Alla Russia (ed ai loro amici arabi) non mancano gli strumenti per tenerci in tensione. Ma noi gli spezzeremo le reni... si, domani...
Bloomberg.com
Russia Temporarily Limits Diesel and Gasoline Exports
Russia temporarily banned exports of diesel in a bid to stabilize domestic supplies, driving prices higher in already tight global fuel markets.
Il peso del costo del lavoro è proprio uno dei fattori che spiega le differenze rispetto all’impatto della fiammata inflazionistica del 1980. La variazione di fatturato registrata allora, pari al 31,6%, è sostanzialmente analoga al 30,9% del 2022. Come pure l’incremento relativo ai costi per acquisti di servizi e materie prime che era stato allora pari al 38,4% rispetto al 36,7% attuale. Ma l’incidenza del costo del lavoro che era pari al 18,2% del fatturato nel 1980 si è progressivamente ridotta nel tempo fino a scendere all’8,4%. A fianco di fattori quali l’avanzamento tecnologico, l’automazione e la ricomposizione settoriale, un ruolo chiave è stato giocato dagli interventi sui meccanismi di recupero dell’inflazione. Nel 1980 gli automatismi avevano generato una crescita del costo del lavoro del 16,9% a fronte di una flessione dello 0,8% degli organici, che invece nel 2022 sono cresciuti dell’1,7 con un aumento del costo del lavoro del 3,5%. Un po’, ma proprio un po’ se vedeva, dai…😂
"La passata dinamica del modello produttivo della Ue si è fondata sulle esportazioni nette allocate all’esterno dell’Euro area (Ea) e/o della Ue.
In particolare, fra la fine della crisi finanziaria internazionale e lo scoppio della pandemia (2020), i surplus nelle partite correnti dell’Ea hanno registrato forti incrementi a seguito di una drastica compressione della domanda interna negli stati membri più fragili non compensata da incrementi della domanda aggregata nei paesi più “forti” (si veda il grafico in pagina). Pertanto, a livello macroeconomico, l’andamento di questi surplus è un indicatore di tassi di risparmio eccedenti i tassi di investimento più che una misura della forza competitiva dell’area.
Nel corso degli anni Dieci, la Ue e – soprattutto – la Ea hanno “sottratto” domanda all’economia globale e hanno realizzato quegli inadeguati tassi di accumulazione che contribuiscono a spiegare i ritardi europei nel digitale e nell’intelligenza artificiale a Stati Uniti e Cina, che abbiamo illustrato in altri articoli. Insomma, le economie dell’Ea e della Ue, a partire dalla Germania, hanno privilegiato le traiettorie tipiche di una piccola economia piuttosto che la strategia propria a una delle aree economiche preminenti nei mercati internazionali. Inoltre, come sottolineato dalle recenti previsioni della Commissione, vi sono nuovi rischi di divergenza all’interno della Ue: la relativa debolezza dell’economia tedesca si ripercuote sui paesi più integrati nelle sue catene del valore (Paesi Bassi e Italia).
Sarebbe errato sostenere che, a livello microeconomico, i risultati produttivi europei non siano stati anche il frutto di efficienti adeguamenti tecnologici. Pur se con più di un lustro di ritardo e con modalità nazionali così differenziate da accrescere gli squilibri interni all’area, nel corso del decennio Novanta molte imprese grandi e medie della Ue hanno adottato le novità dell’ “information and communication technology” (Ict), introdotte nelle economie statunitensi e asiatiche dalla metà degli anni Ottanta. Al riguardo, le innovazioni realizzate da vari stati membri sono state rilevanti. Eppure, come si è già detto, tali progressi non sono bastati a evitare ritardi drammatici della Ue rispetto agli Stati Uniti e alla Cina sulle frontiere innovative del digitale e dell’intelligenza artificiale.
Le crescenti tensioni geopolitiche e tecnologiche fra Stati Uniti e Cina e i ritardi innovativi della Ue rischiano di disegnare mercati internazionali dominati da conflitti bilaterali, rispetto ai quali l’economia europea – senza un cambio di passo - sarebbe condannata a ruoli marginali e a un progressivo indebolimento del proprio modello sociale. La capacità di sostenere un generoso stato sociale e una marcata regolamentazione, propria alla seconda più sviluppata area economica mondiale, è arrivata al capolinea. Una demografia stagnante ha accentuato i problemi di crescita. Il benessere europeo può essere salvaguardato solo se la Ue saprà costruire un modello produttivo più competitivo. Gli ingredienti di questo nuovo modello sono noti perché alla base dell’iniziativa adottata in risposta allo shock pandemico: Next Generation–EU. Si tratta della tripla transizione “verde”, digitale e sociale. La strada per la realizzazione di tali transizioni è, però, impervia. Come diremo meglio in un prossimo articolo, è necessario rafforzare la capacità fiscale europea e raccordarla a un’allocazione efficiente delle risorse (pubbliche e private) dei singoli stati membri."
Tranquilli sono Buti e Messori…
In particolare, fra la fine della crisi finanziaria internazionale e lo scoppio della pandemia (2020), i surplus nelle partite correnti dell’Ea hanno registrato forti incrementi a seguito di una drastica compressione della domanda interna negli stati membri più fragili non compensata da incrementi della domanda aggregata nei paesi più “forti” (si veda il grafico in pagina). Pertanto, a livello macroeconomico, l’andamento di questi surplus è un indicatore di tassi di risparmio eccedenti i tassi di investimento più che una misura della forza competitiva dell’area.
Nel corso degli anni Dieci, la Ue e – soprattutto – la Ea hanno “sottratto” domanda all’economia globale e hanno realizzato quegli inadeguati tassi di accumulazione che contribuiscono a spiegare i ritardi europei nel digitale e nell’intelligenza artificiale a Stati Uniti e Cina, che abbiamo illustrato in altri articoli. Insomma, le economie dell’Ea e della Ue, a partire dalla Germania, hanno privilegiato le traiettorie tipiche di una piccola economia piuttosto che la strategia propria a una delle aree economiche preminenti nei mercati internazionali. Inoltre, come sottolineato dalle recenti previsioni della Commissione, vi sono nuovi rischi di divergenza all’interno della Ue: la relativa debolezza dell’economia tedesca si ripercuote sui paesi più integrati nelle sue catene del valore (Paesi Bassi e Italia).
Sarebbe errato sostenere che, a livello microeconomico, i risultati produttivi europei non siano stati anche il frutto di efficienti adeguamenti tecnologici. Pur se con più di un lustro di ritardo e con modalità nazionali così differenziate da accrescere gli squilibri interni all’area, nel corso del decennio Novanta molte imprese grandi e medie della Ue hanno adottato le novità dell’ “information and communication technology” (Ict), introdotte nelle economie statunitensi e asiatiche dalla metà degli anni Ottanta. Al riguardo, le innovazioni realizzate da vari stati membri sono state rilevanti. Eppure, come si è già detto, tali progressi non sono bastati a evitare ritardi drammatici della Ue rispetto agli Stati Uniti e alla Cina sulle frontiere innovative del digitale e dell’intelligenza artificiale.
Le crescenti tensioni geopolitiche e tecnologiche fra Stati Uniti e Cina e i ritardi innovativi della Ue rischiano di disegnare mercati internazionali dominati da conflitti bilaterali, rispetto ai quali l’economia europea – senza un cambio di passo - sarebbe condannata a ruoli marginali e a un progressivo indebolimento del proprio modello sociale. La capacità di sostenere un generoso stato sociale e una marcata regolamentazione, propria alla seconda più sviluppata area economica mondiale, è arrivata al capolinea. Una demografia stagnante ha accentuato i problemi di crescita. Il benessere europeo può essere salvaguardato solo se la Ue saprà costruire un modello produttivo più competitivo. Gli ingredienti di questo nuovo modello sono noti perché alla base dell’iniziativa adottata in risposta allo shock pandemico: Next Generation–EU. Si tratta della tripla transizione “verde”, digitale e sociale. La strada per la realizzazione di tali transizioni è, però, impervia. Come diremo meglio in un prossimo articolo, è necessario rafforzare la capacità fiscale europea e raccordarla a un’allocazione efficiente delle risorse (pubbliche e private) dei singoli stati membri."
Tranquilli sono Buti e Messori…
Anche in Olanda aumentano la tassazione sulle banche. Ma dai? Ma davvero?
Bloomberg.com
Dutch Lenders Slide After Parliament Approves Bank Tax Increase
Dutch lenders ABN Amro NV and ING Groep NV slid after the parliament’s lower house approved a proposal to increase bank tax to support lower-income households.
Rifanno i calcoli del valore del PIL e il debito/PIL scende. Aritmetica che ci aiuta, tra i mille soliti luoghi comuni del FT
Ft
Italy’s budget plans boosted as 2021 economic growth figure is revised upwards | Financial Times
Revision to GDP numbers provides some relief to Giorgia Meloni’s government as markets scrutinise economic policies
Poteva mancare la solita quotidiana testa di cavallo mozzata nel letto dell'Italia? Certo che no. Questa volta ce l'hanno con l'ipotesi di esdebitazione degli NPL. E ricordano all'Italia che il suo debito è tanto, tanto alto e potrebbero accadere cose spiacevoli.
Ft
Italian debt: rule changes could put pressure on investors | Financial Times
Non-performing loans look to be on the rise again
Pure il Portogallo presenta una revisione sostanziosa del suo Recovery Plan e la Commissione lo valuta positivamente. D'altronde quei piani scritti ad inizio 2021 in un'altra era geologica, non valgono più nemmeno la carta su cui sono scritti
European Commission - European Commission
Press corner
Highlights, press releases and speeches
EUROPA INVECCHIA MA SENZA PENSIONATI
https://www.byoblu.com/2023/09/22/leuropa-invecchia-ma-senza-pensionati-che-idea-ti-sei-fatto/
https://www.byoblu.com/2023/09/22/leuropa-invecchia-ma-senza-pensionati-che-idea-ti-sei-fatto/
ByoBlu
L’EUROPA INVECCHIA MA SENZA PENSIONATI – Che idea ti sei fatto?
In Grecia la ricetta per il sistema previdenziale è quella di innalzare l'età pensionabile a 74 anni. La tendenza sembra la stessa in tutta la UE. Ne parliamo con Nino Galloni, Giuseppe Liturri, Marco Rizzo e Gian Carlo Blangiardo
Impressionante copertura dei quotidiani tedeschi sul tema dell'immigrazione. Non parlano pressoché d'altro. E mandano a dire che loro non hanno più spazio.