Marco Cosentino
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L'uomo perfetto è senza io
L'uomo ispirato è senza opera
L’uomo santo non lascia nome
(Chuang-tzu, IV secolo a.c.)
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https://umanesimo-e-scienza.blogspot.com/2021/08/agamben-umanisti-e-scienziati-contro-il.html

Con la più piena convinzione ho sottoscritto questo Manifesto e ora invito tutti coloro che ne condividano i contenuti a fare altrettanto 🌺🌺🌺
Trent'anni di insuccessi. Ci sarà un motivo... 🌺🌺🌺
IVERMECTINA 🌺🌺🌺

Farmaco antielmintico impiegato ormai da 50 anni e incluso nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lista che seleziona i farmaci più importanti sulla base della loro efficacia e del loro profilo di sicurezza, ora una recentissima revisione della letteratura scientifica, comparsa sull’American Journal of Therapeutics (Lippincott Williams & Wilkins ) si aggiunge alla corposa evidenza a favore della sua efficacia nel COVID-19 e conclude sulla base di numerose evidenze, compresi studi clinici controllati e randomizzati in cieco, che l’ivermectina è grandemente efficace sia per la cura del COVID-19 (in termini di riduzione della durata della malattia, delle ospedalizzazioni, della carica virale e della mortalità) che per la profilassi (in termini di riduzione della trasmissione), e tutto questo a prezzo di effetti avversi in genere limitati, prevedibili e gestibili.

La posizione di EMA, AIFA e federazione degli ordini dei medici italiani aggiornata al 29 luglio, dunque dopo la pubblicazione di questo studio, rimane che le evidenze sono di bassa qualità e dunque l'ivermectina può essere impiegata solo in sperimentazioni cliniche. A me invece pare che un farmaco del genere, data la sua tollerabilità, rappresenti in una congiuntura critica come questa un'opzione da considerare nell'ambito dell'autonomia del medico nel migliore interesse dello specifico paziente, "in scienza e coscienza" in accordo con i principi deontologici della professione. Ma anche queste divergenze di opinioni rientrano nell'autonomia propria della professione: l'importante è che siano sempre fiondate su riferimenti verificabili e siano orientate al beneficio dei pazienti.

A differenza di quanto accade in tanti altri paesi, in Italia l'ivermectina non è disponibile per assunzione orale nell'uomo, e il medico che intenda impiegarla deve chiederne la preparazione in farmacia.
IVERMECTINA 🌺🌺🌺
ANCORA IVERMECTINA 🌺🌺🌺
In un commento su Facebook, Francesca Tartamella che ringrazio segnala l'autorizzazione al commercio pubblicata in GU nel maggio scorso per un prodotto orale per uso umano. Il medicinale risulta anche in banca dati AIFA, che ancora alcuni giorni fa non lo riportava.
LA DENUNCIA DEL CODACONS REGGIO CALABRIA. Francesco Servadio intervista gli avvocati che hanno denunciato penalmente i professori Bassetti, Burioni e Pregliasco: https://www.facebook.com/383069111724305/posts/4567931606571347/
MELE E ARANCE 🌺🌺🌺

Si parla di mele e arance ogni volta che in un qualsiasi contesto si confrontano elementi così eterogenei da non essere comparabili.

Il mese scorso è stato pubblicato uno studio che discute i molteplici limiti degli attuali test diagnostici per SARS-CoV-2 e dell'uso che se ne fa. Questi comprendono:
* procedure non standardizzate per la raccolta dei campioni;
* eterogeneità analitica (quali geni virali? con quale sensibilità? con quali strumenti analitici molecolari? ecc.);
* materiale biologico raccolto (saliva meglio di rinofaringe, ecc.);
* varianti virali e loro coesistenza;
* tempistiche di esecuzione dei test in relazione a contagio e fasi della malattia;
* positività non equivalente a contagiosità.

Lo studio conclude identificando tre maggiori questioni che vanno conosciute e considerate:
1) Falsi negativi - dovuti a errori analitici e procedurali nonchè a test eseguiti nella fase sbagliata della malattia;
2) Falsi positivi - dovuti a valori analitici soglia eccessivamente bassi come pure a reattività incrociata con altri coronavirus;
3) Falsi positivi - dovuti errori di registrazione e a procedure burocratico-amministrative.

Nel complesso, questo studio evidenza in dettaglio le insidie intrinseche nell'utilizzo di questi dati per:
* misurare la diffusione dei contagi a livello nazionale e adottare di conseguenza misure di contenimento;
* confrontare i contagi nazionali con quelli di altri paesi;
* stimare la frequenza della malattia COVID-19 e delle sue conseguenze rispetto al totale dei contagiati;
* ultimo ma non certo per importanza, legittimare il lasciapassare (cd Green Pass) recentemente introdotto.

Già nell'agosto 2020 d'altra parte discutevamo alcuni dei più ovvi limiti dei tamponi impiegati impropriamente al di fuori del processo di diagnosi clinica del covid.

La sensazione è insomma che la gran parte dei dati su cui si fondano le discussioni pubbliche e le scelte politiche siano in realtà ben poco attendibili e gravati da numerose falle. Un decisore politico preoccupato di orientare correttamente le proprie scelte dovrebbe mettere la questione in cima all'agenda delle priorità. Al contrario, di una situazione del genere si gioverebbe chi ad esempio ritenesse di poter controllare i dati, proprio grazie alla loro approssimazione e ambiguità, legittimando in tal modo a posteriori le proprie decisioni.
MELE E ARANCE 🌺🌺🌺
In figura: Pommes et Oranges, Paul Cézanne c.1900, olio su tela (Musée d'Orsay).
LUCCIOLE PER LANTERNE 🌺🌺🌺

Dopo Pfizer che ha pubblicato i dati a sei mesi del proprio vaccino, ricavandoli con apprezzabile impegno da quanto ancora il suo originario studio clinico ora in disarmo era in grado di dire, arriva Moderna che sulla prestigiosa rivista Science propone un approccio radicalmente differente e alquanto originale per i suoi dati a sei mesi.

I dati pubblicati infatti non riguardano più l'efficacia dei vaccini sullo sviluppo di covid o su altri aspetti di diretto rilievo clinico, bensì la persistenza in circolo di anticorpi contro le diverse varianti del virus.

Dal punto di vista aziendale l'approccio è molto conveniente in quanto permette di evitare di condurre studi su decine di migliaia di persone, come uno studio di efficacia clinica imporrebbe. Nel presente lavoro tutte le analisi sono state condotte su 24 persone, 8 per fascia d'età. L'idea alla base dello studio è ovviamente che la presenza di anticorpi sia predittiva di una determinata protezione.

A oggi tuttavia non vi è alcuna evidenza che un determinato profilo anticorpale possa avere un qualsivoglia significati rispetto ai rischi del covid. Coerentemente, la presenza di anticorpi in un qualsiasi individuo è considerata indicazione di un passato covid o di una passata vaccinazione, ma non esistono livelli qualitativi o quantitativi utili a riconoscere l'esistenza di una protezione. E probabilmente non esisteranno mai.

In altri termini, mentre dal punto di vista dell'industria vedersi riconoscere la validità della presenza di anticorpi come surrogato della protezione contro il covid rappresenta un'attraente prospettiva che le semplificherebbe enormemente la vita per questi come per futuri vaccini, dal punto di vista dei sistemi sanitari e dei cittadini un dato del genere non sposta di nulla "gli equilibri", poichè quello che serve in concreto per comprendere se e quanto un vaccino possa essere utile è documentarne la capacità di ridurre contagi, malattie, ricoveri e decessi.

Ma per ottenere queste informazioni sono indispensabili quegli studi difficili, lungi e costosi che tutte le aziende si sono affrettate ad abbandonare (con le migliori motivazioni etiche) una volta incassate le autorizzazioni in emergenza. E non bastano certo le affannose raccolte di dati osservazionali dal mondo reale che le istituzioni si affannano a condurre.

Così, il riscontro di tassi anticorpali apprezzabili in un paio di dozzine di persone sono al massimo delle belle lucciole che brillano nel cielo notturno di un'autorevolissima rivista scientifica, ma per uscire dal buio del tunnel servono come minimo delle potenti lanterne, che solo studi clinici ben progettati e appropriatamente condotti ci potranno fornire. E se si continua a insistere su una sola strategia monocorde non è nemmeno detto che bastino.
LUCCIOLE PER LANTERNE 🌺🌺🌺
EBONY AND IVORY 🌺🌺🌺

Circola da alcuni giorni sul web la foto dell'ultima pagina di un ordine di servizio interno di un ospedale pugliese che invita a ricoverare i vaccinati covid positivi a SARS-CoV-2 in reparti ordinari e non in isolamento covid. Obiettivamente, la prima volta che mi è capitata sotto gli occhi ho pensato fosse una delle tante falsità disinformative che non si capisce bene chi metta in giro aumentando solo la confusione e il disorientamento.

Pare invece che la circolare esista davvero e che addirittura sia stata diramata in conseguenza di un'indicazione della sanità regionale, o almeno così racconta il Tempo. Pare che l'ospedale, interpellato a riguardo, abbia sostanzialmente confermato precisando che non si tratta di una prassi già in uso bensì di una "eventualità molto remota".

Ora qui non interessa esprimere opinioni su uno specifico operato, bensì ragionare sulla deriva che sta prendendo questa malintesa contrapposizione che mette strumentalmente in conflitto vaccinati e non vaccinati. Sulla contagiosità dei positivi, in particolare, fin dall'inizio dell'epidemia si è sviluppata una controversia ancora non risolta ma rispetto alla quale si può provvisoriamente dire che è ormai certo che vaccinati e non vaccinati si contagino entrambi, si ammalino entrambi e siano entrambi contagiosi. L'unico margine residuo di discussione è in ordine alla differenza quantitativa tra gli uni e gli altri, che è probabilmente discreta in alcuni contesti e risibile in altri, in dipendenza da fattori in gran parte ancora da chiarire. Ne discutevamo tra l'altro qui.

Così distinguere tra vaccinati e non vaccinati entrambi positivi non solo non sembra avere alcuna base scientifica ma anche e soprattutto rischia di rappresentare un consistente rischio per l'innesco di focolai di contagio se gli uni o gli altri non fossero gestiti nelle opportune condizioni. A meno che non vogliamo riprendere un'altra specifica controversia, quella riguardante la possibilità (del tutto verosimile) che i positivi asintomatici abbiano una carica virale talmente bassa da non essere praticamente mai contagiosi (qui uno studio di Pavia di epoca ampiamente ante vaccini, mai sufficientemente valorizzato). Ma, di nuovo, il vaccino non c'entra nulla e dividere le persone in recinti sulla base dello stato vaccinale rischia di apparire più che altro come una posizione ideologica pregiudiziale infondata scientificamente e clinicamente. Che è poi la ragione precisa per cui il lasciapassare (cd Green Pass) è una scelta politica senza base scientifica.

Infine, di sfuggita è curioso che il titolo del giornale parli di "positivi" precisando poi solo in basso nel testo che si tratta di vaccinati. Ma immagino si tratti solo di ragioni di spazio. Di impaginazione per il giornale e di disponibilità di letti per l'ospedale.
OLTRE VENTIMILA FIRME IN MENO DI TRE GIORNI 🌺🌺🌺

LA PETIZIONE CONTRO IL GREEN PASS. Tra i firmatari giuristi, intellettuali, medici, ricercatori di alto profilo. I dettagli nel pezzo di Francesco Servadio: https://www.facebook.com/383069111724305/posts/4572022666162241/

Per firmare la petizione: https://secure.avaaz.org/community_petitions/it/sergio_mattarella_presidente_della_repubblica_ital_green_pass_le_ragioni_del_no/
LA CONFERMA 🌺🌺🌺

M'imbatto poco fa in questa notizia di Repubblica di qualche giorno fa, dai toni obiettivamente trionfali, e non posso non chiedermi che cosa intendano dire. Che i vaccini proteggano dalla malattia lo sappiamo da novembre. A dire il vero è l'unica cosa che sappiamo con ragionevole certezza: negli studi clinici tutti i vaccini di cui disponiamo sono in grado di ridurre chi più chi meno la probabilità di covid sintomatico di qualsiasi gravità.

Purtroppo la notizia di Repubblica è dietro ad un paywall, per fortuna tuttavia ci pensa il Corriere del Ticino a fornire i dettagli. Scopriamo così nell'ordine:

(i) che la notizia fa riferimento ai dati più recenti del programma REACT-1 che in UK fin dal 2020 registra i contagi in vari studi basati sull'adesione volontaria di decine di migliaia di persone (https://www.imperial.ac.uk/medicine/research-and-impact/groups/react-study/), dati riferiti a un solo mese;

(ii) che la notizia originale NON parla in alcun modo di covid bensì di contagi: positività al SARS-CoV-2, no malattia;

(iii) che la protezione consiste in una positività di 1,21% nei non vaccinati e di 0,40% nei vaccinati. Poco più di un positivo su 100 nei non vaccinati, poco meno di 1 positivo su 200 nei vaccinati. In termini di efficacia relativa fa 66%, ovvero nei vaccinati c'è il 66% in meno di positivi. In termini di efficacia assoluta fa 0,81%, ovvero il rischio di diventare positivi si riduce con il vaccino dello 0,81%. Il che significa che bisogna vaccinare 123 persone per avere un caso in meno di positività al SARS-CoV-2 nell'arco di un mese. Positività, no covid sintomatico, ospedalizzazione, ecc.

Ora, questi dati sono plausibili: lo studio Pfizer ad esempio considerava i covid sintomatici e ci ha dato un'efficacia relativa del 95%, un'efficacia assoluta di circa lo 0,85% e un numero di persone da vaccinare per avere un covid sintomatico in meno nell'arco di due-tre mesi di 114. Ci sta.

Qualsiasi farmaco nel mondo reale funziona meno che negli studi clinici. Ci sta quindi il 66% dei dati REACT-1 sulle positività, ci sta un'efficacia assoluta di 0,81%, ci sta un numero di vaccinati per avere una positività in meno di 123.

Numeri discreti, che confermano una qualche utilità dei vaccini che ci diciamo da sempre e che altrettanto confermano che i vaccinati si contagiano. In misura significativa e con una differenza non poi così straordinaria rispetto ai non vaccinati. Quindi chi ritiene di essere molto esposto consideri la vaccinazione, chi ritiene di non esserlo faccia quello che lo fa sentire più tranquillo. E nel frattempo preoccupiamoci di curare il covid che può colpire chiunque, vaccinati e non (e guariti).

E magari Repubblica e vari altri quotidiani che hanno pubblicato a titoli di scatola potrebbero essere un po' più precisi nel dare le notizie, presentandole in modo che il lettore sia in grado di comprendere di che cosa si sta parlando.
LA CONFERMA 🌺🌺🌺
POTREBBE CAUSARE VIOLENZA 🌺🌺🌺
LE PAROLE RUBATE 🌺🌺🌺

Il ministro della salute annuncia oggi sul Corriere della Sera una “svolta nelle cure domiciliari”. Secondo l’articolo, il governo intende impiegare 4 miliardi di euro dai fondi del PNRR “per portare l’assistenza pubblica e i trattamenti più appropriati in casa”.

Nel prosieguo tuttavia non si fa alcun cenno a un eventuale aggiornamento delle attuali linee guida per la gestione domiciliare dei pazienti covid né tanto meno ad esempio a un programma di potenziamento della medicina territoriale tramite assunzioni di medici e personale, l’allestimento di nuove strutture, l’acquisto di apparecchiature e mezzi, ecc. bensì dell’introduzione di un “sistema di autorizzazione e accreditamento” che “fissa requisiti elevati ed omogenei per tutti i soggetti che erogano tali servizi e garantirà cure con standard avanzati e della medesima qualità su tutto il territorio nazionale”.

Poco oltre si fa cenno alla possibilità di affidare il servizio ai privati e si conclude ricordando che i fondi del PNRR saranno impiegati anche per la telemedicina, così da “monitorare il malato a distanza”.

L’ultima frase infine appare del tutto incomprensibile: “Se questa organizzazione fosse stata omogenea e efficace su tutto il territorio nazionale sarebbero stati evitati tanti ricoveri a persone positive con forme di covid lievi che avrebbero potuto essere trattate a casa”, dal momento che risulta che tutti i covid lievi sono stati e sono tuttora lasciati a casa e vengono ricoverati sono a fronte di un interessamento polmonare tanto grave che nemmeno l’ossigenoterapia domiciliare basta più.

Cosa ci attende dunque? Probabilmente nel migliore di casi, quasi nessun cambiamento rispetto alla situazione attuale, eventualmente solo il coinvolgimento di qualche organizzazione privata nel monitoraggio epidemiologico e nella gestione dell’ossigenoterapia domiciliare. Lo scenario peggiore potrebbe comprendere invece l’introduzione di regole e vincoli che rendano più difficile il lavoro volontario di chi da sempre garantisce cure domiciliari, quelle vere, ai pazienti covid, come ad esempio il Movimento Ippocrate, il Comitato Cura Domiciliare Covid e tanti medici che assistono al meglio i loro pazienti.
LA VIA DI DAMASCO 🌺🌺🌺

Il Manifesto apre oggi con un articolo per certi versi sorprendente che pur con qualche titubanza arriva finalmente ad ammettere quanto ci diciamo da mesi, ovvero che "il vaccino non basta".

Secondo il Manifesto "ammalarsi dopo aver completato il ciclo vaccinale non è impossibile" e si citano i dati ISS secondo cui a fine luglio sarebbero 18.000 i vaccinati completi ammalatisi, che sui 27 milioni totali di vaccinati fa circa 67 su 100.000, che sarebbe circa 13 su 20.000, paragonabile agli 8 su 20.000 dello studio Pfizer se vogliamo credere da un lato a ISS e dall'altro a Pfizer (ci sono motivi per ritenere sottostimati i dati sia dell'uno che dell'altro, ma va bene anche così).

Prosegue l'articolo riportando che "secondo l’Iss, la probabilità di risultare positivi dopo aver completato il ciclo è 4-5 volte inferiore rispetto a chi non si è vaccinato." Se così fosse, l'efficacia assoluta dei vaccini sarebbe del 75-80%, un dato che ci sta: nettamente inferiore rispetto al 90-95% degli studi clinici (verosimile) ma ancora alto tenendo presente che la maggioranza dei vaccinati lo è da poco tempo e che tra i vaccinati c'è una quota indefinita di guariti probabilmente in certa misura protetti "a prescindere".

Bene in ogni caso che passi nella pubblica discussione e nella percezione collettiva che i vaccinati possono ancora contagiarsi. Converrebbe anche che passasse il dato di fatto che, come si contagiano, possono anche contagiare altri e ammalarsi, anche in forma grave. Col che arrivando a concludere che, vaccinati, guariti o non vaccinati che si sia, ancora si condividono i medesimi problemi, non uno di meno.

Da cui l'esigenza di evitare conflitti inutili e idioti tra vaccinati e non vaccinati, e ancor più idiote e becere distinzioni e discriminazioni, e piuttosto prepararsi a curare il covid, vaccinati o meno. Come già ci dicemmo: "che ci si vaccini o meno, conviene sempre aver le idee chiare su come gestirebbe il vostro medico un eventuale covid. Perchè quello potrebbe fare una differenza enorme".