Buonasera a tutti.
Se parlo così è perché provo a fare una sintesi estrema, ed in quanto tale sbagliata, sul conflitto Russo ucraino, per quanto sarebbe giusto chiamarlo Nato-Russia.
L'unica condizione di pace è la fine dell'espansione della NATO, la fine della pretesa che l'ucraina appartenga alla NATO, oggigiorno pure all'unione europea, la fine dell'unipolarismo.
Altrimenti scegliete l'opzione Kaja Kallas, ovvero che la guerra la perde chi ha finito i soldi od i soldati.
Certo... La UE ha 450 milioni di abitanti. La Federazione Russa solo 150.
Quindi se la guerra sarà definitiva sarà balistica, perché i russi sono emotivi sì ma stupidi no.
Se sarà balistica è un attimo a farla diventare nucleare.
Buona fortuna.
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Se parlo così è perché provo a fare una sintesi estrema, ed in quanto tale sbagliata, sul conflitto Russo ucraino, per quanto sarebbe giusto chiamarlo Nato-Russia.
L'unica condizione di pace è la fine dell'espansione della NATO, la fine della pretesa che l'ucraina appartenga alla NATO, oggigiorno pure all'unione europea, la fine dell'unipolarismo.
Altrimenti scegliete l'opzione Kaja Kallas, ovvero che la guerra la perde chi ha finito i soldi od i soldati.
Certo... La UE ha 450 milioni di abitanti. La Federazione Russa solo 150.
Quindi se la guerra sarà definitiva sarà balistica, perché i russi sono emotivi sì ma stupidi no.
Se sarà balistica è un attimo a farla diventare nucleare.
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Boutade o mossa astuta?
È piuttosto evidente che il cosiddetto piano di pace in 28 punti sia un'iniziativa spontanea e non condivisa, dell'amministrazione statunitense.
In questo piano vengono affrontate, per la prima volta le cause che hanno portato al conflitto, tuttavia in maniera blanda e fortemente parziale.
Se è vero che viene proposta la cessazione della discriminazione linguistica e la liberazione (solo de facto e non de jure, cosa tutt'altro che irrilevante) dei territori del Dombas, non viene fatto accenno né ad un sistema globale per dirimere le controversie geopolitiche in corso, né ad una denazificazione della classe dirigente ucraina, né alla fine dell'espansione della NATO, né viene esclusa la possibilità di un futuro ingresso ucraino in strutture quali UE o NATO.
Inoltre non è certamente accettabile per la Federazione Russa che non vengano inclusi gli Oblast di Kherson e Zaporizhe fra i territori annessi perché sono stati inseriti in Costituzione e, cosa difficile da capire in occidente, tale Carta ha molto peso in Russia.
Vi sono poi dichiarazioni circa il territorio calpestato dai soldati ma queste, tutto sommato possono essere oggetto di trattativa.
Credo che nessuno obietterebbe se, soddisfatte le richieste principali, si rinunciasse ai territori presi in Sumy in cambio di altri presso Kherson, per fare un esempio.
Circa poi la richiesta di libertà di culto nulla da obiettare ma in merito alla diminuizione delle forze armate ucraine si è un po' troppo nel vago.
Dimezzamento? Due volte e mezzo in meno? Rispetto a cosa? Agli effettivi prima del conflitto? A tutti i mobilitati? A tutti i superstiti? Ai soli effettivi superstiti? Nutro le mie riserve.
Nutro riserve anche circa il resto del corollario: nessun missile a media o lunga gittata, ma i droni? Potrebbero sviluppare armi chimiche o nucleari?
Chi controlla? Le spese? Ciascuno ricostruisce il proprio?
Manca poi completamente lo scongelamento dei beni russi all'estero e la fine delle sanzioni.
Tutte queste considerazioni mi fanno dire che più di un piano di pace è la solita boutade trumpiana; resta però il dubbio su quale scopo essa si prefigga.
Restando nel regno delle speculazioni politiche (più concrete della fantapolitica ma meno dei documenti ufficiali)
si aprono almeno due scenari, entrambi prevedono che la Federazione Russa non rilasci dichiarazioni ufficiali ed impegnative ma che la palla sia nel campo dell'attuale amministrazione ucraina.
In un contesto in cui il crollo militare, accompagnato dalla fuga di esponenti di rilievo e da un'inchiesta per corruzione tutt'altro che finita, sono il dominus, la cricca di Zelensky dovrà scegliere se appoggiare tale piano o rifiutarlo.
Se lo appoggiasse otterrebbe il risultato di rilanciare la palla nel campo russo ma al prezzo di spaccare la classe dirigente, scatenare le frange neonaziste pronte a rivendersi come corpi terroristici speciali, segnare la probabile uscita di scena di Zelensky che si è autoimposto di non poter firmare trattati di tale entità ed ammettere in sostanza che tutte le decisioni prese dai sostenitori dell'occidente, dagli arancioni del 2004 in poi, fossero sbagliate e fallimentari. Inoltre Trump, conscio che la Federazione Russa non potrebbe accettare queste proposte, avrebbe il pretesto per colpevolizzare Putin e continuare a fare pagare la guerra all'Europa senza necessità di creare ulteriori escalation, solo per il logoramento dei concorrenti economici.
Se invece la cricca di Zelensky rifiutasse, Trump avrebbe l'occasione per colpevolizzare gli ingordi corrotti, l'Europa per colpevolizzare una classe dirigente e sostituirla e la Russia quella di completare il suo lavoro senza offrire spiegazioni. Anche in questo caso vedo Zelensky estromesso, fermo restando che, essendo il capo delle forze armate, gli organizzeranno un'uscita planata per non vedere, sogno proibito, le truppe Russe ai confini moldavi, rumeni, ungheresi, polacchi e bielorussi in un paio di settimane.
È piuttosto evidente che il cosiddetto piano di pace in 28 punti sia un'iniziativa spontanea e non condivisa, dell'amministrazione statunitense.
In questo piano vengono affrontate, per la prima volta le cause che hanno portato al conflitto, tuttavia in maniera blanda e fortemente parziale.
Se è vero che viene proposta la cessazione della discriminazione linguistica e la liberazione (solo de facto e non de jure, cosa tutt'altro che irrilevante) dei territori del Dombas, non viene fatto accenno né ad un sistema globale per dirimere le controversie geopolitiche in corso, né ad una denazificazione della classe dirigente ucraina, né alla fine dell'espansione della NATO, né viene esclusa la possibilità di un futuro ingresso ucraino in strutture quali UE o NATO.
Inoltre non è certamente accettabile per la Federazione Russa che non vengano inclusi gli Oblast di Kherson e Zaporizhe fra i territori annessi perché sono stati inseriti in Costituzione e, cosa difficile da capire in occidente, tale Carta ha molto peso in Russia.
Vi sono poi dichiarazioni circa il territorio calpestato dai soldati ma queste, tutto sommato possono essere oggetto di trattativa.
Credo che nessuno obietterebbe se, soddisfatte le richieste principali, si rinunciasse ai territori presi in Sumy in cambio di altri presso Kherson, per fare un esempio.
Circa poi la richiesta di libertà di culto nulla da obiettare ma in merito alla diminuizione delle forze armate ucraine si è un po' troppo nel vago.
Dimezzamento? Due volte e mezzo in meno? Rispetto a cosa? Agli effettivi prima del conflitto? A tutti i mobilitati? A tutti i superstiti? Ai soli effettivi superstiti? Nutro le mie riserve.
Nutro riserve anche circa il resto del corollario: nessun missile a media o lunga gittata, ma i droni? Potrebbero sviluppare armi chimiche o nucleari?
Chi controlla? Le spese? Ciascuno ricostruisce il proprio?
Manca poi completamente lo scongelamento dei beni russi all'estero e la fine delle sanzioni.
Tutte queste considerazioni mi fanno dire che più di un piano di pace è la solita boutade trumpiana; resta però il dubbio su quale scopo essa si prefigga.
Restando nel regno delle speculazioni politiche (più concrete della fantapolitica ma meno dei documenti ufficiali)
si aprono almeno due scenari, entrambi prevedono che la Federazione Russa non rilasci dichiarazioni ufficiali ed impegnative ma che la palla sia nel campo dell'attuale amministrazione ucraina.
In un contesto in cui il crollo militare, accompagnato dalla fuga di esponenti di rilievo e da un'inchiesta per corruzione tutt'altro che finita, sono il dominus, la cricca di Zelensky dovrà scegliere se appoggiare tale piano o rifiutarlo.
Se lo appoggiasse otterrebbe il risultato di rilanciare la palla nel campo russo ma al prezzo di spaccare la classe dirigente, scatenare le frange neonaziste pronte a rivendersi come corpi terroristici speciali, segnare la probabile uscita di scena di Zelensky che si è autoimposto di non poter firmare trattati di tale entità ed ammettere in sostanza che tutte le decisioni prese dai sostenitori dell'occidente, dagli arancioni del 2004 in poi, fossero sbagliate e fallimentari. Inoltre Trump, conscio che la Federazione Russa non potrebbe accettare queste proposte, avrebbe il pretesto per colpevolizzare Putin e continuare a fare pagare la guerra all'Europa senza necessità di creare ulteriori escalation, solo per il logoramento dei concorrenti economici.
Se invece la cricca di Zelensky rifiutasse, Trump avrebbe l'occasione per colpevolizzare gli ingordi corrotti, l'Europa per colpevolizzare una classe dirigente e sostituirla e la Russia quella di completare il suo lavoro senza offrire spiegazioni. Anche in questo caso vedo Zelensky estromesso, fermo restando che, essendo il capo delle forze armate, gli organizzeranno un'uscita planata per non vedere, sogno proibito, le truppe Russe ai confini moldavi, rumeni, ungheresi, polacchi e bielorussi in un paio di settimane.
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In ogni caso consiglio di iniziare a lavorare al coccodrillo politico ai giornalisti, soprattutto a coloro, ovvero la stragrande maggioranza, che sanno bene che il coccodrillo andrà legato dove vorrà il padrone ma che, a questo giro, dovranno stare molto attenti a non fare sentire lo stridio del vetro sotto le loro unghie.
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Io, fossi nella dirigenza russa e non voglio azzardare il paragone, in vista del piano imposto di pace e della scadenza per l'Ucraina del 28 Novembre oggettivamente raderei al suolo il radibile, il più in presto possibile.
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Il presidente statunitense Trump sembrava aver fretta di raggiungere un accordo di massima per arrivare alla cessazione delle ostilità sul suolo ucraino, infatti aveva messo come data limite il 27 novembre, cioè oggi, che negli usa è il giorno del ringraziamento e l'inizio per molti di un fine settimana molto lungo.
Sembra evidente che tale fretta sia venuta meno; molto probabilmente perché se emergessero i disaccordi delle due parti in questione, la borsa, che per tale festività negli usa chiude, reagirebbe male, quindi meglio prendere tempo.
Prendere tempo è da sempre il gioco dei no pax guerrafondai dell'europa volenterosa di buscarle, sia per la coazione ad agire in base ai desiderata con funzione apotropaica che continuano a vaneggiare di un fallimento russo, sia per la speranza che alle elezioni di metà mandato Trump diventi un'anatra zoppa e gli usa tornino a sostenere con maggior vigore l'ucraina, fino all'eventualità di un conflitto diretto ed esplicito, sia perché affrontare la realtà significherebbe farla finita con la propria carriera politica e con le derivanti prebenda di cui hanno goduto.
Analogo discorso si può fare per la cricca di governo ucraina, prendere tempo è la sola strategia per non affrontare sia il tracollo sia i destini giudiziari e penali.
In ultima analisi pure la Federazione Russa non ha fretta; gli obiettivi saranno raggiunti, o per via diplomatica o sul campo, certamente lo sforzo dovrà essere proporzionato ma, per l'appunto, questa è la strategia adottata fin da subito, sarebbe stupido cambiarla mentre i risultati sul campo parlano di trionfi molteplici e diffusi.
Quindi, una cosa mette d'accordo tutti: per la pace non c'è fretta.
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Sembra evidente che tale fretta sia venuta meno; molto probabilmente perché se emergessero i disaccordi delle due parti in questione, la borsa, che per tale festività negli usa chiude, reagirebbe male, quindi meglio prendere tempo.
Prendere tempo è da sempre il gioco dei no pax guerrafondai dell'europa volenterosa di buscarle, sia per la coazione ad agire in base ai desiderata con funzione apotropaica che continuano a vaneggiare di un fallimento russo, sia per la speranza che alle elezioni di metà mandato Trump diventi un'anatra zoppa e gli usa tornino a sostenere con maggior vigore l'ucraina, fino all'eventualità di un conflitto diretto ed esplicito, sia perché affrontare la realtà significherebbe farla finita con la propria carriera politica e con le derivanti prebenda di cui hanno goduto.
Analogo discorso si può fare per la cricca di governo ucraina, prendere tempo è la sola strategia per non affrontare sia il tracollo sia i destini giudiziari e penali.
In ultima analisi pure la Federazione Russa non ha fretta; gli obiettivi saranno raggiunti, o per via diplomatica o sul campo, certamente lo sforzo dovrà essere proporzionato ma, per l'appunto, questa è la strategia adottata fin da subito, sarebbe stupido cambiarla mentre i risultati sul campo parlano di trionfi molteplici e diffusi.
Quindi, una cosa mette d'accordo tutti: per la pace non c'è fretta.
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Il pietoso tentativo di salvare Zelensky mischiato a qualche nostra speranza.
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Al posto sbagliato nel momento sbagliato.
Sì è molto discusso sulle ragioni per cui il fascismo nacque in Italia e non altrove.
Molti storici concordano nel sostenere che il fascismo abbia riempito lo spazio lasciato vuoto dall'assenza di un vero e proprio partito liberale.
In effetti la presenza dello Stato Pontificio sul nostro territorio ha influenzato molto l'evoluzione dei partiti sul loro nascere.
Se, da un lato, non è stato possibile creare un partito liberale laico perché il conservatorismo era appannaggio della Chiesa e della sua capacità di influenzare le masse, specie se poco acculturate, dall'altro la sinistra storica è nata sotto un forte anticlericalismo, basta provare a fare una piccola ricerca in un archivio di stato sulle prime pagine dei quotidiani della seconda metà del milleottocento e si vedrà che, chi non serviva il clero, lo detestava, senza mezzi termini.
Condizionati poi dal materialismo marxista, su cui ad onore del vero si è anche marciato sopra e dall'anticlericalismo clericale, l'Italia non è mai riuscita, nemmeno nel dopoguerra, a costruire una destra defascistizzata, come De Gaulle in Francia, per intenderci.
Tuttavia il crollo del sistema bipolare mondiale e la presunta assunzione che lo scontro tra le ideologie avesse visto come vincitore definitivo il sistema liberale che, in assenza di antagonisti, smetteva di essere liberale per diventare la dittatura del capitale sulle organizzazioni nazionali, aveva fatto sì che, dopo cambi di nomi, fusioni, scissioni, lotte intestine, infine, in Italia, nascesse un vero partito di destra liberale, estrema, ma laico, defascistizzato: il PD.
Purtroppo per loro, in continuità con le destre storiche hanno letto il mondo con ritardo e, dato lo sviluppo dei tempi, sono stati subito costretti a virare verso il suprematismo coloniale, l'imperialismo, la guerra, il riarmo, a tornare in sostanza nell'alveo dei fascismi.
Il PD è una sorta di Forrest Gump a cui tutto però è andato storto.
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Sì è molto discusso sulle ragioni per cui il fascismo nacque in Italia e non altrove.
Molti storici concordano nel sostenere che il fascismo abbia riempito lo spazio lasciato vuoto dall'assenza di un vero e proprio partito liberale.
In effetti la presenza dello Stato Pontificio sul nostro territorio ha influenzato molto l'evoluzione dei partiti sul loro nascere.
Se, da un lato, non è stato possibile creare un partito liberale laico perché il conservatorismo era appannaggio della Chiesa e della sua capacità di influenzare le masse, specie se poco acculturate, dall'altro la sinistra storica è nata sotto un forte anticlericalismo, basta provare a fare una piccola ricerca in un archivio di stato sulle prime pagine dei quotidiani della seconda metà del milleottocento e si vedrà che, chi non serviva il clero, lo detestava, senza mezzi termini.
Condizionati poi dal materialismo marxista, su cui ad onore del vero si è anche marciato sopra e dall'anticlericalismo clericale, l'Italia non è mai riuscita, nemmeno nel dopoguerra, a costruire una destra defascistizzata, come De Gaulle in Francia, per intenderci.
Tuttavia il crollo del sistema bipolare mondiale e la presunta assunzione che lo scontro tra le ideologie avesse visto come vincitore definitivo il sistema liberale che, in assenza di antagonisti, smetteva di essere liberale per diventare la dittatura del capitale sulle organizzazioni nazionali, aveva fatto sì che, dopo cambi di nomi, fusioni, scissioni, lotte intestine, infine, in Italia, nascesse un vero partito di destra liberale, estrema, ma laico, defascistizzato: il PD.
Purtroppo per loro, in continuità con le destre storiche hanno letto il mondo con ritardo e, dato lo sviluppo dei tempi, sono stati subito costretti a virare verso il suprematismo coloniale, l'imperialismo, la guerra, il riarmo, a tornare in sostanza nell'alveo dei fascismi.
Il PD è una sorta di Forrest Gump a cui tutto però è andato storto.
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Visto che tutti inventano parole a piacimento, e non mi riferisco solo al petaloso ma ad anglesismi, a resilienza, la triade UGL, CISL e UIL detta tossicchiando ai tempi in cui la Fiom fu estromessa dalla ex Fiat, i generi fluidi, il partito leggero, le datate convergenze parallele, il tecno feudalesimo, il disequo anziché l'iniquo, per chi lo ricorda, la pace giusta, la distinzione crociana fra liberismo e liberalismo, mi azzardo anche io ad inventarne una: il sovranitarismo.
Dato che i sedicenti sovranisti hanno dimostrato di preferire avere un sovrano che perseguire la sovranità nazionale mi permetto di fare una distinzione fra i vari Salvini, Meloni e compagnia briscola, sovranisti perché obbediscono al sovrano, e sovranitaristi, coloro che desiderano il ritorno transitorio, ci mancherebbe, ad una sovranità nazionale, a cui mi ascrivo.
Così evitiamo di confondere cacca e cioccolato.
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Dato che i sedicenti sovranisti hanno dimostrato di preferire avere un sovrano che perseguire la sovranità nazionale mi permetto di fare una distinzione fra i vari Salvini, Meloni e compagnia briscola, sovranisti perché obbediscono al sovrano, e sovranitaristi, coloro che desiderano il ritorno transitorio, ci mancherebbe, ad una sovranità nazionale, a cui mi ascrivo.
Così evitiamo di confondere cacca e cioccolato.
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A Sidney, durante un festival sionista, ha inizio una sparatoria.
Un eroico signore in sovrappeso e pelato agisce come un eroe dei film di Hollywood e dopo aver disarmato il terrorista col braccio sinistro, spara un colpo, si gratta il culo, gli spara altri due colpi, non lo colpisce e lo lascia andare.
Scritturate attori migliori per la prossima sceneggiata di Hasbara ed aggiungete questi morti sulla vostracoscienza conta...
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Un eroico signore in sovrappeso e pelato agisce come un eroe dei film di Hollywood e dopo aver disarmato il terrorista col braccio sinistro, spara un colpo, si gratta il culo, gli spara altri due colpi, non lo colpisce e lo lascia andare.
Scritturate attori migliori per la prossima sceneggiata di Hasbara ed aggiungete questi morti sulla vostra
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I limiti delle narrazioni di fantasia
Uno dei punti maggiormente deboli della narrazione hollywoodiana che ci è stata propinata lungo decenni dal secondo dopoguerra in poi risiede nello stile narrativo stesso.
Aver proposto questo informe occidente come un'alleanza anziché un dominio a livelli differenziati, dall'occupazione (Italia, Germania, Giappone, Corea del Sud), alla subordinazione, fino alla semplice ricattabilità dei sistemi economici e delle classi dirigenti, ha funzionato sulle masse, che anzi hanno assunto il mito fondativo degli yankee, l'individualismo, l'arrivismo, la competizione, l'idea di libertà slegata dal diritto e dal terreno in cui poterla coltivare ma figlia esclusiva delle proprie forze, tuttavia ha dovuto pagare dazio.
Le masse hanno dovuto convincersi che l'occidente fosse il baluardo della democrazia contro i totalitarismi (altra parola oscena, come se io parlassi dei cibi zuccherosi volendo descrivere un insieme di frutta, miele, dolci, pane, pasta, patate, riso).
Le masse hanno dovuto convincersi del proprio potere alle urne.
Le masse hanno dovuto convincersi dell'utilità dei partiti che, a bene intenderci, servivano, fintanto che avevano un legame di rappresentanza con i gruppi sociali di carattere più o meno corporativo o di classe, non più successivamente.
Le masse hanno dovuto credere che il progresso fosse pressoché inevitabile, nel sopportare arretramenti hanno creduto ad un divenire migliore.
Le masse hanno dovuto credere ad un sistema giuridico internazionale che, in parte, è davvero esistito, ma che è venuto meno quando si è impropriamente creduto alla fine di qualsivoglia contraltare ideologico e con la presunta fine della storia si è proclamato il neoliberismo (di facciata, ma in realtà il capitalismo, finanziario o meno ma privato di qualsivoglia regola di autolimitazione) come la sola ideologia superstite.
Le masse, per farla breve hanno creduto alle favolette più semplici: dittatore cattivone, come erano cattivi i pellerossa, occidente portatore di ideali di giustizia, con un progressivo scomparire del concetto di eguaglianza che storicamente era ciò che trascinava seco la giustizia stessa.
Il dazio che questo lavaggio del cervello ha dovuto pagare ha assunto successivamente vari livelli.
Inizialmente le aggressioni a Yugoslavia, Iraq, Sudan, Libia, Serbia, Siria, Afghanistan, Iran, oggigiorno Venezuela, Georgia, Cecenia, e molti altri, fatte tramite guerre o colpi di stato, non potevano essere lette da tutti come legittime e giustificate e, così, qualcuno ha iniziato a svegliarsi.
Anche il mito della coperta corta è venuto meno quando è stato palese che i soldi per uccidere di stenti la popolazione greca e di bombe quella del Donbass si trovano sempre ma per la nostra sanità o le nostre pensioni invece mai.
È venuto meno il mito dell'unico sistema economico possibile quando la Cina ha dimostrato di averne percorso uno più efficacie.
È venuto meno il mito dell'invincibilità degli stati uniti in Yugoslavia, in Libia, in Iraq, in Afghanistan, in Yemen, in Iran, in ucraina, in Georgia, in Cecenia.
Ora che il castello di sabbia è crollato, l'imperatore degli usa Trump rivendica ciò che agli occhi di un imperatore è ovvio e normale: ogni ricchezza del suo impero appartiene a lui e lui può disporne come crede, anche con regalìe.
Ma questo non è forse l'ultimo tassello che teneva appeso e ciondolante il quadro delle menzogne che ci hanno dipinto?
Ora, ed arrivo alla conclusione, tolti i partecipi al banchetto, i servi che si accontentano delle briciole promesse e gli stupidi disinformati (le due condizioni si necessitano l'uno l'altra, uno stupido bene informato non può essere così tanto stupido dal non lasciarsi prendere dal dubbio ed un disinformato non stupido coglie, per intuizione, che qualcosa non quadra), chi altro può credere alla narrazione proposta?
Per questo la censura dilaga: la verità non è arginabile sotto il peso delle contraddizioni estreme.
...segue...
Uno dei punti maggiormente deboli della narrazione hollywoodiana che ci è stata propinata lungo decenni dal secondo dopoguerra in poi risiede nello stile narrativo stesso.
Aver proposto questo informe occidente come un'alleanza anziché un dominio a livelli differenziati, dall'occupazione (Italia, Germania, Giappone, Corea del Sud), alla subordinazione, fino alla semplice ricattabilità dei sistemi economici e delle classi dirigenti, ha funzionato sulle masse, che anzi hanno assunto il mito fondativo degli yankee, l'individualismo, l'arrivismo, la competizione, l'idea di libertà slegata dal diritto e dal terreno in cui poterla coltivare ma figlia esclusiva delle proprie forze, tuttavia ha dovuto pagare dazio.
Le masse hanno dovuto convincersi che l'occidente fosse il baluardo della democrazia contro i totalitarismi (altra parola oscena, come se io parlassi dei cibi zuccherosi volendo descrivere un insieme di frutta, miele, dolci, pane, pasta, patate, riso).
Le masse hanno dovuto convincersi del proprio potere alle urne.
Le masse hanno dovuto convincersi dell'utilità dei partiti che, a bene intenderci, servivano, fintanto che avevano un legame di rappresentanza con i gruppi sociali di carattere più o meno corporativo o di classe, non più successivamente.
Le masse hanno dovuto credere che il progresso fosse pressoché inevitabile, nel sopportare arretramenti hanno creduto ad un divenire migliore.
Le masse hanno dovuto credere ad un sistema giuridico internazionale che, in parte, è davvero esistito, ma che è venuto meno quando si è impropriamente creduto alla fine di qualsivoglia contraltare ideologico e con la presunta fine della storia si è proclamato il neoliberismo (di facciata, ma in realtà il capitalismo, finanziario o meno ma privato di qualsivoglia regola di autolimitazione) come la sola ideologia superstite.
Le masse, per farla breve hanno creduto alle favolette più semplici: dittatore cattivone, come erano cattivi i pellerossa, occidente portatore di ideali di giustizia, con un progressivo scomparire del concetto di eguaglianza che storicamente era ciò che trascinava seco la giustizia stessa.
Il dazio che questo lavaggio del cervello ha dovuto pagare ha assunto successivamente vari livelli.
Inizialmente le aggressioni a Yugoslavia, Iraq, Sudan, Libia, Serbia, Siria, Afghanistan, Iran, oggigiorno Venezuela, Georgia, Cecenia, e molti altri, fatte tramite guerre o colpi di stato, non potevano essere lette da tutti come legittime e giustificate e, così, qualcuno ha iniziato a svegliarsi.
Anche il mito della coperta corta è venuto meno quando è stato palese che i soldi per uccidere di stenti la popolazione greca e di bombe quella del Donbass si trovano sempre ma per la nostra sanità o le nostre pensioni invece mai.
È venuto meno il mito dell'unico sistema economico possibile quando la Cina ha dimostrato di averne percorso uno più efficacie.
È venuto meno il mito dell'invincibilità degli stati uniti in Yugoslavia, in Libia, in Iraq, in Afghanistan, in Yemen, in Iran, in ucraina, in Georgia, in Cecenia.
Ora che il castello di sabbia è crollato, l'imperatore degli usa Trump rivendica ciò che agli occhi di un imperatore è ovvio e normale: ogni ricchezza del suo impero appartiene a lui e lui può disporne come crede, anche con regalìe.
Ma questo non è forse l'ultimo tassello che teneva appeso e ciondolante il quadro delle menzogne che ci hanno dipinto?
Ora, ed arrivo alla conclusione, tolti i partecipi al banchetto, i servi che si accontentano delle briciole promesse e gli stupidi disinformati (le due condizioni si necessitano l'uno l'altra, uno stupido bene informato non può essere così tanto stupido dal non lasciarsi prendere dal dubbio ed un disinformato non stupido coglie, per intuizione, che qualcosa non quadra), chi altro può credere alla narrazione proposta?
Per questo la censura dilaga: la verità non è arginabile sotto il peso delle contraddizioni estreme.
...segue...
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Quando Trump dice che il petrolio Venezuelano gli è stato rubato afferma un principio talmente in contraddizione con tutta la retorica pronunciata a partire dall'inizio della decolonizzazione che il re nudo diventa nudo anche per Parenzo, per Jacoboni, per la Zafesova, per Cremonesi, per Scavo, per Parabellum.
Non lo ammetteranno ma lo sanno anche loro che la loro narrazione non è sostenibile, semplicemente se cade l'ucraina cadono un tot di famiglie delle oligarchie mondiali e le loro filiere, se cade il progetto imperiale di Trump cade l'altra parte di queste oligarchie e con esso il sistema economico che conosciamo.
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Quando Trump dice che il petrolio Venezuelano gli è stato rubato afferma un principio talmente in contraddizione con tutta la retorica pronunciata a partire dall'inizio della decolonizzazione che il re nudo diventa nudo anche per Parenzo, per Jacoboni, per la Zafesova, per Cremonesi, per Scavo, per Parabellum.
Non lo ammetteranno ma lo sanno anche loro che la loro narrazione non è sostenibile, semplicemente se cade l'ucraina cadono un tot di famiglie delle oligarchie mondiali e le loro filiere, se cade il progetto imperiale di Trump cade l'altra parte di queste oligarchie e con esso il sistema economico che conosciamo.
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Lasciatemi esprimere un pensiero per la solitudine del povero Caracciolo.
Lui ci ha provato a ripetere la retorica dell'invaso e dell'invasore, e per questo noi, che avevamo visto le violenze dal 2014 se non dal 2004 con la treccioluta ladra, lo abbiamo preso in antipatia.
Tuttavia egli ha la dignità di una professionalitá che ha cercato di difendere, ed ora lo hanno in odio i propagandisti.
Caro Luca, che ti sia da lezione: arriva il momento in cui bisogna schierarsi, i pavidi soccombono comunque.
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Lui ci ha provato a ripetere la retorica dell'invaso e dell'invasore, e per questo noi, che avevamo visto le violenze dal 2014 se non dal 2004 con la treccioluta ladra, lo abbiamo preso in antipatia.
Tuttavia egli ha la dignità di una professionalitá che ha cercato di difendere, ed ora lo hanno in odio i propagandisti.
Caro Luca, che ti sia da lezione: arriva il momento in cui bisogna schierarsi, i pavidi soccombono comunque.
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Chi è stato, ad oggi, il peggiore Presidente della Repubblica Italiana?
Anonymous Poll
71%
Mattarella
23%
Napolitano
0%
Ciampi
4%
Cossiga
0%
Leone
2%
Altro