"Un commercialista di Bari" [cit.] @giuslit
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UNA ROTTURA TRA I GIGANTI DELLA TECH E IL PIANETA MAGA
La clamorosa rottura tra Elon Musk e Donald Trump, descritta da Laure Mandeville su Le Figaro (7 giugno 2025), segna il crollo dell’alleanza tra la Silicon Valley e l’amministrazione presidenziale, evidenziando divergenze socio-economiche insanabili. Inizialmente uniti nella campagna elettorale contro il progressismo “woke” dei democratici, percepito come una minaccia alla meritocrazia americana, Musk, Peter Thiel, i conservatori nazionali e ex democratici come Kennedy e Gabbard formavano una coalizione eterogenea con il movimento MAGA. Tuttavia, il sodalizio tra i magnati tech, simbolo del futuro, e la base populista MAGA, radicata nei valori tradizionali, si è sgretolato dopo l’euphoria dei primi mesi del secondo mandato di Trump. La crisi si è cristallizzata attorno a tre questioni principali. L’immigrazione, priorità di MAGA per un blocco totale, si scontra con la posizione della tech, che difende i visti H1B per attrarre talenti globali, riflettendo il divario tra il mondo degli affari, favorevole a manodopera estera, e le classi popolari che vedono i migranti come concorrenti. I dazi, cuore del protezionismo trumpiano per la reindustrializzazione, contrastano con gli interessi globali della tech. Infine, la spesa pubblica, con il “Big Beautiful Bill” di Trump, che aumenta il deficit di 4 trilioni di dollari per finanziare muro, difesa e sgravi fiscali, è stata definita “abominevole” da Musk, a capo del DOGE per ridurre il deficit. I suoi tagli proposti, come a Medicaid, sono stati percepiti come egoismo di classe. I conflitti d’interesse, specialmente con la Cina dove Musk ha ingenti investimenti, e il suo esclusione da riunioni al Pentagono hanno aggravato la frattura. Batya Ungar-Sargon su The Free Press definisce il matrimonio “destinato a fallire”. Resta da vedere se JD Vance, ponte tra MAGA e tech, potrà salvare la coalizione o se, come sostiene Joel Kotkin, “l’attelage MAGA sta già perdendo le ruote”.
(Le Figaro, Laure Mandeville, 7 giugno 2025, 10:19)
IL CONSIGLIO DI ORIENTAMENTO SULLE PENSIONI RACCOMANDA DI POSTICIPARE L’ETÀ DI PENSIONAMENTO
Il rapporto annuale del Conseil d’orientation des retraites (COR) lancia l’allarme su un sistema pensionistico francese strutturalmente in deficit: 15 miliardi di euro all’anno entro il 2035 e 30 miliardi entro il 2045. La riforma del 2023, che prevedeva l’equilibrio entro il 2030, si è rivelata insufficiente. Per garantire la sostenibilità, il COR propone di aumentare gradualmente l’età pensionabile a 64,3 anni nel 2030, 65,9 anni nel 2045 e 66,5 anni nel 2070. Nel 2024, il sistema ha registrato un deficit di 1,7 miliardi, destinato a salire a 6,6 miliardi nel 2030 (0,2% del PIL) e a 1,4% del PIL nel 2070, a causa di spese crescenti e risorse decrescenti. Tra le misure possibili, il COR considera la sottoindicizzazione delle pensioni, l’aumento dei contributi o il posticipo dell’età pensionabile, quest’ultima ritenuta la più efficace. Aumentare l’età di pensionamento favorirebbe l’occupazione dei senior, incrementando le entrate fiscali e sociali senza ridurre il potere d’acquisto, a differenza delle altre opzioni, considerate recessive. Le spese pensionistiche, 407 miliardi nel 2024 (13,9% del PIL), rappresentano un quarto della spesa pubblica francese, seconda solo all’Italia. Il COR avverte che gestire il sistema “alla giornata” è insostenibile, soprattutto con una popolazione anziana in crescita rispetto agli attivi, e invita a riforme per garantire fiducia ai giovani nella solidarietà intergenerazionale, mentre i sindacati e una risoluzione non vincolante dell’Assemblea Nazionale spingono per abrogare la riforma del 2023.
(Le Figaro, Jean Cittone, 7 giugno 2025, 10:20)
L’ECONOMIA RUSSA TRA RALLENTAMENTO E INFLAZIONE
L’economia russa è stretta tra rallentamento e inflazione, come evidenzia il rapporto della Banca Centrale Russa (BCR), che ha ridotto il tasso direttore dal 21% al 20%, il più alto in vent’anni, dopo che l’inflazione è scesa sotto il 10% (9,6% al 2 giugno 2025). Nonostante il lieve allentamento, la BCR, guidata da Elvira Nabioullina, mantiene una politica monetaria rigorosa per combattere l’inflazione, lontana dall’obiettivo del 4%. I prezzi di generi alimentari come pane, patate (+300%), cipolle (+70%) e latte (+23%) sono esplosi, alimentando il malcontento sociale, come mostra una popolare video-denuncia del vlogger Mister BB. Dopo una crescita del 4,1% nel 2023 e del 4,3% nel 2024, trainata al 40% dalle spese di guerra, il PIL rallenta al 1,4% nel primo trimestre 2025, con previsioni tra l’1% e il 2% per l’anno. La BCR prevede un aumento delle spese militari del 30% nel 2025, ma l’economia di guerra non offre più margini di crescita. La caduta dei prezzi del petrolio (52 dollari/barile contro 67) e un rublo forte riducono le entrate, con un deficit rivisto dall’0,5% all’1,7% del PIL. La Russia può attingere al fondo sovrano da 117 miliardi fino al 2026, ma il calo delle entrate petrolifere e l’inflazione dei beni essenziali preoccupano. La BCR bilancia il rischio di recessione e inflazione, mentre i russi non credono a una discesa dei prezzi, con aspettative di inflazione al 13,4%.
(Le Figaro, Alain Barluet, 7 giugno 2025, 10:22)
LA CNMC CONCLUDE CHE IL SABADELL “NON È INSOSTITUIBILE” PER LE PMI
La Commissione Nazionale dei Mercati e della Concorrenza (CNMC) ha pubblicato le conclusioni del suo rapporto di fine aprile, che dà il via libera all’OPA di BBVA su Banco Sabadell, sottolineando che il Sabadell “non è un operatore fondamentale e insostituibile” per le PMI e che sta perdendo quote di mercato in questo settore. Il regolatore riconosce rischi legati all’esclusione finanziaria, dovuta alla possibile chiusura di filiali, e al “peggioramento delle condizioni commerciali” per i clienti privati in alcuni prodotti di banca al dettaglio. L’analisi, basata su un fascicolo di oltre 11.000 pagine, evidenzia che, nonostante i rischi per la concorrenza in regioni come Catalogna e Valencia, dove Sabadell è forte, questi possono essere mitigati con impegni adeguati. La CNMC respinge l’idea che Sabadell sia insostituibile, notando la presenza di numerosi operatori medi e piccoli che garantiscono competizione. Inoltre, il rapporto contesta la tesi di Sabadell, che proponeva dismissioni per preservare la concorrenza, definendo i problemi “puntuali e localizzati”. Il ministro dell’Economia, Carlos Cuerpo, ha ribadito la necessità di un’analisi approfondita sull’impatto dell’OPA per l’interesse generale, preoccupato per esclusione finanziaria, occupazione e coesione territoriale. La CNMC difende il suo rigore tecnico, avendo analizzato oltre 1.000 operazioni di concentrazione dal 2013.
(EL PAÍS, Marc Rovira, 7 giugno 2025, 10:22)
IL PREZZO DELLE ABITAZIONI REGISTRA L’AUMENTO PIÙ FORTE DEGLI ULTIMI 18 ANNI
Il mercato immobiliare spagnolo ha iniziato il 2025 con una crescita record: il prezzo delle abitazioni libere è salito del 12,2% su base annua nel primo trimestre, il maggiore incremento dal 2007, secondo i dati dell’INE. Questo segna il 44° trimestre consecutivo di aumenti, con 11 anni di rialzi ininterrotti. L’indice dei prezzi delle abitazioni ha raggiunto 171,296 punti, con un costo del 71% superiore rispetto al 2015 (base 100). Le nuove costruzioni sono raddoppiate di prezzo, mentre le abitazioni usate sono aumentate del 66%. La tendenza, iniziata post-pandemia, ha resistito alla crisi inflazionistica e all’aumento dei tassi d’interesse, accelerando nel 2025. María Matos di Fotocasa sottolinea la solidità del rialzo, mentre Sergio Nasarre, esperto di diritto civile, denuncia l’esclusione delle famiglie dal mercato, dominato da investitori stranieri e imprese, con un aumento delle esecuzioni ipotecarie. Migliori condizioni ipotecarie, con tassi in calo, hanno spinto il 21% dei compratori a rientrare, insieme a investitori esteri e proprietari che vendono senza bisogno di mutui. Tuttavia, l’offerta di nuove abitazioni resta bassa (100.000 unità annue), alimentando un mercato teso dove la domanda supera l’offerta. Nel primo trimestre, le nuove costruzioni sono aumentate del 12,2% annuo, le usate del 12,3%. Su base trimestrale, i prezzi sono saliti del 3,5%, con le nuove abitazioni a +5,5%. Tutte le regioni registrano aumenti a doppia cifra, con Andalusia e Melilla al 14%. Nonostante le migliori condizioni di finanziamento, il potere d’acquisto non migliora, e la percezione di prezzi in continua ascesa spinge a comprare in un mercato sempre più inaccessibile.
(EL PAÍS, Denisse López, 7 giugno 2025, 10:23)
LA RUSSIA È IN GUERRA CON NOI, AVVERTE LA CONSIGLIERA PER LA DIFESA
Fiona Hill, ex-consigliera di Trump per la Russia, avverte che la Russia di Putin è in guerra con il Regno Unito, con azioni come avvelenamenti, sabotaggi e attacchi informatici, mirando a dominare militarmente l’Europa. La guerra in Ucraina è vista come una “proxy war” contro gli USA, con Cina, Corea del Nord e Iran coinvolti. Gli Stati Uniti, sotto un Trump imprevedibile, non sono più un alleato affidabile, spingendo il Regno Unito a rafforzare coesione e resilienza sociale. Hill, coautrice della revisione strategica della difesa, critica l’approccio “transazionale” di Trump e invita a un nuovo mindset, con iniziative come primo soccorso nelle scuole. La deindustrializzazione e le disuguaglianze alimentano il populismo, mentre le metriche militari tradizionali sono obsolete: gli ucraini, con droni, hanno affondato un terzo della flotta russa senza marina.
(The Guardian, Dan Sabbagh, 7 giugno 2025, 10:25)
NUOVO DATA CENTRE AI POTREBBE EMETTERE PIÙ CO2 DI CINQUE AEROPORTI
Il progetto del data centre di Elsham, nel Lincolnshire, da £10 miliardi, destinato a soddisfare la crescente domanda di AI in Regno Unito, potrebbe emettere 857.254 tonnellate di CO2 all’anno, cinque volte le emissioni dell’aeroporto di Birmingham, consumando 3,7 miliardi di kWh. La struttura, con 15 sale server, genererà calore sufficiente per serre che produrranno 10 tonnellate di pomodori al giorno. La richiesta di autorizzazione è stata presentata a maggio 2025, con consultazione pubblica aperta per tre settimane. Le aziende tech, come Microsoft (+23% emissioni nonostante l’obiettivo zero carbon 2030), Meta, Amazon e Google, faticano a ridurre l’impatto ambientale, con stime dell’Öko-Institut che prevedono emissioni da data centre AI sei volte superiori entro il 2030. Greenpeace chiede più rinnovabili. Martha Dark di Foxglove denuncia il conflitto tra crescita economica e obiettivi net zero del governo. Elsham Tech Park promette energia verde, ma esclude rinnovabili in loco per impraticabilità. Il governo britannico, con Peter Kyle, vede i data centre come “motori dell’era AI”, puntando su reattori nucleari modulari. Il progetto creerà 900 posti di lavoro, ma solleva interrogativi sulla sostenibilità.
(The Guardian, Robert Booth, 7 giugno 2025, 10:28)
TRUMP CONTRO MUSK: LA FINE DI UN MATRIMONIO INFERNALE ERA PREVEDIBILE, MENO LO SARÀ IL FALL-OUT
La rottura tra Donald Trump ed Elon Musk, descritta come una faida tra due megalomani, era inevitabile, ma le sue conseguenze sono incerte. Iniziata come un’alleanza politica contro il progressismo, con Musk che ha investito 277 milioni di dollari nella campagna di Trump, la loro “bromance” è implosa per divergenze su ego e interessi. Musk, a capo del DOGE per tagliare la spesa, ha definito “abominevole” il “Big Beautiful Bill” di Trump, che aumenta il deficit di 2,5 trilioni, tagliando anche gli sgravi per i veicoli elettrici di Tesla. Trump, irritato da azioni non autorizzate di Musk, come briefing sulla Cina al Pentagono, ha revocato la nomina del suo alleato alla NASA e minacciato di cancellare i contratti di SpaceX. Musk ha replicato accusando Trump di legami con Jeffrey Epstein. La faida rischia di danneggiare entrambi: Tesla ha perso 150 miliardi di dollari in borsa, mentre Trump potrebbe perdere il controllo politico. Steve Bannon propone la deportazione di Musk e la nazionalizzazione di SpaceX. Per i democratici, lo scontro è un’opportunità, ma Musk, accusato di gesti estremi, resta controverso. La guerra tra i due, come nota Kissinger sull’Iran-Iraq, potrebbe idealmente vederli perdere entrambi.
(The Guardian, David Smith, 7 giugno 2025, 10:29)
TARIFFE DI TRUMP E INFLAZIONE: LE PREVISIONI DELLA FED
Alberto Musalem, presidente della Fed di St Louis, valuta al 50% la probabilità che le tariffe di Trump possano causare un’inflazione persistente negli USA, creando incertezza economica fino all’estate. Le tariffe, già a livelli record, potrebbero aumentare i prezzi per uno o due trimestri, ma c’è il rischio che l’impatto duri più a lungo.
Le politiche di Trump, inclusa una proposta di bilancio da 2,4 trilioni di dollari di debito aggiuntivo, stanno scuotendo i mercati obbligazionari e complicando le decisioni della Federal Reserve, che ha tagliato i tassi di un punto percentuale nel 2024. Musalem sottolinea l’importanza di mantenere stabili le aspettative di inflazione per evitare ulteriori rialzi.
La Fed adotta un approccio cauto, anche per le pressioni politiche di Trump, che chiede tagli dei tassi più aggressivi. Musalem difende l’indipendenza della banca centrale, essenziale per ancorare le aspettative di inflazione. Le proiezioni economiche di giugno non cambieranno molto, ma l’incertezza su tariffe, politica fiscale e immigrazione resta alta.
I mercati hanno reagito al “Liberation Day” di Trump con vendite di azioni, dollari e titoli di Stato, segnalando preoccupazioni sullo status di “rifugio sicuro” degli USA. Gli investitori stanno ribilanciando i portafogli, riducendo l’esposizione agli asset americani.
(Financial Times, Claire Jones, 6 giugno 2025, 23:00)
https://www.ft.com/content/c7ef4914-c4b2-4712-a4b6-7668086a7ea2
RALLENTAMENTO DELLE ASSUNZIONI A MAGGIO
A maggio 2025, il mercato del lavoro USA ha rallentato, aggiungendo 139.000 posti di lavoro, sopra le attese di 125.000, ma con revisioni al ribasso per marzo e aprile (-95.000 posti). Il tasso di disoccupazione è stabile al 4,2%, nonostante un calo della partecipazione al lavoro al 62,4%. Le aziende, caute per incertezze su dazi e prospettive economiche, evitano licenziamenti ma lasciano posizioni vacanti. Il settore sanitario ha registrato il maggior incremento (+62.000), mentre il manifatturiero, sensibile ai dazi, ha perso pochi posti. La Federal Reserve mantiene i tassi invariati, osservando l’impatto delle politiche commerciali. Le recenti mosse di Trump sui dazi, con annunci e ritirate, complicano la pianificazione aziendale, con effetti attesi nei prossimi mesi. Trump ha criticato la Fed, chiedendo tagli dei tassi, nonostante un mercato del lavoro ancora solido.
(The Wall Street Journal, Te-Ping Chen e Justin Lahart, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
COSA RISCHIANO DI PERDERE MUSK E TRUMP
La rottura tra Donald Trump ed Elon Musk comporta rischi significativi per entrambi. Trump ha minacciato di revocare miliardi di dollari in contratti federali alle aziende di Musk, come SpaceX, che dipende da NASA e Pentagono per missioni spaziali e lanci militari. Tesla, guidata da Musk, ha perso 152,4 miliardi di dollari di valore di mercato in un giorno e necessita di cambiamenti normativi per il lancio di auto a guida autonoma, mentre affronta un calo delle vendite. SpaceX, con contratti per miliardi, è cruciale per missioni NASA, come il trasporto di astronauti e lo sviluppo di Starship per la Luna. Sul fronte politico, Trump rischia di perdere il sostegno di Musk, che si oppone a una legge chiave che include tagli fiscali e riduzioni a programmi sociali. Musk potrebbe finanziare campagne contro i repubblicani favorevoli alla legge, avendo già l’appoggio di tre membri della Camera. La legge, approvata a fatica alla Camera, è ora al Senato, e un’opposizione più ampia potrebbe bloccarla, compromettendo l’agenda di Trump.
(The Wall Street Journal, Brian Schwartz e Micah Maidenberg, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
UN ALTRO PROBLEMA PER MUSK: CYBERTRUCK
La rottura tra Elon Musk e Donald Trump arriva in un momento critico per Tesla, che ha perso 150 miliardi di dollari di valore di mercato in un giorno. Le vendite del Cybertruck, pubblicizzato da Musk come il “miglior prodotto di sempre”, sono state deludenti, con meno di 40.000 unità vendute negli USA nel 2024, contro l’obiettivo di 250.000. Il pickup elettrico, dal design unico in acciaio inossidabile, ha subito otto richiami per problemi come pedali dell’acceleratore difettosi, tergicristalli malfunzionanti e pannelli che si staccano. Molti difetti, noti internamente prima del lancio, sono emersi per la fretta di portare il veicolo sul mercato. Tesla ha affrontato cali delle vendite, minacce di dazi che potrebbero interrompere la fornitura di componenti e la fine dei crediti fiscali per veicoli elettrici. Proprietari lamentano problemi come parabrezza incrinati e atti di vandalismo legati alla polarizzazione politica di Musk. Nonostante incentivi come finanziamenti al 0%, il Cybertruck fatica a competere con rivali come il Ford F-150 Lightning.
(The Wall Street Journal, Becky Peterson, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
SEGNI DI UN MERCATO DEL LAVORO PIÙ DEBOLE
Il rapporto sull’occupazione di maggio 2025, con 139.000 nuovi posti di lavoro, ha superato le attese, ma rivela fragilità. Il tasso di disoccupazione resta al 4,2%, stabile da tre mesi, e i salari sono cresciuti del 3,9% in un anno. Tuttavia, 625.000 persone hanno lasciato il mercato del lavoro, riducendo il tasso di partecipazione dello 0,2% e il rapporto occupazione-popolazione dello 0,3%. In maggio, 71.000 persone in più erano disoccupate, e revisioni indicano 95.000 posti in meno a marzo e aprile. Don Luskin di Trend Macro segnala un calo dell’occupazione tra i lavoratori stranieri per due mesi consecutivi, con una riduzione di 773.000 immigrati in quattro mesi sotto Trump, a causa delle restrizioni sull’immigrazione. Questo potrebbe limitare la forza lavoro e la crescita futura. Non si prevede una recessione, ma la Federal Reserve, che si riunisce questo mese, deve considerare questi segnali, con l’inflazione sopra il 2% e i dazi che non hanno ancora causato aumenti generalizzati dei prezzi. Trump critica la Fed ma potrebbe aiutare eliminando i dazi e rendendo permanenti le disposizioni fiscali per le imprese.
(The Wall Street Journal, Autore non specificato, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
I TASSI DI INTERESSE NON SONO LINEARI PER CIRCLE
Le azioni di Circle Internet Group, emittente della stablecoin USDC, hanno debuttato in borsa giovedì, passando da un prezzo iniziale di 31 dollari a 107 dollari al chiusura di venerdì, con una capitalizzazione di oltre 23 miliardi di dollari. Circle guadagna principalmente dal rendimento delle riserve in contanti che riceve per emettere USDC, con il Circle Reserve Fund cresciuto da 22 miliardi nel 2023 a 37 miliardi nel 2024, generando 1,7 miliardi di dollari di entrate nel 2024. Tuttavia, tassi di interesse più bassi potrebbero favorire Circle a lungo termine. Sebbene tassi alti aumentino i rendimenti delle riserve (da 4,89% a 5,09% tra 2023 e 2024), la crescita di USDC in circolazione (da 32 a 60 miliardi) ha compensato un calo del rendimento medio (da 5,13% a 4,16%) nel primo trimestre 2025. Tassi più bassi incentivano la circolazione di capitali, aumentando l’uso di stablecoin e riducendo i costi di distribuzione di Circle, che nel 2024 ha pagato oltre il 60% delle entrate di riserva a partner come Coinbase. Inoltre, Circle sta diversificando con servizi di transazione, che nel 2025 rappresentano il 3,6% delle entrate totali, rispetto all’1,5% dell’anno precedente. Un ambiente di tassi bassi potrebbe accelerare l’espansione degli utenti di USDC.
(The Wall Street Journal, Telis Demos, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
NUVOLE SULLA RILANCIO AI DI APPLE
Apple affronta difficoltà significative mentre si avvicina alla Worldwide Developers Conference di lunedì. Il titolo è sceso del 20% dall'inizio del 2025, il peggior andamento pre-WWDC dal 2010, come visibile nella finance card sopra. L’azienda è in ritardo nell’intelligenza artificiale: il servizio Apple Intelligence è ancora in fase di sviluppo, e l’aggiornamento AI di Siri è stato rimandato, come ammesso da Apple tre mesi fa. Craig Moffett prevede che Apple eviterà annunci su funzionalità non pronte. Tuttavia, l’AI non è l’unico problema. I dazi minacciano i margini di profitto dell’hardware, prodotto esclusivamente all’estero, e Trump preme per cambiare questo modello. Il settore dei servizi, con margini del 74%, è a rischio per cause legali sulle commissioni dell’App Store e i pagamenti di Google per il motore di ricerca predefinito. Laura Martin di Needham ha declassato il titolo a “hold”, citando rischi per ricavi e margini. Le vendite di iPhone sono stagnanti da due anni, con una crescita prevista del solo 3% nel 2026. Senza un ciclo di sostituzione degli iPhone, il titolo fatica. Nonostante 2,35 miliardi di dispositivi attivi, Apple rischia di essere superata se l’AI generativa porta a nuovi dispositivi, come gli “AI companions” di OpenAI, che ha coinvolto l’ex designer Apple Jony Ive. Apple deve gestire supply chain globale e sfide legali, con l’AI come problema relativamente più controllabile.
(The Wall Street Journal, Dan Gallagher, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
UN’ECONOMIA IN RALLENTAMENTO POTREBBE AMPLIFICARE LA MINACCIA DELL’AI AL LAVORO
Un previsto rallentamento dell’economia USA nel 2025, con una crescita stimata all’1,6% (da 2,8%) e un’inflazione al 3,9%, potrebbe accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale (AI) da parte delle aziende per ridurre costi, aumentare produttività e generare entrate, secondo economisti ed esperti. Questo potrebbe portare a perdite di posti di lavoro, soprattutto tra i colletti bianchi, con il CEO di Anthropic, Dario Amodei, che prevede la possibile eliminazione del 50% dei lavori entry-level entro cinque anni. Aziende come JPMorgan, Morgan Stanley, Shopify, Meta e IBM stanno già integrando l’AI per migliorare vendite, aggiornare codici, valutare rischi e automatizzare compiti ripetitivi, come nell’HR di IBM, che ha risparmiato il 40% del budget. Tuttavia, l’AI presenta rischi, come errori o bias, specialmente in settori come medicina e finanza. Un’economia debole potrebbe spingere le aziende a ridurre il personale, ma alcune, come Microsoft, pianificano di mantenere i dipendenti e riqualificarli. Altre, come Klarna, hanno tagliato il 38% del personale tra 2022 e 2024 grazie all’AI. Tuttavia, l’incertezza economica potrebbe frenare gli investimenti in AI per aziende con margini ridotti. La rivoluzione dell’AI, pur creando nuovi ruoli come i “prompt engineers”, potrebbe ridurre alcuni lavori prima di generarne di nuovi, con i programmatori già sotto pressione.
(The Washington Post, Danielle Abril, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
139.000 POSTI DI LAVORO AGGIUNTI A MAGGIO, UN SOLIDO GUADAGNO MENTRE LA SPESA RALLENTA
Il mercato del lavoro USA a maggio 2025 ha mostrato resilienza, aggiungendo 139.000 posti di lavoro nonostante l’incertezza economica che ha spinto alcune aziende a sospendere le assunzioni. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,2%, vicino ai minimi storici. Il dato ha superato le previsioni di 125.000 nuovi posti, ma revisioni al ribasso di 95.000 posti per marzo e aprile indicano una crescita più debole del previsto. I salari orari medi sono aumentati dello 0,4% a 36,24 dollari, superando l’inflazione. Tuttavia, il mercato ha perso 625.000 lavoratori, con un calo della partecipazione dello 0,2%, in parte per l’uscita di oltre un milione di lavoratori stranieri da marzo. I settori dei servizi, come sanità (+62.000 posti), ospitalità (+30.000) e assistenza sociale (+16.000), hanno guidato la crescita. Manifatturiero, commercio al dettaglio, costruzioni e trasporti hanno mostrato debolezza, forse per i dazi. Il governo federale ha tagliato 22.000 posti, parte dei 60.000 tagli da gennaio. I servizi temporanei hanno perso oltre 20.000 posti, un segnale di possibile recessione. La Federal Reserve, in modalità attendista, probabilmente manterrà i tassi invariati, mentre l’economia resiste alla guerra commerciale, ma i licenziamenti (93.000 a maggio) e la disoccupazione prolungata per neolaureati destano preoccupazione.
(The Washington Post, Lauren Kaori Gurley, 7 giugno 2025, 15:00 EDT)
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAPIRÀ MEGLIO CHI SIAMO (PURTROPPO)
L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, diventando sempre più capace di comprenderci e personalizzare servizi grazie alla “memoria” dei nostri dati. Il punto centrale dell’articolo è che le IA, come ChatGPT, Gemini e Grok, usano informazioni raccolte da noi (conversazioni, email, post sui social) per offrirci risposte e azioni su misura, migliorando l’esperienza utente ma sollevando rischi per la privacy.
Le aziende traggono vantaggio dai nostri dati per affinare i loro modelli IA e personalizzare servizi, come pubblicità mirata (Meta) o assistenza contestuale (Google, Microsoft). Ad esempio, OpenAI permette di gestire o cancellare i dati memorizzati e offre chat temporanee senza memoria, utili per informazioni sensibili. Google, forte dei suoi servizi web, integra dati da email e Google Drive per personalizzare l’IA, mentre Grok usa i post su X, suscitando indagini privacy in Europa.
I rischi principali riguardano la privacy: i dati raccolti, se non protetti adeguatamente, possono essere vulnerabili. Meta, ad esempio, usa i dati di Facebook e Instagram per addestrare l’IA, e la possibilità di opporsi non è retroattiva. Le IA stanno ampliando la “finestra di contesto” per ricordare più dati e usarli meglio, ma gli esperti avvertono di non condividere informazioni sensibili, come dati sanitari o aziendali.
Il futuro vedrà IA sempre più integrate in servizi quotidiani (email, assistenti vocali) e agenti autonomi che, conoscendo gusti e abitudini, agiranno per noi. Siamo solo all’inizio di questa trasformazione, che promette benefici ma richiede cautela.
(Il Sole 24 Ore, Alessandro Longo, 8 giugno 2025, 12:44)
SAP, L’HI-TECH TEDESCO GIOCA LE CARTE SU CLOUD E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
SAP, leader europeo per capitalizzazione, punta su cloud computing e intelligenza artificiale (IA) per affrontare un mercato competitivo, nonostante le incertezze legate ai dazi. Il focus dell’articolo è la transizione strategica di SAP verso il cloud, che nel 2024 genera il 50,16% dei ricavi (contro l’11% di dieci anni fa), mentre le licenze software tradizionali scendono al 37%. L’IA, con l’assistente Joule integrato in SAP S/4HANA Cloud, mira a fidelizzare clienti e incrementare vendite, ma la concorrenza è agguerrita.
Il cloud si divide in Software as a Service (SaaS), Platform as a Service (PaaS) e Infrastructure as a Service (IaaS), con SaaS e PaaS che nel primo trimestre 2025 hanno prodotto 4,9 miliardi di euro su 9,01 miliardi totali. Le licenze e il supporto software valgono 2,9 miliardi, mentre consulenza e formazione 1,01 miliardi. Nell’ultimo trimestre, i ricavi sono cresciuti del 12% e l’utile per azione del 79%, ma il cloud ha sottoperformato le attese. Tuttavia, la conferma delle previsioni 2025 (utile operativo tra 10,3-10,6 miliardi, fatturato cloud/software tra 31,1-33,6 miliardi) ha spinto il titolo in Borsa del 10,62% il 23 aprile.
La concorrenza nell’IA e nell’ERP, con Oracle Fusion ERP e Microsoft Finance & Operations potenziati dall’IA, sfida SAP. L’approccio prudente di SAP con Joule potrebbe sembrare meno dinamico rispetto ai rivali. In Borsa, il titolo cresce del 15,2% da inizio anno e del 124,8% in cinque anni, ma i multipli elevati (prezzo/utile a 43,2) richiedono cautela. L’analisi tecnica prevede un trend rialzista con resistenze a 280-283 euro e supporti a 256 e 234 euro.
(Il Sole 24 Ore, Vittorio Carlini, 8 giugno 2025, 12:44)
L’OPS SU BPM NELLE MANI DI TAR, AGRICOLE E NUOVI SOCI
L’offerta pubblica di scambio (OPS) lanciata da UniCredit su BancoBPM è in una fase di stallo, bloccata da ricorsi al Tar del Lazio e negoziati con il Governo sulle condizioni del Golden Power, che potrebbero spingere il CEO Andrea Orcel a ritirare l’offerta. L’articolo evidenzia l’incertezza sull’esito dell’operazione, legata a dinamiche giudiziarie, politiche e alle mosse degli azionisti. Se l’OPS proseguisse, la conquista del 51% di BancoBPM senza un rilancio del prezzo appare difficile.
L’azionariato di BancoBPM è mutato: il 13% è in mano a Fondazioni, Casse Previdenziali e Davide Leone, contrari all’OPS senza un’offerta migliore. A questi si aggiunge il 20% di azionisti retail, tra cui dipendenti e piccoli imprenditori fedeli alla banca. Un fronte simile non salvò UBI Banca dall’OPAS di Intesa SanPaolo nel 2020, ma per BancoBPM l’esito potrebbe differire. Decisivo è il ruolo di Credit Agricole, che ha raddoppiato la quota al 19,9%: se si allineasse ai contrari, il blocco anti-UniCredit potrebbe sfiorare il 50%.
In Borsa si notano volumi elevati, suggerendo che nuovi azionisti abbiano costruito posizioni rilevanti, ma non è chiaro se sostengano UniCredit o BancoBPM. Questi “soci misteriosi”, insieme ai francesi, potrebbero determinare l’esito. L’OPS resta un rebus, con il destino della ex popolare appeso a tribunali, politica e strategie azionarie.
(Il Sole 24 Ore, Alessandro Graziani, 8 giugno 2025, 12:44)