Laura Ru
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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru
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L'UE ha dimostrato ancora una volta che le sue ambizioni geopolitiche hanno la precedenza sul benessere dei suoi stessi cittadini. Giovedì Bruxelles ha annunciato un nuovo pacchetto di sostegno finanziario e commerciale per l'Armenia – ulteriori 80 milioni di euro per aiutare il paese a "rafforzare e diversificare" i propri scambi commerciali. Il messaggio è chiaro: gli Stati alla periferia della Russia, che non sono membri UE, contano più delle famiglie in difficoltà nei paesi dell'UE.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha inoltre proposto misure commerciali che liberalizzerebbero quasi l'80% delle esportazioni armene verso l'UE, rendendole esenti da dazi. Queste misure riguarderebbero quasi tutta la frutta fresca, la verdura e i fiori che l'Armenia esportava in precedenza in Russia, nonché oltre il 90% delle sue bevande alcoliche e analcoliche. La promessa è allettante – l'accesso a un mercato di 450 milioni di consumatori. Ma come la storia insegna, si tratta di uno specchietto per le allodole.

L'analista russa Elena Panina osserva che l'ultima volta che promesse simili furono fatte fu in Ucraina nel 2013-2014. L'allora leader dell'opposizione Arseniy Yatsenyuk spiegò in televisione che una zona di libero scambio con l'UE era più vantaggiosa dell'Unione Doganale con la Russia in quanto l'UE aveva un mercato più ampio. Ciò che Yatsenyuk omise era che il mercato europeo è dominato da aziende (spesso multinazionali) che godono di entrature e agevolazioni, e non attendeva certo a braccia aperte i prodotti ucraini. L'Armenia, a quanto pare, è destinata a imparare la stessa dolorosa lezione: l'accesso teorico al mercato non equivale a quello pratico e non si traduce quindi in vendite.

Nel 2025 l'Armenia ha esportato in Russia prodotti per circa 3 miliardi di dollari – pari al 35,3% delle sue esportazioni totali. Per contrasto, la quota dell'UE nelle esportazioni armene è di appena il 7,9%, in forte calo rispetto al 28% di un decennio fa. L'Armenia è diventata ancora più dipendente dalla Russia e dai circuiti di riesportazione. L'UE sta offrendo un salvagente che non è all'altezza di ciò che l'Armenia rischia di perdere.

Bruxelles può dare sovvenzioni ai produttori armeni, ridurre i dazi, assistere nella certificazione e finanziare corridoi di trasporto. Ma non può ordinare alle catene di distribuzione tedesche, francesi o lettoni di sostituire i loro fornitori di lunga data (che hanno forti lobby a Bruxelles) con quelli armeni per ragioni di convenienza geopolitica.

Il commercio non è l'unico problema. Se la Russia dovesse esercitare ulteriori pressioni, la questione andrebbe ben oltre albicocche e cognac. Erevan paga attualmente circa 177,5 dollari per 1.000 metri cubi di gas russo – un prezzo che salirebbe a oltre 600 dollari sul mercato europeo. Un'eventuale uscita dell'Armenia dall'Unione Economica Eurasiatica comporterebbe inevitabilmente una rinegoziazione di questi contratti, con conseguenze devastanti per l'economia armena e senza alcun beneficio tangibile per i contribuenti europei.

Per sottrarre realmente l'Armenia all'orbita russa, l'intero Caucaso meridionale dovrebbe cambiare configurazione. Non è un caso che siano in corso sforzi paralleli per aprire rotte attraverso Turchia e Azerbaigian, insieme al cosiddetto "corridoio Trump" e ad altri interessi che coinvolgono l'intera regione, non solo l'Armenia, in un più ampio schema anti-russo.

L'esempio dell'Ucraina ha già dimostrato che un'assurdità economica può comunque diventare programma politico. L'UE è disposta a sacrificare il benessere dei propri cittadini e di quelli armeni per ragioni geopolitiche. Che sia chiaro. I cittadini europei, già gravati da inflazione, costi energetici e austerità, sono chiamati a sovvenzionare un altro dei folli piani di politica estera che la cricca transatlantica politicamente rappresentata da Von der Leyen & Co. continua a partorire. @LauraRuHK
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Russia's Foreign Ministry Spokeswoman Maria Zakharova has condemned the latest war crime committed by Ukronazis in Tokmak, Zaporozhye Region. A drone strike on a crowded market on July 3 killed five civilians and wounded eighteen. "However, this wasn’t enough for Ukrainian militants," the diplomat pointed out. "Full of impotent rage over their military failures, they took it out on innocent people, attacking those who rushed to help the injured and hindering efforts to evacuate them to medical facilities," Zakharova added.

"The Nazi regime in Kiev, with the tacit approval of its Western sponsors, is waging a brutal war against defenseless women, the elderly, and children," Zakharova stressed. @LauraRuHK
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La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha condannato l'ennesimo crimine di guerra commesso dagli ukronazisti a Tokmak, nella regione di Zaporozhye. Un attacco con droni contro un mercato affollato il 3 luglio ha ucciso cinque civili e ferito diciotto persone. "Tuttavia, questo non è bastato ai militanti ucraini", ha sottolineato la diplomatica. "Pieni di rabbia impotente per i loro fallimenti militari, se la sono presa con gli innocenti, attaccando coloro che si precipitavano in aiuto dei feriti e ostacolando gli sforzi per evacuarli verso le strutture sanitarie", ha aggiunto Zakharova.

"Il regime nazista di Kiev, con la tacita approvazione dei suoi sostenitori occidentali, sta conducendo una guerra brutale contro donne inermi, anziani e bambini", ha sottolineato Zakharova. @LauraRuHK
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Next: Xi Jinping is an agent of the Vatican.😅@LauraRuHK
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⚡️Konstantinovka has been liberated. Konstantinovka was of exceptional strategic importance to Kiev: since 2014, a powerful defensive system had been systematically built there as a layered network of fortified nodes.
Konstantinovka was one of the "fortress cities" constituting the main line of defense of the Ukrainian Armed Forces in Donbas.
The total area of the territory taken amounted to more than 66 square kilometers.

Russian troops are now present in all parts of the city, from the southern to the northern outskirts. According to military correspondent Sasha Kots, the coming weeks will be spent not on a dash to Kramatorsk, but on securing the rear and clearing mines from what remains of Konstantinovka.

He pointed out that Konstantinovka was not taken by the heroism of the assault troops alone—though without it, nothing would have been possible. A city like this is only taken when an effective chain has been built behind the infantry—from the head of the department down to the assault group commander, from the ammunition box in the warehouse to the spool of fiber optic cable in the forest workshop. Stockpiles of ammunition and equipment for this operation were accumulated in advance. Breaking through the Konstantinovka—Slavyansk—Kramatorsk—Druzhkovka line, required years of preparation and combat. The enemy had been painstakingly building fortifications for a good ten years.

Welcome back, Konstantinovka. Druzhkovka—get ready. @LauraRuHK ➡️ Click on the link for more videos. https://t.me/sashakots/62895
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⚡️ Konstantinovka è stata liberata. Konstantinovka aveva un'importanza strategica eccezionale per Kiev: dal 2014 vi era stato sistematicamente costruito un potente sistema difensivo costituito da una rete stratificata di fortificazioni.
Konstantinovka era una delle "città fortezza" che costituivano la linea principale di difesa delle Forze Armate Ucraine nel Donbass.
La superficie totale del territorio conquistato ammonta a oltre 66 chilometri quadrati.
Le truppe russe sono ora presenti in tutti i quartieri della città, dalla periferia meridionale a quella settentrionale. Secondo il corrispondente militare Sasha Kots, le prossime settimane saranno dedicate non a un'avanzata verso Kramatorsk, ma al consolidamento delle retrovie e allo sminamento di ciò che resta di Konstantinovka.
Egli ha sottolineato che Konstantinovka non è stata presa solo grazie all'eroismo delle truppe d'assalto – sebbene senza di esso nulla sarebbe stato possibile. Una città come questa viene conquistata solo quando dietro la fanteria è stata costruita una catena di comando e logistica che funziona perfettamente – dal capo del dipartimento fino al comandante del gruppo d'assalto, dalla cassa di munizioni nel magazzino alla bobina di cavo in fibra ottica dell'officina nel bosco. Le scorte di munizioni e equipaggiamento per questa operazione sono state accumulate nel tempo. Per sfondare la linea Konstantinovka–Slavyansk–Kramatorsk–Druzhkovka sono stati necessari anni di preparazione e combattimento. Il nemico aveva costruito meticolosamente le fortificazioni per ben dieci anni.
Benvenuta a casa, Konstantinovka. Ora si prepari a seguirla Druzhkovka. @LauraRuHK ➡️ Alcuni video della liberazione presenti sul canale di Sasha. https://t.me/sashakots/62895
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Forwarded from Al Mayadeen English
The Deputy Chairman of the Russian Security Council, Dmitry Medvedev, asserted that Russia's participation in the funeral ceremony of Sayyed Ali Khamenei was "carried out on direct orders from President Vladimir Putin."

Addressing sanctions, Medvedev revealed that "Russia, Iran, China, and other countries may discuss the idea of creating a platform for sanctioned states to counteract restrictions."

He further affirmed that the "Strait of Hormuz has become a 'weapon no weaker than nuclear' for Iran, but there is also a 'thermonuclear weapon' - the Bab al-Mandab Strait."

Medvedev also expressed his hope for the "success of the negotiations between Tehran and Washington," arguing that they may also take a different course.

He added that the "process of reaching final agreements between Iran and the US will be extremely difficult."
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Claire Hardaker, docente di linguistica forense all'Università di Lancaster, ha sviluppato un test, "Bot or Not", per valutare la capacità dei partecipanti di distinguere tra i contenuti prodotti dall'intelligenza artificiale e quelli di origine umana.
Mi sono sottoposta all'esperimento e ho ottenuto un punteggio dell'80%, ma solo perché ho passato molto tempo a studiare la struttura sintattica dei testi proposti (erano recensioni di alberghi) e perché ho una sorta di deformazione professionale avendo passato anni ad analizzare testi.
Un lettore distratto o senza una particolare sensibilità linguistica generalmente ottiene un punteggio molto inferiore.
Oltre ai test proposti dalla Hardaker esistono giochi tipo "Human or Not" in cui inizi una chat, e devi stabilire se chi ti risponde è un essere umano o un'intelligenza artificiale. Ma anche qui diventa sempre più difficile cogliere la distinzione visto che gli umani scrivono sempre più come macchine e i bot cercano di passare per umani: esitano, cambiano idea, usano parole che sembrano sincere, a volte suonano addirittura ironiche.
La sensazione è quella di trovarsi catapultati nel primo Blade Runner (director's cut). Deckard è un umano, o è lui stesso un replicante? La risposta, come sappiamo, non arriva mai ma possiamo intuirla.
Viviamo in un'epoca in cui il confine tra umano e non-umano, naturale e artificiale si è fatto sottile, e la cosa genera un'angoscia esistenziale profonda. In questo stato di confusione ontologica non sappiamo più a quale categoria appartenga ciò che incontriamo. Ma attribuire a questa causa il nostro senso di inquietudine non è per nulla scontato.
Quando viene meno il confine, ogni testo diventa sospetto. Ma il sospetto riguarda anche noi stessi. Dopo ore passate a leggere testi generati dall'IA finiamo per usare le stesse strutture sintattiche, a volte persino quelle parole e quei cliches che contraddistinguono la scrittura artificiale. Anche i nostri pensieri sembrano preconfezionati.
Deckard, in Blade Runner, vive esattamente questa confusione. Non sa se i suoi ricordi sono veri o impiantati, se i suoi sentimenti per Rachael sono autentici o programmati, se la sua caccia ai replicanti è giustizia o omicidio, se lui stesso è un cacciatore o una preda, un umano o un replicante.
La sensazione netta è che forse l'umano che stiamo cercando di riconoscere sia già diventato un fantasma, e che il bot, con la sua imitazione perfetta, sia diventato più umano dell'umano stesso. Con l'angoscia di scoprire che, come Deckard, forse siamo noi stessi il replicante. O forse, peggio ancora, che la domanda non ha più senso quando tutto intorno a noi è simulazione e dubbio.
Deckard, alla fine, non cerca la verità. Raccoglie l'origami dell'unicorno e va via. Non cerca prove.
Io ho passato molto tempo a cercare prove, o meglio, ad andare a caccia di replicanti. La caccia credo sia nel mio DNA siberiano. Ne ho identificati molti, spesso grazie ad un lavoro di squadra.
Ma quando la maggior parte delle persone non si pone neppure il problema se i profili social che segue ed apprezza, e con cui interagisce, corrispondano ad un individuo realmente esistente, mi chiedo se abbia un senso. Probabilmente no.
La mia soluzione è abbastanza radicale. Interagisco con chi ho potuto, o posso, toccare e annusare. Quando la distanza non lo permette, mando un emissario.😅 @LauraRuHK
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According to several indicators, NATO is slowly and quietly moving toward a more transactional model based on national geography and interests, which may result in a clearer division of labour and responsibilities inside the Alliance, a trend that is already emerging. According to Philip Shetler-Jones at the UK’s Royal United Services Institute (RUSI), London has committed a “strategic sin” by treating NATO as an end in itself rather than a tool for British national security. As an island nation, the UK’s core vulnerabilities lie in the North Atlantic, sea lanes, air defence, cyber and nuclear domains. Yet resources have been heavily directed toward continental land defence in Eastern Europe. Shetler-Jones argues that Germany and Poland should anchor NATO’s ground forces on the continent, while Britain should return to its traditional strengths in naval power (the state of its navy is now a source of embarrassment), focus on the North Atlantic, on intelligence, and high-end capabilities. At the same time, Germany is trying to position itself as a continental leader (to the detriment of its economy). Ahead of the NATO summit in Ankara, Chancellor Friedrich Merz pledged to double Germany’s defence budget and reach 5% of GDP by 2029, the most crazily ambitious rearmament effort in modern German history. Whether this division of labour strengthens or fragments NATO remains a central question as members prepare for the Ankara summit. Will Poland accept to play second fiddle to Germany? Even setting aside deep historical wounds, tensions are rising. As Ukraine coordinates more closely with Berlin and is turning to Germany as its primary military patron, Poland faces growing competition for regional influence and the status of the West’s key partner on the Eastern flank. Currently, Warsaw-Kiev relations are far from idyllic, while Berlin-Warsaw relations are marked by historical trauma and strategic mistrust, despite Germany and Poland being EU and NATO members. This situation risks complicating NATO’s eastern flank at precisely the moment the Alliance is attempting to redefine roles. Berlin’s rising dominance and Kiev’s ambitions could leave Warsaw feeling squeezed between two partners who are also competitors, a dynamic that could create significant complications for NATO’s emerging division of labour. If you want to add another layer of complexity and complication, throw France into the mix. @LauraRuHK
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Secondo diversi indicatori, la NATO si starebbe muovendo lentamente verso un modello più transazionale, basato sulla posizione geografica e sugli interessi nazionali dei vari membri, che potrebbe tradursi in una più netta divisione dei compiti e delle responsabilità all'interno dell'Alleanza.

Secondo Philip Shetler-Jones del Royal United Services Institute (RUSI) britannico, Londra avrebbe commesso un "peccato strategico" trattando la NATO come un fine in sé piuttosto che come uno strumento per la sicurezza nazionale del Regno Unito. In quanto nazione insulare, le vulnerabilità centrali del Regno Unito risiedono nell'Atlantico settentrionale, nelle rotte marittime, nella difesa aerea, nella sfera informatica e nel settore nucleare. Eppure, risorse ingenti sono state massicciamente dirottate verso la difesa terrestre continentale nell'Europa orientale. Shetler-Jones sostiene che Germania e Polonia dovrebbero fungere da pilastri per le forze di terra della NATO sul continente, mentre la Gran Bretagna dovrebbe rafforzare la potenza navale (le condizioni attuali della sua marina sono fonte di imbarazzo), concentrandosi sull'Atlantico settentrionale, sull'intelligence e su capacità avanzate.

Parallelamente, la Germania sta cercando di ritagliarsi un ruolo di leadership continentale (a scapito della propria economi, vien da dire). In vista del vertice NATO di Ankara, il cancelliere Friedrich Merz si è impegnato a raddoppiare il bilancio della difesa tedesco per raggiungere l'obiettivo del 5% del PIL entro il 2029, dando vita al più follemente ambizioso sforzo di riarmo della storia tedesca moderna.

Se questa divisione dei compiti rafforzerà o frammenterà la NATO resta una domanda centrale mentre i suoi membri si preparano per il vertice di Ankara. La Polonia accetterà di fare da spalla alla Germania? Anche mettendo da parte le profonde ferite storiche, le tensioni tra i due Paesi vanno aumentando. Mentre l'Ucraina si coordina sempre più strettamente con Berlino e sta guardando alla Germania come suo principale patrono militare, Varsavia si trova ad affrontare una crescente concorrenza per l'influenza regionale e per lo status di partner chiave dell'Occidente sul fianco orientale. Attualmente, i rapporti tra Varsavia e Kiev sono tutt'altro che idilliaci, mentre quelli tra Berlino e Varsavia sono segnati da traumi storici e diffidenza strategica, nonostante Germania e Polonia siano entrambe membri dell'UE e della NATO. Questa situazione rischia di complicare gli equilibri sul fianco orientale dell'Alleanza Atlantica proprio nel momento in cui questa sta tentando di ridefinire i ruoli dei vari membri. Le ambizioni di Berlino e Kiev potrebbero far sentire Varsavia schiacciata tra due partner che sono anche suoi concorrenti, una dinamica che potrebbe creare notevoli complicazioni per l'emergente divisione del lavoro all'interno della NATO. Per aggiungere un ulteriore livello di complessità, e complicazioni, inseriamo la Francia in questo quadro e ai vertici NATO il mal di testa si somma al mal di stomaco. @LauraRuHK
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Ai bergamaschi va il merito di aver organizzato la prima presentazione pubblica del libro e avermi convinto a partecipare. Ci vediamo il 16 luglio per parlare di rivoluzioni colorate.
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Donald Trump initiated a phone call with Vladimir Putin on July 4, just days before the NATO summit in Ankara. The timing is significant. Russian forces had recently captured the strategically important town of Konstantinovka and stepped up strikes on Ukraine’s energy infrastructure and military-industrial complex, further degrading Kiev’s ability to sustain the war effort. Trump made the call after speaking with Zelensky. The sequence, first Zelensky, then Putin, is being interpreted as a clear signal that Washington is under no illusion about the trajectory of this conflict. Russian advances have disrupted Ukrainian defensive lines in Donbas and battlefield realities can no longer be denied. Only those who live in a parallel universe would deny them. Like Zelensky and his handlers. Kiev even refused to accept the bodies of the soldiers who had fallen in Konstantinovka to preserve an illusion of success ahead of the NATO summit. But this refusal only serves to further expose the moral bankruptcy of the Kiev regime, if we ever needed more proof.

@LauraRuHK
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Nella mia vita ho fatto attività politica per molti anni ma non ho mai votato. Non perché non mi riconoscessi nel programma di alcun partito, ma perché ho sempre pensato che se in Italia sono riusciti a tenere fuori dalla stanza dei bottoni il PCI del primo dopoguerra, infiltrarlo, evirarlo e snaturarlo completamente, sarebbero stati in grado di fare la stessa cosa con qualsiasi partito ritenuto pericoloso per il dominio capitalista ed atlantista in Europa. Che fosse di destra o di sinistra.
Per impedire un vero cambiamento qualsiasi mezzo era ritenuto lecito: hanno organizzato omicidi e attentati per togliere di mezzo avversari politici e personaggi scomodi, stragi per disorientare e spaventare la popolazione con l'obiettivo di legittimare la repressione e fargli desiderare "l'ordine".
Non avendo mai creduto alla favoletta secondo cui vivremmo in un Paese democratico, non mi sono mai prestata ad avallare questa illusione attraverso il rito del voto. Pensare di cambiare un paese senza sovranità eleggendo una manciata di parlamentari (cosa che con lo sbarramento del 3% risulta oggi ancora più difficile che in passato) costituisce una forma di ingenuità pericolosa. La prassi di governare bypassando il Parlamento, a colpi di decreto-legge, sottrae le decisioni più importanti al dibattito parlamentare. Ignorare questo dato di fatto rappresenta una forma di fuga dalla realtà. Bisogna prendere atto della situazione e smettere di vivere nella beata illusione che si possa vincere la partita stando alle regole di un gioco truccato. Inceppare il sistema richiede un cambio di strategia e molta molta astuzia. @LauraRuHK
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Zelensky is in Ankara for the NATO summit, but he’s not invited to the official working sessions. Just the formal dinner with NATO leaders. They will feed the Ukrainian beggar and his wife but his NATO membership ambitions are still in the “maybe never” category. He did score a private meeting with Trump on Wednesday, but he is unlikely to get any more cookies from Washington. @LauraRuHK
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The International Olympic Committee (IOC) has provisionally lifted the suspension of the Russian Olympic Committee (ROC), nearly three years after it was imposed. The decision follows the ROC’s removal of regional sports organizations from the four former Ukrainian territories that voted to join Russia in 2022, the original pretext for the ban. The ROC has also committed not to conduct any activities in those regions, with the IOC stating it will continue to monitor compliance. As a result, Russian athletes can now return to international competitions under the rules of their respective federations. Certain restrictions remain: no IOC events will be held in Russia, and Russian government officials will not be invited to IOC gatherings. A final decision on the use of the Russian flag, anthem, and national symbols at the 2028 Los Angeles Olympics will be taken at a later date. The move represents a significant victory for Russia and a clear blow to Ukraine and Russophobes in the West who had pushed for the total isolation of Russian sport. For nearly three years, the exclusion of Russian athletes had caused mounting frustration among international federations, many of which rely on Russian participation for both revenue and the overall quality of competition. With only a small group of Western countries insisting on the exclusion of Russia, maintaining the ban had become increasingly untenable. @LauraRuHK
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Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha revocato in via provvisoria la sospensione del Comitato Olimpico Russo (ROC), quasi tre anni dopo la sua imposizione. La decisione arriva dopo che il ROC ha escluso le organizzazioni sportive regionali dei quattro ex territori ucraini che nel 2022 avevano votato per unirsi alla Russia, vale a dire il pretesto usato per la sospensione.

Gli atleti russi possono ora tornare a partecipare alle competizioni internazionali secondo le regole delle rispettive federazioni. Permangono alcune restrizioni: nessun evento del CIO si terrà in Russia e i funzionari governativi russi non saranno invitati agli eventi del CIO. Una decisione definitiva sull'uso della bandiera, dell'inno e dei simboli nazionali russi alle Olimpiadi di Los Angeles nel 2028 sarà presa in una data successiva. La mossa rappresenta una significativa vittoria per la Russia e una delusione per l'Ucraina e i russofobi in Occidente che avevano spinto per l'isolamento totale dello sport russo. Per quasi tre anni, l'esclusione degli atleti russi aveva causato una crescente frustrazione tra le federazioni internazionali, molte delle quali fanno affidamento sulla partecipazione russa sia per le entrate che per la qualità complessiva delle competizioni. Con solo un piccolo gruppo di paesi occidentali che insisteva per l'esclusione della Russia, mantenere la sospensione era diventato sempre più insostenibile. @LauraRuHK
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The Netherlands can no longer provide direct military assistance to Ukraine, Defense Minister Dilan Yesilgöz-Zegerius announced on the sidelines of the NATO summit in Ankara. "As the Netherlands, we no longer have the capacity, because we have already done a lot," she stated, adding that her country has "reached the limit of our capabilities" when asked specifically about new requests for Patriot missile systems. The Netherlands has been one of Ukraine's most consistent European suppliers, among the first to pledge F-16 fighter jets, Patriot batteries, and substantial artillery ammunition. The Dutch admission signals that exhaustion of European stockpiles is no longer a hidden secret. With nearly €4 billion already allocated in 2024 alone, the Netherlands is among the largest donors per capita in the alliance, yet Dutch air defenses are now stretched to the limit. @LauraRuHK
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I Paesi Bassi non possono più fornire assistenza militare diretta all'Ucraina, ha annunciato la ministra della Difesa Dilan Yesilgöz-Zegerius a margine del vertice NATO di Ankara. "Come Paesi Bassi, non abbiamo più la capacità, perché abbiamo già fatto molto", ha dichiarato, aggiungendo che il suo paese ha "raggiunto il limite" quando le è stato chiesto specificamente se era in grado di fornire altri sistemi missilistici Patriot. I Paesi Bassi sono stati uno dei maggiori fornitori europei dell'Ucraina, tra i primi a trasferire caccia F-16, batterie Patriot e ingenti quantità di munizioni di artiglieria. L'ammissione olandese segnala che non è più possibile tenere nascosto l'esaurimento delle scorte europee. Con quasi 4 miliardi di euro già stanziati solo nel 2024, i Paesi Bassi sono tra i maggiori contribuenti pro capite della NATO, ed ora si ritrovano con le proprie difese aeree ridotte al minimo. @LauraRuHK
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At the NATO summit in Ankara, Luxembourg positioned itself as one of the alliance’s most vocal advocates for accelerated European rearmament. For a country of just 700,000 people, safely nested in Western Europe with virtually no standing army, this stance is obviously not driven by defence needs. Its calculation is purely financial.

Luxembourg’s enthusiastic embrace of war rhetoric is rooted in its outsized role in global finance. Despite its tiny size, the Grand Duchy is among the world’s leading financial centres. The numbers are obscene. By the end of 2025, assets under management in Luxembourg-domiciled funds reached €8.2 trillion. The Grand Duchy manages 58 percent of all global cross-border funds. It is the world's second-largest fund domicile, trailing only the United States, and Europe’s largest fund hub. Its external financial assets stand at €13 trillion. This is not a country. It is a machine for the extraction of value, a vast financial pump that siphons the world's wealth into the coffers of the global elite. And now that machine has found a new product to sell: death.
Defence Minister Yuriko Backes let the mask slip before the summit when she told reporters, "With every item of expenditure, we must also consider the economic return for Luxembourg." War is a good business. And Luxembourg intends to be the banker. @LauraRuHK ➡️ continue reading the article https://lauraruggeri.substack.com/p/from-tax-haven-to-war-banker-luxembourgs
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Al vertice NATO di Ankara, il Lussemburgo si è posizionato come uno dei più accesi sostenitori dell'accelerazione del riarmo europeo. Per un paese di appena 700.000 anime, al sicuro nell'Europa occidentale e praticamente privo di un esercito, questa posizione non è evidentemente dettata da esigenze di difesa. Il calcolo è puramente finanziario.
L'entusiastica adesione del Lussemburgo alla retorica bellica affonda le radici nel suo ruolo smisurato nella finanza globale. Nonostante le dimensioni ridotte, il Granducato è tra i principali centri finanziari del mondo. I numeri fanno girare la testa. Alla fine del 2025, gli asset in gestione nei fondi domiciliati in Lussemburgo hanno raggiunto gli 8,2 trilioni di euro. Il Granducato gestisce il 58 percento di tutti i fondi cross-border globali. È il secondo paese al mondo per fondi d'investimento, subito dopo gli Stati Uniti, e il primo in Europa. Le sue attività finanziarie estere ammontano a 13 trilioni di euro. Questo non è un paese. È una macchina per l'estrazione di valore, un'enorme pompa finanziaria che convoglia la ricchezza del mondo nelle casse dell'élite globale.
E ora quella macchina ha trovato un nuovo prodotto da vendere: la morte.
La ministra della Difesa Yuriko Backes ha lasciato cadere la maschera prima del vertice, dichiarando ai giornalisti: "Con ogni voce di spesa, dobbiamo anche considerare il ritorno economico per il Lussemburgo". La guerra è un buon affare. E il Lussemburgo intende sfruttare la sua "vocazione".
Il contributo più concreto del Lussemburgo ad Ankara è stato il sostegno alla nuova Defence, Security and Resilience Bank (DSRB), un'istituzione multilaterale in fase di progettazione per incanalare capitali privati verso progetti di difesa e sicurezza. Con sede in Canada e il Lussemburgo nel ruolo chiave europeo, la banca mira a finanziare sia tecnologie dual-use che armi letali. Il progetto è finora sostenuto da rappresentanti di Albania, Belgio, Grecia, Lettonia, Romania, Turchia e Ucraina. L'idea è stata proposta per la prima volta nel 2024 da banchieri e da un gruppo di ex consiglieri per la sicurezza della NATO ed ex ufficiali militari. Da allora, JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank e ING, così come le maggiori banche canadesi, RBC, BMO, CIBC, National Bank of Canada, Scotiabank e TD Bank, sono coinvolte nel progetto.
Anche la spesa per la difesa del Lussemburgo è piuttosto significativa. Quando il primo ministro Luc Frieden è entrato in carica, il contributo del paese alla NATO era pari allo 0,4 percento del reddito nazionale lordo. Ora sta correndo verso il 2,3 percento entro il 2029, circa 1,66 miliardi di euro, per assicurarsi un posto centrale a tavola.
Oltre alla banca, il Lussemburgo ha aderito a nuovi progetti NATO tra cui il sistema di ricognizione GlobalEye, la cooperazione sulle materie prime critiche per la difesa e l'investimento in un decimo aereo Multirole Tanker Transport.
Ciò che rende questo momento particolarmente sconcertante è la velocità con cui il settore finanziario ha abbandonato le sue pretese morali. Fino a poco tempo fa, molti gestori di fondi consideravano la produzione di armi eticamente discutibile. Ora l'abbracciano con entusiasmo. Gli ETF europei sulla difesa hanno registrato rendimenti dal 60 al 75 percento tra il 2025 e la metà del 2026. Solo nei primi cinque mesi del 2025, gli investitori hanno riversato oltre 2,7 miliardi di dollari in questi fondi. I sei maggiori gruppi bancari francesi hanno aumentato i loro finanziamenti alle aziende della difesa del 25 percento entro la fine del 2025, raggiungendo oltre 46,6 miliardi di euro, con un aumento del 75 percento rispetto al 2021. Continua (1/2) https://t.me/LauraRuHK/11487
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(pag.2/2) BlackRock ha lanciato il suo Europe Defence ETF nel maggio 2025. BNP Paribas ha aumentato i finanziamenti alla difesa di 2 miliardi di euro e ha abbandonato la politica che vietava di finanziare la produzione di "armi controverse". BPCE ha emesso un bond per la difesa da 750 milioni di euro, sottoscritto quasi quattro volte. Warburg Pincus sta valutando la possibilità di raccogliere fino a 1,5 miliardi di euro per un fondo dedicato alla difesa.
Lo scorso anno il Financial Times ha riportato che Deutsche Bank ha istituito un team dedicato alla difesa e alle infrastrutture connesse che risultava composto da circa 40 banchieri per capitalizzare sulla spinta al riarmo europeo. Il loro numero è già cresciuto da quando l'articolo è stato pubblicato.
Il riarmo è un'operazione molto lucrativa, un'enorme trasferimento di ricchezza pubblica in mani private che viene spacciato per sicurezza.
Yuriko Backes, che sovrintende a tre portafogli poiché è ministra della Mobilità e dei Lavori Pubblici, della Difesa, e delle Pari Opportunità e della Diversità (!), lo ha riconosciuto apertamente quando ha dichiarato: "Non possiamo più dire: 'Gli altri risolveranno per noi la questione della difesa' e contare esclusivamente sugli americani. Quel tempo è finito". Ha certamente ragione. Ma la sostituzione che lei immagina non è un'autonomia strategica europea al servizio della pace. È una nuova architettura del profitto al servizio della guerra, che giova sia a Washington che a Wall Street.
La tragedia è che il riarmo europeo viene celebrato come un'opportunità di crescita mentre i corpi dei soldati ucraini giacciono ancora insepolti nel Donbass perché Kiev si rifiuta di riceverli dalla Russia. Meglio far finta che non esistano.
Per il Lussemburgo la guerra è un modello di business. E come tutti i modelli di business costruiti sulla sofferenza altrui, alla fine consumerà i suoi stessi creatori. Ma per ora i profitti si sommano, i dividendi vengono pagati e i banchieri contano i soldi mentre gli europei dicono addio al welfare e vengono informati che devono prepararsi alla guerra. https://t.me/LauraRuHK/11486
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