapia. Tutti sono infine guariti senza sequele.
Le 23 sequenze genomiche virali ottenute appartenevano tutte alla variante Delta ed erano filogeneticamente distinte dalle sequenze della variante Delta ottenute da casi di trasmissione in comunità, il che suggerisce un contagio intraospedaliero tra operatori sanitari.
I carichi virali negli operatori sanitari erano 251 volte superiori a quelli dei casi dovuti a vecchi ceppi rilevati tra marzo-aprile 2020. Il tempo dalla diagnosi alla negativizzazione della PCR è stato di 8-33 giorni (mediana: 21). I livelli di anticorpi neutralizzanti dopo la vaccinazione e alla diagnosi dei casi erano inferiori a quelli dei controlli non infetti abbinati. Non c'era alcuna correlazione tra i livelli di anticorpi neutralizzanti indotti dal vaccino e le cariche virali o lo sviluppo dei sintomi.
I ricercatori concludono che le infezioni da variante Delta nei vaccinati sono associate a cariche virali elevate, positività prolungata alla PCR e bassi livelli di anticorpi neutralizzanti indotti dal vaccino, il che spiegherebbe la trasmissione tra le persone vaccinate. Le misure di distanziamento fisico rimangono fondamentali per ridurre la trasmissione della variante Delta SARS-CoV-2.
Si tratta dello studio che a oggi meglio documenta la possibilità di contagio e trasmissione da e tra vaccinati, e che rafforza evidenze sporadiche ottenute in passato (ad esempio qui e questo report del marzo scorso di un contagio domestico da vaccinato portatore asintomatico).
Per sottolineare come qualsiasi misura che discrimini i non vaccinati dai vaccinati in nome della salute e della sicurezza pubblica è fondata su un enorme malinteso - che dopo la vaccinazione non ci si possa contagiare e contagiare altri - che rende non solo inutile bensì pericoloso il lasciapassare verde covid-19, specie se i vaccinati dovessero lasciarsi influenzare dai messaggi pubblicitari che presentano il vaccino come una garanzia assoluta - che non è - e di conseguenza allentassero le misure di sicurezza e distanziamento.
La soluzione per il momento dovrebbe consistere nel favorire l'uso dei tamponi rapidi da parte di vaccinati, non vaccinati e anche guariti. I tamponi sono a oggi l'unico strumento che - a scopo di screening - si presti a documentare al meglio e dunque la non contagiosità.
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A FUTURA MEMORIA 🌺🌺🌺
La sola prevenzione vaccinale, arrivasse anche al 100% di vaccinati, non ci risparmierà da una risalita autunnale dei contagi, forse anche particolarmente critica. Le esperienze di Israele e dell'Islanda sono un monito pesante in questo senso. La priorità è curare il covid, in maniera tempestiva e appropriata. I vaccini, con i loro limiti, vanno offerti prioritariamente a chi sia particolarmente esposto e/o particolarmente a rischio. Precisando che l'efficacia di una vaccinazione completa non può prescindere dal mantenimento delle misure precauzionali come ad esempio il distanziamento. Non per nulla le evidenze preliminari di efficacia su cui si fonda l'impiego attuale dei vaccini sono state ottenute tutte con mascherine e distanze, quando non anche con le chiusure. Meglio prevenire che curare, sempre, Ma quando la prevenzione ha possibilità limitate, la cura è una risorsa prioritaria. Meglio dunque curare. E prevenire per quanto si può.
La sola prevenzione vaccinale, arrivasse anche al 100% di vaccinati, non ci risparmierà da una risalita autunnale dei contagi, forse anche particolarmente critica. Le esperienze di Israele e dell'Islanda sono un monito pesante in questo senso. La priorità è curare il covid, in maniera tempestiva e appropriata. I vaccini, con i loro limiti, vanno offerti prioritariamente a chi sia particolarmente esposto e/o particolarmente a rischio. Precisando che l'efficacia di una vaccinazione completa non può prescindere dal mantenimento delle misure precauzionali come ad esempio il distanziamento. Non per nulla le evidenze preliminari di efficacia su cui si fonda l'impiego attuale dei vaccini sono state ottenute tutte con mascherine e distanze, quando non anche con le chiusure. Meglio prevenire che curare, sempre, Ma quando la prevenzione ha possibilità limitate, la cura è una risorsa prioritaria. Meglio dunque curare. E prevenire per quanto si può.
TOO BIG TO FAIL 🌺🌺🌺
Secondo il Financial Times, il mercato globale dei vaccini produrrà nel 2021 ricavi per circa 80 miliardi di dollari, destinati all'incirca a raddoppiare nel 2022. Pare ovvio che qualsiasi decisione politica a riguardo difficilmente possa prescindere da questo aspetto.
Secondo il Financial Times, il mercato globale dei vaccini produrrà nel 2021 ricavi per circa 80 miliardi di dollari, destinati all'incirca a raddoppiare nel 2022. Pare ovvio che qualsiasi decisione politica a riguardo difficilmente possa prescindere da questo aspetto.
HERE TO STAY 🌺🌺🌺
I coronavirus mutano di frequente, tanto quanto e più di tanti altri virus. Poi ci pensa l'ambiente in cui circolano a selezionare le mutazioni più adatte a garantire la sopravvivenza del microrganismo.
Così è del tutto plausibile che le mutazioni oggi prevalenti siano quelle più adatte ad aggirare l'immunità vaccinale, che al contrario di quella naturale riguarda solo un piccolo pezzo del virus e non la sua struttura complessiva.
E' anzi del tutto verosimile che queste mutazioni siano state selezionate proprio grazie alle vaccinazioni diffuse e che il virus continuerà a evolvere in questo modo tanto più quanto più si vaccinerà.
Ora, se io fossi un produttore di vaccini tranquillizzerei tutta la popolazione i governi del mondo garantendo che una dose di richiamo è quel che ci vuole, e che nel caso aggiorneremo i vaccini alle nuove varianti, un po' tipo la gazzella e il leone che la mattina si svegliano e iniziano a correre. E nel frattempo mi fregherei le mani (https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/4177572852290116).
Ma siccome sono soltanto un medico ricercatore con tanto tempo da trascorrere sui social, personalmente farei volentieri a meno di correre tutto il giorno non si capisce bene dove, e mi limiterei a offrire le attuali vaccinazioni alle persone più esposte e a rischio, evitando di vaccinare chi non ne abbia bisogno e garantendo cure tempestive e appropriate a tutti coloro che ne avessero necessità.
L'ennesimo articolo sulle varianti resistenti: https://www.10news.com/news/in-depth/study-claims-delta-poised-to-acquire-complete-resistance-to-current-vaccines
(grazie a Elena Fiori per la segnalazione)
La dichiarazione di Great Barrington che sottoscrissi nell'ottobre 2020 e che ancora oggi mi pare di puro buon senso ("puro Vangelo!" avrebbero detto Tex e Carson...): https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/3287998651247545
I coronavirus mutano di frequente, tanto quanto e più di tanti altri virus. Poi ci pensa l'ambiente in cui circolano a selezionare le mutazioni più adatte a garantire la sopravvivenza del microrganismo.
Così è del tutto plausibile che le mutazioni oggi prevalenti siano quelle più adatte ad aggirare l'immunità vaccinale, che al contrario di quella naturale riguarda solo un piccolo pezzo del virus e non la sua struttura complessiva.
E' anzi del tutto verosimile che queste mutazioni siano state selezionate proprio grazie alle vaccinazioni diffuse e che il virus continuerà a evolvere in questo modo tanto più quanto più si vaccinerà.
Ora, se io fossi un produttore di vaccini tranquillizzerei tutta la popolazione i governi del mondo garantendo che una dose di richiamo è quel che ci vuole, e che nel caso aggiorneremo i vaccini alle nuove varianti, un po' tipo la gazzella e il leone che la mattina si svegliano e iniziano a correre. E nel frattempo mi fregherei le mani (https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/4177572852290116).
Ma siccome sono soltanto un medico ricercatore con tanto tempo da trascorrere sui social, personalmente farei volentieri a meno di correre tutto il giorno non si capisce bene dove, e mi limiterei a offrire le attuali vaccinazioni alle persone più esposte e a rischio, evitando di vaccinare chi non ne abbia bisogno e garantendo cure tempestive e appropriate a tutti coloro che ne avessero necessità.
L'ennesimo articolo sulle varianti resistenti: https://www.10news.com/news/in-depth/study-claims-delta-poised-to-acquire-complete-resistance-to-current-vaccines
(grazie a Elena Fiori per la segnalazione)
La dichiarazione di Great Barrington che sottoscrissi nell'ottobre 2020 e che ancora oggi mi pare di puro buon senso ("puro Vangelo!" avrebbero detto Tex e Carson...): https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/3287998651247545
HERE TO STAY 🌺🌺🌺
L'ennesimo articolo sulle varianti resistenti: https://www.10news.com/news/in-depth/study-claims-delta-poised-to-acquire-complete-resistance-to-current-vaccines
(grazie a Elena Fiori per la segnalazione)
L'ennesimo articolo sulle varianti resistenti: https://www.10news.com/news/in-depth/study-claims-delta-poised-to-acquire-complete-resistance-to-current-vaccines
(grazie a Elena Fiori per la segnalazione)
BANDIERA BIANCA 🌺🌺🌺
Stamattina ho pubblicato un paio di rapidi calcoli su contagi, ricoveri e decessi da variante delta in UK. In sintesi:
(i) minore probabilità di contagio dopo vaccino;
(ii) per i vaccinati contagiati, 36% in più di probabilità di finire ricoverati e 335% in più di probabilità di morire;
(iii) per i vaccinati ricoverati 220% in più di probabilità di morire.
La discussione che ne è seguita, con quasi 120 commenti al momento, ha messo in evidenza che:
(a) non si può quantificare la minore probabilità di contagio, che potrebbe anche essere solo apparente: i contagi sono riferiti a un semestre, durante il quale i vaccinati completi sono andati dallo 0 iniziale all'attuale 62%. Se usiamo i dati di oggi col 62% di vaccinati completi la protezione (RRR) è 82%, ma se usassimo un dato intermedio, ad esempio di metà maggio (31%), avremmo una protezione (RRR) del 22%, nulla. Tipo Israele. E forse è verosimile.
(b) vero anche che il dato dei minori contagi nei vaccinati è influenzato dai minori tamponi che questi fanno, altra cosa ragionevole da ipotizzare ma impossibile da verificare;
(c) poi c'è il fatto dell'età: in tanti hanno osservato che i vaccinati sono soprattutto anziani, dunque è ovvio che se si contagiano muoiano di più. E d'altra parte è noto che i ragazzini in salute se si contagiano quasi non se ne accorgono (tra l'altro, perchè vaccinarli?). Tutto giusto, può essere: ci vorrebbe qualcuno che sapesse recuperare i dati di vaccinati e non per fascia d'età e rifacesse i conti.
(d) ma come l'età contano le patologie croniche, l'essere sovrappeso o obesi, maschi rispetto a femmine ecc. Tutte caratteristiche di rilievo: come incidono su contagi, ricoveri e decessi?
(e) e si muore allo stesso modo se ci si contagia a Londra o in uno sperduto villaggio dell'interno? Se si è ricchi e benestanti invece che poveri? Se il medico ci ha assistito dai primi sintomi oppure se abbiamo trovato solo la sua segreteria telefonica?
E si potrebbe andare avanti a lungo, ma più che altro per dire che io penso che questi vaccini riducano almeno un poco i contagi perchè lo hanno fatto negli studi autorizzativi, i cui dati sono stati controllati da agenzie regolatorie pubbliche come FDA e EMA che, pur travolte da enormi conflitti di interesse, sono l'unica risorsa che abbiamo per un minimo di valutazione chiara e rigorosa sui farmaci. E quei dati pieni di difetti e di buchi, si riferiscono ai primi due.tre mesi dalla vaccinazione. E quindi possiamo dirci che se ci siamo vaccinati almeno per due-tre mesi abbiamo un minimo di protezione in più, non assoluta, ma c'è. Senza esagerare.
E quegli studi non ci han detto altro: nulla sui ricoveri, nulla sui decessi, su questi ultimi il poco che ci han detto, verso i sei mesi studio Pfizer, è che pare non ci sia differenza, ma non erano comunque fatti per dirlo. Nulla sulle varianti, nulla sugli individui a rischio (così è una nostra ragionevole estrapolazione che convenga vaccinare gli individui a rischio, evidenze dirette non ce ne sono).
Nè ci sono controindicazioni in specifiche categorie, dal momento che gli studi in specifiche categorie non sono stati fatti: quindi chi è immunodepresso viene vaccinato perchè un po' di anticorpi si formano, a volte anche tanti, ma non esiste uno studio che sia uno che mostri che gli anticorpi sono indicativi di protezione. E difatti nel covid chi ha più anticorpi son quelli che stan peggio, e i ragazzini sani che ne escono come da un raffreddore di anticorpi quasi non ne hanno. E anche qui potremmo andare avanti a lungo.
Ma solo per dire che di evidenza per l'uso di questi vaccini ce n'è pochissima, e che i dati epidemiologici sono interpretabili ed equivocabili a piacere, o meglio sono sostanzialemente impossibili da gestire. Così possiamo leggere di chi si compiace dei dati italiani, e liquida con una scrollata di spalle i dati israeliani o quelli islandesi, e così via.
Stamattina ho pubblicato un paio di rapidi calcoli su contagi, ricoveri e decessi da variante delta in UK. In sintesi:
(i) minore probabilità di contagio dopo vaccino;
(ii) per i vaccinati contagiati, 36% in più di probabilità di finire ricoverati e 335% in più di probabilità di morire;
(iii) per i vaccinati ricoverati 220% in più di probabilità di morire.
La discussione che ne è seguita, con quasi 120 commenti al momento, ha messo in evidenza che:
(a) non si può quantificare la minore probabilità di contagio, che potrebbe anche essere solo apparente: i contagi sono riferiti a un semestre, durante il quale i vaccinati completi sono andati dallo 0 iniziale all'attuale 62%. Se usiamo i dati di oggi col 62% di vaccinati completi la protezione (RRR) è 82%, ma se usassimo un dato intermedio, ad esempio di metà maggio (31%), avremmo una protezione (RRR) del 22%, nulla. Tipo Israele. E forse è verosimile.
(b) vero anche che il dato dei minori contagi nei vaccinati è influenzato dai minori tamponi che questi fanno, altra cosa ragionevole da ipotizzare ma impossibile da verificare;
(c) poi c'è il fatto dell'età: in tanti hanno osservato che i vaccinati sono soprattutto anziani, dunque è ovvio che se si contagiano muoiano di più. E d'altra parte è noto che i ragazzini in salute se si contagiano quasi non se ne accorgono (tra l'altro, perchè vaccinarli?). Tutto giusto, può essere: ci vorrebbe qualcuno che sapesse recuperare i dati di vaccinati e non per fascia d'età e rifacesse i conti.
(d) ma come l'età contano le patologie croniche, l'essere sovrappeso o obesi, maschi rispetto a femmine ecc. Tutte caratteristiche di rilievo: come incidono su contagi, ricoveri e decessi?
(e) e si muore allo stesso modo se ci si contagia a Londra o in uno sperduto villaggio dell'interno? Se si è ricchi e benestanti invece che poveri? Se il medico ci ha assistito dai primi sintomi oppure se abbiamo trovato solo la sua segreteria telefonica?
E si potrebbe andare avanti a lungo, ma più che altro per dire che io penso che questi vaccini riducano almeno un poco i contagi perchè lo hanno fatto negli studi autorizzativi, i cui dati sono stati controllati da agenzie regolatorie pubbliche come FDA e EMA che, pur travolte da enormi conflitti di interesse, sono l'unica risorsa che abbiamo per un minimo di valutazione chiara e rigorosa sui farmaci. E quei dati pieni di difetti e di buchi, si riferiscono ai primi due.tre mesi dalla vaccinazione. E quindi possiamo dirci che se ci siamo vaccinati almeno per due-tre mesi abbiamo un minimo di protezione in più, non assoluta, ma c'è. Senza esagerare.
E quegli studi non ci han detto altro: nulla sui ricoveri, nulla sui decessi, su questi ultimi il poco che ci han detto, verso i sei mesi studio Pfizer, è che pare non ci sia differenza, ma non erano comunque fatti per dirlo. Nulla sulle varianti, nulla sugli individui a rischio (così è una nostra ragionevole estrapolazione che convenga vaccinare gli individui a rischio, evidenze dirette non ce ne sono).
Nè ci sono controindicazioni in specifiche categorie, dal momento che gli studi in specifiche categorie non sono stati fatti: quindi chi è immunodepresso viene vaccinato perchè un po' di anticorpi si formano, a volte anche tanti, ma non esiste uno studio che sia uno che mostri che gli anticorpi sono indicativi di protezione. E difatti nel covid chi ha più anticorpi son quelli che stan peggio, e i ragazzini sani che ne escono come da un raffreddore di anticorpi quasi non ne hanno. E anche qui potremmo andare avanti a lungo.
Ma solo per dire che di evidenza per l'uso di questi vaccini ce n'è pochissima, e che i dati epidemiologici sono interpretabili ed equivocabili a piacere, o meglio sono sostanzialemente impossibili da gestire. Così possiamo leggere di chi si compiace dei dati italiani, e liquida con una scrollata di spalle i dati israeliani o quelli islandesi, e così via.
BANDIERA BIANCA 🌺🌺🌺 (segue)
Purtroppo abbiamo perso la possibilità di sapere qualcosa di certo quando gli studi autorizzativi, che già erano poverissimi e striminziti, sono stati interrotti vaccinando i controlli. Così io guardo ai dati di efficacia (scarsa) che ci hanno fornito e trovo plausibile il fallimento delle campagne vaccinali, e ovvio che chi si vaccina possa ancora contagiarsi e contagiare, altri guardano gli stessi numeri ma vedono i bicchieri mezzi pieni e se non sono abbastanza pieni ci versano un'altra dose. Chiaro che questa non è medicina basata sulle evidenze. Qui non ci sono evidenze e nemmeno medicina.
Purtroppo abbiamo perso la possibilità di sapere qualcosa di certo quando gli studi autorizzativi, che già erano poverissimi e striminziti, sono stati interrotti vaccinando i controlli. Così io guardo ai dati di efficacia (scarsa) che ci hanno fornito e trovo plausibile il fallimento delle campagne vaccinali, e ovvio che chi si vaccina possa ancora contagiarsi e contagiare, altri guardano gli stessi numeri ma vedono i bicchieri mezzi pieni e se non sono abbastanza pieni ci versano un'altra dose. Chiaro che questa non è medicina basata sulle evidenze. Qui non ci sono evidenze e nemmeno medicina.
Nessuno sa quanto duri la copertura vaccinale, che comunque è largamente "imperfetta" e in base ai dati disponibili già a sei mesi è ampiamente ridotta. L'eventuale proroga alla scadenza del lasciapassare è legata unicamente all'impossibilità pratica di rivaccinare tutti subito. E l'efficacia della terza dose è sconosciuta, come del resto la sua sicurezza.
Poi, fate vobis 🌺🌺🌺
Poi, fate vobis 🌺🌺🌺