"Un commercialista di Bari" [cit.] @giuslit
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Impressionante copertura dei quotidiani tedeschi sul tema dell'immigrazione. Non parlano pressoché d'altro. E mandano a dire che loro non hanno più spazio.
In corso il secondo genocidio armeno nel Nagorno-Karabach. Ma qui non si può parlare, perché da laggiù arriva un preziosissimo tubo di gas, senza il quale quest'inverno dovremmo ardere le foreste. Non c'è aggredito-aggressore. Nulla. È perfino vietato parlarne.
E dopo ben 41 giorni, anche al Sole 24 Ore riuscirono a scrivere un articolo su dati noti da inizio agosto. Bene, dai...
Se davvero il governo apportasse una simile modifica, ecco... non saprei... non trovo le parole... aspe' le ho trovate: dovrebbero andare a nascondersi. Perché farebbero la figura di una manica di 🤡. Ecco, l'ho detto.
E dai, su. Uniteli due puntini... Ma all'ABI credono che abbiamo le fette di salame sugli occhi?
Io… boh… Non c’è limite al peggio 🤦‍♂️
La norma prevede che il gettito possa contribuire a finanziare il fondo di garanzia per le Pmi, misura che sembra confermare l’intenzione del governo di potenziare questo strumento per rendere strutturali i meccanismi di supporto alle imprese (vedi altro articolo in pagina). Il correttivo si è reso necessario anche perché l’allarme creato negli investitori internazionali per le misure a sorpresa come questa tassa avrebbe costretto lo Stato a utilizzare il gettito dell’imposta per pagare i maggiori oneri sul debito pubblico causati dall’aumento dello spread. «Forza Italia e’ soddisfatta per l’emendamento del governo che modifica il testo sugli extraprofitti delle banche, accogliendo la sostanza delle nostre indicazioni ed è per questo che ritireremo gli emendamenti presentati», ha annunciato ieri il vicepremier Antonio Tajani”
Io vorrei che si rendano conto delle “imprecisioni” che scrivono. Secondo questi fenomeni la tassa causerebbe, o avrebbe causato, l’aumento dello spread e il conseguente aumento della spesa per interessi. Io davvero mi arrendo…
"Ci sono volontari?" Momento che resterà scolpito nella storia. 🤣☝️
Proprio nella prospettiva di operare scelte innovative e più audaci, il DdL Capitali dovrebbe darsi l'obiettivo di riportare in Italia le grandi imprese che negli anni scorsi hanno scelto un diverso ordinamento europeo per la quotazione. Tale obiettivo può realizzarsi introducendo una norma che consenta la trasformazione transfrontaliera alle società residenti nell'Unione europea, e le cui azioni sono negoziate in un mercato regolamentato europeo da almeno cinque anni, trasferendo in Italia la propria sede legale e conservando al contempo le regole di governance adottate in via statutaria in conformità al diritto del paese di provenienza.
Avremmo insomma società quotate in borsa in Italia che però mantengono lo statuto di governance attuale, continuando in particolare a trovare applicazione le regole ivi previste sul voto multiplo e sul funzionamento del consiglio di amministrazione.”
Una delle tante aberrazioni si incontrano sulla strada di un’Unione sempre più stretta. Un’enorme, colossale, torre di Babele
“…coerentemente con i principi dell'Unione Europea, consentire a una società di trasferire la propria sede e il luogo della quotazione di borsa da uno stato all'altro senza necessarie implicazioni sulle regole di governance attuali appare funzionale a una piena attuazione del diritto euro-unitario del mercato interno nella misura in cui agevola e incentiva la libera circolazione di capitali e degli operatori economici, rimettendo alla volontà della società trasformata (che potrà altrimenti deliberare di modificare le proprie regole statutarie) di scegliere il regime di governance applicabile.”
Ci sono quindi grandi cambiamenti nell’aria, dovuti alla mutata situazione geopolitica. È presto per fare previsioni, ma se una riforma come quella proposta dal rapporto andasse avanti, l’idea di una maggiore integrazione del nucleo centrale dell’Unione, di cui l’Italia dovrebbe fare parte, diventerebbe più realistica. Si potrebbe pensare a una maggiore spinta per la creazione di uno strumento per il finanziamento comune di spesa per gli obiettivi chiave, per la riforma dei Trattati e per l’abbandono della regola dell’unanimità nelle decisioni del Consiglio.
Tutti ormai sanno che questa è la necessaria direzione di marcia.
Le ragioni alla resistenza a una maggiore integrazione del nucleo centrale sono politiche. E lo stesso vale per la resistenza all’Europa a più velocità. La logica economica e quella politica non vanno sempre insieme e, nella costruzione europea, la seconda ha sempre prevalso. È stato così negli anni Novanta, con la decisione su chi dovesse far parte dell’euro-zona, e poi nel 2004 con la decisione di allargare l’Unione ai Paesi dell’Est. Questa volta non è facile prevedere cosa succederà. La logica economica porta all’Europa a più velocità, quella politica suggerisce di non determinare divisioni con Paesi come la Polonia e di aprire ai Balcani e all’Ucraina. Il futuro potrebbe essere un ibrido: una Unione più grande che però dia la possibilità di accordi tra Paesi per la collaborazione su temi specifici e à la carte, con raggruppamenti non definiti ex-ante. È chiaro che l’Italia dovrà stare molto attenta a scegliersi gli alleati.
Il futur o dell’Unione riguarda tutti, avrà ricadute sulla vita degli italiani, economiche ma non solo. Le elezioni europee sono un’occasione per portare questa discussione nel vivo della campagna elettorale. In Italia non se ne vede traccia.”
La Reichlin vaga errabonda alla ricerca del futuro della UE. La direzione è UNICA. Quella che indica lei. Nella UE andiamo avanti così da 30 anni: si fa come dicono alcuni pochi presunti “ottimati”.
The trick is to settle on a monetary policy that treats economic growth as a good thing rather than a problem. Wall Street has this right, at least. If inflation is tamed over the next year, the Fed needn’t fight economic growth and strong employment just for the sake of it. Instead, treat such a happy outcome as the latest proof that the discredited Phillips curve was wrong to posit a tradeoff between inflation and economic growth. That dynamic rarely exists in practice.
The necessary next step, however, is to ask the question Wall Street apparently would rather avoid: In the current scenario, might higher real rates help rather than hinder economic growth? There’s a good argument that too-low rates were antigrowth for much of the post-2008 period, for instance by skewing investment decisions and fueling financial engineering at the expense of productive capital investment by businesses.
Some of these trends are starting to reverse. What lost value in response to the Fed’s Wednesday announcements wasn’t “the market,” it was tech stocks. Higher rates are causing investors to fall out of love with tech companies, many of whose promised profits remain far off, and to fall back in love with more boring companies that produce goods businesses and consumers want today.”
Negli Usa si dibatte vivacemente sugli effetti dei rialzi dei tassi sull’inflazione e sulla crescita dell’economia. E i dubbi non mancano.
Non è il momento di approvarlo» disse allora la premier parlando alla Camera. «L’interesse dell’Italia è affrontare il negoziato con un approccio a pacchetto nel quale le regole del Patto di stabilità, il completamento dell’Unione bancaria e i meccanismi di salvaguardia finanziaria si discutono nel loro complesso, nel rispetto dell’interesse nazionale». Secondo il ministro degli Esteri e vice premier, Antonio Tajani, quel momento sarebbe arrivato. E ormai lo considera quasi ineludibile anche il ministro dell’Economia, che una settimana fa all’Ecofin in Spagna ha dovuto ammettere con qualche imbarazzo che non c’è ancora una maggioranza parlamentare in Italia per approvare l’accordo sul Mes.
Tajani è sempre stato favorevole e finora si è solo adeguato alla maggioranza. Anche Giorgetti, però, ha fatto capire che il Meccanismo europeo di stabilità non è poi così pericoloso e che, anzi, ha forse più vantaggi che svantaggi. Altra convinzione di Tajani e del ministro dell’Economia, meno degli irriducibili della Lega, è che la miglior cosa da fare, in questo momento, sia rafforzare la credibilità del Paese nei confronti delle istituzioni e dei mercati finanziari.”
Ecco che il Mes si ripropone, come il peperone. Bah… che ci provino
Amicus Plato se magis amica veritas. Ma possibile che non esistano giornalisti capaci di non ripetere a pappagallo quanto si legge sulle agenzie e fare invece un minimo di analisi e commento di certe affermazioni?
Dai, che ci si diverte!