"Un commercialista di Bari" [cit.] @giuslit
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NUVOLE SULLA RILANCIO AI DI APPLE
Apple affronta difficoltà significative mentre si avvicina alla Worldwide Developers Conference di lunedì. Il titolo è sceso del 20% dall'inizio del 2025, il peggior andamento pre-WWDC dal 2010, come visibile nella finance card sopra. L’azienda è in ritardo nell’intelligenza artificiale: il servizio Apple Intelligence è ancora in fase di sviluppo, e l’aggiornamento AI di Siri è stato rimandato, come ammesso da Apple tre mesi fa. Craig Moffett prevede che Apple eviterà annunci su funzionalità non pronte. Tuttavia, l’AI non è l’unico problema. I dazi minacciano i margini di profitto dell’hardware, prodotto esclusivamente all’estero, e Trump preme per cambiare questo modello. Il settore dei servizi, con margini del 74%, è a rischio per cause legali sulle commissioni dell’App Store e i pagamenti di Google per il motore di ricerca predefinito. Laura Martin di Needham ha declassato il titolo a “hold”, citando rischi per ricavi e margini. Le vendite di iPhone sono stagnanti da due anni, con una crescita prevista del solo 3% nel 2026. Senza un ciclo di sostituzione degli iPhone, il titolo fatica. Nonostante 2,35 miliardi di dispositivi attivi, Apple rischia di essere superata se l’AI generativa porta a nuovi dispositivi, come gli “AI companions” di OpenAI, che ha coinvolto l’ex designer Apple Jony Ive. Apple deve gestire supply chain globale e sfide legali, con l’AI come problema relativamente più controllabile.
(The Wall Street Journal, Dan Gallagher, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
UN’ECONOMIA IN RALLENTAMENTO POTREBBE AMPLIFICARE LA MINACCIA DELL’AI AL LAVORO
Un previsto rallentamento dell’economia USA nel 2025, con una crescita stimata all’1,6% (da 2,8%) e un’inflazione al 3,9%, potrebbe accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale (AI) da parte delle aziende per ridurre costi, aumentare produttività e generare entrate, secondo economisti ed esperti. Questo potrebbe portare a perdite di posti di lavoro, soprattutto tra i colletti bianchi, con il CEO di Anthropic, Dario Amodei, che prevede la possibile eliminazione del 50% dei lavori entry-level entro cinque anni. Aziende come JPMorgan, Morgan Stanley, Shopify, Meta e IBM stanno già integrando l’AI per migliorare vendite, aggiornare codici, valutare rischi e automatizzare compiti ripetitivi, come nell’HR di IBM, che ha risparmiato il 40% del budget. Tuttavia, l’AI presenta rischi, come errori o bias, specialmente in settori come medicina e finanza. Un’economia debole potrebbe spingere le aziende a ridurre il personale, ma alcune, come Microsoft, pianificano di mantenere i dipendenti e riqualificarli. Altre, come Klarna, hanno tagliato il 38% del personale tra 2022 e 2024 grazie all’AI. Tuttavia, l’incertezza economica potrebbe frenare gli investimenti in AI per aziende con margini ridotti. La rivoluzione dell’AI, pur creando nuovi ruoli come i “prompt engineers”, potrebbe ridurre alcuni lavori prima di generarne di nuovi, con i programmatori già sotto pressione.
(The Washington Post, Danielle Abril, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
139.000 POSTI DI LAVORO AGGIUNTI A MAGGIO, UN SOLIDO GUADAGNO MENTRE LA SPESA RALLENTA
Il mercato del lavoro USA a maggio 2025 ha mostrato resilienza, aggiungendo 139.000 posti di lavoro nonostante l’incertezza economica che ha spinto alcune aziende a sospendere le assunzioni. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,2%, vicino ai minimi storici. Il dato ha superato le previsioni di 125.000 nuovi posti, ma revisioni al ribasso di 95.000 posti per marzo e aprile indicano una crescita più debole del previsto. I salari orari medi sono aumentati dello 0,4% a 36,24 dollari, superando l’inflazione. Tuttavia, il mercato ha perso 625.000 lavoratori, con un calo della partecipazione dello 0,2%, in parte per l’uscita di oltre un milione di lavoratori stranieri da marzo. I settori dei servizi, come sanità (+62.000 posti), ospitalità (+30.000) e assistenza sociale (+16.000), hanno guidato la crescita. Manifatturiero, commercio al dettaglio, costruzioni e trasporti hanno mostrato debolezza, forse per i dazi. Il governo federale ha tagliato 22.000 posti, parte dei 60.000 tagli da gennaio. I servizi temporanei hanno perso oltre 20.000 posti, un segnale di possibile recessione. La Federal Reserve, in modalità attendista, probabilmente manterrà i tassi invariati, mentre l’economia resiste alla guerra commerciale, ma i licenziamenti (93.000 a maggio) e la disoccupazione prolungata per neolaureati destano preoccupazione.
(The Washington Post, Lauren Kaori Gurley, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAPIRÀ MEGLIO CHI SIAMO (PURTROPPO)
L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, diventando sempre più capace di comprenderci e personalizzare servizi grazie alla “memoria” dei nostri dati. Il punto centrale dell’articolo è che le IA, come ChatGPT, Gemini e Grok, usano informazioni raccolte da noi (conversazioni, email, post sui social) per offrirci risposte e azioni su misura, migliorando l’esperienza utente ma sollevando rischi per la privacy.
Le aziende traggono vantaggio dai nostri dati per affinare i loro modelli IA e personalizzare servizi, come pubblicità mirata (Meta) o assistenza contestuale (Google, Microsoft). Ad esempio, OpenAI permette di gestire o cancellare i dati memorizzati e offre chat temporanee senza memoria, utili per informazioni sensibili. Google, forte dei suoi servizi web, integra dati da email e Google Drive per personalizzare l’IA, mentre Grok usa i post su X, suscitando indagini privacy in Europa.
I rischi principali riguardano la privacy: i dati raccolti, se non protetti adeguatamente, possono essere vulnerabili. Meta, ad esempio, usa i dati di Facebook e Instagram per addestrare l’IA, e la possibilità di opporsi non è retroattiva. Le IA stanno ampliando la “finestra di contesto” per ricordare più dati e usarli meglio, ma gli esperti avvertono di non condividere informazioni sensibili, come dati sanitari o aziendali.
Il futuro vedrà IA sempre più integrate in servizi quotidiani (email, assistenti vocali) e agenti autonomi che, conoscendo gusti e abitudini, agiranno per noi. Siamo solo all’inizio di questa trasformazione, che promette benefici ma richiede cautela.
(Il Sole 24 Ore, Alessandro Longo, 8 giugno 2025, 12:44)
SAP, L’HI-TECH TEDESCO GIOCA LE CARTE SU CLOUD E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
SAP, leader europeo per capitalizzazione, punta su cloud computing e intelligenza artificiale (IA) per affrontare un mercato competitivo, nonostante le incertezze legate ai dazi. Il focus dell’articolo è la transizione strategica di SAP verso il cloud, che nel 2024 genera il 50,16% dei ricavi (contro l’11% di dieci anni fa), mentre le licenze software tradizionali scendono al 37%. L’IA, con l’assistente Joule integrato in SAP S/4HANA Cloud, mira a fidelizzare clienti e incrementare vendite, ma la concorrenza è agguerrita.
Il cloud si divide in Software as a Service (SaaS), Platform as a Service (PaaS) e Infrastructure as a Service (IaaS), con SaaS e PaaS che nel primo trimestre 2025 hanno prodotto 4,9 miliardi di euro su 9,01 miliardi totali. Le licenze e il supporto software valgono 2,9 miliardi, mentre consulenza e formazione 1,01 miliardi. Nell’ultimo trimestre, i ricavi sono cresciuti del 12% e l’utile per azione del 79%, ma il cloud ha sottoperformato le attese. Tuttavia, la conferma delle previsioni 2025 (utile operativo tra 10,3-10,6 miliardi, fatturato cloud/software tra 31,1-33,6 miliardi) ha spinto il titolo in Borsa del 10,62% il 23 aprile.
La concorrenza nell’IA e nell’ERP, con Oracle Fusion ERP e Microsoft Finance & Operations potenziati dall’IA, sfida SAP. L’approccio prudente di SAP con Joule potrebbe sembrare meno dinamico rispetto ai rivali. In Borsa, il titolo cresce del 15,2% da inizio anno e del 124,8% in cinque anni, ma i multipli elevati (prezzo/utile a 43,2) richiedono cautela. L’analisi tecnica prevede un trend rialzista con resistenze a 280-283 euro e supporti a 256 e 234 euro.
(Il Sole 24 Ore, Vittorio Carlini, 8 giugno 2025, 12:44)
L’OPS SU BPM NELLE MANI DI TAR, AGRICOLE E NUOVI SOCI
L’offerta pubblica di scambio (OPS) lanciata da UniCredit su BancoBPM è in una fase di stallo, bloccata da ricorsi al Tar del Lazio e negoziati con il Governo sulle condizioni del Golden Power, che potrebbero spingere il CEO Andrea Orcel a ritirare l’offerta. L’articolo evidenzia l’incertezza sull’esito dell’operazione, legata a dinamiche giudiziarie, politiche e alle mosse degli azionisti. Se l’OPS proseguisse, la conquista del 51% di BancoBPM senza un rilancio del prezzo appare difficile.
L’azionariato di BancoBPM è mutato: il 13% è in mano a Fondazioni, Casse Previdenziali e Davide Leone, contrari all’OPS senza un’offerta migliore. A questi si aggiunge il 20% di azionisti retail, tra cui dipendenti e piccoli imprenditori fedeli alla banca. Un fronte simile non salvò UBI Banca dall’OPAS di Intesa SanPaolo nel 2020, ma per BancoBPM l’esito potrebbe differire. Decisivo è il ruolo di Credit Agricole, che ha raddoppiato la quota al 19,9%: se si allineasse ai contrari, il blocco anti-UniCredit potrebbe sfiorare il 50%.
In Borsa si notano volumi elevati, suggerendo che nuovi azionisti abbiano costruito posizioni rilevanti, ma non è chiaro se sostengano UniCredit o BancoBPM. Questi “soci misteriosi”, insieme ai francesi, potrebbero determinare l’esito. L’OPS resta un rebus, con il destino della ex popolare appeso a tribunali, politica e strategie azionarie.
(Il Sole 24 Ore, Alessandro Graziani, 8 giugno 2025, 12:44)
ACCIAIO, I DAZI SPINGONO I PREZZI. E I TITOLI VOLANO
L’industria siderurgica europea chiude il quarto anno di recessione, ma i dazi al 50% imposti da Trump sull’acciaio esportato negli USA, anziché penalizzare, stanno paradossalmente sostenendo i prezzi e i titoli azionari del settore. L’articolo sottolinea come le nuove barriere doganali, pur alimentando timori di una guerra commerciale USA-Cina e di un’invasione di acciaio asiatico a basso costo, abbiano stimolato un rimbalzo dei listini europei, con guadagni superiori al 10% da gennaio 2025, grazie all’aumento dei prezzi e all’attesa di misure difensive da Bruxelles.
Nonostante il contesto difficile, con una domanda debole (produzione UE a 126 milioni di tonnellate nel 2023, -30% dal 2008), i dazi USA riducono l’incertezza e favoriscono i prezzi. Eurofer segnala rischi di dumping cinese, ma Bruxelles prepara un piano di sostegno per l’industria siderurgica. Aziende come SSAB, con il 30% delle vendite negli USA, beneficiano direttamente dell’aumento dei prezzi locali (+10% può generare 2 miliardi di corone di utile). ArcelorMittal, con una presenza significativa in Nord America, potrebbe però subire un calo del 10% dell’EBITDA 2025 a causa della debolezza del dollaro e della domanda. Salzgitter e Voestalpine temono l’impatto indiretto del surplus asiatico in Europa, con quest’ultima che stima un impatto sui risultati tra 30 e 60 milioni di euro, pur con titoli in crescita (+28% per Voestalpine). ThyssenKrupp vola (+220%) grazie alla ristrutturazione e a una joint venture con Daniel Kretinsky. Sullo sfondo, l’operazione Nippon Steel-US Steel, appoggiata da Trump, apre a una stagione di fusioni nel settore.
(Il Sole 24 Ore, Matteo Meneghello, 8 giugno 2025, 12:44)
«L’AUTO IN CINA, RISPETTO ALL’EUROPA, HA FORZA FINANZIARIA ED ENERGIA STRATEGICA»
Alfredo Altavilla, ex manager Fiat e attuale supervisore strategico per l’Europa di BYD, racconta la superiorità dell’industria automobilistica cinese rispetto a quella europea, forte di risorse finanziarie, velocità di innovazione e un ecosistema digitale avanzato. L’articolo, attraverso un’intervista al Gatto Nero di Torino, evidenzia come la Cina, con BYD che impiega 120.000 ingegneri e produce 24 milioni di auto l’anno, superi l’Europa in efficienza e tecnologia.
Altavilla, formatosi con Sergio Marchionne, descrive un’industria cinese che progetta auto in 18 mesi (contro i 27 di FCA) e deposita 40 brevetti al giorno. Le auto cinesi, nate dal software, sono iper-digitalizzate, ma in Europa devono adattarsi a infrastrutture digitali meno avanzate. Questo gap tecnologico, unito alla fragilità delle reti europee, limita la penetrazione delle auto cinesi, che dominano sia nel segmento elettrico sia in quello ibrido.
La Cina beneficia di un “liquido amniotico” più nutriente, con una forza finanziaria e strategica che l’Europa fatica a eguagliare. Altavilla sottolinea anche il peso politico: i dazi italiani, sulla scia degli USA, ostacolano l’apertura di stabilimenti cinesi in Italia, a differenza di Germania e Spagna, più neutrali. L’Europa, culla dell’auto, vede l’Italia ridotta a un ruolo marginale, mentre la Cina ridefinisce il settore con un approccio sistemico e innovativo.
(Il Sole 24 Ore, Alfredo Altavilla di Paolo Bricco, 8 giugno 2025, 12:44)
EUROPEIZZARE LA DESTRA SOVRANISTA È NECESSARIO
Il governo italiano di Giorgia Meloni, leader della destra sovranista, ha ottenuto successi in politica di bilancio e sostegno all’Ucraina, ma non ha ancora abbracciato pienamente i principi dell’Europa integrata. L’articolo di Sergio Fabbrini sostiene che l’“europeizzazione” della destra sovranista, simile a quella della sinistra comunista postbellica, sia essenziale per rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa.
Meloni ha rispettato gli impegni di bilancio UE, ma mancano riforme fiscali strutturali. In politica estera, Macron ha lodato l’Italia come partner contro l’aggressività russa, pur criticando la mancata partecipazione alla “coalizione dei volenterosi”. Tuttavia, Fratelli d’Italia rimane antiliberale e antieuropea: il suo concetto di “popolo etnico” si scontra con i diritti individuali e l’indipendenza giudiziaria, mentre il favore per l’intergovernativismo ostacola l’integrazione sovranazionale, necessaria per sfide globali.
Il confronto con il PCI postbellico, europeizzato grazie a leader come Giorgio Napolitano, mostra che superare l’antieuropeismo richiede tempo e visione. La destra sovranista deve chiarire la sua idea di Europa e potrebbe integrarsi nel Partito Popolare Europeo, distinguendosi sulle politiche ma accettando i principi UE. Senza questo cambio di paradigma, l’influenza italiana in Europa resterà limitata, nonostante i risultati contingenti. Servono leader capaci di diventare statisti per completare questa trasformazione.
(Il Sole 24 Ore, Sergio Fabbrini, 8 giugno 2025, 12:44)
L’ALTERNATIVA AL GOVERNO? I FRATELLI COLTELLI
L’opposizione italiana immagina di far cadere il governo Meloni sommando i voti del referendum, ma si tratta di un’illusione. Senza il quorum di 26 milioni di elettori, il referendum non ha valore, e i voti per il Sì non rappresentano un fronte compatto. Le opposizioni sono divise: sul lavoro, Renzi, Calenda e parte del Pd riformista contrastano l’abrogazione voluta da Schlein; sui temi di cittadinanza, i 5 Stelle di Conte non danno indicazioni di voto, sapendo che molti italiani sono contrari. Le fratture si estendono a Gaza e Ucraina: 5 Stelle e Verdi-Sinistra si oppongono all’invio di armi a Kiev, mentre il Pd, pur favorevole, è internamente diviso. Sul riarmo, Conte, Bonelli e Fratoianni dissentono, mentre il Pd lo sostiene con malumori. A Matera e Taranto, l’opposizione si presenta frammentata, con liti continue anche dove unita. Fingere che questo fronte possa sfidare Meloni per Palazzo Chigi è una mistificazione: chi guiderebbe, Schlein o Conte? Renzi, che detesta Conte, e Calenda accetterebbero ruoli subordinati? La sinistra, incapace di concludere legislature con lo stesso premier, è segnata da faide, come dimostra il referendum contro la riforma del lavoro di Renzi. Mentre il centrodestra resta coeso, l’opposizione si spacca in “Fratelli coltelli”, con parte del Pd che valuta un nuovo partito riformista.
(La Verità, Maurizio Belpietro, 8 giugno 2025, 12:52 CEST)
STABLECOIN, UN SOSTEGNO RISCHIOSO AI TREASURY
Le stablecoin, token digitali ancorati a valori stabili, sono al centro della strategia di Trump per finanziare il debito USA attraverso i Treasury. L’articolo esplora come queste criptovalute, in particolare quelle garantite da dollari (come Tether), possano teoricamente sostenere la domanda di titoli di Stato, ma evidenzia i rischi e i limiti pratici di questa idea. Esistono tre tipi di stablecoin: ancorate a moneta fiat, sovracollateralizzate da altre criptovalute o algoritmiche (come la fallita Terra Luna).
Le stablecoin legate al dollaro, le più rilevanti, mantengono un rapporto 1:1 con riserve in valuta fiat gestite centralmente. Trump punta su di esse per incrementare l’acquisto di Treasury, dato che le riserve spesso includono titoli di Stato. Tuttavia, Emilio Barucci, professore al Politecnico di Milano, ritiene che il loro impatto sia marginale rispetto all’enorme debito USA, definendo l’idea “poco più che fantascienza”. Anche in caso di crescita sistemica, stablecoin come Tether potrebbero concentrare potere e ricchezza, contraddicendo il principio di decentramento delle criptovalute.
Nonostante i dubbi, Trump insiste: World Liberty Financial, in cui la sua famiglia ha interessi, ha lanciato USD1, una stablecoin dollar-backed, sollevando preoccupazioni per conflitti d’interesse. L’articolo suggerisce che, sebbene affascinante, questa strategia comporta rischi di centralizzazione e instabilità finanziaria, con benefici incerti per il debito pubblico USA.
(Il Sole 24 Ore, Vittorio Carlini, 8 giugno 2025, 12:44)
LAGARDE E GLI OCEANI: ALLARME GREEN TRA INFLAZIONE E POLITICA MONETARIA
Christine Lagarde, presidente della Bce, sembra sempre più lontana dal ruolo di guida della politica monetaria europea, con un occhio già rivolto al World Economic Forum (Wef), dove potrebbe succedere a Klaus Schwab. Le voci su un suo possibile passaggio al Wef, smentite ma persistenti, riflettono il suo disagio nel gestire la stabilità dei prezzi, un compito che sembra starle stretto.
Al Forum sulla Blue Economy a Monaco, Lagarde ha sorpreso con un discorso incentrato sugli oceani, sottolineando il loro ruolo chiave per l’economia globale, dalla pesca al turismo, fino ai biocarburanti. Ha lanciato un allarme: l’inquinamento marino e i cambiamenti climatici minacciano la sicurezza alimentare e potrebbero spingere l’inflazione, complicando il lavoro delle banche centrali.
Il suo intervento, però, appare scollegato dalle urgenze economiche attuali, come i conflitti geopolitici o l’impatto dei rialzi dei tassi d’interesse, criticati per aver “gelato” le finanze delle famiglie europee. Lagarde invoca tagli alla CO2 e il rispetto degli Accordi di Parigi, ma sembra ignorare studi come quello di Diego Känzig, premiato dalla Bce nel 2021, che avvertiva sugli effetti negativi delle politiche green, come l’aumento dei prezzi dell’energia per le famiglie più povere.
Il punto centrale dell’articolo è chiaro: Lagarde appare più concentrata su temi ambientalisti e sul suo futuro al Wef che sulle sfide economiche immediate, suscitando perplessità sulla sua leadership. La Verità critica questa visione “strampalata”, che sembra trascurare le priorità concrete dell’Europa.
(La Verità, Tobia De Stefano, 8 giugno 2025, 12:53)
BTP, RISULTATI AL TOP NELL’EUROZONA CONTI PUBBLICI
I BTP italiani registrano la migliore performance dell’Eurozona, con lo spread rispetto al Bund tedesco sceso a 92,7 punti, il minimo dal febbraio 2021. In un anno, il rendimento del BTP decennale è calato di 36 punti base (da 3,86% a 3,5%), superando tutti i titoli sovrani europei e preceduto solo da Cina (-0,62%) e Svizzera (-0,41%). L’articolo evidenzia come la solidità della domanda di BTP, sostenuta dalla prudenza fiscale del governo, abbia ridotto i rischi percepiti, nonostante un debito/PIL elevato.
Lo spread con il Bund è diminuito di 39,4 punti, con gli OAT francesi di 56,6, con i bond spagnoli di 23,6 e con i greci di 7,6, grazie al miglioramento dei conti di Atene. Rispetto ai bond extra-UE, il divario si è ampliato: -83,8 punti con i Gilt britannici (che rendono l’1,153% in più) e -56,7 con i Treasury USA, penalizzati dalle incertezze alla Casa Bianca. Le maxi-emissioni di BTP, come quella da 210 miliardi di euro per il BTP a 5 anni e il Green 2037, confermano l’appeal del debito italiano.
La prudenza del ministro Giorgetti, certificata dalla Commissione UE con un margine di 4,5 miliardi (0,2% del PIL), ha convinto investitori e agenzie di rating, con promozioni da S&P (BBB+) e Moody’s (outlook positivo). Tuttavia, le pressioni per maggiori investimenti nella Difesa per gli obiettivi NATO rappresentano una sfida. La combinazione di rendimenti ancora competitivi e rischi ridotti sostiene la performance dei BTP, nonostante il contesto globale complicato da dazi e politiche monetarie.
(Il Sole 24 Ore, Gianni Trovati, 8 giugno 2025, 12:44)
LAGARDE: GAFFE, FOULARD E MERCATI IN TILT
Christine Lagarde, presidente della Bce, è nota più per le sue uscite infelici e il guardaroba impeccabile che per successi in politica monetaria. Soprannominata la banchiera del “Whatever I say”, ha fatto tremare i mercati con dichiarazioni fuori luogo. Il 12 marzo 2020, in piena crisi Covid, disse che la Bce non era lì per “accorciare gli spread”, causando il crollo record di Piazza Affari (-16,92%). Costretta a una frettolosa retromarcia, non ha evitato altre gaffe.
Durante la crisi energetica, ha suggerito ai francesi di usare la bicicletta per contrastare l’aumento del petrolio, ignorando le difficoltà pratiche di molti. La sua gestione dei tassi è stata altalenante: dopo averli tenuti bassi, definendo l’inflazione “temporanea”, ha imposto rialzi bruschi, per poi abbassarli otto volte tra 2024 e 2025, dal 4,5% al 2%. Eppure, i benefici per i cittadini sono stati minimi: i mutui sono scesi solo marginalmente, e la normalizzazione è attesa non prima del 2030.
Lagarde sembra più a suo agio con temi verdi e discorsi da World Economic Forum che con i dati economici. Propone modelli che includano il cambiamento climatico, incentivi per la sostenibilità e investimenti Esg, ma trascura il costo della vita. L’articolo sottolinea come la sua visione, più vicina a Greta Thunberg che a un banchiere centrale, e il suo stile – tailleur sartoriali e foulard Hermès – rispecchino un distacco dalle priorità concrete dei cittadini europei.
(La Verità, Nino Sunseri, 8 giugno 2025, 12:54)
L’EUROPA FA MURO SUI DAZI, MA LA CINA SI AVVICINA AGLI USA
Le trattative tra Ue e Usa sui dazi commerciali sono in stallo, con la scadenza del 9 luglio 2025 che incombe. L’Ue propone un accordo “zero-per-zero” per eliminare i dazi reciproci, ma gli Stati Uniti, con un deficit commerciale di 198,2 miliardi di euro nel 2024, lo ritengono poco vantaggioso. Il surplus europeo (531,6 miliardi di export contro 333,4 miliardi di import) è al centro delle tensioni, e la Casa Bianca critica le barriere non tariffarie dell’Ue, come le regolamentazioni di mercato.
A Bruxelles si studiano alternative, come includere il Gnl americano o collaborare per limitare l’acciaio cinese, che rischia di travolgere l’industria europea con i dazi Usa al 50% su acciaio e alluminio. Emanuele Orsini di Confindustria insiste sul dialogo, sottolineando l’importanza degli Usa per l’export italiano. Tuttavia, la visita di Macron in Groenlandia, territorio danese ambito da Trump, complica le relazioni transatlantiche.
Maroš Šefčovič, commissario Ue al commercio, ha incontrato a Parigi l’omologo Usa Jamieson Greer, mostrando ottimismo, ma la Bce avverte: con dazi Usa al 25% e ritorsioni europee, il Pil dell’eurozona potrebbe calare dello 0,5% nel 2025, fino all’1,1% nel 2027, con un’inflazione all’1,8%. Intanto, Usa e Cina si avvicinano a un accordo, con un incontro previsto a Londra tra i negoziatori di Trump (Bessent, Lutnick, Greer) e Pechino. La strategia Usa sembra usare i dazi per allineare l’Occidente contro la Cina, mentre l’Europa fatica a trovare una posizione unitaria.
(La Verità, Sergio Giraldo, 8 giugno 2025, 12:55)
SVEGLIA EUROPA: DAZI O L’ASIA CI SOVRASTA
Elvio Silvagni, patron di Valleverde, lancia un grido d’allarme con la campagna “Sveglia Europa”. L’imprenditore calzaturiero, alla guida di Silver1 (che include Rafting Goldstar), denuncia la crisi del settore moda: nel 2024 il fatturato ha superato i 30 milioni, ma il consumo è cambiato. Le persone spendono meno per l’abbigliamento, preferendo viaggi e tecnologia, mentre il Far East produce scarpe a costi inferiori del 30-40% grazie a energia e manodopera economiche, copiando rapidamente i design con tecnologie avanzate.
Il made in Italy perde appeal: i prodotti, spesso solo assemblati in Italia, sono meno richiesti rispetto ai brand. Silvagni propone dazi, sul modello di Trump, per proteggere l’industria europea dalla concorrenza asiatica. La svalutazione del dollaro del 10% rende l’euro troppo forte, penalizzando le esportazioni verso mercati come Australia ed Emirati. Senza controdazi mirati, l’Europa rischia di diventare “Terzo mondo”. Critica Bruxelles per la lentezza nei negoziati con gli Usa e propone tariffe sui beni asiatici importati da multinazionali americane.
Sul lavoro, Silvagni boccia i referendum della Cgil, considerandoli inutili e dannosi per le assunzioni, e insiste su percorsi di integrazione per gli immigrati, senza “regalare” la cittadinanza. Sul fronte energia, denuncia i costi elevati in Europa e in Italia, spingendo per il nucleare, unica soluzione affidabile rispetto a fonti rinnovabili insufficienti. Il punto centrale è chiaro: senza dazi e politiche decise, l’Europa soccomberà alla concorrenza asiatica, perdendo manifattura e identità economica.
(La Verità, Emanuela Meucci, 8 giugno 2025, 12:55)
DEBITO AMERICANO SOTTO PRESSIONE: ORA IL BITCOIN LANCIA LA SFIDA AI TREASURY
Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, si è rafforzata una correlazione inversa tra Bitcoin e Treasury USA: quando i rendimenti dei titoli decennali salgono, i prezzi del Bitcoin crescono. L’articolo analizza come i timori per il debito pubblico americano, aggravati da possibili tagli fiscali e dazi, spingano gli investitori verso la criptovaluta, vista da alcuni come un bene rifugio. La correlazione, salita a 0,5 a marzo e ora a 0,26, riflette un flusso di capitali dai Treasury al Bitcoin.
Le preoccupazioni per il deficit USA, come spiega Antonio Cesarano di Intermonte, alimentano il trend: il Bitcoin appare un’alternativa agli asset in dollari, penalizzati dalle tensioni commerciali. Tuttavia, Cesarano esclude che sia un vero bene rifugio, a differenza dell’oro, accumulato dalle banche centrali. Francesca Failoni di Alps Blockchain lo considera invece un “porto sicuro non sovrano”, mentre Ferdinando Ametrano di CheckSig nota un crescente riconoscimento del Bitcoin come “oro digitale”, pur senza una consacrazione definitiva. La sua volatilità giornaliera (1,39%) è diminuita, e la correlazione con il Nasdaq si è ridotta.
L’entusiasmo è anche politico: Trump promuove le criptovalute, sognando una riserva federale digitale, e la sua World Liberty Financial (con interessi familiari) sostiene il settore. Tuttavia, l’analisi tecnica di John Bollinger segnala un possibile ritracciamento del Bitcoin. Sebbene il suo ruolo come bene rifugio non sia consolidato, il contesto attuale, con Treasury sotto pressione, ne favorisce l’ascesa, ma la sostenibilità del trend resta incerta.
(Il Sole 24 Ore, Vittorio Carlini, 8 giugno 2025, 12:44)
àL’idea di una presidenza “Trusk” (Trump più Musk), dipinta come un sodalizio in cui Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, avrebbe guidato gli Usa verso una tecnocrazia digitale, si è rivelata un’illusione. Pochi mesi dopo l’insediamento di Trump, il conflitto tra i due è esploso: due personalità egocentriche non potevano coesistere. L’articolo di Angelo Panebianco analizza l’errore di chi ha creduto che Trump fosse un burattino di Musk, sminuendo il potere della legittimazione elettorale.
Questo abbaglio nasce da uno schema mentale marxista, che vede la democrazia come un paravento per interessi economici (capitalismo finanziario o digitale). In realtà, il potere rappresentativo, derivante dalle elezioni, dà a Trump una forza che Musk non ha. L’autore critica la sottovalutazione della democrazia e la diffidenza verso di essa, che alimenta analisi distorte.
Trump, definito un “aspirante autocrate”, sta cercando di indebolire i contrappesi costituzionali americani, con scelte discutibili su temi come l’Ucraina o i dazi. Ma la sua sconfitta, se avverrà, dipenderà dalla politica: dal giudizio degli elettori sulle sue politiche e dalla resistenza degli anticorpi istituzionali Usa. Panebianco avverte di evitare due errori: semplificare il rapporto tra politica ed economia e credere che figure come Trump o Musk possano manipolare tutto a loro piacimento. Il “common man” non è un burattino, ma un attore chiave in democrazia, capace di seguire leader carismatici o di opporsi. Il punto centrale è che la politica, non i magnati, deciderà il destino di Trump e della democrazia americana.
(Corriere della Sera, Angelo Panebianco, 8 giugno 2025, 12:56)
ITALIA NEL NUCLEARE EUROPEO: PICCHETTO ANNUNCIA L’ADESIONE
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che l’Italia entrerà ufficialmente nell’Alleanza nucleare europea il 16 giugno 2025, durante il Consiglio Energia in Lussemburgo. L’annuncio, fatto al festival Pianeta 2030, segna un cambio di passo: l’Italia, finora osservatore, aderirà al gruppo di 14 paesi, guidato dalla Francia, che promuove il nucleare, in particolare i piccoli reattori modulari (Smr), per la sicurezza energetica e la decarbonizzazione.
Pichetto ha sottolineato l’urgenza di integrare il nucleare con altre fonti energetiche, superando pregiudizi ideologici. L’Italia consuma oggi 300-310 terawattora di energia all’anno, ma si prevede un aumento di 80 terawattora in sei anni e un raddoppio entro 15 anni, spinto dall’elettrificazione industriale. Secondo il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, il nucleare potrebbe coprire l’11-22% del fabbisogno elettrico entro il 2050, contribuendo a ridurre le emissioni di CO2 del 60% entro il 2030, in anticipo sugli obiettivi Ue.
Nonostante i progressi nelle rinnovabili (7,5 gigawatt installati nel 2024), l’Italia dipende ancora dai fossili, con quasi metà del gas importato dall’Algeria. Il nucleare è visto come una soluzione per ridurre questa vulnerabilità. L’adesione all’Alleanza rafforzerà anche la ricerca, con l’Italia che coordina il progetto Ue sulla fusione nucleare. Il punto centrale è chiaro: il nucleare è strategico per garantire energia pulita e sicurezza, in un contesto di crescente domanda e instabilità geopolitica.
(Corriere della Sera, Valeriano Musiu, 8 giugno 2025, 12:56)
AUTO ELETTRICHE, CINA IN ALLERTA SULLA GUERRA DEI PREZZI DI BYD
La Cina, leader mondiale delle auto elettriche con 8 milioni di immatricolazioni nel 2024, affronta una crisi interna: la guerra dei prezzi guidata da BYD, con sconti fino al 34%, minaccia la redditività del settore e rischia un crollo simile a quello di Evergrande. L’articolo di Alberto Annicchiarico descrive il surriscaldamento del mercato cinese, alimentato da sussidi statali e oltre 160 marchi in competizione, che ora spinge i produttori a vendere in perdita per mantenere quote di mercato. Pechino, preoccupata per la filiera e l’immagine del “Made in China”, ha convocato BYD, Geely e altri, invitandoli all’autoregolazione per evitare pratiche opache come le vendite di auto “a chilometri zero”.
Il titolo BYD è crollato (-8,6%) dopo l’annuncio degli sconti, ma ha poi recuperato, mentre l’indice automobilistico Hang Seng ha perso 400 punti, pur mantenendo un +34% annuo. Xpeng, grazie a una partnership con Huawei, è un’eccezione positiva. Le autorità temono che la corsa al ribasso danneggi la qualità e la liquidità: secondo GMT Research, BYD ritarda i pagamenti ai fornitori, con un debito reale dieci volte superiore al dichiarato. Nonostante ciò, BYD accelera l’espansione globale, con vendite record in Germania (+900% a maggio), una quota del 10,4% in Italia e crescita in Brasile e Sudafrica. Pechino cerca di stabilizzare il mercato interno senza frenare l’export, ma il paradosso di una crescita statale ora da contenere evidenzia le tensioni di un settore a rischio bolla.
(Il Sole 24 Ore, Alberto Annicchiarico, 6 giugno 2025, 00:47)