Per cercare di capire il diritto internazionale
La carta delle Nazioni Unite del 26 giugno del 1945, a partire dalla sua ratifica da parte degli stati membri, costituisce la più alta fonte di diritto internazionale come lo conosciamo oggi, anche se già precedentemente si è potuto, a ragion veduta, parlare di diritto internazionale ed anche specificatamente del tema dell'uso della forza.
Fino al patto della Società delle Nazioni è constatazione comune che gli stati non subissero limiti imposti dal diritto internazionale in merito al ricorso alla guerra; questa era sempre possibile, perché giuridicamente non vietata, al fine di tutelare anche semplici interessi dello Stato o per risolvere controversie internazionali, soprattutto quelle di carattere politico.
A quell'epoca regole giuridiche sussistevano coerentemente a materie di importanza indubbiamente più limitata, quali il ricorso a misure minori di uso della forza (come la rappresaglia o l'intervento armato in territorio altrui) o, più in generale, esisteva quanto stabilito dalle convenzioni dell'Aia del 1899 e del 1907.
Fu con il patto della Società delle Nazioni che venne per la prima volta disciplinato il ricorso alla guerra, stabilendone alcune limitazioni; punto di partenza del sistema del patto era l'impegno degli stati sottoscrittori a rispettare e mantenere, contro eventuali aggressioni esterne, l'integrità territoriale e l'indipendenza di tutti i suoi membri (Art. 10).
Gli stati erano inoltre obbligati a risolvere pacificamente le controversie internazionali, con l'obbligo di sottoporle a regolamento arbitrale o a revisione della Corte Permanente di Giustizia Internazionale (che era stata appena costituita), oppure di sottoporle al Consiglio di Società.
In quest'ottica, norma cardine del sistema era dunque l'Art.12 del Patto che vietava la guerra contro uno stato che rispettasse la decisione arbitrale della Corte Permanente, che si conformasse alla relazione unanime del Consiglio.
A quest'ultimo riguardo è da notare che ai fini del raggiungimento dell'unanimità non si teneva conto del voto degli stati in controversia, i quali avevano l'obbligo di astenersi.
L'intento della Società delle Nazioni non era quindi quello di bandire completamente la guerra, bensì di rilegarla più all'eccezionalità che alla consuetudine; fu nel 1928, con il patto di Parigi, più noto come Briand-Kellog, che venne stabilito l'impegno a non ricorrere a guerre come strumenti di politica internazionale o come mezzi per la risoluzione di controversie; tuttavia, questo significativo patto che negli anni successivi avrebbe ispirato l'Art.11 della costituzione italiana ed avrebbe altresì creato fondamenti giuridici per poter processare per crimini contro l'umanità gli imputati del processo di Norimberga, non bandiva completamente l'uso della forza differenziando il concetto di guerra da quello di rappresaglia o di intervento.
Ad onore del vero su patti internazionali e costituzioni più tardi cadde un machete.
L'esplicito rifiuto della guerra arriva quindi alla fine del secondo conflitto mondiale, quando i popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità, costituirono l'organizzazione delle Nazioni Unite.
È proprio esaminando la drammaticità dei due conflitti mondiali che si possono capire i continui riferimenti della carta alla necessità di bandire la guerra e di promuovere la pace; infatti, oltre che nel succitato preambolo, all'Art.1, comma 1, si enuncia da subito come fine delle Nazioni Unite il mantenere la pace e la sicurezza internazionale [...] in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, ad all'Art. 2, enunciando a quali principi debbano attenersi i membri, troviamo al paragrafo 3 che i membri devono risolvere le loro controversie internazionali tramite mezzi pacifici, ed al paragrafo 4 che i membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza.
La carta delle Nazioni Unite del 26 giugno del 1945, a partire dalla sua ratifica da parte degli stati membri, costituisce la più alta fonte di diritto internazionale come lo conosciamo oggi, anche se già precedentemente si è potuto, a ragion veduta, parlare di diritto internazionale ed anche specificatamente del tema dell'uso della forza.
Fino al patto della Società delle Nazioni è constatazione comune che gli stati non subissero limiti imposti dal diritto internazionale in merito al ricorso alla guerra; questa era sempre possibile, perché giuridicamente non vietata, al fine di tutelare anche semplici interessi dello Stato o per risolvere controversie internazionali, soprattutto quelle di carattere politico.
A quell'epoca regole giuridiche sussistevano coerentemente a materie di importanza indubbiamente più limitata, quali il ricorso a misure minori di uso della forza (come la rappresaglia o l'intervento armato in territorio altrui) o, più in generale, esisteva quanto stabilito dalle convenzioni dell'Aia del 1899 e del 1907.
Fu con il patto della Società delle Nazioni che venne per la prima volta disciplinato il ricorso alla guerra, stabilendone alcune limitazioni; punto di partenza del sistema del patto era l'impegno degli stati sottoscrittori a rispettare e mantenere, contro eventuali aggressioni esterne, l'integrità territoriale e l'indipendenza di tutti i suoi membri (Art. 10).
Gli stati erano inoltre obbligati a risolvere pacificamente le controversie internazionali, con l'obbligo di sottoporle a regolamento arbitrale o a revisione della Corte Permanente di Giustizia Internazionale (che era stata appena costituita), oppure di sottoporle al Consiglio di Società.
In quest'ottica, norma cardine del sistema era dunque l'Art.12 del Patto che vietava la guerra contro uno stato che rispettasse la decisione arbitrale della Corte Permanente, che si conformasse alla relazione unanime del Consiglio.
A quest'ultimo riguardo è da notare che ai fini del raggiungimento dell'unanimità non si teneva conto del voto degli stati in controversia, i quali avevano l'obbligo di astenersi.
L'intento della Società delle Nazioni non era quindi quello di bandire completamente la guerra, bensì di rilegarla più all'eccezionalità che alla consuetudine; fu nel 1928, con il patto di Parigi, più noto come Briand-Kellog, che venne stabilito l'impegno a non ricorrere a guerre come strumenti di politica internazionale o come mezzi per la risoluzione di controversie; tuttavia, questo significativo patto che negli anni successivi avrebbe ispirato l'Art.11 della costituzione italiana ed avrebbe altresì creato fondamenti giuridici per poter processare per crimini contro l'umanità gli imputati del processo di Norimberga, non bandiva completamente l'uso della forza differenziando il concetto di guerra da quello di rappresaglia o di intervento.
Ad onore del vero su patti internazionali e costituzioni più tardi cadde un machete.
L'esplicito rifiuto della guerra arriva quindi alla fine del secondo conflitto mondiale, quando i popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità, costituirono l'organizzazione delle Nazioni Unite.
È proprio esaminando la drammaticità dei due conflitti mondiali che si possono capire i continui riferimenti della carta alla necessità di bandire la guerra e di promuovere la pace; infatti, oltre che nel succitato preambolo, all'Art.1, comma 1, si enuncia da subito come fine delle Nazioni Unite il mantenere la pace e la sicurezza internazionale [...] in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, ad all'Art. 2, enunciando a quali principi debbano attenersi i membri, troviamo al paragrafo 3 che i membri devono risolvere le loro controversie internazionali tramite mezzi pacifici, ed al paragrafo 4 che i membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza.
In merito all'ipotesi di un ricorso all'uso della forza, la Carta delle Nazioni Unite si basa, essenzialmente, su due principi e strumenti fondamentali: la legittima difesa individuale e collettiva in caso di attacco armato, di cui al capitolo VII, Art. 51, ed il sistema di sicurezza collettiva ad opera del Consiglio di Sicurezza, di cui al capitolo VII, Art. 42 della carta stessa.
Se le repubbliche del Donbass fossero state riconosciute dall'Onu, l'intervento Ucraino iniziato nel 2014 si configurerebbe come aggressione.
Tuttavia non erano riconosciute.
Diventa quindi piuttosto naturale chiedersi fino a che punto il diritto internazionale sia stato in grado fin d'ora, e potrebbe essere in futuro, di limitare sperequazioni o quantomeno il ricorso a conflitti armati.
La risposta è purtroppo disarmante.
La legalità accettata dalla comunità internazionale lo era, con eccezioni significative ma globalmente marginali, fino alla caduta dell'Urss.
Successivamente, con la proclamazione della "fine della storia" da parte di Fukujama, gli usa si sentirono in diritto di non rispettare nemmeno in una maniera di facciata alcuna legalità internazionale.
E ciò avvenne.
Se pensiamo a quanto facile fosse inventare il caso del golfo di Tonchino ed a quanto nemmeno servì farlo per Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, restiamo esterrefatti.
Sia permesso, a questo punto, assumere deliberatamente la posizione di chi, memore del passato recente, presupponga che ogni battaglia futura debba avvenire solo ed unicamente dopo la sconfitta degli yankee e della NATO
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Se le repubbliche del Donbass fossero state riconosciute dall'Onu, l'intervento Ucraino iniziato nel 2014 si configurerebbe come aggressione.
Tuttavia non erano riconosciute.
Diventa quindi piuttosto naturale chiedersi fino a che punto il diritto internazionale sia stato in grado fin d'ora, e potrebbe essere in futuro, di limitare sperequazioni o quantomeno il ricorso a conflitti armati.
La risposta è purtroppo disarmante.
La legalità accettata dalla comunità internazionale lo era, con eccezioni significative ma globalmente marginali, fino alla caduta dell'Urss.
Successivamente, con la proclamazione della "fine della storia" da parte di Fukujama, gli usa si sentirono in diritto di non rispettare nemmeno in una maniera di facciata alcuna legalità internazionale.
E ciò avvenne.
Se pensiamo a quanto facile fosse inventare il caso del golfo di Tonchino ed a quanto nemmeno servì farlo per Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, restiamo esterrefatti.
Sia permesso, a questo punto, assumere deliberatamente la posizione di chi, memore del passato recente, presupponga che ogni battaglia futura debba avvenire solo ed unicamente dopo la sconfitta degli yankee e della NATO
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All'attenzione delle istituzione italiane ed europee
A fronte del devastante sisma chiediamo alle autorità competenti di sospendere ogni sanzione economica verso la Siria.
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L'atto di abdicazione dell'ONU
L'11 settembre 2001 avvenne l'abbattimento delle torri gemelle.
Ci sarebbe molto da dire su questo ma già si sono spesi fiumi di parole e non è mio intento aprire in questo momento una parentesi così ampia.
Fatto sta che il 12 settembre l'ONU firmò, tramite la risoluzione 1368 del Consiglio di Sicurezza, la propria "abdicazione" a favore degli stati uniti, declamando come "minaccia alla pace ed alla sicurezza internazionale" quegli "attentati" (sforziamoci in questa sede di dare per buona tale parola) compiuti da privati tramite l'utilizzo di aeroplani di proprietà di compagnie aeree nordamericane.
L'assurdità di tale dichiarazione risiede nel considerare paritariamente ad un atto di guerra tale aggressione e nel dichiarare, conseguentemente, la propria competenza in merito alla questione per poi però lasciare che siano gli stati uniti a farsi giustizia da soli, forti tuttavia del diritto alla legittima difesa previsto dalla carta ONU
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L'11 settembre 2001 avvenne l'abbattimento delle torri gemelle.
Ci sarebbe molto da dire su questo ma già si sono spesi fiumi di parole e non è mio intento aprire in questo momento una parentesi così ampia.
Fatto sta che il 12 settembre l'ONU firmò, tramite la risoluzione 1368 del Consiglio di Sicurezza, la propria "abdicazione" a favore degli stati uniti, declamando come "minaccia alla pace ed alla sicurezza internazionale" quegli "attentati" (sforziamoci in questa sede di dare per buona tale parola) compiuti da privati tramite l'utilizzo di aeroplani di proprietà di compagnie aeree nordamericane.
L'assurdità di tale dichiarazione risiede nel considerare paritariamente ad un atto di guerra tale aggressione e nel dichiarare, conseguentemente, la propria competenza in merito alla questione per poi però lasciare che siano gli stati uniti a farsi giustizia da soli, forti tuttavia del diritto alla legittima difesa previsto dalla carta ONU
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L'atto di abdicazione dell'ONU II parte
Per poter parificare un'aggressione ad un atto di guerra è perlomeno necessario individuare una controparte (per giunta dotata di potenziale bellico) che qui parrebbe individuata, dal testo della risoluzione, negli attentatori ed al limite nei loro eventuali complici, comunque, stante il diritto internazionale vigente, le Nazioni Unite avrebbero dovuto riconoscere agli stati uniti la sola facoltà di rispondere (per proprio conto o tramite l'ausilio di forze incluse in già esistenti trattati di difesa) all'attacco, fermi restando i principi di immediatezza, proporzionalità e necessità.
L'immediatezza passi, la necessità la escluderei e sulla proporzionalità mi permetto di citare Rocco Arienti: Guerra e carestia dopo un attentato,
un'eutanasia per un ginocchio sbucciato.
Ricordo che anche includendo gli attentatori i morti furono meno di 3000.
Niente rispetto alle tragedie provocate in Afghanistan ed in Iraq con questa scusa ed a quelle provocate dopo e dovute al precedente storico creato.
Anche in questo caso le Nazioni Unite avrebbero comunque avuto l'obbligo (da assumere in tempi utili) di subentrare al comando di qualsiasi azione, bellica o di "peace keeping", volgare anglesismo che insinua che si stia portando la pace, anziché cederlo.
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Per poter parificare un'aggressione ad un atto di guerra è perlomeno necessario individuare una controparte (per giunta dotata di potenziale bellico) che qui parrebbe individuata, dal testo della risoluzione, negli attentatori ed al limite nei loro eventuali complici, comunque, stante il diritto internazionale vigente, le Nazioni Unite avrebbero dovuto riconoscere agli stati uniti la sola facoltà di rispondere (per proprio conto o tramite l'ausilio di forze incluse in già esistenti trattati di difesa) all'attacco, fermi restando i principi di immediatezza, proporzionalità e necessità.
L'immediatezza passi, la necessità la escluderei e sulla proporzionalità mi permetto di citare Rocco Arienti: Guerra e carestia dopo un attentato,
un'eutanasia per un ginocchio sbucciato.
Ricordo che anche includendo gli attentatori i morti furono meno di 3000.
Niente rispetto alle tragedie provocate in Afghanistan ed in Iraq con questa scusa ed a quelle provocate dopo e dovute al precedente storico creato.
Anche in questo caso le Nazioni Unite avrebbero comunque avuto l'obbligo (da assumere in tempi utili) di subentrare al comando di qualsiasi azione, bellica o di "peace keeping", volgare anglesismo che insinua che si stia portando la pace, anziché cederlo.
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7 febbraio 1956
A Andria (Bari), la polizia apre il fuoco su una manifestazione di braccianti, uccidendo Domenico Ruotolo e ferendone vari altri.
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A Andria (Bari), la polizia apre il fuoco su una manifestazione di braccianti, uccidendo Domenico Ruotolo e ferendone vari altri.
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Una cosa di cui non riesco a darmi pace è come mai se un gendarme iraniano abusa della propria posizione i mezzi di comunicazione occidentale ci marciano sopra in ogni modo mentre se ad abusare della propria posizione è un gendarme yankee gli oppositori all'imperialismo minimizzano e fanno in modo che questa occasione d'oro resti in mano ai vari "black lives matter" ed in sostanza ai democratici Yankee.
Sarebbe così semplice denunciare tutte le innumerevoli barbarie degli yankee... ma no. Non lo fa la destra che solidarizza sempre con gli sbirri, non lo fa la ex sinistra che è serva e non sa come è girata, non lo fanno i "moderati" che simpateggiano per gli yankee ma nemmeno i cosiddetti rossobruni.
Non lo si fa e basta.
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Sarebbe così semplice denunciare tutte le innumerevoli barbarie degli yankee... ma no. Non lo fa la destra che solidarizza sempre con gli sbirri, non lo fa la ex sinistra che è serva e non sa come è girata, non lo fanno i "moderati" che simpateggiano per gli yankee ma nemmeno i cosiddetti rossobruni.
Non lo si fa e basta.
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All'indomani della caduta dell'Urss, nel 1992 il pentagono, mediante un documento allora riservato, la "Defense Policy Guidance 1992-1994", scritto a 4 mani da Paul Wolfowitz, allora segretario aggiunto alla difesa, e I. Lewis Libby, allora consigliere per la sicurezza del vicepresidente Cheney, elaborarono la cosiddetta strategia del primato, una linea politica che esortava esplicitamente ad impedire a qualsiasi potenza ostile il dominio di regioni le cui risorse le consentirebbero di accedere allo status di grande superpotenza ed a dissuadere i paesi industriali avanzati da qualsiasi tentativo che miri a contestare la nostra leadership o a ribaltare l'ordine politico ed economico costituito nonché ad impedire l'ascesa di un futuro concorrente globale.
Abbiamo individuato la radice strategica delle rivoluzioni verdi (mondo islamico) e di quelle dei fiori (mondo ex sovietico).
Vediamo inoltre dove risiede il fondamento ideologico delle sanzioni.
Inoltre Wolfowitz apparteneva alla schiera degli straussiani.
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Abbiamo individuato la radice strategica delle rivoluzioni verdi (mondo islamico) e di quelle dei fiori (mondo ex sovietico).
Vediamo inoltre dove risiede il fondamento ideologico delle sanzioni.
Inoltre Wolfowitz apparteneva alla schiera degli straussiani.
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8 febbraio 1948
A Cerignola (Foggia), la polizia spara nel corso di una manifestazione di militanti di sinistra uccidendone 5.
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A Cerignola (Foggia), la polizia spara nel corso di una manifestazione di militanti di sinistra uccidendone 5.
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Nel frattempo, mentre con la rubrica sui necrologi per mano degli sbirri ci ricordiamo quanto non esista la democrazia in Italia, anzi, quanto sia una strumentalizzazione il concetto stupido di democrazia servito al tavolo dei pavidi illusi, Hasib Omerovic, invalido, racconta come 6 poliziotti lo abbiano scaraventato da una finestra... attendiamo sviluppi anche se li attendiamo dal dicembre 1969 per ben altre finestre.
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Forwarded from Norberto
Fino all'ultima lampadina accesa,
fino alla resa.
Perché al modo trionfi la giustizia,
sosteniamo la Russia,
nostra madre e milizia
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fino alla resa.
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Perché insisto a parlare di diritto internazionale nonostante sia evidente e sotto gli occhi di tutte le persone ragionevoli che sia stato tradito un sufficiente numero di volte per considerarlo sepolto?
Perché senza di esso vige la legge del più forte.
Ed infatti, essa sta prosperando in virtù del menefreghismo statunitense rispetto a qualsivoglia forma di regolamentazione che non sia l'ultimo enunciato pronunciato dal potere legislativo in carica...
...che sempre più si avvicina all'esecutivo.
Con buona pace di Macchiavelli ed illuminismo successivo.
Per fortuna il più forte forse non è più quello che conoscevamo.
Per quanto, giova ricordarlo, gli stati uniti da soli possiedono più armi del resto del mondo unito, che unito mai sarà,
i più forti potrebbero non essere più loro.
La dedollarizzazione procede ad un ritmo sostenuto, sudamerica, india, Cina e Medio Oriente hanno compiuto significativi passi in tale direzione, e l'Ucraina non trita solo le carni degli ucraini ma anche le armi della nato, che dopo aver sfruttato l'occasione per smaltire il vecchiume, ora si spaventa perché intacca le risorse di paesi che, in quanto fornitori di armi, sono giustamente obbiettivi plausibili di un futuro attacco russo.
Purtroppo temo che l'orgoglioneria (non è un errore, orgoglio più coglioneria) statunitense, pur di non perdere renderà inabitabile il mondo con attacchi nucleari.
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Perché senza di esso vige la legge del più forte.
Ed infatti, essa sta prosperando in virtù del menefreghismo statunitense rispetto a qualsivoglia forma di regolamentazione che non sia l'ultimo enunciato pronunciato dal potere legislativo in carica...
...che sempre più si avvicina all'esecutivo.
Con buona pace di Macchiavelli ed illuminismo successivo.
Per fortuna il più forte forse non è più quello che conoscevamo.
Per quanto, giova ricordarlo, gli stati uniti da soli possiedono più armi del resto del mondo unito, che unito mai sarà,
i più forti potrebbero non essere più loro.
La dedollarizzazione procede ad un ritmo sostenuto, sudamerica, india, Cina e Medio Oriente hanno compiuto significativi passi in tale direzione, e l'Ucraina non trita solo le carni degli ucraini ma anche le armi della nato, che dopo aver sfruttato l'occasione per smaltire il vecchiume, ora si spaventa perché intacca le risorse di paesi che, in quanto fornitori di armi, sono giustamente obbiettivi plausibili di un futuro attacco russo.
Purtroppo temo che l'orgoglioneria (non è un errore, orgoglio più coglioneria) statunitense, pur di non perdere renderà inabitabile il mondo con attacchi nucleari.
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Anche il quotidiano della Chiesa cattolica si accorge di una mistificazione nella narrazione bellica.
La «Grande coalizione dei Leopard» sta già scricchiolando prima di partire
https://avvenire-ita.newsmemory.com/?publink=33363608b_134aa67
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La «Grande coalizione dei Leopard» sta già scricchiolando prima di partire
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Newsmemory
La «Grande coalizione dei Leopard» sta già scricchiolando prima di partire
MEZZI SCARSI E CARENTI, MA L’AZIENDA TEDESCA CHE LI PRODUCE VOLA IN
Stasera iniziativa a Novara contro la lettura del testo di Zelesky in quel festival di musica scarsa trasmesso dalla rai.
Niente di che. In piazza ci siamo divertiti
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La mia insistenza verso il diritto internazionale non è una perversione.
È la chiara coscienza che o si sta al diritto internazionale come sistema di regole riconosciute e sottoscritte o si sta sotto la legge del più forte.
Finora il più forte sono sempre state le nazioni aderenti alla nato.
Da quando c'è stato chi ha avuto il coraggio quasi antistorico, l'azzardo di opporvisi, mi è rinata la speranza.
Non solo non disturbo il manovratore ma ringrazio Putin di avermi donato, ma più importante ancora di avere donato a mio figlio adolescente, una speranza, un afflato idealistico verso un mondo che non sia costretto a divenire il marciume che gli usa rappresentano.
Confido che la Russia con l'aiuto della Cina riscriva un nuovo diritto internazionale che sostituisca l'ONU con un'organizzazione sovranazionale più credibile
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È la chiara coscienza che o si sta al diritto internazionale come sistema di regole riconosciute e sottoscritte o si sta sotto la legge del più forte.
Finora il più forte sono sempre state le nazioni aderenti alla nato.
Da quando c'è stato chi ha avuto il coraggio quasi antistorico, l'azzardo di opporvisi, mi è rinata la speranza.
Non solo non disturbo il manovratore ma ringrazio Putin di avermi donato, ma più importante ancora di avere donato a mio figlio adolescente, una speranza, un afflato idealistico verso un mondo che non sia costretto a divenire il marciume che gli usa rappresentano.
Confido che la Russia con l'aiuto della Cina riscriva un nuovo diritto internazionale che sostituisca l'ONU con un'organizzazione sovranazionale più credibile
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14 febbraio 1950
A Seclì (Lecce), nel corso di una manifestazione di braccianti in sciopero, la polizia apre il fuoco, uccidendo Antonio Micali
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A Seclì (Lecce), nel corso di una manifestazione di braccianti in sciopero, la polizia apre il fuoco, uccidendo Antonio Micali
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Forwarded from L'AntiDiplomatico
🟥 La famiglia di Pablo Neruda annuncia che una relazione di esperti internazionali ha confermato che il poeta cileno non è morto a causa di un cancro, come sostiene la versione ufficiale, ma che è stato avvelenato.
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-morte_di_pablo_neruda_una_perizia_indica_che_il_poeta_cileno__stato_avvelenato/82_48752/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-morte_di_pablo_neruda_una_perizia_indica_che_il_poeta_cileno__stato_avvelenato/82_48752/
www.lantidiplomatico.it
Morte di Pablo Neruda: una perizia indica che il poeta cileno è stato avvelenato
L'antidiplomatico - Liberi di svelarvi il mondo
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Vi propongo un tentativo di fare chiarezza circa la situazione di Artmyovsk (Bakhmut per i revisionisti modernisti).
Mentre i servizi di spionaggio occidentali ed il governo ucraino stesso, che a menzogne belliche di enorme portata è ben abituato, ammettono le difficoltà sul fronte di Artmyovsk, il comandante in capo e fondatore della milizia Wagner, Evgeny Progozhin, diffonde un comunicato in cui afferma che la città, per quanto in buona parte accerchiata, è ancora lungi dal cadere e che l'esercito ucraino dimostra una strenua resistenza.
La prima reazione fra i sostenitori del mondo multipolare è di perplessità.
Come spiegare questa apparente contraddizione o questo apparente segno di debolezza?
Provo ad avanzare un paio di ipotesi:
1- Artmyovsk è comodamente sotto tiro. Tenere impegnata una significativa quantità di militari e renderli inoperativi (morte o ferimento grave) ad un ritmo forse mai visto prima in alcun conflitto, potrebbe essere utile sia ad alleggerire le fila dell'esercito avversario, sia a tenerlo in parte impegnato su di un fronte "tritacarne" per poter sferrare campagne su altre direzioni del fronte.
2- Ad Artmyovsk non servono molto i carri armati che sono in arrivo, non si combatte in campo aperto. Potrebbe essere più significativo eliminare equipaggiamento per i blindati in loco.
Non sono considerazioni gentili. È guerra.
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Mentre i servizi di spionaggio occidentali ed il governo ucraino stesso, che a menzogne belliche di enorme portata è ben abituato, ammettono le difficoltà sul fronte di Artmyovsk, il comandante in capo e fondatore della milizia Wagner, Evgeny Progozhin, diffonde un comunicato in cui afferma che la città, per quanto in buona parte accerchiata, è ancora lungi dal cadere e che l'esercito ucraino dimostra una strenua resistenza.
La prima reazione fra i sostenitori del mondo multipolare è di perplessità.
Come spiegare questa apparente contraddizione o questo apparente segno di debolezza?
Provo ad avanzare un paio di ipotesi:
1- Artmyovsk è comodamente sotto tiro. Tenere impegnata una significativa quantità di militari e renderli inoperativi (morte o ferimento grave) ad un ritmo forse mai visto prima in alcun conflitto, potrebbe essere utile sia ad alleggerire le fila dell'esercito avversario, sia a tenerlo in parte impegnato su di un fronte "tritacarne" per poter sferrare campagne su altre direzioni del fronte.
2- Ad Artmyovsk non servono molto i carri armati che sono in arrivo, non si combatte in campo aperto. Potrebbe essere più significativo eliminare equipaggiamento per i blindati in loco.
Non sono considerazioni gentili. È guerra.
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...Ed alcune considerazioni sui commentatori italiani...
La netta presa di posizione di Berlusconi può strappare sorrisi ma non rende affidabile una persona che mai lo è stata.
Berlusconi ne sa molto di più di politica internazionale di quanto siamo abituati a credere. Era amico di Craxi, che per quanto esecrabile su quasi tutto portò in Italia il processo ad Abu Abbas (palestinese) perché l'assassinio di Leon Kinghoffer (statunitense ebreo) avvenne sull'Achille Lauro (Italiana).
Rarissimo esempio di sovranismo.
Berlusconi sa che l'Ucraina perderà e, il suo smisurato ego, fa sì che si percepisca come immortale.
Biasimare Zelensky per la sua pessima condotta è un'assalto alla diligenza per tornare alla guida della coalizione a cui appartiene.
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La netta presa di posizione di Berlusconi può strappare sorrisi ma non rende affidabile una persona che mai lo è stata.
Berlusconi ne sa molto di più di politica internazionale di quanto siamo abituati a credere. Era amico di Craxi, che per quanto esecrabile su quasi tutto portò in Italia il processo ad Abu Abbas (palestinese) perché l'assassinio di Leon Kinghoffer (statunitense ebreo) avvenne sull'Achille Lauro (Italiana).
Rarissimo esempio di sovranismo.
Berlusconi sa che l'Ucraina perderà e, il suo smisurato ego, fa sì che si percepisca come immortale.
Biasimare Zelensky per la sua pessima condotta è un'assalto alla diligenza per tornare alla guida della coalizione a cui appartiene.
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16 febbraio 1954
A Milano, nel corso di una manifestazione dei lavoratori dell’Om, le forze di polizia, capeggiate dal commissario Allitto, aprono il fuoco in piazza Sant’Ambrogio, mentre una delegazione di lavoratori attende di essere ricevuta dalla presidenza dell’azienda, uccidendo l'operaio Ernesto Leoni e abbandonandosi ad aggressioni brutali, con l’inseguimento degli operai fin dentro la basilica.
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A Milano, nel corso di una manifestazione dei lavoratori dell’Om, le forze di polizia, capeggiate dal commissario Allitto, aprono il fuoco in piazza Sant’Ambrogio, mentre una delegazione di lavoratori attende di essere ricevuta dalla presidenza dell’azienda, uccidendo l'operaio Ernesto Leoni e abbandonandosi ad aggressioni brutali, con l’inseguimento degli operai fin dentro la basilica.
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