"Un commercialista di Bari" [cit.] @giuslit
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"The move prompted a flurry of calls from worried international investors, a top Italian banker told Reuters on condition of anonymity, and forced asset managers back from their holidays to deal with the market rout." Banchieri costretti a lasciare la loro barca a vela a causa della tassa sugli extraprofitti. Abbiamo gentaglia al governo!🤣
"It is not just investors who are fretting about Italy. Two EU central bank governors, also speaking on condition of anonymity, told Reuters at a recent gathering of EU policymakers that they were concerned about Rome's public finances.

A third said the Bank of Italy's frequent dovish remarks raise doubts about its inflation-fighting commitment, and a fourth said the ECB should not completely halt its government bond purchases due to the risk of a surge in Italian yields."
Che ambientino, ragazzi! Banchieri centrali che parlano con la Reuters e sputano veleno sull'Italia. Certi metodi non tramontano mai!
Cosa succede quanto la banca centrale alza i tassi? Scende l'inflazione? Forse. Soprattutto nel brevissimo termine l'effetto è almeno incerto, soprattutto osservando settori altamente sensibili ai tassi come quello immobiliare. Infatti, i tassi alti deprimono l'offerta molto più della domanda. Con l'effetto di determinare un aumento dei prezzi legati alle abitazioni ed ai servizi connessi. Nessuno si sogna di mettere sul mercato la propria casa, magari acquistata con mutuo a tasso fisso stipulato quando i tassi erano ai minimi, e l'offerta crolla.
Forwarded from Market News Feed
🔴 ITALY IS TO CUT ITS ECONOMIC GROWTH TARGET FOR THIS YEAR TO 0.8% - SOURCES. ...
Commenti a piacere (sempre nel limite del legittimo e consentito, mi raccomando) che io non ce la faccio. Credo che quando qualcuno lascia questa terra, la migliore consegna sia quella del silenzio. Chi aveva da lodarlo avrà avuto il tempo per farlo, chi aveva da condannarlo avrà avuto anch'egli tutto il tempo. Nulla che non sia stato già detto merita di essere aggiunto. Altrimenti si rischia di assistere ad una beatificazione postuma. Dove, i laudatores hanno diritto di tribuna e i critici passano per sciacalli che criticano chi non si può più difendere.
Prime indiscrezioni sul deficit/PIL 2024 che sarà riportato nella ormai imminente Nadef. 4,5% dice BBG e 5,5% la nuova proiezione del 2023. È un numero importante che rischia di provocare parecchi mal di pancia sui mercati, in parte già manifestatisi. Non dimentichiamo che il BTP costituisce un perfetto veicolo per far guadagnare i ribassisti, che peraltro sono 12 mesi che ci rimettono le penne e stanno incazzati neri. Il livello intorno a 4,75% raggiunto oggi costituisce soglia critica per il Btp 10A, speriamo che regga. Altrimenti si dovrà ballare, soprattutto se media internazionali prima e Commissione dopo decidessero di soffiare sul fuoco, come già accaduto troppe volte in passato.
Speriamo la Commissione non ce lo faccia rimangiare, come nel 2018.
Ci sarà un prestito da parte della Banca Centrale di Marte?😉
Nessun vincolo temporale per gli edifici residenziali. Ma solo l’indicazione di un principio: gli Stati membri dovranno includere nei loro piani nazionali di ristrutturazione misure per lo sviluppo dei sistemi di energia solare su questa tipologia di immobili. Mentre, per gli edifici pubblici e per quelli non residenziali, ci saranno delle scadenze vincolanti, a seconda delle dimensioni: sopra i mille metri quadri l’energia solare sarà obbligatoria dal 31 dicembre 2027, sopra i 400 metri quadri da fine 2029, sopra i 250 metri quadri da fine 2032.
Dice questo la bozza di accordo, che «Il Sole 24 Ore» ha visionato, raggiunta a livello tecnico dal trilogo che in queste settimane sta affrontando la revisione della direttiva Epbd (Energy performance of buildings directive). Una bozza di accordo che andrà confermata in una riunione politica, ma che dà il segnale di come il dialogo tra Parlamento (la cui delegazione è guidata dal relatore, l’irlandese Ciaran Cuffe dei Verdi), Consiglio e Commissione su questo delicato dossier sia giunto a un punto decisivo: le prossime settimane diranno se la revisione della Epbd avrà l’attesa accelerazione o se, invece, finirà per naufragare e non chiudere prima della fine della legislatura europea. Le elezioni sono in calendario per inizio giugno del 2024.
Di certo con un titolo che continua a viaggiare attorno i 2,5 euro, per il Tesoro si prospettano perdite potenziali importanti in caso di cessione ai prezzi attuali. Il Mef ha infatti pagato 6,9 euro ogni azione del Monte (8,5 quelle collegate allo swap con i bond) e l’anno scorso ha iniettato altri 1,6 miliardi nell’aumento di capitale portando l’investimento complessivo a quota 8,5 miliardi. Ai prezzi di ieri, il 64% del Monte nelle mani del Governo vale qualche spicciolo meno di due miliardi.
L’assenza di indicazioni chiare e il rincorrersi di rumors di certo non aiuta il titolo nè la banca, che da parte sua sta tentando di consolidare la sua performance reddituale. L’istituto senese ha chiuso il primo semestre con un utile di 619 milioni ed è sulla «buona strada per superare il target di 1 miliardo di euro di utile netto nell’intero anno, in anticipo rispetto ai target del piano industriale», segnalava Lovaglio qualche settimana fa
In questo contesto arriva la decisione di Eurostat, sintesi di uno scambio continuo di informazioni e dati con Istat. Proprio l’istituto italiano di statistica spiega, parlando del decreto di febbraio, che «le nuove disposizioni hanno anche previsto una serie di eccezioni per le spese sostenute nel 2023, per le quali continuano ad applicarsi le condizioni di utilizzo previgenti». Le evidenze ad oggi disponibili «hanno mostrato che queste eccezioni rappresentano la parte prevalente delle spese sostenute nel 2023». Quindi, la coda dei lavori già avviati prima del divieto ha alimentato una grande mole di cessioni nel 2023, depotenziando il blocco e lasciando i crediti pagabili.
Per il 2024 la partita è destinata a riaprirsi: «La definizione dei profili contabili del superbonus 2024 - prosegue Istat - richiede, quindi, un ulteriore approfondimento metodologico e una valutazione sulla base delle evidenze quantitative che diverranno via via disponibili». Bisognerà, cioè, verificare gli effetti pratici delle norme in vigore il prossimo anno. Su tutta questa vicenda pende l’incognita dei crediti incagliati. Anche su questo fronte Istat ha acceso un faro, dato che, se le perdite legate ai superbonus degli anni scorsi dovessero rivelarsi significative, la classificazione potrebbe essere ancora una volta rivista
È questo che continua a preoccuparmi. Alimenta l'inflazione. Quella che per fermarla, la Bce dovrebbe usare il napalm, senza nemmeno essere sicura di riuscirci, ma con la certezza di bruciare tutto intorno.
Oggi su La Verità
“Prescindendo dai contributi sociali, ipotizziamo un professionista con fatturato 100 che evade, come la media dei contribuenti considerati il 70% (sia del fatturato che del reddito), dichiarando quindi un fatturato di 30, cui si applica l’abbattimento forfettario del 22%; il reddito imponibile risulterà quindi di 23,4, e applicando l’aliquota del 15%, l’imposta dovuta risulterà di 3,5, e l’incidenza effettiva del 4,5% (3,51/78). Sullo stesso reddito un lavoratore dipendente pagherebbe molto di più e il divario aumenterebbe con la crescita del fatturato dichiarato.
L’elementare algoritmo presentato può essere utilizzato per qualsiasi livello di fatturato dichiarato fino al massimo di 85mila euro. Il risultato sarebbe comunque lo stesso: una incidenza del 4,5 per cento. Si tenga presente che, dato il livello dell’evasione media (70%), 85mila euro dichiarati sono in realtà 283.300 effettivi. In ogni caso, dato un fatturato dichiarato di 85mila euro, dopo l’abbattimento forfettario del 22%, il reddito imponibile sarebbe 66.300, e l’imposta dovuta 9.945 euro (15 per cento). Ipotizzando, a fronte del fatturato di 283.300 euro, costi effettivi eguali a quelli previsti dal forfait (22%), il reddito vero sarebbe di 220.974 euro e l’aliquota effettiva sempre del 4,5 per cento. Allo stesso livello di reddito un lavoratore dipendente pagherebbe invece 87.930 euro pari a poco meno del 40% (39,8%): 10 volte l’aliquota del professionista evasore e forfettario, che ogni mese, a parità di reddito, avrebbe una maggiore disponibilità finanziaria di 6.500 euro!
È bene ribadire che non stiamo esaminando un caso limite, bensì il caso medio, che tiene conto di chi evade di più o di meno e anche di chi non evade affatto. È evidente anche che i guadagni sono talmente elevati che la convenienza a rimanere nei limiti di 85mila euro di fatturato diventa irresistibile (maggiore evasione).”
È APERTO IL GIOCO: TROVA ALMENO UNA DELLE (TANTE) CAZZATE SCRITTE DA VINCENZO VISCO IN QUESTO ARTICOLO.