Passano 25 giorni e ritrovi la "notizia" su MF. Complimenti per la rapidità
"Sul discorso generale si innesta poi il caso specifico italiano, dove gli istituti di credito sono finiti recentemente al centro dell'attenzione (e delle turbolenze di mercato) per l'annuncio di una tassazione straordinaria dei profitti extra realizzati negli ultimi anni che però non sembra destare eccessiva preoccupazione. «Non credo che le imposte proposte nella loro forma attuale avranno un impatto sulla capacità delle banche di distribuire cedole nel medio termine essendo una tantum», sottolinea Federico Pons, responsabile per l'Italia di Janus Henderson, ricordando che «i dividendi tendono a basarsi sulle aspettative del management per quanto riguarda gli utili e la sostenibilità a medio termine e non dovrebbero quindi subire un impatto eccessivo, a meno che le imposte non diventino permanenti»."
"We now know that monetary policy is working, and it’s worked through the economy, because the economy is not doing well,” he said. “But right now there is no impact whatsoever on inflation, and this is the big issue we have. We have more slowdown than in the US — with more inflation.” Le conclusioni a cui giungono gli analisti. La medicina dei tassi sta rallentando l'economia, senza effetti rilevanti sull'inflazione. Come se stessimo prendendo la medicina sbagliata: la patologia da curare resta invariata, mentre sorgono altri dolori ovunque
Bloomberg.com
Stagflation Dangers Stalk Europe as Markets Eye End to Hikes
The recurring nightmare for European policymakers that their economies will become crippled by inflation-impaired lethargy just won’t go away.
"Il vulnus maggiore dell’imposta come attualmente congegnata è però quella di penalizzare – attraverso la scelta della base imponibile sul margine di interesse – gli acquisti di titoli di Stato. Una forma di auto penalizzazione che appare ancor più grave perché finisce per colpire la continua necessità di finanziare il debito pubblico con l’emissione di nuovi titoli di cui le banche sono fra i principali acquirenti. Qui la modifica non è solo opportuna, ma addirittura necessaria perché con una simile forma di contributo le banche non saranno certamente incentivate ad acquistare titoli che, concorrendo alla formazione del margine di interesse imponibile, finiscono per essere maggiormente tassati proprio a causa dell’imposta sugli extraprofitti." A questo signore non passa nemmeno per la testa la necessità di spiegare perché siano SOLO i titoli di Stato ad essere penalizzati. Se decidessi di tassare un aggregato (Margine di interesse) in cui rientrano i proventi di TUTTE le obbligazioni ed i prestiti che costituiscono l'attivo di una banca, perché si parla di penalizzazione dei titoli di Stato, quando c'è una perfetta par condicio tra tutti gli strumenti finanziari che producono proventi ora tassati con la sovraimposta? Perché si parla di "assenza di incentivazione"? Chi l'ha mai chiesta? Gli incentivi che c'erano ieri (rischio, durata, tasso) ci saranno pure oggi con la sovraimposta e, ceteris paribus, le banche faranno le loro scelte di investimento. Ci sarà l'incentivo a fare scelte che privilegino commissioni (che sono fuori dal margine di interesse) anziché interessi? Forse, ma potrebbe trattarsi di ben poca cosa. Infatti, quale banca per non subire una maggiore tassazione su proventi per 5 mesi fino a dicembre, deciderà di sconvolgere la sua politica di investimento e di gestione della liquidità? Ma scherziamo? O siamo semplicemente assistendo ad una vergognosa campagna stampa contro un provvedimento che avrà mille difetti, nessuno dei quali coincide con quelli denunciati invece dalle banche e dai loro corifei.
"Mi riferisco in particolare alla questione della tassazione degli extra-profitti delle banche: in via teorica molti economisti sono favorevoli a un provvedimento simile, messo in atto anche da Gran Bretagna e Spagna. Deve però essere adottato consultando l’industria e in accordo con essa, non prendendo di sorpresa tutti e in un giorno della settimana. Questo genere di misure dovrebbe essere annunciato il venerdì a mercati chiusi per poi dare modo al Governo di spiegare le proprie intenzioni." Purtroppo El-Erian ha ragione.
"L’adattamento di un politico alle condizioni in cui agisce è indice della sua intelligenza. Tuttavia, la politica non è un mercato. Le scelte di un imprenditore non sono vincolanti sui consumatori. Le scelte di una premier, quando si trasformano in legge o in regolamento, sono invece vincolanti su tutti i cittadini, anche su chi non l’ha votata. La politica è l’unica attività sociale che ha implicazioni erga omes. Per questo motivo, essa non è l’equivalente di una scelta economica o imprenditoriale. Le scelte politiche richiedono una giustificazione che non è richiesta alle scelte economiche. Senza quella giustificazione, il risultato è la degenerazione del discorso pubblico. La prossima settimana ricorre l’ottantesimo anniversario dell’8 settembre 1943. Lo stesso gruppo dirigente, responsabile dell’alleanza con il nazismo, prendendo atto di aver perso la guerra, firmò una resa incondizionata con gli Alleati, senza dirlo al Paese e al mondo. Il risultato lo conosciamo. Per fortuna, oggi, Giorgia Meloni si trova in condizioni molto meno drammatiche. Tuttavia, dovrebbe fare ciò che, allora, il generale Pietro Badoglio non pensò che dovesse fare. Spiegare agli italiani le ragioni del cambiamento delle proprie scelte politiche. Non ascolti i cinici che non sanno che la democrazia vive di trasparenza e non di ambiguità". Il solito ineffabile Fabbrini. Niente da fare, non si dà pace.