L'8 luglio del 2016 il Consiglio Nazionale FNOMCeO approva all'unanimità il Documento sui vaccini, che recita tra l'altro: "Solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario, il medico può sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica." Le sanzioni possono arrivare fino alla radiazione.
UNO VALE UNO 🌺🌺🌺
Nel pubblico dibattito sulla campagna vaccinale, sui social come nel mondo reale, un argomento che comunemente ricorre, esplicitamente o implicitamente, è: "ho fatto il vaccino, è andato tutto bene, dunque non esiste problema per nessuno".
L'argomento è intuitivamente accattivante, ma al tempo stesso sottilmente ingannevole. Prendiamo l'esempio di un farmaco ben conosciuto, largamente utilizzato e indubbiamente utile come è l'aspirina.
Le basi razionali per impiegarla nel postinfarto sono che una solida evidenza indica come l'aspirina presa per cinque anni risparmia da 6 a 20 morti cardiache ogni 1000 persone, a prezzo di 2-4 morti per aspirina (emorragie gravi) sempre ogni 1000 persone. Questa è la lettura tecnica della frase standard "l'aspirina fa bene". E su questa base medico e paziente decidono insieme se valga la pena iniziare un trattamento del genere.
Una lettura tecnica simile oggi purtroppo non è ancora possibile per le campagne vaccinali in corso. Dei prodotti attuali dalle sperimentazioni cliniche che sono durate pochi mesi sappiamo solo che sul breve termine si riduce il rischio di covid di qualsiasi gravità, negli studi quasi sempre lieve. Su questa base possiamo stimare che i vaccini prevengano da 0,5 a 5 decessi covid ogni 100.000 vaccinati (https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/4126185920762143). Su scala italiana e considerando i soli maggiorenni fa a spanne 1000-2000 decessi su un arco di alcuni mesi. Bene, molto bene, Ma non benissimo in una situazione in cui si stimano 128.000 decdessi in un anno e mezzo, oltre 7.000 al mese in media ("per" covid o "con" covid non rileva ai fini del discorso).
Se quindi abbiamo un numeratore almeno presunto sui benefici attesi, non abbiamo però un denominatore per i rischi. C'è tuttavia qualche punto di riferimento: ad esempio, la Norvegia ha affermato ufficialmente che la sua campagna di vaccinazione a tappeto degli anziani in RSA ha provocato 1 decesso legato al vaccino ogni 900 persone, e ha di conseguenza controindicato la vaccinazione negli anziani fragili. Per dire che nella popolazione generale ovviamente è meglio di così, ma per raccomandare anche di non basarsi sulla propria esperienza individuale. Se siamo qui a discutere è ovvio che noi facciamo parte di quegli 899 (o di quei 99.999) che non hanno avuto problemi.
Ma quando si ragiona su vasta scala, come con l'aspirina, non si può procedere a tappeto solo perchè la nostra personale esperienza ci dice che una compressa ogni tanto ci fa solo bene. Insomma, d'accordo l'esperienza personale, ma - come diceva quello - "uno vale uno". E almeno in questo caso è indubbiamente vero.
Nel pubblico dibattito sulla campagna vaccinale, sui social come nel mondo reale, un argomento che comunemente ricorre, esplicitamente o implicitamente, è: "ho fatto il vaccino, è andato tutto bene, dunque non esiste problema per nessuno".
L'argomento è intuitivamente accattivante, ma al tempo stesso sottilmente ingannevole. Prendiamo l'esempio di un farmaco ben conosciuto, largamente utilizzato e indubbiamente utile come è l'aspirina.
Le basi razionali per impiegarla nel postinfarto sono che una solida evidenza indica come l'aspirina presa per cinque anni risparmia da 6 a 20 morti cardiache ogni 1000 persone, a prezzo di 2-4 morti per aspirina (emorragie gravi) sempre ogni 1000 persone. Questa è la lettura tecnica della frase standard "l'aspirina fa bene". E su questa base medico e paziente decidono insieme se valga la pena iniziare un trattamento del genere.
Una lettura tecnica simile oggi purtroppo non è ancora possibile per le campagne vaccinali in corso. Dei prodotti attuali dalle sperimentazioni cliniche che sono durate pochi mesi sappiamo solo che sul breve termine si riduce il rischio di covid di qualsiasi gravità, negli studi quasi sempre lieve. Su questa base possiamo stimare che i vaccini prevengano da 0,5 a 5 decessi covid ogni 100.000 vaccinati (https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/4126185920762143). Su scala italiana e considerando i soli maggiorenni fa a spanne 1000-2000 decessi su un arco di alcuni mesi. Bene, molto bene, Ma non benissimo in una situazione in cui si stimano 128.000 decdessi in un anno e mezzo, oltre 7.000 al mese in media ("per" covid o "con" covid non rileva ai fini del discorso).
Se quindi abbiamo un numeratore almeno presunto sui benefici attesi, non abbiamo però un denominatore per i rischi. C'è tuttavia qualche punto di riferimento: ad esempio, la Norvegia ha affermato ufficialmente che la sua campagna di vaccinazione a tappeto degli anziani in RSA ha provocato 1 decesso legato al vaccino ogni 900 persone, e ha di conseguenza controindicato la vaccinazione negli anziani fragili. Per dire che nella popolazione generale ovviamente è meglio di così, ma per raccomandare anche di non basarsi sulla propria esperienza individuale. Se siamo qui a discutere è ovvio che noi facciamo parte di quegli 899 (o di quei 99.999) che non hanno avuto problemi.
Ma quando si ragiona su vasta scala, come con l'aspirina, non si può procedere a tappeto solo perchè la nostra personale esperienza ci dice che una compressa ogni tanto ci fa solo bene. Insomma, d'accordo l'esperienza personale, ma - come diceva quello - "uno vale uno". E almeno in questo caso è indubbiamente vero.
DE MINIMIS NON CURAT PRAETOR 🌺🌺🌺
Oggi BergamoNews pubblica questa lettera che dice "firmata" e quindi non c'è motivo per non ritenerla vera almeno in prima istanza. Personalmente, mi colpisce non tanto per il possibile effetto avverso da vaccino (è un caso singolo, non fa casistica: stamattina ci dicevamo che "uno vale uno"), ma perchè mi pare rappresentare al meglio l'impossibilità di regolare per legge lo stato di salute delle persone. Ogni persona fa storia a sé, come ben sa il medico accorto e coscienzioso. Mentre l'impianto del lasciapassare impone una ipersemplificazione che sarebbe ridicola se non fosse pericolosa, per i singoli così come per la collettività.
Oggi BergamoNews pubblica questa lettera che dice "firmata" e quindi non c'è motivo per non ritenerla vera almeno in prima istanza. Personalmente, mi colpisce non tanto per il possibile effetto avverso da vaccino (è un caso singolo, non fa casistica: stamattina ci dicevamo che "uno vale uno"), ma perchè mi pare rappresentare al meglio l'impossibilità di regolare per legge lo stato di salute delle persone. Ogni persona fa storia a sé, come ben sa il medico accorto e coscienzioso. Mentre l'impianto del lasciapassare impone una ipersemplificazione che sarebbe ridicola se non fosse pericolosa, per i singoli così come per la collettività.
Immagino che non pochi sappiano come funziona, comunque - nel caso - va così 😉
PER GRAZIA RICEVUTA 🌺🌺🌺
Ovviamente a Berlino non c'è nessun giudice. Non sto a chiedermi quale sia la ragione della sospensione e nemmeno della riammissione. La conclusione ovvia e anche indipendente da questo episodio in sé poco significativo è che un sistema in cui incombe un controllo anonimo e arbitrario che risponde solo a se stesso è pericoloso, specie se sta facendo da modello per altri sistemi potenzialmente molto più pervasivi.
Ovviamente a Berlino non c'è nessun giudice. Non sto a chiedermi quale sia la ragione della sospensione e nemmeno della riammissione. La conclusione ovvia e anche indipendente da questo episodio in sé poco significativo è che un sistema in cui incombe un controllo anonimo e arbitrario che risponde solo a se stesso è pericoloso, specie se sta facendo da modello per altri sistemi potenzialmente molto più pervasivi.
Facebook ha recentemente bloccato Francesco Santoro. Chi desiderasse continuare a seguirlo può farlo sul suo nuovo canale Telegram: https://t.me/GruppoTerraMia
SOVRANISMO PLASMATICO 🌺🌺🌺
Negli USA il plasma convalescente è praticamente da subito un trattamento impiegato sistematicamente sulla base di solide evidenze di efficacia.
Ora uno studio su oltre 28.000 malati covid trattati con plasma convalescente mostra come l'efficacia in termini di riduzione della mortalità a 30 giorni sia maggiore se i pazienti ricevono plasma donato da persone geograficamente vicine. La riduzione del rischio è in media del 20%, dal 10,8% all'8,6%.
L'ipotesi è che il plasma geograficamente vicino contenga anticorpi più "adatti" alle varianti del virus in circolazione nell'area. Il che tra l'altro suggerisce implicitamente limiti intrinseci all'ipotesi di gestire il plasma centralmente come anche alle strategie fondate sugli anticorpi monoclonali.
Negli USA il plasma convalescente è praticamente da subito un trattamento impiegato sistematicamente sulla base di solide evidenze di efficacia.
Ora uno studio su oltre 28.000 malati covid trattati con plasma convalescente mostra come l'efficacia in termini di riduzione della mortalità a 30 giorni sia maggiore se i pazienti ricevono plasma donato da persone geograficamente vicine. La riduzione del rischio è in media del 20%, dal 10,8% all'8,6%.
L'ipotesi è che il plasma geograficamente vicino contenga anticorpi più "adatti" alle varianti del virus in circolazione nell'area. Il che tra l'altro suggerisce implicitamente limiti intrinseci all'ipotesi di gestire il plasma centralmente come anche alle strategie fondate sugli anticorpi monoclonali.
https://umanesimo-e-scienza.blogspot.com/2021/08/agamben-umanisti-e-scienziati-contro-il.html
Con la più piena convinzione ho sottoscritto questo Manifesto e ora invito tutti coloro che ne condividano i contenuti a fare altrettanto 🌺🌺🌺
Con la più piena convinzione ho sottoscritto questo Manifesto e ora invito tutti coloro che ne condividano i contenuti a fare altrettanto 🌺🌺🌺
Blogspot
Agamben, Sceusa, Mattei... giuristi, umanisti e scienziati contro il Green Pass : entra per firmare il Manifesto
IVERMECTINA 🌺🌺🌺
Farmaco antielmintico impiegato ormai da 50 anni e incluso nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lista che seleziona i farmaci più importanti sulla base della loro efficacia e del loro profilo di sicurezza, ora una recentissima revisione della letteratura scientifica, comparsa sull’American Journal of Therapeutics (Lippincott Williams & Wilkins ) si aggiunge alla corposa evidenza a favore della sua efficacia nel COVID-19 e conclude sulla base di numerose evidenze, compresi studi clinici controllati e randomizzati in cieco, che l’ivermectina è grandemente efficace sia per la cura del COVID-19 (in termini di riduzione della durata della malattia, delle ospedalizzazioni, della carica virale e della mortalità) che per la profilassi (in termini di riduzione della trasmissione), e tutto questo a prezzo di effetti avversi in genere limitati, prevedibili e gestibili.
La posizione di EMA, AIFA e federazione degli ordini dei medici italiani aggiornata al 29 luglio, dunque dopo la pubblicazione di questo studio, rimane che le evidenze sono di bassa qualità e dunque l'ivermectina può essere impiegata solo in sperimentazioni cliniche. A me invece pare che un farmaco del genere, data la sua tollerabilità, rappresenti in una congiuntura critica come questa un'opzione da considerare nell'ambito dell'autonomia del medico nel migliore interesse dello specifico paziente, "in scienza e coscienza" in accordo con i principi deontologici della professione. Ma anche queste divergenze di opinioni rientrano nell'autonomia propria della professione: l'importante è che siano sempre fiondate su riferimenti verificabili e siano orientate al beneficio dei pazienti.
A differenza di quanto accade in tanti altri paesi, in Italia l'ivermectina non è disponibile per assunzione orale nell'uomo, e il medico che intenda impiegarla deve chiederne la preparazione in farmacia.
Farmaco antielmintico impiegato ormai da 50 anni e incluso nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lista che seleziona i farmaci più importanti sulla base della loro efficacia e del loro profilo di sicurezza, ora una recentissima revisione della letteratura scientifica, comparsa sull’American Journal of Therapeutics (Lippincott Williams & Wilkins ) si aggiunge alla corposa evidenza a favore della sua efficacia nel COVID-19 e conclude sulla base di numerose evidenze, compresi studi clinici controllati e randomizzati in cieco, che l’ivermectina è grandemente efficace sia per la cura del COVID-19 (in termini di riduzione della durata della malattia, delle ospedalizzazioni, della carica virale e della mortalità) che per la profilassi (in termini di riduzione della trasmissione), e tutto questo a prezzo di effetti avversi in genere limitati, prevedibili e gestibili.
La posizione di EMA, AIFA e federazione degli ordini dei medici italiani aggiornata al 29 luglio, dunque dopo la pubblicazione di questo studio, rimane che le evidenze sono di bassa qualità e dunque l'ivermectina può essere impiegata solo in sperimentazioni cliniche. A me invece pare che un farmaco del genere, data la sua tollerabilità, rappresenti in una congiuntura critica come questa un'opzione da considerare nell'ambito dell'autonomia del medico nel migliore interesse dello specifico paziente, "in scienza e coscienza" in accordo con i principi deontologici della professione. Ma anche queste divergenze di opinioni rientrano nell'autonomia propria della professione: l'importante è che siano sempre fiondate su riferimenti verificabili e siano orientate al beneficio dei pazienti.
A differenza di quanto accade in tanti altri paesi, in Italia l'ivermectina non è disponibile per assunzione orale nell'uomo, e il medico che intenda impiegarla deve chiederne la preparazione in farmacia.